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OGGI L’INCONTRO DECISIVO TRA CALENDA E RENZI PER DECIDERE SE PRESENTARSI CON UNA LISTA UNICA

Agosto 10th, 2022 Riccardo Fucile

IL PROBLEMA PRINCIPALE SONO LE CANDIDATURE: CON UN 6% I POSTI SICURI SONO UNA VENTINA MA GLI ASPIRANTI A UN POLTRONA MOLTI DI PIU’ … C’È POI IL NODO DELLA LEADERSHIP

«Ora Calenda è finito nelle fauci di Renzi. Auguri», se la ridono i big del Pd in Transatlantico. Dopo qualche «scaramuccia», come la definiscono gli sherpa usando un eufemismo, i due – Matteo Renzi e Carlo Calenda – hanno preso in mano la trattativa e si parlano (leggi scontrano) direttamente. Oggi ci sarà l’incontro decisivo su una lista unica per unire le forze.
Renzi però è cauto, percepisce incertezza dalle parti di Calenda, dice di non volere «un teatrino modello Letta». Ma ripete a tutti che «il terzo polo sarebbe un’opportunità straordinaria, da non perdere». Garantisce che non c’è preclusione sulla leadership : «Calenda la reclama, ma avanzano anche ipotesi femminili». Una di queste è un ticket Carfagna-Bonetti.
Il leader di Iv ribadisce di essere pronto a farsi da parte, ma considera la possibilità che tutto salti all’ultimo minuto e lascia aperta la strada di una corsa in solitaria con il suo nome sulla scheda e i simboli della Lista civica nazionale di Federico Pizzarotti, dei Moderati di Portas.
Con Calenda però tratta. Ognuno dei due ha una serie di aspiranti allo scranno parlamentare: Mara Carfagna, Mariastella Gelmini, Matteo Richetti, Andrea Mazziotti, Enrico Costa, Andrea Cangini, Osvaldo Napoli, sono solo alcuni dei «calendiani» in pista.
Maria Elena Boschi, Francesco Bonifazi, Ettore Rosato, Teresa Bellanova, Luigi Marattin, Luciano Nobili, Michele Anzaldi, Silvia Fregolent, sono alcuni dei renziani.
Ma sui divani di Montecitorio, i perfidi dem fanno i conti: se il terzo polo alzasse un sei per cento, i posti in lizza sarebbero solo una ventina tra Camera e Senato, considerando che in nessun collegio uninominale i centristi potrebbero spuntarla. La corsa alle candidature buone è il nodo del problema.
L’arma delle firme
Renzi ha il coltello dalla parte del manico, «Calenda deve raccogliere le firme, altrimenti non può presentarsi col suo simbolo senza farlo», sostengono gli esperti dem. L’ex premier dunque sfodera i muscoli, ma in realtà, entrambi hanno bisogno l’uno dell’altro per essere sicuri di superare la soglia fatidica del 3 per cento, sotto la quale non si entra in Parlamento. Gli ultimi sondaggi di YouTrend rimbalzavano ieri da un capannello all’altro alla Camera: Azione è al 2 per cento. Italia Viva poco più su, al 2,2. Malgrado la convenienza reciproca, Renzi non vuole esporsi dopo aver visto il film del patto disfatto col Pd.
Ma c’è tempo solo fino al 14 agosto per chiudere una partita utile a tutti e due: «Correndo insieme – spiegano i renziani – ottieni una percentuale più alta e riduci l’effetto flipper: ovvero, con il 3 per cento entri con 10 deputati, ma non sei in grado di stabilire prima dove verranno eletti. Se tu vuoi 10 fedelissimi, può capitarti che ne avrai 3 che vuoi tu e altri 7 che non avevi previsto. Paradossalmente stare insieme non solo raddoppia il numero degli eletti, ma ti dà qualche certezza in più su chi saranno i vincitori».
Ergo, Calenda e Renzi devono sedersi a un tavolo per decidere i nomi da selezionare.
L’ipotesi Carfagna-Bonetti
Ma è la leadership il primo problema. «Il nome di Mara Carfagna (anche se lei si tira fuori, ndr) potrebbe funzionare, visto che puntiamo ai voti di Forza Italia», dicono i renziani; magari in ticket con la minsitra di Iv Elena Bonetti. Anche Carlo Calenda non esclude affatto la leadership di una donna, ma alla fine il front runner, il volto pubblico, dovrebbe essere lui, «perché il candidato premier lo abbiamo già ed è Mario Draghi», ammettono da ambo le parti.
Secondo problema, il nome sul simbolo. E anche qui, l’accordo ruota sul nome di Calenda in alto, con i loghi di Azione, Italia Viva e della lista Pizzarotti in basso.
Quote delle candidature, terzo problema. Da una richiesta iniziale di Calenda di un rapporto 80 a 20, si sta passando a un più bilanciato 60 a 40. Per tutto il giorno ieri, gli sherpa di Italia Viva e di Azione (Ettore Rosato, Nicola Danti, Matteo Richetti ed Enrico Costa) sono rimasti chiusi in una stanza a limare, trattare, sceverare le diverse opzioni. Con una sola certezza: che questo accordo s’ha da fare.
Ma è sull’effetto calamita che sperano i terzopolisti, su uno scenario gettonato in Transatlantico: il centrodestra vince, ma il tandem Meloni-Salvini non reggerà e a quel punto Forza Italia si spaccherà come una mela e la metà passerà nelle fila di Renzi e Calenda, così da poter ricreare una «maggioranza Ursula» e richiamare al trono di Palazzo Chigi Mario Draghi. Uno scenario che rimbalza da un divano all’altro, da un salotto all’altro, in una Roma infestata dalla febbre elettorale.
(da agenzie)

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TROVA LE DIFFERENZE

Agosto 10th, 2022 Riccardo Fucile

I MANIFESTI ELETTORALI CON CUI GIORGIA MELONI HA TAPPEZZATO LE CITTA’, CON LA SCRITTA “PRONTI” ASSOMIGLIANO A QUELLI DI MARION MARECHAL LE PEN

I manifesti di Giorgia Meloni tappezzano i muri delle città. Lo slogan recita “Pronti”. Accanto la leader sorride rassicurante. Pronta a governare l’Italia.
È la stessa parola d’ordine di Marion Maréchal Le Pen, la nipote di Marine, che in Francia nei suoi manifesti ha fatto scrivere Nous sommes prêts “siamo pronti”. Il marito di Marion è Vincenzo Sofo, eurodeputato di Fratelli d’Italia. È solo un dettaglio, ma di simili coincidenze è lastricata la via della destra estrema italiana ed europea.
Tutto questo mentre ieri il centrodestra ha trovato la quadra sul programma elettorale, partorendo un manifesto di 15 punti che oggi sarà sottoposto al vaglio dei leader Meloni, Berlusconi e Salvini.
Abolizione del reddito di cittadinanza. Tornano i decreti di sicurezza, ma andranno calibrati dopo la bocciatura della Consulta. Estensione della flat tax per le partite Iva fino a 100mila di fatturato e flat tax «su incremento di reddito rispetto alle annualità precedenti con la prospettiva di ulteriore ampliamento per famiglie e imprese». Presidenzialismo. Autonomia di Lombardia e Veneto. Nucleare. Questi i punti principali. Titolo della bozza: Italia domani.
(da agenzie)

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CALENDA DI GONFIO HA SOLO L’EGO: GLI MANCA IL CONSENSO

Agosto 10th, 2022 Riccardo Fucile

AMBIVA AL 15% E SI RITROVA AL 2%: IL RIFIUTO DELL’ELETTORATO PER LA LITIGIOSITÀ E L’ATTEGGIAMENTO CON CUI IL LEADER DI AZIONE SI È CARATTERIZZATO

Il primo sondaggio su Azione in corsa da sola alle politiche è impietoso: 2 per cento. La lista sarebbe superata anche da Italia viva, quotata al 2,2. A conti fatti, mettersi insieme per Calenda e Renzi non sarebbe una libera scelta, piena di dubbi e di qualche risentimento ancora ardente tra i due, ma uno stato di necessità.
Nel giorno in cui i centristi del centrodestra (Toti, Brugnaro, Lupi, Cesa) scelgono di federarsi con Meloni, Salvini e Berlusconi, la rilevazione di Quorum-You trend arriva come una doccia fredda sulle ambizioni dell’ex-ministro dello Sviluppo economico
Aveva detto 5, poi 10, e ancora nel momento di eccitazione nato dalla decisione di separarsi da Letta, «si può arrivare al 15». E invece cade la tegola del 2, imprevista, inspiegabile, inattesa. Naturalmente si tratta solo di una prima cifra, ricavata approssimativamente, come gli stessi responsabili dei rilevamenti di questi giorni ammettono.
E non c’è dubbio che Calenda abbia un potenziale più alto, che in quaranta giorni di campagna elettorale potrebbe portarlo a prendersi maggiori soddisfazioni. E tuttavia si tratta di una sorpresa che sposta indietro il contenuto della trattativa per la costruzione di un’alternativa di centro. Voluta finora soprattutto da Renzi, che l’ha ipotizzata fin dal giorno dello scioglimento delle Camere e, cosciente delle proprie difficoltà, ha detto a Calenda che è disposto a lasciargli il ruolo di “front runner”.
Ma il leader di Azione, è riluttante, sotto sotto ha sempre preferito la corsa in solitaria. Adesso alla difficoltà della raccolta delle firme (60 mila in pochi giorni) si aggiunge la doccia fredda del 2 per cento. Una valutazione che potrebbe essere sottodimensionata, almeno rispetto alle capacità di comunicatore che nessuno contesta a Calenda.
Ma potrebbe anche dipendere dal rifiuto dell’elettorato per la litigiosità, atteggiamento con cui il leader di Azione si è caratterizzato negli ultimi giorni.
Forse è proprio questo il solo dato certo dei primi sondaggi: insieme a una limitata domanda di alternativa al Centro alle due coalizioni che si giocheranno la partita, emerge il desiderio di vedere con chiarezza in campo le squadre che si confronteranno. Senza ripensamenti e – almeno in questa fase – senza liti.
(da “la Stampa”)

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MATTEO BASSETTI, MARIA GIOVANNA MAGLIE E ANDREA COSTA: LA CARICA DEGLI ASPIRANTI CANDIDATI (E MINISTRI) DEI SOVRANISTI

Agosto 10th, 2022 Riccardo Fucile

BERLUSCONI VERSO IL COLLEGIO DI MONZA

I sondaggi dicono che alle elezioni del 25 settembre non ci sarà partita. E il centrodestra, che già pregusta una vittoria di ampie proporzioni, prepara le candidature.
Oltre alla lista dei ministri del prossimo governo. Uno dei papabili è l’infettivologo Matteo Bassetti. Che però ha già detto che sarebbe invece interessato soltanto a ricoprire un ruolo di tecnico. Ovvero a fare il ministro, probabilmente della Sanità. Ma, spiega oggi il Corriere della Sera, potrebbe anche ripensarci.
Un’altra personalità pronta a correre è Maria Giovanna Maglie. Saggista e opinionista oltre che ex giornalista Rai, la Maglie ha acquisito una certa popolarità prendendo posizioni sulla famiglia “naturale” e sul clima. Oggi potrebbe vedersi assegnato un collegio dalla Lega.
Il Carroccio ha anche intenzione di garantire gli uscenti. Simone Pillon, Edoardo Rixi e Giulia Bongiorno sono sicuri di esserci al prossimo giro. Mentre Silvio Berlusconi potrebbe candidarsi a Monza, sfruttando l’effetto-calcio.
I centristi invece vorrebbero candidare l’ex candidato sindaco di Napoli Catello Maresca. Così come Andrea Costa, che potrebbe finire nel listino uninominale in quota Noi con l’Italia.
Giuseppe Consolo invece è uno dei nomi forti di Fratelli d’Italia. Che pensa anche di candidare Francesco Lollobrigida alla presidenza del Lazio.
(da agenzie)

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LA STORIA DI DON FRANCO BARBERO, CHE DA OLTRE 40 ANNI BENEDICE MATRIMONI OMOSESSUALI

Agosto 10th, 2022 Riccardo Fucile

MINACCE, ULTIMATUM DEL VATICANO E AGGRESSIONI FISICHE, MA IL SACERDOTE NON SI E’ MAI FERMATO

Nessuna differenza tra coppie eterosessuali e omosessuali: Don Franco Barbero benedice matrimoni tra coppie dello stesso sesso da oltre 40 anni.
Ne contra quasi 700, di cui più della età donne. «Ne sto preparando altri. Presto anche uno tra due preti».
Così il sacerdote ha iniziato a raccontare la sua storia a Repubblica. 83enne, presbitero della comunità cristiana di Pinerolo (dove è cresciuto), ha alle spalle 32 pubblicazioni di teologia.
Nel 1980 organizza il primo convegno europeo su «Fede cristiana e omosessualità». Il don già da diversi anni benediva coppie omosessuali. Nel ’71 fondò la sua prima comunità di base, in provincia di Torino. «La Chiesa è fondamentalista: nonostante le bonarie dichiarazioni di Papa Francesco non ha preso posizione. Questo ha fatto allontanare milioni di persone, mi rincresce che si allontanino anche da Dio», commenta Barbero.
I reclami dal Vaticani e le minacce
Alla domanda su chi faccia parte della sua comunità, risponde: «Transessuali, omosessuali, preti scomunicati con amori nascosti, donne calpestate perché hanno abortito. Tossicodipendenti». E aggiunge: «È la popolazione più bella del mondo da cui ho imparato ad ascoltare». Barbero racconta che da giovane si immaginava una vita diversa, fatta di «obbedienza, disciplina e castità», ma studiando e incontrando le realtà delle persone ha capito di voler vivere la fede diversamente.
La cosa non è piaciuta in Vaticano, che gli ha mandato «infiniti reclami» e un ultimatum dalla Santa Sede che gli chiesero di rinnegare tutto. «Come fa la mia chiesa a non capire che lo faccio proprio per il Vangelo?», si chiede il presbitero. Barbero in questi anni ha ricevuto minacce, lettere di disprezzo e anche aggressioni fisiche da più parti. Ma non si è mai fermato: «L’amore non smette di essere un giardino che fiorisce con mille fiori».
(da agenzie)

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ORA CALENDA ATTACCA ANCHE I SONDAGGISTI DI YOUTREND: “SONO DEL PD”

Agosto 10th, 2022 Riccardo Fucile

LA REPLICA DELL’ISTITUTO: “LA CAMPAGNA ELETTORALE RENDE POCO LUCIDI”… E PREPARA QUERELE

Il leader di Azione Carlo Calenda è piuttosto arrabbiato con i sondaggisti. Tutta colpa di una rilevazione uscita dopo lo strappo con il Partito Democratico.
Quella di Youtrend per Sky, che dà il centrodestra in vantaggio di 19 punti sul centrosinistra e – soprattutto – il Terzo Polo (non ancora nato) sotto il 5%.
Per questo a Omnibus su La7 è andato all’attacco. «Il sondaggio che darebbe Iv-Azione al 4% non mi preoccupa. Il 4% ce lo dà il sondaggista del Pd e +Europa. L’ho visto in azione alle amministrative. In questo momento i sondaggisti seri non stanno rilevando perché la gente è al mare», ha detto Calenda. E ancora: «altri ci danno al 6%, al 15%, al 75%… Poi arriverà il 25 settembre e se gli italiani voteranno, voteranno. Sennò è un’altra storia».
Ma Lorenzo Pregliasco, founding partner di Youtrend, ha già risposto: «La foga della campagna elettorale può rendere poco lucidi. Lavoriamo con quasi tutti i principali partiti, oltre che con istituzioni e aziende, come tutti i nostri colleghi. Ieri sera è uscito un sondaggio di Swg per La7 (in spiaggia?). Il dato delle amministrative è inventato».
E ancora: «Faccio a Calenda molti auguri per la campagna elettorale, spero possa viverla con serenità occupandosi di cose più importanti di YouTrend», ha detto Pregliasco pubblicando le intenzioni di voto per le elezioni comunali di Roma. Nella quali il pronostico si è rivelato esatto.
Ma da dove viene l’accusa di essere “il sondaggista del Pd”? Proprio ieri Pregliasco aveva pubblicato una card di un utente facebook di militanza renziana che lo accusava della stessa cosa. Nei suoi confronti il sondaggista ha annunciato una querela.
(da agenzie)

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IPOTESI DI ACCORDO TRA RENZI E CALENDA E L’IDEA DI UNA DONNA LEADER TRA CARFAGNA E BONETTI

Agosto 10th, 2022 Riccardo Fucile

HANNO CAPITO CHE ENTRAMBI STANNO TALMENTE SULLE BALLE A TUTTI CHE CERCANO UNA TERZA PRESENTABILE… BASTEREBBE CHE TACESSERO PER DUE MESI E CI GUADAGNEREBBERO

L’accordo tra Matteo Renzi e Carlo Calenda per il Terzo Polo è a un passo dal sì. Oggi i due leader di Azione e Italia Viva si incontreranno. Per parlare di alcuni nodi da sciogliere.
Come la questione del numero delle liste e la spartizione dei posti nei collegi uninominali e plurinominali. Mentre è sul tavolo anche la questione del front runner dell’alleanza (che prevede anche Pizzarotti). Dopo le offerte del senatore di Firenze all’ex ministro dello Sviluppo, si va verso una leadership femminile. E forse persino duale.
Le due candidate a correre sono due ministre del governo Draghi. Ovvero l’ex Forza Italia Mara Carfagna e la responsabile delle pari opportunità Elena Bonetti. Ma Calenda non ha abbandonato l’ipotesi di correre da solo.
Il piano A, il piano B
Dall’inizio. Un retroscena di Repubblica oggi spiega che Renzi ha previsto un piano A e un piano B. Il piano B è quello della corsa solitaria. In questo caso quello di Italia Viva sarà affiancato da altri quattro simboli. Ovvero la Lista Civica Nazionale di Federico Pizzarotti, i Moderati di Portas, il Pri (il cui storico segretario Giorgio La Malfa però vuole allearsi con il centrosinistra) e il Mezzogiorno federato di Claudio Signorile. Con l’appoggio della Fondazione Einaudi.
Si tratterebbe ovviamente di una soluzione tampone. Che però il leader di Iv ha voluto costituire se non altro per prudenza. Visto che in molti tra i suoi lo avvertono di stare attento a Calenda. Che potrebbe fare con lui lo stesso gioco fatto con Letta.
Il piano A è ovviamente il Terzo Polo con il suo ex ministro dello Sviluppo. In questo caso scenderebbero in campo le due candidate. Ovvero Carfagna e Bonetti. Anche se la prima ha ribadito ieri che Azione un leader ce l’ha già. E in ballo c’è anche la questione Draghi.
Il Terzo Polo vuole fare campagna elettorale sul suo nome. Anche perché la fiducia degli italiani nel presidente del Consiglio è addirittura aumentata dopo la crisi del suo governo. Ma l’ex presidente della Bce non sembra interessato. O meglio, non ha intenzione di far spendere il suo nome a chi vuole fare campagna elettorale su di lui.
Eppure, spiegano da Iv, se l’intento del Terzo Polo – rosicchiare voti al centrodestra – riesce allora l’obiettivo è quello del pareggio elettorale.
Il lodo Cassese
In quel caso il nome di Draghi tornerebbe in auge per Palazzo Chigi. Ma l’ipotesi sembra sviluppare molte ironie. Soprattutto al Nazareno. Dove si fa notare che «al massimo Renzi e Calenda insieme fanno ‘agenda Cingolani’ che non a caso piace a Salvini».
Secondo i Dem «è interessante come i due leader più impopolari d’Italia cerchino la luce riflessa di uno come Draghi che è ai loro antipodi per serietà e rispetto della parola data».
Secondo il Corriere della Sera invece la trattativa si è arenata sui posti in lista. Che verrebbero ripartiti così: 60% ad Azione, 40% a Italia Viva. Dentro Azione c’è chi ritiene che la strada dell’alleanza sia obbligata. Così come quella del listone comune. Perché la soglia del 10% delle liste collegate potrebbe diventare troppo ampia. Soprattutto dopo gli ultimi sondaggi
Poi c’è il problema delle firme. Ieri Calenda ha schierato il professor Sabino Cassese. Il giudice emerito della Corte Costituzionale ha rilasciato un parere in cui dice che Azione non ha bisogno della raccolta firme perché alle Europee il Pd si è presentato con il contrassegno Siamo Europei nel simbolo. Che si riferiva proprio a lui, è l’interpretazione. Ora, a parte l’ironia della sorte che vedrebbe il Pd utilizzato per far correre Calenda alle elezioni dopo il posto all’Europarlamento e il rifiuto dell’alleanza con Letta, va detto che all’epoca lo stesso Calenda era un iscritto al Pd e il deposito del simbolo venne effettuato dal partito. E non da due soggetti.
Firme, firme delle mie brame
A giudicare sulla questione sarebbero in ogni caso gli uffici centrali circoscrizionali (per la Camera) e gli uffici elettorali regionali (per il Senato). Proprio per questo sarebbe troppo rischioso fare affidamento solo sui pareri.
«Stiamo discutendo con Matteo Renzi per capire se c’è una convergenza: Iv e Azione sono due forze politiche che devono cercare di trovare a tutti i costi un accordo», ha detto ieri sera proprio Calenda. E in quell’«a tutti i costi» c’è tutta la questione.
(da Open)

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ILARIA CUCCHI CANDIDATA CON SINISTRA ITALIANA E VERDI

Agosto 10th, 2022 Riccardo Fucile

IN LISTA ANCHE ABOUBAKAR SOUMAHORO

L’attivista sindacale Aboubakar Soumahoro e Ilaria Cucchi, sorella di Stefano che ha condotto la battaglia per la verità sulla sua morte, saranno candidati con l’alleanza Verdi e Sinistra alle elezioni del 25 settembre. Lo hanno annunciato il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni e il coportavoce di Europa Verde Angelo Bonelli durante una conferenza stampa dalla Camera.
Tra i fondatori di Lega Braccianti, Soumahoro da anni si batte contro il caporalato e per i diritti dei lavoratori sfruttati nella filiera agricola.
In seguito all’assassinio di Soumalia Sacko, bracciante e sindacalista dell’Unione sindacale di base, era riuscito a ottenere dal primo governo Conte la creazione del Tavolo operativo di contrasto al caporalato e allo sfruttamento in agricoltura.
«A volte le persone, con le loro storie, sono in grado più di tante parole di rappresentare un’idea diversa del Paese che vorremmo», hanno detto Bonelli e Fratoianni.
Con queste premesse, anche Ilaria Cucchi sarà candidata con i Verdi. Negli anni successivi all’omicidio di suo fratello Stefano, è diventata attivista per i diritti civili e umani arrivando a collaborare anche con Amnesty.
Cucchi è stata tra le promotrici dell’inserimento del reato di tortura nel codice penale italiano.
(da agenzie)

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IL 70% DEGLI ITALIANI NON E’ MINIMAMENTE INTERESSATO ALLO STRAPPO DI CALENDA

Agosto 10th, 2022 Riccardo Fucile

SOLO IL 10% SEGUE LA CAMPAGNA EL.ETTORALE… PROBLEMI DI CREDIBILITA’ DELLA CLASSE POLITICA, MA ANCHE MENEFREGHISMO DEGLI ITALIANI

Il dato non elettorale è estrapolato dall’Osservatorio che Proger Index Research ha messo in piedi per monitorare i comportamenti degli elettori durante la prima campagna elettorale estiva della Repubblica è metodologicamente lontano dall’ossessione deviata del vaticino non ha obbiettivi previsionali ma attraverso un trekking di matrice qualitativa ha l’ambizione di verificare il rapporto tra messaggi media e i cambianti di comportamento nelle formazioni delle decisioni dell’opinione pubblica.
Questo risultato preliminare ci consegna una prima risposta lapidaria: 7 cittadini su 10 non sono a conoscenza dello psico dramma che si è consumato nei giorni scorsi tra Pd e Azione, complice l’ombrellone ma anche una certa sovrastima di certi fenomeni.
Ma il dato che segna questa campagna elettorale è ancora più preoccupante: solo il 10% degli italiani segue con interesse la campagna elettorale. Che poi non sono altro gli ascoltatori dei programmi di informazione politica a cui vanno sommati al netto delle sovrapposizioni dei lettori di quotidiano e dei sempre più solitari frequentatori dei social.
Dopo la pandemia la sequenza ansiogena di guerre, crisi di ogni tipo e natura, gli italiani in una quota maggioritaria hanno pensato che il governo di unità nazionale intorno a Draghi e il pnrr fossero un congiunzione astrale che andasse oltre la vittoria di un europeo di calcio.
Quindi, questa campagna elettorale ci riporta in una situazione che la gente sembra rifiutare a priori.
Le risse, le contrapposizioni sembrano sempre più legate a regolamenti interni dei partiti e offrono tutta l’inconsistenza di una classe politica troppo spesso che vive in una bolla che assomiglia sempre di più ad una balla. Lontana dal Paese e dalla gente reale che è sempre più distratta e disinteressata.
La partecipazione, la mobilitazione dei corpi intermedi sembra essere compromessa e con essa lo stesso principio democratico cede sempre di più il passo a semplificazioni verticistiche e populiste.
Allora, la questione è come una campagna elettorale governata dall’informazione e dai partiti politici possa diventare un’occasione di coinvolgimento dei cittadini di incremento esponenziale di democrazia e di partecipazione.
Questa è la vera emergenza! Sarebbe necessario un accesso pedagogico alla politica, non una semplificazione ma un decriptaggio, una capacità di lettura profonda e coinvolgente, l’opposto di quello che si fa adesso. Somma di notizia contrapposte con l’articolazione di opinioni. Al centro la scienza del comportamento che ci allontana dalla ricerca del clamore e di uno scontro permanente e armato.
Non basta parlare dei problemi della gente, non basta promettere soluzioni, è necessario recuperare credibilità, ritrovare un passo autorevole.
(da Huffpost)

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