Destra di Popolo.net

ALTRO CHE DIMISSIONI DI CONTE, L’ITALIA FREME DI FRONTE A QUELLE MINACCIATE DA AMEDEUS

Gennaio 28th, 2021 Riccardo Fucile

IL CONDUTTORE DI SANREMO VUOLE I FIGURANTI IN SALA E CHIEDE ALLA RAI COMPATTEZZA SULLA SUA RICHIESTA O MOLLA TUTTO: QUESTI SONO I VERI PROBLEMI DEL PAESE, ALTRO CHE CRISI DI GOVERNO E PANDEMIA

Il tweet del Ministro Dario Franceschini ha scatenato un putiferio in Rai al punto che Amadeus sta pensando di lasciare la conduzione del festival. Il presentatore, infatti, sta chiedendo alla Rai di essere compatti su quello che riguarda il festival altrimenti sarebbe anche disposto a mollare tutto.
Questa mattina il Ministro della Cultura Dario Franceschini ha postato un tweet in cui spiegava che Sanremo era come un teatro e per questo valevano le regole che stanno seguendo tutti, ovvero che il pubblico non poteva esserci, neanche se fosse stato di figuranti: “Il Teatro Ariston di #Sanremo è un teatro come tutti gli altri e quindi, come ha chiarito ieri il ministro @robersperanza, il pubblico, pagante, gratuito o di figuranti, potrà  tornare solo quando le norme lo consentiranno per tutti i teatri e cinema. Speriamo il prima possibile”. Amadeus ha deciso, quindi, di tentare il tutto per tutto e di giocarsi il tutto per tutto mettendo sul tavolo Rai le proprie dimissioni.
La richiesta da parte del conduttore è di unità  anche all’interno della Rai, un’unità  d’intenti che dovrebbe portare l’amministratore della Rai Fabrizio Salini a chiarire la Ministro che essendo Sanremo un programma tv, andrebbe trattato come tale.
Amadeus, inoltre, si sarebbe anche confrontato con Fiorello, per tenere una linea univoca sulla questione. Insomma, la rai dovrebbe mostrarsi compatta in difesa del suo prodotto di punta, sia per quanto riguarda gli ascolti che per quanto riguarda la questione economica.
Da giorni attorno al festival si sono scatenate polemiche per quanto riguarda la possibilità  che si svolga con il pubblico o meno e si era arrivati a pensare a dei figuranti, trattando il festival come un programma televisivo. E come tale potrebbe utilizzare, stando alla legge, un pubblico di figuranti, sempre, ovviamente, nel rispetto delle leggi vigenti. Il direttore di Rai1 Stefano Coletta aveva ribadito, come riporta Ansa: “Andrà  in onda uno show dall’Ariston e sarà  protocollato come evento televisivo”
Insomma basta un protocollo per trasformare un teatro in evento televisivo, alla faccia dei teatri che rimangono chiusi.

(da agenzie)

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FRANCESCHINI: “SANREMO SARA’ SENZA PUBBLICO, NEANCHE I FIGURANTI, L’ARISTON TEATRO COME GLI ALTRI, NORME NON LO CONSENTONO”

Gennaio 28th, 2021 Riccardo Fucile

GIUSTAMENTE LE REGOLE DEVONO VALERE PER TUTTI, BASTA PAGLIACCIATE PER ASSECONDARE INTERESSI ECONOMICI… AMADEUS STAREBBE PENSANDO DI LASCIARE? CERCHEREMO DI SOPRAVVIVERE LO STESSO

“Il Teatro Ariston di Sanremo è un teatro come tutti gli altri e quindi, come ha chiarito ieri il ministro robersperanza, il pubblico, pagante, gratuito o di figuranti, potrà  tornare solo quando le norme lo consentiranno per tutti i teatri e cinema. Speriamo il prima possibile”. Lo scrive su Twitter il ministro di Beni culturali e Turismo, Dario Franceschini.
Il ministro scrive la parola fine sulla querelle che riguarda l’organizzazione della kermesse. Da tempo si rincorrono le voci sulla possibile presenza di figuranti come pubblico durante le 5 serate del Festival per salvaguardare la sicurezza e attenersi alle regole anticovid. “Non ci sono eccezioni”, fa sapere tuttavia Franceschini. Pertanto anche Il Festival di Sanremo dovrà  adeguarsi e prevedere lo spettacolo senza pubblico, esattamente come tutti gli altri teatri, chiusi da tempo secondo Dpcm
Amadeus ha sempre difeso l’idea di un festival con il pubblico e la linea prevalsa finora era appunto quella di aprire la platea dell’Ariston a figuranti contrattualizzati.

(da agenzie)

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SALTA IL TRASFERIMENTO DI VITALI AI RESPONSABILI: IL CENTRODESTRA GLI HA AUMENTATO L’INGAGGIO

Gennaio 28th, 2021 Riccardo Fucile

DOPO LE TELEFONATE DI BERLUSCONI E SALVINI, IL SENATORE PUGLIESE CI RIPENSA… MA GUAI A DIRE CHE IL MERCATO DEI SENATORI NON E’ PRATICATO ANCHE DAL CENTRODESTRA

“Non passo più con Conte. Resto nel centrodestra”. Al telefono, alle nove del mattino, il senatore Luigi Vitali, una vita e ”una storia che tutti conoscono” in Forza Italia, gela le aspettative di Giuseppe Conte e della maggioranza giallorossa.
Nuova giravolta, non sarà  più un costruttore. ”C’è stato un ripensamento,   – spiega – e nella notte ho deciso di restare con il centrodestra. Ho sentito Silvio Berlusconi e anche Matteo Salvini. Ho verificato che non c’è la volontà  di andare ad elezioni a tutti i costi, che era poi la mia preoccupazione. Berlusconi è disponibile a verificare le condizioni per andare avanti e uscire da questo momento difficile, Salvini a discutere di fisco e giustizia. Berlusconi non esclude neanche le larghe intese”.
Un duro colpo per Conte, senza dubbio. Lo ha chiamato, senatore? ”Mi rendo conto e mi dispiace umanamente per lui. Quanto a chiamarlo, no, non ho il cellulare del presidente Conte. Però d’altra parte la mia era un’iniziativa per provare a tenere unito il Paese ed evitare elezioni. Cambiato il quadro, ci ho ripensato”, dice.

(da agenzie)

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ORA SI SCOPRE CHE IL LEADER DELLA MILIZIA PRO-TRUMP PROUD BOYS ERA UN INFORMATORE DELLA FBI

Gennaio 28th, 2021 Riccardo Fucile

SE FACESSERO GLI STESSI ACCERTAMENTI SU TANTI PRESUNTI “RIVOLUZIONARI” ITALIANI IN CONTATTO CON I SERVIZI CI SAREBBE DA RISCRIVIRE LA STORIA ITALIANA

Hanno preso d’assalto il Campidoglio a Washington D.C. il 6 gennaio e per mesi hanno portato avanti un’opposizione violenta nei confronti del movimento Black Lives Matter. Ora si scorpre che uno dei loro leader, Enrique Tarrio, ha lavorato come informatore per le forze dell’ordine — come ha rivelato la Reuters — e persino per l’Fbi che nel 2018 ha ufficialmente classificato i Proud Boys come un’organizzazione estremista.
L’agenzia di stampa londinese è riuscita a ottenere alcuni documenti relativi a un processo del 2014 secondo i quali risulta che Tarrio aveva lavorato come informatore e agente sotto copertura per almeno due anni a partire dal 2012.
La collaborazione tra Tarrio e le forze dell’ordine sarebbe cominciata dopo il suo arresto avvenuto per un caso di frode per vendita di kit diabetici rubati, per il quale avrebbe ottenuto una pena ridotta di 16 mesi anzichè 30.
In quegli anni, la collaborazione tra Tarrio e le forze dell’ordine — su casi che andavano dal narcotraffico alla tratta di esseri umani — avrebbero portato a oltre una dozzina di arresti. Durante un’investigazione, Tarrio — cresciuto nel quartiere detto Little Havana a Miami, in Florida — avrebbe negoziato personalmente con dei trafficanti, pagando 11 mila dollari per far trasferire clandestinamente alcune persone che aveva fatto passare come membri della sua famiglia.
Non ci sono prove però che Tarrio abbia continuato a collaborare con le forze dell’ordine dopo il 2014. Rimane non confermato se Tarrio abbia agito come informatore anche durante gli anni della sua militanza con i Proud Boys, visto che il gruppo, i cui membri si auto-definiscono «sciovinisti occidentali» ma che solitamente vengono descritti come suprematisti bianchi, è stato formato nel 2016.
Tarrio ha replicato negando tutto, sostenendo di non ricordarsi niente o di non sapere nulla a riguardo, ma nei documenti ottenuti da Reuters persino il suo avvocato dell’epoca, Jeffrey Feiler, aveva raccontato in tribunale che il suo cliente aveva lavorato sotto copertura in una serie di inchieste. Certo, l’eventuale prova di una sua collaborazione dopo il 2016 getterebbe una nuova luce sulla storia del movimento, così anche sull’arresto di Tarrio due giorni prima dell’assalto al Campidoglio con l’accusa di aver dato fuoco a uno stendardo di Black Lives Matter durante una manifestazione a dicembre 2020.
Almeno cinque membri dei Proud Boys sono stati arrestati per i fatti del 6 gennaio e il clima nei confronti di Trump tra i membri della milizia si è raffreddato, anche per la decisione dell’ex presidente di non graziarli. A giudicare dalla chat su Telegram del gruppo, lo scoop della Reuters comunque non sembra aver turbato il movimento più di tanto e i temi prediletti in queste ore sono altri, dalle manifestazioni dell’organizzazione di sinistra, Antifa, loro nemici giurati, alle proteste anti-lockdown.

(da Open)

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IL SENATORE LUIGI VITALI LASCIA FORZA ITALIA: “HO DECISO DI SOSTENERE CONTE”

Gennaio 27th, 2021 Riccardo Fucile

TERZA USCITA DAL PARTITO DI BERLUSCONI DOPO LA ROSSI E CAUSIN, ORA CONTE E’ A TRE SENATORI DA 161

Da giorni il suo nome era inserito nell’elenco di senatori “costruttori” pronti a votare la fiducia al governo di Giuseppe Conte. Lui, però, aveva sempre smentito. Fino ad oggi, quando Luigi Vitali ha deciso di comunicare ai colleghi di Palazzo Madama la sua decisione: lascia Forza Italia e va sostenere la maggioranza del premier dimissionario. “Cari colleghi, come doverosamente comunicato alla presidente, ho preso la decisione di sostenere il professor Conte. Ho espresso sempre la mia perplessità  sulla situazione attuale. E’ stato un onore lavorare con voi”, ha detto il senatore pugliese, dopo aver sentito al telefono la capogruppo Anna Maria Bernini.
“Non è questo il momento delle contrapposizioni, -sostiene Vitali- ma di dare come classe dirigente complessiva un segnale a chi non ha ancora ricevuto la Cig, il vaccino, a chi è stato costretto a chiudere attività , alle partite Iva, alle imprese ai commercianti, che il Paese è unito, perchè solo insieme si uscirà  dal tunnel”.
L’ex berlusconiano è pronto a votare il Conte ter? “Sì”, assicura, che potrebbe entrare nel gruppo Europeisti. Auspica il ritorno di Renzi? “Non è un mio problema”, taglia corto Vitali.
Quattro legislature da deputato, uno da senatore, ex sottosegretario alla Giustizia, Vitali è stato berlusconiano di ferro. E invece ha deciso di lasciare il partito di Silvio Berlusconi per andare ad allargare la maggioranza composta dal Pd, dal M5s e da Leu.
A Palazzo Madama si tratta del terzo caso dopo Andrea Causin e Maria Rosaria Rossi, che già  il 19 gennaio scorso avevano votato la fiducia a Conte. Tra l’altro al Senato Vitali siede a un posto di distanza dalla Rossi, altra ex fedelissima di Berlusconi.
“Se stigmatizzo i colleghi che hanno votato in dissenso col gruppo? Ma io non stigmatizzo nessuno. Chi è senza peccato scagli la prima pietra“, aveva detto qualche giorno Vitali. Che non aveva escluso che ci potessero esserci altre defezioni: “Chi lo può dire? Se non vogliono queste situazioni dovrebbero mettere il vincolo di mandato. In caso contrario dinamiche simili continueranno a verificarsi”.
E invece alla fine si è spostato verso la maggioranza.

(da agenzie)

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CONTE PUNTA SUL MANDATO ESPLORATIVO. POI TRATTATIVA CON RENZI

Gennaio 27th, 2021 Riccardo Fucile

MANCANO I VOTI “SICUREZZA” AL SENATO… SUL DIALOGO CON I RENZIANI I CINQUESTELLE POTREBBERO NON TENERE

Prima un mandato esplorativo, poi sedersi nuovamente al tavolo con Matteo Renzi. La road map di Giuseppe Conte è obbligata, il paniere dei responsabili langue, quota 156 raggiunta al Senato la scorsa settimana non solo non aumenta, ma rischia anche di diminuire con il passare dei giorni.
Il premier ha passato la giornata a Palazzo Chigi, tessendo una tela nella quale al momento nessuno ancora è caduto, le voci di due arrivi nel nuovo gruppo “Europeisti” formato a Palazzo Madama per il momento rimangono tali, come quelle dei giorni scorsi e di quelli ancora prima.
La strada è in salita, la notizia è che ci sia ancora una strada. Si inerpica per passaggi che un po’ dipendono dal premier, un po’ da come si stabilizzerà  il magma dei partiti, un po’ dalle valutazioni del Quirinale.
Eccola: Conte si è assicurato l’appoggio dei tre partiti che sono rimasti in maggioranza e dalla nuova pattuglia di responsabili, che andranno al Colle chiedendo un incarico per l’avvocato di Volturara.
Basterebbero tre o quattro volenterosi dell’ultima ora per raggiungere una sia pur estremamente teorica maggioranza di 161. Ma per come si sono messe le cose sarebbe sufficiente avvicinarvisi il più possibile.
Nell’impossibilità , stando così le cose, di altre maggioranze alternative, il premier confida che gli sia affidato un mandato esplorativo,, con il quale ridiscendere dal Quirinale e provare a trattare da una posizione di maggior forza un allargamento della maggioranza. Sia con i gruppi del centrodestra per i quali la leadership salviniana è indigesta, sia con la stessa Iv.
“È normale che se adesso la capacità  attrattiva di Conte è molto bassa, in caso di un nuovo incarico potrebbe aumentare sensibilmente. In quel caso parleremmo concretamente di ministeri da assegnare e poltrone da distribuire”, spiega un dirigente del Movimento 5 stelle. Le regole di ingaggio con chi finora ha fatto spallucce potrebbero cambiare. A quel punto le offerte, che continuano a rincorrersi nel vociare di Palazzo, di un ministero per l’Udc, e sottosegretariati di peso per Psi e i totiani di Cambiamo (si parla della delega alle Riforme per Gaetano Quagliariello) diventerebbero cosa concreta. Ma non basterebbero. Perchè per una maggioranza solida come sollecitata da Sergio Mattarella si dovrebbe tornare necessariamente a guardare a Italia viva.
“Dipende tutto da Renzi – spiega un esponente del governo – Se al Quirinale non pone veti ci si può sedere a un tavolo e parlarne, se dice no a Conte ci regala un argomento solidissimo per fare leva tra quei senatori che non hanno digerito bene il suo strappo, perchè siamo consapevoli che ce ne sono”.
Difficile, non impossibile. Renzi ha consegnato a un video pomeridiano le sue valutazioni: “Uno scandalo i gruppi improvvisati”, ha tuonato. Fermandosi però lì. Nessun nuovo attacco al premier, nessun riferimento a temi potenzialmente divisivi come il Mes. Un modo per rimanere in partita finchè non si delineerà  con certezza il campo di gioco.
Dalla maggioranza accusano Italia viva di voler gettare scompiglio nei gruppi parlamentari. Teresa Bellanova ha evocato il nome di Luigi Di Maio come possibile presidente del Consiglio, Maria Elena Boschi quello di Paolo Gentiloni. La maggioranza reagisce: “Mi vogliono mettere contro Conte”, replica Di Maio, “Pensano di poterci usare contro il premier ma si sbagliano”, attacca Stefano Patuanelli, un altro di cui gira il nome.
Il sospetto è che Renzi voglia sedersi al tavolo per silurare il premier, con il quale i contatti sono interrotti dallo scorso 6 gennaio, e costruire un governo intorno a un nome alternativo.
Ma il vero problema nel complicato incastro che dovrebbe realizzarsi è la tenuta del Movimento 5 stelle. Perchè mentre iniziano a uscire allo scoperto governisti come Trizzino e Di Nicola che non si scandalizzerebbero davanti un ritorno all’antico, Alessandro Di Battista guida il fronte del “mai più con Renzi”, ridotta su cui è asserragliata un numero non ampissimo di senatori pentastellati, sufficienti tuttavia a creare ulteriori problemi alla tenuta della maggioranza a Palazzo Madama.
Vito Crimi si è a lungo incontrato con i capigruppo per stabilire la linea che verrà  portata al Colle, e proprio i presidenti di senatori e deputati hanno chiesto in queste ore di non attaccare frontalmente il senatore di Rignano. Una strada in salita. Ma pur sempre una strada.

(da “Huffingtonpost”)

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ZINGARETTI SOSTIENE IL CONTE TER, NESSUN VETO A RENZI: “SERVE AMPIA BASE PARLAMENTARE”

Gennaio 27th, 2021 Riccardo Fucile

COME SEMPRE PREVALE LA LINEA DEL COMPROMESSO, MA SE AVESSE PRETESO IL PROPORZIONALE CONTESTUALMENTE ALLA RIDUZIONE DEI PARLAMENTARI, SBATTENDO I PUGNI SUL TAVOLO, ORA NON SAREBBE SOTTO RICATTO DELLE URNE

“Io condivido e chiedo il mandato sulla proposta a Mattarella di un incarico a Conte per dare vita ad un governo che raccolga il suo appello a un nuovo governo europeista che possa contare su ampia base parlamentare”.
Nicola Zingaretti vede un “passaggio strettissimo” per uscire dalla “irresponsabile” crisi di Governo causata da un “errore politico grave” di Matteo Renzi, e sottolinea che “in questo Parlamento Giuseppe Conte è un punto di equilibrio credibile”.
Nel suo intervento alla Direzione nazionale del Pd, il segretario propone quindi un Conte Ter con una più “ampia base parlamentare”. Nessun veto a Renzi: “Il tema del rapporto con Iv non ha nulla a che vedere con il risentimento per il passato ma di legittimi dubbi fondati per il futuro. Nessun veto ma un aspetto politico da tenere in considerazione perchè verremo giudicati in merito alla sincerità  e credibilità  delle parole per definire il governo che decideremo insieme di sostenere”.
“Noi, parafrasando Aldo Moro, non dobbiamo neanche commettere l’errore di lambire una politica lontana dalla gente. Il salto del buio ha aperto una pericolosa stagione di precarietà , rallentando o fermando importanti dossier” sottolinea Zingaretti.
“L’appello alla responsabilità  fatto dal Presidente Conte a sostenere un Governo di stampo europeista e che affronti le sfide che abbiamo davanti ha ottenuto la fiducia dei due rami del Parlamento senza il voto dei parlamentari di Italia Viva. Una maggioranza assoluta alla Camera e 157 voti al Senato, solo 4 voti in meno della maggioranza assoluta. Una conferma che negli attuali equilibri parlamentari figli della sconfitta del 2018, Conte, indicato ad agosto dal partito di maggioranza relativa, rappresenta nelle forze politiche un punto di equilibrio credibile. Ma le sfide immense che abbiamo davanti richiedono un salto di qualità , stabilità  e visione – ha aggiunto – Questa consapevolezza e la volontà  di dare vita a un Governo nuovo stabile e di ampia base parlamentare ha portato il Presidente Conte a rassegnare le dimissioni, e mettersi a disposizione per un esecutivo di chiaro stampo europeista e con un nuovo programma”.
Zingaretti ribadisce di voler evitare le elezioni – “noi non abbiamo mai voluto o auspicato elezioni politiche anticipate e non le vogliamo ora” – e auspica compattezza anche per affrontare la sfida del Recovery plan: “non dobbiamo avere come obiettivo di restaurare l’Italia che c’era prima ma costruirne una nuova. Per questo non si può consegnare a questa destra il nostro Paese”.

(da agenzie)

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LA BALLA DI SALVINI: “CON QUOTA 100 HO SALVATO 360.000 ITALIANI”

Gennaio 27th, 2021 Riccardo Fucile

PECCATO CHE LE DOMANDE ACCOLTE SIANO 100.000 IN MENO E CHE LA CIFRA SPUTTANATA PER FARE UNA MARCHETTA ELETTORALE AMMONTI A 21 MILIARDI

Davvero quota 100, lo scivolo che consente di andare in pensione un po’ prima con un assegno più leggero, ha “salvato 360mila italiani“?
A sostenerlo è stato Matteo Salvini, che a Di Martedì ha tra l’altro lamentato che il governo Conte 2 ora dimissionario non ha “difeso” la misura sperimentale introdotta per tre anni a partire dal 2019 perchè ha deciso che dopo il 2021 non verrà  più rinnovata.
In realtà  l’uscita anticipata ha riscosso meno adesioni rispetto a quanto previsto dalla relazione tecnica al “Decretone” che l’ha istituita, stando al quale i nuovi pensionati con almeno 62 anni di età  e 38 di contributi sarebbero stati nel 2020 oltre 300mila.
Stando agli ultimi dati Inps invece, a fine dicembre le domande accolte risultano essere 267mila
A fine 2019, riassume il responsabile Previdenza della Cgil nazionale Ezio Cigna, le domande accolte erano “150.768 contro le 290mila previste e nel 2020 se ne sono aggiunte circa 117mila a fronte delle 327mila attese”.
La spiegazione? “Tanta gente resta al lavoro perchè non essendoci più il metodo retributivo conviene rimanere per avere più versamenti e godere di un coefficiente di trasformazione più elevato grazie a un’età  più alta al momento dell’uscita”.
Il risvolto positivo per i conti pubblici è che il conto finale dell’intervento sarà  molto inferiore rispetto ai circa 21 miliardi previsti.

(da agenzie)

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“FONTANA E’ COME TRUMP, ECCO PERCHE’ GLI HO REGALATO UN PALLOTTOLIERE”

Gennaio 27th, 2021 Riccardo Fucile

INTERVISTA AL CONSIGLIERE REGIONALE LOMBARDO PIETRO BUSSOLATI: “IL SISTEMA LOMBARDO E UN COLABRODO, FONTANA NASCONDE I DATI”

Pietro Bussolati, 38 anni, è il consigliere regionale lombardo che si è reso protagonista della beffarda protesta contro Attilio Fontana, regalando un pallottoliere al Presidente della Lombardia. Un coup de thèà¢tre che ha portato l’autore del libro “Giù la maschera”, uscito nel pieno della prima ondata di Covid-19, al centro dell’attenzione dei media nazionali.
Bussolati, quanto accaduto ieri in Consiglio regionale è chiaramente il sintomo di una tensione ormai alle stelle nei rapporti con la Giunta Fontana, sbaglio?
Gli avvenimenti dei giorni scorsi sono di elevata gravità . Non solo per l’errore in se’, ma per il fatto che Fontana, Letizia Moratti e tutta la Giunta invece che chiedere scusa abbiano deciso di buttarla in polemica politica contro un organismo tecnico e nonostante l’evidenza del fatto che sono loro i primi ed unici responsabili di quanto avvenuto.
Eppure, nella stessa seduta il Consiglio regionale ha deliberato di richiedere i danni per quanto accaduto al governo nazionale. Cosa ne pensa?
Con l’autoritarismo tipico di chi non ha ragione insistono a difendere l’indifendibile. Sono un po’ le cheerleader italiane di Donald Trump: anche loro si arroccano dietro una posizione indifendibile, sperando che la confusione politica impedisca di fare chiarezza nei confronti dei cittadini. Credo che questo sia persino più grave dell’errore tecnico che ha costretto cittadini e imprese a entrare in zona rossa senza che ve ne fosse la necessità .
Dopo varie sospensioni della seduta consiliare, avete abbandonato definitivamente l’aula perchè non vogliono fornirvi i dati sui contagi: è così?
Noi chiediamo che i dati grezzi siano costantemente resi pubblici, perchè questo ci darebbe la possibilità  di verificare cosa sta accadendo. Proprio oggi alcuni sindaci lombardi hanno denunciato un’esplosione immotivata dei contagi. Questo accade dopo “il miracolo di San Fontana” del 21 gennaio: dopo la correzione a livello nazionale, anche nel sistema informativo destinato ai sindaci è intervenuta una correzione al ribasso, mentre oggi tornano a risalire.
C’è una grandissima confusione e, senza i dati grezzi, non è possibile verificare l’eventuale errore. Su questo non abbiamo ottenuto risposte e, dopo aver causato più interruzioni, siamo stati costretti ad abbandonare definitivamente i lavori del Consiglio. Devo sottolineare il fatto che dallo scorso aprile non riceviamo risposte alle nostre richieste di accesso agli atti, è anche per questo che i toni si sono alzati così tanto.
Materialmente, chi è in possesso di questi dati?
Una pluralità  di soggetti: Regione Lombardia (tramite una direzione ad hoc, che controlla i dati e la loro immissione), Aria (la società  appaltante controllata al 100 per cento da Regione Lombardia), ATS e la cabina di regia regionale.
E nessuno risponde?
Ci sono sistemi informativi diversi tra di loro. Uno è fornito da ATS, poi c’è il “cruscotto”, fornito da Aria, che serve per trasmettere le informazioni ai sindaci. Spesso i dati sono divergenti, ma in generale l’errore commesso è stato lo stesso: non considerare guariti i cittadini che, essendo asintomatici, hanno superato il periodo di convalescenza del virus.
L’Istituto Superiore di Sanità  oltretutto dice che non si tratta di un episodio isolato…

Beh, il sistema di Lombardia Informatica, che poi è confluita in Aria, è un colabrodo e lo ha dimostrato ulteriormente. Questa però è solo la punta di un iceberg. Il problema è quello che noi denunciamo da tempo e non ha nulla a che vedere con la parte informatica, bensì con qualcosa che interessa molto di più i cittadini: la sanità  lombarda.
Tutto ciò che avviene negli ospedali è ampiamente monitorato e infatti abbiamo delle eccellenze, ma tutto ciò che avviene sul territorio (medici di base, poliambulatori, ecc.) invece non è minimamente mappato. La sanità  lombarda è tragicamente “ospedalocentrica”. Persino i decessi, se avvengono a casa, non vengono mappati: sappiamo dai sindaci che alcuni cittadini purtroppo scomparsi sono rimasti nel conteggio dei positivi!
Come si sta muovendo la nuova Giunta rispetto a questi problemi e più in generale rispetto a una riforma della sanità  che è resa necessaria dalla bocciatura della Legge 23?
Hanno messo Letizia Moratti a guidare questo capitolo, ma non c’è chiarezza sulla road map e il coinvolgimento delle opposizioni, se non dichiarazioni solo vaghe. Noi abbiamo presentato le nostre proposte e lo stesso ha fatto il sindaco di Milano Giuseppe Sala. Per ora non è stato previsto un momento nel quale si possa incidere in questo processo di riforma. Personalmente non ritengo credibile che Letizia Moratti e questa Giunta siano in grado di ribaltare come un calzino la sanità  lombarda.
Stiamo continuando a lavorare con le associazioni alla nostra proposta, che riguarda in primo luogo un diverso approccio al territorio, e in parallelo vigileremo sul fatto che le indicazioni provenienti dal livello nazionale siano opportunamente recepite, perchè ci pare che il sistema lombardo abbia messo in evidenza tutte le sue pecche. Senza dimenticare gli aspetti economici e sociali, che stanno colpendo duramente la nostra regione: anche su questo faremo sentire la nostra voce.

(da Open)

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