Febbraio 16th, 2021 Riccardo Fucile
“SOLO 5 GIORNI FA SI E’ SCOPERTA L’INCIDENZA DEL 18% DELLA VARIANTE INGLESE”
Nessuno ha la certezza su quale potrebbe essere la situazione oggi se l’Italia avesse chiuso interamente per tutta la durata delle vacanze di Natale e fa specie che oggi si pensi alle piste da sci come un bisogno primario.
Il virologo Andrea Crisanti è convinto che la situazione oggi sarebbe stata diversa.
“Se avessimo fatto il lockdown a dicembre e poi ora il controllo delle varianti, noi oggi avremmo gli impianti” sciistici “aperti probabilmente”.
Per l’esperto, “è stata una sfortuna che la decisione” di prorogare lo stop di queste attività “sia stata presa con così poco anticipo. Io – ha spiegato – sono il primo che ha sempre detto che ci vuole trasparenza e che bisogna dire le cose con largo anticipo per prepararsi. Però è anche vero che abbiamo saputo per la prima volta che la variante inglese aveva un’incidenza del 17-18% 5 giorni fa, perchè finalmente 5 giorni fa è stato fatto il primo campionamento a tappeto in Italia ed è chiaro che una percentuale del 17-18% non poteva essere ignorata
Ma, ha aggiunto, “teniamo presente che questo è stato fatto per il bene degli italiani, non contro qualcuno. L’agenda qui la detta il virus, se a un certo punto la variante inglese è al 17%, che dobbiamo fare se lo abbiamo saputo 5 giorni fa? Dovevamo mantenere gli impianti aperti per fare in modo che si diffondesse e arrivasse al 30-40% con centinaia di morti?”, ha provocatoriamente domandato il direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Azienda ospedaliera di Padova e docente di Microbiologia dell’ateneo cittadino.
“Un lockdown sarebbe stato necessario sotto Natale – ha ribadito Cristanti – Se lo avessimo fatto, non avremmo le varianti al 20% e potremmo programmare questo periodo in maniera completamente diversa. Se non c’è trasmissione, non c’è diffusione delle varianti, quindi avremmo potuto tranquillamente evitare di arrivare a questo punto”.
(da Open)
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Febbraio 16th, 2021 Riccardo Fucile
CHI HA SCELTO LE MISURE PIU’ SEVERE HA OTTENUTO I RISULTATI MIGLIORI
Prima di preoccupare l’Italia, le varianti di Covid-19 hanno invaso già diversi Paesi d’Europa e del mondo. Su
territorio nazionale la lotta alle mutazioni è solo agli inizi, con la polemica di un lockdown totale che torna a spaventare. Per le realtà estere e in particolare europee invece le misure restrittive vanno avanti, facendosi esempi di differenti strategie di lotta.
Le mosse della Germania
Il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert parla di «una nuvola scura portata da un pericolo molto serio», Angela Merkel «di rischi disastrosi». La Germania è alle prese con la lotta alla variante “inglese”, individuata già in diverse parti del Paese e con buone probabilità presente sul territorio tedesco già da novembre. Ad averlo fatto sapere era stato a dicembre l’Hannoversche Allgemeine Zeitung, che, citando il ministero della salute della Bassa Sassonia, una delle zone della Germania in assoluto più colpita da inizio pandemia, aveva raccontato di un paziente anziano risultato positivo già un mese prima. Al 20 di gennaio l’allarme è scattato con la nascita di un numero sempre maggiore di focolai, tra cui quello del Vivantes-Humboldt-Klinikum, l’ospedale di Berlino completamente chiuso e messo in quarantena causa variante “britannica“.
«La variante potrebbe sostituire il virus originario e diventare dominante in Germania», ha detto a metà gennaio il capo di gabinetto della cancelleria federale, Helge Brau. Parole seguite pochi giorni fa dall’annuncio di Angela Merkel di un lockdown prolungato per tutto il Paese, al momento alle prese con il 18% circa di diffusione di casi di variante “inglese”.
Lockdown
La prima mossa scelta dal governo centrale tedesco per arginare il pericolo variante, è stata quella di prolungare il lockdown rigido, in cui la Germania si trova dal 16 dicembre. La proroga della stretta, decisa lo scorso 26 gennaio, avrebbe dovuto allentarsi intorno all’1 marzo. Ma il governo tedesco ha tenuto il punto fermo annunciando la chiusura almeno fino al 7 marzo prossimo. L’allentamento delle misure restrittive potrà avvenire solo a condizioni epidemiologiche ben precise: quando cioè il tasso di incidenza calcolato su 7 giorni risulterà stabile a un massimo di 35 nuove infezioni ogni 100mila abitanti.
Confini
Le restrizioni hanno riguardato anche le frontiere. A fine gennaio è stato imposto lo stop alla maggior parte dei viaggi da e per i Paesi colpiti dalle nuove varianti di coronavirus più contagiose, tra cui Gran Bretagna, Sud Africa, Brasile e Portogallo. Risale alle ultime ore un’ulteriore stretta sui confini. Il governo tedesco ha imposto limitazioni agli spostamenti con il Tirolo austriaco e la Repubblica Ceca. Al confine di ingresso e in uscita con Baviera e Sassonia vigono controlli serrati, mentre sono sospesi anche i servizi delle ferrovie tedesche della Deutsche Bahn in partenza e in arrivo proprio per i due Land
Scuole
Sul tema delle scuole il governo centrale sembra essere in totale disaccordo con la scelta che alcuni Laender starebbero facendo. «La pianificazione delle aperture delle scuole nei prossimi giorni da parte di alcuni Land è un passo azzardato», ha detto Merkel. La strategia della Cancelliera avrebbe invece imposto la soglia di riferimento dei 35 nuovi contagi in 7 giorni su 100mila abitanti, anche per l’apertura delle scuole. Ma le decisioni delle singole regioni hanno preso una direzione più morbida, per cui molti istituti scolastici riapriranno già da 22 febbraio. Una discrepanza resa possibile dal fatto che in Germania la materia è di esclusiva competenza regionale, per cui la Cancelliera al momento impossibilitata ad agire con qualsiasi tipo di veto.
Gli effetti
Il numero dei contagi è in diminuzione nel Paese da diverse settimane. L’incidenza registrata è di circa 70 casi per 100mila abitanti, e diminuiscono i Land nei quali l’incidenza è compresa fra i 100 e i 200 casi settimanali. Anche Berlino ha toccato i livelli più bassi da novembre a questa parte ma l’obiettivo ora è arginare quel 18% di variante “britannica” che spaventa. A questo proposito è il sequenziamento del virus nei laboratori ad essere ancora troppo basso e a non garantire un controllo reale sulla velocità di diffusione. Per sopperire alla carenza di analisi, la Germania continua con le chiusure, nella speranza di agire in ogni caso sui contagi.
Le mosse del Regno Unito
Per la prima volta nel Regno Unito è stata individuata e isolata la variante di Covid-19 denominata per questo “inglese”. Il 12 dicembre nella prigione dell’Isola di Elmley sono risultati positivi al Covid ben il 40% dei detenuti in un solo braccio del carcere. Da lì una corsa contro il tempo che ha messo in ginocchio un intero Paese nel giro di 20 giorni: da 6 mila a 70 mila casi, con focolai sempre più presenti tra bambini e ragazzi.
Lockdown
La scelta iniziale del Regno Unito è stata quella di agire con chiusure localizzate nelle zone dove la variante era più diffusa. Al 30 di dicembre il ministro della Salute Matt Hancock aveva annunciato di casi in forte aumento e quindi la chiusura di ulteriori Comuni interessati. Così come per la strategia dei colori italiana, anche il governo inglese ha proceduto per livelli restrittivi, modulandoli sulla base dei dati di diffusione. Il tier 4, il livello più duro di lockdown, prevede l’ordine di restare a casa e implica che le attività commerciali come i negozi non essenziali, i parrucchieri e le palestre debbano chiudere. Ed è al livello 4 che l’intero Paese è purtroppo arrivato nei primi giorni di febbraio, con conseguente chiusura totale tuttora valido.
I confini
Per entrare nel Regno Unito attualmente c’è l’obbligo di 3 tamponi: oltre a quello eseguito all’ingresso si viene sottoposti a un test dopo 2 e 8 giorni. Per i viaggiatori che provengono dai paesi più colpiti dall’epidemia di Covid ed entrano nel Regno Unito senza rispettare l’obbligo di isolamento negli hotel allestiti, il governo britannico ha previsto multe da 10 mila sterline e il carcere fino a 10 anni. Sanzioni salatissime e detenzione le armi per far rispettare le regole sui confini. Hotel da quarantena allestiti a carico del viaggiatore: 1750 sterline comprensivi di vitto, alloggio, trasporto e test.
Scuole
Una delle misure del lockdown generale deciso dal governo britannico è stata anche quella delle chiusure di tutte le scuole. Primarie, secondarie e college di tutto il Paese stanno andando avanti con la didattica a distanza. Gli istituti sono aperti solo per i bambini più vulnerabili e per i figli dei lavoratori essenziali, così come restano aperti i parchi giochi per famiglie e bambini.
Gli effetti e i possibili allentamenti
I dati sui decessi e nuovi contagi del Regno Unito stanno registrando una chiara tendenza al ribasso. Nell’ultima settimana ci sono stati il 25% in meno di ospedalizzazioni, le morti si sono ridotte del 26% e i nuovi casi del 27%. Per la prima volta dallo scorso luglio l’indice Rt è sceso sotto l’1% oscillando tra lo 0,7% e lo 0,9%. Riguardo a una possibile riapertura Johnson ha dichiarato un «cauto ottimismo», prevedendo intorno al 22 febbraio tre differenti fasi di allentamento, con la ripartenza delle scuole prevista all’8 di marzo.
Le mosse della Francia
La variante “inglese” in Francia rappresenta circa il 20-25% dei casi risultati positivi al virus. Nelle ultime ore la parte nord-orientale ha registrato una rapida diffusione anche della variante “sudafricana“: la regione dell’Alsazia rileva attualmente 100 nuovi casi al giorno. E poi la preoccupante situazione della Mosella a est del Paese: più di 300 casi di mutazioni riconducibili alle varianti “sudafricana” e “brasiliana“.
Lockdown
Il governo francese è attualmente ancora al vaglio di una possibile chiusura totale o parziale del Paese. Il ministro della Salute Olivier Veran discute ancora con i rappresentati delle singole regioni anche sull’eventuale chiusura degli istituti scolastici.
I confini
La Francia ha chiuso le sue frontiere ai Paesi al di fuori dell’Unione europea. Una decisione annunciata dal primo ministro Jean Castex a inizio febbraio: «Qualsiasi ingresso qualsiasi uscita dal nostro territorio verso o da un Paese al di fuori dell’Unione europea sarà vietata, tranne che per motivi impellenti».
Gli effetti
Per ora gli effetti dell’indecisione sulle misure restrittive anti varianti collocano la Francia al terzo posto della classifica mondiale dell’Oms per numero di contagi. Solo dopo Stati Uniti e Brasile, il Paese europeo va avanti con una media di oltre 20 mila contagi al giorno e con una percentuale di diffusione delle varianti che non accenna a scendere.
(da Open)
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Febbraio 16th, 2021 Riccardo Fucile
“INDOSSARE SEMPRE MASCHERINE FFP2 NEI LUOGHI CHIUSI, INCREMENTO DEI TAMPONI, VACCINARE TUTTI GLI OVER 70”
Con la pandemia e con le varianti del coronavirus non si scherza: servono misure restrittive rigide, in tempi rapidi e a livello nazionale, non territoriale e a macchia di leopardo.
Questo, in estrema sintesa, il contenuto del documento inviato al nuovo presidente del Consiglio Mario Draghi e al ministro della Salute, Roberto Speranza, dal gruppo di 1.150 esperti che fa capo all’Italian Renaissance Team contro il Covid-19 fondato un anno fa dal farmacologo clinico Carlo Centemeri dell’Università Statale di Milano e che riunisce rappresentanti del mondo accademico, istituzionale e dell’industria.
Tra i firmatari l’ex direttore esecutivo dell’Agenzia Europea dei Medicinali (Ema) Guido Rasi e l’attuale responsabile della task force vaccini dell’Ema, Marco Cavaleri, il genetista Giuseppe Novelli, il virologo Francesco Broccolo e l’epidemiologo Massimo Ciccozzi.
L’allarme è stato lanciato a seguito dei dati epidemiologici italiani, che indicano un numero costante, ma elevato, sia di casi positivi sia di decessi. Soprattutto si tiene conto degli indicatori di un peggioramento a livello delle regioni.
“Lo studio appena condotto dagli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità , del Ministero della Salute e della Fondazione Bruno Kessler in 16 regioni e province autonome, rivela inequivocabilmente la presenza delle varianti di SARS-CoV-2 nell’88% delle regioni esaminate, con percentuali fino al circa il 60%. In circa il 20% di tutti i nuovi casi di Covid-19 sono state individuate le varianti che risultano più infettive in una percentuale che va dal 40 ad oltre il 60%, rispetto al ceppo di marzo” si legge nel documento stilato dagli esperti che hanno messo volontariamente, a titolo gratuito, la loro professionalità al servizio dei decisori. Esperti che lanciano “un appello urgente ed accorato al Presidente del Consiglio Mario Draghi ed al Ministro della Salute Roberto Speranza”, stilando una lista di provvedimenti da adottare il prima possibile per “riprendere il pieno controllo della situazione”.
I provvedimenti da adottare
Obbligo di indossare sempre in tutti i luoghi chiusi la mascherina FFP2 per protezione personale ulteriore verso le varianti.
Tempestive, restrittive misure di contenimento territoriale “circoscritte, chirurgiche e circostanziate.
Eventuale successiva estensione del lock-down all’intero territorio nazionale se necessario, per arginare l’ulteriore diffondersi delle varianti nel nostro Paese.
Incremento del numero di test effettuati giornalmente (non meno di 250.000 su scala nazionale), con la raccomandazione di utilizzare preferenzialmente i tamponi molecolari e gli antigenici di terza generazione, accelerando la distribuzione territoriale di questi ultimi.
Genotipizzazione con test molecolari di screening che tenda ad almeno il 25% dei test risultati positivi, al fine di rivelare le varianti inglese, sudafricana e brasiliana.
Sequenziamento (intero gene S) per almeno il 5% dei test risultati positivi, al fine di rivelare nuove varianti o di mutazioni che possono impattare sui test diagnostici, terapie con anticorpi monoclonali specifici contro SARS-CoV-2 e vaccini
Somministrazione di tutte e tre le tipologie di vaccino disponibili (compreso quello di AstraZeneca) mirata, esclusiva e più possibile tempestiva a tutti i soggetti oltre i 70 anni di età e a adulti a maggior rischio, causa patologie croniche o acute gravi, al fine di proteggerli da SARS-CoV-2 e dalle conseguenze dell’infezione dallo stesso. Acquisto diretto immediato di dosi aggiuntive di uno dei vaccini disponibili nel rispetto degli accordi con la Commissione Europea e le procedure regolatorie di approvazione.
Predisposizione, tramite rimodulazione immediata di quelli vigenti, dei protocolli terapeutici al fine di garantire sull’intero territorio nazionale tutti i presidi ad oggi disponibili, compresi gli anticorpi monoclonali (mAb) specifici contro SARS-CoV-2, ma anche gli antiinfiammatori – inclusi quelli di recente introduzione – per bloccare la cascata citochinica.
(da agenzie)
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Febbraio 16th, 2021 Riccardo Fucile
PIU’ CONTAGIOSA DAL 30 AL 50% E MORTALITA’ SUPERIORE DAL 30 AL 70%
Che cos’è la variante inglese?
La variante inglese del Covid-19, indicata con le sigle 20B/501YD1 oppure B.1.1.7, è caratterizzata da 23 mutazioni, 14 delle quali sono localizzate sulla proteina Spike del virus
Quando è comparsa per la prima volta?
E’ comparsa in Gran Bretagna in settembre ed è stata resa nota a metà di dicembre 2020. Finora è stata identificata in 33 Paesi, compresa l’Italia.
La mutazione rende il virus più contagioso?
La mutazione rilevata nella posizione 501 della proteina Spike rende il virus più contagioso dal 30% al 50% rispetto ad “altre varianti non preoccupanti” in circolazione e potrebbe avere una mortalità superiore dal 30% al 70%. E’ quanto indica il documento redatto dal New and Emerging Respiratory Virus Threats Advisory Group (NEVRTAG), il gruppo di esperti britannico che assiste il governo nella gestione della pandemia.
Aumenta anche la mortalità ?
Analizzando i dati di 12 studi indipendenti condotti nel Regno Unito sulla variante inglese, indicata con la sigla B.1.1.7, il gruppo di esperti rileva che i dati non sono definitivi e dovranno essere ulteriormente analizzati poichè fra i diversi studi esistono differenze significative. In ogni caso, osservano, “queste analisi indicano che probabilmente la variante B.1.1.7 è associata a un aumento del rischio di ospedalizzazione e morte rispetto all’infezione da coronavirus non dovuta alla variante B.1.1. 7”. Ad oggi non è nota la causa della presunta letalità superiore della variante inglese, ma tra le ipotesi c’è quella di una maggiore carica virale nei pazienti infettati.
Quanto è diffusa in Italia?
La variante inglese è ormai diffusa nella maggior parte del territorio italiano, almeno nell’88% delle regioni secondo i risultati dell’indagine rapida condotta il 4 e 5 febbraio da Istituto Superiore di Sanità (Iss) e ministero della Salute.
In quali Regioni la variante è più diffusa?
In Italia si sono sviluppati alcuni focolai locali soprattutto in Abruzzo (oltre il 50% di prevalenza), Lombardia (si stima rappresenti il 30% dei positivi), in Veneto (il 20% dei tamponi), in Puglia (il 15,5% dei casi), in Umbria e Molise. E anche in Regioni ma con casi più sporadici.
I vaccini sono efficaci contro le varianti?
Dai primi studi infatti emerge che i vaccini Pfizer, Moderna e Astrazeneca funzionino contro questa particolare variante.
(da agenzie)
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Febbraio 15th, 2021 Riccardo Fucile
BERLUSCONI PROMUOVE TAJANI COORDINATORE MA E’ CAOS IN FORZA ITALIA… ANCHE LA PRESTIGIACOMO A UN PASSO DALL’ADDIO
A due giorni dal giuramento del nuovo governo guidato da Mario Draghi non si placano le polemiche dentro Forza Italia. Silvio Berlusconi cerca di calmare le acque mettendo mano all’organizzazione interna di Fi con una serie di promozioni: Antonio Tajani viene nominato coordinatore nazionale, Anna Maria Bernini sua vice e Licia Ronzulli responsabile per i rapporti con gli alleati del centrodestra.
Inoltre, dopo la “promozione” di Maristella Gelmini a ministro, sempre il Cavaliere ha indicato al suo posto, quale facente funzioni di capogruppo alla Camera, Roberto Occhiuto. Ma, l’ex premier vuole che Occhiuto resti il candidato azzurro per la presidenza della regione Calabria.
Malgrado la riorganizzazione però, nei gruppi resta un clima pesante e di profonda insoddisfazione. E cresce la competizione tra i tanti parlamentari, in lotta tra loro, per avere un posto nella pattuglia di sottosegretari ( si parla di cinque o sei posti) che spetta a Fi con cui si andrà a completare la squadra del governo.
Mentre infuriano le proteste – plateale quella di Stefania Prestigiacomo che annuncia in chat di voler abbandonare la politica – ripartono le defezioni: tre deputati, Osvaldo Napoli, Daniela Ruffino e Guido Della Frera lasciano infatti il gruppo alla Camera per il gruppo Misto. Da tempo in rotta con la linea filo sovranista del partito
Tutti e tre passeranno con Giovanni Toti per dar vita alla componente ‘Cambiamo’ del gruppo Misto alla Camera con 8 parlamentari. Raccontano che si tratta di un primo passo per la creazione di un nuovo contenitore politico, di stampo centrista, che va oltre Forza Italia e, forse, lo stesso perimetro del centrodestra.
“L’obiettivo finale è la creazione di un nuovo grande centro moderato, di cui noi vogliamo essere protagonisti”, dice all’Adnkronos l’ormai ex azzurro Napoli, che non aggiunge altro ma lascia intendere che il progetto politico è aperto a chi ci sta. Secondo i rumor, infatti, la nuova componente guarda al centro dello schieramento politico, anche in vista della nuova legge proporzionale che dovrebbe essere discussa in Parlamento. Nessuno lo può dire ora apertamente, ma in prospettiva, a quanto si apprende, grazie alla logica proporzionale, oggi è stato gettato solo l’amo: l’obiettivo è coinvolgere chiunque sia interessato a un “grande partito di centro”: da Azione di Carlo Calenda a Iv di Matteo Renzi, dall’Udc a ‘Più Europa’.
Fanno parte della ‘componente’ di Montecitorio di ‘Cambiamo’: oltre ai parlamentari totiani Manuela Gagliardi, Stefano Benigni, Alessandro Sorte, Giorgio Silli e Claudio Pedrazzini, ci sono Gianluca Rospi e Fabiola Bologna di ‘Popolo Protagonista’ e i tre azzurri arrivati oggi, Napoli, Ruffino e Della Frera. Domani alle 18 Toti ufficializzerà alla stampa la nascita della ‘componente’.
Capitolo a parte è infine il posto lasciato vacante da Mara Carfagna alla vice presidenza della Camera. Stando ai rumors di Palazzo, quella poltrona potrebbe non rimanere a Forza Italia, anche tenuto conto che il partito azzurro ha anche un Questore a Montecitorio. L’ipotesi è sia assegnata a qualche centrista, si fa il nome di Maurizio Lupi, o a un esponente della minoranza di Leu, cioè Sinistra Italiana, che è rimasta all’opposizione.
(da Huffingtonpost)
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Febbraio 15th, 2021 Riccardo Fucile
CON GIORGETTI NEL CUORE DEI POTERI FORTI, ORA TEME PER LA SUA LEADERSHIP… SE LA LEGA SCENDE SOTTO IL 20% SCATTA L’ASSALTO ALLA SEGRETERIA
Ha vinto Giorgetti con il governo Draghi? “La Lega è una squadra, in queste ore leggo del travaglio Pd, di
Renzi, del M5s, noi siamo una comunità , quando si sceglie una strada si va dritti, quando facciamo una scelta me ne assumo la responsabilità e penso questa sia stata scelta giusta”. Lo ha detto Matteo Salvini a Mezz’ora in più.
In realtà il capitano leghista sa perfettamente che le cose non stanno così, come sa altrettanto bene che tra qualche mese potrebbe essere ridotto al rango di semplice “nostromo” perchè i signori che con la scelta dei ministri hanno definitivamente tagliato le ali al sovranismo siedono a Palazzo Chigi e al Quirinale.
D’altra parte i poteri forti di mezzo mondo, a cominciare da quelli di stanza a Berlino e Bruxelles (per non parlare della Casa Bianca ora che non c’è più Trump) non dimenticheranno facilmente il suo passato. “Da quelle parti non è facile come in Italia rifarsi una verginità politica” spiegano ambienti dello Stato profondo tricolore.
E si ricorda la stima e l’affetto che hanno per il tifosissimo del Southampton Giancarlo Giorgetti (che Salvini non a caso con i fedelissimi descrive “in quota Draghi”): “Gli dobbiamo molto, non ultimo il fatto che ha contribuito moltissimo per portare Mario Draghi a palazzo Chigi”.
E adesso, per concludere l’operazione, proverà , parallelamente all’azione di governo, a costruire la nuova Lega. Per parlare a tutto il mondo moderato. Per ragionare con i cattolici che hanno smesso di votare (le parole del Cardinale Ruini di tanto tempo fa non sono state dimenticate).
Insomma, Salvini ha fiutato la trappola: “Ora mi tengono lontano dalla stanza dei bottoni, aspettano che il partito scenda sotto la soglia psicologica del 20% (cosa possibile visto che c’è la Meloni da sola all’opposizione) e poi cominceranno l’assalto alla segreteria magari proprio per mettere Giorgetti (GG per gli amici, ndr) o Zaia”.
In poche parole, il Capitano ora è costretto a fare buon viso a cattivo gioco ma non è affatto tranquillo per il futuro tanto che per parare il colpo cercherà di blindare il più possibile con i fedelissimi le poltrone di viceministro e sottosegretario. Draghi permettendo.
(da TPI)
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Febbraio 15th, 2021 Riccardo Fucile
RIGIDE IN GERMANIA E REGNO UNITO, PIU’ MORBIDE IN FRANCIA E SPAGNA, MA TUTTE PIU’ SEVERE CHE IN ITALIA (DOVE C’E’ ANCORA CHI SI LAMENTA)
Da qualche ora anche in Italia si è tornati a parlare di lockdown. L’idea è quella di chiudere il più possibile per evitare un nuovo aumento dei contagi, con l’obiettivo di mettere in sicuro le vaccinazioni.
L’Italia non sarebbe, eventualmente, l’unico Paese ad andare in lockdown in questa fase in cui a preoccupare è soprattutto la circolazione delle varianti, a partire da quella inglese. Tra i grandi d’Europa c’è chi è già in una fase di confinamento dei suoi cittadini e chi, invece, non esclude la possibilità di nuove restrizioni sempre più ferree.
Vediamo quali sono attualmente le regole in vigore nei grandi Paesi d’Europa: dalla Germania alla Spagna, dal Regno Unito alla Francia.
Le regole anti-Covid in Francia
Da qualche settimana in Francia si parla dell’ipotesi di un terzo lockdown nazionale, anche se tutti ora tendono a escluderlo. Lo stato d’emergenza è stato prorogato fino al primo giugno. Attualmente in Francia il coprifuoco è in vigore dalle 18 alle 6: a quell’ora tutti i negozi e le attività chiudono e c’è obbligo di stare in casa. Le scuole sono aperte, ma con restrizioni severe e tanti test sugli studenti. Ristoranti e caffè sono chiusi e sono chiusi anche gli impianti sciistici, così come cinema, teatri, musei, bar e ristoranti. Le frontiere sono chiuse per chi viene da Paesi non Ue dal 31 gennaio.
Germania in lockdown da due mesi
Da metà dicembre la Germania è in lockdown, anche se si tratta di un confinamento meno pesante di quello avvenuto in primavera. Il numero dei contagi è calato, ma il blocco è stato esteso fino al 7 marzo. In Germania sono chiusi i negozi e tutti i servizi non essenziali, come bar, ristoranti (possibile solo l’asporto), i centri benessere e i parrucchieri. Per quanto riguarda gli spostamenti, sono consentiti per una passeggiata o per andare a lavoro, ma è possibile anche incontrare una sola persona al di fuori del proprio nucleo di familiari/conviventi. Non si possono utilizzare le mascherine fatte in casa. Dal primo marzo riapriranno i parrucchieri, mentre alcune regioni riapriranno anche le scuole. La Germania, inoltre, ha chiuso anche i confini con la Repubblica Ceca e con la regione austriaca del Tirolo.
Lockdown anche in Regno Unito
Il Regno Unito è in lockdown da oltre un mese. Di fatto è tutto chiuso, con bar e ristoranti aperti solo per l’asporto. Si può uscire solo per gli acquisti essenziali (per esempio supermercati e farmacie), per le cerimonie religiose e per l’esercizio fisico (massimo un’ora al giorno). Per poter incontrare gli amici si deve rispettare il concetto della bolla, ovvero si può incontrare una sola persona — sempre la stessa — al di fuori del proprio nucleo. Per quanto riguarda il lavoro, dove è possibile lo smart working è praticamente obbligatorio. Scuole chiuse, fatta eccezione per i bambini vulnerabili e per i figli dei lavoratori essenziali. Aperti i parchi giochi.
Le restrizioni anti-Covid in Spagna
La Spagna prevede importanti restrizioni sui voli provenienti da Regno Unito, Brasile e Sudafrica, almeno fino a marzo, proprio per arginare la diffusione delle principali varianti. Resta in vigore fino al 9 maggio il coprifuoco, che varia però da regione a regione: in linea di massima parte alle 22 o alle 23 e finisce alle 6. Si può uscire solo per lavoro, scuola, formazione, comprare le medicine, badare ai bambini o agli anziani. Chiunque sopra i sei anni deve indossare le mascherine sui mezzi del trasporto pubblico e negli spazi chiusi. In molte regioni è obbligatoria anche all’aperto. Sono vietati gli incontri nelle case e in molte regioni bar e ristoranti chiudono prima rispetto all’orario del coprifuoco: a Madrid, per esempio, la chiusura è alle 21.
(da Fanpage)
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Febbraio 15th, 2021 Riccardo Fucile
CERTO, FATE CON CALMA, TANTO HANNO TUTTA LA VITA DAVANTI
Nella giornata che lancia la corsa degli over 80 a registrarsi sul portale della Regione per poter fare il vaccino
anti Covid in Lombardia, l’assessora al Welfare e vicepresidente Letizia Moratti si tira dietro un coro di polemiche per una frase pronunciata ieri davanti ai microfoni del Tgr Rai a proposito della campagna vaccinale. “Le persone devo stare serene. Tutti gli over 80 saranno vaccinati. Non c’è da aver fretta”.
E continua: “Anche per le persone che non possono uscire di casa abbiamo previsto o il medico di medicina generale o l’assistenza domiciliare o i medici dell’Usca. Saranno garantiti anche i trasporti di medici dalla Protezione Civile. La prima dose sarà somministrata entro fine marzo e auspicabilmente entro metà aprile la seconda dose, sempre che saranno rispettati i tempi previsti per la distribuzione dei vaccini necessari. Partiremo con 15 mila dosi la settimana, passando poi a 50 mila e 100 mila. Ci sono 200 punti vaccini, ma sono in fase di apertura altri centri”.
Una gaffe, l’ennesima. E sempre sul tema vaccini, come quella commessa pochi giorni dopo aver assunto l’incarico in cui aveva legato la richiesta della distribuzione delle dosi al Pil di una regione.
Stavolta, mentre c’è chi mette in guardia da un’ulteriore impennata dei contagi e chi paventa l’ipotesi di un nuovo lockdown, o chi ancora ha combattuto per tutta la giornata con il tentativo di prenotare sul portale regionale, preso letteralmente d’assalto, le parole dell’assessora fanno infuriare.
E su Twitter rimbalzano velocissime. C’è chi dice: “Mi sarei aspettato una frase diversa tipo lo faremo più in fretta possibile… e invece”, chi incredulo: “L’ha detto davvero o sto vivendo un incubo?”.
E chi ancora: “Stamattina ho prenotato il vaccino per mia suocera di 86 anni ed ora Moratti dice che non c’è fretta! Cosa abbiamo fatto di male noi lombardi?”.
E poi: “Ho fatto la fila sul portale a ripetizione dalle 12.45 e ancora non sono riuscita a iscrivere nonna. In Lombardia sempre meglio eh… ma d’altra parte, perchè mai avere fretta?”.
Ma le critiche sono a decine. Mentre, a conti fatti, non è detto che le dosi che arriveranno in Lombardia entro l’estate bastino, come prevede il piano regionale, a coprire tutta la popolazione.
(da agenzie)
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Febbraio 15th, 2021 Riccardo Fucile
LA LETTERA DELL’11 FEBBRAIO A GUALTIERI DIMOSTRA CHE LE ACCUSE DI RENZI ERANO INFONDATE
In una lettera inviata l’11 febbraio scorso all’allora ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, la Ue ha promosso il governo italiano sull’impostazione generale del Recovery Plan. Si tratta di una notizia passata quasi sotto traccia a causa del cambio di governo, ma che ha una certa rilevanza politica. Uno dei motivi, se non quello principale, per cui il leader di Italia Viva Matteo Renzi ha fatto cadere il Conte bis a favore del nuovo esecutivo è proprio per la scrittura del Recovery Plan, giudicata, anche da diversi commentatori, come insufficiente e inadeguata.
Non a caso lo stesso Renzi, subito dopo l’incarico a Draghi, ha affermato che il Recovery Plan “va riscritto integralmente: una buona squadra lo riscrive in tre giorni”.
Non sembrerebbe pensarla così la Commissione Europea, però, che, come detto, in una lettera inviata all’ormai precedente esecutivo, ha lodato “l’approccio generale e il dialogo costruttivo intrapreso finora con la Commissione europea” in occasione del piano di ripresa italiano.
La missiva, indirizzata all’ex ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e firmata dal vice presidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, e dal commissario Paolo Gentiloni, sottolineava anche la necessità di “lavorare sui dettagli delle riforme e degli investimenti chiave, per garantire un solido piano di ripresa e resilienza”. Ma di certo non rappresentava una bocciatura da parte della Ue al Recovery Plan italiano.
Nella lettera, inoltre, veniva espresso “apprezzamento per gli sforzi compiuti dall’Italia per contenere la pandemia e limitarne l’impatto sull’economia, per le informazioni fornite dal governo italiano sulle nuove misure e per la loro prevista natura mirata e temporanea”, mentre Gentiloni sottolineava l’importanza di non ritirare misure come la cassa integrazione.
“Sappiamo che hanno un orizzonte temporale limitato — ha scritto Gentiloni — “la decisione di come uscire da questa situazione di emergenza, quando e con quale grado di selettività è una decisione molto, molto importante. Anticiparla rischia di diminuire le chances di ripresa, prenderla troppo tardi rischia di alimentare un’illusione che poi si traduce in effetti sociali ancora più difficili”
(da agenzie)
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