Dicembre 28th, 2021 Riccardo Fucile
UN BEL BIGLIETTO DA VISITA PER UN CANDIDATO
Nella corsa al Quirinale dell’ex premier Silvio Berlusconi, tra i tanti, c’è un ostacolo
particolarmente importante. Il 21 gennaio, proprio mentre il Parlamento potrebbe essere chiamato al voto per la scelta del nuovo capo dello Stato, il Cavaliere dovrebbe sedersi in un’aula di giustizia, sul banco degli imputati.
A Bari il tribunale ha calendarizzato l’udienza del processo che vede l’ex presidente del Consiglio sotto accusa per induzione a mentire. Il leader di Forza Italia è accusato di aver pagato l’imprenditore Gianpaolo Tarantini perché raccontasse ai magistrati, come infatti aveva poi fatto, che quelli organizzati nelle residenze dell’ex premier non erano incontri con prostitute, bensì “cene eleganti”, perché Berlusconi non sapeva che quelle donne fossero escort.
Una tesi smontata, proprio in questi giorni, dalla Cassazione che confermando la condanna per Tarantini per sfruttamento della prostituzione ha scritto quello che a tutti, subito, era apparso chiaro: nelle cene, ogni sera, c’erano decine di ragazze che si prostituivano. E c’era un lenone, Gianpaolo Tarantini, che le pagava nella speranza che poi Berlusconi fosse riconoscente con lui in tema di appalti.
I fatti contestati sono avvenuti tra il 2008 e il 2009. Dodici anni dopo non c’è nemmeno una sentenza di primo grado. Il rinvio a giudizio è del novembre del 2018, quasi dieci anni dopo. E questo perché l’udienza preliminare, normalmente un passaggio velocissimo, si era trascinata per quattro anni, tra rinvii chiesti dalla difesa di Berlusconi e problemi bizzarri: tipo che il palazzo di giustizia di Bari stava crollando, le aule furono trasferite nelle tende e fu bloccata ogni attività non urgente.
Oppure, beffa, perché i legali dell’ex premier- Niccolò Ghedini e Francesco Paolo Sisto, oggi sottosegretario alla giustizia – erano impegnati nell’elezione del presidente della Repubblica.
Nell’udienza in calendario il 21 gennaio è previsto l’interrogatorio di un ufficiale della polizia giudiziaria, che all’epoca sbobbinò le intercettazioni: testimonierebbero come quei 500mila euro che Tarantini, per il tramite di Walter Lavitola, intascò dal Cavaliere (oltre al pagamento di avvocati e altri benefit) fossero il prezzo del suo silenzio.
(da agenzie)
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Dicembre 28th, 2021 Riccardo Fucile
RIDUZIONE MEDIA DEL PRELIEVO SARA’ DI 264 EURO ANNUI… PER I REDDITI MEDIO-ALTI DI 765 EURO ANNUI
368 euro in più in busta paga per i dirigenti all’anno, 266 per gli impiegati e 162 per gli operai.
Dopo le simulazioni e i calcoli del governo, è l’Ufficio Parlamentare di Bilancio a fornire i numeri sull’impatto del taglio dell’Irpef sugli stipendi degli italiani.
E sulla riforma delle aliquote voluta dal governo Draghi.
Lo studio dell’Upb ha il pregio di calcolare l’impatto sui contribuenti reali. Ovvero è stato effettuato in base alle caratteristiche della popolazione e delle famiglie oltre che sui redditi attualmente percepiti.
E certifica che la riforma fiscale del 2022 porterà a una riduzione media del prelievo per 27,8 milioni di contribuenti pari a 264 euro l’anno. Ma sarà maggiore per i redditi medio alti (quelli tra 42 e 54mila euro) che risparmieranno in totale 765 euro.
264 euro l’anno in busta paga
La riduzione degli scaglioni da 5 a 4, il taglio delle aliquote centrali di cinque punti e la revisione delle detrazioni con incorporazione del bonus 100 euro porterà all’eliminazione del picco di aliquota marginale al 60% per i redditi tra 35 e 40 mila euro.
Mentre il 34% della popolazione non avrà vantaggi né svantaggi. E qualcuno troverà un incremento d’imposta nonostante la clausola di salvaguardia per i redditi bassi: 372 mila persone perderanno 188 euro l’anno.
E questo perché mentre sul reddito imponibile si calcolano le imposte, su quello complessivo si calcolano le detrazioni. E quindi se un contribuente ha solo redditi da lavoro o da pensione, guadagnerà. Ma se sono presenti altri redditi come quelli derivati da cedolare secca il saldo potrà essere negativo.
Lo studio dell’Upb ha il pregio di analizzare l’impatto della riforma anche guardando non ai singoli contribuenti ma al nucleo familiare. E chiarisce che il 20% delle famiglie più povere è sostanzialmente escluso dai benefici per effetto dell’incapienza fiscale.
E quindi il 50% dei nuclei in condizione economica meno favorevole «beneficia di circa un quarto delle risorse complessive (circa 1,9 miliardi), mentre il 10% più ricco beneficia di più di un quinto delle risorse (1,6 miliardi)». Un quarto delle famiglie in condizione economica meno favorevole è di fatto escluso dall’ambito di applicazione dell’Irpef a causa dell’elevato livello dei redditi minimi imponibili e quindi non è coinvolto dalla revisione dell’Irpef.
I calcoli di Upb
Secondo i calcoli quindi il ridisegno delle aliquote e degli scaglioni assorbe il 79% delle risorse distribuite (5,8 miliardi) mentre il miliardo e mezzo che resta è egualmente ripartito tra il ridisegno delle detrazioni per il lavoro dipendente e quello delle detrazioni per pensionati e autonomi.
E così, a fronte di una riduzione media di imposta per i soggetti che hanno un vantaggio di 264 euro, per circa la metà di essi il beneficio è inferiore a 185 euro, mentre un contribuente su 8 (il 12,5 per cento) beneficia per più di 500 euro.
Mentre per contribuenti con reddito inferiore ai 12.000 euro il beneficio medio si riduce sensibilmente per effetto dell’incapienza fiscale. Le prime due classi do reddito, dove si concentra circa il 36,9% dei contribuenti, beneficiano di circa il 6,7% delle risorse complessive (circa 500 milioni).
(da agenzie)
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Dicembre 28th, 2021 Riccardo Fucile
“TRATTATI COME CARNE DA MACELLO”
“C’è una situazione di grave disagio per gli infermieri che lavorano nelle strutture ospedaliere. I colleghi non sono in grado di garantire la quotidianità della loro attività professionale e lavorano in condizioni pietose. Sono considerati carne da macello”.
A lanciare l’allarme è il presidente del sindacato infermieri Nursing Up, Antonio De Palma, che ad Huffpost racconta le difficoltà di un settore messo a dura prova dall’emergenza pandemica.
Nelle ultime settimane, infatti, sono cresciuti vertiginosamente i contagi da Covid-19 degli operatori sanitari: 6618 solo negli ultimi 30 giorni.
Numeri almeno da triplicare (nella migliore delle ipotesi) se si considerano i colleghi costretti alla quarantena (anche se vaccinati e senza sintomi) perché contatti diretti da positivi.
Tra sanitari infettati costretti all’isolamento fiduciario e contagi in crescita, dunque, sale l’allarme negli ospedali, e diventa sempre più difficile per medici e infermieri gestire i ricoveri ordinari e le terapie intensive.
“Vivevamo già prima una situazione di carenza cronica del personale – spiega De Palma – perché oggi mancano 80mila infermieri nel sistema sanitario nazionale. A questi si aggiungono gli oltre 6mila sanitari infettati nell’ultimo mese, di cui 5mila sono infermieri. La situazione è complicata e si complica di giorno in giorno”.
Il presidente afferma che molti dei sanitari infettati, anche se vaccinati con terza dose, si trovano a fare i conti con un’infezione non sempre lieve e breve, e questo di conseguenza contribuisce ad allungare i tempi di isolamento del personale, gravando sugli ospedali. Ma la situazione rimane complicata anche per gli operatori non infettati, che si trovano comunque a dover lavorare in condizioni molto pressanti. “Doppi turni, infermieri costretti a svolgere attività che non gli competono per sopperire alla carenza di medici, ferie bloccate da un anno e mezzo a questa parte. Gli infermieri e tutti gli operatori sanitari sono stati il motore della sanità italiana, e sulla loro pelle hanno pagato lo scotto di tutto questo. Per loro le ferie non sono un ‘regalo’ di poco conto, ma rappresentano una vera e propria esigenza di ristoro psico-fisico. Tanto più dopo aver lavorato guardando in faccia la morte ogni giorno, anche 20 volte al giorno. Io vorrei che questi politici incompetenti si chiedessero come si sentirebbero se gli venissero negate anche le ferie”.
Di conseguenza, afferma De Palma, anche la qualità del loro lavoro scade, perché “si chiede troppo, si stanno massacrando le persone”.
Il capo di Nursing Up spiega che per tutto il periodo del Covid le assunzioni nel settore sono state fatte “in via temporanea”, con “contratti da precariato”. Per questo molti infermieri hanno rifiutato le proposte di lavoro.
“Chi si presterebbe ad andare in ospedale – aggiunge – dove c’è il Covid in agguato, per sei o nove mesi e poi essere rimandato a casa? ‘Medici e infermieri angeli ed eroi’, dicevano, ma erano solo chiacchiere che devono essere rimandate al mittente. La politica l’ha fatto solo per dare questa immagine alla cittadinanza, ma non ha tutelato davvero questa categoria”.
Il presidente cita l’esempio svizzero. Oltralpe infatti, tre mesi fa, è iniziata una campagna di acquisizione di infermieri italiani, a fronte di una carenza di 11mila operatori sanitari.
“Hanno assoldato delle agenzie e hanno previsto una specie di taglia per chi riesce ad acquisire infermieri italiani, altamente qualificati e che tutto il mondo ci invidia. Circa 6mila euro per ogni nuovo infermiere acquisito. Come ci aspettavamo, molti infermieri in Italia stanno accettando, perché in Svizzera vengono pagati anche 3500 euro al mese. Siamo davvero arrivati a questo punto? Noi abbiamo l’eccellenza infermieristica a livello europeo, e i nostri professionisti se ne stanno andando”.
L’allarme lanciato da De Palma si sposa con quello del presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, che ad Huffpost racconta come anche i medici si stiano trovando ad affrontare una situazione a dir poco pressante.
“La carenza di medici, aggravata dal fatto che il loro processo di formazione è lungo e c’è un limite budget delle assunzioni, quello fissato con il fondo del personale del 2004, sta creando delle difficoltà all’attività lavorativa già sotto stress. Negli ospedali si stanno chiudendo i reparti normali per aprire sempre più reparti Covid, così come le rianimazioni stanno spostando i letti per i pazienti Covid, con uno spostamento di personale. Di conseguenza si riducono i servizi per i pazienti non Covid e si allungano le liste d’attesa.”.
Ma con una situazione pandemica molto diversa rispetto a un anno fa, dal momento che la stragrande maggioranza della popolazione è vaccinata e questo, dati alla mano, fa la differenza, molti esperti stanno suggerendo di ricollocare il personale sanitario sul fronte vaccini, dove le necessità sono più impellenti. L’epidemiologo ed ex assessore alla Sanità della Puglia Pier Luigi Lopalco, per esempio, osserva che “prima della campagna vaccinale tentare di bloccare le catene di contagio era l’unico modo che avevamo per impedire l’intasamento del servizio sanitario. Con una variante che sciama anche fra gli immunizzati dovremmo invece concentrarci per proteggere coloro che da un’infezione possono avere un danno importante, non solo un tampone positivo”.
Per Lopalco, dunque, “la corsa al tampone di questi giorni potrebbe produrre l’effetto paradossale di intasare il sistema di tracciamento, distraendo risorse umane che potrebbero essere usate per accelerare le vaccinazioni e dare a centinaia di migliaia di falsi negativi la patente di andare in giro a contagiare”.
È d’accordo su questo De Palma. Il presidente, tuttavia, lamenta un’organizzazione che dal suo punto di vista ha causato, almeno in parte, gli attuali problemi di gestione della pandemia. “È stato deciso di abilitare alle vaccinazioni i farmacisti, categoria alla quale era prima vietato per legge somministrare – afferma –. Hanno preferito coinvolgere loro chiedendo agli infermieri di spiegargli come si fa, perché loro sono formati per farlo, tanto che il farmacista può somministrare il vaccino solo se ha un certificato di un infermiere. Ma non hanno coinvolto gli infermieri. 450mila professionisti che potevano scendere sul campo a fare le vaccinazioni, e fare tabula rasa di qualsiasi esigenza. Ma per la politica e la burocrazia, evidentemente, è stato più comodo fare accordi con loro”.
(da Huffingtonpost)
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Dicembre 28th, 2021 Riccardo Fucile
TUTTI VACCINATI, ANCHE I BAMBINI DI DUE ANNI
Mentre negli Stati Uniti ieri, 27 dicembre, sono stati registrati oltre mezzo milione di
nuovi casi di Covid-19 e 1.737 morti nella vicina Cuba, isola all’avanguardia nella lotta alla pandemia, si contavano appena 128 nuovi positivi e una sola vittima.
Una differenza abissale anche se si confronta il quadro epidemiologico dell’isola caraibica, che conta oltre 11 milioni di abitanti, con il vicino stato della Florida, da cui è separata solo da un tratto di oceano: qui, infatti, ieri le infezioni accertate sono state oltre 70mila e i morti 42.
Ma come è possibile che ci siano differenze così marcate tra Cuba e gli Stati Uniti? Una possibile risposta è stata fornita nei giorni scorsi dal professor Daniel Garcia, direttore del laboratorio di sintesi chimica biomolecolare dell’Università de L’Havana e Presidente della Federazione latinoamericana delle associazioni chimiche: “Quando abbiamo deciso di vaccinare i nostri figli con Soberana, ricordo che molti ci prendevano per pazzi. A quel tempo nessun governo al mondo aveva adottato questa strategia e nessun produttore aveva avviato una sperimentazione sui bambini”.
Cuba, infatti, fin da subito ha vaccinato non solo la popolazione adulta ma anche quella pediatrica, tanto che oggi il tasso di immunizzazione è del 92% sul totale della popolazione: si tratta del secondo più alto al mondo dopo quello degli Emirati Arabi Uniti.
La scelta delle autorità cubane di vaccinare anche i bambini non era però avventata: “Molti ritenevano che non fosse necessario perché i bambini che contraggono il Covid sviluppano generalmente una malattia molto lieve”. Tuttavia a Cuba “è stata avanzata un’ipotesi che poi si è rivelata vera. Una volta vaccinati gli adulti, i bambini sarebbero stati la principale fonte di trasmissione. Avremmo potuto lasciarli senza protezione? Ovviamente no”.
La strategia delle autorità sanitarie cubane è stata fin da subito quella di limitare fortemente la trasmissione virale anche nei bambini, così da bloccare i contagi nelle scuole e in tutte le attività degli adolescenti: una strategia che si è rivelata azzeccata con la variante Delta, visto che per settimane i decessi settimanali si sono contati sulle dita di una mano.
E con Omicron? Spiega il professor Garcia che rispetto alle precedenti varianti Omicron sembra colpire in particolar modo i bambini.
L’ipotesi dello scienziato è che ciò stia accadendo hanno una protezione immunitaria, conferita dalla guarigione o dal vaccino, sensibilmente più bassa rispetto agli adulti: “Era già accaduto nella pandemia influenzale del 1918, che colpì maggiormente giovani e bambini perché gli anziani avevano l’immunità dalle precedenti epidemie”. Con Omicron sta accadendo qualcosa di molto simile: “Poiché la stragrande maggioranza dei bambini in tutto il mondo non è vaccinata, ora è più vulnerabile. Non è però il nostro caso”. A Cuba la quasi totalità dei bambini dai due anni in su ha ricevuto il vaccino. Ecco perché, mentre nel resto del mondo i contagi dilagano, sull’isola la pandemia è attualmente sotto controllo.
(da Fanpage)
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Dicembre 28th, 2021 Riccardo Fucile
SETTE MULTATI, DUE FUGGONO IN AUTO
Un evento privato in una struttura a quattro stelle in centro a Cortina d’Ampezzo si è trasformato in un fuggi fuggi generale.
I carabinieri, entrati al Boutique Hotel Villa Blu per controllare il rispetto delle normative anti-Covid, hanno trovato 25 persone che non stavano rispettando le misure per il contenimento del virus.
Tra loro, sette sono state individuate e sanzionate. In particolare, un cliente americano ubriaco è riuscito a fuggire via dalla festa a bordo della sua automobile e, imboccando una pista ciclabile off limits per i mezzi a motore, ha rimediato una denuncia per guida in stato di ebbrezza, oltre che il ritiro della patente.
Tra le persone multate, tutti turisti, è stato ovviamente sanzionato anche il titolare della struttura che ha dato il via libera all’organizzazione dell’evento privato e ha offerto il suo servizio, oltre che la sua complicità visto il mancato rispetto delle restrizioni.
A bordo dell’auto che ha imboccato la pista ciclabile, una Volkswagen T Cross, viaggiavano in due. Il Suv è stato bloccato dalle forze dell’ordine che hanno poi fatto tutti gli accertamenti sul conducente. L’alcoltest ha rilevato un tasso alcolemico pari a 1.28 g/l.
(da agenzie)
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Dicembre 28th, 2021 Riccardo Fucile
HANNO TROVATO ACCOGLIENZA GRAZIE A REFUGEES WELCOME ITALIA
Hanno trascorso un Natale nel calore dell’abbraccio di una famiglia che ha aperto le
sue porte per accoglierle dopo anni di difficoltà.
Una storia a lieto fine, fatta di gesti importanti che vanno oltre i simboli e restituiscono il reale senso natalizio. Tutto merito di una coppia di medici in pensione che hanno deciso di aprire le porte di casa loro a Muna e Sara, madre e figlia che grazia al progetto Refugees Welcome e a Etnie Onlus hanno trovato quello spazio nel tessuto sociale della città pugliese per proseguire il loro percorso di integrazione.
L’arrivo, alla vigilia di Natale, in quella casa già addobbata a festa per il Natale. Muna e Sara sono state abbracciate da quel calore umano che i due medici in pensione, Giovanni e Teresa, che hanno deciso di dare loro uno spazio in cui vivere.
Perché la donna, oggi 22enne, è figlia di un passato travagliato fatto di guerre civili, povertà e carestie. Era partita dalla Somalia quando era ancora minorenne, nel tentativo di cercare una vita migliore e, soprattutto, di sopravvivere a quella mattanza quotidiana che va avanti ininterrottamente dal 1986.
Questo era il prima, quella ferita indelebile che è stata ricucita con il suo arrivo in Italia come “minore non accompagnata”.
Per questo motivo ha trascorso i suoi primi mesi nel nostro Paese in una comunità destinata ai minorenni. Poi, al compimento dei 18 anni, è stata trasferita in uno dei centri che fanno parte del sistema di accoglienza e integrazione (SAI) per richiedenti asilo e rifugiati.
Poi, qualche anno dopo, Muna ha dato alla luce la piccola Sara che ora ha due anni. Per mantenere la piccola, la giovane donna somala ha iniziato a lavorare come cameriera in un ristorante di Bari.
Ed è lì che ha mosso i suoi primi passi verso un’integrazione che si è fatta ancor più prominente dopo la sua scelta di contattare Refugees Welcome del capoluogo pugliese. E proprio grazie alla onlus è entrata in contatto con quella coppia di medici in pensione che ha aperto le porte di quella abitazione, imbastita a festa per il Natale e per dare a Muna e Sara quella sensazione di casa che sembrava essere sconosciuta: “Sarebbe bello per me e mia figlia vivere un’esperienza con una famiglia italiana che possa diventare un riferimento di fiducia in un Paese straniero”, ha commentato la 22enne.
E sarebbe bello per molti poter condividere lo stesso destino e le stesse sensazioni che stanno vivendo Muna e Sara.
Perché tante persone come i due medici in pensione di Bari hanno deciso di avvicinarsi a progetti come quello di Refugees Welcome ed Etnie Onlus dopo aver visto in televisione gli accadimenti in Afghanistan. Le immagini che arrivavano da Baghdad hanno aperto gli occhi anche su altre situazioni sparse nel mondo. E in molti attendono di poter abbracciare una famiglia italiana e vivere quello stesso calore.
(da neXtquotidiano)
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Dicembre 28th, 2021 Riccardo Fucile
E’ ACCADUTO A CASSINO
Non mangerà sicuramente pane e volpe, visto l’epilogo della vicenda.
Questa storia arriva da Cassino, cittadina del basso Lazio in provincia di Frosinone. Ed è lì che una donna, dopo esser risultata positiva a un tampone per diagnosticare l’infezione da Sars-CoV-2, ha deciso di non seguire le basilari regole sanitarie per la convivenza civile e per tutelare anche la salute degli altri recandosi al supermercato per fare la spesa.
Ma la signora non sapeva che tra quegli scaffali avrebbe incontrato un medico. Anzi, il medico. Colui il quale aveva effettuato il test su di lei.
La vicenda è raccontata da FrosinoneToday che ha riportato anche il pensiero dello stesso medico: “Dovete avere rispetto del prossimo e non pensare che questo virus sia una passeggiata. Uscire di casa pur essendo positivi vuol dire diffondere la malattia”. Un rispetto che la donna non ha avuto. Lei si è giustificata dicendo che doveva fare la spesa e non aveva nessuno che poteva farla al posto suo. Ma questo lo ha detto solo dopo esser stata pizzicata con le mani nella marmellata.
Perché, nonostante la mascherina, è stata riconosciuta tra gli scaffali di quel supermercato dal medico che le aveva fatto il tampone risultato positivo.
Il motivo è semplice: non si trattava di una paziente qualsiasi, ma di una vecchia conoscenza del camice bianco. E dopo esser stata “beccata”, nel supermercato ci sono stati momenti di caos, con molti clienti che hanno abbandonato i propri carrelli e se ne sono andati.
Subito dopo, il direttore di quel supermercato ha fatto effettuare una sanificazione profonda della struttura, come da prassi quando accadono eventi come questo.
La donna è stata segnalata alle autorità locali di Cassino che hanno aperto un fascicolo contro di lei. E non è improbabile che, prima di fermarsi al supermercato, la signora si fosse fermata anche in altri negozi.
(da neXtquotidiano)
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Dicembre 28th, 2021 Riccardo Fucile
EFFIGI E CUORI COME DECORAZIONI
Montemurlo è un piccolo Comune in provincia di Prato. Poco più di 18mila abitanti
tra cui, evidentemente, anche alcuni nostalgici di un periodo storico che probabilmente non hanno mai vissuto ma con cui si riempiono la bocca.
Ed è lì, davanti al palazzo che ospita il municipio della cittadina toscana, questi benpensanti hanno deciso di addobbare un grande abete con “palline” realizzata con simboli nazisti e con il volto di Adolf Hitler.
I furboni non sanno che la zona, essendo prospiciente al palazzo del Comune, è piena di telecamere per la video-sicurezza e il loro gesto è stato immortalato.
Ora quelle immagini sono al vaglio degli investigatori che nel giro di poche ore potrebbero individuare i responsabili di questo gesto che non ha nulla a che vedere con lo spirito natalizio. E quelle palline con il volto di Adolf Hitler erano accompagnate da un cuore rosso che va a coprire le mani che, a loro volta, formano un segno del cuore.
“Si tratta di un episodio gravissimo che offende i valori su cui è nata la nostra Repubblica e la nostra democrazia – ha dichiarato il sindaco di Montemurlo, Simone Calamai -. Un gesto che oltraggia tutti coloro che sono morti per i valori di libertà e pace e che si sono battuti per regalarci la Costituzione e la libertà. Non si tratta di una bravata, sono profondamente indignato. Utilizzare le immagini di Hitler come decorazioni per l’albero di Natale è un offesa per tutta la nostra comunità, riunita in questo simbolo di gioia e fratellanza per le festività. Sono già scattate le indagini della polizia municipale e a breve arriveremo a i individuare i responsabili”. E quelle “decorazioni” appese sono state immediatamente rimosse dalla Polizia locale.
(da neXtquotidiano)
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Dicembre 28th, 2021 Riccardo Fucile
POI HA RIMOSSO IL FILMATO
Ci vuole poco per diventare l’idolo dei no vax insinuando dei dubbi che non fanno altro che solleticare le pance già molto sensibili: si decontestualizzano i risultati di alcuni tamponi, si pubblica un video in cui si fa una conta con una sorta di schedatura anonima e si vanno a toccare quelle corde che producono una melodia che è musica per le orecchie degli anti-vaccinisti.
Questo è il mantra seguito da Giovanni Bergamini che di professione fa il farmacista in quel di Viareggio e che nei giorni scorsi ha pubblicato questo filmato nel suo attivissimo profilo Instagram (e Facebook).
Un video poi cancellato dalla sua fonte originale (Instagram) e rimasto come link inutilizzabile su Facebook.
Nonostante questo, la frotta no vax lo aveva già “scaricato” e ha iniziato a condividerlo sui social. Ed è lì che si può recuperare il filmato che mostra Giovanni Bergamini intento a fare la conta.
Suddivide i tamponi positivi (test antigenici rapidi) tra vaccinati e non vaccinati. Ovviamente non è noto come lui – che già in passato si era reso protagonista di tentativi di dimostrazione analoghi – sia a conoscenza del numero di dosi inoculate a ogni singola persona
Inoltre, come noto (per motivi sanitari), la “scheda” in cui va inserito il campione prelevato dal tampone e “mescolato” al reagente non dovrebbe essere conservato in quel modo. Proprio perché vìola ogni qualsivoglia norma igienica.
E poi, cosa vuole dimostrare il farmacista di Viareggio? Che i vaccini non funzionano? Come molti, praticamente tutti, sanno l’immunizzazione copre soprattutto dalla forma più grave della malattia.
E, infatti, seguendo i dati nazionali è evidente come le vaccinazioni abbiano contribuito a un evidente calo dei ricoveri con sintomi e nelle terapia intensive. Fare una conta (mostrando tamponi di chi è vaccinato, per oscuri motivi) senza spiegare il contesto è un esercizio che serve solamente a ottenere like social e, magari, qualche ospitata in qualche studio televisivo.
(da neXtquotidiano)
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