Maggio 7th, 2021 Riccardo Fucile
“ALLA BBC I POLITICI CHIEDONO IL PERMESSO PER ANDARCI, NON OCCUPANO IL POTERE”… “FEDEZ HA FATTO QUELLO CHE FANNO MOLTI ARTISTI CHE SCELGONO LE LIBERE BATTAGLIE IN CUI CREDONO”
Le parole di Marco Travaglio su Fedez non sono banali. Non perché il direttore del
Fatto Quotidiano non abbia mai fatto mistero di contrastare la Rai, almeno quella attuale, su diversi punti della sua governance.
Quanto, al contrario, per il fatto di essere stato chiamato in ballo – almeno per quanto riguarda alcuni retroscena che, poi, non sono stati confermati nei fatti – come presunto artefice, insieme a Peter Gomez, dello scontro frontale tra Fedez e la Rai, con tanto di telefonata registrata con i membri della società di produzione del Concertone del Primo Maggio e con la vicedirettrice di Raitre Ilaria Capitani.
Il teatro per queste sue parole è quello di Otto e Mezzo, il programma di Lilli Gruber su La7, dove Marco Travaglio è frequentemente ospite. «Il caso Fedez non esisterebbe se fossimo in un Paese normale – ha detto il direttore del Fatto Quotidiano -, dove i politici non parlano dei palinsesti televisivi e non nominano i dirigenti della Rai, dove la televisione di Stato è di Stato in quanto dei cittadini, dove c’è una fondazione come la Bbc che si occupa di televisione e i politici ci vanno chiedendo il permesso, anziché sfondando la porta a calci».
Insomma, un attacco frontale ai vertici della Rai e un grosso punto interrogativo sul servizio pubblico radiotelevisivo di un Paese che continua a far fare le nomine ai politici. Nonostante l’avvento, nelle stanze delle istituzioni, del Movimento 5 Stelle che aveva promesso, tra i suoi punti originari, di eliminare qualsiasi tipo di lottizzazione della Rai. Le parole di Marco Travaglio seguono alla forte campagna che ha avviato sul Fatto Quotidiano negli ultimi giorni, a corredo delle dichiarazioni di Franco Di Mare in commissione di Vigilanza Rai (il direttore di Raitre aveva parlato di un agguato da parte di Fedez) e ha spesso preso in giro chi lo dipingeva come il grande tessitore della manovra di Fedez. Anche a Otto e Mezzo ha voluto prendere decisamente le distanze da tutto questo: «Fedez ha fatto come tanti altri artisti di fama mondiale, che scelgono le battaglie da combattere».
(da agenzie)
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Maggio 7th, 2021 Riccardo Fucile
“AVVIARE SUBITO LE PROCEDURE DI REVOCA”… DURIGON AVEVA AFFERMATO CHE “IL GENERALE DELLA GDF CHE INDAGA SUI FONDI LEGA LO ABBIAMO MESSO NOI”
Il MoVimento 5 Stelle alla Camera dei deputati ha presentato una mozione per la revoca della nomina nei confronti del sottosegretario leghista al ministero dell’Economia e delle Finanze, Claudio Durigon, che, “come emerge da un servizio giornalistico di Fanpage, mantiene – afferma M5s – comportamenti e utilizza parole inappropriate circa l’indagine della magistratura che riguarda il partito a cui appartiene”.
I firmatari chiedono al Governo di “avviare immediatamente le procedure di revoca, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Consiglio dei ministri, della nomina a Sottosegretario di Stato” di Durigon.
“Riferendosi all’indagine sui presunti fondi occulti della Lega – ricorda M5s a proposito di Durigon – e sui 49 milioni di rimborsi elettorali frutto di truffa, parlando con un conoscente, Durigon afferma: ‘Quello che indaga della Guardia di Finanza […] il generale lo abbiamo messo noi’”.
Nel documento depositato i parlamentari M5s fanno riferimento all’inopportunità che Durigon conservi l’incarico al Mef (dicastero a cui afferisce la Guardia di Finanza) e le numerose deleghe, sostenendo che “le esternazioni del sottosegretario Durigon riguardo a un millantato ‘controllo’ delle indagini e dei processi portati avanti dalla Guardia di Finanza rispetto al suo partito gettano una oscura e pesante ombra sull’imparzialità e sull’incorruttibilità di tale Corpo dello Stato”.
(da agenzie)
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Maggio 7th, 2021 Riccardo Fucile
DENUNCIATA, DOVRA’ RESTITUIRE 16.000 EURO PERCEPITI… LA BARCA A VELA DI 12 METRI NON ERA MAI STATA DENUNCIATA AL FISCO
Percepiva il reddito di cittadinanza ma aveva anche una barca a vela da dodici
metri. Sembra un paradosso, eppure è quello che la Guardia di Finanza ha scoperto ad Ancona nell’ambito di alcuni controlli.
Gli agenti erano impegnati nell’ambito di alcuni accertamenti riguardanti la dichiarazione al Fisco delle unità da diporto immatricolate all’estero. Una barca a vela ha attirato l’attenzione dei militari.
Ulteriori verifiche hanno condotto la Guardia di Finanza a un’italiana residente ad Ancona, proprietaria dell’imbarcazione ormeggiata presso il porto di Marina Dorica. Le forze dell’ordine hanno scoperto che non ne aveva mai segnalato la proprietà al Fisco.
Nonostante fosse intestataria di un’imbarcazione da 38mila euro, la donna aveva chiesto e ottenuto il reddito di cittadinanza. Aveva fatto richiesta già due volte, dichiarando di possedere i requisiti previsti dalla legge per l’ottenimento del sussidio. Circa 16mila euro ottenuti negli anni in maniera illecita.
L’imbarcazione, immatricolata in Belgio e situata in Italia, era ormeggiata al porto di Marina Dorica. Fin dal 2017 non era stata dichiarata al Fisco italiano. La sua proprietà non era neppure stata presentata con la dichiarazione dei redditi e il relativo quadro RW. Il bene estero ha un valore di circa 38mila euro. La donna è stata quindi denunciata per l’omissione al Fisco.
Gli ulteriori controlli hanno permesso alle autorità di scoprire che la proprietaria dell’imbarcazione aveva ricevuto circa 16mila euro tramite reddito di cittadinanza. Il tutto in maniera impropria, poiché non avrebbe posseduto i requisiti utili ad ottenere il sussidio. La donna è stata denunciata per aver percepito indebitamente il reddito di cittadinanza: rischia 6 anni di reclusione. Anche l’Inps provvederà alla recupero della somma versata.
(da Fanpage)
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Maggio 7th, 2021 Riccardo Fucile
LEGGE ZAN: FAVOREVOLI IL 44,3%, CONTRARI IL 35,1%
I sondaggi politici di Index Research che Corrado Formigli ha presentato durante Piazzapulita raccontano che la Lega è ancora in calo. Ma stavolta Fratelli d’Italia non ne approfitta, mentre il Partito Democratico si avvicina al Carroccio.
Nel dettaglio, la rilevazione dell’istituto segnala che la Lega perde lo 0,1% e si trova ora al 21,1% mentre il Pd è al 20,1%, distante soltanto un punto.
Al terzo posto in questo sondaggio c’è Fratelli d’Italia, che però cala dello 0,1% e approda al 17,,8% mentre il Movimento 5 Stelle (-0,2%) è al 16,5%.
Molto distanziata dal quartetto di testa c’è Forza Italia, stabile al 6,8% delle intenzioni di voto mentre Azione di Carlo Calenda perde lo 0,1% ed è al 3,4%.
In crescita Sinistra Italiana al 2,8% mentre Italia Viva di Matteo Renzi perde lo 0,1% ed è al 2%. A pari merito con Europa Verde che invece guadagna lo 0,1%.
Chiudono la “classifica” Articolo 1 – MdP che è all’1,8% (in crescita dello 0,1%), Più Europa all’1,5% e Cambiamo! di Giovanni Toti all’1,3%. Gli altri partiti assommano un consenso del 2,9% mentre l’area degli indecisi e del non voto è al 2,9%.
Sempre secondo l’opinione del campione di Index Research la fiducia nei confronti di Mario Draghi torna a crescere (+0,1%) e si attesta adesso al 58,1%. Così come quella nei confronti del governo, che invece aumenta di mezzo punto percentuale e arriva al 44%.
Secondo Index Research il campione è soddisfatto del Recovery Plan e del piano vaccinale. E preferisce che Draghi resti premier fino al 2023 (per il 45%,1%), mentre il 44,6% vuole che salga al Quirinale nel 2022.
Infine, la maggioranza degli italiani, ovvero il 44,3% del campione di Index Research, è favorevole alla legge Zan mentre il 35,1% no. Una quota molto significativa, pari al 20% del campione, non sa o non risponde.
(da agenzie)
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Maggio 7th, 2021 Riccardo Fucile
PROVA A RIFILARE LE FAKE NEWS SUL DDL ZAN, VIENE SMENTITA E MINACCIA DI LASCIARE LO STUDIO
Ieri è stata una serataccia per Susanna Ceccardi: l’ex candidata per la
Lega alla presidenza della Regione Toscana è stata ospite di Piazzapulita per difendere il suo partito dopo la legnata ricevuta da Fedez sul palco del concertone del primo maggio. A occhio e croce non se l’è cavata benissimo.
Prima la leghista ha minacciato di querelare Costantino della Gherardesca perché le ha detto che “l’omofobia è radicata nella sua cultura”.
Susanna si è offesa moltissimo: eppure quando era sindaco di Cascina si rifiutava di celebrare le Unioni Civili. Ceccardi ha provato a intortare il pubblico con una delle più vecchie fake news recitate dai partiti di centrodestra che si oppongono all’approvazione del ddl Zan: quella sull’utero in affitto.
Quando Annalisa Cuzzocrea spiega che la gestazione per altri è vietata in Italia e nulla c’entra con la legge, la leghista cambia subito discorso dicendo che è giusto tutelare gli omosessuali ma…
L’apoteosi arriva subito dopo il servizio in cui Luca Bertazzoni ha intervistato alcuni dei politici leghisti nominati da Fedez: la risposta della leghista è quella di leggere delle dichiarazioni di alcuni esponenti del Partito Democratico e di ricordare alcune frasi delle canzoni di Fedez per le quali poi il rapper si è scusato.
Il problema dei leghisti che hanno pronunciato parole omofobe è però che il partito che rappresentano è contro il DDL Zan, mentre i consiglieri del Partito Democratico che in passato si sono comportati in maniera analoga non rappresentano la posizione della forza politica a cui appartengono.
Così Ceccardi in imbarazzo prima minaccia di lasciare lo studio mentre Costantino della Gherardesca la sfotte, poi dice che sarà Salvini a decidere se espellere i leghisti che affermano che in Italia “l’omofobia non esiste”, infine si contraddice e spiega che sono stati già mandati via dalla Lega.
Se stava a casa era meglio
(da NextQuotidiano)
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Maggio 7th, 2021 Riccardo Fucile
“CIRCOLAZIONE VARIANTI RICHEDE ANCORA CAUTELA”
L’Italia diventa sempre più gialla e nessuna regione dovrebbe essere rossa. La Valle d’Aosta, l’unica ancora a rischio alto, dovrebbe diventare arancione. Stesso colore per la Sicilia. Verso un cambio per Calabria, Puglia e Basilicata che dovrebbero passare dall’arancione al giallo. Incerta ancora la situazione per la Sardegna.
Le decisioni, sulla base dei dati della cabina di regia verranno prese dal ministro della Salute Roberto Speranza con le ordinanze delle prossime ore, con effetto da lunedi prossimo.
“Si osserva un miglioramento generale del rischio, con nessuna Regione a rischio alto”, si legge nel report dell’Istituto superiore di sanità, secondo cui “sei Regioni e Province autonome hanno una classificazione di rischio moderato (di cui una, Calabria, ad alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane) e 15 Regioni e Province autonome che hanno una classificazione di rischio basso”. “Una Regione (Molise) e una Provincia Autonoma (Bolzano) hanno un Rt puntuale maggiore di 1, ma con il limite inferiore sotto l’uno. Tutte le Regioni e Province autonome hanno una trasmissibilità compatibile con uno scenario di tipo uno”.
L’incidenza ”è in lenta diminuzione ma ancora elevata per consentire sull’intero territorio nazionale una gestione basata sul contenimento ovvero ull’identificazione dei casi e sul tracciamento dei loro contatti. Di conseguenza, è necessario continuare a ridurre il numero di casi anche attraverso le misure di mitigazione volte a ridurre la possibilità di aggregazione interpersonale e proseguire la campagna vaccinale per raggiungere rapidamente elevate coperture nella popolazione”.
Nel dettaglio, il monitoraggio indica come questa settimana continua il calo nell’incidenza settimanale (127 per 100.000 abitanti rispetto a 146 per 100.000 abitanti della precedente settimana).
“Sebbene la campagna vaccinale progredisca sempre più velocemente, complessivamente – sottolineano gli esperti Iss – l’incidenza resta elevata e ancora lontana dai livelli (50 per 100.000) che permetterebbero il contenimento dei nuovi casi”.
La pressione sui servizi ospedalieri ”è in diminuzione sebbene rimanga ancora oltre la soglia critica in alcune Regioni e province autonome”. Nel dettaglio “scende il numero di Regioni e Province autonome che hanno un tasso di occupazione in terapia intensiva e/o aree mediche sopra la soglia critica (5 Regioni contro 8 della settimana precedente). Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale è sotto la critica (27%), con una diminuzione nel numero di persone ricoverate che passa da 2.748 (27 aprile) a 2.423 (4 maggio)
Il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale scende ulteriormente ed è sotto la soglia critica (29%). Il numero di persone ricoverate in queste aree passa da 20.312 (27 aprile) a 18.176 (4 maggio).
L’Iss segnala che “l’ormai prevalente circolazione in Italia della variante B.1.1.7 (nota come variante inglese) e la presenza di altre varianti che possono eludere parzialmente la risposta immunitaria, richiede di continuare a mantenere particolare cautela e gradualità nella gestione dell’epidemia”.
(da agenzie)
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Maggio 7th, 2021 Riccardo Fucile
IL 40% DEGLI OVER 70 E’ ANCORA SENZA COPERTURA
«Anziani e fragili dovranno arrangiarsi». Pierluigi Bartoletti,
vicesegretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale, la chiama «hubbite». Neologismo con il quale sarcasticamente indica il moltiplicarsi dei grandi centri vaccinali che, di fatto, avrebbero relegato nell’angolo i medici di base, oggi assai delusi e arrabbiati per il ruolo marginale nella campagna vaccinale.
Perché — a loro dire — le Regioni preferirebbero riversare tutte le dosi agli hub lasciando solo le briciole ai medici di famiglia, spesso costretti a disdire appuntamenti già presi con i loro assistiti
Eppure potrebbero essere proprio loro, gli oltre 40.000 medici di base, la carta vincente per scovare, informare, convincere e vaccinare i 6.789.355 over 60 che continuano a sfuggire al radar della campagna di immunizzazione.
Il 38 per cento, tanti, troppi visti i numeri ancora altissimi della mortalità in Italia, 258 ancora ieri, che portano ad oltre 122.000 il tragico conto delle vittime di Covid nel nostro Paese, secondo in Europa solo al Regno Unito, dove però ormai da settimane i decessi si contano sulle dita delle mani.
Ma chi sono i 250-300 morti che l’Italia continua a piangere ogni giorno, ormai relegati a un pallottoliere senza volti e nomi?
Come certifica il bollettino settimanale dell’Istituto superiore di sanità, negli ultimi tre mesi l’età media delle vittime di Covid in Italia è per la prima volta scesa sotto gli 80 anni. A giugno del 2020 era di 86 anni, nella seconda settimana di aprile è arrivata a 76 anni, dunque in meno di un anno, l’età media di chi muore di Covid in Italia si è abbassata di dieci anni.
Oggi la fascia di età più a rischio di contrarre una malattia grave e di perdere la vita è proprio quella dei settantenni (che spesso hanno anche altre patologie) ma tutti i reparti di terapia intensiva del Paese segnalano ricoveri di pazienti sempre più giovani, la più parte dei quali over 60.
Di qui l’invito del commissario per l’emergenza Covid Figliuolo a continuare a dare alta priorità alle vaccinazioni dei più anziani. Che però cominciano ormai sensibilmente a segnare il passo. E se nove ottantenni su dieci hanno ormai ricevuto la prima dose (all’appello ne mancano soltanto 494.000), ancora troppo pochi sono i settantenni (solo il 68 % dei quali hanno avuto la prima dose mentre quasi due milioni di persone sono ancora da raggiungere) e ancora di meno i sessantenni (quattro su dieci i vaccinati con una dose e 2.400.000 cittadini ancora da vaccinare.
Una platea di persone a rischio che, in buona parte, soprattutto al sud, non si è neanche prenotata per i più svariati motivi.
Vuoi per diffidenza verso i vaccini, vuoi per la difficoltà ad utilizzare i sistemi di prenotazione, vuoi perché vivono in zone difficilmente raggiungibili e dalle quali ancora più difficilmente si muovono.
E vuoi ancora perché le somministrazioni a domicilio procedono al rallentatore un po’ ovunque. Il radar dei medici di famiglia è l’unico che potrebbe intercettarli alla svelta, come ha dimostrato il caso Toscana dove, dopo una partenza a scartamento ridotto, i numeri delle vaccinazioni degli over 80 sono tra i più alti d’Italia proprio per la decisione della Regione di affidare ai medici di famiglia (dotandoli ovviamente delle fiale necessarie) la vaccinazione dei propri assistiti
Ma nelle altre Regioni d’Italia non è andata così. E se in Sicilia i medici di base denunciano di essere stati più volte costretti a fare anche trenta chilometri inutilmente per raggiungere la Asl di riferimento dove avrebbero dovuto ritirare i vaccini tornando a mani vuote, meglio non va nel Lazio nonostante il governatore Zingaretti si sia appellato proprio ai medici di base per dare la caccia, uno a uno, agli anziani ancora scoperti. A Zingaretti la risposta piccata del vicesegretario nazionale e segretario della Fimmg di Roma Bartoletti: «Oggi molti medici di medicina generale hanno dovuto disdire le vaccinazioni domiciliari. Con una lettera inviata alle Asl dall’assessorato, sono state bloccate le consegne di dosi Pfizer: i medici di medicina generale potranno fare solo i richiami. La lista dei pazienti che non si sono prenotati non ci è mai arrivata. Non abbiamo ricevuto nessun vaccino fino all’8 marzo. E poi con il contagocce. E i nostri pazienti costretti a rivolgersi agli hub. Ci siamo stancati».
(da agenzie)
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Maggio 7th, 2021 Riccardo Fucile
ORA INSEGNA LINGUE STRANIERE IN UNA SCUOLA PER ADULTI… CONTINUA IL SUO IMPEGNO SOCIALE CONTRO LE VIOLENZE DOMESTICHE E COME INSEGNANTE DI SOSTEGNO PER I RAGAZZI FRAGILI
Si è sposata con un suo amico d’infanzia, ha lasciato Milano e la sua casa al Casoretto, quella dove era tornata dopo 18 mesi di sequestro, e si è trasferita appena fuori città. La vita va avanti e con tante novità per Silvia Romano, la 26enne cooperante milanese che era stata rapita in Kenya, dove si trovava per un progetto di volontariato, nel novembre 2018, rilasciata nel maggio 2020 in Somalia.
A raccontare a un anno di distanza dal rilascio la vita di Silvia Aisha Romano – questo il nome che ha scelto dopo essersi convertita all’Islam – è la Stampa.
Si chiama Paolo e fa l’informatico, suo marito, un coetaneo amico d’infanzia, ritrovato dopo tanti anni in una delle moschee dove Silvia va a pregare dal suo ritorno: anche il ragazzo infatti aveva abbracciato l’Islam da diverso tempo e per questo l’amicizia si è presto trasformata in amore.
Il matrimonio è stato celebrato con rito islamico nell’ottobre scorso a Campegine, paesino dell’Emilia Romagna da dove proviene il marito. Ora la coppia vive in provincia di Milano, dopo che Silvia ha lasciato la casa della madre, al Casoretto, periferia est di Milano, proprio per l’esigenza della giovane di sottrarsi all’attenzione morbosa dei media sulla sua vita. Silvia risponde a chiunque la contatti che non ha ancora desiderio di parlare con la stampa della sua storia.
Quello che invece le garba molto è prestare servizio come volontaria, in totale anonimato, il più possibile lontano da chi vuole frugare nel suo privato e nella sua storia. Da un anno circa è entrata nel Progetto Aisha, associazione che si batte contro le discriminazioni e le violenze domestiche di cui restano vittime le donne islamiche. Un progetto della comunità musulmana milanese che ruota attorno alla moschea Mariam di via Padova, che la giovane frequenta dai giorni della sua liberazione.
Silvia Romano si è messa a disposizione anche come tutor e insegnante di sostegno per i ragazzi fragili che frequentano una scuola per mediatori linguistici, la stessa dove anche lei si era laureata prima della partenza per l’Africa. Segue in streaming alcuni ragazzi che devono preparare gli esami, ma cerca di venire il meno possibile a Milano per non essere riconosciuta
La sua richiesta a chi la contatta tramite i familiari è sempre e solo quella di essere “dimenticata” e “lasciata in pace: voglio solo dimenticare e non riaprire la ferita”. Paolo, il suo giovane marito, le offre quella protezione e quella riservatezza che per Silvia ancora oggi, a un anno di distanza dal rilascio, sono le cose più importanti.
(da agenzie)
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Maggio 7th, 2021 Riccardo Fucile
“VOLEVO ANDARE A MENARLI”
Tra i testimoni di quelle ore c’è anche un compagno di scuola delle
ragazze, che è stato con loro al Billionaire e le ha riviste due giorni dopo il presunto stupro
Quella sera di metà luglio di tre anni fa al Billionaire, in Costa Smeralda, c’era anche un amico di Silvia (nome di fantasia). Un compagno di scuola, che aveva frequentato lo stesso liceo della ragazza e della sua amica Roberta, era in compagnia delle due ragazze la sera prima delle presunte violenze.
Il suo racconto è tra le testimonianze raccolte dai carabinieri di Milano alla fine di agosto, poco dopo che la 20enne italo-norvegese ha denunciato di aver subito uno stupro di gruppo da parte di Ciro Grillo, Vittorio Lauria, Edoardo Capitta e Francesco Corsiglia. Un gruppo che sin dal primo impatto al ragazzo aveva già fatto una pessima impressione.
Da lui arriva un’ulteriore conferma sulle condizioni della ragazza nei giorni successivi a quella notte passata nella villa dei Grillo, quando ha visto l’amica ancora stravolta a distanza di due giorni.
«Quelli non mi piacevano. Per tutta la sera avevano dimostrato di tirarsela, in discoteca», avrebbe detto, secondo il Corriere della Sera, il ragazzo alle autorità milanesi.
Quando un paio di giorni dopo rivedrà Silvia in piscina – la giovane che con la sua denuncia ha fatto partire l’inchiesta della Procura di Tempio Pausania -, «non era più la stessa».
I racconti di due giorni dopo: «Vuoi che vada a picchiarli?»
«Le ho chiesto se avesse fatto sesso con Ciro», racconta lui. Ma Roberta gli lancia un’occhiataccia, mentre lei resta evasiva. Lui insiste. Lei, dopo un po’ di domande, risponde che sì, era successo qualcosa, ma che le «hanno fatto bere mezza bottiglia di vodka». «Era strana, mi sembrava sconvolta», continua. «Le ho chiesto: ma solo con Ciro? Lei non mi rispondeva. Mi ha fatto capire che c’era stato sesso anche con qualcuno degli altri ragazzi e allora le ho chiesto se potessi fare qualcosa? “Vuoi che vada a menarli?”. Lei mi ha risposto di no».
(da agenzie)
argomento: violenza sulle donne | Commenta »