Destra di Popolo.net

CAMPANIA, APPALTI PILOTATI, IN CARCERE L’EX CONSIGLIERE REGIONALE DI FRATELLI D’ITALIA PASSARIELLO

Febbraio 20th, 2023 Riccardo Fucile

NOVE PERSONE INDAGATE PER CORRUZIONE

Luciano Passariello, ex consigliere regionale di Fratelli d’Italia, non eletto alle elezioni Politiche del 2018, è una delle tre persone nei confronti delle quali il gip Antonio Baldassarre ha disposto la misura cautelare in carcere nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti pilotati alla Sma, società in house della Regione Campania che opera nel settore ambientale.
Gli altri due destinatari della stessa misura cautelare sono Alessandro Soria, responsabile area manutenzione del territorio della Sma Campania e Cosimo Silvestro, responsabile relazioni esterne ed industriali della stessa società.
Gli arresti domiciliari sono stati disposti per Agostino Chiatto, dipendente della Sma, distaccato presso la segreteria di Passariello, e Antonio Tuccillo, amministratore e gestore di una delle società coinvolte nell’inchiesta che è stata condotta dalla Guardia di Finanza di Napoli, coordinata dai pm Henry John Woodcock ed Ivana Fulco.
Dalle indagini emerge uno scenario di appalti pilotati per favorire determinate imprese e mazzette in cambio del voto. Si tratta di un altro filone dell’inchiesta condotta dai pm Henry John Woodcock e Ivana Fulco sulla Sma Campania.
La Finanza ha eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari e un decreto di sequestro preventivo emessi dal Gio del Tribunale di Napoli, su richiesta della Procura, a carico di 9 persone. Tutte devono rispondere, a vario titolo, dei reati di corruzione, induzione indebita a dare o promettere utilità, turbata libertà degli incanti e del procedimento di scelta del contraente in pubblici appalti, finanziamento illecito dei partiti.
Ma gli inquirenti hanno scoperto anche quelli che appaiono come episodi di «illecita corresponsione di somme di denaro» per la campagna elettorale di un consigliere regionale, candidato alle Politiche del 2018 alla Camera dei Deputati. Il candidato era Luciano Passariello, ex consigliere regionale di Fratelli d’Italia, raggiunto da un’ordinanza di custodia in carcere per «induzione indebito».
In tre sono finiti in carcere, arresti domiciliari per altre due persone; per un altro è scattato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, ed obbligo di dimora per un’altra. Per altri due, imprenditori c’è il divieto temporaneo ad esercitare l’attività . È stato disposto il sequestro preventivo di 700 mila euro. La nota della Finanza ricorda che «i destinatari della misura” sono “presunti innocenti fino a sentenza definitiva».
(da La Stampa)

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PESTAGGIO DI FIRENZE, LETTA E RENZI DENUNCIANO IL SILENZIO DELLA MELONI

Febbraio 20th, 2023 Riccardo Fucile

“PENSANO AI RAVE E PEPPA PIG E NEANCHE UNA PAROLA CONTRO I VIOLENTI?”

Il silenzio del governo Meloni sul pestaggio avvenuto a Firenze diventa un caso politico.
I responsabili sono stati individuati e appartengono ad Azione studentesca. Da sabato, quando è avvenuta l’aggressione davanti al liceo Michelangiolo, nessun esponente dell’esecutivo ha condannato la violenza.
Questa mattina è intervenuto il segretario del Pd Enrico Letta che scrive su Twitter: “Un rave ha provocato un putiferio e una normativa di urgenza da parte del governo Meloni. Governo che mantiene il silenzio sull’inaccettabile pestaggio squadrista avvenuto davanti al Liceo Michelangelo di Firenze. Silenzio che se continua si fa complice”.
Renzi: “Attendo la condanna di Meloni”
Ma dalla premier nessuna parola. E Matteo Renzi va all’attacco: “In uno dei principali licei della città abbiamo dovuto assistere a un atto di violenza squallido e vigliacco compiuto da alcuni militanti di Azione Studentesca nei confronti di alcuni ragazzi del Collettivo di sinistra. La penso come Gabriele Toccafondi, Nicola Danti, Ivan Scalfarotto e Francesco Bonifazi che sono intervenuti sull’argomento a nome di Italia Viva. E anche io ringrazio per il senso civico la professoressa che è intervenuta per separare i ragazzi, augurandomi che i colpevoli siano chiamati a rispondere subito della loro violenza – scrive il leader di Iv nella sua enews – A distanza di 48 ore rimane una domanda esistenziale: perchè la stessa destra che interviene su tutto, da Peppa Pig alla scaletta di Sanremo, non ha sentito il bisogno di condannare senza se e senza ma quello che è avvenuto? Attendo con pazienza che esca l’agenzia di Giorgia Meloni o un suo delegato con la seguente frase: condanno la violenza dei ragazzi di Azione Studentesca e mi impegno a espellere dai movimenti giovanili di destra chi usa le mani anzichè il cervello. Troppo difficile?”, conclude.
(da agenzie)

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LO SCONTRO TRA MELONI E BERLUSCONI: I DUE NON SI PARLANO NEANCHE AL TELEFONO

Febbraio 20th, 2023 Riccardo Fucile

DOPO GLI SCAZZI SU SUPERBONUS E IL CASO MONTARULI, HANNO DATO MANDATO AGLI SHERPA PER SIGLARE UNA TREGUA PER EVITARE DI FAR ZOMPARE IL GOVERNO

C’è stato un momento, nel pieno dello scontro durissimo tra gli uomini di Forza Italia e i loro alleati di Fratelli d’Italia, in cui Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni si sono resi conto che era necessario tirare il freno. I due non si sono sentiti, nemmeno una telefonata, e questo la dice lunga sullo stato del loro rapporto personale, oltre che politico, ma hanno inviato i loro sherpa per siglare il cessate il fuoco.
Prima lo scontro sul Superbonus, su cui sono piovute minacce di «alzare barricate» da parte degli azzurri, poi il cortocircuito sul caso Montaruli, con le parole del deputato forzista Giorgio Mulè «male interpretate» dai Fratelli, che hanno risposto facendo arrivare ai giornali delle veline, dirette al deputato di Forza Italia, cariche di un astio che raramente è stato riservato agli avversari, figurarsi a un membro della stessa maggioranza.
Così, una dichiarazione dopo l’altra, lo scontro iniziava a prendere una china considerata da entrambe le parti pericolosa Ma ora serve una tregua. Meloni aveva già lanciato un segnale sul Superbonus, aprendo a modifiche in Parlamento. Gesto che aveva contribuito a fermare una nota di fuoco di Berlusconi in difesa del bonus edilizio. Quella nota è stata riposta nel cassetto sabato sera e ieri è stata interamente riscritta
Il Cav ha fatto di più, affidando ai social un messaggio per la dimissionaria Augusta Montaruli. Le esprime «vicinanza», il Cav, e ne apprezza il «gesto responsabile e meritorio» delle dimissioni .Gli sherpa della premier avevano chiesto ai forzisti di chiudere anche la questione Montaruli, dopo la lunga scia di insulti. Ma per dare un senso degli umori che covano sotto la cenere, i falchi di Forza Italia sogghignano: «Il presidente Berlusconi non sa nemmeno chi sia Montaruli. Ha scritto quel tweet, e non una nota, solo perché è un uomo di pace e questo serviva». Nessuno scommette più sulla durata di questo esecutivo. Sono stati sufficienti meno di quattro mesi.
(da “la Stampa”)

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MELONI VERSO KIEV PRONTA AD APRIRE SUI CACCIA ITALIANI

Febbraio 20th, 2023 Riccardo Fucile

MA AL GOVERNO DEI BOTTEGAI INTERESSA LA RICOSTRUZIONE PER FAVORIRE LE LOBBY ITALIANE

C’è un numero segreto e già vagliato in via riservata dai vertici dell’esecutivo: cinque.
Tanti potrebbero essere i caccia militari che Roma invierà in futuro a Kiev. Ma a patto di non essere i primi della lista dei “contributori”, per ragioni di opportunità politica.
E di dare l’impressione di essere quasi costretti a seguire l’onda lunga degli alleati, capitanati in questa fase dalla Gran Bretagna che spinge i partner verso un nuovo, decisivo, passo. L’apertura italiana arriverà già nelle prossime ore, quando Giorgia Meloni incontrerà Volodymyr Zelensky e la stampa nella capitale ucraina.
Non sarà l’Italia a mettersi alla testa della battaglia per inviare i caccia a Kiev, insomma. Per diverse ragioni. Intanto perché la presidente del Consiglio ospita nella sua maggioranza autentici fan di Vladimir Putin. E anche perché l’esecutivo è consapevole dei dubbi diffusi nell’opinione pubblica sulla prosecuzione del conflitto. Eppure, la premier non si opporrà se l’Occidente dovesse giungere a compiere questo passo.
Se altri Paesi dovessero davvero procedere con le prime spedizioni, allora l’Italia potrebbe accodarsi. Escluso che conceda i propri Eurofighter, la punta di diamante della nostra aeronautica e il modello più avanzato mai realizzato in Europa. Difficile anche che dia via libera agli F-35.
Semmai, il governo Meloni si orienterà sugli Amx (realizzati da un consorzio composto da Italia e Brasile). Oppure sui Tornado. Esiste già una stima di quanto l’Italia potrebbe fornire all’alleato ucraino: come detto, quattro o cinque caccia. Ovviamente preceduti dall’addestramento dei piloti ucraini, su cui gli alleati di Zelensky (Regno Unito in primis) dovranno investire nei prossimi mesi.
Nel frattempo, Meloni ragiona anche su una mossa completamente diversa. La premier sa bene che la corsa per la ricostruzione post-bellica è già partita. E sul ruolo preminente che giocheranno gli Stati Uniti in tale corsa nessuno dubita. In Europa, tuttavia, l’Italia si trova ad avere la Francia come principale antagonista.
Per bruciare sul tempo Macron la leader di Fratelli d’Italia intende lanciare nelle prossime ore l’idea di una conferenza internazionale per la ricostruzione dell’Ucraina, che l’Italia intende ospitare. È uno degli argomenti di cui parlerà col presidente ucraino. In questa chiave va letta la recente missione a Kiev del ministro per lo Sviluppo economico Adolfo Urso e del presidente di Confindustria Carlo Bonomi.
Focalizzarsi sul nodo della ricostruzione permette a Meloni anche di coprirsi sul fronte interno, ossia quello degli alleati di maggioranza
(da agenzie)

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SUPERBONUS E CONDANNA MONTARULI, IL SILENZIO DELLA RAI DI REGIME

Febbraio 20th, 2023 Riccardo Fucile

TG1 E TG2 DECIDONO DI NON PARLARNE, TELEGIORNALI SILENTI PER NON DISTURBARE CHI GOVERNA

Ci voleva il rassicurante video social di Giorgia Meloni per far tornare il Superbonus notizia d’apertura del Tg1. Non certo per raccontare la baruffa provocata dallo stop del governo alla misura, decisione che ha creato parecchi malumori anche in maggioranza, ma per trasmettere il segnale che finalmente l’operoso esecutivo sta riparando i danni dei 5S.
Dopo che sabato sera il Tg1 aveva derubricato lo scontro in maggioranza a un servizio a metà telegiornale, ieri l’edizione delle 13:30 ha subito dato conto delle parole della premier, intervenuta “per fare il punto sugli interventi del governo, a partire dal Superbonus, in un video in cui ricorda come la misura sia costata 2 mila euro a cittadino, con truffe per 9 miliardi e il bilancio pubblico a rischio”. Tutti dati che vengono presi per buoni, naturalmente. Anche del contesto politico resta poco o nulla, tanto che spariscono pure le lamentale di Forza Italia. Anzi, il governo è magnanimo: “Inizia domani a Palazzo Chigi il confronto con le parti sociali”.
E FI “sta preparando un maxi-emendamento a tutela di famiglie e imprese, ma senza sfasciare i conti pubblici”. Una gara di beneficenza. Non pervenuto in caso di Augusta Montaruli, la sottosegretario dimessasi per la condanna per peculato. Forza Italia e FdI litigano, ma il tele-spettatore ne è all’oscuro. E va così anche al tg delle 20, con Montaruli sparita dal notiziario mentre del Superbonus resta solo la voce della premier.
Non fa meglio il Tg2. Ieri, nell’edizione delle 13:30, il telegiornale apre con “l’intervento del (sic) presidente del Consiglio Giorgia Meloni”. Anche qui la chiave è solo positiva: l’incontro “con banche e associazioni di categoria” è necessario perché, come spiega la destra, “molte aziende rischiavano il tracollo”.
Passa il messaggio che sia una salvifica toppa del governo Meloni a un oggettivo disastro del governo Conte. Draghi? Solo un passacarte. Ignorato, come Monteruli.
(da il Fatto Quotidiano)

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PROFESSIONISTI A 1.000 EURO AL MESE: STIPENDI DA FAME PER I GIOVANI LAUREATI E ISCRITTI AGLI ORDINI

Febbraio 20th, 2023 Riccardo Fucile

LO SFRUTTAMENTO NON COLPISCE SOLTANTO CHI E’ POCO QUALIFICATO

Professionisti pagati come rider: giovani che dopo anni di studio lavorano dieci ore al giorno per portare a casa a malapena mille euro al mese. Tra le vittime del mercato del lavoro italiano, un far west di bassi salari e zero tutele che costringe ogni anno migliaia di ragazzi e ragazze a emigrare, non ci sono solo i precari con poche competenze, i lavoratori schiavizzati dei call center o gli over 50 disoccupati, ma anche architetti, ingegneri, avvocati, psicologi, giornalisti: trentenni sfruttati, retribuiti saltuariamente e poco, nonostante la laurea e l’appartenenza a un Ordine professionale.
Secondo Confprofessioni è scattato «un serio campanello d’allarme per l’occupazione giovanile, e in particolare per la libera professione che fatica ad attrarre giovani neolaureati, ponendo un’ipoteca sulla tenuta del sistema previdenziale».
Alla base c’è un problema salariale. L’Italia detiene una quota di giovani in possesso di laurea specialistica pari al 16,5%, non distante dalla media europea (18,5%) e superiore a quella di Germania, Svezia, Regno Unito. Eppure il reddito medio annuale dei professionisti è poco superiore a quello dei lavoratori che fanno le consegne. I redditi medi di chi aderisce alla flat tax, la maggior parte nella fascia tra 25 e 44 anni, si muovono tra i 12 e i 16 mila euro l’anno.
Al Nord chi è in regime agevolato guadagna mediamente 14.561 euro e al Sud 12.369. Il divario tra uomini e donne è di tremila euro. L’Aiga, l’associazione dei giovani avvocati, denuncia che i neo iscritti all’albo guadagnano tra i 700 e i 1.500 euro. Per Almalaurea, a cinque anni dalla laurea il reddito di un architetto è di 1.188 euro al mese. Cifre che rappresentano una goccia nel mare degli incassi degli iscritti agli ordini, il cui reddito complessivo vale oltre 40 miliardi di euro.
Finti autonom
Spesso questi ragazzi prestano servizio per studi di colleghi affermati e navigati senza essere retribuiti quanto dovrebbero. Di solito il giovane professionista ottiene “ospitalità” da uno studio e viene pagato come collaboratore con partita Iva solo per i lavori che trova o che vengono proposti all’ufficio. Una “consulenza” senza contributi previdenziali, malattia e disoccupazione. Gli under 35 che nel 2022 hanno aperto una partita Iva sono 250 mila. Dopo il lockdown e la crisi innescata dal Covid però qualcosa è cambiato. I giovani non sono più disposti a essere sfruttati, e chi decide di non emigrare rifiuta paghe da fame e magari cambia mestiere.
L’equo compenso
Che fine hanno fatto i minimi tariffari? Sostanzialmente sono stati smantellati dalle liberalizzazioni Bersani del 2006, un decreto che doveva assicurare maggiore trasparenza e costi più bassi per i consumatori e invece è stato aggirato dalle grandi imprese che hanno la forza di imporre la parcella.
Un paio di settimane fa l’aula della Camera ha dato il via libera all’unanimità a un provvedimento sull’equo compenso, ricalcando il testo depositato in Parlamento la scorsa legislatura. Il disegno di legge, ora all’esame del Senato, stabilisce come determinare compensi proporzionati nei confronti dei professionisti che lavorano con la Pubblica amministrazione, banche, assicurazioni e imprese con oltre 50 dipendenti o più di 10 milioni di ricavi.
Si tratta di una proposta valutata positivamente dagli ordini che però chiedono di estendere le nuove regole sulle prestazioni professionali a una platea più vasta.
La presidente dell’Ordine degli architetti di Torino Maria Cristina Milanese commenta così le misure approvate a Montecitorio: «L’applicazione va ampliata a tutti i tipi di committenti per ridare dignità al lavoro degli architetti che, dopo l’abolizione delle tariffe, hanno visto i compensi ridursi in modo ingiustificato, fino ai paradossali episodi di gare che prevedevano la prestazione gratuita da parte dei professionisti».
(da La Stampa)

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L’INSEGNANTE PRECARIA EMIGRATA AD ABU DHABI: “QUI GUADAGNO IL DOPPIO”

Febbraio 20th, 2023 Riccardo Fucile

“HO ANCHE I BENEFIT, L’ASSICURAZIONE SANITARIA E UN CONTRIBUTO PER L’ALLOGGIO”

Annalisa Marangoni ha 42 anni e abitava a Costabissara in provincia di Vicenza. Parla tre lingue ed è interprete e traduttrice. Faceva l’insegnante nella scuola italiana ma adesso è emigrata ad Abu Dhabi. Insegna italiano ai bambini, in lingua inglese, in una scuola internazionale.
«Guadagno il doppio qui rispetto alla scuola italiana. 4 mila euro al mese più benefit: appartamento, assicurazione sanitaria e visto lavorativo».
Per un monolocale paga 1.200 euro. La benzina è a 90 centesimi al litro mentre una pizza margherita si paga 12 euro.
Mentre con 50 euro il taxi la porta in giro per tutta Dubai.
«È molto difficile entrare. Ci sono limitazioni, chiedono il police check, il certificato giudiziale per verificare la fedina penale. Poi ho fatto tre colloqui, ovviamente tutti in lingua inglese», dice oggi in un’intervista a Repubblica. «Ho dovuto tradurre e validare la mia laurea in Scienze della mediazione linguistica. Ora insegno alla Italian International School, una scuola privata, la più grande degli Emirati Arabi. Io insegno italiano, che sarebbe la loro lingua straniera».
Marangoni dice che negli Emirati si trova benissimo: «Ho il mare a 45 minuti e poi ci sono tanti centri commerciali. Il vino è vietato: niente spritz. Non so cosa darei per un Prosecco. Per il resto, ogni tanto vado a farmi i safari nel deserto o le cene a casa di qualche amico».
E spiega le differenze con la scuola italiana: «È vietatissimo essere severi con i bambini. In ogni classe ci sono le telecamere, per controllare l’atteggiamento dell’insegnante. Se sgarri, vieni segnalato o sospeso». Infine dice che la sua esperienza la consiglierebbe a chiunque: «Qui il lavoro di insegnante viene pagato nel modo giusto. Il problema è che, a un certo punto, bisogna tornare in Italia perché dopo i 65 anni non concedono più il visto. Lì gli anziani non li vogliono».
(da Open)

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LA VISITA LAMPO DI BIDEN A KIEV PER L’ANNIVERSARIO DELLA GUERRA

Febbraio 20th, 2023 Riccardo Fucile

ERA ATTESO A VARSAVIA, MA E’ ARRIVATO IN TRENO A KIEV SPIAZZANDO TUTTI

È stata una visita lampo quella del presidente degli Usa Joe Biden Kiev. L’inquilino delle Casa Bianca era a arrivato a sorpresa nella capitale ucraina, per la prima volta dall’inizio della guerra, e lì ha incontrato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Nelle scorse ore Biden era atteso a Varsavia, ma erano forti le voci che prevedevano una sua visita a Kiev a soli quattro giorni dal primo anniversario della guerra per ribadire il sostegno statunitense «finché sarà necessario» all’Ucraina.
Sul proprio canale Telegram, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, aveva dato il benvenuto a Biden. «La tua visita è un segno di supporto estremamente importante per tutti gli ucraini». A Zelensky aveva fatto eco l’inquilino della Casa Bianca, annunciando altri 500 milioni di dollari di aiuti all’Ucraina, che comprendono munizioni e artiglieria, e facendo sapere che nel corso di questa settimana gli Stati Uniti imporranno nuove sanzioni alla Russia e alle sue aziende.
«Putin ha lanciato la sua invasione quasi un anno fa, pensava che l’Ucraina fosse debole e che l’Occidente fosse diviso. Pensava di poter avere le meglio su di noi. Ma si sbagliava di grosso», ha ribadito Biden. Dal suo canto Zelensky ha reso noto di aver discusso con il presidente Usa di armi a lungo raggio.
La conferenza stampa
«Oggi i nostri negoziati sono stati molto fruttuosi e importanti», ha dichiarato Zelensky nella conferenza stampa congiunta. «Speriamo che quest’anno 2023 diventi un anno di vittoria», ha aggiunto, parlando di una «visione comune» tra Usa e Ucraina. Visione – dichiara Biden – condivisa non solo da Washington e Kiev, ma da molti altri Stati. «Abbiamo costruito un’alleanza in tutto il mondo – ha detto l’inquilino della Casa Bianca – circa 50 Paesi hanno aiutato l’Ucraina a difendersi, abbiamo unito le democrazie del mondo». I due leader hanno poi menzionato l’imminente primo anniversario della guerra, scoppiata il 24 febbraio 2022 con l’invasione da parte della Russia. Zelensky ha definito «simbolica» la scelta di tempo di Biden, così come quella della sua visita a Washington di dicembre. Di entrambi gli incontri si vedranno i risultati sul campo, ha aggiunto il leader di Kiev, ringraziando il suo omologo per gli aiuti in arrivo. «So che ci sarà un pacchetto molto importante di sostegno all’Ucraina e servirà come chiaro segnale che il tentativo della Russia non avrà risultato, e riusciremo a difendere le nostre città con una vittoria», ha dichiarato Zelensky. Dall’inizio della guerra, gli Usa hanno donato all’Ucraina 30 miliardi in aiuti.
«La Russia deve assumersi la responsabilità della sua aggressione e rimborsare i danni causati – ha aggiunto Zelensky – crediamo che non ci sia alternativa alla creazione di un tribunale speciale». Biden ha ricordato le difficoltà di Mosca nel corso del conflitto.
«La Russia voleva cancellare l’Ucraina dalle mappe ma sta fallendo», ha dichiarato. «L’esercito russo sta perdendo i territori una volta occupati, i soldati stanno scappando non solo dall’esercito ma dalla Russia stessa. Noi siamo rimasti uniti, la Nato è rimasta insieme, Putin non ci ha diviso, pensava di poterci sconfiggere ma credo che ora non lo pensi più… solo Dio sa cosa sta pensando», ha aggiunto.
Il viaggio segreto di Joe Biden
Fino a pochi minuti prima della visita, nessuno sapeva con certezza se Biden sarebbe effettivamente arrivato a Kiev. Per motivi di sicurezza, l’incontro è rimasto segreto fino all’ultimo.
Il presidente degli Usa – spiega il New York Times – ha lasciato Washington senza preavviso sabato sera dopo aver cenato in un ristorante della città con la moglie Jill. La Casa Bianca aveva emesso un programma per la giornata di oggi che non corrispondeva al vero. Secondo i piani comunicati, Biden sarebbe dovuto partire questa sera. In realtà, l’aereo del presidente è partito alle 4.15 di domenica mattina, quando in Italia erano le 10.15. Ai giornalisti che hanno seguito il viaggio, poi, non è stato permesso di portare dispositivi personali, mentre le fonti della Casa Bianca hanno smentito varie volte la possibilità di una visita a Kiev. Una volta raggiunta la Polonia, Biden ha viaggiato per circa 10 ore in treno fino a raggiugere la capitale ucraina.
Le indiscrezioni sull’incontro
A diffondere l’indiscrezione erano stati inizialmente alcuni media ucraini a cui sono seguite le conferme dei reporter presenti a Kiev. Su Twitter si erano moltiplicate le immagini che mostrano le vie della città deserte, sostenendo che fossero state chiuse al traffico e ai pedoni proprio in vista della visita dell’inquilino della Casa Bianca. Per di più, si rincorrevano rumor secondo i quali il ministro degli esteri ucraino Dmytro Kuleba avrebbe annullato tutti gli impegni di oggi. Inoltre, pare che lo spazio aereo sopra Kiev sia stato bloccato, mentre aerei statunitensi sono stati segnalati in movimento sul confine polacco-ucraino fin da questa mattina. Il tutto fino alla comparsa di materiale fotografico che ritrae il leader Usa – con una vistosa cravatta gialloblu – assieme al suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky nei pressi del monastero di San Michele di Kiev mentre nella capitale ucraina risuona una sirena antiaerea.
(da Open)

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BIDEN A KIEV ACCANTO A ZELENSKY: “IL NOSTRO SOSTEGNO E’ INCROLLABILE, LA DEMOCRAZIA VINCERA'”

Febbraio 20th, 2023 Riccardo Fucile

VISITA A SORPRESA DEL PRESIDENTE USA AL POPOLO UCRAINO: “PUTIN PENSAVA CHE L’OCCIDENTE FOSSE DIVISO? SI E’ SBAGLIATO”

Arrivato a sorpresa a Kiev nei giorni che precedono l’anniversario dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, il presidente americano Joe Biden ha tenuto un breve discorso al fianco del suo omologo Volodymyr Zelensky.
Ecco il testo integrale diffuso dalla Casa Bianca:
Mentre il mondo si prepara a celebrare l’anniversario della brutale invasione dell’Ucraina da parte della Russia, oggi sono a Kiev per incontrare il Presidente Zelensky e riaffermare il nostro impegno incrollabile e senza riserve per la democrazia, la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina.
Quando Putin ha lanciato la sua invasione quasi un anno fa, pensava che l’Ucraina fosse debole e che l’Occidente fosse diviso. Pensava di poterci battere. Ma si sbagliava enormemente.
Oggi, a Kiev, incontrerò il Presidente Zelensky e la sua squadra per un’ampia discussione sul nostro sostegno all’Ucraina. Annuncerò un’altra consegna di equipaggiamenti indispensabili, tra cui munizioni d’artiglieria, sistemi anti-carro e radar di sorveglianza per aiutare a proteggere il popolo ucraino dai bombardamenti aerei. E vi comunico che nel corso della settimana annunceremo ulteriori sanzioni contro le élite e le aziende che stanno cercando di eludere o di finanziare la macchina da guerra della Russia. Nell’ultimo anno, gli Stati Uniti hanno costruito una coalizione di nazioni dall’Atlantico al Pacifico per aiutare a difendere l’Ucraina con un sostegno militare, economico e umanitario senza precedenti – e questo sostegno continuerà.
Sono felice di recarmi in Polonia per incontrare il Presidente Duda e i leader dei nostri paesi alleati del versante orientale, e per parlare di come gli Stati Uniti continueranno a mobilitare il mondo per sostenere il popolo ucraino e i valori fondamentali dei diritti umani e della dignità della Carta delle Nazioni Unite che ci uniscono in tutto il mondo.
Il presidente Biden è ripartito alla volta della Polonia dove incontrerà il premier Mateusz Morawiecki e il presidente Duda.
Giorgia Meloni sarà, invece oggi pomeriggio in Polonia e molto probabilmente domani a Kiev.
(da agenzie)

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