Maggio 15th, 2021 Riccardo Fucile
REPORT SPARA LA BOMBA SUL CAPITONE… SALVINI: “NON RICORDO”
Non solo Renzi. Anche Matteo Salvini avrebbe avuto più incontri riservati con lo 007 Marco Mancini, già coinvolto nel caso Abu Omar, e anche lui avrebbe incontrato il dirigente dei servizi segreti pure in autogrill.
A sostenerlo è sempre Report, con un’anticipazione del servizio che andrà in onda lunedì prossimo. Occorrerà ora vedere cosa farà il Copasir, presieduto dal leghista Raffaele Volpi, dopo aver annunciato di voler chiedere al premier Mario Draghi l’autorizzazione per aprire un’indagine da affidare al Dis sul faccia a faccia tra l’esponente dell’intelligence e il leader di Italia Viva in un’area di servizio a Fiano Romano, nel dicembre scorso, in piena crisi di governo.
Il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, ha preannunciato che il segretario della Lega ha ammesso di aver incontrato varie volte l’agente segreto.
“Durante lo svolgimento dell’inchiesta – sostiene Ranucci – i nostri inviati avevano raccolto informazioni, poi confermate da una fonte qualificata, che Salvini avrebbe incontrato più volte Marco Mancini, non solo in sedi istituzionali, ma anche in autogrill, circostanza che il leader della Lega non conferma né smentisce. Sempre secondo una delle fonti incontrate da Report, la frequentazione tra il politico e l’uomo dei servizi sarebbe di vecchia data, i due si sarebbero incontrati anche a Cervia, in occasioni delle visite di Salvini al Papeete, il locale venuto alla ribalta nei giorni della crisi del primo governo Conte”.
Il conduttore di Report ha poi sottolineato che Salvini aveva affermato che era normale incontrare agenti segreti e aveva preso le difese di Matteo Renzi dopo la pubblicazione da parte della sua trasmissione del video dell’incontro riservato dell’ex premier con lo 007.
“Ho incontrato Marco Mancini da ministro più volte, in ufficio, al ministero, non in un autogrill. A mia memoria non l’ho incontrato in autogrill. Lo visitai per la prima volta in carcere a San Vittore, quando fu arrestato ed ero consigliere comunale”, ha detto il numero uno del Carroccio intervistato da Report.
Per tutta risposta la Lega ha sostenuto che Report, nella “foga di dover attaccare a tutti i costi la Regione Lombardia”, si è affidata a un falso medico, specificando che il sindaco di Robbio, Roberto Francese, per somministrare tamponi rapidi, molecolari e per fare persino prelievi di sangue a pagamento ai suoi concittadini, si sarebbe affidato al falso camice bianco.
lImmediata la replica di Ranucci.
Il conduttore ha affermato che Report non si è mai affidata a un falso medico e che le accuse della Lega sono false, “come è facile verificare dalle trascrizioni presenti sul sito”, aggiungendo di non aver mai né menzionato né intervistato Adessi, oggetto di indagini della Procura di Vercelli per abuso di professione, “che ha potuto esercitare indisturbato senza controllo delle autorità regionali”.
(da agenzie)
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Maggio 15th, 2021 Riccardo Fucile
“INFORMAZIONI FALLACI NELLA TRASMISSIONE ANNI VENTI”
«Sappiamo che è difficile comunicare le dinamiche politiche europee per la
complessità istituzionale, ma preoccupa gravemente l’analfabetismo europeo del servizio pubblico e la mancanza di controllo sulle informazioni date al pubblico. La fallacia di gran parte delle informazioni contenute nel servizio in questione potevano facilmente e rapidamente essere controllate. E lo dovevano».
È quanto hanno scritto i rappresentanti Ue in Italia – il capo ufficio Pe Carlo Corazza e il capo della rappresentanza della Commissione Antonio Parenti – al direttore Rai, di Meo, per «esprimere rammarico per il contrappunto» di ‘Anni Venti’ su Rai2.
«Le deduzioni tratte nel servizio si basano su elementi falsi, tendenziosi, o totalmente travisati”, hanno scritto Corazza e Parenti, chiedendo un «tempestivo intervento soprattutto per evitare futuri scivoloni di questa portata, dovuti a carenza di precisione, che danneggiano prima di tutto i cittadini italiani. Sia ben chiaro che le istituzioni europee e le sue politiche possono e debbono essere criticate, e noi ci battiamo costantemente per assicurare la libertà di espressione dei giornalisti. Ma le critiche per essere utili, devono essere basate su fatti corretti. E’ di particolare importanza che questi elementi siano guida del servizio pubblico sempre, e in special modo quest’anno quando chiediamo ai cittadini di partecipare attivamente alla Conferenza sul futuro dell’Europa. Abbiamo bisogno di un loro contributo e crediamo che il ruolo della Rai sia fondamentale per assicurare che i cittadini siano correttamente informati», hanno scritto Corazza e Parenti nella missiva.
(da agenzie)
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Maggio 15th, 2021 Riccardo Fucile
DIPINTI SPARITI NEL NULLA NELLA SEDE DI VIA MAZZINI E SOSTITUITI CON COPIE
Un dipinto a olio di Felice Casorati intitolato “Il deputato di Bombignac”. E poi “Architettura” di Ottone Rosai e “La domenica della buona gente” di Renato Guttuso. Ma anche “vita nei campi” di Giorgio De Chirico.
Con una strana storia dietro: è stato rubato e sostituito con una copia a sua volta trafugata.
Repubblica racconta oggi che dalla sede Rai di viale Mazzini a Roma sono spariti numerosi dipinti di pregio. Alcuni sono stati sostituiti da copie. Altri si sono semplicemente volatilizzati.
Sulla vicenda indaga la procura di Roma mentre la Rai, per tutelare un patrimonio che vale circa 100 milioni di euro, ha nominato un comitato tecnico scientifico con l’obiettivo di catalogare le opere.
Non sono solo dipinti, ma anche litografie, arazzi, sculture. Che Vittorio Sgarbi insieme ad Achille Bonito Oliva, Oliviero Toscani, il direttore degli Uffizi Eike Schmidt, Sylvain Bellenger la direttrice del Museo e Real Bosco di Capodimonte e molti altri dovranno concorrere a difendere.
«Con un lavoro certosino — dice Nicola Sinisi, il direttore dei Beni artistici della Rai — abbiamo iniziato a mettere al riparo il grande patrimonio» della tv di Stato. Peccato per i quadri spariti però:
L’allarme (indaga la procura di Roma) è scattato nel marzo scorso, quando proprio in viale Mazzini era caduto in terra quello che avrebbe dovuto essere “Architettura” di Ottone Rosai, un autore fiorentino del Novecento: qualcuno si è accorto che si trattava di una copia.
L’originale era stato rubato negli anni ’70 e venduto per 25 milioni di lire da un dipendente ormai in pensione, non più imputabile. È sparito anche “La domenica della buona gente” di Renato Guttuso. E “Vita nei campi” di Giorgio De Chirico, trafugato e sostituito con un falso, rubato a sua volta: il furto del furto.
Chissà come la prenderà la procura.
(da La Notizia)
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Maggio 15th, 2021 Riccardo Fucile
IL PREZZO CARISSIMO PER L’ITALIA CHE NON HA VACCINATO SUBITO GLI ANZIANI, ALTRO CHE CARENZA DI DOSI
A oggi l’Italia ha immunizzato più di 8 milioni di persone. Sono invece 18 milioni e
400mila quelle che hanno ricevuto almeno una dose.
Nelle ultime settimane il ritmo delle vaccinazioni è aumentato, ma la strategia italiana usata nei primi mesi potrebbe essere costata molte vite.
«Dall’inizio della campagna vaccinale in Italia abbiamo evitato la morte per COVID19 di 10.600 persone», osserva su Twitter l’analista dell’Ispi, Matteo Villa. «Se avessimo vaccinato nella maniera più corretta possibile (pur vaccinando tutto il personale sanitario) avremmo salvato 18.300 vite. Il 72% in più».
L’Italia ha ricevuto lo stesso numero di dosi pro capite degli altri Paesi europei, ma a marzo eravamo ancora tra gli ultimi in termini di vaccinazioni.
La strategia italiana, che ha privilegiato le vaccinazioni del personale sanitario, non è riuscita a portare avanti parallelamente anche le somministrazioni alla popolazione più fragile ed esposta: ovvero gli over 80. Una scelta, o una difficoltà della macchina vaccinale, che a partire da marzo, proprio mentre tornavamo in zona gialla, ha portato a centinaia e centinaia di morti che potevano essere evitate.
(da Open)
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Maggio 15th, 2021 Riccardo Fucile
L’OSTACOLO A UNA REPRESSIONE DELL’EVASIONE NON E’ TECNICO, MA POLITICO: CI SONO PARTITI CHE DIFENDONO GLI EVASORI E SFORNANO CONDONI
Il fenomeno dell’evasione fiscale è di vecchia data e presente, con intensità notevolmente diversa, in tutti i paesi membri dell’Ue.
Con riferimento all’anno 2014 Konrad Raczkowski (Università di Scienze sociali, Varsavia), aveva pubblicato un stima dell’evasione fiscale (in percentuale del Pil) nei diversi paesi membri nella quale l’Italia figurava detenere il poco invidiabile primato, con una stima di evasione pari al 13,8%, la Spagna presentava il 10,8%, Francia e Germania rispettivamente il 6,6 e il 6,3% e il Regno Unto il 3,3% e il Lussemburgo soltanto l’1,6%, la più bassa stima di evasione in tutta l’Ue.
Per l’anno 2015 sono oggi disponibili stime, paragonabili alle precedenti, elaborate da Richard Murphy (City University London) per conto del Parlamento europeo .
Ecco i dati che si confrontano a quelli indicati con riferimento al 2014: Italia 11,6% (pari a 190,9 miliardi di euro), Spagna 5,6% (60 miliardi), Francia e Germania rispettivamente 5,4% e 4,1% (117,9 e 125,1 miliardi), Regno Unito 3,4% (87,5 miliardi) e Lussemburgo 3,1% (1,6 miliardi).
L’Italia conserva la posizione di primo evasore d’Europa, sebbene la misura dell’evasione appaia diminuita di 2,2 punti percentuali.
Per l’anno 2015, nella ricerca effettuata per conto del Parlamento europeo, Murphy ha prodotto anche stime dell’evasione limitate alla sola IVA (imposta sul valore aggiunto); con riferimento ai paesi membri già considerati, abbiamo le seguenti stime percentuali di evasione rispetto al dovuto: Italia 25,78 %, Spagna 3,52%, Francia 11,71%, Germania 9,56%, Regno Unito 10,88%, Lussemburgo 5,56%.
Si tratta evidentemente di stime non confrontabili con le precedenti, in quanto riferite a due diversi indicatori dell’evasione fiscale, stime però sufficienti a confermare la rilevanza generale del fenomeno e la sua particolare gravità nel caso dell’Italia.
Per quanto riguarda l’Italia, tra le due stime considerate di elaborazione non italiana, soltanto quella di Murphy per l’anno 2015 ci permette di conoscere una somma in valore anziché in percentuale del Pil – precisamente 190 miliardi di euro – senza rischiare di mescolare dati non omogenei riguardo alla fonte.
Con riferimento all’anno 2014, la Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva (anno 2018) del nostro Ministero dell’economia e delle finanze stima un’evasione complessiva (entrate tributarie e contributive) di 113 miliardi, decisamente più contenta di quella di Murphy per il 2015.
Con riferimento al più recente biennio 2017-2018 la Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva (Commissione Giovannini) segnala una significativa riduzione dell’evasione sull’IVA, rispettivamente 36,8 e 33.3 miliardi di euro. Con riferimento a questa imposta, una efficace attività di contenimento dell’evasione è dunque in atto.
La necessità di procedere con decisione in tutte le direzioni del contrasto all’evasione fiscale, comprese quelle più difficili da percorrere rimane comunque molto chiara, con l’obiettivo di consentire al bilancio pubblico di svolgere un ruolo molto più efficace di quanto sia stato nel primo ventennio di questo secolo.
Da una recente audizione al Senato del Direttore dell’Agenzia delle entrate Avv. Ernesto Maria Ruffini , apprendiamo che attualmente l’Agenzia delle entrate, attraverso un paziente e poco noto lavoro di programmazione organizzativa, ha da tempo intrapreso un percorso di aggiornamento e potenziamento della propria capacità operativa.
Dall’audizione si evince che l’Agenzia può già accedere in modo autonomo al Catasto della proprietà immobiliare, alla situazione dei conti correnti bancari, alla conoscenza delle diverse forme di ricchezza finanziaria in titoli quotati, all’informazione relativa ai debiti verso istituzioni finanziarie contratti per l’acquisto di immobili, ai dati relativi alla proprietà degli autoveicoli, ai dati del grande deposito della fatturazione elettronica.
Rimangono sempre i problemi connessi alla “schermatura” di proprietà registrate sotto nomi di copertura, rimangono aperti alcuni problemi relativi alla proprietà di valori mobiliari e immobiliari detenuti all’estero (nei casi di proprietà all’estero, l’individuazione delle coperture è evidentemente difficoltosa), ma una grande parte delle informazioni necessarie a conoscere l’entità patrimoniale dei contribuenti italiani sono già disponibili all’Agenzia delle entrate che ha il compito di reprimere l’evasione fiscale.
Quale è dunque l’ostacolo che ancora si frappone a una drastica repressione dell’evasione?
Il contrasto all’evasione fiscale, come è noto, avviene anche attraverso la limitazione all’uso del contante. Il ricorso alle carte e agli strumenti elettronici ovviamente permette la tracciabilità dei pagamenti ed è avversato dalle categorie che maggiormente praticano la non fatturazione o la riduzione del suo importo.
Le norme intese a ridurre l’uso del contante vengono spesso contrastate con argomenti speciosi, non esclusa l’asserita convinzione, in alcuni settori della società, che “non si debba infierire sulle categorie produttive più deboli”.
(Presentato all’Accademia Nazionale dei Lincei il 14 maggio 2021)
(da agenzie)
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Maggio 15th, 2021 Riccardo Fucile
ORA PER PERDERE NON RESTA CHE MAURIZIO LUPI
Gabriele Albertini non ci ripensa e ribadisce il no alla corsa per riconquistare Palazzo
Marino. “In questo giorno a me caro, che coincide con la data in cui nel 1997 ho giurato da Sindaco per la prima volta, mi rivolgo ai concittadini milanesi, agli amici e sostenitori, ai leader del centrodestra: Matteo Salvini, Giorgia Meloni, e Silvio Berlusconi, al quale rivolgo con affetto un augurio di pronta guarigione” – scrive Albertini sul suo sito.
“Vi devo una risposta dopo settimane in cui ho sentito l’affetto e il sostegno di voi tutti. Alcuni sondaggi m’avevano indicato come possibile candidato vincente nella imminente consultazione elettorale per la scelta del Sindaco di Milano. Purtroppo devo comunicare che per un insieme di ragioni personali non posso accettare questa generosa opportunità offertami”.
L’ex presidente di Federmeccanica ed ex sindaco dal 1997 al 2006 aggiunge: “Non voglio mantenere questa incertezza che potrebbe danneggiare il corso della campagna. Desidero però ribadire tre elementi già espressi. In primis la mia disponibilità nel corso della futura campagna ad accompagnare il candidato sindaco, sia nei contenuti, sia nella definizione e nella partecipazione ad una lista civica, fattore, secondo me, fondamentale per la vittoria elettorale”. E ancora: “In secondo luogo ritengo che, per le sfide che aspettano Milano, il candidato o la candidata debba essere giovane (il 15 maggio 1997 avevo 46 anni), rappresentare le categorie produttive in vista della imminente ripresa, e conoscere tutte le realtà di questa multiforme ed articolata città, anche quelle rese più fragili dalla pandemia. Anche la squadra dovrà essere attentamente scelta, ma anche competente, laboriosa, adeguatamente bilanciata tra i generi. Infine intendo ribadire un concetto a mio modo di riflettere fondamentale: il Governo guidato da Mario Draghi si appresta a varare una serie di misure che assicureranno all’Italia risorse europee per 209 miliardi per la ripresa dopo l’emergenza sanitaria. In virtù di questo anche Milano riceverà una disponibilità ingente di risorse (circa 18 miliardi di euro). Ebbene, ritengo che queste risorse eccezionali debbano essere gestite da una amministrazione eccezionale, ovvero una vasta coalizione di forze politiche e produttive, responsabili e volenterose”.
Questo nuovo no di Albertini arriva come una doccia fredda per il centrodestra. Il leader della Lega Matteo Salvini infatti ci aveva sperato fino all’ultimo come di riuscire a schierare Guido Bertolaso a Roma. “Sono ottimi candidati, ma non posso costringerli – aveva detto ieri – Io sono contento che il centrodestra sia unito. Ora dipende da loro: ho portato a loro, in dote, l’unità del centrodestra, ora decidano”. Aggiungendo, “se saranno loro i candidati sono contento, altrimenti sceglieremo altri uomini all’altezza”. Nelle ultime ore si era mossa anche la numero uno di Fratelli d’Italia che ancora ieri aveva chiarito: “Albertini e Bertolaso sono ottime candidature. Li sto sentendo in queste ore”.
Una settimana fa infatti Albertini aveva già motivato il suo no adducendo motivi familiari. E nei giorni scorsi per spiegare agli amici la sua situazione aveva ancora una volta utilizzato come metafora la vicenda di Lucio Quinzio Cincinnato per paragonarla al suo stato d’animo. Quando aveva confidato: “Ora, i senatori sono tutti concordi nel chiedergli di accettare la seconda Dittatura….ma lui deve mettersi d’accordo con sé stesso, sua moglie, che è anche la sua famiglia” e sotto questo aspetto “non è cambiato nulla, solo le condizioni esterne”.
Concludendo le sue riflessioni con la citazione di una frase dal Giulio Cesare di William Shakespeare che riletta alla luce della decisione di oggi assume un valore profetico. “Oh se fosse dato di conoscer la fine di questo giorno che incombe! Ma basta aspettare la sera e la fine è nota”.
Ora il centrodestra non vorrebbe ripartire da zero. Il piano B prevedeva infatti la discesa in campo in primo luogo di Maurizio Lupi e più defilati del leghista Roberto Rasia dal Polo e del manager Riccardo Ruggiero, che da tempo hanno offerto la loro disponibilità. Oltre ad un nome femminile che il leader della Lega avrebbe sondato negli scorsi giorni, che in ogni caso potrebbe formare un ticket con il candidato prescelto.
(da agenzie)
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Maggio 15th, 2021 Riccardo Fucile
ALLORA FACCIA IL DON ABBONDIO NEI PROMESSI SPOSI, NON IL GIUDICE… “LA PROCURA HA SCELTO ME PERCHE’ CI VOLEVA UNO CHE REGGESSE L’IMPATTO DELLA SENTENZA”: PERCHE,’ ERA GIA’ SCRITTA?
In un’intervista al Corriere della Sera il giudice Nunzio Sarpietro spiega cosa sarebbe successo se Matteo Salvini fosse andato a processo per il caso della nave Gregoretti
“Il rinvio a giudizio del senatore Salvini avrebbe comportato l’incriminazione dell’ex premier Conte e dei ministri dell’epoca Di Maio e Toninelli, perché erano tutti d’accordo sulla redistribuzione dei migranti”.
Così in un’intervista al Corriere della Sera il giudice Nunzio Sarpietro, presidente dell’ufficio gip-gup di Catania, dopo la pronuncia della sentenza di non luogo a procedere per l’ex ministro dell’Interno per il caso della nave Gregoretti.
Perché allora a Palermo Salvini è stato rinviato a giudizio per il caso Open Arms? “Non parlo del lavoro dei colleghi – risponde Sarpietro intervistato da Repubblica – Ci sono elementi di fatto diversi. Io ho svolto un’istruttoria approfondita avendo il dovere di assumere alcuni elementi, suggeriti dalla memoria difensiva, che hanno provato l’estraneità di Salvini . Spiegherò tutto nella motivazione di una sentenza che richiederà tempo, stenti e patimenti, perché ogni parola verrà valutata ai raggi X. Quando con i colleghi abbiamo preso la decisione che sarei stato io a presiedere questa udienza sapevamo che ci sarebbe voluto un magistrato anziano con 40 anni di esperienza e con le spalle larghe per reggere l’impatto che la sentenza avrebbe avuto sul sistema politico.”
(da agenzie)
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