Luglio 19th, 2023 Riccardo Fucile
IL MAGISTRATO ANTIMAFIA: “LA FORZA DEI CLAN IN ITALIA E’ IL RAPPORTO CON LA POLITICA”
Oggi 19 luglio si commemora Paolo Borsellino nel pieno della
discussione della riforma della Giustizia voluta da ministro Nordio. Dottor Nino Di Matteo, che aria si respira?
“Un’aria da una parte particolarmente infuocata e dall’altra insidiosa perché poco decifrabile. Tutti fanno a gara per rivendicare la possibilità di fare memoria o, addirittura, appropriarsi della memoria di Paolo Borsellino. Di fatto ci sono sicuramente cittadini, studenti, giovani e associazioni come le Agende Rosse animati dalla voglia di verità e giustizia. Spero che lo siano anche tutti gli altri. Temo che non lo siano coloro che attaccavano Falcone e Borsellino in vita definendoli politicizzati, protagonisti e in cerca di vantaggi di natura politica oppure definendoli sceriffi. Sono quelli che oggi utilizzano le stesse armi e lo stesso argomentare nei confronti di alcuni magistrati, tentando di contrapporre l’esempio di Falcone e Borsellino – che hanno denigrato – all’azione dei magistrati che vogliono esercitare autonomamente il proprio ruolo. L’aria è questa”.
Attraversiamo un momento difficile?
“Un momento difficile proprio perché mentre si rivendica anche da parte di autorevoli esponenti politici e di governo il diritto di commemorare Paolo Borsellino – e ci mancherebbe altro – dall’altra parte si continua a ignorare quello che fu un grido di dolore di Paolo Borsellino, alcuni anni prima di morire, quando nel momento in cui veniva interpellato sulla gravità dei rapporti tra mafia e politica disse che il dramma di questo Paese è che se non c’è reato, se non c’è la possibilità di far valere la responsabilità penale, non scatta nessun altro tipo di responsabilità, politica anche per comportamenti gravi e accertati”.
Qualcuno lo chiama garantismo…
“Ogni volta che emerge una contiguità maggiore la politica reagisce sempre affermando che bisogna aspettare la sentenza definitiva dei giudici ma è proprio questo il dramma di cui parlava Borsellino: la responsabilità giuridica è una cosa (e risponde al principio di non colpevolezza fino a sentenza definitiva) ma quella politica dovrebbe scattare prima e a prescindere, sulla base di fatti già accertati. Io credo che quello che continua ad accadere nel nostro Paese sia la più clamorosa smentita all’auspicio di Borsellino”.
Il governo però dice di ispirarsi proprio a Borsellino…
“Ci sono state situazioni, anche negli ultimi mesi, che hanno riguardato non solo le riforme ma anche annunci di riforme che sono stati più volte esternati, in particolare dal ministro Nordio, in senso diametralmente opposti rispetto a quello che Borsellino e Falcone auspicavano. Quando si parla di concorso esterno come un reato evanescente, come ha recentemente detto Nordio, si finge di dimenticare che fu Borsellino con Falcone a utilizzare quello strumento per indagare Ciancimino. Si finge di dimenticare che la vera forza della mafia è creare, mantenere e alimentare rapporti con la politica. Si finge di dimenticare che politici come Dell’Utri e Cosentino sono stati e continuano a essere colpiti con lo strumento del concorso esterno”.
E sulle intercettazioni?
“Quando si dice, com’è stato detto dal ministro Nordio, che non servono a nulla perché i mafiosi non parlano al telefono si ignora o si finge di ignorare una realtà che negli ultimi anni ha visto la gran parte dei processi di mafia alimentarsi attraverso l’utilizzo delle intercettazioni”.
Si rischia un indebolimento dell’azione antimafia?
“Noi abbiamo una legislazione antimafia che il resto del mondo ci invidia, che molti Stati Ue e extra Ue vorrebbero copiare. Il paradosso è che quegli strumenti oggi in Italia vengono sempre più messi in discussione. E se l’andazzo continua a essere questo non mi stupirei se nei prossimi anni verrà messo in discussione altro, come il 41 bis o l’istituto dei collaboratori di giustizia. Per capire il momento che stiamo vivendo dal punto di vista delle riforme approvate o annunciate bisogna guardare a quello che è accaduto negli ultimi anni e quello che può accadere nei prossimi anni. Questo mi preoccupa perché non mi sembra che – tranne poche e lodevoli eccezioni – dal punto di vista dell’opposizione politica ci sia approfondita sensibilità e conoscenza di questi pericoli. Sono tendenze che si sono manifestate già con la riforma Cartabia e con la riforma Nordio rischiano di consolidarsi per assenza di una possibilità e capacità di spiegare bene ai cittadini quali siano i rischi che si corrono”.
Marina Berlusconi ha dipinto il padre come “un perseguitato”. Che ne pensa?
“Alcune cose sento il dovere di dirle: la prima è che più si vanno delineando i progetti di riforma del ministro Nordio più mi sembra che vadano nel senso dell’attuazione del programma fondativo di Forza Italia. Questo governo a mio avviso rischia di portare a termine una serie di progetti di riforma che nemmeno i governi Berlusconi sono riusciti a portare a compimento. La seconda cosa che voglio dire è che andrebbe ricordato comunque un dato consacrato in una sentenza definitiva, quella che ha condannato Marcello Dell’Utri: Berlusconi tramite Dell’Utri stipulò nel 1974 un patto di “reciproca protezione” con Cosa nostra. Patto mantenuto secondo la sentenza almeno fino al 1992 e che ha comportato che ogni anno Berlusconi con le sue imprese versasse centinaia di milioni di lire nelle casse di Cosa nostra che in quegli anni uccise Chinnici, Falcone, Borsellino, Mattarella, Dalla Chiesa e organizzò stragi. Fa una certa impressione constatare che questo dato consacrato in sentenza sia ignorato da buona parte dei cittadini a causa di un’informazione che è stata nelle migliore delle ipotesi carente. La terza cosa che mi sento di dire è che mi auguro che i colleghi che oggi sono additati come persecutori politici vengano difesi nella loro onorabilità personale e professionale da chi ha il dovere di difenderli e tutelarne la reputazione e l’autonomia, mi riferisco non soltanto all’Anm ma anche al Csm che ha il dovere di tutelare ogni singolo magistrato dagli attacchi alla sua libera determinazione che provengono dall’esterno e dall’interno della magistratura”.
(da La Notizia)
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Luglio 19th, 2023 Riccardo Fucile
ORA I LEGAMI TRA MAFIA E POLITICA NON INDIGNANO PIU’
Oggi ricorre l’anniversario della morte di Paolo Borsellino e dei poliziotti che erano con lui in via D’Amelio: Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina ed Emanuela Loi, una delle primissime donne assegnate a un servizio di scorta.
Il nostro paese non attraversa un buon momento e in alcune componenti anche istituzionalmente rilevanti tende – al di là della retorica commemorativa – a dimenticare perché sono morte le vittime della strage di via d’Amelio e le altre vittime di mafia. Sono morte perché la mafia le ha uccise, ovviamente; ma soprattutto perché credevano che fosse possibile un’Italia migliore e per questo obiettivo si sono sacrificate.
Ora se c’è una cosa che sfregia il nostro Paese è l’eclissi della questione morale.
Un tempo, tutte le volte che accadeva qualcosa di riconducibile ad un caso di trasformazione della politica in lobby d’affari o di contaminazione fra apparati dei partiti e mondo affaristico-economico, ci si indignava. Oggi non più.
Per questo si parla di eclissi della questione morale. Ed è un problema non di poco conto, posto che di quella trasformazione o contaminazione sono figli primogeniti il clientelismo e varie forme di illegalità, dalla corruzione alle collusioni con la mafia.
Dunque la questione morale è in crisi. Di fatto è stata accantonata. Non è (anche se qualcuno cerca di farlo credere) una pruderie di benpensanti, ma una grande questione democratica e istituzionale: per la decisiva ragione che un sistema intriso di clientelismo ed illegalità, di corruzione e di rapporti con la mafia è l’emblema del prevalere dell’interesse privato sull’interesse pubblico.
Per contro, va scomparendo persino, in quanto imbarazzante, l’evocazione di ogni questione posta dal rapporto tra etica e politica.
Il vecchio rilievo machiavellico secondo cui gli Stati non si governano con i pater noster fa, evidentemente, premio sul pensiero dei nostri maestri – da Norberto Bobbio in poi – secondo i quali la corruzione è priva di giustificazioni politiche e, come il tiranno resta tiranno, così il corrotto – come il colluso con la mafia – resta corrotto o colluso, a prescindere dalle sue capacità, dalla sua posizione sociale e dai suoi successi.
Ma siamo anche il paese di Luigi Pirandello, del “Così è (se vi pare)”, dell’ “Uno nessuno e centomila” e via seguitando. Solo che Pirandello era un genio della drammaturgia, mentre chi oggi confonde e mescola le carte perché non emerga mai qualsivoglia specie di responsabilità per fatti anche gravi, è un campione della “neolingua” di stampo orwelliano, se non di idee che rasentano l’assurdo e le ipotesi dell’irrealtà.
Sullo specifico versante dei rapporti fra malaffare e politica, di fatto la questione morale sembra non solo accantonata ma addirittura cancellata. Periodicamente vi sono inchieste che offrono “in presa diretta” (mediante l’intercettazione telefonica o ambientale di conversazioni che definire inquietanti è davvero un eufemismo) uno spaccato sconvolgente di un mondo opaco, popolato di personaggi che la questione morale non sanno neppure cosa sia, sempre pronti come sono a barare essi stessi o a trescare con uomini di malaffare mafiosi compresi. E quelli che si indignano sono sempre di meno: invece del “profumo di libertà”, invocato da Paolo Borsellino poco prima della sua morte, sale il puzzo del compromesso e della normalizzazione.
Ecco, su tutte queste cose sarebbe bene riflettere anche ricordando Borsellino e le altre vittime di via D’Amelio, invece di essere costretti a tamponare le incredibili performance di Carlo Nordio sul concorso esterno in associazione mafiosa.
Gian Carlo Caselli
(da ilfattoquotidiano.it)
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Luglio 19th, 2023 Riccardo Fucile
“VOTEREMO LA SFIDUCIA A SANTANCHE'”… “QUALCUNO SE NE VA DAL PD? A ME INTERESSA CHI STA ARRIVANDO”
La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein annuncia la
lotta sul salario minimo. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera Schlein assicura che anche se il provvedimento verrà bocciato in parlamento il partito avvierà una raccolta firme in tutto il paese. Anche perché il 75% degli italiani è favorevole.
«È inaccettabile che la destra volti la faccia da un’altra parte. Il salario minimo è una misura su cui le opposizioni hanno unito le forze per chiedere che non si scenda sotto i 9 euro l’ora. Altrimenti è sfruttamento e non può essere legale».
Schlein critica la maggioranza e il governo Meloni: «L’emendamento soppressivo non è un dispetto a noi. Vuol dire calpestare i diritti di tre milioni e mezzo di lavoratrici e lavoratori che, dai dati Istat, sono poveri anche se lavorano».
L’alternativa alla destra
Schlein nel colloquio con Monica Guerzoni risponde anche a una domanda sull’alternativa alla destra da costruire con Giuseppe Conte e il M5s: «A me ora interessa rilanciare il Pd. Dopo il congresso siamo impegnati a ricostruire una identità chiara, coerente e a ricostruire una credibilità della nostra proposta. Poi continuiamo a essere molto unitari e a cercare convergenze con le altre forze che sono interessate a costruire l’ alternativa alla destra. Al salario minimo possono seguire le battaglie per la sanità pubblica e l’attuazione del Pnrr, occasione irripetibile per l’ammodernamento del Paese. Purtroppo rischiamo di perdere le risorse». E su Daniela Santanchè sostiene: «Le abbiamo chiesto di dimettersi. In Aula ha dichiarato cose false. Non è accettabile. Quando la mozione arriverà voteremo a favore».
Il riposizionamento nel Pd
Infine, Schlein nega che lo spostamento dell’asse del partito a sinistra abbia provocato fratture: «A me sembra invece che il Pd, dalla Direzione nazionale, stia dando una bella dimostrazione di unità. Sulle campagne dell’estate militante, sanità, casa, lavoro, politiche industriali, clima, Pnrr e autonomia differenziata, il partito è unito e compatto. Rispetto le legittime scelte di riposizionamento di persone che fanno parte della classe dirigente. Ma mi interessa soprattutto chi nel Pd sta arrivando».
(da agenzie)
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Luglio 19th, 2023 Riccardo Fucile
ALLA BASE DI QUESTO FILONE C’È LA DENUNCIA DI UN’EX DIPENDENTE DI VISIBILIA EDITORE, FEDERICA BOTTIGLIONE, MESSA UFFICIALMENTE IN CASSA COVID A ZERO ORE MENTRE CONTINUAVA A LAVORARE
Il romanzo giudiziario che riguarda la senatrice di Fratelli d’Italia nonché ministro del Turismo Daniela Santanchè si arricchisce di un nuovo capitolo e di un nuovo reato: truffa aggravata ai danni dello Stato. Questo in relazione ai dipendenti di Visibilia messi in cassa integrazione a zero ore in tempi di emergenza Covid e pagati dallo Stato con gli aiuti pubblici
Per quel che risulta al Fatto il fascicolo, definito molto complesso, è da tempo sul tavolo del procuratore aggiunto di Milano Laura Pedio ed è seguito dalla Guardia di Finanza del capoluogo lombardo. In questo momento si trova in una fase in cui, pur ipotizzato il reato, non vi sono ancora iscrizioni di persone.
La Santanchè, dunque, non lascia e non solo raddoppia ma fa tris. Se nei primi due casi il ministro, come ex amministratore del disastrato gruppo editoriale-pubblicitario Visibilia, risulta indagata per bancarotta e falso in bilancio, nel terzo caso la truffa aggravata risulta contro ignoti. Ma, viene spiegato, è solo questione di tempo per passare al modello 21 con indagati.
Alla base di questo filone c’è la denuncia di un’ex dipendente, Federica Bottiglione, con funzioni apicali in Visibilia Editore: era investor relator officer, il dirigente incaricato di redigere e gestire le comunicazioni ufficiali obbligatorie della società quotata al mercato, alla Borsa e alla Consob.
Bottiglione, ufficialmente in cassa Covid a zero ore da marzo 2020 a novembre 2021 – grazie agli aiuti Inps –, continuava invece a lavorare per l’azienda, all’epoca ancora controllata da Santanchè come azionista di maggioranza (48,6%) e presidente, già allora senatrice di Fratelli Italia e oggi anche ministra del Turismo nel governo di Giorgia Meloni. È la stessa dipendente di Visibilia che ha svolto mansioni da assistente parlamentare al Senato per la Santanchè dal 2018 al 2019 e per Ignazio La Russa, oggi presidente di Palazzo Madama, dal 2019 al 2021.
Le ammissioni della “furbata”, del resto, sono note da tempo. Compresa quella di pagare lo stipendio intero, benché formalmente decurtato, ricorrendo a finti rimborsi spese chilometrici durante la prima ondata della pandemia nel quale tutta Italia era ferma per il lockdown.
Santanchè, presidente di Visibilia Editore, il 20 aprile 2020 aveva fatto deliberare al consiglio di amministrazione “di mantenere invariato l’organico, ma di ricorrere allo strumento della cassa integrazione in deroga, con diversi regimi per il personale, dal 2 marzo 2020 e per le successive nove settimane, per equilibrare, parzialmente, l’assenza degli incassi storici”.
Come evidenziato da Bottiglione in una causa di lavoro avviata al tribunale di Roma contro la sua ex azienda, Visibilia Editore avrebbe anche compilato, a sua insaputa, le autocertificazioni Inps e le avrebbe consegnato con ritardi di mesi le buste paga.
Alle sue continue richieste di regolarizzazione, manager di Visibilia Editore le avrebbero chiesto di tacere. Il tutto emerge da alcune telefonate, tra le quali una conference call del 12 novembre 2021 alla quale parteciparono alcuni manager di Visibilia tra i quali Dimitri Kunz, compagno di Santanchè.
A Bottiglione che lamentava i rischi di finire coinvolta inconsapevolmente in un reato, Kunz rispondeva: “Anche M., sta qua davanti a me… è a zero ore. So’ tutti a zero ore… te ti sei messa in regola e però magari hai messo in difficoltà l’azienda, bastava ne parlassi con noi e non avremmo avuto problemi… adesso, è chiaro, non è che possiamo renderli all’Inps perché sarebbe come ammettere…”.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Luglio 19th, 2023 Riccardo Fucile
IL QUOTIDIANO PARIGINO DENUNCIA I DANNI CAUSATI “DALL’ESPLOSIONE DEL TURISMO” E SCRIVE CHE “I QUARTIERI SPAGNOLI, DOVE FIORIVANO LA PROSTITUZIONE, IL CONTRABBANDO E TRAFFICI VARI SONO ORMAI SATURI DI BED AND BREAKFAST, NEGOZI DI SOUVENIR, APPARTAMENTI IN AFFITTO SU AIRBNB”
Napoli in prima pagina oggi su Le Monde. “Napoli, il timore di
una seconda Barcellona”, titola il quotidiano parigino, puntando i riflettori su quello che viene presentato come “un simbolo dell’esplosione del turismo e della gentrificazione che sta travolgendo Napoli: i quartieri spagnoli, vicini al porto, dove fiorivano la prostituzione, il contrabbando e traffici vari – avverte Le Monde – sono ormai saturi di bed and breakfast, negozi di souvenir, appartamenti in affitto su Airbnb. Parte degli abitanti teme di vedere la città diventare una seconda Barcellona, sottratta alle classi popolari, asettica e mercificata”.
Il quotidiano parigino, osserva, tra l’altro, che nei bar dei quartieri spagnoli ormai si “servono Aperol Spritz a portar via, un cocktail del grande nord veneziano sbarcato a Napoli, come una forma di unità d’Italia dettata dai desideri espressi dai visitatori stranieri”.
Sul fronte degli amministratori, sottolinea Le Monde, “l’esplosione del turismo con un numero di visitatori annuali passato da 3,2 milioni nel 2017 a 12 milioni nel 2022, per 3 milioni di abitanti, viene percepita, malgrado i rischi che comporta, come un rinascimento. Eclissa i brutti ricordi associati alla grave crisi dei rifiuti negli anni 2000 e alla violenza mafiosa raccontata in Gomorra, il libro best seller mondiale del giornalista Roberto Saviano (2006)”.
Lo stesso presidente, Emmanuel Macron, ha espresso più volte il suo amore per il capoluogo campano, una città che gli ”è molto cara”, forse perchè è stato grazie al teatro di Eduardo de Filippo che conobbe la sua ex insegnante ed attuale moglie, Brigitte Macron, ai tempi di scuola.
(da agenzie)
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Luglio 19th, 2023 Riccardo Fucile
IL DECESSO A ROMA DOPO UNA BREVE E FULMINANTE MALATTIA
È morto questa mattina a Roma in ospedale, dopo una breve fulminante malattia il giornalista, sceneggiatore, autore Andrea Purgatori, classe 1953. La notizia è stata data dai figli Edoardo, Ludovico, Victoria e dalla famiglia rappresentata dallo studio legale Cau.
Per anni al Corriere della Sera dove si è occupato di terrorismo, intelligence, criminalità, si dedicò tra l’altro con tenacia alla strage di Ustica del 1980. Autore di reportage, ha condotto con successo su La7 Atlantide. Docente di sceneggiatura, consigliere degli autori, tra i suoi ultimi lavori la partecipazione al docu Vatican Girl sul caso di Emanuela Orlandi.
“Una mente brillante – sottolineano i familiari distrutti dal dolore – che ricordiamo recentemente nella trasmissione di La 7 Atlantide dove era autore e conduttore e in tempi più remoti come inviato in zone di guerra e autore delle più importanti inchieste giudiziarie italiane, poi ancora autore e sceneggiatore di tanti film e fiction televisive tra cui Il muro di gomma, Fortapasc e Il giudice ragazzino
Le reazioni
Tante le reazioni, a partire da Corrado Guzzanti. “È morto Andrea Purgatori, uno dei miei amici più cari – scrive l’attore sul suo profilo Instagram – Grande giornalista, grande autore, compagno di molte follie come Il caso Scafroglia, Fascisti su Marte e Aniene. Un abbraccio a tutti quelli che gli hanno voluto bene, e sono tantissimi”.
‘Ciao Andrea’. Così, con un post su Instagram Enrico Mentana, direttore di TgLa7, saluta il suo collega Andrea Purgatori. Purgatori è stato autore e conduttore della trasmissione Atlantide in onda su La7.
Andrea Purgatori è “un esempio da additare a tutti i giovani che si avvicinano con autentica curiosità e passione al fondamentale mestiere dell’informazione”: lo sottolinea in una nota l’Anpi, salutando “con grande dolore” un “giornalista di enormi qualità umane, civili e professionali” che “ha contribuito con le sue inchieste a fare verità sui tanti, troppi misteri italiani, la strage di Ustica in primis”. “Ciao Andrea e grazie di cuore”, conclude l’Associazione dei partigiani.
“Voglio esprimere anche a nome di tutta la comunità democratica il mio profondo cordoglio per l’improvvisa scomparsa di Andrea Purgatori, grande giornalista che ha legato il proprio nome a importanti inchieste sul terrorismo e la criminalità. Ricordo la passione civile e la costanza con le quali ha seguito per 43 anni, fino alla fine, le indagini per la strage di Ustica. È riuscito a dare un contributo enorme alla battaglia per la verità, che oggi più che mai dobbiamo far proseguire. Ai suoi familiari, ai colleghi e agli amici vanno le nostre condoglianze”. Così a segretaria del Pd Elly Schlein.
“Con la scomparsa di Andrea Purgatori perdiamo un grande giornalista, capace di portare il livello dell’inchiesta sempre in profondità descrivendo con rigore e capacità di analisi fatti che hanno segnato la storia del nostro Paese”. Lo scrivono gli esponenti del Movimento 5 Stelle in commissione Cultura alla Camera e al Senato.
“Esprimo il mio cordoglio per la scomparsa di Andrea Purgatori. Cronista brillante, autore di documentari di successo, sceneggiatore e autore di indimenticabili programmi televisivi di inchiesta, scompare una delle firme prestigiose del giornalismo italiano. Ai familiari giungano le mie più sentite condoglianze”, dice il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana.
“Oggi è scomparso Andrea Purgatori. Ci sarà modo per raccontare il ruolo e la figura di Purgatori. A lui si devono tante inchieste sulla guerra, sul terrorismo, sulla criminalità, sui grandi fatti di cronaca. Se diciamo ‘Il muro di gomma’ lo dobbiamo a lui, che lavorò a lungo e instancabilmente sui misteri della strage di Ustica. Ha onorato il giornalismo, ha onorato il giornalismo d’inchiesta. È una grave perdita, ma il suo lavoro rimarrà”. Così il senatore del Pd, Walter Verini, ha ricordato in apertura di seduta in Aula il giornalista scomparso. Le sue parole sono state accolte da un applauso dei senatori, che si sono alzati in piedi.
(da agenzie)
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Luglio 19th, 2023 Riccardo Fucile
BOLLORE’ MIRA A CREARE IN FRANCIA UN POLO EDITORIALE SOVRANISTA PER INFLUENZARE LE PROSSIME PRESIDENZIALI
Il mondo culturale francese ha manifestato in tanti modi la
propria solidarietà ai giornalisti del Journal du dimanche (Jdd), che scioperano da quattro settimane contro l’arrivo al vertice della testata di Geoffroy Lejeune, ex direttore di Valeurs actuelles e giovane maître à penser della destra identitaria.
L’arrivo è pilotato da Vincent Bolloré, magnate neo proprietario del Jdd attraverso Lagardère, che mira a creare in Francia un polo editoriale sovranista che abbia un impatto sulle prossime presidenziali.
A sostegno si è espressa anche la redazione di Charlie Hebdo, il settimanale satirico-umoristico francese, immaginando col suo stile caustico e scorrettissimo come potrebbe essere la prima pagina del Jdd firmata Lejeune.
“Il caos è finito! Alla stregua del paese devastato dai teppisti, il Jdd rinasce dalle sue ceneri dopo tre settimane di rifiuto di obbedire agli ordini di una redazione venduta agli islamogosicsti e alla lobby Lgbt. La pulizia è stata fatta, i giornalisti nocivi sono tornati dai loro sindacati, e negli uffici vuoti di una redazione finalmente libera firmo il primo editoriale di questa nuova èra”, scrive nell’editoriale Lejeune, dietro cui si nasconde la plume di Charlie.
Nella prima pagina satirica del Jdd bollorizzato, c’è un finto Gaspard Proust, il comico di riferimento della droite, che racconta “la domenica del santo patrono”, ossia Bolloré, tra la visita nella cattedrale di Saint-Corentin de Quimper, l’acquisto dei kouign-amann e il sogno di comprare Radio France,
Tra le “firme” del nuovo Jdd di Lejeune c’è anche l’ex candidata socialista alle presidenziali Ségolène Royal, appena reclutata tra gli opinionisti di “Touche pas à mon poste”, il programma condotto da Cyril Hanouna che Libération ha definito “il cane da guardia di Bolloré” in televisione.
(da il Foglio)
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Luglio 19th, 2023 Riccardo Fucile
LUSSO E SCELLERATEZZE…I CINESI STANNO IN RADA A GIOCARE A CARTE, I TYCOON HANNO LA BARCA-FRIGO
Rinchiuso in venti metri quadrati, ogni forellino o spigolo, seggiola o armadietto, persino il pomello del copri-cesso, la corona della rubinetteria del lavabo, lo spazzolone, tutto insomma era l’esito di un ingorgo di dollari, il flottante della parte di umani non ricchi ma ricchissimi da non riuscire a contare la propria debordante esistenza e l’incomprimibile passione di abbuffarsi di soldi sempre più.
Riflettevo – mentre i maestri artigiani assestavano candide scoppole di martelletti vellutati per rendere la curvatura del mogano pregiato esattissimamente simile alle richieste dell’occhiuta committenza – su quel che mi aveva appena detto il responsabile di produzione della fabbrica di yacht. “I cinesi odiano il sole e non navigano. Quindi scelgono lo yacht per tenerlo in rada, legarlo al porto, immobilizzarlo nell’acqua verde, tra la fanghiglia gentile delle alghe squamose. I loro gusti perciò tradiscono l’intenzione capovolta rispetto alla logica delle cose. Non ci chiedono una barca ma una sala giochi, un grande tavolo rotondo, sebbene noi lo sconsigliamo perché riduce gli spazi, rovina l’armonia architettonica, restringe la capacità di questi gioielli del mare”. I cinesi ultra ricchi si fanno costruire lo yacht per non sfigurare con gli americani ultra ricchi e con il resto del mondo decisamente del loro livello, quella parte di mondo incipriata da cima a fondo di azioni, obbligazioni, ville e casali. Ma, nel caso dei cinesi, spesso è tutto una meravigliosa finzione. Vanno in barca per giocare a carte. Neanche un miglio di mare. Fermi. Capito?
Ero salito fino ad Avigliana, nel pianoro sopra Torino, all’imbocco della Val di Susa per assistere al conflitto teatrale tra ricchezza e povertà. Di qua il fango e le mazzate, le badilate, le cariche della polizia contro i resistenti che dicono “No” a bucare le Alpi per far passare il treno veloce, il famigerato Tav; di là, l’universo dei ricchi, l’adorazione per il principio e il destino ultimo del proprio benessere. L’accumulazione della ricchezza, anzi l’ossessione per l’accumulo, l’intrepida edizione della fabbrica della ricchezza, che è anche misura della passione e simbolo di ogni esistenza extra lusso: lo yacht.
Capiamoci: c’è barca e barca, yacht e yacht. Azimut Benetti è l’azienda italiana leader nella costruzione dei mega yacht. Non uno né dieci, ma venti, trenta, quaranta milioni di euro. Anzi di più, ancora di più. Così esagerata, smodata, enorme, sconfinata passione verso il lusso da far decidere ai cinesi che odiano il mare di attrezzare una barca da riposo, da fermo tecnico, da ingombro portuale. Eccentrica dimensione possibile solo grazie all’enorme conto in banca per dar corso a un modo di vivere o anche solo di fingere. Una noia mortale, cioè.
Quei venti metri quadrati foderati di oro zecchino, dentro cui mi sono ritrovato alla cima del pianoro che ospitava la battaglia infinita a suon di roncole, mi avevano però concesso per la prima volta la misura esatta di ciò che pochi tra noi, ma molti più di quanto immaginiamo, sono in grado di esprimere. Sempre cosucce, idee modeste, ambizioni di piccolo cabotaggio a fronte della grandiosità della potenza ostentata.
I riccastri americani per esempio fantasticavano su grandi grigliate e chiedevano perciò che la poppa fosse intasata di fuochi e di acciaio, ardesse malgrado il sole agostano e inghiottisse cosciotti di agnello e bistecche argentine fregandosene dei 35 gradi e più. Una barca di birre e di freezer, di capsule gastronomiche, di whisky e Coca-cola. Più che uno yacht una grande osteria acquatica.
Cosicché un moto d’ansia mi ha colto quando alcuni giorni fa ho letto che la città di Napoli era letteralmente prostrata, molto più che dispiaciuta, davvero mortificata per il rifiuto pazzesco del capo del porto di Mergellina di non fare attraccare Symphony – 101 metri di lussuria al mille per mille e di ori esibiti nel vero senso della parola – per via dello scoglio maligno di una norma che vieta in quel molo l’attracco a barche lunghe oltre 75 metri. Così a Mergellina la ricchezza è divenuta un problema, il troppo lusso una complicazione. E così il timoniere della nave delle meraviglie, il francese Bernard Arnault, ceo di Lvmh, il gruppo che riunisce i maggiori brand del lusso (Vuitton, Bulgari, Dior, Fendi, Givenchy) è dovuto rimanere, insieme alla folta compagnia, al largo del Vesuvio. Un affronto mai visto per un tizio da 187 miliardi di dollari di patrimonio: “Una sua barca spende al giorno tra i 50 e i 100 mila euro”, hanno commentato disperati i commercianti, mentre il giga yacht lasciava la rada per altre località.
Com’è potuto accadere? Quella montagna di soldi fermata al largo, un cofanetto di tristezza visto che alla Stazione marittima, stesso mare e stessa città, poche settimane prima era attraccato il Rising Soon di David Geffen, un altro riccastro che in un pomeriggio aveva speso, wow!, 400 mila euro di carburante e 100 mila euro per la cambusa e alcuni “piccoli capricci” degli ospiti.
Non c’è misura né speranza che i soldi acquietino, lascino una via di fuga all’intelligenza, alla ragione, alla logica.
Eccedere per eccedere e dare così spazio all’ossessione, figlia degenere della passione.
(da il Fatto Quotidiano)
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Luglio 18th, 2023 Riccardo Fucile
STESSO DESTINO TOCCHERÀ ALLE AUTORITÀ INDIPENDENTI: L’IDEA E’ POTER LICENZIARE I FUNZIONARI “RIOTTOSI” (NELLA CIA, AL PENTAGONO E NELLA DIPLOMAZIA)
Smantellare l’apparato statale americano, eliminando le agenzie indipendenti, in modo da consegnare al presidente un potere assoluto senza limiti o controlli. È una vera rivoluzione costituzionale, quella che prepara Donald Trump nel caso venga rieletto alla Casa Bianca l’anno prossimo, secondo le rivelazioni pubblicate dal New York Times.
E chissà poi se si fermerebbe qui, o magari cercherebbe di cambiare anche la regola che vieta più di due mandati presidenziali, in modo da restare al potere fino a quando vorrà, come l’autocrate cinese Xi o quello russo Putin.
Quando era stato eletto nel 2016, il suo consigliere Steve Bannon non aveva fatto mistero di volere la «deconstruction of the administrative state», ossia smantellare l’amministrazione federale, dove si annidavano le quinte colonne burocratiche della sinistra, decise ad imporre la loro volontà su qualunque persona ottenesse la carica di presidente.
Lo fa apertamente, parlandone in pubblico mentre i suoi collaboratori stendono il programma, in modo da poter poi dire che gli elettori sapevano tutto in anticipo e quindi gli hanno dato il mondato di completare la sua rivoluzione: «Demoliremo — ha minacciato durante un recente comizio in Michigan — il deep state. Cacceremo guerrafondai, globalisti, comunisti, marxisti e fascisti, e la classe politica malata che odia il nostro paese».
Secondo quanto ha scritto il New York Times, all’operazione lavora il Project 2025, una struttura guidata dal think tank conservatore Heritage Foundation e finanziata con 22 milioni di dollari, per preparare i piani della transizione.
Il primo obiettivo sarebbe quello di sottoporre il dipartimento della Giustizia alla volontà del presidente, eliminando qualsiasi parvenza di imparzialità, in modo da poterlo usare liberamente per perseguitare i suoi avversari, a partire da Biden e la sua famiglia. Quindi si passerebbe alle agenzie indipendenti, come la Federal Communications Commission che regola il settore delle comunicazioni, o la Federal Trade Commission, che si occupa dell’antitrust e la protezione dei consumatori. Entrambe verrebbero messe sotto il controllo diretto del presidente.
Il capo della Casa Bianca poi reclamerebbe il diritto di impounding, ossia impugnare i provvedimenti approvati dal Congresso che in base alla Costituzione ha il potere della borsa, e rifiutarsi di spendere i soldi destinati a programmi che non condivide.
Infine toglierebbe le protezioni garantite ai funzionari pubblici, in modo da poter cacciare chiunque non si allinei ai suoi desideri, anche nel settore dell’intelligence, la difesa e la diplomazia.
(da La Repubblica)
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