Destra di Popolo.net

EXIT POLL ELEZIONI PARLAMENTO FRANCIA: TESTA A TESTA MELENCHON-MACRON INTORNO AL 25/26%

Giugno 12th, 2022 Riccardo Fucile

ASTENSIONE RECORD AL 52%

In Francia hanno chiuso i seggi per il primo turno delle elezioni legislative, che eleggono i 577 deputati dell’Assemblée Nationale.
La gauche unita Nupes, guidata dal leader radicale Jean-Luc Mélenchon, avrebbe ottenuto oggi il 26,20% dei voti contro il 25,80% della coalizione Ensemble! di Emmanuel Macron al primo turno delle legislative francesi.
Diventerebbe così più difficile per il presidente conquistare la maggioranza assoluta di 289 seggi all’Assemblée Nationale. Questi i risultati dei primi exit-poll diffusi dalle tv francesi. Mentre secondo le stime di Le Monde le due alleanze sono pari: entrambe al 25,2%.
Le prime proiezioni in seggi danno ancora alla maggioranza macronista la possibilità di mantenere la maggioranza assoluta, assegnando alla coalizione Ensemble! fra 270 e 310 seggi. Alla gauche di Nupes (Jean-Luc Mélenchon), andrebbero 170-220 seggi.
La maggioranza assoluta, fissata a 289 seggi, non è garantita per la coalizione macronista Ensemble!, che resta comunque saldamente avanti alla gauche di Nupes.
Tutto dipenderà dal numero di circoscrizioni in cui ci saranno duelli (Ensemble! contro Nupes) e in cui si prevedono invece delle “triangolari”, con la partecipazione probabile del Rassemblement National di Marine Le Pen (fra 15 e 30 seggi).
Nel primo mandato di Macron, il governo – compresi gli alleati centristi del MoDem – godeva di una maggioranza molto larga, 341 seggi.
Come previsto i candidati di Rassemblement National di Marie Le Pen viaggiano all’interno di una forchetta tra 18,5% e 19,8%. Per quanto rigurda invece Les Republicains sono tra l’11,6% e il 14%.
Si conferma un’astensione record. Secondo le prime proiezioni, si attesterebbe tra il 52,1% e il 52,8%. Partecipazione al voto storicamente bassa tra 47 et 47,5%.
(da agenzie)

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LA CINA GELA LA RUSSIA: “SONO PARTNER IMPORTANTI MA NON ALLEATI”

Giugno 12th, 2022 Riccardo Fucile

IL MINISTRO DELLA DIFESA CINESE: “MAI FORNITO MATERIALE BELLICO A MOSCA”

Pechino gela Mosca o quantomeno riduce la portata del connubio. Il ministro della Difesa cinese, Wei Fenghe, ha escluso che il rapporto del gigante asiatico con la Russia sia una «alleanza», definendo invece Mosca «partner importante», e ha assicurato che Pechino ha «non ha mai fornito materiale» a Mosca da quando ha invaso l’Ucraina a febbraio.
«Il rapporto tra Cina e Russia si sta sviluppando lungo la strada giusta. È un partner importante, non un alleato, e il nostro rapporto, che continuerà a crescere, non è diretto contro terzi», ha detto Wei durante il suo intervento allo Shangri-La Dialogue, il più importante forum di difesa dell’Asia-Pacifico.
Seppur deciso nel rimarcare la sua amicizia con la Russia, con le sue dichiarazioni Wei ha in qualche modo ammorbidito i toni usati tra i due Paesi poco prima dell’invasione dell’Ucraina, quando all’inizio di febbraio il presidente russo, Vladimir Putin, e il cinese, Xi Jinping, avevano firmato a Pechino una dichiarazione per innalzare la relazione al livello più alto degli ultimi 70 anni, assicurando che era «senza limiti», qualunque fosse la situazione.
Il governo di Pechino è contrario alla fornitura di armi alla Russia contro l’Ucraina e la Cina non ha mai fornito alcun supporto materiale a Mosca durante l’attuale crisi: lo ha assicurato il ministro della Difesa Wei Fenghe al vertice sulla sicurezza Shangri-La Dialogue, a Singapore. Il ministro della Difesa cinese ha ricordato che la Cina ha sostenuto i colloqui di pace e si è opposta a «fornire armi, esercitando la massima pressione». «Qual è la causa principale di questa crisi? Chi è la mente dietro questo? Chi perde di più? E chi può guadagnare di più? Chi sta promuovendo la pace e chi sta aggiungendo benzina sul fuoco? Penso che tutti conosciamo le risposte a queste domande», ha aggiunto poi, senza dare risposta.
(da agenzie)

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IL VIAGGIO DI SALVINI A MOSCA DOVEVA SERVIRE PER SPEZZARE LA COMPATTEZZA DEL GOVERNO

Giugno 12th, 2022 Riccardo Fucile

OBIETTIVO FINALE: INDEBOLIRE IL FRONTE EUROPEO

A Palazzo Chigi si fanno due domande: quanto è forte la pressione politica della Russia su Salvini? Riuscirà a spezzare il fronte europeo
Perché l’ambasciata della Russia ha rivelato di aver pagato (per poi ricevere un rimborso) il viaggio di Matteo Salvini a Mosca?
La nota delle feluche del Cremlino, arrivata dopo le indiscrezioni pubblicate dai giornali sulla Sos (segnalazione di operazione sospetta) di Bankitalia, potrebbe costituire un segnale vero e proprio. Al governo Draghi, che vede uno dei suoi azionisti mettere in dubbio la linea del premier. E allo stesso Salvini, che oggi più che mai appare l’oggetto delle pressioni di Mosca.
Mentre sull’altro fronte si registra la moral suasion nei confronti di Silvio Berlusconi dopo le sue uscite “putiniane“. E Giuseppe Conte sta lavorando per ottenere un incontro con l’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia. Anche per tranquillizzare Washington dopo la battaglia sull’invio delle armi all’Ucraina
A raccontare in un retroscena l’escalation del Cremlino è oggi Repubblica. Che parte dalle voci di un viaggio di Salvini a Mosca, che si sono rincorse per tutto il mese di maggio. Condite dalle critiche degli altri esponenti della Lega al Capitano.
§Il quale ha prima fatto sapere di voler rinunciare e poi ha rilanciato anche per ragioni di campagna elettorale. Dal momento dell’annullamento del primo viaggio, spiegano Giuliano Foschini e Tommaso Ciriaco, tutto è cambiato.
L’Italia ha cominciato a subire un’escalation di attacchi. Prima attraverso i media, con le accuse sulla “caratura morale” dei leader italiani e sulla missione “Dalla Russia con amore”. E ancora: gli attacchi a La Stampa per l’articolo di Quirico, con tanto di esposto alla procura successivamente archiviato. E le critiche sulla mancanza di libertà di stampa in Italia da parte dell’ambasciatore russo, rintuzzate da Draghi in persona.
In questo clima è sceso in campo Antonio Capuano. Su di lui il Copasir ha di recente aperto un’indagine. L’avvocato incaricato da Salvini ha spiegato in una serie di interviste che che l’interlocutore per il viaggio a Mosca era «l’ambasciatore. Il segretario ha spiegato il suo progetto in quattro punti. Dall’altra parte è arrivata un’apertura di credito».
Il quotidiano Domani ha raccontato nei giorni scorsi che a cinque giorni dall’inizio dell’invasione il leghista e il suo consulente hanno cenato con Sergey Razov all’ambasciata di Roma. Quando la pressione politica finisce per far cedere anche il Capitano, l’ambasciata russa pubblica la nota di conferma della preparazione del suo viaggio a Mosca.
Proprio per questo il governo è in allarme. E a Palazzo Chigi si fanno due domande: quanto è forte la pressione politica di Mosca su Salvini, per spingerlo con il viaggio — e con le successive prese di posizione — a modificare la linea fortemente atlantica di Draghi? E quanto forte è la richiesta di spezzare la compattezza del governo e indebolire il fronte europeo?
(da agenzie)

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ITALIA SEMPRE PIU’ PREOCCUPATA PER I VELENI POLITICI LANCIATI DA MOSCA DOPO IL MANCATO VIAGGIO DI SALVINI

Giugno 12th, 2022 Riccardo Fucile

SALVINI POTEVA PRENOTARE IL VOLO PER MOSCA VIA ISTANBUL DA SOLO E SENZA PAGARE IN RUBLI

L’allarme scatta poco dopo le 15, quando l’ambasciata invia la nota ufficiale alle agenzie di stampa. E arriva fino al cuore del governo, nella carne viva della maggioranza.
Tutto ruota attorno a una domanda: perché i russi si espongono fino al punto di comunicare pubblicamente di aver acquistato i biglietti (poi rimborsati dal leghista) per il viaggio di Matteo Salvini a Mosca? E soprattutto: perché lo fanno? Vogliono mettere in difficoltà il leader del Carroccio, oppure indebolire la compattezza dell’esecutivo?
È un gioco di specchi, oltreché di sospetti.
Da settimane numerosi segnali indicano un’evoluzione nel rapporto politico tra Salvini e la Russia. Tutto nasce dalla due missioni a Mosca programmate e poi congelate dal leader: quella degli inizi di maggio e quella della fine del mese. Se realizzate, avrebbero determinato un clamoroso spostamento del principale partito di centrodestra — architrave del governo Draghi — su posizioni assai meno atlantiste.
Un potenziale, clamoroso assist per la Russia nel braccio di ferro in corso con l’Europa. Che si è trasformato, però, in un clamoroso autogol.
Non è un caso, allora, che tutto cambi appena annullato il secondo viaggio. L’Italia subisce un’escalation di attacchi ufficiali dai russi: prima l’affondo contro la Rai e i media, poi il riferimento alla “caratura morale” dei leader, in riferimento all’operazione “Dalla Russia con amore”. Infine la vicenda Salvini. Per capire cosa è accaduto è utile provare a ricostruire questo passaggio, le pressioni che ne sono seguite, i segnali che hanno scosso il quadro politico.
Tutto ha origine da una notizia pubblicata da Repubblica lo scorso tre maggio. Si dà conto di un imminente viaggio di Salvini a Mosca. Ha fatto già richiesta per il visto. Seguono smentite sdegnate e qualche giorno di calma apparente. Tutto si ferma. Ma in realtà, si scopre ora, quel progetto era assolutamente in piedi.
Talmente in piedi che il 28 maggio ci riprovano. E questa volta il leghista si ritrova a un passo dalla scaletta del volo. Una nuova rivelazione di Repubblica blocca tutto. La bufera politica è immediata. Ed è a questo punto — dopo il secondo dietrofront a 24 ore dalla partenza — che qualcosa si inceppa nei rapporti tra Mosca e Salvini.
Nelle tre settimane successive, si moltiplicano le pressioni politiche sul segretario della Lega. E contemporaneamente si assiste a un’escalation contro l’Italia, culminata ieri in un nuovo affondo contro le democrazie liberali da parte della portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova: prima attacca la Stampa, poi paragona gli standard della giustizia italiana a quelli del fascismo.
Ma andiamo con ordine. Il primo giugno il Domani pubblica la notizia che dopo l’inizio della guerra Salvini si sarebbe recato almeno una volta presso l’ambasciata russa a Roma, ricevuto dall’ambasciatore Razov. Di più: gli incontri sono quattro. E da chi arriva la conferma? Dalla portavoce dell’ambasciata, Valentina Sokolova
Per giorni, si moltiplicano le prese di posizione della galassia diplomatica e politica russa per una svolta di Salvini. Entra in scena l’avvocato Capuano. La pressione per realizzare la missione è forte, come fortissimo sarebbe l’impatto di un viaggio del genere, il primo di un leader politico occidentale senza incarichi di governo dopo la guerra e dopo Bucha. Una volta comprati i biglietti e organizzati gli incontri, gli interlocutori si aspettano che Salvini non ceda alle pressioni per cancellare la missione. Ma l’attesa non è ripagata, perché il leghista in Russia non va. Ed è a quel punto che trapela un’altra informazione potenzialmente clamorosa: il viaggio sarebbe stato pagato dall’ambasciata, il dossier gestito da un diplomatico russo, agente dell’intelligence e figlio del numero uno del Gru, il servizio militare russo, uno degli uomini più vicini a Vladimir Putin.
Ed è proprio questo passaggio, assieme alla circostanza della comunicazione ufficiale dei diplomatici, ad aver fatto scattare l’allarme nel governo.
A differenza degli ultimi mesi, non ci si interroga più tanto sul livello di intesa politica tra Mosca e il leader, ma sulle ragioni per cui è stata proprio l’ambasciata russa a esporsi. In altri termini: quanto è forte la pressione politica di Mosca su Salvini, per spingerlo con il viaggio — e con le successive prese di posizione — a modificare la linea fortemente atlantica di Draghi? E quanto forte è la richiesta di spezzare la compattezza del governo e indebolire il fronte europeo?
In fondo, quello di Salvini è solo il caso più clamoroso del gioco geopolitico che si combatte sulla pelle dell’esecutivo di unità nazionale. Fonti azzurre riferiscono di un pressing discreto ma costante di Gianni Letta, dopo contatti con la diplomazia americana a Roma, per chiedere a Silvio Berlusconi di esporsi a favore delle ragioni atlantiche, rettificando alcune sortite a favore di Putin.
Infine Giuseppe Conte. Il 5S si sta muovendo per tranquillizzare Washington, dopo la battaglia contro l’invio di armi all’Ucraina. E starebbe lavorando per ottenere udienza all’ambasciata Usa a Roma. Forse a ridosso delle celebrazioni del 4 luglio.
(da La Repubblica)

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NON E’ VERO CHE PER ANDARE A MOSCA SI POTESSE USARE SOLO LA COMPAGNIA AEREA RUSSA AEROFLOT, SALVINI POTEVA ACQUISTARE IL BIGLIETTO DA SOLO: PERCHE’ SI E’ AFFIDATO AI RUSSI?

Giugno 12th, 2022 Riccardo Fucile

LE BUGIE DELL’AMBASCIATA RUSSA A ROMA PER COPRIRE IL VIAGGIO DI SALVINI

Salvini, e il suo seguito per andare alla sedicente missione di pace a Mosca, non è vero che potessero usare solo la compagnia aerea “Aeroflot” e che quindi c’è stato bisogno che direttamente l’ambasciata russa prestasse assistenza per l’acquisto del biglietto, che si può pagare solo in rubli.
Non è vero che ciò si potesse fare solo attraverso un’agenzia di viaggi russa.
Ha scritto la rappresentanza diplomatica di Mosca a Roma: “L’ambasciata russa in Italia rende noto di aver «assistito Matteo Salvini e le persone che lo accompagnavano nell’acquisto dei biglietti aerei» per il suo viaggio a Mosca previsto per il 29 maggio. Un’assistenza necessaria per «le sanzioni» che hanno sospeso i collegamenti Roma-Mosca e rendono difficile l’acquisto dei biglietti di Aeroflot dall’Europa”.
E ancora: «L’Ambasciata ha assistito Matteo Salvini e le persone che lo accompagnavano nell’acquisto dei biglietti aerei di cui avevano bisogno in rubli tramite un’agenzia di viaggi russa”. Da qui l’acquisto di biglietti del volo Aeroflot Istanbul-Mosca.
Nulla di più falso. Perché a Mosca ci si può arrivare non solo con l’Aeroflot, non solo con una agenzia di viaggio russa e non solo pagando in rubli.
Ad esempio: da Istanbul si può andare benissimo a Mosca prendendo un aereo della Turkish Airlines o della Pegasus Airlines con un costo variabile tra i 600 e i 900 dollari.
Non solo: facendo uno scalo da Istanbul si può andare a Mosca anche con la Pacific Airways, con Egyptair e con la compagnia di bandiera dell’Uzbekistan.
Ma c’è di più: con uno scalo a e una comoda notte a Dubai a Mosca si può andare direttamente da Milano con Emirates al prezzo di circa mille euro. Biglietti acquistabili tranquillamente online
(da agenzie)

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SONO STATI PROPRIO I RUSSI A PAGARE I BIGLIETTI AEREI DEL “CAPITONE” E LA CONFERMA ARRIVA DALL’AMBASCIATA: “DOPO L’ANNULLAMENTO DEL VIAGGIO CI È STATO RESTITUITO L’EQUIVALENTE DELLA CIFRA SPESA IN EURO”

Giugno 12th, 2022 Riccardo Fucile

LA LEGA PROVA A SMENTIRE, METTENDOCI UNA PEZZA, MA È TARDI… IL RUOLO DI OLEG KOSTYUKOV E DEL CONSULENTE PER LE RELAZIONI INTERNAZIONALI DELLA LEGA ANTONIO CAPUANO: STAVA SONDANDO LA POSSIBILITÀ DI UN SCALO DI SALVINI A PECHINO

Si arricchisce di risvolti misteriosi e inquietanti, il viaggio di Matteo Salvini in Russia per discutere del «suo» piano di pace.
Tutto ruota attorno al consulente, l’ex deputato di Forza Italia e avvocato d’affari Antonio Capuano. Uno scoop del quotidiano La verità nei giorni scorsi aveva portato alla luce un vorticoso giro di soldi che lo riguarda, da conti stranieri verso l’Italia, e che gli erano serviti per comprarsi una casa lussuosa nel centro di Roma.
Giro di soldi che è talmente ambiguo da essere finito sotto la lente dell’ufficio Antiriciclaggio della Banca d’Italia, e di conseguenza della Guardia di Finanza.
C’è però una transazione che più di tutte era apparsa clamorosa: i biglietti aerei di Salvini e Capuano, da Roma a Mosca passando per la Turchia, erano stati pagati da un attaché dell’ambasciata russa in Italia, Oleg Kostyukov, primo segretario, il cui papà sarebbe nientemeno che il famoso Igor Kostyukov, direttore del Gru, il servizio segreto militare.
E non basta. Sempre La verità ci informa che Capuano ha ottimi rapporti anche con l’ambasciata cinese, che avrebbe fatto pressioni su un parlamentare per ammorbidire le sue posizioni sulla repressione degli uiguri, e avrebbe sondato la possibilità di fargli fare uno scalo a Pechino, di ritorno da Mosca.
Il viaggio di Salvini, insomma, organizzato da Capuano e dall’ambasciata russa, abortito all’ultimo istante, porta dritti al vertice putiniano.
L’ambasciata stessa conferma: «Abbiamo assistito Matteo Salvini e le persone che lo accompagnavano nell’acquisto dei biglietti aerei». Una volta a Mosca, poi, «erano pronti a incontrare il rappresentante italiano al livello appropriato».
Il viaggio era stato previsto per il 29 maggio. Ma siccome non ci sono più voli diretti, e per via delle sanzioni non si possono comprare facilmente neanche i biglietti di Aeroflot che pure continua a volare da e per la Turchia, nei giorni precedenti «si è reso necessario per la delegazione italiana l’acquisto di biglietti aerei per un volo Aeroflot da Istanbul a Mosca».
Qui sono intervenuti i fondi dell’ambasciata, che ha pagato in rubli. Dopo l’annullamento del viaggio, comunque, «ci è stato restituito l’equivalente della cifra spesa per l’acquisto dei biglietti aerei in euro (con rispettivi documenti comprovanti). Non vediamo nulla di illegale in tutte queste azioni». Infine una chiosa, a proposito di Kostyukov, che è un nervo scoperto: «Quanto alle speculazioni sui nomi di specifici dipendenti dell’Ambasciata, le riteniamo assolutamente inadeguate».
La nota dell’ambasciata russa, ovviamente, è una bomba per la politica italiana, che teoricamente dovrebbe rispettare il silenzio pre-elettorale. Nella Lega, dove ancora oggi, a distanza di mesi dall’invasione, Salvini non ha mai citato Putin per nome e cognome, si cerca di correre ai ripari, minacciando querele a chi fa «insinuazioni e accuse». Salvini precisa: «L’unico mio obiettivo, su cui continuo a lavorare con orgoglio e alla luce del sole, è tornare alla pace».
In ogni caso, la Lega non vede violazioni penali, perché non c’è stato alcun finanziamento russo, e se la prende soprattutto con «polemiche strumentali a proposito del mai avvenuto viaggio a Mosca, che montano a 24 ore dal voto».
Ma è tardi. Per tutto il giorno piovono dichiarazioni feroci. Dal Pd, la capogruppo al Senato, Simona Malpezzi, chiede «chiarimenti sulle gravi ambiguità». Pungente è il senatore M5S Gianluca Castaldi, il quale ironicamente parla di «viaggio Papeete-Mosca».
Bruschi sono soprattutto i commenti di Matteo Renzi e Carlo Calenda, e ciò segna ancor di più la tenuta della maggioranza.
«Pare fosse un biglietto di ritorno. Fosse stato solo d’andata, sarebbe stato meglio», dice il primo. «Salvini è pericoloso per la sicurezza nazionale», afferma il secondo. Il vecchio Clemente Mastella alla fine ci mette un sigillo di perfidia degno della Prima Repubblica: «Il suo forsennato inutile protagonismo lo ha portato alla mortificazione di chiedere l’elemosina all’ambasciatore russo, facendo una figuraccia lui e umiliando il nostro Paese. Gli manca il senso dello Stato».
(da agenzie)

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USA, ARRESTATI I SUPREMATISTI CHE VOLEVANO SCATENARE IL TERRORE DURANTE IL PRIDE IN IDAHO

Giugno 12th, 2022 Riccardo Fucile

31 MEMBRI DI PATRIOT FRONT BLOCCATI IN TEMPO

Volevano scatenare il caos al Pride in Idaho: 31 membri del gruppo di suprematisti bianchi Patriot Front sono stati fermati all’interno di un camion in tenuta antisommossa.
Un cittadino «preoccupato da un piccolo esercito di uomini che stava caricando un furgoncino» ha avvisato la polizia. All’interno di un U-haul gli agenti hanno trovato e arrestato 31 persone vestite tutte uguali, con il viso coperto e attrezzatura antisommossa, ma anche un piano dettagliato per attaccare la cittadina di Coeur d’Alene in diverse aree.
I filmati pubblicati sui social network ritraggono i 31 arrestati, accusati di cospirazione alla rivolta, in ginocchio a terra e con le mani dietro la schiena. Uno di loro indossava una felpa con la scritta «Reclaim America». La polizia ha trovato equipaggiamento antisommossa, una granata fumogena, parastinchi e scudi all’interno del furgone, e gli uomini Indossavano toppe e loghi sulle braccia e sui cappelli che li identificavano come membri del Patriot Front. Gli arrestati provengono da almeno 11 stati.
(da agenzie)

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TORINO, TRE STUDENTI DI ORIGINE AFRICANA SONO STATI RESPINTI DA UN PARTY DI FINE SCUOLA IN DISCOTECA, NONOSTANTE AVESSERO REGOLARMENTE ACQUISTATO IL BIGLIETTO

Giugno 12th, 2022 Riccardo Fucile

I GIOVANI, SONO STATI FERMATI DAI BUTTAFUORI SENZA SPIEGAZIONE,,, SOLO L’INTERVENTO DI UN PADRE HA SBLOCCATO LA SITUAZIONE,,, LA DENUNCIA SU FACEBOOK: “L’INTERVENTO DELL’UOMO BIANCO HA CONSENTITO L’INGRESSO DEI TRE GIOVANI AFRICANI”

Vestiti di tutto punto, pieni di entusiasmo per la fine della scuola, si erano messi in fila per partecipare allo “schiuma party” in discoteca. Alle otto di mercoledì sera, tre sedicenni erano in coda con il biglietto in mano regolarmente comprato da giorni, in attesa di varcare le prime transenne e mostrare il ticket.
Tutti gli altri però passavano ed entravano al Blackmoon (l’ex Patio) di corso Moncalieri. Ma loro no, rimbalzati. Senza motivo, se non quello del loro colore della pelle: un’offesa mai direttamente pronunciata a parole ma percepita nei fatti dai tre ragazzi. Una volta, due, tre tentativi, ma niente da fare. Solo la telefonata ai genitori dopo un’ora di attesa e preoccupazione per il trattamento discriminatorio subìto, ha sbloccato la situazione.
In aiuto dei tre è intervenuto il padre di uno di loro, Flavio Campagna, che alle 22 circa si è presentato all’ingresso per chiedere quale fosse il problema, tra l’altro in compagnia di un amico che lavora proprio nel settore della sicurezza dei locali. A quel punto i ragazzi, e anche altri di colore dopo di loro, sono stati fatti entrare senza problemi alla festa.
Un episodio che però ha lasciato di stucco non solo i diretti interessati ma anche amici e compagni che hanno assistito al “divieto” di ingresso. “Mi sarei messo in coda cento volte fino a quando non mi avrebbero fatto entrare” ha comunque detto il ragazzo a suo padre, che ha raccontato quanto successo in un post su Facebook, commentando amaramente “solo l’intervento dell’uomo bianco ha consentito l’ingresso dei tre giovani africani”.
(da La Repubblica)

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COMUNALI, CAOS A PALERMO: ALL’APERTURA DEI SEGGI ASSENTI 50 PRESIDENTI

Giugno 12th, 2022 Riccardo Fucile

“DICONO CHE 280 EURO SONO POCHI”… IN REALTA’ STASERA GIOCA IL PALERMO PER ACCEDERE ALLA SERIE B

Ci sono volute oltre cinque ore dall’avvio delle operazioni di voto per riuscire a risolvere il caos causato, a Palermo, dalla defezione di più di 100 presidenti di seggio.
E la crisi non è ancora finita: alcuni sostituti, finalmente rintracciati e insediati, hanno dato a loro volta forfait. “Abbiamo finito di rintracciare tutti i 600 presidenti alle 11.45 – spiega il segretario comunale Antonio Le Donne – Ma dopo un’ora una decina hanno rinunciato. In gran parte perché una volta resisi conto della responsabilità non si sono sentiti all’altezza. Ma abbiamo trovato un ampio bacino di disponibili, perciò li stiamo sostituendo in diretta”.
Il Comune ha inviato gli atti alla Procura di Palermo che valuterà se ci sono ipotesi di reato come l’interruzione di pubblico servizio o il rifiuto di atti d’ufficio, considerato che dopo la nomina i presidenti assumono la qualifica di pubblico ufficiale.
La causa delle rinunce? “Molti dicono che i soldi ( 280 euro ndr) non sono sufficienti a fronte delle responsabilità che comporta fare il presidente di seggio. Tanti altri, semplicemente, non si sono fatti trovare”.
Alle 7, quando le 600 sezioni cittadine avrebbero dovuto aprire le porte agli elettori, i posti vacanti erano ancora cinquanta. Alcuni cittadini, raccontano gli stessi scrutatori, dopo un po’ di attesa hanno rinunciato e se ne sono andati. Non è detto che torneranno. Nella notte si erano registrate tensioni e malumori tra le centinaia di persone selezionate come scrutatori: erano stati convocati alle 16 di sabato e sono rimasti bloccati fino a tardi in attesa della nomina del sostituto.
Alle 11 il numero dei presidenti mancanti era sceso a 20. Dopo le 12 fonti del Viminale hanno fatto sapere che si stavano insediando gli ultimi 13, in modo da consentire l’apertura regolare in tutte sezioni.
Da diverse forze politiche è arrivata la richiesta di prolungare l’orario delle votazioni, che si chiuderanno alle 23. Il ministero ha fatto sapere che tutti gli elettori che a quell’ora saranno presenti nei seggi potranno “esercitare il proprio diritto di voto anche oltre le 23, fino a completamento delle operazioni di votazione”.
L’amministrazione comunale di Palermo ha inviato gli atti alla Procura sulla mancata presenza dei presidenti ai seggi elettorali per «accertamenti sulle responsabilità penali».
(da agenzie)

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