Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile
NEW ENTRY FRANCO ALL’ECONOMIA, CINGOLANI ALLA TRANSIZIONE ECOLOGICA, COLAO A QUELLA DIGITALE, CARTABIA ALLA GIUSTIZIA
Ricevuto da Sergio Mattarella al Quirinale, Mario Draghi ha sciolto la riserva. Dopo una settimana intera di lavoro, prende forma il Governo Draghi, un mix di tecnici e politici, con diversi elementi di continuità rispetto allo scorso esecutivo. Con Draghi una squadra di 23 ministri, con 8 donne.
Sono 4 i ministri per M5S, 3 ciascuno per il Pd, la Lega e Forza Italia, 1 per Leu e Italia Viva, con 8 tecnici. Il giuramento è fissato per le 12.00 di sabato 13 febbraio al Quirinale.
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO a Mario Draghi, 73 anni, dal 1991 al 2001 direttore generale del Tesoro, dal 2005 al 2011 governatore della Banca d’Italia e dal 2011 al 2019 presidente della Banca centrale europea.
MINISTERO DELL’INTERNO a Luciana Lamorgese, 67 anni, già titolare del Viminale nel Conte 2, ex prefetto a Venezia e Milano.
MINISTERO DEGLI ESTERI a Luigi Di Maio, 34 anni, ex capo politico del Movimento 5 stelle, ex ministro dello Sviluppo Economico nel Conte 1 e alla Farnesina nel Conte 2.
MINISTERO DI GRAZIA E GIUSTIZIA a Marta Cartabia, 57 anni, ex presidente della Corte Costituzionale.
MINISTERO DELLA DIFESA a Lorenzo Guerini, 54 anni, esponente del Partito Democratico, ex presidente del Copasir, già titolare dello stesso Ministero nel Conte 2.
MINISTERO DELL’ECONOMIA a Daniele Franco, 67 anni, dal 2013 al 2019 Ragioniere generale dello Stato e dal gennaio 2020 direttore generale della Banca d’Italia e presidente dell’Ivass.
MINISTERO DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA a Roberto Cingolani, 59 anni, fisico, da fine 2005 presidente dell’Istituto Italiano di Tecnologia, dal 2019 Chief Technology and Innovation Officer di Leonardo Finmeccanica.
MINISTERO DELLA TRANSIZIONE DIGITALE a Vittorio Colao, 59 anni, dirigente d’azienda, ha guidato Vodafone e Rcs MediaGroup, prima di passare a Verizon. Nell’aprile 2020 è designato dal Governo Conte 2 per guidare la task force della cosiddetta “Fase 2” per la ricostruzione economica del Paese.
MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO a Giancarlo Giorgetti, 54 anni, vice segretario della Lega, già sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel Conte 1.
MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E TRASPORTI a Enrico Giovannini, 63 anni, ex presidente dell’Istat, già ministro del Lavoro del Governo Letta e attuale presidente dell’Asvis.
MINISTERO DEL TURISMO a Massimo Garavaglia, 52 anni, esponente della Lega, già viceministro dell’Economia del Conte 1.
MINISTERO DEL LAVORO ad Andrea Orlando, 52 anni, vice segretario del Partito Democratico, già ministro dell’Ambiente nel Governo Letta e della Giustizia nel Governo Renzi.
MINISTERO DELL’AGRICOLTURA a Stefano Patuanelli, 46 anni, esponente del Movimento 5 stelle, ex titolare dello Sviluppo Economico nel Conte 2.
MINISTERO DELLA CULTURA a Dario Franceschini, 62 anni, esponente del Partito Democratico, già titolare dello stesso Ministero nel Conte 2 e dal 2014 al 2018, nei Governi Renzi e Gentiloni.
MINISTERO DELLE POLITICHE GIOVANILI a Fabiana Dadone, 37 anni, esponente del Movimento 5 stelle, titolare del Ministero della P.A. nel Conte 2.
MINISTERO DELL’ISTRUZIONE a Patrizio Bianchi, 68 anni, direttore scientifico dell’Ifab, coordinatore della task force istituita dalla ministra Lucia Azzolina per la gestione della ripartenza scolastica.
MINISTERO DELL’UNIVERSITà€ E DELLA RICERCA a Maria Cristina Messa, 59 anni, ricercatrice di medicina nucleare, ex rettrice dell’Università Milano-Bicocca.
MINISTERO DELLA P.A. a Renato Brunetta, 70 anni, esponente di Forza Italia, già titolare dello stesso dicastero dal 2008 al 2011 nel Governo Berlusconi.
MINISTRO DELLA SANITà€ a Roberto Speranza, 42 anni, segretario di Articolo Uno, in Parlamento con Liberi e Uguali, già titolare del Ministero nel Conte 2.
MINISTERO DELLA FAMIGLIA E DELLE PARI OPPORTUNITà€ a Elena Bonetti, 46 anni, esponente di Italia Viva, già titolare dello stesso dicastero nel Conte 2.
MINISTERO PER I RAPPORTI CON IL PARLAMENTO a Federico D’Incà , 45 anni, esponente del Movimento 5 stelle, già titolare del medesimo dicastero nel Conte 2.
MINISTERO PER GLI AFFARI REGIONALI E PER LE AUTONOMIE a Maria Stella Gelmini, 47 anni, esponente di Forza Italia, già ministro dell’Istruzione dal 2008 al 2011 nel Governo Berlusconi.
MINISTERO PER IL SUD E PER LA COESIONE TERRITORIALE a Mara Carfagna, 45 anni, esponente di Forza Italia, attuale vicepresidente della Camera, ex ministro delle Pari Opportunità dal 2008 al 2011 nel Governo Berlusconi.
MINISTERO PER LA DISABILITà€ a Erika Stefani, 49 anni, esponente della Lega, già titolare degli Affari regionali nel Conte 1.
SOTTOSEGRETARIATO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO a Roberto Garofoli, 54 anni, magistrato, giudice del Consiglio di Stato e condirettore della Treccani Giuridica.
(da agenzie)
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Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile
FINE SETTIMANA IL GIURAMENTO, MARTEDI O MERCOLEDI LA FIDUCIA… LA MELONI PENSA ALL’ASTENSIONE, SALVINI PRONTO AD ALLEARSI ANCHE CON LA BOLDRINI, PER RENZI “ABBIAMO IL MIGLIORE”… A QUESTO PUNTO NON SERVE NEANCHE PIU’ ANDARE A VOTARE, DIAMOGLI UN MANDATO A VITA
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, riceverà oggi, alle 19, al Palazzo del Quirinale, il
presidente del Consiglio incaricato, Mario Draghi il quale scioglierà la riserva e presenterà al capo dello Stato la lista dei nuovi ministri.
C’è grande attesa, infatti, per quella che sarà la squadra scelta dall’ex banchiere. Rumors sui possibili nomi si susseguono, ma nessuna forza politica è stata ufficialmente contattata.
Intanto, però, qualche leader ha avanzato ipotesi ma sarà il premier incaricato a comporre il nuovo esecutivo insieme a Sergio Mattarella.
Beppe Grillo ha indicato Catia Bastioli (per la Transizione ecologica) e Di Maio.
Per la Lega Giorgetti (allo Sviluppo economico o ai Trasporti) e per il Pd Franceschini e Guerini.
Ma il segretario dem, Nicola Zingaretti ha smentito queste voci: “Il Pd non ha avanzato alcuna rosa di nomi per la composizione del governo per rispetto della Costituzione”
I tempi
Una volta sciolti gli ultimi nodi, si terrà la cerimonia del giuramento, già domani o al massimo domenica, e poi il voto di fiducia in Parlamento: al Senato martedì e mercoledì il bis alla Camera.
“Come votare lo valuteremo alla fine dopo aver visto la squadra e il programma. Non sappiamo nulla. Siamo inebriati ma sul nulla”, ha commentato la leader Fdi Giorgia Meloni ancora indecisa sul no o sull’astensione.
Idee chiare invece sembra averle Matteo Salvini, pronto anche a lavorare e stringere alleanze con politici ai suoi antipodi, come Laura Boldrini. “Se c’è di mezzo la salute dei nostri figli, il lavoro delle partite Ive, riportare a scuola i ragazzi, metto da parte antipatie e simpatie e mi metto al lavoro”, ha commentato il leader della Lega.
Matteo Renzi, intanto, continua a ripetere che lui non ha “asfaltato nessuno: ho risposto come altri all’appello di Mattarella. Noi abbiamo 209 miliardi e altri soldi da spendere, sapere che questi denari li spenda il più bravo di tutti ci fa stare più tranquilli. È che Draghi sia quello più bravo di tutti, è un dato di fatto oggettivo”.
A questo, punto, individuato il migliore, non serve neanche piu’ andare a votare .
(da agenzie)
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Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile
COSA NON SI FA PER ENTRARE NEL GOVERNO DRAGHI (E DARSI UN NUOVO VOLTO PER SALVARSI DALLA CONDANNA AI PROCESSI PER SEQUESTRO DI PERSONA)
Come si cambia, per non morire (politicamente).
In questi giorni Matteo Salvini è diventato europeista, ha detto sì al Recovery Fund, ha abbandonato l’idea del ripristino dei Decreti Sicurezza.
Ieri addirittura, dopo aver per settimane osteggiato la legge Zan contro l’omotransfobia, ha criticato sui social il modulo per la vaccinazione anti COVID che definiva l’omossessualità un comportamento a rischio.
Cosa rimane al Capitano per completare la sua metamorfosi? Forse la legalizzazione della cannabis. O di fare pace con Laura Boldrini.
Fino a poche settimane fa il leader della Lega faceva lo gnorri sulle motivazioni che avevano portato l’ex presidente della Camera e deputata del Partito Democratico a chiedere i danni per la campagna mediatica portata avanti sui social contro di lei dalla Lega e da Salvini.
La frase che tutti ricordiamo è quella delle “risorse boldriniane“, l’immagine invece è quella della bambola gonfiabile.
Oggi Salvini alle prese con i giornalisti si è trovato a dover rispondere a delle simpatiche provocazioni. Così, mentre spiegava per l’ennesima volta che non ha parlato di ministri con Draghi, gli è stato chiesto ad esempio come avrebbe reagito al ritorno di Elsa Fornero ministro. Lo sfottò non è finito così. Anzi.
L’ex ministro dell’Interno ha provato a glissare ridacchiando quando qualcuno invece gli ha nominato la Boldrini. C’è poi chi ha chiesto: “Le manca solo aprire sui matrimoni gay” insistendo a stuzzicarlo sulla Boldrini, su cui Salvini aveva provato astutamente a svicolare.
Alla fine il giornalista è riuscito a strappargli una concessione: “un caffè glielo offro volentieri”. Come si cambia.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile
PER LEGGE ALCUNE PRESIDENZE SPETTANO ALLE OPPOSIZIONI E FDI TOGLIEREBBE POLTRONE A LEGA E FORZA ITALIA
Dicono di essere una famiglia, e come in tutte le famiglie si litiga. 
Ora il terreno di scontro che potrebbe dare il colpo di grazia alla rottura nel centrodestra sono le Commissioni parlamentari, soprattutto quelle che di norma vengono affidate alle opposizioni. Che nel governo Draghi scarseggeranno.
A dirla tutta, sembra che si vada verso una maggioranza che terrà fuori solo Fratelli d’Italia e qualche misto qui e là .
Quindi si tratterà per la prima volta di un governo non esclusivamente tecnico, che verrà sostenuto da quasi tutte le forze politiche.
Cosa si farà allora con le Commissioni che devono essere presiedute dall’opposizione? L’intenzione del partito di Giorgia Meloni è quella di prendere tutto ciò che le spetta, anche sottraendo posti ai suoi (ex?) alleati.
Un esempio su tutti, il Copasir (Contato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), che oggi è presieduto dal leghista Raffaele Volpi. Nel centrodestra quindi non sarà tutto rose e fiori.
Scrivono Marao Cremonesi e Paola Di Caro sul Corriere della Sera:
Con il governo Draghi, per la prima volta potremmo assistere ad un esecutivo non tecnico sostenuto da tutti i partiti tranne quello di Giorgia Meloni, che con ogni probabilità voterà no alla fiducia. Quindi anche se, dicono da FdI, “noi al tema non avevamo nemmeno pensato”, l’intenzione è quella di pretendere la presidenza delle Commissioni che spettano all’opposizione: il Copasir (oggi presieduto dal leghista Volpi), le due Giunte per le autorizzazioni (quella della Camera a guida di FdI, quella del Senato di Gasparri) e la Vigilanza (presidente il forzista Barachini).
E questo perchè “è sano che in una democrazia ci sia un controllo da parte dell’opposizione. Peraltro, oltre ai posti di ministro, faranno 550 nomine!”.
Questo però significherebbe che Lega e Forza Italia resterebbero senza neanche una presidenza, e quella di privarli di una loro rappresentanza sarebbe una mossa che non farebbe bene alla tenuta del centrodestra.
Si legge ancora sul Corriere:
Lega e FI però, che resterebbero senza nemmeno una presidenza (quelle ordinarie sono presiedute da esponenti della maggioranza uscente), promettono battaglia: «Noi non molliamo niente, altrimenti andrebbero ridiscusse le presidenze di tutte le commissioni», ruggiscono gli azzurri. Matteo Salvini ostenta tranquillità . Ma aggiunge: «Non credo che alla fine quella della Meloni sarà l’unica opposizione…», alludendo a una possibile spaccatura nel M5S.
La questione è intricata. Il caso più chiaro è il Copasir: per legge, commissione paritetica di 10 membri (5 di maggioranza e 5 di opposizione) presieduta dall’opposizione. Dovrebbe quindi toccare a FdI (con il vice presidente Urso).
(da agenzie)
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Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile
E ANCHE LA PRESCRIZIONE E’ SCOMPARSA DALLE RICHIESTE DI ITALIA VIVA
C’era una volta il Mes. Ma anche la riforma della prescrizione, l’abolizione del reddito di cittadinanza, la bicamerale per le riforme, il ponte sullo stretto di Messina, il cambio dei vertici all’Inps e all’Anpal, la testa di Arcuri. E naturalmente il Recovery plan.
Erano i pilastri dell’offensiva renziana nella maggioranza giallorossa, le rivendicazioni al centro della trattativa. Gli scogli su cui si è infranto il tentativo del Conte ter. C’erano una volta appunto, ma ora come per incanto non ci sono più, spariti dal tavolo delle consultazioni di Mario Draghi.
Eppure il tweet con cui la sera del 2 febbraio Matteo Renzi fischia la fine della partita e blocca, almeno nell’immediato, le ambizioni dell’avvocato del popolo, è chiaro e circostanziato: “Bonafede, Mes, Scuola, Arcuri, vaccini, Alta Velocità , Anpal, reddito di cittadinanza. Su questo abbiamo registrato la rottura, non su altro. Prendiamo atto dei Niet dei colleghi della ex maggioranza. Ringraziamo il presidente Fico e ci affidiamo alla saggezza del capo dello Stato”.
Poco dopo il presidente della Camera sale al Quirinale e certifica il fallimento del suo mandato esplorativo. Conte ormai è spacciato, la parola passa a Mattarella e a Draghi.
Tre giorni dopo, venerdì 5 febbraio nel primo giro di tavolo dell’ex presidente della Bce con le forze politiche, a Montecitorio, la parola Mes sembra non venga neanche pronunciata.
Ma la domanda in molti sorge spontanea: Italia viva ha chiesto a Draghi di attivare il fondo Salva-Stati? L’interrogativo viene girato a Ettore Rosato, presidente del partito, durante la trasmissione radiofonica Un giorno da pecora. Risposta: “No, sarebbe ridicolo parlare con Draghi dei problemi della finanza pubblica”.
E Renzi, nell’elencare “i temi cruciali” parla di vaccinazioni, cultura, turismo e del Recovery (quello sì, resta) che deve essere “basato sugli investimenti e non sui bonus”. Neanche un accenno alla prescrizione e al processo penale, anzi si sa che Draghi vuol mettere in agenda solo la riforma della giustizia civile.
E il reddito di cittadinanza? L’ex presidente della Bce pare abbia rassicurato i 5Stelle che non intende abolirlo, semmai migliorarlo. Dei presidenti di Anpal e Inps, Parisi e Tridico nessuno parla più, almeno per ora possono stare sereni.
Secondo giro, lunedì 8 febbraio. I socialisti sono gli unici che, in questi tempi in cui è in voga la metamorfosi, ci tengono ancora alla coerenza. E chiedono al premier incaricato di accedere al Mes per far fronte alla vaccinazione di massa. Il giorno dopo però il reggente grillino Vito Crimi spiega che Draghi non ci pensa proprio: “Non l’ha elencato come punto dell’azione di governo”.
Ma i giornalisti, si sa, non dimenticano facilmente. E così la domanda viene ripetuta a Maria Elena Boschi in una intervista a TgCom24. E lei, citando anche l’andamento dello spread, spiega: “Se si possono ottenere più soldi per la sanità con un tasso migliore di quello del Mes è evidente che non siamo innamorati dei soldi del Mes”.
È la fine di un grande amore. Ma ne valeva la pena?.
(da agenzie)
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Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile
GALLI: “CI ASPETTIAMO UNA IMPENNATA DI CASI LEGATI ALLA VARIANTE”
Quasi un caso su cinque in Italia è risultato positivo alla variante inglese. 
Il dato emerge dall’indagine condotta dalle Regioni, inviata al ministero e all’Istituto superiore di sanità , sui 3.600 test realizzati dal 3 e il 4 febbraio, come indicato in una circolare della scorsa settimana.
I dati mostrano variazioni, anche evidenti, tra Regioni: la variante, infatti, circola con maggiore diffusione nel centro Italia, come in Umbria, Marche, Abruzzo, Emilia e Toscana, che infatti mostrano medie più alte della media.
Attualmente, la variante non avrebbe influito sui contagi ma il timore è che, la sua maggiore capacità di diffusione, possa contribuire a un aumento dell’Rt nazionale.
Anche il direttore del dipartimento di Malattie infettive del Sacco di Milano, Massimo Galli, ha commentato il report affermando criticamente come “ci aspettiamo numerosi casi di variante inglese, diventerà probabilmente uno degli elementi dominanti di gran parte delle nuove infezioni ma non è un evento inatteso. E nonostante questo abbiamo assistito a una corsa al colore giallo”.
Per l’infettivologo, “il fatto che l’incidenza salga sulle persone positive è un indicatore di una possibile crescita a breve termine”.
Anche al Sacco si sono riscontrati “molti casi positivi collegati alla variante dopo l’epidemia scolastica a Bollate, che confina con l’ospedale”, racconta Galli precisando che ad oggi non si ha una “percezione di un abbassamento dell’età media di ricoveri, nonostante pare che questa volta non risparmi i più giovani”.
(da agenzie)
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Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile
“LA LEADERSHIP DEL M5S METTA DA PARTE L’ARROGANZA”… I TIMORI DI CRIMI SULLA TENUTA DEI GRUPPI
Sono agitate le acque in casa M5s dopo l’addio annunciato da Alessandro Di Battista. Un addio arrivato in segno di rottura con il via libera della maggioranza degli iscritti su Rousseau al premier incaricato Mario Draghi e, soprattutto, con l’ala governista del Movimento.
Di Battista, al pari di Barbara Lezzi, non solo si era schierato per il “no”, ma aveva anche lanciato la proposta dell’astensione come via d’uscita per provare a evitare lo strappo. Proposta rilanciata dal presidente di Rousseau Davide Casaleggio, ieri, a votazioni in corso, ma rispedita subito al mittente dal capo politico, Vito Crimi: nessuna ulteriore votazione sarebbe seguita ad un eventuale “no” della base. Un alt a Di Battista e allo stesso Casaleggio.
«Alessandro è fondamentale per il Movimento», commenta ora Davide Casaleggio in un’intervista al Corriere della Sera. «È una persona che stimo, in grado di portare avanti con coerenza i principi e le battaglie del Movimento. Questa sua scelta dimostra per l’ennesima volta l’onestà intellettuale di Alessandro ed è proprio di questa coerenza che ha bisogno il Movimento».
Nelle parole di Casaleggio, un avvertimento nemmeno troppo velato alla leadership del M5s: «Chi oggi guida l’azione politica del Movimento dovrà fare in modo di non gestire questo momento con arroganza o la larga parte contraria a questa scelta potrebbe allontanarsi».
Sullo sfondo, infuria da tempo il braccio di ferro tra gli eletti e il figlio del fondatore Gianroberto Casaleggio sulla gestione della piattaforma.
Non solo la maggior parte dei post pubblicati sul Blog delle Stelle esce ormai quasi unicamente a firma di Rousseau, ma è proprio l’associazione di Casaleggio che in queste settimane si sta dando da fare per riorganizzare i territori, federare gli attivisti, organizzarli in sedi digitali.
In parlamento, la pattuglia dei “dissidenti” — da Lezzi a Danilo Toninelli — ha proporzioni ben inferiori rispetto a quel 40% che ieri ha votato “no” al governo Draghi. Ma questo non basta a rassicurare la leadership del Movimento.
Parlando del governo Draghi, Casaleggio commenta: «Ho paura che sarà una partita con lo schema catenaccio per difendere le riforme fatte. Tuttavia questo è un momento di costruire il futuro, non di difendere il passato».
Che ci siano timori sulla tenuta dei gruppi emerge anche dalle dichiarazioni di Crimi, che si è affrettato a sottolineare: «Il mandato che gli iscritti ci hanno conferito è chiaro: il Movimento 5 Stelle sosterrà il nuovo governo. La democrazia del Movimento passa per il voto degli iscritti che è vincolante».
(da agenzie)
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Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile
L’EX SOCIO DI CASALEGGIO E VOLTO STORICO DEL M5S NON VEDE FUTURO PER IL MOVIMENTO, DOPO IL SI’ AL GOVERNO DRAGHI
Un lungo de profundis per il M5s. Max Bugani, ex socio di Davide Casaleggio e volto storico dei
pentastellati, lo ha pubblicato su Facebook citando liberamente dalla canzone di Giorgio Gaber Qualcuno era comunista.
Il post di Bugani arriva il giorno dopo la scelta di Alessandro Di Battista di lasciare il Movimento, a seguito del voto degli iscritti che ha approvato il sostegno al nascente governo guidato da Mario Draghi.
«Qualcuno era 5 stelle perchè Berlusconi, Renzi, Formigoni e Belsito non erano brave persone», si legge tra le altre cose nel post. E ancora: «Qualcuno era 5 stelle perchè non ne poteva più di quarant’anni di governi di ogni colore venduti e in trattativa con la mafia», «Qualcuno era 5 stelle perchè aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perchè sentiva la necessità di una morale diversa. Forse era solo una forza, un volo, un sogno».
Ieri sera su Rousseau è passata la linea governista — sostenuta tra gli altri da Beppe Grillo, Luigi Di Maio e Vito Crimi — favorevole ad appoggiare un esecutivo Draghi con 44.177 sì (59,3%) e 30.360 no (40,7%).
Un passaggio complicato per il M5s, che rischia di perdere pezzi e consensi, come ha detto oggi, in un’intervista al Corriere della Sera, lo stesso Casaleggio: «Chi oggi guida l’azione politica del Movimento dovrà fare in modo di non gestire questo momento con arroganza o la larga parte contraria a questa scelta potrebbe allontanarsi».
(da agenzie)
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Febbraio 12th, 2021 Riccardo Fucile
IL DEPUTATO NON HA PARTECIPATO ALLA CONSULTAZIONE SU ROUSSEAU: “COME SI PUO’ VOTARE SI’ O NO SENZA AVER VISTO IL PROGRAMMA E LA SQUADRA? QUESITO SENZA SENSO”
«Al 95% voterò no ad un governo Draghi». Andrea Colletti, deputato M5s, non ci sta e dichiara che non voterà la fiducia ad un esecutivo guidato da Mario Draghi.
Il parlamentare grillino, in dissenso con la maggioranza dei vertici ma anche degli attivisti, considerato il risultato avuto dalla consultazione sulla piattaforma Rousseau, decide di rimanere fedele a se stesso.
Colletti non ha partecipato al voto sul blog pentastellato poichè riteneva il quesito «senza senso». Secondo il deputato, infatti, non erano state fornite abbastanza informazioni per potersi esprimere.
Onorevole Colletti sulla piattaforma Rousseau ha vinto il Sì per dar vita a un nuovo governo con Mario Draghi. Lei voterà la fiducia all’esecutivo?
«Al 95 % non voterò la fiducia ad un governo Draghi. Poi mai dire mai perchè bisogna vedere squadra e programma. Pensi che non ho nemmeno votato oggi su Rousseau».
Come mai?
«Che senso ha far votare su un ipotetico governo di cui non si conosce nè il programma nè la squadra? Parlando per assurdo, ipotizziamo che Draghi scegliesse un Previti come ministro della Giustizia, dovremmo votare a favore? Questo quesito non aveva senso perchè, a mio avviso, non si avevano abbastanza dati per potersi esprimere».
Lei pensa che i vertici del Movimento la faranno votare secondo libertà di coscienza?
«Io ho sempre votato in piena libertà . Ho fatto la campagna contro il taglio dei parlamentari e sono stato anche sospeso per questo. L’eventuale espulsione non è in mano mia. Sono solo un deputato semplice».
Lei ha partecipato, qualche giorno fa, al V-Day contro Mario Draghi con altri suoi colleghi. Draghi non rappresenta, per lei, un governo dei migliori?
«Il governo dei migliori cosa significa? Migliori sotto quale punto di vista? Quindi possiamo anche non fare più delle elezioni…. Il governo dei migliori avrà una visione politica culturale di quello che si deve fare? Poi c’è una questione che reputo pericolosa».
Quale?
«Questo tutti dentro. In ogni democrazia deve esserci una qualche opposizione e se anche Fratelli d’Italia si asterrà , come sembra probabile, questa opposizione non la vedo. Io farò quello che mi impone la mia coscienza. Poi voglio ricordare che la fiducia si basa sempre su un pregiudizio perchè le azioni si valuteranno successivamente, di volta in volta».
Il Movimento sembra cambiamento parecchio. Rimprovera qualcosa ai vertici?
«Antropologicamente i cambiamenti esistono, quindi credo che sia normale che un movimento o un partito cambino. Ma valuterò il merito delle azioni future. Per dire, io sono sempre stato pronto all’ascolto, anche delle posizioni in dissenso dalle mie o quelle degli altri partiti. Se dovessi votare contro Draghi farò battaglie politiche ma in base al merito delle proposte».
Con gli altri colleghi in dissenso con i vertici, cosa farete?
«Faremo una valutazione con gli altri compagni del Movimento, io ascolto sempre gli altri. Non è detto che tutti arriveremo alla stessa valutazione. Credo che in generale io, e chi voterà contro questo governo, potremmo considerarci gli unici veri coraggiosi».
(da Open)
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