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GELO DELL’EUROPA SUL “BLOCCO NAVALE” PROPOSTO DALLA MELONI: “NON SI PUO’ FARE, VIOLEREBBE ALMENO TRE TRATTATI INTERNAZIONALI”

Agosto 6th, 2022 Riccardo Fucile

FONTI UE SPIEGANO CHE E’ UNA IDEA PRIVA DI OGNI FONDAMENTO GIURIDICO, ILLEGALE E IMPRATICABILE

Un blocco navale che alzi un muro nel Mediterraneo e lasci da una parte gli italiani e dall’altra i migranti «viola almeno tre fra trattati e convenzioni internazionali». È semplice, spiega l’alto funzionario chiedendo garanzia di anonimato.
L’Unione e i suoi Paesi non possono indiscriminatamente rifiutare l’accesso a chi arriva e chiede protezione, altrimenti viene meno il sacrosanto diritto di asilo.
Il principio è lineare, assicura un esperto bruxellese: «Bisogna accogliere chi ha titolo per essere accolto, chi fugge dalle guerre o dalle persecuzioni; si deve rimpatriare chi questo titolo non ce l’ha». Ogni altro comportamento è fuorilegge.
La Commissione Ue non commenta le parole di Giorgia Meloni, come d’abitudine in questi casi. «Non esprimiamo pareri sulle singole posizioni dei partiti», afferma un portavoce di Palazzo Berlaymont. In realtà sono tutti dibattiti già consumati e respinti al mittente.
Del resto, i Fratelli battono da tempo sul tasto del blocco navale, che definiscono «l’unica misura concreta utile per fermare l’afflusso di migranti irregolari dal Nord Africa». Senza trovare sponda.
È un vecchio cavallo di battaglia delle destre. Una per tutti, la risoluzione parlamentare del 2015 con cui Forza Italia ha invocato il blocco, con la piena approvazione dei pezzi grossi dello schieramento berlusconiano – da Toti a Gelmini il coro dei favorevoli fu largo -, naturalmente accolta con entusiasmo da Matteo Salvini.
Per fare chiarezza, in un documento della primavera 2021, Fdi ha precisato di avere in mente una missione militare europea realizzata in accordo con le autorità libiche, mirata a impedire ai barconi di immigrati di partire in direzione dell’Italia.
A loro avviso non si tratterebbe di respingimenti, «perché questi avvengono in mare aperto». «Non è così», spiega la fonte europea: il blocco in mare è sempre un «pushback» coattivo. E, in quanto tale, inaccettabile.
Le regole
Il principio di fondo è che se sei una autorità nazionale europea e ricevi una richiesta di asilo sei vincolato a prenderla in considerazione. Lo stabilisce la Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951, ma anche la direttiva comunitaria sulle procedure di asilo e la normativa sulla gestione delle frontiere prevista nel quadro Schengen.
Senza dimenticare il Diritto del Mare, che impone di salvare chiunque finisca in acqua o in avaria, caso frequente nel Mediterraneo, anche se non sempre accidentale. Ma così vanno le cose.
Pertanto, se un barcone parte dalla costa nordafricana e si imbatte in una nave non libica, non c’è scampo dall’accettare la richiesta di esaminare l’ipotesi di asilo.
Il che implica portare gli uomini, le donne e i bambini sulla terra ferma (amica) e controllare la loro storia, per offrire ospitalità a chi ne ha diritto e rispedire a casa gli altri, laddove sia possibile e sicuro. Il rischio di un trattamento disumano, in Libia, è sempre presente. In buona sostanza, la discussione potrebbe finire qui.
«Impedire ai barconi di partire», scrivono i Fratelli. Lo possono fare solo gli africani, ai quali il diritto concede di arrestare gli aspiranti migranti e richiuderli nei loro disputabili campi di internamento.
Per fermare i gommoni sul “bagnasciuga” ed evitare che salpino, gli italiani o gli europei dovrebbero schierarsi in forze sulla spiaggia, con l’autorizzazione di libici o tunisini. Sarebbe “un blocco terrestre”, nel caso. «Non ce lo farebbero fare e, semmai, avrebbe un costo politico, umanitario e d’opportunità che renderebbe comunque la mossa irrealizzabile», sottolinea la fonte diplomatica.
Le leggi del mare E le navi? Ci risiamo, è un circolo vizioso.
Qualunque imbarcazione europea ha l’obbligo di valutare l’asilo o la protezione di altri umani. Oltretutto, mettere portaerei e incrociatori davanti alle coste meridionali di quello che era il Mare Nostrum avrebbe esattamente l’effetto di attrazione che le destre contestano alle Ong.
È il motivo per cui, alla fine, l’Unione europea ha sospeso le sue operazioni. «Missione militare europea», auspica Fdi, ritenendo che l’aggettivo “europeo” comporti una congiunzione col bilancio comunitario.
«Bisogna essere proprio naif per sperare di trovare un’intesa collegiale a Bruxelles nel quadro della Politica comune di sicurezza e difesa», confessa la fonte. Come la giri, non funziona. La questione è aperta. Nel 1909 si cercò di disciplinare il blocco, ma la dichiarazione di Londra sul Diritto della Guerra Marittima non entrò mai in vigore, nonostante i conflitti mondiali
Gli stessi Fratelli riconoscono che la misura fa riferimento a norme di natura consuetudinarie e s’ aggrappano a un Regio decreto del 1938. Forza Italia, sempre nel 2015, tirò in ballo una risoluzione Onu del 1974 secondo cui il blocco navale può essere giustificato in casi di legittima difesa o di aggressione, cioè di guerra.
Era un modo per salvarsi l’anima dopo che la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva condannato l’Italia tre anni prima per i respingimenti in mare che il governo del Cavaliere aveva definito con Gheddafi.
Utile solo per la propaganda. Tutta questa agitazione non è ingiustificata. L’Ue non esprime una politica di gestione dei confini comuni efficace, tanto meno è stata sinora all’altezza delle ambizioni nel garantire chi ha diritto a essere protetto. Le proposte intavolate dalla Commissione Ue sono state annacquate dai governi, soprattutto nelle capitali più ammirate da Salvini e Meloni.
Avrebbe senso compiuto cambiare registro. Archiviare gli slogan e pregiudizi per costringere i Ventisette a darsi regole condivise e comuni. A trovare un modo per non lasciar fuori i disgraziati e a cacciare i furfanti.
Servirebbe un talento politico che sinora è stata assai poco diffuso in buona parte dell’arco costituzionale. Populisti e sovranisti hanno trovato più facile promettere un blocco navale impossibile che impegnarsi in una saggia politica. Lo hanno fatto come se il problema fosse sempre del vicino. Invece riguarda maledettamente tutti quanti. E sempre di più.
(da agenzie)

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CENTRODESTRA, LA RIVOLTA DEI PICCOLI PARTITI DI CENTRO

Agosto 6th, 2022 Riccardo Fucile

NOI CON L’ITALIA DI LUPI E ITALIA AL CENTRO DI TOTI DARANNO VITA A UNA LISTA COMUNE… ANCHE L’UDV DI CESA E CORAGGIO ITALIA DI BRUGNARO SI PRESENTERANNO IN TANDEM… OBIETTIVO SUPERARE IL 3%… “CI HANNO OFFERTO SOLO 13 COLLEGI, SE PENSANO DI TRATTARCI A PESCI IN FACCIA SI SBAGLIANO”

Mentre la leader di Fratelli d’Italia si lancia in analisi geopolitiche sugli schermi americani, all’interno della sua coalizione restano questioni molto più piccole e terribilmente concrete da risolvere, come la spartizione dei collegi uninominali.
I piccoli partiti di centro smontano l’accordo definito dai leader la scorsa settimana, ritenuto penalizzante, e rimescolano le carte.
Noi con l’Italia di Maurizio Lupi e Italia al centro di Giovanni Toti daranno vita a una lista comune con relativo contrassegno elettorale, che correrà in coalizione con il centrodestra e «punta a superare il 3%». Stessa mossa autonomista da parte dell’Udc di Lorenzo Cesa e di Coraggio Italia di Luigi Brugnaro.
Chi aveva pensato che, con il ritorno del figliol prodigo Toti, bastasse aumentare da 11 a 13 i collegi garantiti ai centristi ha fatto male i conti. Ne vogliono di più. Anche se Cesa assicura di puntare «a una percentuale significativa e a eleggere i nostri parlamentari già nel proporzionale».
Ma Brugnaro è più diretto e, forse, sincero: «Sui collegi punteremo i piedi, perché adesso basta, non si può sempre farsi trattare a pesci in faccia». Per i telespettatori americani, eventualmente interessati, potremmo tradurre «slapped with a fish into the face».
(da agenzie)

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LA RISSA TRA VIRGINIA RAGGI E ROBERTA LOMBARDI PER LE CANDIDATURE M5S

Agosto 6th, 2022 Riccardo Fucile

“A ROMA TI HANNO MANDATA A CASA, HAI FALLITO”

I nomi dei candidati del Movimento 5 Stelle alle elezioni del 25 settembre usciranno a Ferragosto. Il 16 del mese è il termine scelto dal leader Giuseppe Conte. E, secondo quanto racconta una fonte al Corriere della Sera, con le Parlamentarie si sceglieranno soltanto i candidati dei collegi uninominali.
Secondo i grillini con il 12% potranno avere 12 seggi al Senato e ben 25 alla Camera. Ma le previsioni sembrano ottimistiche, visto che secondo le simulazioni delle società di sondaggi il M5s non avrebbe eletti in quattro regioni e ne avrebbe pochissimi in altre cinque.
Intanto scoppia una polemica (l’ennesima) tra Virginia Raggi e Roberta Lombardi. La prima nei giorni scorsi aveva evocato lo stop alle alleanze «in tutte le realtà in cui governiamo con i Dem».
Le Parlamentarie di Ferragosto
Lombardi, che è al governo con Zingaretti nel Lazio, le ha replicato su Facebook: «Alla fine sono i fatti che contano. Sono i risultati raggiunti che parlano del nostro operato e per i quali saremo giudicati alle urne. Perché in fin dei conti si può anche governare Roma per cinque anni e mezzo avendo la maggioranza ma se alla fine del mandato i cittadini ti mandano a casa, senza nemmeno farti arrivare al ballottaggio, allora è il caso di farsi una domanda. Non di lanciare proclami dal pulpito, tra l’altro con una doppia morale sulle candidature e sul processo partecipativo dal basso dopo aver riempito in buona parte le liste dei municipi con dei propri “nominati”».
Intanto, racconta il Corriere, nel database grillino sono iniziate ad arrivare alcune centinaia di auto- candidature. Il M5S continuerà a raccogliere i nomi degli aspiranti deputati e senatori fino a lunedì alle 14. In maniera riservata, secondo quanto riportato dall’Adnkronos, più di un eletto avrebbe inviato doglianze via sms a Beppe Grillo sui poteri di scelta dei capilista di Conte. Che non gli appartengono, ha precisato ieri l’avvocato Lorenzo Borré. Nello Statuto non c’è l’ombra di questo potere per l’ex Avvocato del Popolo.
(da agenzie)

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SE CALENDA SFASCIA TUTTO, LETTA HA DECISO: IL PD ANDRA’ DA SOLO

Agosto 6th, 2022 Riccardo Fucile

MEDIARE VA BENE MA C’E’ UN LIMITE AI MEGALOMANI

Meglio soli che male accompagnati o è necessario tenere insieme compagni di viaggio litigiosi? Il dilemma che rode Enrico Letta si è ulteriormente complicato dopo le schermaglie a mezzo social che Calenda ha lanciato ieri di fatto mettendo un muro alla partecipazione di Verdi e Sinistra Italiana alla coalizione elettorale. Cosa vuole, e può, fare il segretario del Partito Democratico?
Off records lo show del leader di Azione non è piaciuto a nessuno, come scrive La Stampa che spiega che in tanti vorrebbero che il destino di Calenda e quello del Partito Democratico vadano in due direzioni diverse, dandogli una definizione che non ha bisogno di commenti:
«È un Renzi 2.0», dice un dirigente della sinistra. «È un sottoprodotto di comunicazione politica. Noi dobbiamo confermare l’alleanza con Si e Verdi, poi Calenda faccia ciò che vuole». È questa la tentazione di molti, appunto: lasciare che il leader centrista segua la strada del terzo polo.
Repubblica si lancia anche oltre e racconta che il segretario Dem potrebbe addirittura scegliere di presentarsi alle urne delle prossime elezioni politiche in solitaria contro lo squadrone, almeno in apparenza unito, del centrodestra.
Solo la sua lista, che spiega Cappellini sarebbe comunque allargata a Democratici e Progressisti con un’idea bene precisa. Se la tensione non si allenta e la rissa non si placa potrebbe pagare di più andare da soli: se la situazione non migliora è meglio puntare al 30 per cento con i voti di un Pd trainato da una corsa in solitaria e dal voto utile piuttosto che fermarsi a un risultato complessivo più o meno analogo con una coalizione scombinata e impresentabile.
Sarebbe Franceschini, che proprio ieri ha provato a interrompere il flusso di coscienza di Calenda su Twitter, a propendere per l’ipotesi di non cedere ai capricci di nessuno, pena l’abbandono del patto.
Cosa ci guadagnerebbe il Partito Democratico? Sebbene all’opposizione potrebbe essere comunque il primo partito in parlamento e avere un peso rilevante nella prossima legislatura.
Oggi verranno con ogni probabilità sciolti i nodi: e come gli ultimi sondaggi raccontano il Pd potrebbe essere primo partito sopra Fdi di Giorgia Meloni con gli alleati -potenziali- tutti in crescita.
Nel versante ‘sinistro’ della coalizione il messaggio sembra trovare orecchie attente. ”I Verdi hanno già detto si. Domani l’assemblea nazionale di Sinistra italiana dovrà dare decidere. Ma ”c’è ottimismo sulla possibilità di un accordo”, dicono dal Nazareno. Dopo la decisone di Si dovrebbe esserci un nuovo incontro, annunciato per la serata di oggi. Ancora non è sciolto invece il nodo con Azione di Carlo Calenda. Oggi il faccia a faccia di due ore nella sede dell’Arel alla presenza anche de segretario di Più Europa, Benedetto Della Vedova.
Bocche cucite dai centristi ma, da quello che viene riferito, Calenda avrebbe chiesto rassicurazioni sui punti programmatici concordati con Letta. ”Non puoi stringere un patto con la sinistra uguale e contrario”, sarebbe stato il ragionamento del leader di Azione. Niente del genere, ribattono i dem. Il patto con Calenda è già un impianto di inclusione largo nei contenuti. Sulla politica estera la linea del Pd è molto chiara e non cambia, anzi ”noi siamo stati i più fermi e coerenti sulla crisi Ucraina e anche sulla partita del gas su cui invece Calenda semmai ha avuto qualche esitazione”. Ma nel documento sottoscritto con Azione e Più Europa sono contenuti anche quei temi di attenzione alla crisi sociale condivisi anche dai rossoverdi, dal salario minimo al taglio del cuneo fiscale per dare più soldi in busta paga ai lavoratori.
Intanto tra i dem la giornata di ‘passione’ con lo scontro in diretta social tra i potenziali alleati fa dire a più di uno di mollare tutti e andare soli, rilanciando la vocazione maggioritaria. Tentazioni che però non sono condivise da Letta. ”Siamo la lista più forte ma non abbiamo questa tentazione”, il ragionamento del federatore. Almeno fino a quando sarà possibile.
Il tempo sta per scadere. ”L’intenzione è chiudere entro domani tutto il quadro. Il tempo sta scadendo”, puntualizza il Nazareno
(da NextQuotidiano)

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SINISTRA ITALIANA HA DATO L’OK PER UN POSSIBILE ACCORDO CON IL PD

Agosto 6th, 2022 Riccardo Fucile

IN CORSO INCONTRO CON LETTA PER DEFINIRE L’INTESA SU COLLEGI E PROGRAMMA

Alla fine è arrivato il “Sì”. L’Assemblea Nazionale di Sinistra Italiana ha dato l’ok alla proposta del segretario Nicola Fratoianni a verificare la possibilità di un accordo con il Pd. Il dispositivo è stato approvato con il 61% di voti favorevoli, il 5% di astensioni.
“L’Assemblea Nazionale di Sinistra Italiana da mandato al segretario Nazionale e alla Segreteria di verificare la possibilità di stringere un accordo con il Partito Democratico sui collegi uninominali, tale da contrastare con la massima efficacia possibile la forza elettorale della coalizione di destra”, si legge.
C’è però una richiesta molto diretta, che probabilmente creerà non pochi problemi: “lavorare perché tale accordo sia esteso anche al M5S“.
Per non parlare delle polemiche che si sono accese proprio in questi giorni tra Carlo Calenda, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Le differenze di vedute sui programmi sembrano essere, infatti, incolmabili.
Le priorità di Sinistra Italiana
L’altra priorità è quella di lavorare per “confermare l’alleanza con Europa Verde-Verdi e di concludere con la massima celerità i passaggi necessari a trasformarla in una lista elettorale comune; di garantire in questo contesto alla lista e al nostro Partito totale autonomia in termini di programma, lista e prospettiva politica”.
E di “presentare una proposta programmatica che parta dalla difesa e attuazione della Costituzione e abbia al centro la lotta per la giustizia sociale ed ambientale, a partire dalla lotta ai cambiamenti climatici; dal contrasto all’energia fossile a vantaggio di quella rinnovabile; dalla dignità, stabilità e giusta remunerazione del lavoro; dal rilancio del ruolo economico dello Stato; dall’estensione del welfare, compreso il reddito di cittadinanza; dall’investimento in scuola, sanità e trasporti pubblici e gratuiti; dai diritti civili, con il riconoscimento di pieni diritti per le persone lgbtqia+ e con il rilancio di una proposta di legge che garantisca l’uguaglianza e la pari dignità familiare, dalla legalizzazione di cannabis e eutanasia, dalla promozione dell’uguaglianza di genere; dall’impegno per la pace, il disarmo e il taglio della spesa militare”.
(da agenzie)

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