Febbraio 10th, 2021 Riccardo Fucile
“AVER FATTO DIDATTICA A DISTANZA NON SIGNIFICA AVER PERSO DEL TEMPO”
No a una rimodulazione del calendario scolastico per recuperare i giorni considerati “persi” a causa dello stop per la diffusione del contagio da Coronavirus.
Su quasi 13 mila insegnanti coinvolti in un sondaggio condotto da Orizzonte Scuola, oltre 11 mila si sono detti contrari all’idea di fare scuola fino a giugno o oltre, dopo che l’indiscrezione su un possibile prolungamento era già iniziata a circolare. Solo poco più di 1.500 hanno invece accolto l’ipotesi positivamente.
«Quindi lavorare a distanza le stesse ore in cui si lavorerebbe a scuola sarebbe tempo perso? Basta saperlo e smetto di collegarmi quando ho lezione, di passare le serate a preparare materiali e slide, di correggere valanghe di compiti perchè fare le verifiche online è impossibile, di fare le interrogazioni al pomeriggio per non impegnare le ore al mattino (usando il mio tempo libero)», ha scritto un’insegnante su Facebook, evidentemente contraria all’idea.
Il malcontento, nel caso l’ipotesi andasse in porto, ha investito pure gli studenti. «Recuperare a giugno-luglio, oltre che essere impossibile per le tempistiche di esami di maturità e test d’ammissione all’università , equivarrebbe a dire che in questi mesi abbiamo scherzato», ha scritto sui social una ragazza.
«Se si vuole recuperare, allora non si fa nulla nè Dad, nè attività asincrone. Riposo», ha aggiunto. Un altro, invece: «Non abbiamo nulla da recuperare: si fa lezione ogni giorno per 6/7 ore in Ddi ed a giugno iniziano gli esami di maturità ! La calura è talmente alta, che gli orali si svolgono in un’agonia senza fine!».
Secondo quanto segnala il Sole 24 Ore, con Mario Draghi al governo, due saranno le urgenze per il mondo della scuola. La prima riguarda le cattedre vacanti da coprire con supplenti, l’altra è appunto rivedere il calendario delle lezioni. Sul calendario scolastico, in particolare, sono due le opzioni. O prevedere una chiusura d’anno più lunga, fine giugno o anche luglio. Oppure inserire turni pomeridiani in corso d’anno. La decisione spetterà comunque alle Regioni.
(da agenzie)
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Febbraio 10th, 2021 Riccardo Fucile
PER CHI CERCA COSA NON STA FUNZIONANDO CITOFONI AI LEGHISTI LUMBARD
In Lombardia ci sono i medici di serie A e quelli di serie B: quelli a cui il vaccino è stato già
somministrato, e quelli che invece non sono ancora in lista.
Stiamo parlando dei medici fiscali, che -tra l’altro- sono fra quelli che operano con maggior rischi, perchè a domicilio e in presìdi non sanitari.
Insomma, il modello lombardo sembra che abbia ancora qualche sassolino nell’ingranaggio, dato che viene sempre portato sul palmo di mano dalla Lega di Matteo Salvini, e dagli amministratori del Pirellone, il governatore Attilio Fontana e la sua vice Letizia Moratti, ma che spesso si scontra con la realtà .
Come non citare poi Guido Bertolaso, chiamato per il piano vaccinale lombardo, che ha già avuto il primo stop da Roma.
Insomma, per i medici fiscale niente vaccino, almeno per un po’. Come anche niente mascherine e Dpi, che in quanto liberi professionisti devono procurarsi da soli.
Scrive Il Fatto quotidiano:
I medici fiscali, liberi professionisti al servizio dell’Inps, non avranno il vaccino fino a marzo. Nonostante ogni giorno visitino lavoratori in malattia. “È una discriminazione incomprensibile -protesta nell’anonimato uno di loro- ogni mese facciamo circa 140 visite, entrando nelle case di malati, stando a contatto con loro, i familiari, i conviventi. Siamo esposti al rischio. Però il Pirellone si è dimenticato di noi. E intanto si vaccinano gli amministrativi e i loro figli…”.
Nessun medico fiscale milanese è stato vaccinato, a differenza dei loro colleghi in altre regioni. Oltretutto l’Inps, che li paga a visita effettuata, non ha fornito nè mascherine nè camici. “Li dobbiamo cambiare dopo ogni visita, con una spesa di circa 1.000 euro al mese! E poi noi non visitiamo in studio, dove si usano tutte le norme di sicurezza, andiamo noi dai pazienti. A volte troviamo stranieri che vivono in quattro in un monolocale e non possiamo obbligare nessuno a indossare le mascherine”. L’unica arma che resta è rifiutarsi di visitare, “ma così non ci pagano. Ho scritto anche all’assessore Moratti, non ci ha mai risposto nessuno”.
(da agenzie)
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Febbraio 10th, 2021 Riccardo Fucile
MA RENZI DISSE: “PUNTO DECISIVO PER LA ROTTURA”… MA CHI VOLETE PRENDERE PER I FONDELLI?
Italia Viva non hai mai detto che il Mes era una delle precondizioni per rilanciare il governo Conte 2. Non ha mai brandito l’accesso al Meccanismo europeo di stabilità come aut-aut per restare all’interno dell’esecutivo. E in ogni caso in quel momento era il mezzo più conveniente per finanziare le spese sanitarie, ora non più grazie ad appena una quindcina di punti di spread in meno e circa lo 0,1 in meno di rendimento del Btp a 10 anni.
Parola di Maria Elena Boschi, che appena il 12 gennaio -con lo spread a 107 — aveva detto chiaro e tondo: “Anche oggi polemiche su di me. Italia Viva ha chiesto al governo di prendere il Mes, non di prendere Meb. Come al solito i 5stelle non leggono fino in fondo. O non capiscono. Servono soldi per la sanità , non poltrone per noi”.
Più chiaro ancora fu Matteo Renzi, tre giorni dopo: “Qual è il punto decisivo per la rottura? Tanti. Ma su tutti, il Mes. Noi chiedevamo più soldi per la sanità , attivando il Mes”.
L’arrivo di Draghi ha cambiato tutto, ma proprio tutto. Adesso l’ex ministra per le Riforme e capogruppo alla Camera dei renziani la pensa diversamente sul Mes. E non solo: “Abbiamo sempre detto che non era per noi imprescindibile, che o si prendevano i soldi del Mes o non c’era l’appoggio di Italia viva — dice a Tgcom24 con lo spread a quota 94 — Abbiamo sempre detto che servivano più soldi alla Sanità e il Mes era un modo per ottenerli”.
Era, adesso con il solo incarico a Draghi, quello che permette a Renzi di andare a casa più sereno (parole sue), non lo è più: “Se si possono ottenere più soldi per la Sanità con un tasso migliore del Mes è chiaro che non siamo innamorati dei soldi del Mes. In quella fase, prima di Draghi, era lo strumento più conveniente”.
Il riferimento è probabilmente al calo del rendimento del Btp a 10 anni. Sempre in quei giorni del “sì al Mes, no a Meb”, con il governo Conte in carica si aggirava intorno allo 0,54-0,55. Questa mattina era attorno allo 0,51. Un miglioramento dello zero-virgola-zero-quattro che secondo Boschi ha cambiato la prospettiva. Il Mes si può anche non prendere. E in ogni caso non è mai stato imprescindibile.
Eppure, sempre in quei giorni turbolenti di gennaio, l’ex ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova spiegava: “Il Recovery è uno dei punti dirimenti. Ma non è l’unico. Sono troppi i nodi irrisolti accumulati. Così come il Mes, il reddito di cittadinanza”.
Del resto, lo aveva detto chiaramente anche Matteo Renzi, ospite di Lucia Annunziata il 17 gennaio: “Non voterò mai un governo che si ritiene il migliore del mondo e di fronte a 80mila morti non prende il Mes”.
Che, vale la pena ricordarlo, era anche citato nella lettera inviata a Goffredo Bettini con i 30 punti fondamentali per la prosecuzione del governo. Fu lo stesso Renzi a chiarire quanto fosse dirimente nella sua e-news già il 15 gennaio: “Qual è il punto decisivo per la rottura? Tanti. Ma su tutti, il Mes. Noi chiedevamo più soldi per la sanità , attivando il Mes. Il Premier ha voluto la conta in Aula”.
E aggiunse: “La mancata attivazione del Mes sarà pagata dai dottori, dai ricercatori, dai malati e dalle loro famiglie. E da chi potrebbe beneficiare dei capitoli di spesa che l’attivazione del Mes permetterebbe di aumentare: infrastrutture, cultura, turismo”.
(da agenzie)
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Febbraio 10th, 2021 Riccardo Fucile
“SEGUIRE MACCHIAVELLI MI HA AIUTATO”… MAGARI LA PROSSIMA VOLTA PROVA A FARLO CON 5 SENATORI E SENZA L’APPOGGIO DEI POTERI FORTI, POI NE RIPARLIAMO
“Questa è stata la mia strategia. Ho fatto tutto da solo, con il 3 per cento!”. Lo dice Matteo Renzi
nell’articolo del New York Times che ricostruisce l’arrivo di Mario Draghi all’incarico di premier. ”È stato tutto un gioco di tattiche parlamentari. E diciamo che lavorare per cinque anni nel palazzo dove lavorò Machiavelli ha aiutato un po’”, spiega il leader di Iv.
â€³È stato un capolavoro della politica italiana”, dice Renzi degli eventi che hanno portato Draghi a Palazzo Chigi spiegando: ”È stata l’operazione più complessa di tutta la mia carriera politica”.
Anche sui suoi canali social il leader di Iv rimarca il proprio successo. Nell’ultimo tweet pubblica la foto di un “biglietto anonimo” trovato nel suo ufficio al Senato. Nel biglietto si legge: “Quando fai qualcosa, sappi che avrai contro quelli che volevano fare la stessa cosa, quelli che volevano fare il contrario e la stragrande maggioranza di quelli che non volevano fare niente. Confucio”. “Non so se è di Confucio – scrive Renzi – Ma in ogni caso mi piace”.
(da agenzie)
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Febbraio 10th, 2021 Riccardo Fucile
LA NUOVA TASSA PER COLPIRE GLI INTROITI PUBBLICITARI E’ IL COLPO DI GRAZIA PER I MEDIA NON ALLINEATI CON IL GOVERNO SOVRANISTA… LO STATO OTTERRA’ I FONDI PER RILEVARE I GIORNALI CHE NON CE LA FANNO
Come risulta dal portale governativo polacco gov.pl nell’elenco dei lavori legislativi e programmatici del Consiglio dei Ministri è stata inserita la bozza della “Legge sugli introiti aggiuntivi del Servizio Sanitario Nazionale, del Fondo Nazionale per la Tutela dei Monumenti e sull’Istituzione del Fondo per il Sostegno della Cultura e del Patrimonio Nazionale nell’Ambito dei Media”.
Il nome del progetto di legge la dice lunga sulla prospettiva di conseguimento di ulteriori fondi, tra l’altro a vantaggio del Servizio Sanitario Nazionale, ma il sistema che regola i bilanci è sempre lo stesso: affinchè il denaro salti fuori da una parte, deve scomparire dall’altra.
Tributi diversi a seconda dei media
Dopo una serie di voci e soffiate susseguitesi sui media, il governo ha finalmente svelato i dettagli sulla sua idea per riscuotere il nuovo balzello. Questa volta cercherà il denaro attingendo dal mercato delle pubblicità sui media.
Le tariffe variano notevolmente a seconda della tipologia dei media o delle dimensioni dei soggetti, ma anche dell’ammontare dei loro ricavi dalla vendita di pubblicità e persino del tipo di merci e beni pubblicizzati. Gli introiti derivanti dalla pubblicizzazione di beni nocivi per la salute saranno soggetti a un aggravio tributario maggiore. Qui, il Ministero delle finanze menziona, tra diversi prodotti, anche le bevande zuccherate e gli integratori alimentari.
Ma quali sono gli argomenti utilizzati per sostenere la necessità e la giustezza di questa nuova tassa? Il dicastero sostiene che simili provvedimenti sono adottati anche in altri paesi e ovviamente non manca di chiamare in causa il duro momento rappresentato dalla pandemia.
“A causa delle conseguenze a lungo termine dovute alla comparsa e diffusione del virus SARS CoV-2 e al suo impatto sulla salute della società , il legislatore si trova costretto a introdurre specifiche soluzioni per facilitare le misure miranti a minimizzare gli effetti del virus sulla salute pubblica”, scrivono gli autori della proposta di legge nella motivazione del progetto.
Progetto che non manca di fornire informazioni sulla concreta suddivisione dei fondi raccolti. Il grosso delle entrate, fino al 50%, andrà a beneficio del Servizio Sanitario Nazionale. Il resto sarà diviso tra il Fondo per il Sostegno della Cultura e del Patrimonio Nazionale nell’Ambito dei Media (35%) e il Fondo Nazionale per la Tutela dei Monumenti (15%).
I timori del settore
Il disegno di legge entra ora nella fase di preconsultazione e ci sarà tempo fino al 16 febbraio per presentare osservazioni e rilievi. Ce ne saranno sicuramente molti, poichè le voci sul progetto di introdurre un simile prelievo di solidarietà avevano già suscitato le preoccupazioni dei lavoratori di un settore, quello pubblicitario, già sofferente a causa della pandemia.
“Questa idea mira sostanzialmente a esercitare una forma di pressione economica sui media indipendenti polacchi. Si tratta di abbassarne il valore colpendo i loro introiti. Un simile tributo peggiorerà la situazione finanziaria degli editori e ridurrà le loro valutazioni sul mercato. Per le società statali sarà quindi più agevole acquisire i media indeboliti in questo modo. Si tratta di un vero e proprio meccanismo di moto perpetuo: attraverso questa tassazione saranno i media privati a fornire allo Stato il denaro necessario alla loro acquisizione” ha commentato Jakub Bierzyski, fondatore e presidente dell’agenzia di pubblicità OMD, prima della pubblicazione ufficiale del progetto di legge.
“Anche se l’intenzione dei promotori del progetto di legge è quello di tassare principalmente le multinazionali globali, saranno colpiti anche i media polacchi, che come tutti gli altri soggetti già devono misurarsi con i gravi effetti della pandemia. In questo modo, la loro posizione competitiva peggiorerà , sempre se si può parlare di concorrenza tra società polacche e società globali. La nuova tassa farà sì che i media, al fine di salvare la liquidità finanziaria, aumenteranno i prezzi agli inserzionisti, mentre gli inserzionisti a loro volta aumenteranno i prezzi ai loro clienti. Alla fine a pagare lo scotto saranno le famiglie polacche. Si tratta di un ulteriore onere finanziario per ciascuno di noi, in un contesto già gravemente compromesso dal rallentamento dell’economia e dalla precarietà lavorativa”, ha aggiunto Wlodzimierz Schmidt, Presidente dell’Interactive Advertising Bureau IAB Polska.
(da agenzie)
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Febbraio 10th, 2021 Riccardo Fucile
DEDICATO A TUTTI I TROMBONI CHE SUONANO LA MUSICA “NON E’ STATO FATTO NULLA, PROSSIMI ALLA CATASTROFE, SOLO DRAGHI PUO’ SALVARCI”
“E’ un dato di fatto che non siamo dove vogliamo essere oggi nella lotta contro il virus. Siamo arrivati
in ritardo con le autorizzazioni. Eravamo troppo ottimisti riguardo alla produzione di massa. E forse eravamo troppo sicuri che quello che avevamo ordinato sarebbe stato effettivamente consegnato in tempo. Dobbiamo chiederci perchè sia così e quali lezioni possiamo trarne”.
E’ l’ammissione della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, nel suo intervento all’Europarlamento sulla strategia vaccinale.
Von der Leyen ha avuto però anche parole di apprezzamento per Polonia, Italia e Danimarca. “Fino all’inizio di febbraio in Polonia il 94% del personale medico e l’80% degli ospiti delle residenze per anziani sono stati vaccinati” contro il Covid-19. “Il 93% in Danimarca per le case di riposo. In Italia più del 4% della popolazione intera ha ricevuto l’iniezione”.
“Questi tre esempi – ha aggiunto – mostrano che le vaccinazioni in Europa hanno guadagnato velocità in molti luoghi; nel complesso da dicembre sono state consegnate 26 mln di dosi di vaccini anti Covid. Lavoreremo molto per arrivare al nostro obiettivo, che è quello di vaccinare il 70% della popolazione”.
(da agenzie)
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Febbraio 10th, 2021 Riccardo Fucile
I VERTICI ASPETTANO UN SEGNALE DA DRAGHI: LA CHIAVE DEL SUPERMINISTERO
Ma Draghi vi ha detto che farà un governo di soli tecnici? “Il problema è proprio quello: Draghi non ci ha detto nulla”, osserva pensieroso un ministro.
Il Movimento 5 stelle è un caos dentro a un caos dentro a un caos.
C’è il macro problema di come tenere insieme la truppa parlamentare, che rischia di spaccarsi sia con il sì già strombazzato sia con un sorprendente no, con le sue sfumature astensionistiche.
C’è il problema di che “per noi è già difficile accettare Draghi, ma entrare senza nessuna garanzia della “politicizzazione” della squadra forse noi in Parlamento lo reggiamo, ma la base ci prenderebbe per il collo”.
C’è il problema di una comunicazione caotica, confusa. Il non entriamo detto a caldo è diventato un forse, poi un sì, poi un sì ma votano gli attivisti, poi un fermi tutti, aspettiamo.
Questa mattina Vito Crimi e Davide Crippa vengono intervistati da due giornali. “Non entreremo a tutti i costi”, dice il capo politico, “Non ci sono ragioni per dire no”, replica il capogruppo alla Camera. Due che stavano insieme nella stessa stanza con Draghi, che si sono riuniti prima e dopo con Grillo, e che dicono due cose sostanzialmente opposte.
La speranza che il fondatore calasse a Roma, toccasse Draghi e lo trasformasse in oro, assicurasse i suoi che lo avrebbe aperto come una scatoletta di caviale (copyright Guido Crosetto) si sono rivelate se non un’illusione, per lo meno parziali.
“La verità – dice un esponente di governo – è che se avessimo votato oggi e domani su Rousseau saremmo andati sotto”. Questa è una metà del cielo.
L’altra è che ieri, per la prima volta, i 5 stelle si sono resi conto che i margini di trattativa con Draghi sono scarsi, se non nulli e che se sostegno ci deve essere lo si deve dare praticamente al buio.
E quindi non basta il generale Grillo, che con un messaggio dei suoi, di quelli che necessità di parafrasi, di telefonate agli esegeti per capirne fino in fondo senso e confini, mette a tacere tutti.
Non ce lo ha fatto quando ci ha messo la faccia durante il primo giro di consultazioni, attirandosi le critiche di chi ha convocato i Vaffa day digitali per Draghi, non ce l’ha fatta su un rinvio delle consultazioni online, indette con una tempistica sbagliata, che ha generato forte nervosismo sull’asse con Casaleggio, nervosismo che si è allargato a macchia d’olio includendo tutti i vertici parlamentari.
I vertici smentiscono, ma il sospetto che circola a Palazzo è che si sia di nuovo cambiato idea, che adesso prevalga l’idea di astenersi e di far pesare il proprio peso sui singoli provvedimenti, perchè senza garanzie al governo non si può entrare.
Il buon Crimi si è intestato la sospensione del voto su Rousseau, un post sul blog tempestato dalle critiche. Primo commento: “Tutto questo è solo indice di confusione, dilettantismo e mancanza di visione”. Secondo commento: “Ma chi è grillo che si permette di prendere simili decisioni! E’ preda di un delirio di onnipotenza?”. Terzo commento: “Questo rinvio non lo capisco, a meno di pensare male. Il governo Draghi sarebbe la pietra tombale del movimento”. Si potrebbe andare avanti a lungo.
Il problema è che nemmeno i più stretti collaboratori di Grillo nè i vertici del Movimento hanno ben capito quale possa essere la via d’uscita, incastrati in quella clausola capestro posta dall’ex comico: “Aspettiamo che Draghi dica pubblicamente quel che ha detto a noi”.
La speranza è che un segnale arrivi prima, magari stasera, alla fine delle consultazioni con le parti sociali, in modo da poter fare il passaggio su Rousseau tra stasera e domani, ma nessuno ne ha certezza.
Come ne uscite? “Non lo so – spiega un esponente del governo – noi abbiamo detto che ci stiamo, ma il filo è molto sottile, e si può rompere”.
A Grillo la coabitazione con la Lega non va giù, lo ha fatto capire con parole ambigue, relative al super ministero della Transizione ecologica sul quale, per citare un parlamentare, “si è fissato lui, perchè qui nessuno lo aveva nemmeno in mente”.
Questa è la chiave, un ministero che riunisca le deleghe di Ambiente, Infrastrutture ed energia, che rivendica per un uomo 5 stelle. E su questo tasto è tornato a battere con un post sul suo blog, mettendolo al centro di una trattativa che non c’è, lanciando messaggi in bottiglia: “I banchieri hanno la leva principale per cambiare ma non hanno capito che bisogna cambiare. Anche un banchiere e finanziere lo capisce, ma non può dire: Sì, ma non adesso!”.
Ogni riferimento a fatti, persone o interlocuzioni in corso è puramente voluto, un rebus che al momento non trova soluzioni, un generale che ha avuto intuizioni geniali, che ha spostato il Movimento a destra o a sinistra per anni con lo schioccare delle dita, e che sembra aver condotto la propria truppa all’interno del suo labirinto. Come ne uscite? “Non lo so”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 10th, 2021 Riccardo Fucile
“QUELLE ROBE LE LASCIO AGLI ALTRI”… POI A FUORI DAL CORO DICE L’OPPOSTO
Ieri quando Salvini è uscito dalle consultazioni con Draghi ha voluto sottolineare che lui con
SuperMario mai e poi mai ha parlato di ministri. E che quelle robe le lascia ad altri. Infatti poche ore dopo a Fuori dal Coro di Mario Giordano ha detto tutt’altro. “Ovviamente non abbiamo parlato di ministri o sottosegretari, abbiamo solo detto che la Lega non sarà per il ‘forse’. Se saremo convinti sarà ‘ un ‘sì convinto che ci vedrà partecipi. Se non saremo convinti sarà un giudizio. Penso che stiamo dimostrando lealtà e serietà il bene del Paese viene prima di interessi di partito e di coalizione”, spiegava mentre riferiva il colloquio con il presidente del Consiglio incaricato.
Però poi, un po’ come la signora con il cappello giallo dei cioccolatini, anche se non è proprio fame è venuta a galla quella voglia di fare il ministro: a Fuori dal Coro il “Capitano” fa il timido e usa un sacco di parafrasi, ma anche Mario Giordano capisce e dice “lo prendo per un sì”.
La domanda ovviamente era “Vuole fare il ministro nel governo Draghi?”. “Se mi si chiede di far parte di una squadra io per carattere la partita me la gioco, non sto in panchina a guardare gli altri e a criticare se qualcosa non funziona”.
Dulcis in fundo oggi il leader della Lega intervistato da Avvenire risponde alla stessa domanda usando ancora un’altra sfumatura:
Pensa di entrare personalmente al governo?
Non nego che mi farebbe piacere, ma lascio ad altri il toto-ministri, a me interessano i progetti concreti. Attendo le proposte del presidente Draghi
In ogni caso Salvini non tornerà al Viminale. Il ministero dell’Interno sarà occupato da un tecnico, probabilmente con la riconferma di Luciana Lamorgese. Il Capitano potrebbe finire all’Agricoltura. Lui dice di essere disponibile solo in base alle sue competenze. E sapendo quanto gli piacciono le sagre…
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 10th, 2021 Riccardo Fucile
LEGA SI’, LE PEN NI, AFD NO… SOLO I VERDI SI DISTINGUONO PER COMPATTEZZA
Sul dispositivo per la ‘Recovery and resilience facility’ i sovranisti al Parlamento europeo votano in ordine sparso: Lega compatta per il sì, dopo la svolta a favore del governo Draghi; i francesi del Rassemblement National si astengono, i tedeschi dell’Afd votano no, esattamente come avevano fatto in Commissione a metà gennaio. Quello della Lega era un voto favorevole di fatto annunciato dal tentativo di torsione europeista messo in atto da Matteo Salvini.
La sorpresa è che in aula tra i gruppi da sempre europeisti solo i Verdi sono compatti per il sì, all’unanimità . Anche i quattro ex pentastellati che hanno aderito ai Verdi votano sì.
Poca roba: ma è da registrare che anche i Socialisti&Democratici e il Ppe perdono qualche pezzo. Tra i primi, decidono di smarcarsi i francesi Raphael Glucksmann e Aurore Lalucq, del partito di centro-sinistra ecologista ‘Place publique’, fondato nel 2018.
Invece tra i Popolari vota no lo spagnolo Gabriel Mato, si astiene il francese Franà§ois-Xavier Bellamy. Anche nel gruppo ‘macroniano’ di Renew Europe c’è un no (il tedesco Engin Eroglu) e un’astensione (il danese Sà¸ren Gade).
Si spacca anche l’Ecr, i Conservatori e riformisti di cui fanno parte gli eletti di Fratelli d’Italia, che si astengono con la maggioranza del gruppo, mentre olandesi e svedesi votano no.
La Sinistra si divide prevalentemente tra voti favorevoli (greci, spagnoli, tedeschi) e astensioni (francesi, portoghesi, ma anche il belga Botenga e altri), due i contrari (Svezia, Olanda).
Anche sul recovery fund, come spesso accade nel Parlamento europeo, prevalgono i punti di vista nazionali: nei gruppi non maggioritari, i nordici si smarcano.
Ma la novità della Lega, favorevole in maniera compatta ad un provvedimento che pure continua a criticare (ancora legato all’austerity), risalta.
Il regolamento della ‘recovery and resilience facility’ passa con 582 voti favorevoli, 40 contrari, 69 astensioni. Compatti e a favore votano anche i 10 pentastellati ancora senza famiglia politica. Ed è scontro con gli ex alleati di governo leghisti e con il gruppo dei sovranisti.
“La Lega guida un gruppo al Parlamento europeo che li ha di fatto sfiduciati – attacca Mario Furore, europarlamentare del Movimento 5 Stelle – I sovranisti che volevano distruggere l’Europa sul regolamento del Recovery Fund si sono spaccati in tre: con la sua giravolta la Lega ha votato a favore sconfessando il voto in Commissione di appena 1 mese fa, l’estrema destra della Le Pen si è astenuta, mentre i tedeschi dell’Afd hanno votato contro. I sovranisti sono come una indigesta maionese impazzita. Questo voto dimostra che il loro disegno politico è morto, sepolto sotto i risultati concreti che abbiamo contributo a raggiungere in Europa”.
In realtà nel gruppo sovranista per ora non sembra aprirsi alcun processo politico alla Lega, che pure detiene la presidenza del gruppo (Marco Zanni), avendo la delegazione più grande (29 eurodeputati). Ognuno tra le rappresentanze nazionali segue i propri interessi di parte, non è la prima volta che accade: i sovranisti sono per costituzione divisi da interessi nazionali. Ma è chiaro che si tratta di una tregua non destinata a durare o destinata a durare fin tanto che il Carroccio non riesce a far maturare le trattative per entrare nel Ppe, ancora molto acerbe.
Intanto l’approvazione del regolamento sulla ‘Recovery and resilience facility’, il cuore del recovery fund che da solo contiene 672,5 miliardi di euro, è un fischio di partenza per la presentazione dei piani nazionali di ripresa.
Gli Stati europei potranno farlo a partire dal 18 febbraio (quando il regolamento entra in vigore), fino al 30 aprile. Nei due mesi seguenti, la Commissione Europea esaminerà i piani, dando la priorità ai migliori.
Ma i finanziamenti non potranno arrivare prima che tutti i 27 Stati membri dell’Ue non abbiano ratificato, nei loro Parlamenti nazionali, la parte che riguarda l’introduzione di nuove risorse proprie, vale a dire nuove entrate per il bilancio europeo (digital tax, carbon tax…) che faranno da garanzia al debito comune che la Commissione accumulerà per mettere insieme le risorse tramite i bond comunitari. Finora, solo 4 Stati membri hanno ratificato, tra cui l’Italia.
La pressione di Bruxelles sulle capitali affinchè ratifichino al più presto si sta facendo sempre più pesante negli ultimi giorni, ma non sembra sortire effetti: secondo il calendario comunicato dai paesi membri alla presidenza del Consiglio europeo, il processo di ratifica non sarà completato prima di giugno. Ma, sottolineano fonti della Commissione Ue, Bruxelles non erogherà un euro prima che tutti gli Stati europei abbiano approvato il piano.
L’approvazione del regolamento è una “decisione storica” per la ripresa, dice il presidente dell’Europarlamento David Sassoli. “Ora la parola passa agli Stati membri per far partire il Next Generation UE. Ci attendiamo che i parlamenti nazionali accelerino la ratifica dell’aumento delle risorse proprie dell’Unione, essenziale per emettere bond e finanziare la ripresa. Non c’è tempo da perdere e ogni ritardo sarebbe un danno enorme a cittadini e imprese”.
Anche il Commissario europeo all’economia Paolo Gentiloni parla di “passo storico”, una “opportunità unica da cogliere per cambiare le nostre economie per il bene di tutti i cittadini europei”. Ursula von der Leyen, sotto assedio oggi in aula per il ‘fiasco’ della campagna vaccinale anti-covid, prende una boccata d’ossigeno: “Sconfiggere il virus grazie ai vaccini è essenziale. Ma dobbiamo anche aiutare i cittadini, le imprese e le comunità a uscire dalla crisi economica. Il Recovery and Resilience Facility porterà 672,5 miliardi di euro proprio per questo e servirà a investire per rendere l’Europa più verde, più digitale, più resiliente, a vantaggio di tutti a lungo termine. Accolgo con favore il voto positivo del Parlamento europeo quale passo importante verso l’attivazione del meccanismo Rrf”.
(da “Huffingtonpost”)
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