Destra di Popolo.net

LUCIA AZZOLINA E LE “ROTELLE” CHE MANCANO A SALVINI (NON QUELLE DEI BANCHI)

Maggio 3rd, 2021 Riccardo Fucile

L’ASFALTATA SOCIAL DELL’EX MINISTRA CHE SI TOGLIE QUALCHE ROTELLINA DALLE SCARPE

Salvini ormai ha provato di tutto per far girare la ruota dei social a suo favore. Da quando Fedez si è esibito sul palco del Concertone del primo maggio facendo “nomi e cognomi” di tutti i leghisti che hanno pronunciato parole contro i gay il “Capitano” ha pubblicato foto con la fidanzata, foto della figlia, minacce ricevute, saluti e baci, tric e trac e bombe a mano. Tutto senza risultato.
Tra le varie “asfaltate” social va anche ricordata quella della ex ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina
Prima la parlamentare M5S ha commentato a caldo il confronto tra Salvini (che aveva già messo le mani avanti sul discorso del rapper ancora prima che lo pronunciasse) e Fedez, definendo il leader della Lega “gaglioffo”
Poi è diventato virale un suo commento, in cui si rivolge all’ex ministro dell’Interno:
“Sei stato asfaltato prima da Virginia Raggi, poi da Fedez. “Se fosse tutto già così” come scrivi, non parleremmo nemmeno di una legge che ha il sacrosanto diritto di essere approvata. In ultimo, ma non meno importante, le tue idee, il tuo modo di fare sempre aggressivo nel linguaggio e spesso misogino, ti rendono antitetico al concetto di libertà, lontano da te anni luce. Ti manca evidentemente qualche rotella, e non quelle dei banchi”
Insomma la Azzolina si è tolta qualche rotellina dalle scarpe
(da NextQuotidiano)

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COME SALVINI HA PERSO SU TUTTI I FRONTI LA SFIDA CON FEDEZ

Maggio 3rd, 2021 Riccardo Fucile

PRIMA LE ACCUSE PREVENTIVE, POI L’ATTACCO E INFINE IL TENTATIVO DI PACE

Il percorso è in linea con la storia della Lega. All’inizio era tutto un “Prima il Veneto”; poi è diventato un “Prima la Padania”, seguito da “Prima il Nord”. Alla fine, per uno scopo meramente elettorale, tutti questi slogan hanno esteso i propri confini arrivando a quel famoso “Prima gli italiani”, motto che ha condizionato e condiziona tutt’ora la dialettica del nuovo Carroccio.
Questo metodo, a grandi linee, è stato portato avanti da Matteo Salvini anche nella gestione del “caso Fedez”: prima le accuse preventive, poi l’attacco al “baffo sul cappello” del rapper sul palco del Primo Maggio. Alla fine il tentativo di “pace” come se nulla fosse accaduto e come se le bufale narrate nei confronti del ddl Zan da molti esponenti della Lega non fossero mai state pronunciate.
Quel che è accaduto sabato sera sul palco del concerto del Primo Maggio è cosa nota, ormai a tutti. Fedez ha letto alcune (neanche tutte) le dichiarazioni fatte da alcuni esponenti (anche ex) del Carroccio sull’omosessualità.
Parole intrise di odio omofobo e sottolineate sotto la pioggia della capitale. Un discorso che ha posto l’accento su un tema di stretta attualità: l’esigenza di una norma che inserisca delle aggravanti (a livello di codice penale) per chi si macchia di reati di omotransfobia, misoginia e abilismo. Parole che, ancor prima dell’evento, erano state messe sotto la lente d’ingrandimento dai vertici di RaiTre e dagli organizzatori del Concertone, con tutte le polemiche che ne sono conseguite.
A guidare le fila delle “proteste” è stato Matteo Salvini che ancor prima dell’esibizione aveva parlato di un cantante che avrebbe portato sul palco argomenti che nulla avevano a che vedere con la Festa dei lavoratori. Insomma, il riferimento era proprio Fedez. Un attacco preventivo seguito da un altro post che è ancora presente su Instagram.
In origine, però, questa stessa foto (con lo stesso commento) – , come riporta il Corriere della Sera – era stata postata anche su Facebook. Tantissimi i commenti avversi e poi il primo passo indietro: l’immagine è stata cancellata dalla pagina Fb del leader del Carroccio. Ed è così che è iniziata l’inversione di rotta del leghista.
Armiamoci e… partite
Dopo aver armato le frotte di commentatori social, il “Capitano” ha abbandonato la barca. Dapprima accusando la sinistra di essersela “cantata e suonata” perché il tentativo di “censura” a Fedez sarebbe stata portata avanti da un a rete tradizionalmente di sinistra. Insomma, la Lega non avrebbe alcun ruolo in tutta la vicenda. Poi, l’invito a una discussione davanti a un caffè per parlare con serenità del ddl Zan. Ma le mozioni che portano Salvini a contestare il disegno di legge sono fuori luogo e anche Barbara D’Urso, durante la sua intervista andata in onda a Domenica Live, ha sottolineato come molte delle considerazioni fatte dal senatore siano sbagliate.
E per capirlo, forse, non serviva una trasmissione della domenica pomeriggio, visto che il testo del ddl Zan è presente sui canali istituzionali. Ma ben vengano anche le bufale smentite in diretta televisiva.
(da NextQuotidiano)

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REPORT SVELA L’INCONTRO TRA RENZI E LO 007 IN UN AUTOGRILL A FIANO ROMANO

Maggio 3rd, 2021 Riccardo Fucile

LE FOTO IMBARAZZANTI E LE CRITICHE A CONTE PER LA DELEGA AI SERVIZI SEGRETI

La foto di un incontro tra Matteo Renzi e uno 007 di nome Marco Mancini in un autogrill è parte integrante di un servizio di Report in onda stasera e anticipato oggi dal Fatto Quotidiano.
Il contatto, dice il servizio di Giorgio Mottola, risale al 23 dicembre 2020, in un parcheggio dell’autogrill di Fiano Romano nei pressi di Roma. Dura – secondo Report – una quarantina di minuti.
Marco Mancini lavora al Dis, Dipartimento Informazioni Sicurezza, l’organo che coordina l’intera attività di informazione per la sicurezza, compresa quella relativa alla sicurezza cibernetica e ne verifica i risultati.
Ha lavorato nel Sismi con Nicolò Pollari. Ha ricevuto una condanna a 9 anni nel febbraio 2013 per sequestro di persona (l’imam Abu Omar) poi annullata dalla Cassazione. Nel marzo 2005 partecipa all’operazione che riporta in Italia dall’Iraq la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena.
Mancini è caporeparto del Dis e secondo l’anticipazione di Report l’incontro avviene per una nomina, magari in Aise o in Aisi, oppure come vicedirettore del Dis.
Il Fatto Quotidiano spiega che nei mesi precedenti l’incontro era esplosa una dura contesa sui servizi di sicurezza. Prima sulle regole per la proroga dei vertici, poi sulla delega affidata dalla legge al premier, infine sulla Fondazione per la cybersecurity. Tutto precipita dopo il consiglio dei ministri sul Recovery del 7 novembre 2020, interrotto per il tampone falso-positivo al Covid della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese prima che si voti.
Dopo l’incontro Renzi critica la gestione dei servizi segreti da parte del premier. E polemizza sulla delega che Conte ha tenuto per sé, come Gentiloni. Il 23 dicembre Renzi lo ripete all’Aria che tira, su La7. Poi va a Rebibbia a visitare Denis Verdini. Infine incontra Mancini in autogrill.
Conte cederà soltanto il 21 gennaio 2021, quando passa la delega all’ambasciatore Pietro Benassi. Troppo tardi. Il 13 gennaio si sono già dimesse le tre ministre di Italia viva. E il 26 gennaio il governo Conte cade.
Il servizio di Report nasce per una insegnante che il 23 gennaio si trova all’autogrilli di Fiano Romano e filma Renzi con il telefonino mentre parla con Mancini. Secondo Report Renzi ha detto che Mancini gli avrebbe consegnato per Natale i Babbi di cioccolato, specialità romagnole. Dice che è stato l’agente del Dis a raggiungere lui. La testimone oculare sostiene il contrario.
Secondo il Fatto il leader Iv si incontra regolarmente con Mancini dal 2016: “Quel 23 dicembre i due avevano un appuntamento già fissato e saltato perché Renzi se ne dimentica e parte per Firenze; recupera all’ultimo momento, pregando Mancini di raggiungerlo all’autogrill sull’autostrada. Ma – giurano – quel giorno non si parlò di nomine”.
(da “La Notizia”)

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FONDAZIONE GIMBE: “RT IN SALITA PER I NUOVI CASI TRA I BAMBINI TORNATI A SCUOLA”

Maggio 3rd, 2021 Riccardo Fucile

“VEDREMO LE CONSEGUENZE DELLE RIAPERTURE A META’ MAGGIO”

Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ai microfoni di ‘L’Italia s’è desta’ su Radio Cusano Campus spiega: “La risalita dell’Rt? Potrebbe essere dovuta a un incremento dei casi tra i bambini tornati a scuola subito dopo Pasqua. Adesso vedremo cosa succederà verso la metà di maggio, quando si valuteranno gli effetti di un’Italia tornata quasi completamente gialla”.
“L’ultimo report dell’Iss rileva una lievissima risalita prevalentemente a carico di 7 Regioni – sottolinea Cartabellotta – difficile dire adesso se questo possa essere motivo di preoccupazione, sicuramente sappiamo che l’indice Rt è il primo indicatore a crescere in caso di risalita dei casi. Adesso si intrecciano due forze, in una sorta di tiro alla fune: da una parte ci sono le ormai poche misure restrittive, i comportamenti delle persone e la campagna vaccinale, dall’altra ci sono i contatti sociali. Tra le due forze bisogna vedere quale prevarrà. Va detto che ci sono ancora le zone a colori, quindi – ricorda Cartabellotta – l’idea delle riaperture irreversibili vale se non ci sarà una ripresa dell’epidemia”.
“C’è un desiderio di libertà che lascia identificare il colore giallo come un liberi tutti – avverte – ma ci vogliono tutte le precauzioni del caso anche perché andiamo incontro all’estate che tutti vorremmo vivere con serenità e che è fondamentale per la ripresa del turismo. La campagna vaccinale aiuta, dobbiamo ricordare che sono state vaccinate soprattutto le fasce più anziane, quindi – conclude il presidente Gimbe – l’impatto a breve termine sarà soprattutto sulle ospedalizzazioni e sulla malattia grave, per vedere un effetto sui contagi bisognerà avere una copertura più ampia”.
(da agenzie)

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VIROLOGI CONTRO LA FESTA SCUDETTO DELL’INTER: “ASSURDITA’, NE VEDREMO GLI EFFETTI”

Maggio 3rd, 2021 Riccardo Fucile

PREGLIASCO: “IMPATTO DA META’ MAGGIO IN POI”…. LOCATELLI: “COSI’ NON SI ONORANO I MORTI”

Non si placano le polemiche sugli assembramenti che si sono verificati durante i festeggiamenti dello scorso weekend, nel centro di Milano, per il 19esimo scudetto conquistato dall’Inter.
Ad intervenire sulla questione sono stati anche i virologi. ”É stata una manifestazione che, in quei termini, non aveva senso. Mi dispiace perché coinvolge le persone con le quali condivido una passione. Ma la passione andava espressa diversamente” ha dichiarato Massimo Galli, direttore della clinica di Malattie Infettive dell’ospedale Sacco di Milano. “Si tratta di cose praticamente inevitabili ma non sono contento che si sia festeggiato in quel modo”, ha aggiunto l’infettivologo.
“La gioia la si può comprendere però credo che su di essa debba prevalere il senso di responsabilità: 121mila morti devono averci insegnato qualcosa. Onorare la loro morte vuol dire evitare assembramenti” ha detto a Sky TG24 il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità e coordinatore del Comitato tecnico scientifico Franco Locatelli commentando la festa dei tifosi dell’Inter. “Tutte le occasioni di assembramento – ha aggiunto – vanno assolutamente evitate, ivi compresi i festeggiamenti dei tifosi della squadra di calcio che ha vinto il campionato”
Sulle 30 mila persone assembrate in piazza del Duomo si è espresso anche il virologo dell’Università degli Studi di Milano Fabrizio Pregliasco. “Gli effetti dei comportamenti troppo rilassati visti nel fine settimana, inclusi i festeggiamenti per lo Scudetto, li vedremo da metà maggio in poi”, ha affermato il membro del Cts della Regione Lombardia in un intervento nel programma “Agorà” su Rai3.
“Temo un possibile incremento di casi, ma spero sia solo una leggera onda di risalita e non un’ondata vera e propria. Speriamo che la velocità delle vaccinazioni ci aiuti e speriamo in una meteorologia clemente che, come abbiamo visto lo scorso anno, aiuta. Ciò non significa” – ha aggiunto Pregliasco – che il virus in estate diventi più buono, solo le condizioni di contagio si riducono”.
(da agenzie)

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I VERTICI RAI LI HA SCELTI SALVINI, ORA DICE CHE NON E’ VERO

Maggio 3rd, 2021 Riccardo Fucile

SALINI E FOA LI HA NOMINATI LA LEGA QUANDO ERA AL GOVERNO CON IL M5S, LA FINISCA DI RACCONTARE BALLE

Ormai ospite fisso di Barbara D’Urso, ieri Matteo Salvini ha parlato del caso Fedez e della censura della Rai. Come sempre, per dissociarsi: “I vertici attuali della Rai non li ho messi io. Fedez ha pubblicato una telefonata con una dirigente Rai, che era la portavoce di Veltroni. Si mettessero d’accordo tra di loro”.
Quando parla di una dirigente Salvini si riferisce a Ilaria Capitani, che è stata portavoce di Walter Veltroni nel 2006 per poi tornare a Viale Mazzini e diventare caporedattrice del Tg2. Poi è stata promossa vicedirettrice di Raitre. Ma soprattutto, gli attuali vertici Rai, ovvero il presidente Marcello Foa e l’amministratore delegato Fabrizio Salini, sono stati nominati quando Salvini era al governo come ministro dell’Interno.
La Rai ha chiuso il 2020 con un risultato netto consolidato in pareggio e una posizione finanziaria negativa di 523,4 milioni.
Ma il pareggio di bilancio è arrivato grazie alle società controllate (Raicom e Raicinema) e al rinvio delle Olimpiadi e degli Europei di calcio cancellati per il Covid, che diversamente avrebbero innescato – secondo molti – uno squilibrio pesante nei conti stimabile tra i 120/150 milioni.
Il conto economico, stando alle indicazioni di previsione. prevede già un meno di 60milioni di euro circa (eventi sportivi a parte).
Intanto sul caso Fedez il ministro degli esteri Luigi Di Maio dice che “un paese democratico non può accettare nessuna forma di censura”. A fare chiarezza sarà la Commissione di Vigilanza Rai che probabilmente martedì o mercoledì ascolterà il direttore di Rai3 Franco Di mare per avviare un’indagine, come ha chiarito il presidente Alberto Barachini. Ora è caccia alle responsabilità.
Ieri Salini ha sostenuto “di non aver mai censurato Fedez né altri artisti né di aver chiesto testi per una censura di qualsiasi tipo. Questo deve essere chiaro, senza equivoci e non accettiamo strumentalizzazioni che possano ledere la dignità aziendale e dei suoi dipendenti. Di certo in Rai non esiste e non deve esistere nessun “sistema” e se qualcuno, parlando in modo appropriato per conto e a nome della Rai, ha usato questa parola mi scuso. Su questo assicuro che sarà fatta luce con gli organizzatori”.
(da La Notizia)

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ORA SI SCOPRE CHE LA RAI HA TELEFONATO A FEDEZ SU PRESSIONE DELLA LEGA CHE AVEVA LETTO IL TESTO DELL’INTERVENTO

Maggio 3rd, 2021 Riccardo Fucile

IL CANTANTE: “RAI VERGOGNOSA, CON L’AUDIO INTEGRALE SI SONO DATI LA ZAPPA SUI PIEDI”… LA TELEFONATA DI FEDEZ A LANDINI CHE HA SMENTITO LA RAI

Il cantante nella notte tra venerdì e sabato chiama il segretario della Cgil Landini per sapere se esista un regolamento che gli vieti di dire quello che ha scritto nel suo intervento
«Meno male che ho registrato la telefonata e non pensavo di dover arrivare fino a questo punto, ma evidentemente non c’è limite alla vergogna». I riflettori rimangono puntati ancora su Fedez. Nonostante sul palco del Primo Maggio, sabato, si siano esibiti circa 40 artisti, da 48 ore non si fa che parlare solo di lui.
La telefonata cui fa riferimento è quella avvenuta poco prima dell’esibizione con il direttore artistico del Concertone, Massimo Bonelli e la vicedirettrice di Raitre Ilaria Capitani. «Mi vogliono far passare per bugiardo», dice. «Non solo è vero che mi hanno chiesto di non fare i nomi dei politici leghisti ma sono sicuro che sia successo anche ad altri».
Tutto ha inizio quando dalla Rai e dall’organizzazione del Concertone chiedono al cantante di visionare preventivamente il testo dell’intervento che farà sul palco. Nelle parole del cantante, prima l’attacco a Draghi sul blocco delle attività per i lavoratori dello spettacolo, e poi una lunga digressione sulla legge Zan, con riferimenti espliciti a dichiarazioni pubbliche da parte di esponenti leghisti.
Secondo un retroscena su Repubblica, il testo sarebbe stato noto a tanti, compreso qualche dirigente della Lega. «Fedez ne è convinto e con buona ragione, data la ricostruzione degli orari delle “reazioni preventive” consegnate ai social e alla stampa da Salvini e da altri rappresentanti della Lega ben prima della diretta di Rai Tre, con precisi riferimenti al testo, come quello che riguarda il Vaticano».
In quel momento, scatta la telefonata, che dovrebbe essere di chiarimento e invece si trasforma in una lite furiosa da parte di Fedez. Un colloquio registrato sia dall’artista ma anche, sempre stando a quanto ricostruito da Repubblica, dai dirigenti Rai, visto che c’è una registrazione della stessa telefonata anche dal loro capo del telefono. Qualcuno poi gli dice che le difficoltà a poter concedere l’ok al discorso derivano dall’esistenza di un regolamento del sindacato: non si possono portare istanze di questo genere su quel palco. Fedez non si accontenta e chiama direttamente il segretario della Cgil Maurizio Landini, alle 3 di notte tra venerdì e sabato: lui gli dirà che quel regolamento non esiste.
La telefonata
«Le asserzioni che riporto nel mio testo sono consiglieri leghisti che dicono “se avessi un figlio gay, lo brucerei nel forno”», esplode Fedez. «Le sto chiedendo di adeguarsi a un sistema – si sente dell’altro capo del telefono – Tutte le citazioni che lei fa con nomi e cognomi non possono essere citate. Questo non è il contesto corretto». Fedez replica: «Chi lo stabilisce? Io dico quello che voglio sul palco. Nel mio testo non c’è turpiloquio, sono imbarazzo per voi». «Io ritengo inopportuno il contesto», gli dice a quel punto la vicedirettrice Capitani. «Ma io faccio quello che voglio visto che non c’è contesto di censura», sbotta lui che poi conclude: «Nel vostro futuro i diritti civili sono contemplati sì o no?».
La parte mancante della telefonata
Ieri, 2 maggio, dopo le accuse da parte della Rai di aver manipolato il colloquio al telefono, è spuntata la trascrizione di una parte della telefonata che, con il montaggio fatto da Fedez, non risulta. Frasi che, come ha spiegato il contante in un’intervista a La Stampa, non fanno che avvalorare la sua versione dei fatti. «Nella parte che hanno pubblicato loro si danno la zappa sui piedi da soli».
«Mi scusi Fedez, sono Ilaria Capitani, vicedirettrice di Rai3, la Rai non ha proprio alcuna censura da fare. Nel senso che la Rai fa un acquisto di diritti e ripresa, quindi la Rai non è responsabile né della sua presenza, ci mancherebbe altro, né di quello che lei dirà.» E infine: «Ci tengo a sottolinearle che la Rai non ha assolutamente una censura, ok? Non è questo [?] Dopodiché io ritengo inopportuno il contesto, ma questa è una cosa sua.».
«Io chiedo: “ma allora posso dire quello che voglio?” – dice Fedez – E la dirigente Rai mi risponde “no, no, no”.
A quel punto chiedo se posso dire delle cose che per lei sono inopportune ma che per me sono opportune, non hanno turpiloqui o bestemmie e riportano semplicemente i fatti: quel silenzio assordante che si sente di risposta dice davvero tutto».
(da Open)

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LA RABBIA DI FEDEZ FA TENEREZZA: RAPPRESENTA TUTTI NOI GAY CHE SUBIAMO VIOLENZE DA ANNI

Maggio 3rd, 2021 Riccardo Fucile

UN DURO ATTO DI ACCUSA A CHI “NON SI ADEGUA AL SISTEMA”

Lo dico subito: quello che state per andare a leggere è il punto di vista di un gay (che non ha mai avuto troppi problemi con la sua identità) felicemente sposato da quasi 10 anni e che, nella sua vita, ha avuto la possibilità di seguire, da cittadino prima e militante poi, tutte le tappe della sua accettazione prima e quella dei suoi amici e affetti a seguire.
Mi ricordo ancora quando a 20 anni, pur già consapevole, andai a vedere In &out al cinema e trovai una platea urlante e sghignazzante (ci fu pure uno che gridò fiero: “mi viene da vomitare”) al bacio tra Kevin Kline e Tom Selleck. O a 25 quando uscito da un concerto da un teatro bolognese col mio fidanzato di allora, un gruppo di ragazzotti (miei coetanei) mi tirò una lattina di birra gridandomi frocio, che si rovesciò sulla mia meravigliosa giacca presa per l’occasione e che per i loro standard forse era un po’ troppo.
Non so cosa ma un po’ troppo. Adesso, facciamo un salto di vent’anni e arriviamo a venerdì sera. Ero sul mio divano con marito, figlio a quattro zampe e un paio di amici che questi tempi grigi ci consentono, a vedere Nomadland, quando la mia bolla social comincia a parlare di questi due maschi, bianchi, eterosessuali, probabilmente cristiani che su Canale 5 stanno decidendo quale dovrebbe essere il mio, il nostro approccio quando ci danno dei “froci”, “dei negri” e tutto il corollario che gira intorno.
Questi due che hanno lanciato davanti a 4 milioni di italiani plaudenti (tra loro ci sono pure la Amoroso, Noemi, Nina Zilli e la Clerici, che si sono vivamente complimentati sui social) una lotta al politicamente corretto.
Secondo loro, io a quei ragazzi che mi hanno gridato frocio tirandomi una birra, avrei dovuto ridere in faccia e magari, perché no, invitarli per un’altra birra ad un tavolino. Ma io a questi due buttati in prima serata non voglio nemmeno spiegare che le parole sono armi.
E che ovvio, dipende da come le si usa, ma pur sempre armi rimangono. Tanto non capirebbero. Ma chiederei loro: perché se è una sacrosanta lotta per la censura non andate in tv a bestemmiare?
Perché non dite ai vescovi di farsi una risata quando qualcuno lo fa? Perché, sappiamo tutti, che sarebbero cacciati in un nanosecondo.
Ecco la libertà che vogliono difendere è quella di essere violenti con gli ultimi, con gli indifesi, con le minoranze e, ovviamente, a chiedere il diritto di poterlo fare sono sempre gli altri: quelli che nel loro status non sono né ultimi né indifesi né minoranze.
Ma arriviamo a sabato pomeriggio, nemmeno 24 ore dopo il siparietto di cui sopra: i leghisti, ancora ebbri dallo show della sera prima, insorgono preventivamente per quello che dovrebbe essere il discorso di Fedez al concertone del primo maggio.
Loro che 24 ore prima volevano raccontare cosa era la libertà di espressione.
Il resto lo sappiamo: mentre su Canale 5 furoreggia uno show con i due della sera prima e la sovranista Cuccarini, il discorso più politico degli ultimi tempi viene fatto da un cantante in diretta su Rai3.
Fedez fa quel discorso che i leghisti non volevano, ricordando al presidente del consiglio che non siamo una repubblica fondata sul calcio, ma magari sull’arte.
E poi sistema la Lega, il Vaticano e tutti gli altri ipocriti che ci circondano nella battaglia sacrosanta per il DDL ZAN.
Parlandone col mio amico Aleandro abbiamo concordato che ci sono due elementi particolarmente forti per noi (ed è un noi veramente allargato): il primo è quando uno dei vertici Rai dice a Fedez: “Si adegui al sistema”.
In quelle parole torna la paura dei nostri vent’anni. Perché il sistema prevede di nascondere, omettere e tacere dinanzi a frasi omofobe, razziste e discriminatorie.
Quel sistema ci vorrebbe governare o comunque ci prova anche attraverso armi mandate in prima serata su Canale 5.
Il secondo è quando Fedez diventa rosso paonazzo, si arrabbia ed è un fiume in piena tanto da mancargli il respiro. Quel momento ci fa tenerezza, perché lui sta rappresentando tutti noi. I nostri dolori, le discriminazioni che subiamo, la violenza fisica e psicologica, gli insulti.
Sofferenze che non sono colte né da quei due, né da quel maledetto sistema di cui facciamo tutti parte. Purtroppo.
(da Open)

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LA STORIA DI LUCA TRAPANESE E DELLA PICCOLA ALBA CHE SMENTISCE SALVINI SULLE ADOZIONI PER LE COPPIE OMOSESSUALI

Maggio 3rd, 2021 Riccardo Fucile

L’ADOZIONE DELLA PICCOLA, ABBANDONATA DALLA MADRE QUANDO AVEVA SOLO 30 GIORNI PERCHE’ AVEVA LA SINDROME DI DOWN

La “famiglia tradizionale”. Un concetto di cui molti politici si riempiono la bocca per fare propaganda. Lo ha fatto (di nuovo) Matteo Salvini nel corso della sua intervista a Domenica Live, il contenitore Mediaset condotto da Barbara d’Urso, è tornato a parlare di “figli” che devono avere un padre e una madre.
Una narrazione che ha come obiettivo quello di delegittimare le adozioni per le coppie omosessuali. Ma c’è una storia, quella di Luca Trapanese e della piccola Alba, che – anche nella sua quotidianità – smentisce il quadro “da Presepe” che il leader della Lega continua a propinare anche per contrastare e criticare il ddl Zan.
Lui ha 44 anni e non ha mai celato la sua omosessualità. Ha sempre sostenuto e aiutato le persone – in particolare i più giovani – affetti da disabilità, anche attraverso la sua associazione “A ruota libera” e altri progetti.
Nel 2017 ottiene l’affidamento della piccola Alba, una bambina con sindrome di Down che era stata abbandonata, appena nata, da sua madre. E la sua testimonianza è il modo migliore per smentire le narrazioni del leader della Lega che ancora, nel 2021, contestualizza il diritto (o meno) di adottare un bambino in base al proprio orientamento sessuale.
“Ieri Salvini parlato ancora una volta di famiglia, come la intende lui e cioè quella composta da un padre e una madre, toccando anche il tema delle adozioni per le coppie omosessuali – ha scritto Luca Trapanese sui social -. Chi conosce la mia storia sa che non ho mai giudicato la madre naturale di Alba per averla lasciata in ospedale rinunciando al proprio ruolo genitoriale, né ho mai speso una sola parola critica sulle decine di coppie eterosessuali e idonee all’adozione che non hanno neanche voluto conoscere Alba quando sono state convocate. Alba, meravigliosa bambina con la sindrome di Down l’ho adottata io: maschio, single e gay. Aveva 30 giorni quando è arrivata a casa. Il mio è stato un Sì incondizionato. Sono stato felicissimo di stravolgere la mia vita per lei rinunciando alle mie vecchie abitudini e avendo davanti agli occhi un’unica grande luce: Alba e le sue priorità. Sono forse un santo o un eroe? Niente affatto. Sono un genitore come lo sono tutti quei papà profondamente consapevoli del loro ruolo”.
Niente di più naturale: l’amore di un padre adottivo per sua figlia. Nessuna strana concezione dal sapore medioevale, perché “Omnia vincit amor et nos cedamus amori”, come scriveva Virgilio. E la storia di Luca Trapanese prosegue:
“Alba e io conduciamo una vita – consentitemi di definirla così, anche se è una parola che non amo per niente – estremamente tradizionale. Alba ha me, ha i suoi cugini, i suoi nonni, la sua preziosissima tata ed è circondata dall’amore di tutti. È proprio questo che rende la nostra vita tradizionale: l’amore e basta che fa di Alba una bambina felice e serena. Io sono il suo insostituibile punto di riferimento e lei è il mio. È mia figlia dal primo momento che l’ho presa fra le braccia. Siamo una famiglia. Sapete, ho dovuto sopportare parole davvero pesanti alle quali non ho mai risposto: “Te l’hanno data perché non l’ha voluta nessuno… L’avrebbero data a chiunque…”. No! Non ho avuto sconti dovuti alla disabilità di Alba o al fatto che nessuna famiglia eterosessuale l’aveva scelta. Sono stato valutato dai servizi sociali e dal Tribunale dei Minori. Io sono il papà di Alba perché sono stato ritenuto idoneo ad esserlo. Vorrei dire a Matteo Salvini che alla base della famiglia non c’è il sesso delle due figure genitoriali, ma la qualità del rapporto, che significherà il miglior accudimento possibile ai figli. Caro Matteo, io e Alba saremmo felici di averti ospite a casa nostra, vorremo farti conoscere la nostra vita, ma soprattutto ci terrei a farti respirare l’atmosfera che la riempie. Sono sicuro che quando andrai via, chiudendoti la porta alle spalle, ti domanderai cosa manca alla famiglia di Luca e Alba e ti risponderai: niente”.
Perché questo è. Giudicare la legittimità di poter diventare un genitore, anche attraverso l’adozione, non è una questione di orientamento sessuale. E questa storia è la miglior etichetta possibile per mettere la parola fine su concezioni medioevali.
(da NextQuotidiano)

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