Febbraio 10th, 2021 Riccardo Fucile
“DA QUANDO HA DETTO SI’ A DRAGHI NON CHIEDE PIU’ IL RIPRISTINO DEI SUOI DECRETI?”
“Le bandiere le lascio a Repubblica, io mi occupo di fatti e di vita reale”. 
Non sembra che il leader della Lega abbia preso un granchè bene le domande sui decreti sicurezza di Carmelo Lopapa, giornalista del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. Succede questo: Matteo Salvini saluta il premier incaricato Mario Draghi dopo il secondo giro di consultazioni e inizia il suo discorso davanti ai giornalisti.
Finito il monologo in cui tutto sommato ha confermato la sua svolta europeista e il suo endorsement all’ex numero uno della Banca Centrale Europea, iniziano le domande.
Ai quesiti, almeno alla maggior parte, risponde con non risposte, cercando di non dare troppe spiegazioni ai temi cari a lui (e ai suoi elettori).
Poi tocca a Carmelo Loapapa di Repubblica: “Non la sentiamo più parlare di ripristino dei decreti sicurezza da poco riformati, è una bandiera che avete ammainato definitivamente?”.
E lui, stizzito e con l’atteggiamento di chi non sa incassare la frecciatina: “Le bandiere le lascio a Repubblica”. E avanti così, fino a sostenere di volere sull’immigrazione una politica europea, con l’Italia che dovrebbe comportarsi come Francia, Spagna e Germania.
Ma questa non è l’unica “bandiera” (come le ha definite bene il collega di Repubblica), a cui Matteo Salvini sta rinunciando.
L’immigrazione? “Il modello è quello europeo”. La Flat tax? “A noi basta che non aumentino le tasse. E il professor. Draghi ci ha rassicurati su questo. Non aumenteranno, anzi”, ha risposto.
In Europa con i sovranisti o con il Ppe? “Non lo so, alle 18.30 parlerò con i colleghi di Bruxelles, come posso fare a dire ora che indirizzo si prenderà in Europa”.
Orban? “Per quanto riguarda l’immigrazione se dovessi applicare le politiche di Orban in Italia sarei accusato delle peggiori nefandezze”.
(da agenzie)
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Febbraio 10th, 2021 Riccardo Fucile
I NOVECENTO MIGRANTI DEL CAMPO DI LIPA AVRANNO PRESTO UN REFETTORIO DOVE MANGIARE E PROTEGGERSI DAL FREDDO
Per proteggersi dal più che pungente freddo balcanico, presto i 900 migranti del campo di Lipa, in Bosnia ed Erzegovina, avranno un refettorio dove mangiare e ripararsi.
Incaricata della realizzazione del progetto, insieme a Caritas italiana e Caritas ambrosiana, è Ipsia-Acli.
La capo progetto, Silvia Maraone, lavora lì da un anno e fa la spola tra la vicina cittadina di Bihac e il campo di Lipa sulle montagne, ad una trentina di km di impervia sterrata.
Il progetto Caritas-Ipsia va avanti grazie ai fondi raccolti per la rotta balcanica, nell’ambito di una campagna rivolta alle comunità cattoliche.
A Lipa sono stati appena conclusi i lavori di spianatura, è stata sparsa la ghiaia sul terreno.
“Ora stiamo montando le tensostrutture per il refettorio, che potrà accogliere almeno 600 persone – dice Maraone al Sir -. Poi installeremo una tenda di servizio, una per l’isolamento della scabbia e una tenda-moschea. Speriamo di riuscire entro il fine settimana”.
I pasti saranno portati e distribuiti dalla Croce rossa di Bihac, che già se ne occupa due volte al giorno. Per ora solo pane e scatolette.
I sei operatori umanitari e le quattro volontarie di Ipsia-Acli sono impegnati in Bosnia da anni con vari “social cafe'” ossia luoghi di animazione e socializzazione nei campi per famiglie e bambini, gli altri 6.000 che stanno percorrendo ora la rotta balcanica.
In questi centri, tra un caffè o un thè caldo, si fanno attività con i bambini, si gioca a carte, si organizzano tornei e corsi di lingua, si pratica sport. Quello di Usivak a Sarajevo, ad esempio, è stato realizzato con 50.000 euro donati dall’Elemosineria apostolica, per volontà di Papa Francesco.
Appena ultimata la costruzione del refettorio si vorrebbe aprire anche a Lipa un “social cafe'” con attività psico-sociali e una outdoor gym.
Afgani, siriani, pakistani, bengalesi, iraniani trascorrono le giornate senza fare nulla, ammassati in tende di 30 persone su letti a castello, avvolti nelle coperte per ripararsi dal freddo, grazie ad una sorta di “effetto stalla”.
Coperte che poi dovranno essere bruciate per non diffondere ancora di più la scabbia.
“Trascorrono le giornate lì, aspettando che il brutto tempo passi, prima di provare di nuovo il ‘game’ in primavera. Alcuni sono stati respinti anche 20 o 23 volte”.
“La cosa più brutta – afferma Maraone – è dover assistere alle violenze subite dai ragazzi alla frontiera. Vediamo minori con le braccia rotte, con frustrate sulla schiena”.
Al contrario, i momenti più belli “sono quando riceviamo notizie da quelli che sono riusciti ad arrivare alla loro meta, in Francia o Germania. E’ importante per noi sapere che non sono vite sprecate, che hanno recuperato la loro dignità “.
(da Globalist)
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Febbraio 10th, 2021 Riccardo Fucile
LA NOVITA TRANSIZIONE ECOLOGICA… FORZA ITALIA CHIEDE UN POSTO PER TAJANI
Una lista di ministri il più possibile corta, per dover mediare meno. Per garantire a un governo che
deve fare molte cose in poco tempo – la distribuzione dei vaccini, il Recovery plan – una navigazione più veloce, più sicura.
È questa, secondo chi ci ha parlato in queste ore, l’intenzione di Mario Draghi
Ci dovrebbe essere infatti l’accorpamento di alcuni dicasteri. Il che potrebbe favorire l’appoggio del Movimento 5 stelle, nel caso nascesse il ministero della Transizione ecologica chiesto ancora ieri da Beppe Grillo, unendo Sviluppo e Ambiente sul modello francese.
Tra i candidati, Stefano Patuanelli, ministro uscente M5S, che però – nel caso il presidente del Consiglio incaricato volesse scegliere solo un esponente per partito – avrebbe la concorrenza fortissima di Luigi Di Maio (se non quella di Giuseppe Conte).
Ogni schema cambia a seconda di quali saranno le condizioni di gioco scelte da Draghi. Se ci fosse la Lega, che ha eliminato ogni possibile ostacolo per provarci a tutti i costi, il segretario pd Nicola Zingaretti rinuncerebbe ad avere un ruolo. E lascerebbe spazio ai secondi: quindi il suo vice Andrea Orlando, o l’ex capo delegazione Dario Franceschini, o ancora Lorenzo Guerini.
Uno, al massimo due (lo schema Cencelli, con 3 posti per i grillini, 2 per il Pd e via a scendere, pare ormai saltato) e questo sta gettando scompiglio in tutti i partiti.
Perchè l’impressione avuta dal secondo giro di consultazioni è che l’ex presidente della Bce sceglierà soprattutto tecnici: al ministero dell’Economia – dove il dem Roberto Gualtieri spera ancora, in nome della continuità – è sempre più probabile l’arrivo di Daniele Franco, direttore generale di Bankitalia e già ragioniere dello Stato.
Italia Viva butta lì il nome di Ernesto Maria Ruffini, direttore dell’Agenzia delle Entrate. Mentre Dario Scannapieco, vicepresidente della Bei, sarebbe destinato a guidare Cassa depositi e prestiti. Se poi dovesse prevalere la volontà di avere tante donne in posti chiave, c’è sempre la carta dell’economista Lucrezia Reichlin, presa in considerazione anche per il Mise.
Agli Interni, dovrebbe essere riconfermata Luciana Lamorgese (sempre nello schema senza leader, perchè del Viminale si era parlato in caso entrasse Zingaretti). All’Università o alla Giustizia, l’ex presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia. Mentre la rettrice della Sapienza Antonella Polimeni potrebbe, nel caso Leu restasse fuori, prendere il posto di Roberto Speranza alla Salute.
Di Maio lotta per la riconferma al ministero degli Esteri. Se ci riuscisse, la segretaria generale della Farnesina Elisabetta Belloni – che potrebbe prenderne il posto – sarebbe un’ottima carta per la delega ai Servizi segreti. Lei o Giampiero Massolo, ora presidente di Fincantieri.
Per la Lega potrebbero entrare, se non ci riesce Salvini, che spinge, Giulia Bongiorno (tornando alla Pa) o Giancarlo Giorgetti (alle Infrastrutture).
Per Italia Viva Teresa Bellanova (o Maria Elena Boschi). Per Forza Italia Antonio Tajani, probabilmente agli Affari europei (Silvio Berlusconi lo ha chiesto esplicitamente). Tutto è però nelle mani di Draghi, e del presidente della Repubblica Mattarella
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 10th, 2021 Riccardo Fucile
ORLANDO: “FORSE CI SARANNO ALTRI PASSAGGI NON PREVISTI”
I tempi della nascita del governo di Mario Draghi si allungano. E gli interessati ne prendono atto. “Non abbiamo notizie di un terzo giro di consultazioni. Ci rendiamo conto che ci troviamo di fronte ad una crisi che ha caratteristiche del tutto inedite, la sua soluzione può richiedere anche passaggi al momento non preventivati”, dice il vicesegretario del Partito democratico Andrea Orlando.
Beppe Grillo, infatti, deve fare i conti con l’incognita del voto di gradimento dei militanti sulla piattaforma Rousseau. E per convincerli a dire sì all’ex presidente della Bce prende tempo. Riesce nell’intento di rinviare l’appuntamento che era previsto per oggi e domani. Con Alessandro Di Battista e i suoi frondisti che per l’ennesima volta sperano che il voto della base sconfessi il gruppo dirigente e gli consegni la guida del Movimento. Anche per questo il reggente Vito Crimi lascia aperte tutte le porte: “Non andremo al governo a tutti i costi, ci stiamo confrontando”, dice.
Draghi, dunque deve rinviare il passaggio al Quirinale per sciogliere la riserva nella mani di Sergio Mattarella che era previsto per oggi o domani. Si scivola verso sabato. Sempre in attesa che la sibilla Rousseau faccia conoscere il suo verdetto. Verdetto che adesso è appeso alle parole di Draghi, alle sue dichiarazioni, ai suoi progetti.
Perchè, come dice Grillo, i militanti mica possono votare sul nulla. “Dire sì o no a Draghi sarebbe troppo povero. Quando avremo qualcosa su cui votare scriveremo nei quesiti ‘vogliamo stare in un governo che ha queste caratteristiche?’, dice sempre Crimi.
E dietro queste parole si nasconde il nodo chiave del quesito, o dei quesiti da sottoporre ai militanti. Perchè i dissidenti vorrebbero che ci fosse pure la domanda sull’ipotesi di astenersi nel voto di fiducia a Draghi. Ma si sa che su questo terreno il Movimento è capace di acrobazie incredibili.
È evidente, infatti, che se i grillini si sfilano, bisognerà ridiscutere tutto. Perchè senza il Movimento il peso specifico degli altri contraenti del patto di governo aumenta. E aumentano anche gli appetiti, la voglia di quel posto o di quella poltrona.
Ammesso e concesso che il presidente incaricato sciolga la sua riserva entro venerdì, il giuramento potrebbe avvenire sabato 13. Da quel momento il presidente del Consiglio, che sarebbe nella pienezza dei suoi poteri, avrebbe dieci giorni di tempo per presentarsi alle Camere per ottenere la fiducia. Ma presumibilmente la fiducia potrebbe essere votata lunedì 15 alla Camera e martedì 16 al Senato. Ma non si esclude una dilatazione ulteriore delle tappe, con giuramento lunedì e fiducia nei giorni a seguire.
Tempi ampi. Ma il Movimento Cinque Stelle deve decidere presto. Perchè Draghi, quando si presenterà al Quirinale per sciogliere la riserva porterà con sè anche la lista dei ministri che il presidente della Repubblica dovrà nominare.
Però Draghi deve anche dire che programma ha in concreto.
(da agenzie)
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Febbraio 10th, 2021 Riccardo Fucile
ORLANDO: “FORSE CI SARANNO ALTRI PASSAGGI NON PREVISTI”
I tempi della nascita del governo di Mario Draghi si allungano. E gli interessati ne prendono atto. “Non abbiamo notizie di un terzo giro di consultazioni. Ci rendiamo conto che ci troviamo di fronte ad una crisi che ha caratteristiche del tutto inedite, la sua soluzione può richiedere anche passaggi al momento non preventivati”, dice il vicesegretario del Partito democratico Andrea Orlando.
Beppe Grillo, infatti, deve fare i conti con l’incognita del voto di gradimento dei militanti sulla piattaforma Rousseau. E per convincerli a dire sì all’ex presidente della Bce prende tempo. Riesce nell’intento di rinviare l’appuntamento che era previsto per oggi e domani. Con Alessandro Di Battista e i suoi frondisti che per l’ennesima volta sperano che il voto della base sconfessi il gruppo dirigente e gli consegni la guida del Movimento. Anche per questo il reggente Vito Crimi lascia aperte tutte le porte: “Non andremo al governo a tutti i costi, ci stiamo confrontando”, dice.
Draghi, dunque deve rinviare il passaggio al Quirinale per sciogliere la riserva nella mani di Sergio Mattarella che era previsto per oggi o domani. Si scivola verso sabato. Sempre in attesa che la sibilla Rousseau faccia conoscere il suo verdetto. Verdetto che adesso è appeso alle parole di Draghi, alle sue dichiarazioni, ai suoi progetti.
Perchè, come dice Grillo, i militanti mica possono votare sul nulla. “Dire sì o no a Draghi sarebbe troppo povero. Quando avremo qualcosa su cui votare scriveremo nei quesiti ‘vogliamo stare in un governo che ha queste caratteristiche?’, dice sempre Crimi.
E dietro queste parole si nasconde il nodo chiave del quesito, o dei quesiti da sottoporre ai militanti. Perchè i dissidenti vorrebbero che ci fosse pure la domanda sull’ipotesi di astenersi nel voto di fiducia a Draghi. Ma si sa che su questo terreno il Movimento è capace di acrobazie incredibili.
È evidente, infatti, che se i grillini si sfilano, bisognerà ridiscutere tutto. Perchè senza il Movimento il peso specifico degli altri contraenti del patto di governo aumenta. E aumentano anche gli appetiti, la voglia di quel posto o di quella poltrona.
Ammesso e concesso che il presidente incaricato sciolga la sua riserva entro venerdì, il giuramento potrebbe avvenire sabato 13. Da quel momento il presidente del Consiglio, che sarebbe nella pienezza dei suoi poteri, avrebbe dieci giorni di tempo per presentarsi alle Camere per ottenere la fiducia. Ma presumibilmente la fiducia potrebbe essere votata lunedì 15 alla Camera e martedì 16 al Senato. Ma non si esclude una dilatazione ulteriore delle tappe, con giuramento lunedì e fiducia nei giorni a seguire.
Tempi ampi. Ma il Movimento Cinque Stelle deve decidere presto. Perchè Draghi, quando si presenterà al Quirinale per sciogliere la riserva porterà con sè anche la lista dei ministri che il presidente della Repubblica dovrà nominare.
Però Draghi deve anche dire che programma ha in concreto.
(da agenzie)
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Febbraio 10th, 2021 Riccardo Fucile
SUCCESSO DELL’INCONTRO DEI DISSIDENTI SU ZOOM, PIOGGIA DI CRITICHE E INSULTI SUI “CHI HA TRADITO I VALORI DEL MOVIMENTO”
Tutto esaurito su Zoom. Il Vaffa-Day che i pasdaran M5s anti-Draghi hanno allestito online diventa
una piazza affollatissima. Ci si deve mettere in attesa per partecipare, la scritta che campeggia è “raggiunti i 1000 partecipanti”.
Poi ecco che finalmente la richiesta di entrare nella videocall viene accettata dagli organizzatori e la prima voce che rimbomba nell’adunata di protesta via web è quella di Barbara Lezzi: “Ci dovremmo mettere al tavolo del governo con Berlusconi, uno che, come dice la sentenza Dell’Utri, ha pagato ‘cosa nostra’, dare questo segnale sarebbe devastante”.
E pensare che Beppe Grillo durante la seconda edizione del vero V-Day, quello di Torino del 2008, quando chiamò il leader di Forza Italia “testa d’asfalto” fu più clemente della senatrice pasionaria pugliese ex ministra.
Ma anche di tanti altri attivisti intervenuti sulla piattaforma per picconare, ancor prima che nasca, l’esecutivo dell’ex presidente della Banca centrale europea ma anche il Movimento 5 Stelle stesso: “Siamo stati traditi, anche da Beppe”.
Tutto questo alla vigilia del voto sulla piattaforma Rousseau in programma mercoledì. Ops, mentre i pentastellati ribelli si sgolano per gridare al mondo della Rete la loro posizione contraria, Beppe Grillo annuncia che il voto è rimandato a data da destinarsi. “Ecco, non vogliono farci votare, peggio ancora. Sanno che vinciamo noi”, grida un grillino di Caserta. E in effetti il rischio che i vertici possano finire in minoranza esiste davvero perchè sui territori la rabbia è tanta. E non è detto che il Garante riesca a placarla.
L’iniziativa di questa mega riunione via Zoom è partita da un attivista di Salerno. Si chiama Luca Di Giuseppe, studente universitario
Tramite un tam tam sui social ha coinvolto, in meno di ventiquattro ore, deputati e senatori in questa maratona oratoria in cui nessuno risparmia insulti, non solo nei confronti del premier incaricato, ma anche nei riguardi dei vertici: “Il giorno della votazione online sarà il vero Vaffa-Day”, dice Giuseppe.
Mentre si alternano gli interventi dei parlamentari con quelli dei semplici attivisti, ecco che appare Matteo Brambilla. Per chi non lo ricorda si tratta del candidato sindaco di Napoli nel 2016, grazie ai 276 voti ottenuti su 574 sul Blog grillino. Torna sulla scena e va giù duro, senza mezzi termini: “Io voterò ‘no’ nel sondaggio su Rousseau. Cacciateci come si faceva con le purghe fasciste. Sapete cosa dico? Houston, we have a problem”. E sfodera un inglese niente male. Il problema di entrare nel governo con Salvini e Berlusconi, pur essendo ben lontano da quello della missione spaziale Apollo 13, agita e anche molto quella parte dei 5Stelle pronta anche a lasciare il partito.
I parlamentari presenti sono parecchi. Tra questi i senatori Crucioli, Lezzi, Angrisani, Abate, Lannutti, Granato e i deputati Raduzzi, Maniero, Cabras, Colletti. Nessuno evoca apertamente la scissione ma è chiaro che il governo Draghi segnerebbe un punto di non ritorno.
I toni sono durissimi, si passa dalle mazzate che meriterebbe “chi ha tradito”, al “colpo in mezzo alla fronte” che ha sparato chi ha tradito. C’è proprio l’immagine di un annientamento, fisico e morale. Parla la senatrice Rosa Silvana Abate: “Ci hanno tagliato i nostri diritti e ora ce li ritroviamo di fronte. Noi dovremmo tornare a lavorare con Salvini, con Renzi gomito a gomito. La loro parola d’ordine è distruggere il Movimento 5 Stelle. Come? Loro ci vogliono tirare sul loro terreno, ci finiranno con un colpo in mezzo alla fronte. Stiamo attenti”.
Subito dopo tocca all’avvocato Natalina Giungato, semplice attivista calabrese: “Devono ringraziare che la nostra non è una generazione violenta perchè questi meriterebbero di essere ammazzati con le mazze. Dobbiamo organizzarci, l’importante sono i contenuti non il contenitore, ci possiamo chiamare anche in un modo diverso, ma io vi chiedo di andare avanti”. E agita lo spettro della scissione. C’è chi definisce Mario Draghi “l’uomo della Troika”, chi quello della “privatizzazione selvaggia”, e chi come la senatrice Bianca Laura Granato torna a parlare di Berlusconi e Renzi: “Ci è stata scippata la leadership naturale e ora ci chiedono di partecipare insieme ai golpisti a un governo con loro e in più con Berlusconi. La nostra riforma della giustizia è stata bloccata per due volte, ora non dobbiamo essere complici. Dobbiamo andare all’opposizione, metterci di traverso e bloccare il Parlamento”.
È un continuo, la riunione dura fin dopo mezzanotte. “Se sette anni fa ci avessero detto ‘candidati e sostieni un governo con Carfagna e Giorgetti’ ci saremmo messi a ridere”, interviene Raphael Raduzzi tra gli scontenti di Montecitorio. E poi ancora il senatore Lannutti: “Mi sentite? Mi sentite?”. La connessione non gli funziona benissimo. “Oggi abbiamo scoperto che Mario Draghi è un grillino a sua insaputa. Io conosco Beppe dal ’94 e non mi aveva mai parlato di questa simpatia. Credo che gli interessi di Draghi siano quelli della finanza tossica, del neo liberismo dittatoriale e sono incompatibili con M5S”. Dopo la rievocazione del regimi dittatoriali, si arriva poi anche alla rievocazione di chi non c’è più: “E Gianroberto Casaleggio da lassù ci starà scomunicando e sta scomunicando anche Grillo”.
Anche il senatore Crucioli definisce “imbarazzante” l’intervento di questa sera del garante 5Stelle ed ha chiamato il Movimento “a reagire. I vertici che abbiamo sono la negazione dei nostri principi e quindi dobbiamo fare qualcosa. Siamo ad un bivio. Teniamoci in contatto”. Bivio che potrebbe portare davvero alla scissione, si vedrà quanto sarà grande nel gruppo parlamentare. Ma nel vedere i numeri dei partecipanti all’assemblea stasera, di certo la base è molto presente.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 10th, 2021 Riccardo Fucile
L’ACCUSA AVEVA CHIESTO 1 ANNO E 4 MESI… NESSUNO DICE CHE SONO ANCORA IN SERVIZIO?
E’ stato un pestaggio da parte delle forze dell’ordine e adesso lo dice anche una sentenza, anche se le pene sono molto diverse rispetto a quanto chiesto dall’accusa. Sono stati condannati a 40 giorni Stefano Mercadanti, Luca Barone, Fabio Pesci e Angelo Giardina agenti del Reparto Mobile di Bolzaneto, per la brutale aggressione al cronista di Repubblica Stefano Origone, durante la manifestazione contro il comizio elettorale di CasaPound del 23 maggio 2019 in piazza Corvetto.
Gli agenti hanno scelto il rito abbreviato, che comporta lo “sconto” di un terzo della pena.
Agli agenti è stata riconosciuta la scriminante putativa: secondo la linea difensiva degli stessi poliziotti accolta dal Gip, non lo avrebbero ritenuto un giornalista ma un manifestante potenzialmente pericoloso: da qui la derubricazione del reato da doloso a colposo.
La pm Gabriella Dotto aveva chiesto 1 anno e 4 mesi per ciascuno dei quattro. Lo stesso cronista di Repubblica ha detto di essere “soddisfatto per essere arrivati a sentenza, è stata riconosciuta una responsabilita e il fatto che io stessi facendo il mio lavoro, anche se la pena è molto molto diversa dalle richieste dell’accusa”.
(da agenzie)
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Febbraio 9th, 2021 Riccardo Fucile
“PER VOTARE BISOGNA PRIMA CONOSCERE IL PROGRAMMA CHE INTENDE ATTUARE” (E SU QUESTO HA RAGIONE, NON BASTA ASCOLTARE, NON SIAMO IN UN CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE, I VOTI SI PRENDONO SUL PROGRAMMA)
Beppe Grillo esce dal colloquio con Mario Draghi e ferma la fuga in avanti: per il voto si dovrà
aspettare. Occorrono elementi in più, bisogna avere chiaro quale sarà il programma, e quale tipo di squadra il presidente incaricato metterà in piedi.
Per questo niente consultazione su Rousseau, almeno fin quando “Draghi non dirà in pubblico le stesse cose che ha detto a noi”, dice un esponente di governo, perchè, spiegano dal Movimento, “non si possono costringere gli attivisti a votare al buio”.
È insieme una frenata tattica per avere margini di trattativa e non cedere di schianto a un governo con Matteo Renzi, Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, e una mossa di riguardo nei confronti del premier incaricato, il destino della cui maggioranza sarebbe stato legato alla consultazione sul blog.
“Mi aspettavo il banchiere di Dio, ma l’ho visto quasi grillino”, dice Grillo in un video pubblicato a tarda sera. Strizza l’occhio a Draghi, spiega che gli ha detto che “il Movimento 5 stelle ha cambiato la politica”, che il reddito di cittadinanza ci vuole. Poi la frenata: “È sincero? Finge o non finge? Io aspetterei che faccia le dichiarazioni che ha fatto a noi in modo pubblico. Aspettiamo un attimo a votare su ste robe, perchè ancora non ha le idee chiare, vi chiedo di aver pazienza”.
Dice poi di “non volere la Lega”, ma solo nel ministero della Transizione ecologica che ha proposto a Draghi, spiegano i suoi, mentre Salvini coglie la palla al balzo e attacca: “Incredibile Grilllo che vorrebbe imporre governo senza noi, ma andiamo avanti tranquilli nello spirito che ha chiesto Mattarella”.
In giornata era arrivata la smentita di un contrasto tra lo stesso Grillo e Davide Casaleggio. Pomo della discordia la tempistica di una consultazione sulla quale avrebbe spinto fortemente il figlio del fondatore, in asse con Vito Crimi, che ha fatto storcere a larga parte della truppa parlamentare.
Il rinvio certifica che il passo è stato più lungo della gamba. Si voterà probabilmente quando Draghi scioglierà la riserva, almeno con la lista dei ministri in mano, e pazienza se non è assolutamente chiaro su quale perimetro potrà essere costruito il governo con questa spada di Damocle puntata sul collo.
Una lettura delle parole di Grillo, di difficile interpretazione anche all’interno del Movimento, è che Draghi abbia spiegato al garante che il suo sarà un governo di soli tecnici: “Altrimenti non si capirebbe come fa a coinvolgerci prima ancora che noi gli diciamo sì o no”. Tra i 5 stelle è il caos.
“Io domani voto no, non dimentico quel che Mario Draghi ha fatto da direttore generale del Tesoro”. Alessandro Di Battista, prima che si sapesse del rinvio, aveva preso una posizione secca, inequivocabile. No al premier incaricato, no alla maggioranza che lo sostiene: “Siamo stati insultati e vilipesi, come facciamo a sederci insieme a chi ci ha trattato in questo modo”, ha detto in un’intervista ad Andrea Scanzi (“Iniziative destabilizzanti”, schiuma rabbia un deputato) mettendo in fila Renzi, Berlusconi e Salvini. Lo ha detto proprio negli stessi minuti in cui Grillo era entrato a colloquio con Draghi, una calata a Roma improvvisa e tenuta nascosta anche a gran parte dei vertici 5 stelle, “perchè di Vito [Crimi] non si fida”, come dice un parlamentare di lungo corso. Ma anche per dare un altro, ennesimo segnale che questo governo s’ha da fare, “è la soluzione migliore dopo il tradimento subito da Conte”, come ha ripetuto ancora una volta alla delegazione 5 stelle che ha riunito per qualche minuto al quarto piano di Montecitorio.
È una battaglia politica senza esclusione di colpi, uno psicodramma, come lo definiscono tanti onorevoli pentastellati. Alla riunione convocata su Facebook dal titolo inequivocabile, “V-Day, no governo Draghi”, partecipano una quindicina di portavoce, il dissenso è più ampio dell’iceberg che prende una posizione pubblica, “anche se lo stiamo contenendo”, spiegano dai vertici. Un senatore che appena lo scorso venerdì era schierato convintamente per il no oggi spiega: “Draghi ha già vinto, che stiamo a fare fuori con il rischio che facciano porcate?”.
Crimi aveva assicurato tutti quelli che lo avevano sollecitato sul punto: “Ho sentito ieri Draghi per informarlo che avremo dato la parola agli attivisti”, una telefonata definita serena, e come potrebbe essere altrimenti. Nel Movimento i vertici spingevano per il sì, buona parte della base è schierata sul no.
Nelle considerazioni del rinvio anche il timore concretissimo che l’esito non sarebbe stato quello sperato. “La votazione darà come esito, magicamente, sì a Draghi. Non serve mica per far decidere agli iscritti, ma solo per blindare ulteriormente i parlamentari”, era sicura Giulia Di Vita, in Parlamento per M5s la scorsa legislatura. “Ma se Beppe non fa il suo appello la vedo molto dura per il sì” confidava un ministro
Grillo si è defilato dopo l’incontro con Draghi, ha scelto di non metterci la faccia, non subito almeno, non davanti taccuini e telecamere che così poco gli vanno a genio. Si chiude a registrare un video, il sostegno a Draghi, la frenata su Rousseau, poi una lunga riunione con tutto lo stato maggiore. Il Movimento è una babele. Elio Lannutti usa la mano pesante: “Draghi è qui per completare il programma lacrime e sangue imposto dalla Troika”. Carlo Sibilia si sbilancia fino al punto di dire che “l’idea di futuro di Draghi coincide con la nostra”. Nel mondo alla rovescia Grillo e Silvio Berlusconi solcano i marmi dello stesso palazzo per andare a dire all’ex presidente della Bce un sì convinto. L’ex comico e lo “psiconano”, come veniva bollato il leader di Forza Italia appena qualche tempo fa non si incontrano.
Ad incrociare la delegazione M5s che entra per il colloquio è quella del Pd che esce, con tanto di scambio di saluti tra il fondatore e Nicola Zingaretti, poi Grillo prosegue verso un incontro che durerà quasi un’ora, parlando nel tragitto di “evoluzione delle batterie” con Andrea Cioffi, vicepresidente del gruppo al Senato.
“Mi darebbe molto fastidio vedere ministri del Movimento 5 Stelle sedersi accanto a ministri di Forza Italia”, contrattacca Di Battista. Che continua: “Mi auguro che questa scelta non si farà , in caso contrario rifletterò su quello che dovrò fare io”. Non parla apertamente di scissione, non la esclude ma non la alimenta. Il clima è incandescente.
A metà pomeriggio, per cercare di placare il dissenso interno, il Movimento dirama una lunghissima nota per definire “il perimetro politico e le priorità ” fondamentali per M5s, che si conclude così: “Ascolteremo con attenzione e senza pregiudizi, cercando di raccogliere ogni elemento utile per formarci un’opinione chiara e consapevole, basata su cose concrete, che ci consenta di comprendere se davvero possiamo prendere parte in modo incisivo a un nuovo governo”.
Di Battista si definisce “europeista”, spiega di aver “cambiato idea”, ma sul governo non fa marcia indietro: “Quando i miei colleghi hanno detto mai più con Renzi io l’ho condiviso. Non ho cambiato la mia linea”. Crimi dopo le consultazioni spiega di aver avuto rassicurazioni su un ministero dello Sviluppo sostenibile, sul reddito di cittadinanza, sugli investimenti del Recovery plan, sul Mes nemmeno menzionato nel colloquio. “Decideranno i nostri iscritti”, chiosa. O forse no.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 9th, 2021 Riccardo Fucile
GRILLO TORNA A ROMA PER TENERE I PEZZI DEL MOVIMENTO E GARANTIRE L’APPOGGIO AL TREDICESIMO APOSTOLO
L’Elevato appare di colpo a Montecitorio. E manca poco che finisca tra le braccia di Silvio che è ancora qui e che non è più, come da vecchia satira grillina, lo psiconano. Oltretutto i colori scelti per l’occasione sono uguali tra Grillo e Berlusconi: total blu. Ma il primo ovviamente senza cravatta e senza cerone, e con aria più trasandata. L’aria di chi ha dovuto fare anche questa pur di tenere insieme i mille pezzi M5s alla vigilia del voto su Rousseau. Voto che però potrebbe essere rinviato “per — è la motivazione che circola — mancanza di elementi per poter decidere”.
Grillo e Berlusconi riescono comunque a non incontrarsi, così come il Garante pentastellato riesce ad evitare anche Matteo Salvini.
Quest’ultimo lascia la sala della biblioteca del Presidente per avvicinarsi al podio per parlare con stampa, quando Grillo e la delegazione M5s sono stati fatti accomodare nella sala della Lupa. Complice il fatto che le sale vanno sanificate tra una consultazione e l’altra. Eppure a sentire parlare il leader della Lega c’è un bel pezzo di parlamentari grillini. “Senti, senti — esclama uno di loro — ora Salvini dirà ‘prima l’Europa’. Guardate cosa ci tocca fare? Con chi ci tocca stare?”. “Vabbè, ma quando ci ricapita di far parte del governo Draghi?”.
Tuttavia Grillo invita tutti però a tenere i toni bassi. Lo stesso Garante M5s, che ormai si sposta tra Genova e Roma in auto come se niente fosse, ha abbandonato l’abito del mattatore per indossare quello del governista.
Aveva incontrato Mario Draghi sabato scorso per il primo giro di consultazioni e ora è tornato per il secondo. Quello più difficile perchè tocca convincere la fronda pentastellata, in procinto di abbandonare i gruppi parlamentari, a sostenere il nuovo governo.
Anche per questo a fine serata i vertici mettono in conto di far slittare il voto su Rousseau. Non ci si mette d’accordo sui quesiti o sul singolo quesito e soprattutto Draghi non ha ancora scoperto le carte relativamente alla squadra di governo.
Il piano di battaglia viene quindi studiato al quinto piano del palazzo dei gruppi della Camera, dove Grillo riunisce i vertici prima e dopo di incontrare il premier incaricato. Incontro che durerà un’ora e mezza, il più lungo della giornata.
Quando mancano pochi minuti all’inizio del turno dei pentastellati con Draghi, al secondo piano della Camera appare un capannello di assistenti parlamentari, giornalisti dell’ufficio stampa, deputati e senatori che fanno da scudo. Lì in mezzo, che neanche lo si vede bene, c’è Grillo. Accanto Andrea Cioffi, il vice capogruppo al Senato. Si riescono a sentire poco parole, tra queste “batterie ricaricabili”, pronunciate da Grillo. Qualcosa che riguarda le fonti di energia rinnovabili.
Argomento trattato a lungo con il presidente del Consiglio incaricato, tanto che Vito Crimi, sarà lui a parlare al termine dell’incontro, riferisce che “l’azione di governo avrà come pilastro la transizione ambientale e quella energetica”. E poi ancora: “Abbiamo proposto un ministero, un super ministero su questo ed abbiamo avuto rassicurazioni che Draghi sta immaginando un assetto istituzionale che possa prefigurare questo tipo di approccio. Draghi è andato a verificare com’è l’esperienza francese che ha messo sotto un unico ministero le tre aree: infrastrutture, trasporti ed energia”.
Grillo nel frattempo ha lasciato la sala, rinuncia a parlare lasciando spazio a Crimi e si avvia con aria pensierosa verso gli uffici dei gruppi. Prende sottobraccio il sottosegretario Stefano Buffagni ma gli addetti stampa gli fanno cenno di non parlare ad alta voce perchè i cronisti potrebbero ascoltare. Quindi il Garante va via, niente battute e neanche insulti come era abituato a fare fino a qualche mese fa, si chiude in una stanza, mette la mano tra i capelli ed esclama: “Niente, un’ora e mezza e non abbiamo elementi su cui far votare. Però la transizione energetica e lo sviluppo sostenibili al centro dell’azione di governo sono nostre vittorie”. Evidentemente non basta a convincere una base in subbuglio.
(da “Huffinghtonpost”)
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