Destra di Popolo.net

L’ULTIMATUM DELLA BANCA USA: “ENTRO IL 14 GENNAIO O VACCINATI O LICENZIATI“

Gennaio 8th, 2022 Riccardo Fucile

LA CITIGROUP NON FA SCONTI

Negli Stati Uniti c’è chi corre ai ripari per contrastare l’avanzata del Covid: tutti i dipendenti statunitensi dello staff della banca d’investimento Citigroup hanno tempo fino al 14 gennaio per presentare la prova della vaccinazione Covid-19 o affrontare il licenziamento, secondo i rapporti dei media.
I dipendenti che non si conformano saranno messi in congedo non pagato e licenziati alla fine del mese, secondo diversi rapporti dei media che citano una nota inviata dalla banca al suo personale.
Il memorandum viene riferito come i casi di Covid-19 continuano ad aumentare negli Stati Uniti. Citigroup permette esenzioni religiose e mediche per i dipendenti e dice che sta rispettando le leggi locali
La portavoce di Citigroup ha riferito che più del 90 per cento dei dipendenti della banca hanno rispettato il mandato del vaccino finora. Ha affermato che la cifra sta salendo rapidamente.
La banca statunitense ha annunciato il suo piano per imporre nuove regole di vaccinazione in ottobre e ora diventa la prima banca di Wall Street ad attuare un severo mandato di vaccinazione.
Altre grandi banche di Wall Street, tra cui Goldman Sachs, Morgan Stanley e JPMorgan Chase, hanno detto ad alcuni dipendenti non vaccinati di lavorare da casa, ma nessuna è ancora arrivata al punto di licenziare i dipendenti.
Citigroup l’anno scorso ha detto ai dipendenti che, essendo la società di investment banking un appaltatore del governo, i dipendenti avrebbero dovuto rispettare l’ordine esecutivo del presidente Joe Biden sui vaccini.
(da agenzie)

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L’EPIDEMIOLOGO LOPALCO SULLA MULTA DA 100 EURO: “INCOMMENTABILE”

Gennaio 8th, 2022 Riccardo Fucile

“HA RAGIONE BURIONI CHE LI MANDA A QUEL PAESE”

Il frutto del compromesso al ribasso e del governo che non ha il coraggio di mandare all’opposizione quel partito che strizza l’occhio ai no-vax che è la Lega.
“La multa è incommentabile, una tantum 100 euro è il costo del tampone, praticamente quelli che prima non si vaccinavano e facevano il tampone per non vaccinarsi ora hanno trovato conveniente pagare una multa”.
Lo ha detto l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, docente di igiene all’Università del Salento, commentando le sanzioni stabilite dal Governo nel nuovo decreto Covid per gli over 50 non vaccinati.
“E’ lo stesso principio della restrizione dell’obbligo agli over 50, la classe d’età più vaccinata d’Italia – spiega – già quello lasciava perplessi; vedere poi l’implementazione che può essere aggirata per chi non lavora con una multa di 100 euro mentre per chi lavora bisognerà aspettare i primi effetti forse dal prossimo mese è anche peggio. Gli irriducibili riusciranno a tirare dritto per qualche mese con avvocati, ricorsi, multe non pagate: ingolferanno il sistema e non si vaccineranno comunque. Mi arrivano aneddoti di persone che si presentano negli ambulatori vaccinali con l’avvocato. Insomma sì, un po’ di sconforto viene, soprattutto quando si imbastiscono discussioni sul nulla. A quel punto penso che ha ragione Burioni che li manda tutti a quel paese”.
(da agenzie)

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MIOZZO (EX CTS): “MULTA DI 100 EURO A CHI NON SI VACCINA? IO SONO PER L’ARRESTO”

Gennaio 8th, 2022 Riccardo Fucile

LA TERZA DOSE FUNZIONA

La terza dose di vaccino ha funzionato contro la variante Omicron, “molti si infettano ma non si ammalano. Voglio far notare che certamente è vero che i contagi sono in aumento, perché questa è una variante molto più infettiva, ma è altrettanto vero che i vaccinati sono in gran parte protetti dalla malattia grave e molti di loro accusano solamente sintomi lievi”. Lo afferma il professor Agostino Miozzo, ex coordinatore del Cts.
“Auspicavo un sistema di tutela sanitaria scolastica”, osserva Miozzo secondo il quale “serve qualcosa dedicato alla scuola. Il sistema sanitario territoriale non ce la fa. Ma se bisogna controllare vaccini, quarantene chi lo fa?”.
Il protocollo “è un caos. Faccio fatica a raccapezzarmi io. I direttori degli istituti non si prenderanno la responsabilità di chi è vaccinato, chi no, chi è a casa 7 giorni chi 10. Chiuderanno le scuole”.
Riguardo al rischio legato alla riapertura della scuola, Miozzo sottolinea che “quando muovi 8 milioni di persone sui mezzi pubblici, che non hai fatto nulla per rendere più sicuri, il rischio c’è. Ma le ore a scuola sono quelle più sicure”. “I ragazzi sono monitorati, seduti, fermi, distanziati, con le mascherine – spiega – Non possono assembrarsi a bere spritz”.
“Se slitti di una o due settimane non è un dramma. Ma devi promettere che in quei giorni farai qualcosa”, continua aggiungendo che farebbe “uno screening di massa. Tornino tutti con il tampone”.
Sulla multa da 100 euro per gli over 50 che violano l’obbligo vaccinale, Miozzo commenta: “Io metterei l’obbligo assoluto totale” e come sanzione “anche l’arresto. Perché grazie a chi vuole correre pericoli, e li fa correre agli altri, ci sono morti. Molti finiscono nelle terapie intensiva, dove un giorno di ricovero costa 1.500 euro. C’è chi ci rimane 20 giorni. Si può partire da lì” ossia “una sanzione equivalente a un giorno di terapia intensiva non sarebbe sbagliato”.
(da agenzie)

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LIBERO SI COLPISCE DA SOLO PARLANDO DI GUFI DEL LOCKDOWN

Gennaio 8th, 2022 Riccardo Fucile

LA PRIMA PAGINA CARTACEA DICE UNA COSA, QUELLA ON LINE L’ESATTO OPPOSTO

Da quando c’è Mario Draghi al governo (sostenuto dalla Lega e da Forza Italia), Libero quotidiano ha iniziato a fare una narrazione molto più razionale sul tema della pandemia.
Le informazioni sul Covid non vengono più rilanciate con titoli allarmistici, si fa riferimento a fonti affidabili e certificate e si cerca di dare al lettore una versione non cospirazionista di quel che sta avvenendo. Insomma, un bel cambio di passo rispetto a quanto “narrato” dallo stesso giornale (che nel frattempo ha assunto Alessandro Sallusti come condirettore, al fianco di Pietro Senaldi) all’epoca del governo Conte-2. Fino a oggi, quando con il titolo (nell’edizione cartacea) sui “Gufi del lockdown” viene smentito – nel giro di poche ore – dalla narrazione che lo stesso quotidiano fa nella sua versione online.
Nella prima pagina di Libero Quotidiano in edicola oggi (sabato 8 gennaio 2022), compare un titolo a nove colonne: «Tornano i gufi del lockdown». Il tutto è accompagnato da un articolo che inizia con: «Ci risiamo».
Secondo Libero quotidiano (nella sua versione cartacea) si farebbe sempre più pressante la possibilità di un ritorno al lockdown. Anche se, in realtà, tantissimi esperti hanno detto l’esatto opposto. Virologi, immunologi, professori (e anche membri del Comitato Tecnico-Scientifico) hanno sottolineato l’importanza della campagna vaccinale. In alcuni casi, qualcuno ha paventato l’ipotesi di maggiori restrizioni, ma destinate a chi non si è ancora immunizzato (e l’obbligo vaccinale, con sanzioni, per gli over 50 va in quella direzione).
La prima pagina cartacea di Libero, dunque, torna ad assumere toni allarmistici andando a colpire tutti quelli che – secondo la redazione – stanno parlando di lockdown. Ma la confusione è talmente grande che il giornale si colpisce da solo. Perché mentre le prime copie venivano vendute in edicola, ecco campeggiare questo titolo (come articolo d’apertura per circa un’ora) sulla versione online dello stesso quotidiano.
«”Mutazioni genetiche, è possibile”. Omicron, dall’esperto il peggiore degli scenari: si rischia il lockdown?».
L’esperto in questione è Guido Silvestri e l’articolo riporta quanto pubblicato oggi dallo stesso immunologo sul Corriere della Sera di oggi. E lì Silvestri parla esattamente del contrario: tutti gli scenari, escludendo il lockdown. Insomma, nessuno sta parlando di chiusure e nuove serrate (come quelle del marzo-aprile del 2020). Solamente Libero quotidiano che, evidentemente, quando parla di “Gufi del lockdown” lo fa davanti a uno specchio.
(da agenzie)

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MINACCE NO VAX ALLA VICESINDACA DI AREZZO: “CRIMINALE NAZISTA”

Gennaio 8th, 2022 Riccardo Fucile

LEI REPLICA A MUSO DURO: “ORGOGLIOSA DI ESSERE DIVENTATA UN SIMBOLO”

Vicino alla casa della vicesindca di Arezzo Lucia Tanti è stato trovato un volantino con un avvertimento minatorio siglato dal gruppo ‘ViVi’ legato alla galassia No Vax. Questa volta minacce non più generiche ma direttamente indirizzate alla persona: “Lucia Tanti criminale nazista. I vaccini uccidono”, è scritto nel volantino siglato ‘ViVi’
“Il linguaggio – si legge in una nota diffusa dal Comune di Arezzo – è lo stesso utilizzato per le intimidazioni dirette ad altre figure istituzionali che si sono schierate a favore della campagna vaccinale, sia attraverso chiare e definite prese di posizione, sia attraverso un lavoro istituzionale e politico a favore della diffusione della immunizzazione verso tutta la cittadinanza”.
Nei prossimi giorni Tanti procederà alla denuncia. Nel frattempo la polizia municipale sta verificando se altri volantini dello stesso genere siano stati lasciati in altri punti della città. “Certo è che un volantino tutto sommato accurato e personalizzato lasciato vicino a casa segna la volontà precisa da parte dei no vax di alzare il livello di aggressione e di minaccia”, continua la nota dell’Amministrazione comunale.
“Resto piuttosto indifferente anche a questo attacco, a questo punto non più generico ma personale – ha commentato Tanti – La mia posizione non cambia, sono anzi orgogliosa del fatto che mi si consideri un simbolo pro vaccinazione. Colgo l’occasione per invitare i cittadini a proseguire nella loro risposta intelligente a favore della vaccinazione e per ringraziare tutto il personale medico e sanitario per lo straordinario lavoro che sta svolgendo in queste ore difficili. Ringrazio anche i cittadini che ho sentito a decine e decine in questi giorni per la comprensione e la pazienza che stanno dimostrando in un momento in cui il sistema, fiaccato da numeri straordinari ha mostrato momenti di criticità”.
(da agenzie)

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DE LUCA SULLA SCUOLA NON E’ SOLO

Gennaio 8th, 2022 Riccardo Fucile

MUSUMECI E MOLTI SINDACI LO SEGUONO

Quando manca poco più di un giorno a quella che resta la data di riapertura delle scuole dopo la pausa natalizia, continua la distanza tra governo, sindacati ed enti locali.
Allo strappo, più evidente, di Vincenzo De Luca – che ieri con un’ordinanza ha disposto la didattica a distanza fino al 29 gennaio per gli alunni della scuola dell’infanzia, della primaria e delle ex scuole medie – se ne aggiungono altri.
Il presidente della regione siciliana, Nello Musumeci, ha alla fine ceduto al pressing dei sindaci che minacciavano di adottare, all’unisono, ordinanze per evitare la scuola in presenza, dato l’incremento dei contagi e la difficoltà delle Asl di fare tracciamento. Quello di Musumeci è un gesto diverso rispetto a quello di De Luca, che il governo è pronto a impugnare.
Perché in Sicilia non viene disposta la didattica a distanza ma vengono solo prorogate le vacanze di tre giorni, per “consentire una verifica di tutti gli aspetti organizzativi”. Ma questo ulteriore atto è sintomatico di quanto sui territori sia alta la preoccupazione in vista della riapertura delle scuole. Sulla quale, come ha ribadito ieri sera, il governo non arretra di un passo.
Nella schiera di governatori critici si colloca Zaia, che in Veneto non ha rinviato l’apertura delle scuole, ma è tornato a chiedere al Cts di esprimersi. In questo caso, infatti, i tecnici non hanno proferito verbo nel merito di una decisione che è stata tutta politica. “Abbiamo davanti uno scenario che sarà un ‘calvario’ per la scuola, tra insegnanti colpiti dal Covid, altri assenti per malattia, altri ancora no vax e nuove regole della Dad. Insomma quella della scuola rischia d’essere una falsa apertura”, ha dichiarato all’Ansa. Hanno questi timori ma anche altre preoccupazioni i sindacati della scuola, che in mattinata hanno fatto una riunione da remoto con il ministero. Un confronto che per alcuni addetti ai lavori è stato tardivo e non particolarmente produttivo. La bozza della nota che sarà affidata ai presidi, fa notare la Flc Cgil in una nota, “non scioglie le criticità e i numerosi dubbi segnalati dalle scuole e che nella sua insufficienza e farraginosità”. Da più voci, raccontano fonti ad Huffpost, è stata ribadita la richiesta di rinviare il rientro in classe. Ma il governo tiene la sua linea.
A preoccupare le sigle di categoria non è solo il rischio che le aule si trasformino in focolai.
C’è il problema delle mascherine ffp2 – obbligatorie solo per i docenti della scuola dell’infanzia e per chi ha allievi che non possono indossarle, ma necessari anche nel caso in cui ci sia un positivo in classe alle superiori – promesse dal ministero ma ancora non arrivate.
C’è la consapevolezza che i positivi sono già tantissimi. ”È chiaro a tutti – ha affermato Francesco Sinopoli, segretario generale della Flc Cgil – che le scuole rischiano di non aprire o di chiudere dopo poco, perché in molti casi, già oggi, il personale è in quarantena o in malattia, figuriamoci cosa potrà accadere da lunedì”. Antonello Giannelli, presidente dell’associazione nazionale presidi, fa notare come “già in queste ore, il numero di studenti positivi, in alcune scuole, ha raggiunto l’ordine delle decine e addirittura centinaia e questo rende quasi impossibile attuare le procedure previste”.
Un altro problema riguarda la privacy. I dirigenti, infatti, si chiedono come gestire il fatto che alle scuole superiori, con due positivi in classe, dovranno andare in dad solo i non vaccinati. Per alcuni la misura è discriminatoria, ma c’è anche un altro problema. Le informazioni su chi è immunizzato o guarito, è il loro ragionamento, sono dati sensibili.
Come trattarli senza violazioni? Per il ministero la questione non si pone, perché il decreto prevede che saranno i ragazzi stessi a dover dimostrare di aver “concluso il ciclo vaccinale primario (di avere due dosi, ndr)” o di essere guariti da meno di quattro mesi. La norma, però, per i dirigenti scolastici, resta poco chiara.
(da agenzie)

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ALTRA BALLA DI DJOKOVIC: SOSTIENE DI ESSERSI CONTAGIATO DA COVID IL 16 DICEMBRE MA IL 17 HA PARTECIPATO A DUE CERIMONIE SENZA MASCHERINA

Gennaio 8th, 2022 Riccardo Fucile

ALTRO CHE OPEN DI AUSTRALIA, UN SOGGETTO DEL GENERE ANDREBBE SQUALIFICATO PER UN ANNO

Altra brutta scivolata per Novak Djokovic. I suoi avvocati hanno ricostruito i motivi per cui ha incassato l’esenzione dal vaccino per giocare gli Australian Open: avrebbe avuto il Covid il 16 dicembre scorso.
Peccato però per il campione serbo che ci sono foto non proprio coincidenti con la sua tesi: ha infatti partecipato a una cerimonia a Belgrado il giorno dopo, il 17 dicembre, senza mascherina, in onore dei giovani giocatori serbi, come mostra uno dei social network della federazione di tennis di Belgrado.
La federazione serba infatti ha annunciato in quei giorni sulla sua pagina Facebook che “il miglior tennista del pianeta” e “detentore di 20 titoli del Grande Slam” ha consegnato le coppe e i diplomi ai giovani giocatori.
“A causa delle misure sanitarie legate alla pandemia, solo i bambini che hanno ricevuto i premi hanno partecipato alla presentazione delle coppe, che ha avuto luogo nel centro di tennis Novak” a Belgrado. Molti post dei bambini che erano lì lo ritraggono senza mascherina.
La pubblicazione contiene diverse foto di Djokovic in posa con funzionari della federazione e circa venti adolescenti, tutti senza mascherina. “Il presidente della Federazione di tennis di Belgrado Milan Slavkovic ha presentato Novak Djokovic come un’icona di generosità che dimostra ogni giorno in tutto il mondo, per tutti i suoi successi nel tennis e nello sport in generale”, continua il testo del post. La maggior parte dei media serbi ha riportato la cerimonia il 17 dicembre.
Djokovic ha anche partecipato a un altro evento pubblico il giorno prima – il giorno in cui è risultato positivo – quando l’ufficio postale serbo ha presentato un francobollo tributo in sua somiglianza. Ha postato una foto su Instagram.
Djokovic si è recato in Australia a metà settimana dopo aver ottenuto un’esenzione medica dal requisito di vaccinazione per competere nell’Australian Open, il primo Grande Slam della stagione, ma il suo visto è stato annullato all’arrivo e da allora è stato tenuto in un centro di detenzione a Melbourne in attesa di una revisione del suo appello lunedì mattina.
(da agenzie)

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GALLI: “LE MISURE DEL GOVERNO NON BASTANO A FERMARE OMICRON”

Gennaio 8th, 2022 Riccardo Fucile

“OBBLIGO VACCINALE TROPPO TARDI”… “LA SANZIONE DA 100 EURO UNA PRESA IN GIRO”

“Ho fatto la cura con gli anticorpi monoclonali in ospedale perché mi è stato consigliato visti i miei fattori di rischio”, è quanto precisa al ‘Corriere della Sera’ il professor Massimo Galli, 70 anni, ex primario di Malattie Infettive dell’Ospedale Sacco di Milano oggi in pensione, spiegando che ci tiene a dirlo “perché qualcuno ha avuto il cattivo gusto di tirare fuori la questione prima che la comunicassi io (come volevo fare) e inventando che sarebbero state le cure domiciliari e non le tre dosi a farmi stare meglio. Se non avessi avuto le tre dosi sarei stato un candidato perfetto per un’evoluzione negativa della malattia e per il ricovero”.
Contagiato dalla variante Omicron, Galli ora rassicura: “Sto discretamente meglio rispetto ai giorni scorsi. Sono molto stanco, mi sento tutto rotto. Credo di essermi contagiato attorto al 31 dicembre nonostante abbia fatto in quei giorni una vita claustrale: ho visto poche persone, tutte trivaccinate e spesso tamponate. Non sono andato in ospedale, non ho visto pazienti”.
“Il 3 sera – racconta – ho iniziato ad avere un forte raffreddore e molto mal di gola, la notte tra il 3 e il 4 ho avuto febbre alta con brividi scuotenti, la mattina del 4 avevo 38 di febbre, disturbi intestinali, ero a pezzi, per fortuna però con una saturazione d’ossigeno sempre rassicurante. Una bella batosta. Tenga presente che il 2 ero risultato negativo al tampone rapido e il 4 invece positivo, sempre al rapido. Poi mi hanno rifatto il test, anche molecolare, in ospedale e nel frattempo il laboratorio di ricerca che ho diretto fino a un mese fa ha stabilito che si trattava di variante Omicron”.
Proprio sulla variante che sta diventando dominante in Italia e nel mondo, il professore spiega che “allo stato attuale sappiamo che ha una diffusione molto rapida. Alcune evidenze dicono che più una variante presenta mutazioni rispetto all’originale più è possibile che abbia una virulenza inferiore, ma non è stato così né per Alfa né per Delta (che invece si sono rivelate peggiori della variante originaria). Sarebbe auspicabile, ma “la troppa confidenza toglie la riverenza” diceva mia mamma: occorre un atteggiamento prudente”.
La risalita dei contagi rende più scettici ancora i no vax, ma Galli afferma “che la gran parte dei contagi oramai, visto che siamo in tanti ad essere vaccinati, è nei vaccinati, ma che questi non vanno a finire in rianimazione o al cimitero. Diversamente dai non vaccinati che invece finiscono mediamente molto male. Tra le situazioni che fanno più male da vedere in corsia c’è quella di pazienti anziani, genitori di no vax che non li hanno fatti vaccinare e che finiscono in ospedale e rischiano la morte”.
Secondo Galli, “servirà cambiare strategia vaccinale, che preveda l’uso di nuovi vaccini in grado di contemplare le nuove varianti. Credo che non ci sia alternativa. Però mi faccia precisare una cosa. Nell’arco di meno di 12 mesi tre varianti sono state in grado di sostituirsi l’una all’altra: se noi avessimo rivendicato a gran voce un vaccino nuovo contro la variante Alfa probabilmente ora ce l’avremmo e non sapremmo cosa farcene».
Infine, sul’obbligo vaccinale agli over 50, Galli si dice “d’accordo con Nino Cartabellotta. È abbastanza tardi e non è abbastanza, ma certamente avrà un impatto. Nonostante la sanzione da 100 euro una tantum sia una letterale presa in giro degli italiani. Chi ha prodotto quell’idea si deve vergognare. In ogni caso: allo stato attuale il vaccino è l’unica arma che abbiamo, quindi bisognerebbe ampliare l’obbligo”.
(da agenzie)

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