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LE SPARATE DI DE ANGELIS ERANO DIVENTATE UN PROBLEMA PER SORA GIORGIA (E PER IL GOVERNATORE ROCCA)

Agosto 30th, 2023 Riccardo Fucile

DOPO LO SCIVOLONE SUGLI EBREI C’È CHI ALL’INTERNO DI FDI HA PRESO POSIZIONE, SPINGENDO PER LE DIMISSIONI DEL PORTAVOCE DI ROCCA. TRA QUESTI IL QUESTORE DELLA CAMERA PAOLO TRANCASSINI – PER IL CENTRODESTRA ERA TROPPO ALTO IL RISCHIO DI ROMPERE CON LA COMUNITÀ EBRAICA

Chiederà un incontro alla premier Giorgia Meloni per scusarsi dei danni che le polemiche sulle esternazioni antisemite hanno provocato anche a lei e al governo.
Marcello De Angelis ora vuole voltare pagina, tornare in Croce Rossa e lasciarsi alle spalle un periodo che, ha confessato alle persone a lui più vicine, lo ha devastato. Ma ha devastato anche il partito che ha scelto e benedetto la candidatura di Francesco Rocca. Per questo, forse nel tentativo di tastare il terreno, intanto avrebbe chiamato la sorella della premier Arianna Meloni. Una telefonata confidenziale, si dice, per avvisare la nuova responsabile della segreteria politica del partito e ricevere un feedback sulla sua posizione e sull’idea che in FdI hanno di lui dopo le dimissioni.
Nonostante il silenzio stampa dei giorni scorsi, c’è chi ha preso posizione all’interno di FdI schierandosi per la necessità di arrivare alle dimissioni. In particolare a schierarsi su questa linea è stato il questore della Camera dei deputati Paolo Trancassini che è anche coordinatore del partito nel Lazio, preoccupato per i riflessi che le continue notizie su De Angelis avevano sulla Regione e di riflesso sul governo.
Anche perché nel frattempo la situazione di De Angelis si è drasticamente compromessa dopo l’uscita dei testi antisemiti e dopo la denuncia dell’ex dem, di religione ebraica, Lele Fiano.
Il punto per i più critici in FdI è proprio questo: la credibilità ormai a zero di De Angelis. Lo stesso, continua il ragionamento interno a FdI, vale per la Comunità ebraica di Roma visto che dopo quel post col candelabro e nonostante le lettere di rassicurazioni, proprio su Repubblica il presidente Victor Fadlun ha rincarato la dose, chiedendo a Rocca di prendere una posizione «chiara e definitiva».
Il rischio di rompere con la Comunità, per il centrodestra era troppo alto e la fronda di chi non era più disposto a salvare De Angelis intanto aumentava. La linea da tenere ufficialmente, di cui si è fatto carico il presidente Rocca, però è un’altra: puntare il dito contro chi ha denunciato e scavato nel passato (e nel presente) di De Angelis. Limitare il più possibile la questione a una vicenda locale per non dare la soddisfazione alle opposizioni, anche in parlamento, di averla avuta vinta.
In realtà, non è mai stato così neanche per Fratelli d’Italia, né per la maggioranza in parlamento. Nonostante il silenzio da soldati. A dimostrarlo è il fatto che De Angelis punta a incontrare Meloni e nel frattempo ha sentito la sorella Arianna. Se lo farà, andrà all’incontro da dipendente della Cri. Fino al 31 agosto aveva la possibilità di tornare indietro dall’aspettativa.
(da La Repubblica)

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MELONI, RACCONTALA GIUSTA, FUORI I DATI: SU 12 MILIARDI DI FRODI EMERSE SUI SUPERBONUS, SOLO IL 5% E’ PER LA MISURA DEL 110%

Agosto 30th, 2023 Riccardo Fucile

IL 58% RIGUARDA IL BONUS FACCIATE, IL 23% L’ECOBONUS, L’8% IL SISMABONUS, L’1% LE RISTRUTTURAZIONI E SOLO IL 5% IL SUPERBONUS

È sempre la solita storia: sul filo della retorica il governo, nel caso specifico la premier Giorgia Meloni, infila nella stessa frase il riferimento alle frodi e al Superbonus, indicandolo come fonte di spreco di soldi.
Un “buco” che pesa sui conti pubblici che sono in un affanno non inedito, ma che viene sorprendentemente trattato come una notizia dell’ultima ora. A cambiare però è la cifra, destinata a crescere di slogan in slogan.
L’ultima uscita di Meloni riferisce di dodici miliardi di irregolarità, seppur con la specifica: la cifra include anche il bonus facciate.
Serve a poco: il buco delle truffe da 12 miliardi viene ripresa dai media e dai giornali con titoli che fanno riferimento solo alla misura del 110 per cento, ormai già depotenziato. Un numero avvolto nella nebbia.
Il dato, infatti, è complessivo, lo specifica la stessa premier, ma non si può sapere come sia ripartito in dettaglio, quali bonus edilizi specifici siano interessati dalla truffa di questa portata. L’Agenzia delle Entrate non vuole dare un aggiornamento, il ministero dell’Economia non risponde alle richieste. Inspiegabile.
O forse spiegabile col fatto che non molto potrebbe essere cambiato dagli ultimi numeri rilasciati dall’Agenzia delle Entrate e dal suo direttore Ernesto Maria Ruffini. La relazione di marzo presentava questa ripartizione delle truffe contestate: 58% bonus facciate, 23% l’ecobonus, 8% il sismabonus, 5 % il bonus locazioni, 1% ristrutturazioni e solo il 5% il Superbonus. Percentuali su un totale di 9 miliardi di euro, che poco saranno cambiate e che includono anche la quota di irregolarità da sottoporre o già sottoposta a indagini e verifiche (e che quindi non è dato definitivo).
Ancora, a febbraio il comandante generale della Guardia di finanza, Giuseppe Zafarana, aveva tenuto un’audizione alla Commissione Finanze della Camera riferendo che “il problema non sono tanto i bonus, ma la cedibilità dei crediti” e ribadendo il dato dei 3,7 miliardi di frodi.
Il 98 % dei crediti fiscali fittizi sequestrati riguardavano però attività condotte prima dell’entrata in vigore del “decreto Antifrode” approvato a novembre 2021 dal governo Draghi.
Ancor più facile immaginare che siano diminuiti. E la stessa relazione della Gdf ricorda che le frodi hanno riguardato solo in minima parte il Superbonus, visto che prevedeva un’asseverazione dei lavori, mentre la gran parte ha coinvolto il “bonus facciate”, che non prevedeva di fatto nessun controllo.
Il punto è capire perché il governo se ne crucci proprio ora che non dovrebbe essere neanche più un grosso problema per le casse dello Stato. Non solo il ricalcolo dell’Eurostat sui crediti fiscali ha dato al ministro Giorgetti un maggiore spazio di manovra sul deficit, ma ad aprile e maggio, secondo i dati Enea, c’è stato un forte rallentamento delle asseverazioni, pari rispettivamente a 1,86 miliardi e a 2,4, poi diventati 3 miliardi a luglio.
Un piccolo balzo ma sempre comunque inferiore alla media dello scorso anno (che era stata prossima ai 4 miliardi di euro), complice l’abbassamento dell’aliquota al 90% per le unità monofamiliari e soprattutto lo stop alla cessione del credito e dello sconto in fattura introdotto a febbraio.
Si sprecano invece gli studi che dimostrano il vantaggio della misura sul Pil e sull’occupazione. Ordine dei commercialisti, Svimez, Nomisma – nonostante le diverse cifre – calcolano un effetto moltiplicatore degli incentivi edilizi sull’economia superiore a 1 (un euro di spesa che genera più di un euro di Pil aggiuntivo). Potrebbe non bastare: finora gli oneri a carico dello Stato sono stati pari a 23 miliardi di euro. Sarà la Nota di aggiornamento del Def a svelare per quanto la misurà continuerà ad essere capro espiatorio.
(da Il Fatto Quotidiano)

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“GIAMBRUNO? E’ IL SOLITO UOMO CHE DICE: TE LA SEI CERCATA”: ALESSANDRA MUSSOLINI CONTRO “IL SIGNOR MELONI”

Agosto 30th, 2023 Riccardo Fucile

“LE SUE FRASI SONO DA MEDIOEVO, DI UNA VIOLENZA INAUDITA. UN FATTO GRAVISSIMO”… “MI CHIEDO: STIAMO ANCHE SCAGIONANDO GLI UOMINI CHE, INVECE, POSSONO ALZARE IL LIVELLO ALCOLICO A DISCAPITO DI NOI DONNE?”

Alessandra Mussolini, dopo una parentesi tra tv e attivismo Lgbtq+, da novembre è tornata sui banchi del Parlamento Ue, tra i Popolari. È appena atterrata a Bruxelles, ma non è rimasta indifferente alle parole del compagno della premier su Rete4.
Andrea Giambruno ieri ha commentato lo stupro di gruppo di Palermo con parole che hanno creato clamore. Lei come ha reagito quando le ha sentite?
«È stata una violenza inaudita. Un fatto gravissimo, soprattutto se pronunciato da chi è tenuto ad essere quanto più imparziale e in un momento in cui i femminicidi sono all’ordine del giorno. Non si può dare un’opinione così, a maggior ragione se quella che esprimi ci riporta dritti al medioevo. Quando si parla, si hanno sempre conseguenze, non c’è smentita o contestualizzazione che tengano».
«Se eviti di ubriacarti, eviti di incorrere in problematiche perché poi il lupo lo trovi» sono parole che portano di nuovo a colpevolizzare la vittima?
«Sì, ed è una barbarie. Mi chiedo: stiamo anche scagionando gli uomini che, invece, possono alzare il livello alcolico a discapito di noi donne? Con l’esternazione di Giambruno siamo alle solite: un uomo che dice “te la sei cercata”. Quello che non vogliono capire è che io se volessi, dovrei avere il diritto di camminare con il sedere in bella vista, perché non c’è nulla che giustifichi un uomo violento. Lo stupro è stupro, se non capiamo questo, per noi donne è davvero finita».
Giambruno è il compagno della premier Meloni. Si aspetta che la presidente prenda posizione?
«Non mi interessa il legame sentimentale, ma la mentalità diffusa. Come il fidanzato di Meloni ce ne sono a migliaia, lui è semplicemente uno in più. Diventa più grave perché quelle parole sono state dette davanti a una platea di donne, alimentando ancora una volta la paura di denunciare».
(da La Repubblica)

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FLAT TAX E PENSIONI, PROMESSE IN FUMO: SOVRANISTI ALLA CANNA DEL GAS DOPO AVER PRESO PER IL CULO GLI ITALIANI

Agosto 30th, 2023 Riccardo Fucile

MELONI DARA’ LE COLPE AD ALTRI, COME SEMPRE

L’unica certezza in vista della manovra di Bilancio è che la maggior parte delle promesse elettorali non potranno venire realizzate. O meglio, non si potrà nemmeno iniziare ad affrontarle.
Niente «estensione della flat tax per le partite Iva fino a 100mila euro di fatturato» e men che meno il suo «ampliamento a famiglie e imprese», nessuna «indennità di disoccupazione per gli autonomi» e neanche «l’innalzamento delle pensioni minime e sociali», nemmeno un accenno al «piano straordinario di edilizia pubblica» o al «potenziamento dei diritto allo studio».
Tutti annunci roboanti contenuti nel programma di Fratelli d’Italia e del centrodestra di un anno fa, che però si scontrano con la realtà dei conti pubblici. A rimanere fuori dalla Finanziaria, infatti, non sono solo le rivendicazioni della Lega – Quota41 per le pensioni, l’autonomia differenziata, il ponte di Messina e la flat tax – e quelle di Forza Italia che chiedeva l’aumento delle pensioni minime.
Il discorso in consiglio dei ministri della premier Giorgia Meloni ha fissato un perimetro stretto e ben preciso: taglio del cuneo fiscale e misure per le famiglie numerose e di aiuto alla natalità, sulla scia di quanto contenuto nella legge di bilancio 2022 abbozzata dal governo Draghi. Nulla più di questo perchè le risorse sono poche e vanno spese con oculatezza, e anzi ai ministeri viene chiesta una «spending review» per cancellare sprechi e spese non strettamente necessarie.
Una scelta di realpolitik che però rischia di avere un costo molto alto dal punto di vista elettorale e di percezione del governo. L’autunno, infatti, è già stato annunciato con le prime manifestazioni di piazza – da Napoli a Palermo – degli ex percettori di reddito di cittadinanza rimasti senza sussidio da luglio e senza ancora strumenti chiari di inserimento lavorativo. Avvisaglie compaiono anche sui canali social del partito della premier, sotto i cui post in materia economica iniziano a ricevere molte più critiche che complimenti.
Davanti a questi segnali, la linea di palazzo Chigi è quella di individuare le responsabilità fuori dall’esecutivo. Strategia un po’ trita ma potenzialmente efficace, ha come obiettivo quello di comprare altro tempo, nella speranza che i dati economici migliorino.
E’ COLPA DI CONTE
Per questo Meloni, nel discorso al cdm distribuito alla stampa, ha scelto la soluzione di scuola: dare la colpa a chi la ha preceduta. Abilmente scavalcando il governo Draghi, di cui hanno fatto parte anche i suoi due alleati di governo, l’etichetta di sabotatore dei conti pubblici è stata assegnata al governo Conte 2. «Stiamo pagando in maniera pesante il disastro del Superbonus 110%», ha detto Meloni, ricordando che il complesso dei bonus edilizi introdotti dal Conte 2 ha prodotto «più di 12 miliardi di irregolarità». Quindi, a causa di «norme scritte malissimo», ora il governo Meloni deve occuparsi di «coloro che, per queste norme, ora rischiano di trovarsi per strada».
Questa tattica consente a Meloni di indossare i panni che più le sono congegnali, ritornando a fare l’opposizione all’attuale opposizione del suo governo.
Fin tanto che la polemica rimane entro i confini nazionali il governo ha poco da temere. Maggiori rischi, invece, comporta il secondo capro espiatorio individuato dalla comunicazione meloniana.
MA ANCHE DELL’UE
Il crinale è sottile e il rischio di incrinare i rapporti con le gerarchie europee è concreto. Eppure, l’approccio del governo è quello di individuare nelle regole comunitarie una delle cause principali della limitata iniziativa economica italiana. Ad accennarlo è stata la stessa Meloni, quando ha spiegato la strategia per l’ingresso dello Stato in Tim. Citando il caso della cessione di Ita a Lufthansa, ha infatti sottolineato che tutte queste scelte di politica industriale vengono prese «Commissione europea permettendo», la quale «a volte solleva problemi che difficilmente capiamo».
Ieri ha rincarato la dose anche il ministro Guido Crosetto, che è intervenuto sul Corriere della Sera per chiedere all’Ue «un approccio da statisti, non da miopi» in materia di revisione delle regole fiscali europee. «Non è più il tempo di dire che abbiamo sempre fatto così», ha detto parlando del rischio di un ritorno in vigore del vecchio patto di stabilità pre-pandemia, perchè su materie prime, energia e digitale è cambiato tutto e serve «una visione di politica macroeconomica che guardi ai prossimi 10-15 anni». Parole forti, che esplicitano la volontà del governo di intervenire in Europa per rinegoziare il patto ma che fanno emergere anche una certa insofferenza.
La mossa però presenta dei rischi. Dare la colpa all’Unione europea può essere un messaggio che funziona quando usato in campagna elettorale e rivolto ad un elettorato euroscettico. Stando al governo, invece, punzecchiare Bruxelles rischia di rendere ancora più complicata una trattativa che non riguarda solo il patto di stabilità (la prima audizione pubblica in Commissione Econ si terrà il 20 settembre), ma ma anche il via libera alla rinegoziazione del Pnrr.
(da editorialedomani.it)

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GIAMBRUNO, IL VANNACCI DA VERANDA, E’ IL VERO RIVALE DELLA MELONI

Agosto 30th, 2023 Riccardo Fucile

COLLEZIONA GAFFE, SI COMPIACE DELLA POPOLARITA’ E NON RIESCE PROPRIO A ESSERE LA SPALLA DISCRETA DELLA PREMIER

Presidente Meloni, lo destituisca da opinionista e lo promuova vicepremier lavapiatti: “Ora zitto e vai in cucina”. Il suo compagno, e giornalista Mediaset, Andrea Giambruno, non si sta meritando il titolo di cavalier Meloni. Parla quando non deve, polemizza quando non serve, non fa altro che ricordarci la sua fortuna: sono io il compagno di Giorgia. E’ il suo Vannacci da veranda. Il Pd, povero Pd, lo sta già scambiando per quello vero! Lunedì sera, a Rete 4, dove Giambruno conduce la trasmissione il “Diario del giorno”, con la sua frase da preside palestrato, si è promesso, nientemeno, che di rieducare adolescenti e genitori: “Se eviti di ubriacarti, eviti di trovare il lupo”. A breve, scommetteteci, pubblicherà il libro: “Il mondo diritto di Giambruno” (Edizioni Crosetto). Si è convinto di essere Francesco Alberoni, il sociologo scomparso, e che la sua finestra televisiva sia la prestigiosa colonna sinistra del Corriere della Sera. Le opposizioni gli hanno chiesto di scusarsi e Giambruno ha ovviamente precisato il pensiero perché “precisare” è per Giambruno come per Conte la pochette: il fazzoletto della sua vanità. Da quando Meloni si è insediata a Palazzo Chigi, questo giornalista, da tutti ricordato come misurato e inappuntabile, è il migliore rivale della sua compagna. I voti li ha presi lei, ma di popolarità si ubriaca lui. In piena estate, quando si sragionava di cambiamento climatico, ha ingaggiato una polemica inutile con il ministro tedesco della Salute, colpevole di “aver offeso l’Italia” sul clima. Giambruno, in diretta, gli ha lanciato un gavettone. Usa in pratica la telecamera come fosse la pistola ad acqua e quindi, “caro ministro, se non ti sta bene, stai a casa tua. Nella foresta nera”. Meloni si misura con Macron, Giambruno, il Vannacci da veranda, duella con la Repubblica federale tedesca. La speranza è che non faccia mai il diplomatico. Si sta gonfiando e lo fa forte di una speciale immunità domestica: comincia a capire che la corona della compagna trasferisce regalità. I colleghi lo chiamano, e lo adulano, per arrivare alla premier. A Mediaset, chi pensa che sia un giornalista che stecca, deve fare attenzione a dirlo perché è il compagno della premier. A Giambruno, che rilascia più interviste del ministro Adolfo Urso, e che indossa t-shirt improponibili (lo abbiamo scoperto grazie a una foto insieme a Salvini) Mediaset ha deciso di affidare la trasmissione e, come si dice in questi casi, di “puntarci”. Ha fatto bene: Meloni forse arrossisce del suo Vannacci da veranda, ma Mediaset sorride perché i quotidiani, i social, parlano di Giambruno e dunque di Mediaset. Grazie a questi ultimi successi pure il re dell’invettiva di Rete 4, Mario Giordano, rischia di sembrare, rispetto a lui, un Bruno Vespa della tv commerciale. Giambruno sa usare più registri. Quando vuole darsi un tono si mette a parlare difficile, alla Carlo Emilio Gadda, e si serve di “sparimento” al posto di “sparizione”. Quando deve spiegare, ai “suoi” telespettatori, il decreto lavoro, fa sapere che, se permettete, ha delle informazioni di “prima mano”, e che i video della premier “fanno il botto”. Durante la presentazione dei palinsesti, Mauro Crippa, l’uomo a cui Pier Silvio Berlusconi ha consegnato le chiavi dell’informazione della sua azienda, ha precisato che Mediaset era molto soddisfatta dei risultati di Giambruno e di questo Diario. Diario si chiama pure l’appuntamento fisso che si è inventata la premier (“Il diario di Giorgia”) ed è una stanza garbata. A tratti sembra più giornalista lei di quanto lo sembri il vero giornalista di famiglia. E’ la prima volta che l’Italia sperimenta la novità, il “compagno della premier”, tanto da dover trasferire, in italiano, l’anglismo, orribile, “first gentleman”. E però, e dispiace dirlo, Giambruno ci sta facendo perdere, da uomini, questa grande occasione. Era la prima occasione per dimostrare di saper essere uomini discreti di una presidente del Consiglio donna. Le donne ce l’hanno sempre fatta. Lo sono state le mogli, e le compagne, dei nostri ultimi premier. Con Giambruno stiamo perdendo la sfida. Presidente Meloni, lo faccia per noi. Metta un grembiule al suo compagno Giambruno e lo mandi ai fornelli con il cognato Lollobrigida. L’idea ce l’ha data proprio il ministro della Sovranità alimentare con il suo video estivo, in cucina, dalla Puglia, in masseria. Insieme, Giambruno e Lollobrigida, possono aprire la trattoria “Al Granchio blu”. Specialità: cibo povero italiano e pasta alla norma come piatto principale. Chef è Ignazio La Russa, con la formaggiera. Alla cassa, per fortuna, si alternano solo le sorelle Meloni.
(da il Foglio)

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GOMME TAGLIATE AL TASSISTA REDSOX, REO DI ACCETTARE IL POS COME PAGAMENTO, DENUNCIATO UN COLLEGA

Agosto 30th, 2023 Riccardo Fucile

ROBERTO MANTOVANI DA TEMPO PUBBLICA I RESOCONTI GIORNALIERI DELLE SUE ENTRATE, IN POLEMICA CONTRO I COLLEGHI DISONESTI

Da tempo pubblica sui social i resoconti giornalieri delle sue entrate, in polemica contro i colleghi No Pos. Il tassista di Bologna, Roberto Mantovani – su X (ex Twitter) RedSox – è da tempo nel mirino dei suoi colleghi proprio a causa della trasparenza sugli incassi.
Ma ora c’è un indagato per il danneggiamento della sua auto: un collega, anch’egli tassista. All’inizio di maggio, lo hanno visto scendere dal suo taxi, con il volto parzialmente coperto. Dopo aver raggiunto il mezzo di RedSox, parcheggiato in piazza Roosevelt, davanti alla Prefettura, con un lama ha iniziato a tagliare le gomme del “rivale”.
In quell’occasione, il tassista bolognese aveva deciso di predere di petto l’affronto, presentando denuncia in questura. I carabinieri, scrive il Corriere Bologna, hanno così visionato le immagini delle telecamere della piazza e hanno ricostruito la dinamica individuando quello che per loro è il responsabile del gesto. Si tratta di un altro conducente di taxi fra i 30 e i 40 anni: da quanto è emerso fino a questo momento, tra i due ci sarebbero stati già diversi dissapori e anche alcune controversie legali aperte.
Quello dell’8 maggio scorso, non è stato l’unico episodio spiacevole subito dal Red Sox. A luglio infatti qualcuno, utilizzando un sito estero, gli aveva inviato degli escrementi per posta. «Questo è quello che penso di te», era il messaggio di accompagnamento. Anche in quel caso era scattata la denuncia da parte di Mantovani che, intuendo quale potesse essere il contenuto della missiva, non l’aveva aperta e invece aveva subito avvertito le forze dell’ordine.
(da agenzie)

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MELONI SMANTELLA IL REDDITO DI CITTADINANZA, LA GERMANIA LO POTENZIA: IN ARRIVO UN AUMENTO DEL 12%

Agosto 30th, 2023 Riccardo Fucile

“CON LA CRISI CI AFFIDIAMO ALLO STATO SOCIALE”

Mentre la crescita economica ristagna e l’altra inflazione fa aumentare il rischio di scivolare nella povertà anche in presenza di un reddito, Italia e Germania fanno scelte diametralmente opposte sul fronte del sostegno alle fasce più deboli.
In Italia il governo Meloni sta portando a compimento il suo piano di abolizione del reddito di cittadinanza: entro dicembre 240mila nuclei avranno ricevuto l’sms dell’Inps che comunica lo stop al sussidio, che per gli occupabili sarà sostituito da un’indennità di frequenza ai corsi di formazione e riqualificazione pari a soli 350 euro al mese per un anno. Berlino, al contrario, aumenta i fondi destinati ai cittadini e alle famiglie in difficoltà. Perché, come ha dichiarato il ministro tedesco delle Politiche Sociali, Hubertus Heil, “soprattutto in tempi di crisi e sconvolgimenti, bisogna poter fare affidamento sullo Stato sociale“. E così, gli oltre cinque milioni di beneficiari del “Bürgergeld“, il nuovo sussidio – l’equivalente del reddito di cittadinanza – introdotto nel Paese a gennaio 2023, vedranno aumentare il loro assegno del 12%.
In Germania i single avranno 563 euro al mese
Già all’inizio dell’anno le tariffe standard erano aumentate di circa 50 euro. Adesso, il livello delle prestazioni verrà adeguato all’evoluzione dei prezzi più rapidamente rispetto a prima. In precedenza, infatti, l’inflazione veniva presa in considerazione con un ritardo ritenuto eccessivo. Gli obiettivi principali della riforma tedesca sono il rafforzamento dell’assistenza individuale nei centri per l’impiego e una maggiore formazione. Questo per permettere alle persone di riqualificarsi e trovare un buon lavoro invece che forzarle ad accettare qualsiasi contratto a termine. La promessa di Heil è che “se scivoli nel reddito di cittadinanza, ti sosteniamo con tutti i mezzi per uscire nel lungo termine dalla disoccupazione”.
Dall’inizio del 2024, gli aventi diritto riceveranno prestazioni notevolmente più elevate: i single otterranno 563 euro al mese invece degli attuali 502 euro; i giovani dai 15 ai 18 anni non ancora compiuti riceveranno 471 euro anziché 420; per i figli dall’inizio del settimo al compimento del 14esimo anno sono previsti 390 invece di 348 euro; per i bambini fino a sei anni arriveranno 357 euro invece di 318. Il ministro ha definito gli aumenti previsti per il prossimo anno “un passo significativo” per i 5,5 milioni di persone, tra cui 1,68 milioni di disoccupati, che attualmente ricevono sussidi di cittadinanza in Germania. Secondo Heil l’aumento avrà un impatto sul bilancio federale di 4,3 miliardi di euro.
L’iter legislativo del “Bürgergeld“, il provvedimento sociale del governo del cancelliere Olaf Scholz che ha sostituito la tradizionale indennità di disoccupazione “Hartz Iv“, si è concluso il 25 novembre scorso. Appena un mese prima, a Palazzo Chigi si insediava l’esecutivo di Giorgia Meloni. Mentre a Berlino si pensava a come incrementare le forme di aiuto statale nei confronti delle fasce più deboli della popolazione, in Italia si iniziava a smantellare il reddito di cittadinanza.
In Italia arriva lo stop
Dopo i primi 169mila nuclei informati dall’Inps via sms a fine luglio, dal 25 agosto altre 32mila famiglie riceveranno il messaggio che comunica lo stop al sussidio disposto con la scorsa legge di Bilancio. I percettori considerati occupabili, cioè senza componenti disabili, minori o over 60 in famiglia e non presi in carico dai servizi sociali, leggeranno: “Gentile utente, il 31 agosto terminerà il suo periodo di fruizione del Rdc. Dal 1° settembre parte la nuova misura Supporto Formazione e Lavoro. Info e Faq sui siti Inps e Ministero Lavoro”. La tensione è alta tra le persone che si sono viste togliere quello che per anni è stato il loro unico mezzo di sostentamento. Nella manifestazione andata in scena ieri, 28 agosto, a Napoli, la seconda in difesa del reddito di cittadinanza dopo quella di inizio agosto, alcune centinaia di persone sono riuscite a scavalcare il muretto che dalla strada porta alle rampe autostradali di via Marina. Ne sono seguiti scontri con la polizia. Solo dopo mezz’ora, le forze dell’ordine sono riuscite a liberare la rampa.
(da Il Fatto Quotidiano)

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ALLA LOBBY DEI BALNEARI IL GOVERNO CONCEDE TUTTO, ANCHE DI INDIRIZZARE L’ESTETICA DEI LITORALI

Agosto 30th, 2023 Riccardo Fucile

SE SONO QUESTI “I CUSTODI” DEI NOSTRI LITORALI SIAMO A POSTO

I prezzi proibitivi per i servizi offerti dai “peggiori delinquenti” – così definisce la Cnn i titolari degli stabilimenti balneari italiani che, per il noleggio giornaliero di lettino e ombrellone, chiedono in media tra i 50 e i 150 euro – non sono neppure la peggiore delle storture prodotte da decenni di privilegi e rendite accordati alla lobby dei balneari.
Mentre l’orientamento di Francia, Spagna, Portogallo, Grecia e Croazia è nella direzione della tutela del carattere pubblico delle coste e contro la privatizzazione del demanio, attraverso il rilascio di licenze e concessioni regolate da rigidi criteri che mettono in primo piano la salvaguardia dell’ambiente, l’Italia, in cambio di una “mancia” di Stato, ai balneari concede tutto, anche di indirizzare l’estetica dominante dei nostri litorali, spesso squalificati e mortificati proprio dagli stessi stabilimenti.
La concessione è il titolo che permette la realizzazione di costruzioni stabili finalizzate allo sviluppo di attività turistiche, ed è questo il guasto peggiore che è stato inflitto alle nostre spiagge, perché le amministrazioni hanno delegato la responsabilità del decoro ai titolari degli stabilimenti. Nel corso degli anni il proliferare indiscriminato, spesso sciatto e approssimativo, di ampliamenti, ammodernamenti e sopraelevazioni degli impianti, ha generato un paesaggio disorganico, frammentato, sconnesso, con il risultato che i nostri litorali, nella maggior parte dei casi, mancano di armonia e continuità.
In un breve tratto di pochi chilometri è possibile imbattersi nello stabilimento in calcestruzzo, “discreto” come un autogrill della Roma-Napoli e subito dopo in quello in legno, “grazioso” come una baita di montagna. Seguito dall’immancabile impianto con la successione di archi in “stile messicano” e da quello pretenzioso, completo di timpani, colonne e capitelli; inevitabile lo stabilimento “sovietico”, privo di qualsiasi connotazione estetica perché doveva costare niente.
La totale mancanza di progettualità e di visione d’insieme delle amministrazioni ha consentito che negli anni le spiagge date in concessione divenissero l’estensione domestica dei loro titolari. Le recinzioni e i volumi accessori dello stabilimento sono stati realizzati secondo la loro disponibilità economica e gusto personale: chi ha usato l’incannucciata, chi l’inferriata, chi ha preferito il vetro, chi ha deciso per la muratura – rendendo la vista del mare, in alcuni tratti, un miraggio. E per finire, la scelta del colore: cabine, palizzate, cancellate; stabilimenti tinteggiati di rosso, bianco, azzurro. Non importa, come in un grande negozio di Leroy Merlin, le spiagge in concessione fanno somigliare i nostri litorali a una galleria espositiva della grande distribuzione specializzata in bricolage, fai-da-te, edilizia, giardinaggio, decorazione.
Sono questi i “custodi “dei nostri litorali? Sono i balneari, quelli che – nell’idea della titolare del Turismo Daniela Santanchè – salveranno le nostre spiagge da “tossici e rifiuti”?
(da Il Fatto Quotidiano)

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SARDEGNA, IL GOVERNATORE LEGHISTA SOLINAS VUOLE REGALARE ALTRA COSTA ALLA SPECULAZIONE TURISITICA

Agosto 30th, 2023 Riccardo Fucile

IL LITORALE E’ DI NUOVO SOTTO ATTACCO

Il litorale della Sardegna è, per l’ennesima volta, sotto attacco. A sferrare l’offensiva è la giunta regionale di centro-destra guidata da Christian Solinas, che, per mano dell’assessore all’Urbanistica Aldo Salaris, ha consegnato al Ministro per i beni ambientali e culturali Gennaro Sangiuliano una richiesta di modifica delle attuali norme di tutela della costa sarda.
L’obiettivo di Solinas è infatti quello di provvedere al più presto a nuove costruzioni e riqualificazioni edilizie che possano superare i vincoli inerenti la difesa delle coste contenute nel Piano paesaggistico regionale approvato nel 2006, puntando, tra le altre cose, a un’importante espansione di villaggi turistici e hotel di lusso. Per questo, però, serve l’ok del Ministro, che non si esprimerà prima di fine settembre
La bozza inviata a Sangiuliano contiene un elenco di specifici punti, resi noti alla stampa: concedere la possibilità di demolire e ricostruire edifici in aree tutelate, anche attraverso modifiche all’architettura degli edifici; permettere una riqualificazione degli immobili esistenti; correggere i vincoli nelle zone nei pressi degli stagni, ridefinendo i divieti; ridelineare i confini intorno a una serie di beni archeologici e storici tutelati, rendendo meno stringenti i vincoli presenti nell’area costiera e nelle campagne; snellire pratiche e procedure collegate a interventi urbanistici, nella città e nei comuni dell’entroterra.
Bersaglio delle critiche delle associazioni ambientaliste è anche il contenuto di due emendamenti alla manovra finanziaria regionale, approvati in Commissione con il voto contrario delle opposizioni. Il primo prevede che gli alberghi che sorgono nella fascia costiera protetta dei 300 metri dal mare possano ottenere un incremento del 15% rispetto alle attuali cubature; il secondo consente un aumento degli indici di fabbricabilità del 25% nella fascia oltre i trecento metri della battigia, non tutelata dal Ppr. Proprio per questo motivo, la giunta attende con ansia la decisione del governo sulla eventuale modifica del Piano. La proposta di modifica, si legge, è destinata alla “riqualificazione delle strutture ricettive esistenti che per essere competitive hanno necessità di offrire un elevato e diversificato standard di servizi, come risulta anche dal Piano strategico del turismo, e in coerenza con le previsioni del Piano paesaggistico regionale”.
Se l’Associazione Nazionale Costruttori Edili plaude all’iniziativa della giunta sarda, piovono critiche da Ordine dei geologi, Wwf e Italia Nostra, secondo cui il blitz potrebbe mettere in pericolo non solo la tutela ambientale, ma anche la sicurezza delle persone. Si fa sentire anche Fridays for future Sardegna: «La situazione riflette una realtà politica in cui gli interessi di gruppi potenti come le aziende edili spesso guidano le decisioni politiche – commenta uno dei membri, Luca Pirisi -. Il settore turistico e l’edilizia, profondamente radicati nell’economia e nella società sarda, fanno pressione per una ulteriore deregolamentazione. È questa la dinamica che spiega gli attacchi continui all’integrità delle coste». Ora la palla passa al governo
(da lindipendente.online)

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