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BERLUSCONI E’ IN DIFFICOLTÀ: NON SA COME “CONTENERE” GIORGIA MELONI

Agosto 23rd, 2022 Riccardo Fucile

IL CAV SI OFFRE DI TRAGHETTARLA NEL PPE MA, SOTTO SOTTO, SPERA CHE LA LEADERSHIP DELLA MELONI SI INFRANGA DAVANTI AI NUMERI… MAGARI A CAUSA DI UNA MAGGIORANZA RISICATA AL SENATO: BASTEREBBERO POCHE DEFEZIONI NELLE COMMISSIONI PER BLOCCARE L’AZIONE DI GOVERNO

Forse accarezza ancora il desiderio di trovare un premier alternativo a Meloni. Ma Berlusconi conosce le regole della politica e il valore determinante dei rapporti di forza
Perciò, se il responso delle urne fosse netto, riporrebbe il disegno che continua comunque a coltivare. E che lascia trasparire dalle sue parole, se è vero che l’altroieri il Cavaliere ha detto al Tempo : «La signora Meloni ha l’autorevolezza per fare il presidente del Consiglio, così come molti altri candidati di centrodestra». Un indizio che si somma a un altro indizio, risalente alla settimana scorsa, quando ha spiegato al Foglio di continuare a ritenere il sovranismo «un’idea stupida, come stupidi sono quanti ci credono».
Per sanare quella forma di allergia verso l’alleata, che in passato si è manifestata in più occasioni, sono da tempo all’opera soprattutto gli uomini d’azienda. Con largo anticipo Confalonieri, intervistato dal Corriere , aveva aperto una linea di credito verso la leader di FdI, invitando Berlusconi «a puntare su Meloni».
Il patron di Mediaset sostiene di fare «il lobbista di professione» ma è più politico di molti politici. E c’è un motivo se da mesi ripete all’amico di una vita di evitare attriti con la «signora», per non ritrovarsela ostile dopo le elezioni. Un consiglio che è (anche) nell’interesse del Biscione.
La cura pare stia facendo effetto sul Cavaliere: lo si nota dal cambio di tono. Infatti l’ex premier – che pure avrebbe ricevuto pressioni internazionali per evitare l’avvento a Palazzo Chigi del capo della destra – in questa fase si limita a giocare sul filo del fuorigioco senza mai farsi trovare in fallo.
Fa il controcanto a Meloni sulla revisione del Pnrr, sulla politica migratoria, sui provvedimenti economici, ma abilmente non lascia capire se la sua è un’azione di contrasto a FdI o solo una naturale competizione tra partiti che si contendono lo stesso bacino elettorale. Persino su un tema delicato, come l’eventuale percorso di FdI verso il Ppe, Berlusconi offre il suo aiuto all’alleata con modalità che sanno di gesto conciliante e insieme di regale concessione.
Insomma, sulla premiership il Cavaliere non si scopre. Si limita a lanciare segnali: «Al resto penseremo dopo le elezioni». Ma nel centrodestra non è stato stipulato il patto che – in caso di vittoria – chi arriverà primo prenderà la presidenza del Consiglio? «In questi giorni di liste di patti ne sono stati disattesi tanti», sussurra un esponente della coalizione: «Figurarsi dopo». E sulle possibili trappole degli alleati Meloni è avvertita: «E che non lo so?», rispose d’istinto un paio di settimane fa a chi glielo fece notare. Dentro FdI, tuttavia, c’è chi sostiene che negli ultimi giorni il clima è cambiato, «anche perché in Forza Italia è iniziato il posizionamento per gli incarichi ministeriali».
Una goccia di veleno. In attesa del 25 settembre, Meloni ha stretto accordi con i centristi, dove in molti scommettono che «Giorgia alle Politiche prenderà quanto Salvini alle Europee». In quel caso Berlusconi sa che non potrebbe impedirle di «entrare dal portone principale di Palazzo Chigi». Specie se il centrodestra rinnovasse il rito di presentarsi unito al Quirinale e Meloni uscisse dalle consultazioni con Mattarella per parlare anche a nome degli alleati. Non accadesse stavolta e i partiti si presentassero in ordine sparso, l’evento si trasformerebbe in un caso politico. E chi si assumerebbe la responsabilità di suscitare polemiche dopo una vittoria?
Ecco perché il Cavaliere ha pochi margini di manovra, a meno di un risultato elettorale che prospettasse una maggioranza risicata a Palazzo Madama. Con ministri e sottosegretari provenienti dal Senato, basterebbero infatti poche defezioni nelle Commissioni per bloccare l’azione di governo. È nelle pieghe delle difficoltà contingenti che Berlusconi potrebbe quindi tentare di mettere in pratica la sua idea.
Perché il taglio dei parlamentari – varato scelleratamente senza i dovuti accorgimenti di sistema – potrebbe creare problemi di agibilità nelle Camere. E aprire scenari politici inattesi. Che si arricchirebbero di ulteriori varianti se il centrodestra vincesse le elezioni ma il Pd superasse FdI nelle urne. Ma il Cavaliere in quel caso avrebbe la forza e la volontà di contrastare il passo alla leader di FdI, mettendo in discussione il patto dell’alleanza? Ad oggi Berlusconi è l’unico premier di centrodestra della storia. Ad oggi i sondaggi sostengono che Meloni potrebbe infrangere quel primato. La partita è questa.
(da il Corriere della Sera)

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GLI ORGANIZZATORI DELLA MOSTRA DI PREDAPPIO SU MUSSOLINI PENSANO A UNA MOSTRA ITINERANTE SUI CIMELI FASCISTI PER CELEBRARE I 100 ANNI DALLA MARCIA SU ROMA

Agosto 23rd, 2022 Riccardo Fucile

TRA I CURATORI C’E’ FRANCESCO MINUTILLO, SOSPESO DA FRATELLI D’ITALIA PER LE SUE POSIZIONI DELIRANTI: “SOLO UN NUOVO MANIFESTO DI VERONA CONTRO ISLAMICI E NEGRI CI PUÒ SALVARE. SERVONO NUOVE LEGGI RAZZIALI”… MINUTILLO SE LA PRENDE CON LA MELONI: “IO NON ABIURO, NON RINNEGO IL MIO PASSATO”. QUALE SAREBBE IL SUO PASSATO? HA FORSE COMBATTUTO IN PRIMA LINEA?

E adesso vogliono trasformare questa mostra di cimeli fascisti in un carrozzone itinerante celebrativo. Lo vogliono fare perché sostengono di avere molte richieste in Italia. «Abbiamo ricevuto tre inviti da Milano e uno da un’associazione culturale di Bolzano, ma il primo che stiamo considerando è quello per Roma. Saremmo ospiti dell’Università la Sapienza, con il professore emerito Giuseppe Parlato. Ora che ci penso: ci hanno contattato anche da una libreria del litorale laziale».
Chi parla è il professor Franco D’Emilio, origini liguri, pensione a Forlì, per quarant’ anni al lavoro al Ministero per i Beni Culturali. È lui a firmare l’allestimento della mostra di Predappio, assieme all’avvocato Francesco Minutillo: una strana coppia.
Fino al 2020 Minutillo era nel direttivo nazionale di Fratelli d’Italia, partito con cui si era candidato anche come sindaco di Forlì. A quel tempo era già stato condannato per diffamazione, dopo essere andato a Ravenna sulla tomba del partigiano Arrigo Boldrini, nome di battaglia «comandante Bulow», medaglia d’oro della Resistenza e padre costituente, per girare un video in cui lo definiva «un criminale».
Sempre Minutillo su Facebook ebbe a scrivere: «Solo un nuovo manifesto di Verona contro islamici e negri ci può salvare. Nuove leggi razziali e tutela della cristianità: ecco cosa dovremmo fare. Ma gli italiani, popolo bue, non lo faranno anche per colpa della nostra schifosa Costituzione scritta dai maiali partigiani».
Frase dopo la quale diede l’addio alla carriera politica per dedicarsi a Predappio: «L’intento è sempre e solo stato quello di servire la Buona Battaglia». Era novembre 2020.
Quando a Predappio venne convocato l’estrema destra italiana per i novant’ anni della marcia su Roma, ottobre 2021, solo due persone erano autorizzate a parlare con i giornalisti. Una si chiama Mirco Santarelli, di Faenza, vanta diverse candidature con i fascisti di Forza Nuova e si fregia del ruolo di «presidente dell’Associazione nazionale Arditi d’Italia», oltre che di essere il cerimoniere della manifestazioni di questo genere a Predappio.
«Camerata Benito Mussolini? Presente!». «Le leggi razziali promulgate dal Duce? Furono all’acqua di rose», disse quel giorno Mirco Santarelli.
L’altro autorizzato a parlare con i giornalisti era l’avvocato Minutillo, che camminando verso la cripta del cimitero di San Cassiano disse: «Il fascismo è un capitolo aperto. Commemorare non significa fare apologia».
Ora è lui, assieme al professor D’Emilio, il responsabile della mostra intitolata O Roma o morte. Un secolo dalla Marcia. E dunque, la domanda è: con questi presupposti, come può essere definita una mostra senza intenzioni apologetiche? E ancora: cosa dice il professor D’Emilio di se stesso in questa situazione?
«So che vengono qui molti invasati fascisti, so che Predappio è la calamita dell’estrema destra italiana, so che l’avvocato Minutillo ha posizioni estreme e diverse dalle mie. Ma credo nella convivenza di opinioni discordanti, inoltre questo è per me il sessantesimo allestimento in carriera. Io mi occupo del catalogo, Minutillo delle cose organizzative».
Vestiti d’epoca. Medaglie del Ventennio. Libri: Storia della rivoluzione fascista. Il 1919. Roberto Farinacci. Busti, sculture, armi. Profilo continuo del Duce, Renato Bertelli, 1933. Il registro delle presenze è zeppo di esaltazioni del fascismo.
«Onore al duce!». «Non dimentichiamo». «A noi!» La mostra chiuderà a Predappio il 6 novembre, ma già vive con l’intenzione di diventare un’esposizione itinerante permanente.
«Anche se sappiamo che portarla in giro potrebbe incontrare qualche critica, chissà che Italia sarà quella del novembre 2022», concede il professor D’Emilio. A Predappio arriva, adesso, l’Italia convinta di essere al posto giusto nel momento giusto. Nessuno si imbarazza di dire quello che è: «Sono un fascista».
Lo dice anche l’avvocato Francesco Minutillo: «Io non abiuro, io non rinnego il mio passato. Io non sto con gli Stati Uniti in Ucraina, io non sarò mai favorevole all’aborto, io non condivido l’attuale linea propagandistica di Fratelli d’Italia, non bisogna inseguire il consenso. Il problema non sarà mai la fiamma». Ah, le parole. L’avevano presentata come una mostra di «interesse storico» e «lontana da qualsiasi intento apologetico».
(da agenzie)

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“CARA GIORGIA MELONI NON SONO DEVIATA, MA MALATA: NON HO SCELTO IO L’ANORESSIA”

Agosto 23rd, 2022 Riccardo Fucile

LA RISPOSTA DI UNA 21ENNE ROMANA IN CURA… LE ASSOCIAZIONI: “CHI SI AMMALA NON E’ SBAGLIATO E NON HA COLPE”

“A Giorgia Meloni e al suo partito vorrei dire che nessuno sceglie di avere un disturbo psicologico, non siamo mica scemi”, dice Rebecca M., 21enne romana in cura per anoressia, dopo aver letto il tweet con cui Fratelli d’Italia ha bollato come devianze una serie di patologie e disturbi psicologici, tra cui l’anoressia e l’obesità.
Il cinguettio, pubblicato per sostenere il progetto della leader di combattere le devianze giovanili con l’introduzione del diritto allo sport e alla cultura, è rimasto online per pochissimo tempo, ma non è passato inosservato a pazienti e associazioni.
“È assurdo considerare i disturbi del comportamento alimentare delle devianze. Sono patologie gravi che causano la morte di più di 4 mila persone all’anno”, sottolinea Daniela Bevivino, presidente dell’associazione di settore Fenice Lazio Odv – è sintomo di superficialità e non te lo aspetti da un partito politico”.
“Non solo è sbagliato”, aggiunge Aurora Caporossi, che dopo la guarigione dall’anoressia ha fondato l’associazione Animenta, “ma provoca un’ulteriore stigmatizzazione e ci fa sentire sbagliati, ci fa sentire in colpa e diversi. Chi si ammala di un disturbo alimentare non è sbagliato e non ha colpe, sta affrontando una malattia mentale e come tale ha bisogno di cure, rispetto e dignità”.
A Fratelli d’Italia sono bastati meno di 280 caratteri su di un social “per buttare al macero più di 20 anni di lavoro fatto da familiari, pazienti e operatori per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni”, sottolinea Armando Cotugno, direttore della UO Disturbi del Comportamento Alimentare Asl Roma1, “per far capire che queste situazioni non nascono da comportamenti viziosi o devianti, ma che sono espressioni di un disagio psichico”.
Prima dello sport, servono strutture per la cura
Altro accostamento “sintomo di superficiliatà” è il pensare allo sport come strumento per il contrasto alla presunta ‘devianza- anoressia’. E i motivi sono due. “Da un lato perché per i pazienti anoressici l’attività fisica diventa parte del sintomo: l’iperattività serve a bruciare quante più calorie possibili”, spiega la presidentessa di Fenice Lazio Odv. “Dall’altro perché ci sono sport che, più degli altri, si prestano a diventare degli ottimi catalizzatori per i sintomi dei disturbi alimentari: la danza, il nuoto sincronizzato, la ginnastica e, più in generale, tutte quelle pratiche sportive che richiedono un controllo del peso o delle forme corporee”.
“I disturbi del comportamento alimentare non si curano con l’attività fisica ma con strutture dedicate, ovvero che seguono i protocolli nazionali e regionali di cura: servizi che a Roma, nel Lazio e in tutta Italia sono ancora troppo pochi”, sottolinea la presidente di Fenice Lazio Odv. Per capire la situazione Basti pensare che non tutte le Asl della Regione hanno l’ambulatorio per il trattamento di queste patologie e si tratta del livello di cura più basilare”. A Roma un ambulatorio pubblico d’eccellenza è quello gestito dal dottor Armando Cotugno, nell’Asl Roma1, “e infatti la lista d’attesa per una prima visita può durare mesi – prosegue Bevivino – anche se in base alla gravità cercano ovviamente di intervenire il prima possibile”.
Non devianza, ma disagio psicologico§
Se è vero che le parole hanno un peso, allora è bene ribadire quelle corrette. “L’obesità è una condizione patologica – spiega il dottor Cotugno – è espressione di un disagio psicologico e non di comportamenti devianti”. Stesso discorso per l’anoressia, che il medico definisce “una modalità disfunzionale di gestione del disagio e non una devianza”. Così come lo sono anche l’autolesionismo o l’hikikomori citati nello stesso tweet di Fratelli d’Italia.
“Fa male vedere che c’è ancora chi crede che questo dolore ce lo scegliamo”, continua Rebecca, “non sono una persona deviata, sono malata e non l’ho fatto per ribellarmi alle norme della società”. “La domanda che mi pongo è che idea ha Fratelli d’Italia dei disturbi psicologici”, conclude la 21enne romana.
(da agenzie)

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LA FIGURACCIA DI SALVINI CHE ACCUSA RICCIONE DI ESSERE DIVENTATA COME MARSIGLIA IN TEMA DI SICUREZZA

Agosto 23rd, 2022 Riccardo Fucile

SI E’ DIMENTICATO CHE NEGLI ULTIMI 8 ANNI IL COMUNE E’ STATO GUIDATO DAL CENTRODESTRA

La memoria non deve essere il suo forte. Forse a causa dei continui “ripensamenti” registrati nel corso degli anni, con annunci e smentite su quegli stessi annunci che spesso arrivano nel giro di poche ore.
E tutto ciò deve essere accaduto anche quando Matteo Salvini ha deciso di prendere, citare e utilizzare come punto di riferimento per la sua propaganda elettorale le parole del rapper Emis Killa sulla città di Riccione “diventata coma Marsiglia”.
Peccato che il Comune sia stato guidato dal centrodestra negli ultimo 8 anni e la nuova amministrazione di centrosinistra si sia insediata da meno di due mesi.
A rinfrescare la memoria al segretario del Carroccio ci ha pensato il Presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini. Perché Salvini aveva condiviso sui social questo pensiero: “Ha ragione Emis Killa: “Riccione è diventata Marsiglia comunque. Una volta i giovani andavano lì a divertirsi, le famiglie anche. Ora dopo le 18 se sei un bravo ragazzo devi avere paura a farti una passeggiata sul lungomare”.
Il problema-sicurezza nelle città ormai è dilagante e fuori controllo, e non vedo l’ora che sia il 25 settembre per riprendere, con determinazione, per mano questo Paese e riportare un po’ di ordine, tranquillità e rispetto delle regole”.
Ma chi ha guidato la città (quindi con un ruolo attivo nella gestione dell’ordine pubblico) negli ultimi otto anni? Dal 2014 al 2017 (prima dell’intervento del Commissario prefittizio) la sindaca è stata Renata Tosi. Dal giugno dello stesso anno al giugno del 2022 è stata sempre Renata Tosi. Eletta, in entrambi i casi, grazie al sostegno della coalizione di centrodestra: nel 2014 con Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia, nel 2017 con Lega Nord e Forza Italia (oltre alla sua lista civica).
Insomma, Salvini ha tentato l’attacco nei confronti di un Comune che solo da 2 mesi è guidato dal centrosinistra. E lo ha fatto dimenticando gli 8 anni di amministrazione anche leghista e citando le parole di Emis Killa che aveva detto: “Riccione è diventata Marsiglia comunque. Una volta i giovani andavamo li a divertirsi, le famiglie anche. Ora dopo le 18:00 se sei un bravo ragazzo devi avere paura a farti una passeggiata sul lungomare. Le manganellate nelle ginocchia ci vogliono”.
Parole, quelle del rapper, che hanno fatto attivare gli uffici legali del Comune di Riccione con la neo-sindaca Angelini pronta a querelarlo.
(da agenzie)

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“DEFINIRE DEVIANZA OBESITÀ E AUTOLESIONISMO È UN ABOMINIO”: IL DEPUTATO PD FILIPPO SENSI (EX OBESO), CONTRO IL TWEET (RIMOSSO) DI FRATELLI D’ITALIA SULLE “DEVIANZE”

Agosto 23rd, 2022 Riccardo Fucile

“NON CAPISCO COME SI POSSA DEFINIRE L’OBESITÀ UNA DEVIANZA, QUANDO A VOLTE È LEGATA A COMPORTAMENTI ALIMENTARI E ALTRE VOLTE È INVECE UN DISTURBO DI SALUTE”… “SPESSO QUESTE DEVIANZE SONO DEI DISTURBI, DELLE MALATTIE”

Ho visto un post sui social di Fratelli d’Italia che dettagliava le cosiddette “devianze” di Giorgia Meloni in una serie di voci che non avevano niente a che vedere tra loro e che soprattutto non avevano niente a che vedere con la devianza: definire devianza l’autolesionismo, un fenomeno drammatico che dopo la pandemia ha colpito moltissimi adolescenti e tantissime famiglie, è un abominio».
Filippo Sensi, ex portavoce di Renzi e Gentiloni, premette di parlare anche come promotore del bonus psicologo.
In che senso?
«Non capisco come si possa definire l’obesità una devianza, quando a volte è legata a comportamenti alimentari e altre volte è invece un disturbo di salute. Non mi è sembrato solo uno scivolone ma qualcosa di più grave. Cosa significa parlare di italiani sani? Non voglio polemizzare con Giorgia Meloni. Non mi piace l’idea degli italiani sani contrapposti agli italiani devianti. Spesso queste devianze sono dei disturbi, delle malattie, non ci siamo proprio. Mi preoccupa molto l’idea di una presunta normalità contrapposta all’idea di devianza. Nel post di Fratelli d’Italia si mettono obesità, anoressia e autolesionismo insieme a tabagismo e l’alcolismo, francamente mi sembra non solo intollerabile ma addirittura un insulto nei confronti di chi vive in prima persona, sulla propria pelle, una di queste condizioni».
Tutte questioni aggravate dalla pandemia.
«La parola devianza è profondamente inquietante. Secondo Fratelli d’Italia il deviante sarebbe uno che devia volontariamente non so rispetto a quale retta via, come se fosse una scelta deliberata il comportarsi in maniera rischiosa o in maniera da mettere a repentaglio il buon ordine sociale. Non capisco che cosa possa entrarci questo con un ragazzino che nasconde sotto la felpa il fatto di essersi tagliato con le forbici le braccia perché magari non ce la fa più o che ha tendenze suicide. Abbiamo fatto un lavoro molto serio su questo in Parlamento con il bonus psicologo, in particolare per dare una mano e sostenere l’aiuto alle famiglie e alle persone più esposte dopo questi anni di pandemia. Tutti i gruppi parlamentari lo hanno sostenuto, compreso Fratelli d’Italia. Pensare che siccome siamo in campagna elettorale quello sforzo unitario debba svanire e constatare che oggi non vale più la consapevolezza dell’importanza di affrontare la salute mentale come una priorità condivisa è una sconfessione del lavoro fatto insieme».
Il bonus vale solo per gli adolescenti?
«Il sostegno non riguarda solo i ragazzi e il governo nel decreto aiuti lo ha esteso, perché disagi come ansia e depressione non riguardano solo i minori. Si era trovata una coralità sul fatto che la salute mentale fosse una priorità».
Considera questo solo uno scivolone?
«Qualcosa di più. Tutta la campagna di Meloni è stata finora rivolta a dire “Siamo pronti”. Siamo affidabili, siamo una destra credibile, contemporanea, non siamo più quelli che descrivono gli avversari. Ma il punto è quali parole scegli, quali messaggi veicoli. Mi sembra che in queste ore i messaggi di Fratelli d’Italia contraddicano quella loro narrativa e rispondano a riflessi condizionati antichi, che sono quelli tradizionali della destra».
(da La Stampa)

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OBESITA’ E ANORESSIA NELL’ELENCO DELLE “DEVIANZE” SECONDO FRATELLI D’ITALIA

Agosto 23rd, 2022 Riccardo Fucile

POI LA MELONI SI ACCORGE DI AVER FATTO UNA CAZZATA E RIMUOVE IL POST

Hanno provato a mettere una toppa a quella dichiarazione video in cui si lanciava un concetto senza spiegarlo (in linea con il programma elettorale presentato dal centrodestra).
Nel farlo, però, i social media manager di Fratelli d’Italia sono riusciti nell’impresa di seguire il vecchio adagio popolare: “la toppa peggio del buco”. E così, per alcune ore, sui canali social del partito di Giorgia Meloni è apparsa una card per contrattaccare Enrico Letta. E lì, tra le ormai famose “devianze” giovanili da sono state inserite patologie e disturbi come “obesità e anoressia”.
Devianze, secondo Fratelli d’Italia lo sono anche “obesità e anoressia”
Questo tweet non esiste più sui canali social di Fratelli d’Italia. È stato, infatti, rimosso poche ore dopo. Si trattava di una risposta a Enrico Letta che aveva replicato a questo video pubblicato da Giorgia Meloni (nel bel mezzo delle polemiche per un altro caso, quello della condivisione del filmato dello stupro di Piacenza) nella giornata di domenica.
Un concetto, quello di “devianze”, non spiegato dalla leader di FdI e questo ha dato spazio a tantissime interpretazioni. E il partito di Giorgia Meloni voleva spiegare nel dettaglio quel pensiero con un tweet che si è rivelato talmente sbagliato dall’essere rimosso dai profili ufficiali del partito: “Droga, alcolismo, tabagismo, ludopatia, autolesionismo, obesità, anoressia, bullismo, baby gang, hikikomori (l’isolamento dagli altri e dalla vita pubblica, ndr)”.
Inserire due patologie e disturbi dell’alimentazione all’interno delle “devianze” non è stata una grande scelta da parte di chi cura i canali social del partito. E, ovviamente, come spiegato dalla stessa Giorgia Meloni, quel concetto non definito nel video originale non voleva minimamente far riferimento ad “anoressia e obesità”.
Ma pare che su questo tema ci sia stata forte confusione all’interno del suo staff.
(da agenzie)

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STUPRO DI PIACENZA, TWITTER RIMUOVE IL VIDEO DELLA VIOLENZA PUBBLICATO DALLA MELONI

Agosto 23rd, 2022 Riccardo Fucile

E LA PROCURA APRE UN’INCHIESTA… IL POST DELLA MELONI E’ STATO OSCURATO PER AVER VIOLATO LE REGOLE DEL SOCIAL, PONENDO FINE ALLO SCIACALLAGGIO

Il video dello stupro di Piacenza di Giorgia Meloni ha violato le regole di Twitter. Il social ha cancellato il filmato, al centro delle polemiche in queste ore.
La leader di Fratelli d’Italia aveva, infatti, condiviso il video con tanto di audio che documenta la violenza sessuale ai danni di una 55enne ucraina commessa ieri mattina nel centro della città da un 27enne guineano. Quest’ultimo è stato poi arrestato in flagrante dalla polizia. Il video, girato dalla finestra di un palazzo vicino, è circolato sui media e sui social pubblicato da diversi giornali e politici, tra cui Giorgia Meloni, innescando numerose polemiche.
La procura apre un’indagine
«La diffusione sui media di video riproducenti l’episodio criminoso sono in corso approfonditi accertamenti, trattandosi di un fatto astrattamente riconducibile ad ipotesi di reato», ha affermato la procuratrice Grazia Pradella.
L’istruttoria del Garante della privacy
Anche il Garante per la protezione dei dati personali ha avviato un’istruttoria per accertare «eventuali responsabilità da parte dei soggetti che a vario titolo e per finalità diverse vi hanno proceduto e avverte tutti i titolari del trattamento a verificare la sussistenza di idonee basi giuridiche legittimanti tale diffusione».
(da agenzie)

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IL MOTIVO PER CUI LA PROPOSTA DI BERLUSCONI SULL’INAPPELLABILITA’ DELLE ASSOLUZIONI E’ INCOSTITUZIONALE

Agosto 23rd, 2022 Riccardo Fucile

GIA’ BOCCIATA NEL 2007

Il 17 agosto, il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi ha annunciato, in un video sui social, che «quando governeremo noi, le sentenze di assoluzione di primo e secondo grado non saranno assolutamente appellabili».
Questa promessa non compare nel programma della coalizione di centrodestra presentato l’11 agosto, ma secondo fonti stampa ha ricevuto l’appoggio della Lega e di Fratelli d’Italia, alleati di Forza Italia.
In concreto, che cosa succederebbe se le sentenze di assoluzione non fossero più appellabili? Quali conseguenze costituzionali avrebbe la proposta di Berlusconi? Abbiamo fatto un po’ di chiarezza.
Di che cosa stiamo parlando
In assenza di una proposta dettagliata da parte di Forza Italia, è difficile stabilire con precisione i contorni della riforma promessa da Berlusconi. Un’interpretazione testuale di quanto detto dall’ex presidente del Consiglio suggerirebbe che se l’imputato viene assolto in primo grado, il pubblico ministero non potrà in alcun modo contestare la sentenza di assoluzione e il processo si concluderà con l’assoluzione.
Un’altra possibilità è che il pubblico ministero non possa proporre un giudizio di appello contro una sentenza di assoluzione, ma possa proporre un ricorso in Cassazione.
Ricordiamo infatti che mentre il secondo grado di giudizio è un nuovo esame della questione di merito, al centro del processo, il terzo grado in Cassazione è un giudizio di legittimità.
Questa seconda interpretazione sembra però in contraddizione con la seconda parte della frase pronunciata da Berlusconi il 17 agosto, quella secondo cui anche le sentenze di secondo grado di assoluzione saranno inappellabili. In questo caso ci sono pochi dubbi che si voglia impedire al pubblico ministero di promuovere un eventuale ricorso in Cassazione contro una sentenza di assoluzione pronunciata dal giudice di secondo grado.
In ogni caso, una proposta di legge che impedisse all’accusa di fare appello contro una sentenza di assoluzione, sarebbe molto probabilmente destinata a essere bocciata per incostituzionalità. Questo è infatti quello che è accaduto 16 anni fa.
La sentenza della Corte costituzionale del 2007
Nel 2006, poco prima delle elezioni politiche che videro la vittoria del centrosinistra guidato da Romano Prodi, il governo uscente guidato dallo stesso Berlusconi approvò la legge n. 46 del 20 febbraio, nota anche come “legge Pecorella”, dal nome del suo promotore, l’allora deputato di Forza Italia Gaetano Pecorella. Questa legge stabiliva (art. 1) proprio l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione in primo grado, anche se veniva lasciata la possibilità di proporre entro 45 giorni ricorso in Cassazione. L’unica eccezione possibile all’inappellabilità era se, dopo l’assoluzione, fossero emerse prove nuove e decisive. Tale eccezione fu introdotta solo dopo che l’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi aveva rinviato la legge al Parlamento per sospetta incostituzionalità.
In ogni caso, il principio dell’inappellabilità delle sentenze di assoluzione, insieme all’applicabilità della legge Pecorella agli appelli già presentati (art. 10, co.2), sono stati dichiarati incostituzionali dalla Corte costituzionale con la sentenza n.26 del 2007. Secondo i giudici costituzionali, la legge Pecorella violava il principio di parità delle parti – accusa e difesa – nel processo, stabilito dall’articolo 111, comma 2, della Costituzione. Questo principio, spiegava allora la Corte costituzionale, non è totalmente rigido, per cui alcune ragionevoli e limitate dissimmetrie tra i poteri dell’accusa e quelli della difesa sono legittimi. Ma la legge Pecorella «racchiude una dissimmetria radicale», per cui se in primo grado la difesa soccombe, può chiedere un secondo giudizio di merito in appello, mentre se a soccombere è l’accusa, non le è consentita la medesima facoltà. Questa dissimmetria era sproporzionata e irragionevole, secondo i giudici, e quindi «eccede il limite di tollerabilità costituzionale».
In conclusione, o la proposta di Berlusconi, quando sarà maggiormente dettagliata, sarà sufficientemente diversa, e meno drastica, da quanto già stabilito in passato dalla legge Pecorella (ma il tenore letterale di quanto dichiarato dall’ex presidente del Consiglio sembra in realtà indicare il contrario), oppure sarà molto probabilmente destinata a essere nuovamente bocciata per incostituzionalità. Commentando la promessa fatta da Berlusconi, la senatrice della Lega Giulia Bongiorno ha dichiarato che «ovviamente, quando faremo la nostra legge, saremo attenti a tener conto di tutte le indicazioni della Corte costituzionale e segnaleremo tutte le criticità».
(da Pagella Politica)

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GRANDI PURGHE NELLA LEGA LENINISTA: SISTEMATI IN LISTA I FEDELISSIMI DI SALVINI SONO STATI FATTI FUORI TUTTI GLI ALTRI IN ODORE DI “GIORGETTISMO”

Agosto 22nd, 2022 Riccardo Fucile

SILURATI RAFFAELE VOLPI, PAOLO GRIMOLDI E IL RESPONSABILE ENTI LOCALI DEL PARTITO STEFANO LOCATELLI – IN PIEMONTE ESCLUSO PAOLO TIRAMANI, A BRESCIA È SALTATO TONI IWOBI (PRIMO SENATORE DI ORIGINE AFRICANA), A UDINE MARIO PITTONI

La telefonata che nessuno voleva ricevere pare sia arrivata a tutti sabato pomeriggio.
Telefonata seguita da una raccomandazione: anche chi è fuori dalle liste, o in posizione traballante, mantenga uno stile da vero leghista. Ovvero eviti proteste, esternazioni e accuse. Poco consone all’ultimo partito leninista d’Italia.
E così le scelte dolorosissime «perché non si può dire di sì a tutti», ma soprattutto perché la Lega rischia di passare dagli oltre 190 parlamentari attuali a meno di un terzo, sono state fatte e comunicate. Il risultato? Dentro le chat private dei leghisti si è scatenato l’inferno, con qualche schizzo di fuoco e fiamme finito pure sui social.
I tre «sacrifici» che più stanno destando scalpore sono quelli dei deputati Raffaele Volpi e Paolo Grimoldi e del responsabile Enti locali del partito Stefano Locatelli.
Volpi, bresciano, già sottosegretario alla Difesa e presidente del Copasir, oltre che commissario del partito in varie regioni del Sud, un tempo era considerato vicinissimo a Salvini e spesso lo ospitava pure nella sua casa romana. Salvo ripensamenti dell’ultimo minuto verrà escluso tout-court.
«A un uomo serio e preparato si sono preferiti gli yes man, gli Angelucci e i Lotito – si sfoga una carissima amica di Volpi, facendo il verso proprio allo slogan scelto dalla Lega per la campagna elettorale – #Credo che molti leghisti si vedano più in Volpi che in Lotito, perché è un uomo che con Giorgetti e Calderoli è stato alla guida degli enti locali in Lombardia».
Già, Giorgetti e Calderoli. Gli antagonisti di Salvini sostengono che il criterio adottato per stilare le liste sia stato proprio quello di premiare, più che le competenze o il curriculum, la distanza dagli altri big leghisti e la fedeltà al segretario.
Solo così si spiegherebbe la decisione di piazzare Grimoldi, ex leader dei Giovani Padani e segretario in Lombardia, e Stefano Locatelli, uomo chiave dell’organizzazione, al terzo posto nei dei listini proporzionali rispettivamente in Brianza e a Bergamo.
Stessa sorte toccata a Cristian Invernizzi, capo-bastone della bassa bergamasca. Mentre il nome di Daniele Belotti, storico capo ultrà dell’Atalanta e altrettanto storico presentatore del raduno di Pontida, non comparirà proprio sulla scheda.
Ma è così un po’ in tutto il Nord Italia: a Brescia è saltato Toni Iwobi (primo senatore di origine africana), a Udine Mario Pittoni. «Il Capitano ha dovuto far fuori anche le sue seconde linee, ma si è garantito un gruppo di soldati fedelissimi – spiega un ex leghista -. Gente che lo seguirà qualunque piega prenderà la legislatura ».
(da La Stampa)

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