Febbraio 27th, 2021 Riccardo Fucile
COME NO, SOPRATTUTTO SE TI PAGANO 80.000 EURO PER LE CONFERENZE… LA SOLITA PALLA DEL “BALUARDO CONTRO L’ESTREMISMO ISLAMICO”, COME SE CI FOSSE DIFFERENZA TRA DUE BANDE DI CRIMINALI
“Renzi chiarisca i suoi rapporti con il principe ereditario dell’Arabia Saudita Mohammed Bin Salman e tronchi la collaborazione con la fondazione Future Investment Iniziative”. Arriva da Pd, M5S e Sinistra italiana la richiesta di chiarimenti al leader di Italia viva Matteo Renzi.
A riaccendere le polemiche la pubblicazione da parte dell’amministrazione americana del rapporto della Cia con le prove del coinvolgimento del principe saudita nell’omicidio del giornalista del Washington Post Jamal Khashoggi.
“Matteo Renzi aveva detto che dopo la crisi avrebbe chiarito i suoi rapporti con l’Arabia Saudita e il ‘grande principe ereditario’. Ci ha pensato Joe Biden. Chiarire ora non è solo questione di opportunità , ma di interesse nazionale”, scrive tra gli altri l’ex ministro del Sud e dirigente del Pd, Peppe Provenzano. Ma la polemica monta per tutto il giorno e alla fine l’ex premier risponde.
Nella sua Enews Matteo Renzi scrive: “Intrattenere rapporti con un Paese come l’Arabia Saudita è giusto e necessario, perchè è un baluardo contro l’estremismo islamico ed è uno dei principali alleati dell’Occidente da decenni”.
Poi, rispetto all’omicidio del giornalista Khashoggi, aggiunge: “Ho condannato già tre anni fa quel tragico evento. Difendere i giornalisti in pericolo di vita è un dovere per tutti, così come difendere la loro libertà “.
Renzi fa parte del board della Future Investment Initiative, il cuore del potere di Mohammed bin Salman, la vetrina che ha costruito per il mondo.
Creata cinque anni, la Davos nel deserto (come è chiamata) ha puntato in questo periodo a portare nel regno i più importanti protagonisti della finanza e dell’economia mondiale, da Christine Largarde a Masayoshi Son per convincere il mondo del nuovo corso saudita: solo i fedelissimi hanno una poltrona nel Board o personaggi il cui prestigio internazionale serve ad elevare e legittimare il profilo del principe.
E’ gestita dal Pif, il fondo di investimento sovrano che è la longa manus del principe nel mondo della finanza e degli affari internazionali e che controlla buona parte dell’economia saudita.
Qui Mbs ha fatto alcuni dei suoi annunci internazionali più importanti, dalla lotta all’Islam estremo all’investimento di miliardi di dollari in Neom, la cosidetta città del futuro. Non c’è altra piattaforma che il principe abbia usato nella stessa maniera per lanciare la sua immagine di riformatore devoto alla modernità e a un futuro diverso per il suo Paese: non a caso è qui che è stato evidente il ruolo di pariah che il principe si è guadagnato nella comunità internazionale dopo il delitto Khashoggi. Nel 2018, buona parte degli invitati disertarono l’evento proprio dopo l’omicidio del giornalista.
Renzi non ha ritenuto di seguire questo atteggiamento, anche perchè è pagato 80.000 euro l’anno per tenere qualche conferenza.
(da agenzie)
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Febbraio 27th, 2021 Riccardo Fucile
PER RENZI E SALVINI NON SONO PIU’ “DIRITTI COSTITUZIONALI CALPESTATI”… E LA GELMINI PASSA DA “STRUMENTO DISCUTIBILE” A TRATTARNE I CONTENUTI CON LE REGIONI
È stato utilizzato come arma contundente contro il governo Conte durante tutta la gestione della
pandemia.
Il leghista Riccardo Molinari ha più volte gridato al “golpe giuridico“, Matteo Renzi ha parlato di “diritti costituzionali calpestati” e poi c’è chi, come Sabino Cassese, ha auspicato l’intervento della Consulta o chi ha strattonato direttamente il capo dello Stato.
Tutti contro i famigerati dpcm, provvedimenti emanati d’urgenza dal presidente del Consiglio per rispondere in modo tempestivo al coronavirus e bollati dal centrodestra, renziani e anche da una parte del Pd come incostituzionali.
Ora che a Palazzo Chigi c’è Mario Draghi, però, ed è in arrivo un dpcm che durerà addirittura fino a Pasqua, chi ieri era sulle barricate e oggi fa parte della squadra di governo ha deposto le armi, la neoministra Mariastella Gelmini di Forza Italia è passata dal definirlo uno “strumento discutibile” a trattarne i contenuti con le Regioni e gli emeriti costituzionalisti che per mesi hanno attaccato l’ex premier dalle pagine dei giornali, gonfiando le vele a no-mask e “gilet” vari, sembrano aver ammorbidito i toni. Solo il partito di Giorgia Meloni, rimasto all’opposizione, sottolinea la continuità con l’esecutivo precedente.
Matteo Salvini invece ha scelto una nuova strategia: da un lato ha smesso di attaccare la forma degli atti governativi, e dall’altro chiede di riaprire il Paese mentre mezza Europa è barricata in casa e gli ospedali tornano a riempirsi per le varianti.
Da Cassese a Baldassarre, “emeriti” contro i dpcm
Il primo decreto del presidente del Consiglio dei ministri per contrastare l’avanzata del virus risale al 25 febbraio 2020. Sono i giorni in cui è stato accertato il paziente 1 a Codogno e i 10 comuni del Lodigiano vengono messi in zona rossa insieme a Vo’ euganeo con un apposito decreto-legge. Il dpcm si muove dentro questa “cornice” legislativa ed estende alcune misure (stop agli eventi sportivi e alle gite scolastiche, lavoro agile, didattica a distanza nelle scuole) a Emilia Romagna, Friuli, Lombardia, Veneto, Liguria e Piemonte. Nel giro di poco tempo si arriva alla chiusura di tutte le scuole, al lockdown nazionale e alla lista di attività non essenziali costrette a fermarsi. Un’emergenza continua, con i casi di Covid che corrono a livello esponenziale, e i dpcm che si susseguono a cadenza pressochè settimanale. Non appena viene scavallato il picco dei contagi, però, parte il coro di politici, giornali e costituzionalisti.
Il più duro è Sabino Cassese, giudice emerito della Consulta: “Invece di abusare dei decreti del presidente del Consiglio dei ministri”, dice a Il Dubbio, bastava “ricorrere, almeno per quelli più importanti, a decreti presidenziali“, cioè del Quirinale.
“È forse eccessivo parlare di usurpazione dei poteri, ma ci si è avvicinati”. In un’altra intervista, a La Verità , allude persino alla possibilità che prima o poi anche la Corte costituzionale possa pronunciarsi sulla questione.
Al fianco di Cassese in quei giorni si schiera anche il presidente emerito della Corte Antonio Baldassarre, secondo cui Conte fa un “uso frequente e spregiudicato dei dpcm che scavalcano tutti i controlli”.
Poi c’è il giurista Giovanni Guzzetta, che chiede direttamente a Sergio Mattarella di riconoscere “la centralità ” dei tradizionali decreti legge per fronteggiare le emergenze. Tanti altri, invece, difendono la linea dell’esecutivo. Come Gustavo Zagrebelsky: “Il governo non ha usurpato poteri che non gli fossero stati concessi dal Parlamento. Undici decreti sono tanti, ma l’autorizzazione data al governo prevede precisamente che l’attuazione sia, per così dire, mobile, seguendo ragionevolmente l’andamento dell’epidemia”, spiega a Il Fatto Quotidiano l’1 maggio. “Le restrizioni dei diritti costituzionali in situazioni come quella che stiamo vivendo e nei limiti ch’essa richiede devono avvenire in base alla legge, ed è ciò che è avvenuto“.
Centrodestra, renziani e dem: chi attaccava il governo e ora tace
La battaglia sui dpcm si combatte anche in Parlamento, dove il centrodestra si mostra compatto più che mai. Tanto che il 29 aprile Fi, Lega, Fratelli d’Italia e Noi con l’Italia presentano una mozione congiunta per denunciare i “numerosi provvedimenti sostanzialmente amministrativi” adottati da Conte.
Addirittura parlano di una “violazione delle fonti del diritto, trattandosi di una fonte normativa secondaria”. Tra i firmatari c’è la berlusconiana Mariastella Gelmini, che se in quel periodo parlava dei dpcm come uno “strumento discutibile”, oggi spalleggia Roberto Speranza nella linea del rigore in qualità di ministra per gli Affari regionali del governo Draghi.
Una piroetta simile a quella del partito di Maurizio Lupi: anche lui aveva sottoscritto la mozione, mentre ora può contare su un suo sottosegretario (Andrea Costa) al ministero della Salute.
Tra i leghisti, a fare la voce grossa nei mesi più duri della pandemia, ci sono invece il capogruppo a Montecitorio Molinari e Claudio Borghi. Che parlano di “dittatura sanitaria” e “golpe giuridico”. Il deputato Igor Iezzi va anche oltre: “Noi saremo la nuova Resistenza”, dice in Aula tra i cori del centrodestra al grido “Libertà , libertà ”.
L’elenco si allunga con Paolo Romani (“Non si può governare un Paese a suon di dpcm”), il forzista Giorgio Mulè (“Conte è un servo della legge, non è il monarca, deve rientrare in un recinto costituzionale di regole”), Lucio Malan (“Nella Costituzione non sono previsti i dpcm”), Benedetto Della Vedova, che oggi è sottosegretario agli Esteri: (“Non capiamo perchè si debba procedere a colpi di dpcm“).
Persino la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, uscendo bruscamente dal suo ruolo istituzionale, bombarda l’esecutivo accusandolo di aver “gestito tutte le fasi dell’emergenza con un ricorso esagerato a Dpcm, emanati senza preventiva e dovuta consultazione con un voto del Parlamento”.
E polemiche non sono mancate nemmeno in casa Pd, con il deputato Stefano Ceccanti costretto in tutta fretta a ritirare un emendamento con cui si chiedeva che i nuovi decreti del presidente del Consiglio venissero sottoposti una settimana prima al parere delle Camere.
Tutti loro oggi non battono ciglio di fronte al primo dpcm dell’era Draghi. Così come Matteo Renzi, che durante la prima ondata era arrivato a parlare apertamente di “scandalo incostituzionale“.
È fine aprile, il Paese si appresta a entrare nella “fase 2” della pandemia e Palazzo Chigi decide di fare tutto per gradi, riaprendo negozi, attività e spostamenti un passo alla volta. Il leader di Italia viva vorrebbe invece di più: il governo “pensi ai posti di lavoro, non a calpestare la Costituzione“. La ministra Elena Bonetti, nel frattempo rimasta al suo posto nonostante il giro di vite nel Palazzo, è d’accordo: “Il dpcm è un decreto della presidenza del Consiglio dei ministri, per sua natura non viene condiviso all’interno del Cdm e nemmeno in Parlamento”, quindi certe misure, come lo stop alle messe, andrebbero prese “in modo più condiviso”, dice.
Il renziano Marco Di Maio rivendica pure un emendamento, a firma De Filippo, il cui obiettivo implicito è quello di “scoraggiare l’uso dei Dpcm e favorire quello dei decreti legge”. A chiudere il cerchio in perfetto asse con le destre ci pensa Michele Anzaldi: “Ora Italia Viva dice no a chi limita le libertà coi Dpcm ed esautora il Parlamento“.
Conte a Firenze: “Ecco perchè è lo strumento più adatto”
A niente, nel corso dei mesi, sono servite le spiegazioni date da Giuseppe Conte, dalla necessità di usare uno strumento “agile” per rispondere al virus alla “copertura legislativa” fornita dai vari decreti-legge che hanno sempre accompagnato i suoi provvedimenti. Non è un caso che l’ex premier, dopo essere stato costretto alle dimissioni, abbia scelto proprio questo argomento per la sua lectio magistralis all’università di Firenze. Non solo un ritorno in cattedra, ma anche un modo per rimarcare che sì, il nuovo governo è in continuità con il precedente. Con la sola differenza che a Palazzo Chigi ora c’è Mario Draghi e la maggioranza è stata allargata a chi, fino a poche settimane fa, ancora parlava di dittatura sanitaria.
“La strategia normativa” per il Covid, “è stata costruita su tre pilastri: ordinanze del ministro della Salute, dichiarazione stato di emergenza nazionale, l’adozione di decreti legge e Dpcm”, ha spiegato Conte agli studenti. “Non sarebbe stato possibile lasciare l’intera regolamentazione ai solo decreti legge, poichè l’imprevedibilità dell’evoluzione pandemica ci ha costretto a intervenire svariate volte anche a distanza di pochi giorni e, come sapete, la conversione dei decreti-legge va operata dal Parlamento entro 60 giorni, con la conseguenza che la medesima conversione sarebbe intervenuta, il più delle volte, a effetti ormai esauriti o comunque superati dal successivo decreto“. Questa strategia, conclude, “ha permesso al nostro sistema democratico di reggere a questa dura prova, evitando che lo ‘stato di emergenza’ potesse tramutarsi in ‘stato di necessità ‘”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 27th, 2021 Riccardo Fucile
CONTRO I TEORICI DI UNA SOLA DOSE: “MANCANO DATI SULLA DURATA DELLA PROTEZIONE E SULL’EFFICACIA CONTRO LE VARIANTI”
La polemica a distanza con i teorici della prima dose sola va avanti: “Per fortuna in Usa c’è Fauci (e Biden che ha capito chi ascoltare e chi no) a tenere la barra dritta: loro continueranno con le due dosi” di vaccino, “perchè solo così sanno di proteggere i cittadini. Fino a prova contraria”.
Antonella Viola, immunologa dell’università di Padova, ribadisce la propria contrarietà all’idea di adottare il ‘modello inglese’ nella profilassi anti-Covid.
“Puntare tutto sulla prima dose, ma siamo davvero sicuri?”, scrive la scienziata su Facebook. “In mancanza di dati sulla durata della protezione e sull’efficacia contro le varianti, in mancanza di un modello che ci dica quante persone dovremmo vaccinare ogni giorno con una singola dose perchè questo approccio faccia la differenza, su quali basi si decide di modificare la somministrazione di un vaccino approvato?”, chiede Viola.
(da agenzie)
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Febbraio 27th, 2021 Riccardo Fucile
“REITHERA E’ UNA FABBRICHETTA CON FATTURATO DA RIDERE, NON E’ IN GRADO DI FORNIRE IL VACCINO IN TEMPI STRETTI E QUANTITA’ SIGNIFICATIVE”
Mentre le tre grandi multinazionali del farmaco che hanno prodotto i primi vaccini validati dagli enti
regolatori — Pfizer, Moderna e Astrazeneca — non riescono a sopperire alle richieste degli Stati, in Italia si inizia a puntare anche su un’altra casa farmaceutica: ReiThera.
La Commissione europea ha dato poche ore fa il via libera all’aiuto di Stato pari a 40 milioni di euro. Il sostegno all’azienda laziale è giustificato dallo scopo del sovvenzionamento: «Promuovere lo sviluppo di uno vaccino contro il Coronavirus», scrive Bruxelles.
«Io credo poco nella storia del vaccino nazionale», smorza gli entusiasmi Andrea Crisanti, intervistato da la Repubblica. «Per sviluppare un vaccino ci vogliono anni. Se i colossi multinazionali non riescono a produrre dosi sufficienti a soddisfare i fabbisogni delle Nazioni, le pare che ce la può fare una fabbrichetta con un fatturato da ridere e 200 mila euro di capitale?», domanda — in modo retorico — il professore ordinario di Microbiologia all’Università di Padova.
«L’errore d’investimento è stato fatto dall’Europa»
«Sono cose demagogiche, ormai siamo in una situazione in cui i politici sono diventati scienziati e purtroppo non ci capiscono nulla — incalza Crisanti -. L’errore d’investimento è stato fatto dall’Europa, che doveva investire di più su tutti e tre i colossi aziendali — Pfizer Moderna e Astrazeneca — e comprare da loro».
Il professore, sulla questione del vaccino italiano ReiThera, conclude: «Adesso, nella situazione in cui siamo, l’unica via è mettersi d’accordo con queste aziende produttrici — le tre big multinazionali — che possono fornire vaccini già validati». Nessuna speranza, per Crisanti, su ReiThera.
(da agenzie)
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Febbraio 27th, 2021 Riccardo Fucile
SUPERATA LA SOGLIA DEI 4 MILIONI DI DOSI SOMMINISTRATE, 1,4 QUELLI CHE HANNO RICEVUTO LA SECONDA DOSE
È stata superata la soglia dei 4 milioni di dosi di vaccino contro il Covid somministrate in Italia. Secondo i dati del commissario straordinario per l’emergenza sanitaria, aggiornato alle 03.08 di oggi, sono 4.074.575 gli italiani vaccinati con la prima dose, mentre sono 1.377.987 quelli che hanno avuto la doppia dose.
A partire dall’inizio della campagna vaccinale (il 31 di dicembre) sono state distribuite 5.830.660 dosi di vaccino, di cui 4.537.260 Pfizer/BioNTech, 244.600 Moderna e 1.048.800 Astrazeneca.
Nel dettaglio, le dosi sono state somministrate a 2.303.030 operatori sanitari, 699.945 unità di personale non sanitario, 392.365 ospiti di strutture residenziali, 523.882 over 80, 55.108 unità delle forze armate e 100.245 unità di personale scolastico.
“A partire dalla seconda metà di gennaio si osserva un trend in diminuzione del numero di casi negli operatori sanitari e nei soggetti di età maggiore o uguale a 80 anni, verosimilmente ascrivibile alla campagna di vaccinazione in corso”. È quanto segnala l’Istituto superiore di sanità , nell’aggiornamento nazionale del 24 febbraio sull’epidemia di Covid-19.
Un dato che l’Iss evidenzia anche postando un grafico su Twitter. “La curva epidemica dei casi riportati come operatori sanitari e la curva dei casi non riportati come operatori sanitari hanno avuto un andamento molto simile fino alla seconda metà di gennaio – si legge nel passaggio del report che spiega la figura – quando le due curve hanno iniziato a divergere, mostrando un trend visibilmente in calo per gli operatori sanitari a fronte di un trend stazionario, con tendenza a un lieve aumento dall’8 febbraio”.
(da agenzie)
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Febbraio 27th, 2021 Riccardo Fucile
MA DIFFICILMENTE L’AUTORITA’ SANITARIA DARA’ L’AUTORIZZAZIONE
È una storia di solidarietà quella che arriva da Massa e che ha come protagonisti un anziano di 91 anni e
una mamma con un figlio disabile: a compiere il gesto d’amore è stato proprio l’anziano che ha deciso di donare alla donna la propria dose di vaccino anti-Covid così che possa proteggere il figlio disabile.
L’uomo ha risposto a un appello che la mamma aveva lanciato tramite il quotidiano LaNazione affinchè anche i genitori delle persone disabili, soprattutto giovani, rientrassero nelle categorie da vaccinare quanto prima.
La donna ha infatti spiegato che nonostante il figlio, 22 anni e affetto da una grave disabilità , sia stato chiamato dal centro Anffass che frequenta a Massa per essere sottoposto a vaccinazione, hanno deciso di rifiutarla perchè “la vaccinazione potrebbe essere pericolosa” per il giovane. “In uno scenario come questo il vaccino per noi genitori che lo assistiamo potrebbe essere una soluzione alle nostre paure — le parole della mamma di Mattia in un accorato appello — e come noi anche altre famiglie vivono la nostra stessa ansia. Mattia vive in una bolla al riparo da ogni possibile contagio”.
A rispondere alla richiesta della donna è stato Giovanni, 91enne residente a Carrara, che ha spiegato di avere appuntamento presso il suo medico di famiglia per il prossimo giovedì per essere sottoposto al vaccino anti-Covid ma di aver letto l’appello di Cinzia e di aver deciso di donarlo a lei: “Ho la prenotazione per giovedì. Non so ancora l’orario. Ma di una cosa sono certo: voglio che a vaccinarsi sia lei. Ho avuto una vita lunga e una famiglia numerosa. Il vaccino credo sia più utile a Cinzia che a me”, le parole che l’uomo ha affidato al quotidiano LaNazione.
Un gesto di solidarietà che ha profondamente commosso i genitori di Mattia ma che di fatto dovrà fare i conti con l’ok dell’autorità sanitaria che potrebbe molto probabilmente non arrivare: sarebbe infatti troppo rischioso aprire le porte a uno scambio di priorità che rischierebbe di trasformarsi in un precedente
(da Fanpage)
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Febbraio 27th, 2021 Riccardo Fucile
FLAVIO HA 30 ANNI E DA UN ANNO LOTTA PER SALVARE VITE NEL REPARTO COVID MENTRE MOLTI CONTINUANO A TENERE COMPORTAMENTI IRRESPONSABILI
Un infermiere è seduto su un letto vuoto. Uno dei pochi, visto che i contagi sono in salita. È bardato, difficile riconoscerlo sotto la tuta bianca che abbiamo imparato a far rientrare nella nostra quotidianità . Le braccia conserte, l’unica cosa visibile sono gli occhi di chi è stanco. Quell’infermiere non ha neanche 30 anni eppure da un anno lotta contro il Covid, senza sosta, insieme ai suoi colleghi. E proprio per questo si lascia andare sulla sua pagina Facebook perchè è stanco.
“È avvilente non avere la più pallida idea di quando questa storia potrà finire. È avvilente non ricordare quasi ormai quando è iniziata. È avvilente il numero dei casi in continuo aumento. È avvilente l’aggressività di queste varianti. È avvilente l’abbassamento dell’età media interessata. È avvilente dover dire ad un ragazzo di 26 anni che tutto va bene, ma che dovrà essere intubato. È avvilente dover dire ad un padre di 2 bimbi di soli 40 anni che sicuramente rivedrà i suoi piccoli con un nodo alla gola, prima di addormentarsi. È avvilente continuare a vedere persone che ci lasciano. È avvilente il continuo menefreghismo di tanti. È avvilente la stanchezza psicologica con la quale sto, personalmente, come tanti colleghi vivendo questo momento. SONO AVVILITO…”
Un lungo sfogo sui social che diventa una preghiera: Non abbassare la guardia, non pensare che il virus sia sparito. Negli ospedali continua la lotta e purtroppo salgono i ricoveri.
Flavio De Cicco, l’autore del post, è uno dei più giovani infermieri dell’Azienda Ospedaliera dei Colli. È in forze all’ospedale Monaldi, ogni giorno. È stato tra i primi a sottoporsi al vaccino, lo scorso dicembre, senza remore. L’ha fatto perchè non avrebbe mai più voluto sentirsi stanco e avvilito, come nella foto che ha pubblicato, nella speranza che almeno le sue di parole, possano essere ascoltate.
(da Fanpage)
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Febbraio 27th, 2021 Riccardo Fucile
IL SEGRETO DI PULCINELLA: ESISTE UN MERCATO NERO DEI VACCINI… GLI USA HANNO PAGATO IL VACCINO A PFIZER 20 EURO A DOSE, ISRAELE 28 EURO, L’EUROPA 12: SECONDO VOI CHI PFIZER RIFORNISCE PRIMA?
Per capire quanto sia grave la situazione nella prima Guerra dei Vaccini (quella che è appena scoppiata,
senza che nessuno la dichiarasse) basta rileggere, malgrado sia stata riportata in forma indiretta e attenuata — sia nei retroscena che nelle cronache — la battuta fatta giovedì da Mario Draghi nel vertice dei capi di stato dell’Unione europea sulla pandemia: “Va presa in considerazione l’idea di vietare l’export di vaccini alle aziende che non rispettano gli impegni contrattuali verso l’Unione”, ha detto il premier italiano.
Draghi ha raccolto reazioni gelide, sia dentro il vertice che fuori, dove le aziende produttrici si sono risentite.
L’attacco esplicito del presidente del Consiglio italiano ai signori dei vaccini è la prima prova tangibile che svela un segreto di Pulcinella sopravvissuto fino ad oggi: se esiste un mercato parallelo dei vaccini, in queste ore, in Italia e nel mondo, è perchè questi vaccini qualcuno li produce e li vende.
E, se c’è qualcuno che li vende, è perchè le falle sono aperte in entrambi i capi della catena: sia a quello terminale, dove si vende, che a quello di partenza, dove si produce.
Un signore che di mestiere fa il mediatore saltuario, pochi giorni fa, mi ha detto: “Se si sa cercare, in ogni momento, persino su Alibaba si trova qualcuno che vende milioni di dosi: 8 su 10 di loro sono millantatori, gli altri hanno i quantitativi con cui si può vaccinare un intero Stato”.
Ecco perchè il segreto di Pulcinella, fino a ieri, è stato quello che ha permesso di far finta che questo “mercato parallelo” non esistesse, per il semplice motivo che dal punto di vista contrattuale si diceva che non potesse esistere.
Era vero il contrario: può esistere perchè (inspiegabilmente) i contratti restano secretati. Di nuovo la battuta folgorante del mediatore anonimo che mi ha chiamato: “Noi siamo ancora convinti che i governi stiano comprando i vaccini. Mentre, piuttosto, è vero il contrario. Sono i vaccini, oggi, che stanno comprando i governi”.
Ovviamente non si tratta solo di una battuta ad effetto, di una iperbole provocatoria. Già adesso le campagne vaccinali “comprano” il consenso e cambiano l’immagine di chi governa con le loro forniture.
Già adesso gli Stati perseguono la loro politica di egemonia con le dosi. E, per rendersi conto di quanto sia vero, basta mettere in fila informazioni che fino ad oggi abbiamo raccolto in ordine sparso.
Come i vaccini dati dalla Russia alla Siria di Assad per liberare un ostaggio. Come i rapporti di forza in Europa e gli stock acquistati dalla Germania. Come la parabola di Netanyahu, che vince o perde le prossime elezioni in Israele grazie alla fornitura di Pfizer (barattata sia con soldi e che con dati sanitari).
Oppure basta riflettere su Boris Johnson, il premier britannico che può rivincere le elezioni grazie alle dosi di AstraZeneca, ottenute prima di noi, in virtù dell’uscita dai vincoli dell’Ema e dell’Europa. BoJo oggi “ricostruisce” la sua immagine pubblica, dopo il terribile doppio colpo della malattia e degli errori commessi nella prima fase.
Ma parlo anche dei cinesi che testano il loro siero in Arabia, usando un Paese come cavia, prima di somministrare un solo vaccino in casa propria.
O del vaccino di Cuba nel terzo mondo, e ancora di quello di Sinovax che salva il governo del Cile nel suo momento più difficile con una ottima campagna vaccinale. Per arrivare persino ai tour operator che vendono vacanze con doppio richiamo negli Emirati Arabi.
Domenica scorsa mi è capitato di parlare con Luciano Rattà , l’ex “uomo senza volto” (oggi lo ha di nuovo) dei vaccini. Ovvero l’imprenditore che aveva offerto il famoso stock di 15 milioni di dosi alle Regione Veneto.
Rattà , commerciante del ramo sanitario, dopo l’inchiesta di PiazzaPulita che aveva rivelato la sua esistenza, appariva con il volto celato a Non è l’Arena di Massimo Giletti, perchè — diceva — “questa storia può farmi perdere 2 milioni di commesse”.
Io in diretta lo avevo appena definito un commerciante della “borsa nera”, lui aveva detto di se stesso che doveva essere considerato come “uno che svolge un servizio”.
Giovedì Rattà appariva in due programmi in contemporanea: di nuovo a PiazzaPulita, come oggetto di inchiesta, per le sue ipoteche, in una controinchiesta in stile americano. E poi intervistato da Paolo Del Debbio, su Rete4, con il suo mantra: “Io salvo vite”.
Formigli si interroga su come una società che ha solo 45 euro di liquidità possa avere una commessa da 21 milioni di euro. Del Debbio invece sposava la sua tesi: “Se lei può portare in Italia delle dosi che non ci arriverebbero, sta davvero svolgendo un lavoro utile”.
Dettaglio non da poco: per questo lavoretto Rattà contava di incassare 0,20 centesimi di euro a dose, che moltiplicati per 15 milioni di dosi produce la modica cifra di 3 milioni di euro di commissione.
E qui si torna alla posizione di Draghi: se l’Unione europea la sposasse, non esisterebbero nè Rattà , nè le offerte su Alibaba, e nemmeno nessun altro mediatore.
La polemica del presidente del Consiglio italiano, però, ci segnala che questo esito non è indifferente: e ci dirà se i vaccini resteranno un mercato protetto (e quindi regolamentato) dagli Stati. Oppure se commerciare vaccini sarà come vendere patate o mascherine, come sognano i tanti Rattà attivi in queste ore sulla scena globale.
Diventa allora importante indagare la figura di questo imprenditore lombardo, con i suoi doppiopetti gessati e i suoi capelli lunghi tagliati alla moda, il viso abbronzato e un passato nel settore dell’abbigliamento e (come candidato minore) in Forza Italia. Uno di quegli uomini che appaiono come meteore e involontariamente illuminano un mondo.
Non avremmo scoperto la sua esistenza, se un sondaggista, Luigi Crespi, e il suo commercialista, Alessandro Arrighi, non si fossero presentati a casa sua con una telecamera nascosta, e non avessero filmato oltre un’ora di colloquio con la sua proposta.
Rattà sembra fatto apposta per dividere l’opinione pubblica. Io lo incalzo per chiedergli se non si senta “uno speculatore”. Lui mi ribatte: “Se non lo faccio io, lo farà un altro. E porterà quei vaccini in un altro Paese. È questo che volete?”.
Quel che è certo è che personaggi come lui si svelano i segreti e le falle di un sistema in cui ogni ora si muovono milioni di euro, e da cui dipendono le vite di molti cittadini.
Quando Crespi lo accusa di essere “uno sciacallo”, per esempio, l’imprenditore risponde con un annuncio di querela. Così provo a ricordargli che lui vende qualcosa che gli Stati hanno già pagato. E lui ribatte: “Io so come funziona il mercato meglio di voi. L’America ha pagato il vaccino a Pfizer 20 euro a dose. Israele 28, l’Europa 12. Se lei fosse Pfizer, chi rifornirebbe prima?”.
Quello che i mediatori dimenticano di ricordare è che l’Europa (e la Germania) hanno finanziato la ricerca della BioNTech. Ovvero della società di ricerca fondata da un figlio di immigrati turchi, Ugur Sahin, e da sua moglie, che è arrivata “prima” nel mondo, assicurando il suo brevetto a Pfizer.
Quello che le grandi aziende non raccontano è che ci sono contratti di fornitura tra gli Stati e le Big Pharma che non sono stati rispettati.
Ma i sostenitori del “libero mercato” dei vaccini rispondono che nessuno ha letto in integrale i contratti di fornitura con l’Europa. E assicurano che in realtà non ci sia nessuna esclusiva. Questo è un altro punto di verità , purtroppo: perchè parti importanti di questi accordi restano tutt’ora secretate, malgrado le tante dichiarazioni di Ursula von der Leyen.
Ma, se fosse vero quello che dice la presidente della Commissione europea, da dove saltano fuori le sue dosi — milioni, non migliaia — che finiscono sul mercato parallelo?
Sempre Rattà sostiene che la partita che lui aveva offerto a Zaia era disponibile quando la proposta era stata fatta, due settimane fa. Poi a me ha detto, invece: “I miei fornitori si sono tirati indietro”. Giovedì, da Del Debbio, curiosamente, ha cambiato ancora versione: “Si potrebbero ancora comprare. Anche se io posso venderli solo agli Stati”.
Dice la verità o bluffa? Mistero. Giovedì l’imprenditore appariva a volto scoperto, mentre solo domenica scorsa diceva di dover celare le sue fattezze: “Per difendermi da accuse folli che mi piovono sulla testa”.
Nel video trasmesso da PiazzaPulita, affermava di avere “i camion frigo pronti da consegnare”. A me ha detto: “Non esiste nessun camion frigo. Io sono solo uno che colloca uno stock”.
La domanda che mi faccio, a questo punto, è: possibile che gli Stati non fossero a conoscenza di questo mercato parallelo fino all’annuncio di Zaia?
È sintomatico che l’imprenditore si lamenti dicendo: “Sono venuti da me con l’inganno fingendosi compratori per conto di Regione Lombardia e di Gallera”. Se è un mercato legale, come dice lui, perchè avrebbe dovuto arrabbiarsi se qualcuno ne rivelava l’esistenza? Altro mistero.
Finchè ha retto il segreto di Pulcinella queste domande potevano restare senza risposta. Oggi non più.
Altro dettaglio non da poco: quando gli chiedi come mai non abbia mai offerto le dosi ad Arcuri, Rattà spiega: “Tutti i miei colleghi che hanno fatto delle offerte sono stati denunciati. Non a caso, la prima cosa che Arcuri ha chiesto, quando ha saputo di me da Zaia, è stato il numero del lotto”.
E qui c’è un altro punto decisivo, che si ricollega al discorso di Draghi: il lotto è la carta di identità di ogni partita di vaccini. Quello che impedisce, ad esempio, che le forniture che escono dalla porta a prezzo di favore destinate ai Paesi del terzo mondo possano rientrare dalla finestra sui mercati dei Paesi avanzati, a prezzo maggiorato. E con una doppia beffa: crea plusvalenza e sottrae dosi ai più poveri.
Il numero seriale serve anche a capire se le offerte sono reali o se sono una truffa. E Rattà , che spiega di essere “un mediatore regolarmente iscritto all’albo del ministero della Salute”, sostiene che lui non può fare il numero dei lotti perchè funziona esattamente come quando si compra una macchina: il numero del telaio che si ottiene non è quello del giorno in cui si paga l’auto, ma quello del giorno in cui questa viene consegnata.
“Oggi è una cifra, domani un’altra”. Ma è evidente che questo varco è lo scudo migliore dietro cui si può nascondere il mercato parallelo. Pfizer da giorni diffonde comunicati per ribadire che la società non fornisce mercati paralleli, e che vende solo agli Stati. Lo stesso ha fatto l’amministratore delegato di AstraZeneca.
Ma finchè non scatta la minaccia delle sanzioni — ecco di nuovo la forza del discorso di Draghi — le maglie resteranno troppo larghe. E finchè il pallino della produzione sarà in mano ai Signori del Vaccino, le forniture saranno legate alle loro filiere produttive.
Ecco perchè, in fondo al discorso di Draghi, alla fine di quella catena logica, c’è l’unica possibile soluzione a questo rompicapo: bisogna obbligare le case farmaceutiche a consentire la produzione controllata, su licenza, agli Stati.
Ecco perchè il caso del vaccino in Veneto è stato il grimaldello che ha scassinato il sistema coperto del mercato parallelo. Questa non è una storia di lotti, e di commesse, non è la riffa delle mascherine, con i suoi appalti e le sue stecche. Questa sarà la storia più importante dei prossimi anni.
L’esito da scongiurare, a mio avviso, è che alla fine si produca un unico grande mercato vaccinale in cui Stati e privati si ritrovino in concorrenza, come su qualsiasi altro terreno, per procurarsi e commerciare le dosi. Le regole di ingaggio decise oggi determineranno il futuro nei prossimi trenta anni.
Per caso avete visto l’app (di successo in queste ore) in cui si inseriscono i propri dati anagrafici e si scopre la data in cui si verrà vaccinati se si segue il ritmo attuale? Io ho provato, e ho scoperto che, con i miei 50 anni, potrei attendere fino all’autunno 2021.
È chiaro a tutti che il primo giro di vaccinazione, in Europa, finirà proprio quando dovrà iniziare il secondo. Il mondo del dopo-Covid dipenderà dalle campagne vaccinali, dai tempi delle campagne vaccinali, dai loro dosaggi e dalla loro efficacia. Dalla velocità con cui arrivano o no una dose e una partita, dalla varietà delle offerte, e dalle risposte alle varianti del Covid. Dal secondo, e adesso — è notizia recente — anche dal terzo, richiamo.
I vaccini arriveranno a contare come le forniture del greggio a metà degli anni Settanta. Anzi, è già così. Solo che ancora non leggiamo tutti, nel modo corretto, le informazioni che sono già in nostro possesso.
Durante la Guerra Fredda contavano le potenze nucleari, ovvero quelle che avevano i loro arsenali all’Uranio e la capacità di utilizzarli sul campo. Dopo la pandemia conteranno quelli che avranno un loro vaccino da somministrare o da vendere. Siamo appena entrati — quasi senza accorgercene — nell’era della Geopolitica vaccinale.
(da TPI)
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Febbraio 27th, 2021 Riccardo Fucile
ORA CASAPOUND, SCIOLTO IL PARTITO E RESTATO SOLO MOVIMENTO, APPOGGIA FRATELLI D’ITALIA
L’ultimo velo su CasaPound cade a Maccarese, quattromila anime sul litorale laziale. Quando l’altro giorno i poliziotti sono entrati nella sede dell’associazione Fons Perennis – collegata a CasaPound e, di fatto, la base del movimento in zona – la scena ha lasciato spazio a pochi dubbi: accanto a un busto di Benito Mussolini e a stampa neonazista inneggiante agli squadroni della morte di Hitler, c’era un tabernacolo, utilizzato – ritengono gli investigatori – per delle messe in omaggio ai criminali di guerra nazisti.
Quel Priebke morto (“mai pentito”) l’11 ottobre 2013 all’età di cento anni a Roma e sepolto in gran segreto dallo Stato nel cimitero all’interno di un carcere. E Heinrich Himmler, il vice del Fà¼hrer, nonchè organizzatore della Soluzione finale all’origine dell’Olocausto.
Al momento del blitz degli agenti nello stabile di Maccarese, di proprietà dell’Asl e sgomberato sulla base di un decreto di sequestro del gip di Civitavecchia, c’era solo il guardiano: ma è il materiale rinvenuto dagli agenti che interessa.
Scopre, fuor di metafora, gli altarini di CasaPound. La sede di Fons Perennis – stando a quanto riportato dalla polizia – veniva utilizzata per incontri dai “leader nazionali” dell’ex partito (oggi di nuovo movimento). Ai vertici di CasaPound Italia ci sono il fondatore e presidente Gianluca Iannone, i due vice Andrea Antonini e Marco Clemente e il portavoce ed ex segretario politico Simone Di Stefano (Iannone e Di Stefano sono pregiudicati).
A processo a Bari per tentata ricostituzione del partito fascista e violenze, le tartarughe frecciate dal 2003 occupano abusivamente a Roma la loro sede principale, in via Napoleone III, quartiere Esquilino, centro storico. Un edificio pubblico di 60 vani, composto da almeno una ventina di appartamenti. Una costante, quella delle occupazioni abitative. E occupata era anche la sede di Fons Perennis a Maccarese.
Chi sono, quelli di Fons Perennis? Il simbolo è formato da due rune incrociate. “Lo scopo dell’associazione è promuovere la ricerca culturale tradizionale e l’incontro tra le persone al fine della crescita degli individui”, si legge sul sito dove compaiono immagini di bandiere e di iniziative di CasaPound.
“In una società come quella contemporanea, proponiamo un approfondimento al fine della conoscenza di noi stessi”. Insomma, “un percorso di conoscenza” interiore. Che passava anche dall’ammirazione e dalla devozione per i boia nazisti.
L’attività di Fons Perennis ruota intorno alla runologia esoterica e alla mistica del culto solare (un tempo rappresentata dalla svastica, simbolo della salvezza dalle tenebre portate dal male), e dunque gli immancabili solstizi d’inverno e d’estate, i campi invernali.
Un programma che prevede anche alcuni rituali buddhisti. Il calendario 2015 di Fons Perennis? Una grafica con le due rune e la bandiera della tartaruga di CasaPound.
Da parte dei vertici del movimento, per ora, non è arrivato nessun commento alla vicenda. La sensazione è che questa storia di pane, vino e nazismo rappresenti l’ennesima tegola sui “fascisti del terzo millennio” (“sì, siamo gli eredi del fascismo”, disse Di Stefano). Dopo i flop elettorali, a giugno del 2019 i capi di Cpi hanno dichiarato conclusa l’esperienza politica come partito: le tartarughe nere sono tornate ad essere un movimento. Sempre più lontani dalla Lega di Matteo Salvini (con la quale dal 2014 al 2016 strinsero un’alleanza sovranista) e sempre più vicini a FdI. Che sosterranno alle prossime elezioni amministrative a Roma con la lista “Volontà romana”.
Ma la parabola di CasaPound dipenderà molto dall’esito del processo a Bari: un’eventuale sentenza che dovesse accertare la tentata ricostituzione del partito fascista potrebbe decretarne il definitivo tramonto. Forse le messe dedicate ai miti nazisti servivano a propiziare buona sorte.
(da “La Repubblica”)
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