Agosto 17th, 2022 Riccardo Fucile
È A PROCESSO NEL CASO CONSIP CON L’ACCUSA DI RIVELAZIONE DI SEGRETO D’UFFICIO E RINVIATO A GIUDIZIO PER L’INCHIESTA SUI FINANZIAMENTI ALLA FONDAZIONE OPEN (CON RENZI, BOSCHI, CARRAI)
Sotto la cenere del caso Lotti, escluso dalle liste del Pd, si agita molto più del
semplice rancore di Enrico Letta verso le “scorie” renziane. Il siluramento di “Lampadina” rientra nell’attenzione con cui il Nazareno valuta le storie personali e giudiziarie dei suoi candidati.
Lotti è a processo nel caso Consip con l’accusa di rivelazione di segreto d’ufficio. Il 9 febbraio 2022 la Procura di Firenze ha chiesto per lui e altre 10 persone (tra cui Renzi, Boschi, Carrai) il rinvio a giudizio per l’inchiesta sulle presunte irregolarità nei finanziamenti alla Fondazione Open.
Non è tutto. In zona Csm, presieduto dal presidente della Repubblica Mattarella, nessuno ha dimenticato che Luca Lotti incontrava all’hotel Champagne di Roma, Luca Palamara e Cosimo Ferri con cui discuteva di nomine nella magistratura.
Ovviamente nella notte in cui sono state decise le candidature, nel Pd è iniziata la resa dei conti che si consumerà subito dopo il voto: se i dem a guida Letta vanno sotto il 22%, il Congresso sarà un Vietnam.
Nella notte dei lunghi coltelli, in cui si è deciso il destino delle candidature, Guerini si è speso in un accorato quanto inutile elogio di Lotti. Capita l’antifona, i venti esponenti di Base riformista, la corrente di Guerini, Marcucci e Lotti, non hanno neanche partecipato al voto sulla definizione delle liste.
Ai mal di pancia dei “riformisti” ex renziani del Pd, ha risposto la prodiana Sandra Zampa su twitter: “Sono sbalordita da una dichiarazione tra le tante allucinanti di oggi. Renzi che parla di liste e critica Enrico Letta. Nessuno che abbia vissuto la “sua” notte delle “lunghe liste” ha dimenticato cosa è stata. Uno choc, io c’ero. I suoi fedelissimi pluricandidati. Indimenticabile. Quella notte del 2018 resta la cosa più squallida e volgare che ricordi. Anche perchè il taglio del numero dei parlamentari non era stato fatto. Vogliamo parlare delle 5 candidature come capolista di Maria Elena Boschi e un collegio uninominale a Bolzano?”.
(da agenzie)
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Agosto 17th, 2022 Riccardo Fucile
COSA NE SARA’ DI DONNE E MINORANZE NELLA NUOVA ITALIA MEDIEVALE DEI SOVRANISTI: FARE FIGLI COSI’ UN DOMANI PAGHERANNO LE TASSE
La più convulsa e sconfortante campagna elettorale di sempre è appena cominciata. In questa fase sembra che l’unica cosa che conta, anche a causa della legge elettorale che favorisce le grandi coalizioni, siano i nomi delle alleanze, i ricatti, le condizioni.
Capire cosa propongono i partiti per il futuro è diventato assai difficile. Se è vero che l’effettiva validità dei programmi elettorali è molto limitata una volta conquistato il seggio, restano comunque un buon indicatore più ideologico che pratico.
Nei giorni scorsi, sui social, è circolato il programma che Fratelli d’Italia presentò nel 2018 e che è ancora linkato sul sito del partito.
Qualcosa cambierà di sicuro, ma quel testo, se integrato al più recente documento Appunti per un programma conservatore, dà comunque l’idea di come sarà l’Italia del futuro in un eventuale governo Meloni.
Un governo che, pur avendo una donna alla guida, proprio per le donne e le minoranze si prospetta tutt’altro che favorevole.
Nel 2018, la priorità di Fratelli d’Italia era il “più imponente piano di sostegno alle famiglie e alla natalità della storia d’Italia”.
Un proposito ambizioso e senz’altro urgente, che però riflette la concezione nativista e conservatrice di Giorgia Meloni.
La famiglia ideale – ovviamente italiana – che emerge dagli Appunti è un sistema di welfare a costo zero per lo Stato, che serve sostanzialmente a fare figli che un domani paghino le tasse. L’unica figura che si identifica con la famiglia è la “madre”, citata mille volte senza che ci sia un accenno alle politiche della paternità.
Si interviene sulla conciliazione tra vita lavorativa e familiare, ma è una conciliazione a senso unico: non è nemmeno contemplato che un padre possa chiedere lo smart working per badare ai figli, per citare una delle proposte.
L’effettivo problema dell’occupazione femminile, a cui è dedicato un intero capitolo degli Appunti, si risolverebbe tutto con le politiche di conciliazione, schiacciate tutte sull’identificazione totale tra madre e famiglia. Non si parla di congedo di paternità (o anche solo di congedi familiari), né tantomeno di disparità salariale.
Il discorso portato avanti da Meloni si applica però a una ben precisa tipologia di famiglia, quella composta “da un padre e una madre” e in cui non c’è spazio per la “fluidità”, che sarebbe imposta “con minaccia di sanzione penale”. Un’idea di famiglia, quindi, che esclude implicitamente anche le coppie divorziate e le famiglie monoparentali, con la “natura” a cui si richiama il documento che diventa un obbligo.
Da un eventuale governo Meloni ci si può aspettare un tentativo di riforma del diritto di famiglia, in particolare per quanto riguarda il divorzio e l’affido condiviso. Il tema dei padri separati non sta così a cuore al partito come stava alla Lega, intorno alla quale si erano raccolti anche diversi movimenti di padri, ma dopo la delusione del ddl Pillon non è da escludere che si torni alla carica con una nuova legge, come fatto in Piemonte. È esplicita, invece, l’esclusione delle famiglie con figli nati da gestazione per altri – che forse Meloni dimentica essere per la stragrande maggioranza adottati da coppie eterosessuali. D’altronde solo poche settimane fa Meloni proponeva di rendere la Gpa un reato universale.
Negli Appunti non c’è alcun accenno ad alcuni dei grandi cavalli di battaglia della leader di Fratelli d’Italia, che invece erano scritti addirittura nel primo punto del programma del 2018: la difesa della famiglia naturale, la lotta all’ideologia gender e il sostegno alla vita. Meloni non dimentica mai di citare questi temi nei suoi comizi, anche quando va all’estero e, sebbene quando è interrogata sulla natura del tanto sbandierato “gender” faccia scena muta, il sodalizio tra la leader e i gruppi anti-gender italiani ed europei è cosa nota.
Nel 2019, Meloni fu tra le firmatarie del Manifesto per la Vita e la Famiglia redatto da ProVita & Famiglia con cui si impegnò a difendere la vita dal concepimento alla morte naturale.
In un possibile governo Meloni, ci si deve aspettare un intervento sul diritto di aborto, su modello di quanto sta accadendo in Piemonte per l’azione dell’assessore di FdI Maurizio Marrone: presenza dei gruppi antiabortisti negli ospedali e soldi alle donne per non abortire.
È molto difficile che il governo provi a toccare la legge con l’obiettivo di eliminarla, ma in nome dell’applicazione della prima parte (dedicata alla tutela sociale della maternità) è molto più probabile un’escalation di ostacoli per le donne che vogliono interrompere la gravidanza. Si potrebbe anche tornare indietro sulla cancellazione dell’obbligo di ricovero per l’aborto farmacologico, che proprio Marrone ha provato a contrastare in Piemonte.
Anche se l’argomento dovrebbe essere tra i meno controversi in assoluto, un governo Meloni potrebbe intervenire anche sulla violenza sulle donne. Lo scenario peggiore è la fuoriuscita dalla Convenzione di Istanbul per la prevenzione e l’eliminazione della violenza di genere, come hanno già fatto la Turchia e la Polonia, mentre l’Ungheria dell’alleato meloniano Orbán ha rifiutato di ratificarla. Questi governi contestano alla Convenzione il richiamo al “genere” (gender) che secondo loro promuoverebbe una non meglio specificata “agenda LGBTQ+”.
Se la fuoriuscita dalla Convenzione per l’eliminazione della violenza di genere, sulla quale si basano i piani antiviolenza italiani dal 2013, sembra qualcosa di improbabile, è bene ricordare che a settembre dello scorso anno il gruppo europarlamentare di Fratelli d’Italia contestava la proposta di inserire la violenza di genere fra gli eurocrimini sulla base di “categorie sessuali incomprensibili” che l’Europa vorrebbe calare dall’alto. Tali categorie ricalcano le definizioni già inserite nella Convenzione di Istanbul, che abbiamo già accettato quando l’abbiamo ratificata.
Il futuro che si prospetta per le donne e le minoranze con un governo di estrema destra non è dei migliori. Qualcuno ancora è convinto che sia comunque positivo il fatto che il nostro Paese potrebbe avere la prima premier donna della sua storia, ma a quale prezzo per tutte le altre? Il genere non è affatto garanzia di una gestione del potere non ostile alle donne, specie se in nome della protezione di un unico e granitico prototipo di “donna”, (madre, italiana, cristiana, per aggiungere gli attributi preferiti da Meloni) si approvano politiche che penalizzano tutte le altre.
(da Fanpage)
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Agosto 17th, 2022 Riccardo Fucile
WASHINGTON POST: DALLA SERA DEL RAID DELL’FBI NEL RESORT A MAR-A-LAGO, L’EX PRESIDENTE STA CERCANDO UN SUPER AVVOCATO CHE LO RAPPRESENTI MA FINORA HA RICEVUTO SOLO RIFIUTI
Dalla sera del raid dell’Fbi nel resort in Florida, l’8 agosto, Donald Trump sta
cercando un super avvocato che lo rappresenti, ma finora ha ricevuto solo rifiuti.
Lo riporta il Washington Post, secondo il quale sia Trump sia il suo staff stanno trovando enorme difficolta’ a ingaggiare un principe del foro che possa difendere il tycoon.
“Stanno dicendo tutti no”, ha dichiarato un avvocato repubblicano, citato dal Post.
Nel corso delle perquisizioni dell’Fbi nel resort di Mar-a-Lago sono state sequestrate venti scatole contenenti documenti top secreti tra i quali, si dice, ci sarebbero anche segreti riguardanti il nucleare.
(da agenzie)
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Agosto 17th, 2022 Riccardo Fucile
OLTRE ALL’EX GOVERNATORE DELLA SICILIA NELLO MUSUMECI, AL DIRETTORE DEL TG2 GENNARO SANGIULIANO E A QUELLO DEL TG5 CLEMENTE MIMUN… GIOVANI, TUTTI ESPONENTI DEL MONDO OPERAIO E DEL PRECARIATO, INSOMMA…
Fratelli d’Italia si muovecon quello che gli uomini più vicini a Giorgia Meloni definiscono «senso di responsabilità da probabile primo partito». Nel lavoro per comporre le liste, infatti, la leader e i suoi fedelissimi cercano «superesperti»
L’ex ministro di Forza Italia Giulio Tremonti, che presiederà quasi certamente il collegio di Milano centro, l’ex magistrato Carlo Nordio (in Veneto), l’ambasciatore ed ex ministro Giulio Terzi di Sant’ Agata e il responsabile economico del partito Maurizio Leo (in collegi da definire ma blindati) saranno candidati per poi avere, probabilmente, anche ruoli di governo.
Con altri tecnici, «più competenti che popolari», i contatti in corso mirano a un coinvolgimento diretto nell’eventuale esecutivo: con un Parlamento di soli 600 eletti, è il ragionamento, il doppio ruolo (deputato o senatore e ministro o sottosegretario) esporrebbe la futura maggioranza, che Meloni si augura di guidare, al rischio di bocciature in Aula.
In quota meloniani di ferro dovrebbe essere promosso in Parlamento l’ormai ex governatore della Sicilia Nello Musumeci. Circolano poi i nomi di due giornalisti, Gennaro Sangiuliano, direttore del Tg2 , e Clemente Mimun, ex direttore di tutti i tg Rai e ora del Tg5. Gianfranco Rotondi, traghettatore dello scudo crociato nella Seconda Repubblica, potrebbe vedersi assegnato un collegio che FdI cede ai centristi. Un altro andrà a Vittorio Sgarbi.
Dentro Forza Italia il lavoro sulle liste arriva oggi a uno snodo forse risolutivo. In Sardegna oggi o domani voleranno alcuni big con la una lista di nomi da sottoporre a Silvio Berlusconi. Tutti gli uscenti, salvo i pochi che si sono chiamati fuori come Adriano Galliani, saranno ricandidati. E tuttavia non potranno essere tutti rieletti. Perfino Maurizio Gasparri e Francesco Paolo Sisto potrebbero essere costretti a misurarsi con una competizione difficile. Ma dai vertici del partito la loro conferma viene data per sicura.
Berlusconi, com’ è noto, sarà candidato per il Senato nel collegio di Monza e in cinque circoscrizioni, tra le quali la Campania. La sua compagna Marta Fascina nella stessa regione alla Camera. Si fatica a trovare una collocazione utile per il patron della Lazio Claudio Lotito, che non andrà con FdI. Smentita dall’interessato l’ipotesi candidatura per Danilo Iervolino, proprietario della Salernitana. Sotto traccia, ancora, la trattativa con due o tre esponenti della società civile che Berlusconi sta cercando di candidare.
Nella Lega il lavoro sui nomi potrebbe concludersi domani. La strategia è quella di serrare i ranghi intorno agli uscenti. Molto probabilmente Umberto Bossi ci sarà: alla Camera. Ma anche nel Carroccio c’è spazio per qualche new entry: si parla delle giornaliste Maria Giovanna Maglie e Annalisa Chirico.
(da agenzie)
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Agosto 17th, 2022 Riccardo Fucile
SALVINI VA IN TOUR ELETTORALE IN CALABRIA E IL DIRETTORE DI RAINEWS24 PAOLO PETRECCA SI È SCAPICOLLATO A COSENZA PER INCONTRARLO… FOTO INSIEME PER IMMORTALARE L’INCONTRO: PETRECCA NON ERA LÌ PER RAGIONI PROFESSIONALI
Il tour elettorale di Matteo Salvini il 3 agosto scorso ha fatto tappa in Calabria.
Cosenza, Catanzaro, Reggio Calabria. I soliti slogan populisti ripetuti all’infinito, la ricerca di voti al Sud. La routine interrotta da una visita a sorpresa.
Il direttore di RaiNews24 Paolo Petrecca si è scapicollato a Cosenza per incontrare il Capitano. Alla fine del comizio una chiacchierata di rito, qualcuno assicura anche su temi Rai, e addirittura una foto insieme per immortalare l’incontro. Uno scatto che Dagospia pubblica in esclusiva, dove si vedono il politico e il direttore del servizio pubblico abbracciati e sorridenti.
Petrecca non si trovava lì per ragioni professionali, nessun impegno ufficiale.
Perché il responsabile del canale informativo Rai ha raggiunto il leader della Lega in campagna elettorale? Il dirigente è considerato in quota Fratelli d’Italia, stimatissimo da Giampaolo Rossi, come reagirà Giorgia Meloni? Una nuova grana per Viale Mazzini, in attesa della reazione dei vertici e della politica.
(da Dagospia)
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Agosto 17th, 2022 Riccardo Fucile
ORA SARA’ CANDIDATA DA FORZA ITALIA IN UN COLLEGIO SICURO… LE SUE PAROLE DEL 2011: “GLI ANNI DI BERLUSCONI AL GOVERNO HANNO PORTATO IL PAESE A UNA CREDIBILITA’ MOLTO BASSA E NON E’ BELLO ESSERE DERISI ALL’ESTERO”
Prima Mario Monti, poi Mario Draghi, infine Silvio Berlusconi. Qualcuno potrebbe contestarle che ha fatto un percorso politico incomprensibile e opportunista, quasi a ritroso, ma è non facile dare stoccate a una persona che ha vinto più di venti medaglie d’oro in giro per il mondo, che ha portato la nostra bandiera sul punto più alto del podio della scherma in tutte le grandi competizioni internazionali.
Valentina Vezzali, 48 anni, madre di due figli, fra gli atleti italiani più titolati di sempre, il 25 settembre corre per Forza Italia: dice di non sapere ancora in quale collegio ma è probabile che le verrà dato uno spazio politico di valore, un seggio parlamentare alla sua portata. Per qualcuno è stata una sorpresa: con Draghi per un anno e mezzo ha gestito la delega allo Sport, ha vinto alcune battaglie politiche, ha riportato dopo 60 anni le scienze motorie anche alle scuole primarie. Poi però, caduto l’ex banchiere centrale, ha deciso di accettare l’offerta del partito di Berlusconi.
Eppure resta comunque qualcosa che non quadra. L’onorevole Vezzali in questi anni si è distinta per grande presenza parlamentare, per aver presentato più di 100 progetti di legge, per capacità politiche che non tutti di solito sono soliti riconoscere agli atleti, anche se ex campioni, prestati alla politica.
Sulla comunicazione però rimane qualche interrogativo. Una volta disse che Berlusconi era un campione di energia, grinta, determinazione: era il 2008 e negli studi di Porta a Porta qualcuno le contestò di aver esagerato aggiungendo ai complimenti che dal Cavaliere si sarebbe «anche fatta toccare». Lei spiegò e rispiegò, che si trattava di una metafora mutuata dal fioretto, che lo avrebbe detto per qualsiasi capo del governo in carica, con spirito ironico e patriottico, ma le critiche restarono.
Anni dopo però, quando scelse di aderire a Scelta civica di Mario Monti, mentre il Paese navigava sull’orlo del default, con le spread a 500 sui titoli tedeschi, di Berlusconi disse qualcosa di completamente diverso: anche per lei, come per tanti osservatori internazionali, gli anni del fondatore di Mediaset in politica avevano portato «ad una credibilità molto bassa, e non è bello essere derisi all’estero».
(da agenzie)
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Agosto 17th, 2022 Riccardo Fucile
L’ANALISI DELLA STRATEGIA DI LETTA
Dopo le inevitabili baruffe chiozzotte del dopo candidature sarebbe da capire
bene che profilo di centro sinistra possa uscirne e soprattutto per il paese che tipo di funzionalità avrebbe un gruppo parlamentare che dovrà contenere e limitare il prossimo governo della destra.
L’idea generale è quella di un partito, il Pd, che si prepara ad una defatigante azione di guerriglia istituzionale, per depotenziare le ambizioni eversive di una destra che se dovesse accumulare vantaggi rilevanti inevitabilmente si giocherebbe la partita della vita per rendere permanente il suo governo.
Il terreno scelto per quest’azione di contenimento è quello dei diritti, dove si attende l’attacco più spettacolare, e per certi versi, più chiaramente contendibile: immigrazione, donne, famiglia, cannabis, diversità.
Su questo insieme all’onorevole Zan una pattuglia di giovani dirigenti del territorio, collaudati e battaglieri dovrebbero garantire la massa d’urto.
Il secondo punto sarà la vigilanza sulle compatibilità economiche che la candidatura di Cottarelli simboleggia. Il Pd si vuole candidare, tanto più se gli riuscisse davvero il sorpasso a Fratelli d’Italia, per la palma di primo partito, ad essere l’ancora di salvataggio in caso di sconquassi finanziari:Europa e agenzie di rating sono i veri interlocutori di queste candidature.
Poi c’è l’ambizione di riallacciare il cordone con il mondo del lavoro: innanzitutto la scuola con le proposte di recupero dello status degli insegnanti dopo i pasticci della Buona scuola di renziana memoria, e soprattutto un aggancio diretto al mondo confederale che i nomi della Camusso e della Furlan assicurano.
Ma insieme ai legami sociali le candidature che Letta ha avanzato sembrano preoccuparsi, una volta tanto, anche di produrre partito, cio è di assicurare sul territorio forme di rapprsentanza che diventino organizzazione stabile. I giovani candidati, in particolare al sud, hanno questa valenza, così come una serie di quadri che saranno cerniere preziose fra le istituzioni e gli interessi locali.
I due buchi neri di questa strategia sono il mondo delle produzioni innovative, in generale i distretti e le aree tipiche dove sono state avviate trasformazioni sia di processo che di prodotto che hanno portato segmenti del made in Italy a competere direttamente con il sistema tedesco, e il sistema digitale che nella sua pervasività tocca ormai ogni aspetto della vita industriale, professionale e sociale. In entrambi i casi mancano nomi forti e soprattutto manca una proposta che coaguli rappresentanza e organizzazione.
E’ questo il segno di una debolezza organica di tutta la sinistra, non solo in Italia: sui diritti ci si ricorda come si fa, sui conflitti si è completamente perso la memoria di ogni esperienza organizzativa. In particolare poi nel sistema tecnologtica ancora non si riesce ad uscire dalla forbice fra subalternità all’innovazione per l’innovazione e rifiuto di trasfoprmazioni che incidono sulle gerarchie e i saperi della politica.
Proprio su questo terreno il Governo Draghi, con alcune acrobazie del ministro Colao, aveva lasciato molto a desiderare. La partita del cloud rimane un vero scempio con un modello applicativo che vede un paese delegare ai grandi monopolio internazionali, come Amazon e Google, che si nascondono dietro a Fastweb e Tim, le sue memorie più sensibili. Non meglio si sta operando per la banda larga. Non a caso la parte più accorta di Fratelli d’Italia ha colto questa fragilità e da tempo sta lavorando su un’ipotesi sovranista che rispolveri la vecchia tiritera dei campioni nazionali che pur essendo datata nel deserto appare comunque una scelta.
Rimane poi l’incognita pandemia. Qui il Pd, non so con quanta consapevolezza si è infilato in un labirinto in cui non sarà facile uscirne. La doppia candidatura del ministro Speranza con il virologo Crisanti impone una scelta. Non basterà più difendere il buon senso delle amministrazioni precedenti rispetto ai cedimenti ai no vax della destra.
Siamo ad un ulteriore svolta del contagio e bisogna presentare una proposta che da una parte assicuri una efficienza di contrasto al paese, alla viglia delle incognite d’autunno, dall’altra alzi un muro resistente rispetto alle suggestioni di Salvini e Meloni per lassismi liberisti che non mancheranno. Andrea Crisanti è un nome pesante, che sicuramente dovrà essere usato nei confronti del mondo scientifico sia internazionale, dove agisce abitudinalmente , non a caso è stato candidato nella circoscrizione europea, sia a livello regionale, soprattutto in Lombardia e veneto dove la sua esperienze e prestigio di opinion leader alternativo rispetto ai fallimenti dei locali vertici sanitari dovrà essere un potenziale da valorizzare a tutto campo.
Ma inevitabilmente questa sua azione dovrà essere coordinata con la strategia di Speranza, trovando un punto di convergenza proprio sul futuro e sulla opposizione ad ogni scelta darwiniana che la destra dovesse compiere. Speranza/Crisanti potrebbe essere una locomotiva se fosse realmente carburata e oliata per sfondare proprio sui punti forti dell’avversario come sono i santuari sanitari del lombardo veneto.
Inoltre l’accoppiata, trainata dalla scia che il virologo inevitabilmente è in grado di assicurare per la sua esperienza in Inghilterra, dovrebbe diventare l’emblema di quella affidabilità scientifica e funzionale rispetto all’Europa nei confronti di un’improvvisazione dell’eventuale Governo di destra.
Ma il vero tema, la variabile del voto, sarà proprio la convinzione con cui le piattaforme di imprenditorialità del nord andranno a sostenere l’alleanza Meloni/Salvini/ Berlusconi e il loro esecutivo. E’ lì che si potrebbe creare il varco in cui dalla sanità all’economia potrebbe franare l’ambizione della destra.
(da Huffingtonpost)
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Agosto 17th, 2022 Riccardo Fucile
IL MICROBIOLOGO: “L’ITALIA HA BISOGNO DI PERSONE CON COMPETENZE SCIENTIFICHE”
“Salvini critica la mia candidatura con il Pd? Forse dovrebbe pensare a tutti gli errori di valutazione che ha commesso, sia in politica estera che sulla sanità pubblica. Se fossimo stati nelle sue mani ora ci sarebbero 300mila vittime di Covid al posto di 140mila e oggi saremmo allineati con Putin. Salvini critica me, ha altre cose a cui pensare”, così il microbiologo Andrea Crisanti, ora candidato nelle liste del Pd, ospite a “The Breakfast Club” su Radio Capital.
E sull’attuale Ministro alla Salute Roberto Speranza dice: “Speranza? Sono stati fatti errori all’inizio, ma il ministro ha collaborato con dirigenti incompetenti, scelta che non dipendeva da lui. Tutti i politici e i medici all’inizio facevano a gara per minimizzare, io sono stato l’unico a metter in evidenza il fatto che stava per scoppiare un disastro. L’Italia – continua ancora Crisanti – ha bisogno di persone con competenze scientifiche, ma ci siamo stancati di avere in politica tecnici non votati”.
(da agenzie)
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