Maggio 23rd, 2021 Riccardo Fucile
NELLO SMARTPHONE DELL’UOMO SONO STATE TROVATE LE FOTO DI ALTRE RAGAZZE, ALMENO QUATTRO ALTRE VITTIME DI STUPRO
Chiara si è risvegliata nel suo letto, vestita esattamente come la sera precedente. Il
suo fidanzato, preoccupatissimo, si era attaccato al citofono perché non riusciva a parlare con lei. Quando aveva provato a chiamarla la sera prima, a mandarle un audio su WhatsApp, aveva ricevuto una strana risposta: «Sono da amici», e una foto di lei con gli occhi semi-chiusi, già sotto l’effetto delle benzodiazepine.
A rispondere a quel messaggio era stato Antonio Di Fazio, l’imprenditore farmaceutico arrestato ieri con l’accusa di averla drogata e violentata dopo averla attirata con un’offerta di stage.
Alla pm di Milano Alessia Menegazzo, Chiara ha raccontato che l’incubo è iniziato dopo aver bevuto un caffè: «Mi si è offuscata la vista, sentivo suoni lontani. Non riuscivo a muovere le gambe e le braccia. Ricordo il braccio di quell’uomo su di me, aveva un Rolex d’oro al polso. Non avevo la forza di reagire».
Nello smartphone le foto degli abusi sessuali
Mentre lei era incosciente, lui l’ha spogliata e le ha scattato delle fotografie con il cellulare. Nel suo smartphone sono state trovate le foto di altre ragazze, almeno quattro. Il sospetto è che Di Fazio abbia usato lo stesso metodo anche con loro. Nel sangue di Chiara, due giorni dopo la violenza, i medici della clinica Mangiagalli hanno trovato un quantitativo abnorme di benzodiazepine: 900 milligrammi per litro, quattro volte il dosaggio giornaliero.
Una quantità da «avvelenamento» secondo gli inquirenti. La sera stessa, prima ancora delle dimissioni di Chiara dall’ospedale, il fidanzato è andato dai carabinieri di Porta Monforte a fare denuncia. Le sue parole sono state confermate da Chiara alle tre e mezzo di notte.
La vittima conosciuta durante una vacanza in Sicilia
L’imprenditore l’aveva conosciuta l’estate precedente, quando con la sorella e il cognato era andato in vacanza nell’albergo che la famiglia della vittima gestisce in Sicilia.
Chiara aveva detto che sarebbe andata a Milano a studiare alla Bocconi e Di Fazio le aveva proposto uno stage nella sua azienda farmaceutica, la Global Farma. «Non mi aspettavo che mi avrebbe cercato davvero». Invece lui ha provato a contattarla più volte. Pochi giorni prima della violenza, la ragazza ha detto ai pm di aver ricevuto un messaggio dalla sorella di Di Fazio: «Ciao, come stai? Chiama Anto che ti fa vedere l’azienda com’eravamo d’accordo, no?»
L’autista e la casa di lusso in zona Sempione
Chiara si è fidata. «È passato a prendermi da casa con l’autista alle 17». In programma c’era una visita in azienda e l’incontro alle 18 con importanti manager che avrebbero potuto offrire alla ragazza possibilità di lavoro. Ma l’azienda era deserta.
«Mi ha detto che avremmo incontrato i manager a casa sua», un appartamento di oltre 200 metri quadrati in zona Sempione che Di Fazio condivide con l’anziana madre e il figlio. Il 50enne ha congedato l’autista e insieme sono andati in macchina verso casa. Passando davanti al parco Sempione, Di Fazio le avrebbe proposto un giro in mountain bike o una corsetta nel verde. «Ho rifiutato infastidita».
Le benzodiazepine nel caffè e nel succo d’arancia
Anche prima, in azienda, Chiara si era sentita a disagio per l’eccessiva «confidenza e vicinanza» che l’uomo manifestava. Mai però si sarebbe aspettata quel che poi è successo. Appena arrivati in casa «mi ha offerto un caffè» nell’attesa degli altri ospiti. «L’ho accettato». Subito Chiara ha iniziato a star male: «Mi sentivo confusa e molto debole». Ha chiesto a Di Fazio qualcosa di zuccherato pensando a un calo di pressione. E lui le ha portato un succo d’arancia, pizzette e pasticcini. Entrambe le bevande erano, per l’accusa, cariche di benzodiazepine.
Da quel momento in poi, Chiara ricorda poco: «Ero senza forze, non mi era mai successo prima. Credo mi abbia fatto mangiare sushi. Era di fianco a me. Mi sono ripresa un attimo, ho sentito l’elastico dei pantaloni che scivolava sulle gambe. La sua mano mi toccava una coscia. Gli ho detto di riportarmi a casa».
La doppia vita di Di Fazio
Per gli inquirenti, Di Fazio è un violentatore seriale e un millantatore dalla doppia vita. Da una parte c’è «Antonello» (come si faceva chiamare), che sul suo profilo Facebook posa in abito scuro insieme all’anziana madre che vive con lui nel lussuoso appartamento milanese a due passi da parco Sempione.
Poi c’è Antonio Di Fazio, con un altro profilo: cappellino di paglia, occhiali da sole, t-shirt, Maserati: «Sono un amante delle auto di lusso, degli yacht e del buon cibo». Un imprenditore rampante che racconta di fare affari a Singapore e sfoggia una fidanzata straniera e giovanissima.
Quando i carabinieri a inizio aprile hanno perquisito la sua auto, sotto al sedile passeggero hanno trovato un lampeggiante blu come quelli delle auto di scorta. Nel baule un borsone con soldi in contanti e una pistola a pallini senza tappo rosso: «Roba di mio figlio, solo giocattoli».
Il falso tesserino dei servizi segreti
Ma Di Fazio si spaccia spesso per quello che non è. Nel 2015 la Guardia di finanza lo aveva denunciato dopo avergli trovato un falso attestato di congedo dalle Fiamme gialle e un tesserino del ministero dell’Interno: «Sisde – Grado di comandante».
Lo stesso che i carabinieri di Milano gli avevano sequestrato un anno prima dopo averlo fermato ubriaco per strada. Di Fazio aveva tirato fuori il tesserino con foto e numero di matricola per sfuggire al controllo. Davanti agli amici e alla sua vittima, dice di lavorare per «l’Alto commissariato Covid-19».
Le minacce al fidanzato della vittima
I magistrati che lo interrogheranno domani gli chiederanno anche di spiegare una misteriosa telefonata di minacce ricevuta dal fidanzato della vittima. Dopo che la 21enne ha raccontato di essere stata violentata, il suo ragazzo furibondo ha telefonato all’imprenditore per capire cosa fosse accaduto la sera precedente. Di Fazio risponde: «È uno scambio di persona». Due giorni dopo, però, il ragazzo ha detto agli inquirenti che «un uomo con accento calabrese che diceva di parlare per conto di Di Fazio» lo ha contattato e minacciato: «Ti squarcio in due».
Il tentativo di crearsi un alibi
Infine, quando Di Fazio si è reso conto che la ragazza lo aveva denunciato, inizia a raccontare di essere al centro di un tentativo di estorsione da parte della famiglia della vittima: «Gente che sta al 41 bis», millanta al telefono con una sua amica cartomante, «volevano 500 mila euro in contanti. Sta t… ha dichiarato che l’ho stuprata. Io giustamente rido perché i segni dello stupro non ci sono. Io non l’ho neanche toccata, neanche baciata».
Al momento della violenza, in un’altra ala della casa, c’erano anche l’anziana madre e il figlio. Di Fazio ha detto di aver cenato serenamente con i famigliari e la 21enne mangiando sushi. Ma quando il ragazzo viene sentito dai carabinieri, il falso alibi crolla: «Il sushi non piace né a me, né alla nonna».
(da agenzie)
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Maggio 23rd, 2021 Riccardo Fucile
IL RAGAZZINO FERITO IN LACRIME: “NON CE LA FACCIO PIU’, OGNI GIORNO COSI’, VOGLIO MORIRE”… DOVE SONO LE ISTITUZIONI? QUESTA FECCIA UMANA VA MESSA IN GALERA BUTTANDO LA CHIAVE
È stato l’intervento di una passante a salvare dal violento pestaggio un ragazzino vittima di una baby gang che lo ha malmenato in pieno giorno lasciandolo ferito e sanguinante sull’asfalto.
“Non ce la faccio più, voglio morire”, avrebbe detto alla giovane che trovatasi dinanzi a quella scena così violenta ha deciso di intervenire senza pensarci due volte, così come raccontato proprio da lei in un lungo post pubblicato su Facebook.
Marianna Filippi, questo il suo nome, racconta che venerdì pomeriggio, intorno alle 16 era alla guida della sua auto mentre passava per Villazzano, comune in provincia di Trento, quando si è ritrovata dinanzi a un gruppetto di ragazzini presumibilmente dell’età di 16-17 anni che pestava un ragazzino, sbattendogli la testa sul pavimento. “Ho tirato il freno a mano, lasciando la macchina in mezzo alla strada – racconta Marianna – e mi sono messa in mezzo alla rissa per fermarli. Il ragazzino a terra piangeva, aveva la testa piena di sangue e i pantaloni tutti strappati”.
I ragazzini si sono dati alla fuga prima dell’arrivo di una professore della vicina scuola, l’istituto Enaip di Villazzano: “Ero in stato di panico totale perché è stato tutto velocissimo – scrive Marianna – c’era sangue dappertutto, gente che urlava, avevo paura che loro reagissero e attaccassero anche me, dovevo spostare la macchina che stava intralciando il traffico provocando una colonna infinita”.
A quel punto la giovane donna racconta di aver affidato il ragazzino ferito, ancora sanguinante, al professore denunciando però il fatto che nessuno dei presenti sia intervenuto a soccorrere la vittima di quel violento pestaggio: “I genitori o conoscenti del ragazzo in questione mi possono contattare se hanno bisogno di un testimone”.
Poi il ricordo di quelle parole strazianti che il ragazzino ha affidato proprio a lei, che lo ha salvato, tra le lacrime: “Il ragazzo mi ha guardata piangendo e mi hai detto ‘Tutti i giorni è la stessa storia, non ce la faccio più, voglio morire'” – le parole di Marianna – ti abbraccio forte, chiedi aiuto, non ti vergognare, non sei tu il problema, sono loro. I bulletti che si cagano sotto di fronte a una donna che alza la voce, loro che ti attaccano in tanti, tutti contro di te. Senza palle, schifosi e ignoranti. Loro che ti picchiano e ti chiamano “ciccione” fanno schifo, tu invece, sei un eroe. Perché tutti i giorni vai a scuola, con la paura, con l’ansia, con la vergogna. Non ti vergognare mai, tu sei un uomo, loro ripeto, fanno schifo”.
(da agenzia)
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Maggio 23rd, 2021 Riccardo Fucile
UNA RAGAZZA SEMPLICE E RISERVATA
Benedetta Pilato. Un nome da segnare subito perché nei prossimi anni si parlerà
moltissimo di lei, ancora e molto. Oggi a 16 anni ha messo tutti in fila, riscrivendo le pagine del nuoto mondiale ed è solo l’inizio,
La 16enne di Taranto ha stabilito il record del mondo nei 50 rana nel corso delle semifinali agli Europei di Budapest nuotando in 29″30 e abbassando il primato che era di 29″40 che dal 2017 apparteneva alla statunitense Lilly King e che nessuno mai era riuscito ad avvicinare.
Benedetta Pilato, era già stata argento mondiale a Gwangju nel 2019 a soli 14 anni e già campionessa europea della specialità in vasca corta di cui detiene il record continentale in 28″81.
“Non me lo aspettavo sono contentissima. Non pensavo di fare un tempo simile in semifinale, ancora non ho realizzato che ho fatto il record del mondo. Nei giorni scorsi ho sentito moltissimo il tifo, ci ho provato e adesso sono felicissima”
Ma chi è Benedetta Pilato?
Una ragazza semplice, di soli 16 anni che si vive la vita come tutti i giovani della sua età ma che ha qualcosa in più in vasca quando entra per nuotare e si trasforma. Benedetta nella vita privata è una studentessa del Liceo Scientifico a Taranto, sua città d’origine. E la piscina è al momento un divertimento più che un vero e proprio lavoro anche se si allena circa due ore al giorno con 5 chilometri in acqua. Ed è in vasca, dove è stata messa da subito da papà che militava nella Marina militare, che si fa conoscere ai più, per il resto la sua vita privata rimane tale senza riflettori tanto che non si hanno certezze nemmeno sulla sua vita sentimentale, in cui dovrebbe essere single.
Di certo è una ragazza moderna ed è molto attiva su Instagram con il suo profilo che è seguito da quasi 40mila persone e si possono trovare foto sia della sua vita privata che di quella professionale.
A livello agonistico, sono stati diversi i successi a livello giovanile ma l’esplosione definitiva è avvenuta a fine 2018 quando a soli tredici anni ha conquistato la medaglia d’argento agli assoluti nei 50 rana. Fino al nuovo record italiano al Settecolli (30″13) nella stessa specialità con un tempo migliorato poi nelle batterie in Corea del Sud (29″98) dove ha ottenuto una medaglia d’argento. Fino all’ultimo exploit a Budapest
(da agenzie)
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Maggio 23rd, 2021 Riccardo Fucile
“NESSUNA ZONA GRIGIA, O SI STA CONTRO LA MAFIA O SI E’ COMPLICI DEI MAFIOSI”
Ventinove anni fa venivano uccisi il giudice Giovanni Falcone, la moglie, e gli uomini della scorta. Fatti saltare in aria poco prima dello svincolo autostradale per Capaci. Oggi il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è recato lì per ricordare le vittime della Mafia, e ha parlato dall’Aula bunker di Palermo e poi dalla caserma Lungaro:
L’onda di sdegno e di commozione generale, suscitata dopo i gravissimi attentati a Falcone e a Borsellino, il grido di dolore e di protesta che si è levato dagli italiani liberi e onesti è diventato movimento, passione, azione. Hanno messo radici solide nella società. Con un lavorio paziente e incessante, hanno contribuito a spezzare le catene della paura, della reticenza, dell’ambiguità, del conformismo, del silenzio, della complicità. Nessuna zona grigia, nessuna omertà né tacita connivenza: o si sta contro la mafia o si è complici dei mafiosi. Non vi sono alternative”.
La mafia ha sicuramente paura di Forze dell’ordine efficienti, capaci di contrastare e reprimere le attività illecite. Ma questa paura l’avverte anche di fronte alla ripulsa e al disprezzo da parte dei cittadini e, soprattutto, dei giovani. Anche il solo dubbio che la giustizia possa non essere, sempre, esercitata esclusivamente in base alla legge provoca turbamento. Se la Magistratura perdesse credibilità agli occhi della pubblica opinione, s’indebolirebbe anche la lotta al crimine e alla mafia.
“A figure di magistrati come Falcone e Borsellino la società civile guarda con riconoscenza. Vi guarda come lezioni che consentono di nutrire fiducia nella giustizia amministrata in nome del popolo italiano. In direzione contraria sentimenti di contrapposizione, contese, divisioni, polemiche all’interno della Magistratura, minano il prestigio e l’autorevolezza dell’Ordine Giudiziario”.
“Vorrei ribadire qui, oggi, quanto già detto nel giugno 2019 al Csm e nel giugno 2020 al Quirinale: la credibilità della Magistratura e la sua capacità di riscuotere fiducia sono imprescindibili per il funzionamento del sistema costituzionale e per il positivo svolgimento della vita della Repubblica”.
“Falcone e Borsellino erano due magistrati di grande valore e di altissima moralità. L’intelligenza e la capacità investigativa erano valorizzate e ingigantite da una coscienza limpida, un attaccamento ai valori della Costituzione, una fiducia sacrale nella legge e nella sua efficacia. La mafia volle eliminarli non soltanto per la loro competenza nella lotta alla criminalità organizzata, per la loro efficienza, per la loro conoscenza dei metodi e delle prassi del crimine organizzato- dice -Li assassinò anche perché erano simboli di legalità, intransigenza, coraggio, determinazione. Erano di stimolo e di esempio per tanti giovani colleghi magistrati e per i cittadini, che li amavano e riponevano in loro fiducia e speranza. Sono rimasti modelli di stimolo e di esempio”.
“Gli strumenti a disposizione non mancano. Si prosegua, rapidamente e rigorosamente, a far luce su dubbi, ombre, sospetti su responsabilità. Si affrontino sollecitamente e in maniera incisiva i progetti di riforma nelle sedi cui questo compito è affidato dalla Costituzione”.
“La mafia, diceva Antonino Caponnetto, teme la scuola più della Giustizia, l’istruzione toglie l’erba sotto i piedi della cultura mafiosa. Una organizzazione criminale, che ha fatto di una malintesa, distorta e falsa onorabilità il suo codice di condotta, in questi ultimi decenni ha perduto terreno nella capacita’ di aggregare e di generare, anche attraverso il terrore, consenso e omertà tra la popolazione – ha aggiunto – La mafia, può essere definitivamente sconfitta, realizzando così la lucida profezia di Giovanni Falcone”.
“Il ricordo di Giovanni Falcone appartiene all’intera Repubblica, alle istituzioni e ai cittadini. Il dovere della memoria non appartiene soltanto alla Polizia, ai Carabinieri, alla Gdf, riguarda la Repubblica che ha il dovere di custodirla con riconoscenza”.
(da agenzie)
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Maggio 23rd, 2021 Riccardo Fucile
DUE BIMBI IN CODICE ROSSO A TORINO… NELLA CABINA C’ERANO 15 PERSONE
La funivia che collega Stresa con il Mottarone è precipitata, ci sono dodici vittime,
secondo quanto detto dal sindaco di Stresa: la cabina ”è caduta e si è fermata contro gli alberi. Pare ci fossero a bordo 15 persone, 3 sono state portate via, 12 sono decedute”, ha detto Marcella Severino, sindaca di Stresa al tg3. Sul posto sono presenti squadre dei vigili del fuoco e del soccorso alpino e non si esclude che vi siano anche dei bambini coinvolti.
Sulla cabina della funivia Stresa-Mottarone precipitata c’erano- secondo quando si apprende – 15 persone. Due bambini sono stati portati in codice rosso, con le eliambulanze, a Torino. Il primo bambino trasportato a Torino, 5 anni, è arrivato all’ospedale Reggina Margherita. Ha riportato trauma cranico, toraco-addominale e fratture agli arti inferiori. Secondo quanto si è appreso è cosciente. Ma c’è un altro codice rosso. L’incidente sarebbe stato causato dal cedimento di una fune, nella parte più alta del tragitto che, partendo dal lago Maggiore arriva a quota 1.491 metri. Le corse durano una ventina di minuti.
Il cedimento della fune si è verificato a 300 metri dalla vetta della montagna dove c’è la stazione di arrivo. La cabina è crollata in un tratto boscoso e impervio, dove le operazioni di soccorso non sono facili.
Sul posto stanno lavorando i vigili del fuoco del comando provinciale di Verbania, quelli del distaccamento di Gravellona Toce e di Stresa, in azione anche un elicottero dei vigili del fuoco e due del 118.
“Un dramma terribile, ho già parlato con il prefetto e la direttrice dei Vigili del Fuoco e la Protezione Civile. Stiamo cercando di comprendere quanto è accaduto, ma è un dramma veramente terribile”. E’ quanto dichiara il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini, interpellato dall’AGI sulla tragedia della funivia Stresa-Mottarone.
La funivia Stresa-Mottarone era stata chiusa nel 2014 e sottoposta a lavori di manutenzione ed era stata riaperta nel 2016. Un’altra lunga chiusura si era verificata alla fine degli anni ’90. Nel luglio 2001 si era bloccata, in quel caso nel primo tratto dopo la partenza da Stresa ed stato necessario l’intervento dei soccorritori per portare in salvo una quarantina di turisti.
(da agenzie)
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Maggio 22nd, 2021 Riccardo Fucile
PD AL 28%, FDI (17,8%) STRAVINCE SULLA LEGA (6,8%)…CALENDA CONTESTA, CENTRODESTRA IN ALTO MARE
“Se vincerà il centrosinistra non sarò un uomo solo al comando, ma guiderò una squadra di uomini e donne all’altezza. Si conferma il giudizio negativo della larga maggioranza degli elettori verso la pessima amministrazione della Raggi, ma il vero avversario per me rimane la destra che a Roma è radicata. Realisticamente, è con loro che ci confronteremo al ballottaggio”.
Roberto Gualtieri commenta con ottimismo misto a cautela il sondaggio, commissionato alla MG Research sulla base di 2mila interviste, che ha sollevato gli animi al Nazareno.
Il Pd primo partito a Roma con il 28%, seguito da M5S al 26,9%, e il candidato Dem vittorioso al ballottaggio sia contro Bertolaso (55,2 a 44,8%) sia, soprattutto contro la Raggi (57,7 a 42,3%).
Ma con l’ex capo della Protezione Civile che si è chiamato fuori, difficilmente da destra arriverà un nome altrettanto forte. “E’ un segnale molto incoraggiante dopo sole due settimane, la mia candidatura cresce e si consolida – aggiunge Gualtieri – Sono ottimista, ma la battaglia sarà lunga. Il centrosinistra costruirà insieme un programma per vincere e poi governare”. Quanto all’exploit del Pd a Roma “non mi pare una sorpresa, è stato il primo partito anche alle Europee del 2019 con il 30%”.
Dalla rilevazione emerge il 17,8% di FdI che più che doppia la Lega 6,8%, mentre Fi tiene al 9,5%.
L’ orientamento di voto per il centrodestra è al 34,3% contro il 32,8% del centrosinistra, ma sommando a quest’ultimo il consenso grillino la partita si chiuderebbe.
Unica nota negativa per Gualtieri, al primo turno Bertolaso lo sopravanzerebbe, sia pure di poco: 32,6% rispetto a 31,5%. Azione di Carlo Calenda è al 5,9%, ma l’ex viceministro contesta i dati
Dal Nazareno filtra che non si tratta di un’epifania. Le rilevazioni degli ultimi due mesi mostrano lo stesso comune denominatore: il centrosinistra unito, a differenza del 2016, è “competitivo” e Gualtieri si rafforza. Lo conferma Francesco Boccia, che gioca la partita in prima linea: “Quando il centrosinistra è unito vince” e l’ex ministro “si conferma un ottimo candidato che trasmette certezze sul futuro di Roma”. E le primarie “fortemente volute dal Pd uniranno ancora di più, allargando la coalizione, rafforzandola e rendendola prima in città”.
Gualtieri, nel frattempo punta a commissariare le grandi opere capitoline in vista del Giubileo del 2025. Si muove in asse con Letta, entrambi consapevoli che il Pd sconta il rischio di “partito della Ztl” e che Raggi resta salda nelle periferie. Anche per questo l’ex ministro dell’Economia si è schierato subito a favore della proposta “di sinistra” del segretario di aumentare l’imposta sulle successioni oltre i 5 milioni di euro: “Sacrosanta, non tocca il 99% degli italiani”. E infilza l’affannosa ricerca di un candidato a destra: “Dietro questa grande fatica si nasconde sia l’assenza di una classe dirigente credibile sia la necessità di trovare un volto che faccia dimenticare il disastro Alemanno.
A destra, infatti, le acque restano agitate. La mossa di Salvini sul Copasir (dimissioni non soltanto del presidente Volpi e richiesta di azzeramento dell’intero organismo) anziché distendere ha alzato il tasso di scontro. L’opzione di concedere cinque membri su dieci all’opposizione è irricevibile per Pd e M5S, quanto lo è il veto salviniano su Urso per FdI.
Così il sospirato vertice di lunedì sulle comunali – con Salvini, Meloni, Tajani e forse Berlusconi in collegamento – si annuncia battagliero. Con il leader della Lega pronto a incalzare Meloni: ecco l’incontro che chiedevi, allora qual è il nome per Roma? Domanda destinata a restare inevasa, perché il nome forte Fdi non ce l’ha.
La suggestione del generale Claudio Graziano, accarezzata da La Russa, è stata smentita dal diretto interessato, che resta alla guida del comitato militare dell’Ue. Mentre l’idea dell’ex comandante generale dei Carabinieri Giovanni Nistri – che tace ma raccontano poco convinto – lascia freddo il partito meloniano (e non solo quello). “Non è di destra – taglia corto un parlamentare – Ha lavorato a Pompei con Franceschini, al vertice dell’Arma lo ha voluto l’ex ministra Trenta. E’ l’ennesima provocazione di Salvini”.
La quadra è ancora da trovare. Torna in auge il Piano B: virare sui politici. Tra i meloniani, oltre a Rampelli, gira il nome del capogruppo alla Camera Lollobrigida. Gli alleati però avvisano: il rischio è il travaso del voto “moderato” verso Calenda.
(da Huffingtonpost)
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Maggio 22nd, 2021 Riccardo Fucile
E’ SICURAMENTE LA PERSONA PIU’ QUALIFICATA A CONTESTARE LA TASSA SUGLI ULTRA-MILIONARI
Nel coro scatenato dalla Lega e dalla destra contro la proposta di Enrico Letta (un
aumento solo per i super-ricchi) si è unito anche il presidente della regione Lombardia
Riepilogo delle puntate precedenti: Enrico Letta ha proposto di tassare dell’1% in più la successione dei super-ricchi. Ossia l’1% della popolazione italiana che dalla pandemia non ha subito gravi danni o, magari, si è pure arricchita.
E nel coro degli indignati contro l’aumento della tassa c’è stato il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana che ha detto: “Fuori luogo e inopportuna la proposta sulla #tassadisuccessione di #Letta. Bene ha fatto il premier Draghi a rispedire al mittente la strampalata idea di chi pensa di mettere le mani nelle tasche degli italiani”
Imbarazzante. Perché Fontana di eredità se ne intende. Tant’è che proprio per questa vicenda è indagato per autoriciclaggio dalla Procura di Milano per i 5,3 milioni di sua proprietà depositati in un conto svizzero.
(da agenzie)
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Maggio 22nd, 2021 Riccardo Fucile
ENTRAMBE LE DOSI A 9.856.159 DI ITALIANI
La soglia, non soltanto psicologica, è stata abbattuta a poche ore dall’ingresso dell’intera penisola in zona gialla: sono più di trenta milioni le dosi di vaccino contro il Covid-19 somministrate alla popolazione.
A renderlo ufficiale è stato il contatore della struttura commissariale contro l’emergenza pandemica guidata dal generale Francesco Figliuolo, aggiornato a metà pomeriggio di sabato.
L’andamento della campagna vaccinale va naturalmente di pari passo con la disponibilità delle dosi nei magazzini. Al momento infatti le inoculazioni fatte (30.158.028) hanno permesso di dare fondo al 91,5% delle dosi arrivate (32.975.467) in Italia e distribuite agli ospedali e hub vaccinali dalla struttura commissariale.
Dati alla mano, poi, risultano essere quasi dieci milioni (9,8 mln) le persone che hanno completato il ciclo vaccinale con prima dose e richiamo, pari al 16,63% della popolazione.
Numeri più o meno in linea con quelli della Germania, dove sono undici milioni le persone vaccinate totalmente su un totale di 80 milioni di abitanti, e 44 milioni il numero di inoculazioni totali, secondo gli ultimi dati disponibili del Robert Koch Institute.
Il numero delle somministrazione è gradualmente salito
Non sempre si riesce a superare la quota 500mila somministrazioni giornaliere, ma non si scende mai al di sotto delle 400mila.
Se la curva dei vaccini sale, quella dei contagi parallelamente cala. Oggi si sono registrati 4.717 nuovi casi contro i 5.218 di venerdì, con un tasso di positività sceso all′1,6% (contro l′1,9%), il più basso dell’anno. I decessi sono stati 125 (mentre il giorno precedente erano morte 218 persone).
Il calo è ancora più evidente se lo si confronta con i dati di una settimana fa: sabato scorso il bollettino segnava 6.659 casi e 136 morti, con positività al 2,2%.
Se si fossero prese misure più stringenti 4 mesi fa probabilmente avremmo dei numeri risibili e si sarebbe potuto riaprire prima.
(da agenzie)
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Maggio 22nd, 2021 Riccardo Fucile
CI SAREBBE UN’ORGANIZZAZIONE ALLE SPALLE DI QUANTO ACCADDE A FEBBRAIO
In Repubblica democratica del Congo (Rdc) sono stati arrestati alcuni sospetti
collegati all’attacco del 22 febbraio nella provincia orientale del Nord Kivu e nel quale sono morti l’ambasciatore d’Italia Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e il collaboratore del Programma alimentare mondiale (Pam) Moustapha Milambo.
Lo ha detto il presidente, Felix Tshisekedi, citato dal quotidiano congolese Actualite, precisando che in base ai dati raccolti con gli arresti e gli interrogatori dei sospetti sembra accertata la presenza di “un’organizzazione” alle spalle di quanto accaduto, formata da aggressori organizzati in bande armate e di cui si cercano i leader.
“Le indagini continuano. Ci sono sospetti che sono stati arrestati ed interrogati. Al di la’ di questi sospetti, c’e’ sicuramente un’organizzazione. Sono banditi che intercettano e aggrediscono gli automobilisti sulla strada, organizzati in bande e che hanno sicuramente qualcuno che li guida. Questo e’ tutto cio’ che dobbiamo mettere insieme e risalire come una catena”, ha detto Tshisekedi.
Il presidente congolese, che quest’anno ricopre anche il ruolo di presidente ad interim dell’Unione africana, si e’ espresso durante la sua visita a Parigi tenuta nei giorni scorsi in occasione della Conferenza per il sostegno alle economie africane, un appuntamento internazionale convocato dalla presidenza francese e nel cui contesto ha incontrato il presidente Emmanuel Macron.
(da agenzie)
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