Dicembre 8th, 2021 Riccardo Fucile
IL 50% DEI BAMBINI IN OSPEDALE E’ IN ETA’ VACCINABILE…. MENO 33% DEI VACCINATI IN OSPEDALE
Negli ultimi 15 giorni in Italia sono cresciuti ancora i ricoveri in terapia intensiva di
pazienti positivi al Covid-19 e non vaccinati.
Il dato registrato dalla Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso) riporta un +32%.
Se i No vax ospedalizzati aumentano, ad occupare sempre meno posti letto sono gli immunizzati contro il virus: Fiaso riporta un -33% di vaccinati in rianimazione.
Non solo. Tra i ricoverati in gravi condizioni non ci sono soggetti che hanno completato il ciclo vaccinale da meno di 4 mesi.
Il report aggiornato della Federazione aziende sanitarie riporta un incremento generale del tasso di ricovero in Italia pari al 10,1%: si passa da 810 pazienti del 30 novembre a 892 del 7 dicembre.
I ricoverati in intensiva a cui si riferisce il monitoraggio delle ultime due settimane sono in tutto 97 accolti nei 16 ospedali sentinella presi in analisi, con un incremento del 2% rispetto a 7 giorni fa quando erano stati 95. Di questi, i pazienti non vaccinati sono 77.
«C’è da sottolineare», spiega nel dettaglio il report di Fiaso, «come i vaccinati siano tutte persone che hanno completato il ciclo da oltre 4 mesi e di come il 75% del totale dei ricoveri sia soggetto a comorbidità gravi e con un’età media di 69 anni».
I dati degli ultimi 15 giorni confermano quanto evidenziato anche dal precedente rapporto di Fiaso, così come spiega il presidente Giovanni Migliore: «Si tratta di un’ulteriore conferma dell’efficacia della protezione vaccinale nella protezione delle forme gravi del Covid. Abbiamo comunque scelto di analizzare la condizione dei pazienti vaccinati in rianimazione rilevando come siano tutti soggetti che hanno completato il ciclo vaccinale da più di 4 mesi: questo da una parte suggerisce la buona protezione della vaccinazione nei primi mesi, dall’altra conferma una volta di più l’importanza di un’anticipazione della terza dose soprattutto per gli anziani fragili». Alla luce di queste considerazioni l’invito di Fiaso è quello di accelerare la somministrazione dei richiami allo scadere dei 5 mesi, «così come predisposto dal ministero della Salute».
L’altra importante differenza tra immunizzati e non protetti è sull’età media dei ricoveri. «L’età media di chi finisce in ospedali sale a 75 anni tra i vaccinati, mentre è più bassa, pari a 64 anni, tra i non vaccinati, con uno scarto quindi di ben 11 anni».
Secondo quanto registrato da Fiaso, il totale dei pazienti di età inferiore ai 18 anni ricoverati negli ospedali sentinella è di 19 di cui 1 in terapia intensiva. «In una settimana le ospedalizzazioni sono state complessivamente stabili», spiegano i ricercatori, «e la metà dei ricoverati ha più di 5 anni».
Il monitoraggio segnala che il 50% dei bambini ricoverati per Covid rientra nella fascia d’età che potrebbe accedere alla campagna vaccinale. «Per questo l’avvio della campagna per i pazienti tra 5 e 11 anni, a partire dalla prossima settimana, sarà fondamentale per proteggere anche i più piccoli», spiega il presidente Migliore. «Le aziende sanitarie sono al lavoro per organizzare sedute vaccinali a misura di bambino con clown, supereroi e babbi Natale perché il momento della vaccinazione si trasformi in festa».
(da agenzie)
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Dicembre 8th, 2021 Riccardo Fucile
SI TRATTA DI PROTESTE DI PIAZZA IN EUROPA PER ALTRI MOTIVI
Nel tentativo di “fare massa” rilanciando diversi video di proteste contro l’obbligo
vaccinale, il Green Pass e tutte le altre restrizioni dovute alla pandemia in diverse città europee, l’europarlamentare Francesca Donato ha diffuso una clamorosa fake news. Tra i video di Amsterdam, Lubjana, e poi Belgio, Georgia, Scozia, ne è spuntato anche uno ambientato in Francia nel quale si vedono diversi poliziotti gettare a terra le proprie manette. “In Francia, la polizia protesta contro Macron e i poliziotti annunciano le proprie dimissioni gettando a terra le manette”, ha scritto l’ex leghista, che ha abbandonato il partito in rotta con le decisioni filogovernative del Carroccio degli ultimi tempi.
Ma si tratta di una falsità. Il video risale infatti al giugno 2020, e lo si può ben intuire dal fatto che gli agenti siano tutti a mezze maniche, e non riguarda una presa di posizione contro le misure di contenimento del virus, bensì contro il divieto di “stretta al collo” emanato dal Ministro dell’Interno Christophe Castaner in seguito alla morte di George Floyd. La tesi che quel video fosse riconducibile a una protesta contro Macron era peraltro stata portata avanti su alcuni canali Telegram che raggruppano e coordinano le azioni dei “No Green Pass”.
Nello stesso thread c’è anche un’altra piazza spacciata per manifestazione contro il Green Pass, quella di Belgrado. Si tratta in realtà delle proteste anti-governative del 4 dicembre contro lo sfruttamento ambientale delle valli Drina e Jadar. Anche quella, quindi, non c’entra nulla con le misure anti-Covid.
Per Francesca Donato evidentemente la realtà viene dopo le tesi che lei intende sostenere, e pazienza se per convincere qualcuno bisogna sacrificare la verità.
(da agenzie)
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Dicembre 8th, 2021 Riccardo Fucile
“SE TUTTI SI FOSSERO VACCINATI NON CONTEREMMO OGNI GIORNO I MORTI”
Vincenzo De Luca è noto per le sue uscite spesso molto forti nel tentativo di far applicare le regole.
Caratteristica che si è accentuata particolarmente al tempo del Covid, come quando nel marzo del 2020 il presidente della Regione Campania minacciò di “mandare i carabinieri con i lanciafiamme” agli studenti che avessero voluto festeggiare in presenza la discussione della tesi di laurea.
Oggi nel corso di un’iniziativa a Casoria, in provincia di Napoli, si è espresso sui no vax, usando i suoi soliti e iconici modi: “Agli adulti dico, con senso di responsabilità, vaccinatevi, fate la terza dose quando venite convocati, buttate a mare i No vax che sono una banda di imbecilli e irresponsabili”.
Per il governatore al momento “è importante è completare la campagna di vaccinazione”, e sulla somministrazione del farmaco ai bambini ha spiegato ai più piccoli presenti: “È dovuta anche al fatto che abbiamo un 15% di adulti che non si sono vaccinati, perché se avessimo completato la vaccinazione per la popolazione adulta probabilmente potevamo anche evitare. Ma oggi la situazione è questa”.
De Luca spara a zero su chi ha scelto di non vaccinarsi: “Abbiamo dovuto ridurre l’assistenza ai malati oncologici, ai diabetici. Questo dovremmo dire a questi imbecilli che fanno i No vax, i danni che hanno prodotto a persone che non c’entrano niente con il Covid ma che hanno bisogno di assistenza”.
Commentando nei giorni scorsi la ressa al Teatro San Carlo aveva detto: “C’è stato un assembramento e non va bene, bisogna essere molto vigili. Ma mi sono rasserenato vedendo che perlomeno avevano tutti la mascherina”.
Due giorni fa presso la Sala dei Baroni del Maschio Angioino, assieme al sindaco Gaetano Manfredi, ha incontrato i neo assunti al Comune di Napoli con il concorso Ripam-Regione Campania: “Io mi auguro che non ci facciamo male con questa quarta ondata di epidemia. Abbiamo detto cose semplici e le abbiamo dette insieme. Le amministrazioni decidono sugli eventi pubblici, ma è evidente che se precipita in maniera drammatica il contagio e la crisi Covid si chiude tutto. O pensate che stiamo a scherzare? O pensate che per fare una festa poi dobbiamo chiudere le nostre città e le attività economiche per 5 mesi? Stiamo attenti, perché davvero non c’è da scherzare”. E già allora un attacco ai non immunizzati: “Spero che non ci siano no vax in mezzo a voi, i no vax non sono graditi. Vaccinatevi tutti con la terza dose, dateci una mano con gli amici, la famiglia, i conoscenti. Completiamo la campagna vaccinale”.
(da agenzie)
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Dicembre 8th, 2021 Riccardo Fucile
“BISOGNEREBBE MANDARLI A PRENDERE A CASA”
“Dopo il Covid dovremo ripensare al nostro sistema educativo. Capisco la paura del
vaccino, ma negare la pandemia e sostenere cure a base di erbe e bacche è grave, qualcosa su cui la politica dovrebbe agire. Per queste persone l’unica alternativa possibile è l’obbligo vaccinale. Bisognerebbe mandare i carabinieri a casa a prenderli”.
Un durissimo attacco ai no vax quello di Matteo Bassetti: il primario di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova è intervenuto dopo un servizio mandato in onda durante la puntata della trasmissione Tagadà di La7.
Ospite del programma di Tiziana Panella, ha scosso la testa in evidente segno di dissenso davanti agli interventi dei no-vax.
“Queste persone sono le stesse che corrono in ospedale con 94 di saturazione. Il problema è molto semplice: sei libero di non vaccinarti, ma vivi in una comunità che ha un sistema sanitario che coinvolge tutti e devi rispettarlo. Per farlo devi vaccinarti, altrimenti non sei un buon cittadino” ha aggiunto l’infettivologo.
Un intervento che gli ha attirato le critiche e gli insulti degli scettici del vaccino sui social. Un fenomeno già verificatosi in passato, per il quale Bassetti aveva già denunciato tutto e in seguito alle sue segnalazioni la Procura della Repubblica di Genova aveva aperto un’inchiesta. A far scattare la denuncia la scritta “A morte Bassetti” su un autobus dell’AMT di Genova.
“La maggioranza dei pazienti non vaccinati attualmente presente in reparto – conclude Bassetti – ha tra i 45 e i 70 anni. Queste persone non riescono a respirare, è come andare sotto l’acqua e non riuscire a riemergere. Sono momenti terribili, perché fare tutto questo solo per andare contro un provvedimento politico? Questa è una sconfitta per tutti”.
(da agenzie)
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Dicembre 8th, 2021 Riccardo Fucile
L’INTERVISTA DI REPUBBLICA AL GIOVANE APPENA USCITO DAL CARCERE: “APPENA POSSO VOGLIO TORNARE A BOLOGNA, ALLA MIA UNIVERSITA’, ALLA MIA GENTE”
È ancora incredulo e frastornato.
Patrick Zaki non aveva mai perso la speranza di tornare libero e riabbracciare tutti i suoi cari, ma quella serie di eventi (tra rinvii e conferme di una custodia cautelare durata ben 22 mesi) non potevano che abbattere moralmente il 30enne egiziano adottato dalla città di Bologna.
E le sue prime parole ufficiali pronunciate dopo quel caloroso abbraccio con chi gli è stato più vicino nel corso di questa lunghissima detenzione, sono la testimonianza della sofferenza infinita vissuta nel corso di questi quasi due anni.
E le sue prime parole sono state rilasciate, con una breve video-intervista a Francesca Caferri del quotidiano La Repubblica e a Marta Serafini de Il Corriere della Sera, che hano raggiunto Patrick Zaki e la sua famiglia nella casa di Mansoura.
“Al momento sono ancora un po’ confuso, tutto sta scorrendo molto velocemente. Mentre in carcere, non mi avevano detto che sarei stato rilasciato. All’improvviso, poi, mi hanno portato al commissariato e hanno iniziato a prendermi le impronte digitali. Non capivo esattamente cosa stesse succedendo, perché non c’erano segnali che mi stessero per scarcerare”.
Nessuno, dunque, gli aveva preannunciato la decisione dei giudici. Poi quel viaggio dal carcere di Tora verso il commissariato di Mansoura e quei segni sulle mani all’uscita a causa dell’inchiostro utilizzato per campionare le sue impronte digitali. Perché Patrick Zaki, per il momento, non potrà lasciare l’Egitto: nessun obbligo di firma, ma la sua sarà una libertà vigilata. Almeno fino al 1° febbraio, giorno in cui è stata fissata la prima vera udienza del suo processo.
Il 30enne egiziano, che studia a Bologna, ha voluto ringraziare la sua famiglia, sua sorella e la sua fidanzata che in questi lunghi 22 mesi di detenzione (un’infinita custodia cautelare) sono stati al suo fianco.
Un ringraziamento anche ad Amnesty International che ha seguito il suo caso da vicino (portandolo all’attenzione del mondo intero) e alla rettrice della sua Università: “Sto aspettando, vedrò nei prossimi giorni cosa succede: voglio essere in Italia il prima possibile, appena potrò andrò direttamente a Bologna, la mia città, la mia gente, la mia università”.
(da agenzie)
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Dicembre 8th, 2021 Riccardo Fucile
NESSUNA PAROLA NE’ PRIMA, NE’ DURANTE, NE’ DOPO DEI DUE FIGHETTI SOVRANISTI… LA MELONI VOTO’ CONTRO LA CONCESSIONE DELLA CITTADINANZA ITALIANA A ZAKI
A buona parte del loro elettorato, probabilmente, il caso Patrick Zaki non interessa.
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E il duo Salvini-Meloni continuano a essere il fedele specchio dei loro sostenitori, rimanendo in un imbarazzante silenzio.
Lo hanno fatto fin dai primi giorni, subito dopo l’arresto dello studente e l’inizio di quella che – mese dopo mese – è diventata un’infinita detenzione (almeno fino a oggi).
Un mutismo selettivo proseguito nel corso di questi eterni 22 mesi di carcerazione (come custodia cautelare in attesa di un processo) e non infranto neanche nelle giornate di ieri e di oggi, quando il 30enne studente presso l’Università di Bologna è tornato finalmente libero, in attesa dell’udienza del 1° febbraio.
I social dei due leader dei due principali partiti di Centrodestra sono rimasti silenti sul caso, ma hanno pubblicato compulsivamente sul Natale “che l’Europa ci vuole rubare”.
Ma non ci sono solamente Facebook, Twitter o Instagram: sarebbe bastata, di tanto in tanto, anche una stantia nota stampa da inviare ai giornali e alle agenzie. Ma si è scelto il silenzio.
Perché, d’altronde, la dinamica è sempre la stessa e racchiusa nel motto che Salvini-Meloni propinano ai propri elettori: “Prima gli italiani”.
E il fatto che uno studente di 30 anni, che in Italia (a Bologna) ha una seconda casa condita con i suoi studi, sia rimasto per 670 giorni rinchiuso in un carcere di un regime come quello egiziano, con accuse offuscate come un paesaggio della Pianura Padana nei mesi autunnali e invernali, evidentemente, non è un caso da sottoporre al proprio elettorato.
Ma i sintomi sono stati evidenti in tutti questi 22 mesi di detenzione. Perché se il silenzio è solamente la non espressione di un pensiero, in Aula i rispettivi partiti hanno mostrato il peggio di loro stessi.
Basti pensare, per fare un solo esempio simbolico, al voto contrario di Fratelli d’Italia (per ben due volte) alla mozione per la cittadinanza italiana a Patrick Zaki.
E se i silenzi (anche quelli di oggi) sono imbarazzanti, quasi comica fu la motivazione di quel no: “Siamo convinti che per raggiungere l’obiettivo della sua liberazione la strada da seguire sia quella della diplomazia”.
Parole che riecheggiano, anche oggi, nella vastità del menefreghismo (diluendo la portata dialettica di un noto meme in voga sui social) dimostrato dal duo Salvini-Meloni su questa assurda vicenda che va a toccare i diritti inalienabili di un uomo.
Per fortuna il Parlamento si è comportato diversamente rispetto a Fratelli d’Italia e quella mozione passò a larga maggioranza. Ma la coerenza della Lega e di Fratelli d’Italia continua a essere pedissequamente e immacolatamente imbarazzante.
(da NextQuotidiano)
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Dicembre 8th, 2021 Riccardo Fucile
NESSUN OBBLIGO DI FIRMA MA NON POTRA’ LASCIARE L’EGITTO
Oggi, dopo 670 giorni di detenzione in attesa di un processo che non è mai iniziato, Patrick Zaki è uscito dal carcere di Tora.
Un breve passaggio al Commissariato di Mansura dove è stata ufficializzata l’istanza di scarcerazione da parte dei magistrati. Ora lo studente ha potuto riabbracciare la sua famiglia che, commossa, lo ha atteso per quasi due anni.
Ma la partita non è finita: il prossimo 1° febbraio, infatti, ci sarà la prima udienza del processo contro di lui.
Ma cosa potrà fare il 30enne in attesa di quel giorno?
Le fonti ufficiali hanno confermato le voci che si rincorrevano nella giornata di ieri: la fine dell’infinita custodia cautelare (da innocente, visto che il processo non è mai iniziato nel corso di questi due anni) non prevede l’obbligo di firma.
Ma, nonostante questo, Patrick Zaki non potrà lasciare l’Egitto.
Perché se è vero che non dovrà mettere il proprio nome sul foglio ed essere riconosciuto dalle forze dell’ordine egiziane ogni giorno (e neanche l’obbligo di rientro notturno), lo studente non potrà fare il suo ritorno in Italia a causa del divieto di espatrio e della libertà vigilata.
Per questo motivo, in attesa della data del 1° febbraio – giorno della prima udienza del suo processo -, Patrick Zaki dovrebbe risiedere all’interno dell’abitazione della sua famiglia a Madinaty, un sobborgo nella zona orientale de Il Cairo.
E lì, tra quelle mure di casa tanto agognate dopo aver passato quasi due anni all’interno del carcere di Tora, il 30enne attenderà il fatidico giorno.
Il giorno in cui potrà finalmente difendersi da quelle accuse che hanno provocato quell’infinita custodia cautelare in prigione. Perché Zaki è libero, ma non è stato assolto dalle accuse di “diffusione di notizie false, l’incitamento alla protesta e l’istigazione alla violenza e ai crimini terroristici”. Lo potrà fare, finalmente, tra poco meno di due mesi.
(da agenzie)
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Dicembre 8th, 2021 Riccardo Fucile
L’ABBRACCIO DELLA MAMMA APPENA USCITO DA MANSURA
“Patrick è stato scarcerato”. A dare la notizia è l’ong Eipr che posta anche una foto su Twitter nella quale lo si vede, vestito di bianco, mentre abbraccia la famiglia.
Lo studente egiziano dell’università di Bologna arrestato il 7 febbraio del 2020 è uscito dal carcere di Mansura, all’indomani della decisione del giudice di scarcerarlo e di aggiornare l’udienza al prossimo primo febbraio.
Appena uscito dal commissariato, Patrick ha abbracciato la madre. “Tutto bene”: queste le sue prime parole, pronunciate in italiano.
Vestito con una tuta e scarpe da ginnastica bianche, il colore simbolo degli imputati nei processi egiziani, appena varcata la porta del commissariato ha alzato la mano con l’indice e il dito medio alzati in segno di “vittoria”.
“Aspettavamo di vedere quell’abbraccio da 22 mesi e quell’abbraccio arriva dall’Italia, da tutte le persone, tutti i gruppi e gli enti locali, l’università, i parlamentari che hanno fatto sì che quell’abbraccio arrivasse”.
Così all’ANSA Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia commenta la notizia del rilascio di Zaki.
“Un abbraccio – dice Noury – soprattutto ai mezzi di informazione che hanno tenuto alta l’attenzione per questi 22 mesi. Ora che abbiamo visto quell’abbraccio aspettiamo che questa libertà non sia provvisoria ma sia permanente. E con questo auspicio arriveremo al primo febbraio, udienza prossima”.
(da agenzie)
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