Agosto 27th, 2023 Riccardo Fucile
CON L’INFLAZIONE DEL CIBO PIÙ ALTA DA QUASI 40 ANNI SONO SALITI A OLTRE 3,1 MILIONI DI PERSONE CHE, IN ITALIA, HANNO CHIESTO AIUTO PER MANGIARE FACENDO RICORSO ALLE MENSE PER I POVERI O AI PACCHI ALIMENTARI
Un mondo che non c’è. Forse aveva la febbre (ma quando si ha la febbre si sta a casa!), forse la destra è ancora legata all’immaginario bucolico e sociale di Pasolini, forse aleggia sempre la «maledizione del cognato» (chiedere a Gianfranco Fini), sta di fatto che il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida continua a prendere granchi, forse per incentivare il consumo alimentare di quello blu, invasivo e non autarchico.
Dal palco del Meeting di Rimini si è lanciato nell’ennesima intemerata affermando che in Italia «i poveri mangiano meglio dei ricchi (…) perché cercando dal produttore l’acquisto a basso costo spesso comprano qualità».
È l’avverbio «spesso» che colpisce. Dove viva Lollobrigida non è dato sapere. Tutte le indagini serie legano la povertà all’insicurezza alimentare e le disuguaglianze (food social gap) riducono la qualità della vita delle persone. Dove abbia visto le file di «poveri» che comprano dai produttori non si sa. Le file si vedono nei discount (prezzi bassi ma cibo di scarsa qualità) o davanti alla Caritas.
Con l’inflazione del cibo più alta da quasi 40 anni sono saliti a oltre 3,1 milioni di persone che, in Italia, hanno chiesto aiuto per mangiare facendo ricorso alle mense per i «poveri» o ai pacchi alimentari. Ministro, i poveri hanno fame. Che vadano da Slow Food!
Aldo Grasso
(da il Corriere della Sera)
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Agosto 27th, 2023 Riccardo Fucile
UN DISASTRO SENZA PRECEDENTI E NESSUNA IDEA DI COME USCIRNE…LE RESPONSABILITA’ DI SALVINI E PIANTEDOSI NELL’AVER SMANTELLATO LE STRUTTURE DI ACCOGLIENZA
Lo dico senza girarci intorno: sono davvero tempi tristi quelli in cui
sembra rivoluzionario un discorso semplice e fin troppo conciliante come quello tenuto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al meeting di Rimini.
Tocca accontentarsi, però, soprattutto perché l’intervento del Capo dello Stato è servito a diradare quella cappa di silenzio, omissioni e diversivi con cui la maggioranza sta cercando di nascondere ciò che sta accadendo in queste settimane.
Che è riassumibile in breve: sbarchi di migranti a livelli record, sistema dell’accoglienza in pre-collasso, Comuni sul piede di guerra, prefetti in attesa di indicazioni che non arrivano, sequestri e fermi amministrativi delle navi delle ONG che non si fermano nonostante l’emergenza e la necessità di avere mezzi a disposizione per i soccorsi in mare.
Un disastro senza precedenti, su tutti i fronti e da ogni prospettiva lo si guardi, di fronte al quale il governo non ha pensato nemmeno di interrompere le vacanze, figurarsi di predisporre qualsiasi piano straordinario.
Ci si è limitati a parlare di altro, grazie al formidabile aiuto dell’opposizione e della gran parte dei mezzi di informazione.
In altri contesti, Meloni e Salvini avrebbero rilasciato interviste al vetriolo, invaso i social e mobilitato le loro truppe, denunciando l’emergenza e l’incapacità dei governanti, attaccando i buonisti e i “responsabili dell’invasione”, tuonando contro l’Europa e i governi africani colpevoli di “trasformare l’Italia in un campo profughi”.
Il problema non è soltanto che ora al governo ci sia la destra: in effetti, sarebbero ugualmente in grado di individuare un capro espiatorio, un nemico o un qualunque argomento distorsivo.
La vera questione è che stavolta ci sono pochi dubbi, la situazione attuale rende del tutto evidente quanto sia stata strumentale la propaganda degli ultimi anni tanto di Fratelli d’Italia (i blocchi navali, i rimpatri, la combutta fra trafficanti e Ong) quanto della Lega (la lotta senza quartiere all’Europa dei burocrati, lo smantellamento della rete di affari delle cooperative rosso e via discorrente).
Ma non solo, perché le ultime settimane dimostrano anche il fallimento di tutte le iniziative messe in campo dal governo per controllare i flussi e gestire gli sbarchi.
Il piano Mattei è poco più di una barzelletta, al momento. Non ci sono risorse, non c’è stato il coinvolgimento degli altri player europei (anzi, i francesi sono anche abbastanza incazzati…), non ci sono tempistiche né un masterplan di interventi/accordi.
Le visite in Tunisia hanno prodotto il nulla: la stragrande maggioranza degli sbarchi intercettati provengono da lì, gli sbarchi fantasma non si fermano e le autorità di Tunisi si eclissano spesso e volentieri.
La situazione in Libia non è migliorata e non poteva essere altrimenti. Malgrado dossier, inchieste e denunce abbiano mostrato con chiarezza qual è la condizione dei migranti in quel Paese, anche il governo Meloni continua a far finta di niente, accettando, peraltro, che siano le autorità di Tripoli a decidere quando aprire o no il rubinetto del flusso verso le nostre coste. I rimpatri sono fermi al palo, come prima, più di prima.
Non va meglio con gli altri partner. I maltesi continuano a fare il minimo indispensabile, Spagna e Francia ci ascoltano ma i numeri della redistribuzione sono bassi come sempre, quelli che una volta erano gli amici di Meloni continuano a dire le cose che direbbe anche Meloni se fosse al loro posto: migranti da altri Paesi non ne vogliamo prendere. Insomma, non c’è stato quel cambio di passo epocale in Europa che il governo aveva provato a venderci solo qualche mese fa.
Così come non sono servite a nulla le crociate di Piantedosi, Meloni e Salvini contro le Ong, messe nero su bianco nel decreto Cutro (firmato senza battere ciglio da Mattarella, ehm).
O meglio, sono servite a diminuire la capacità di soccorso complessiva, ad aumentare i rischi per i migranti e a criminalizzare chi cerca di salvare vite in mare. I trafficanti fanno esattamente ciò che facevano prima, magari qualche ignaro migrante verrà perseguito come “scafista”, ma non si andrà oltre.
L’accoglienza è probabilmente il settore in cui sono più evidenti le responsabilità del Salvini ministro dell’Interno (e di Piantedosi, allora funzionario).
I decreti che portano il suo nome e le circolari adottate nel periodo del Conte I hanno dato un colpo decisivo anche a quei pochi meccanismi di accoglienza che funzionavano.
Lo smantellamento degli Sprar, la riduzione dei finanziamenti e la scomparsa dei piccoli centri hanno dato un colpo mortale all’accoglienza diffusa, sola via che avrebbe permesso una gestione oculata delle migliaia di persone che ogni anno raggiungono comunque il nostro Paese.
Era prevedibile, lo avevamo detto in tutte le salse: se cancelli anche gli esperimenti virtuosi semplicemente per ragioni di propaganda, senza aver chiaro come risolvere strutturalmente la causa degli sbarchi (ammesso che esista un modo…), stai preparando le condizioni per un vero disastro. Le proteste dei Comuni, l’impotenza dei prefetti, la confusione tra gli operatori e le condizioni in cui versano migliaia di migranti in queste ore lo testimoniano con forza.
Intendiamoci, non c’è da disperarsi del fallimento delle ricette della destra sull’immigrazione, perché esse consistono in un mix di propaganda e cinismo sulla pelle dei più deboli. Ma un governo che deve parte del suo consenso al modo in cui ha speculato sulla questione andrebbe messo di fronte alle proprie responsabilità. E magari tornare dalle ferie.
(da Fanpage)
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Agosto 27th, 2023 Riccardo Fucile
ERA STATA LA GUARDIA COSTIERA ITALIANA A CHIEDERE L’INTERVENTO DELLA ONG
La destinazione è più vicina, ma rimangono due i porti che Ocean Viking deve raggiungere prima di dichiarare conclusa l’operazione di salvataggio iniziata giorni fa nel Mediterraneo.
A causa della forte ondata di maltempo che sta investendo il Nord, il centro di coordinamento e soccorso di Roma ha ordinato alla nave di fare rotta verso Napoli, dopo lo stop a Vibo Valentia. “Gli ultimi giorni hanno dimostrato ancora una volta l’inadeguatezza della risposta umanitaria nel Mediterraneo centrale“, denuncia Valeria Taurino, direttrice generale di Sos Méditerranée Italia.
Nel porto calabrese sono sbarcati parte dei naufraghi salvati prima nelle acque internazionali davanti alla Libia, poi sulla rotta tunisina, dove è stata la Guardia costiera a sollecitare l’aiuto della nave ong francese.
Un doppio sbarco non semplice da gestire a bordo, dove nonostante le attività dei mediatori e dell’equipaggio c’è chi convive con la paura di essere riportato indietro. Gli equilibri su una nave di soccorso, piena di gente traumatizzata da una traversata pericolosa, con la paura della morte come compagna di viaggio, sono sempre delicati.
A decidere chi possa scendere per primo sono le autorità. Dalla nave, su cui opera da tempo anche la Croce rossa internazionale, vengono segnalati casi di vulnerabilità, emergenze sanitarie, eventuali situazioni di fragilità o rischio.
In genere, oltre ai casi medici urgenti, si tenta di far sbarcare insieme chi ha affrontato la traversata sulla stessa carretta del mare. Ma a dispetto delle lunghe spiegazioni, fra chi rimane sul ponte a guardare l’Italia sfilare di lato spesso sconforto e preoccupazione rimangono. I primi sono stati soccorsi quattro giorni fa.
Erano su due imbarcazioni malridotte che viaggiavano a poca distanza l’una dall’altra in acque internazionali di fronte alla Libia, raggiunte dai team di salvataggio di Sos Méditerranée.
Poco dopo i rhib, le lance veloci di Ocean Viking, sono intervenute in soccorso di un altro barchino, avvistato da Sea Bird di Sea Watch.
Un intervento autorizzato dalle autorità, che prima – come sempre – hanno lasciato cadere nel vuoto segnalazioni e richieste di coordinamento che arrivavano da bordo, salvo poi immediatamente indicare come porto sicuro Genova, approdo a diversi giorni di navigazione di distanza.
Una prassi ormai consolidata, che l’emergenza sulla rotta tunisina ha fatto saltare. Sopraffatta dalle richieste di intervento la Guardia costiera ha chiesto aiuto e supporto alla Ocean Viking.
“Dalle prime ore del mattino fino al tardo pomeriggio di venerdì, l’equipaggio è stato impegnato in operazioni senza sosta”, spiega da bordo Albert, coordinatore della ricerca e del soccorso. “In alcuni casi, abbiamo evacuato i sopravvissuti direttamente sulle navi della Guardia Costiera italiana presenti sul posto; in altri casi, i nostri team hanno stabilizzato i casi di pericolo, distribuendo giubbotti di salvataggio, acqua e cibo, prima che i naufraghi fossero evacuati direttamente dalla Guardia Costiera italiana”.
Ma anche così le forze sono state a stento sufficienti. “Ad un certo punto – spiega Albert – c’erano contemporaneamente cinque barche in difficoltà, alcune delle quali sull’orlo dell’affondamento, che necessitavano di soccorso immediato“.
E mentre le motovedette di Finanza e Guardia Costiera, stracariche di naufraghi soccorsi , facevano rotta verso il porto, sulla scena – spiega l’equipaggio – continuavano a comparire barchini, canotti, gusci di latta carichi di gente che necessitava aiuto.
“La Ocean Viking ha assistito il maggior numero possibile di imbarcazioni, in cooperazione e coordinamento con le autorità italiane”, spiega Taurino. Ma “le necessità sono state di gran lunga superiori ai mezzi disponibili per fermare la perdita massiccia di vite umane cui continuiamo ad assistere nel Mediterraneo centrale, dove almeno 2.021 persone sono morte o disperse solo quest’anno”.
Cifre approssimate per difetto perché di non di tutti i naufragi si ha notizia, ma che già bastano per laureare il 2023 come anno più letale nel Mediterraneo dal 2017.
“Continuiamo a chiedere all’Unione Europea e agli Stati associati di dare la priorità al salvataggio di vite umane ai confini meridionali dell’Europa. Sono urgentemente necessari ulteriori mezzi di soccorso“, aggiunge Taurino. “Dovremmo garantire percorsi più sicuri per le persone, che consentano loro di fuggire dalla violenza e raggiungere una vita migliore – spiega Birgitte Bischoff Ebbesen, Direttore regionale per l’Europa e l’Asia centrale della Croce rossa internazionale – Non dobbiamo mai dimenticare che la morte dei migranti in mare si può prevenire”.
(da agenzie)
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Agosto 27th, 2023 Riccardo Fucile
IL SINDACO ATTACCA IL MINISTERO DEGLI INTERNI: “NON HO CAPITO QUALE SIA LA STRATEGIA DI PIANTEDOSI PER FRONTEGGIARE GLI SBARCHI E AIUTARCI”
Venerdì con 65 approdi, sono arrivate 1.918 persone; sabato, dopo
29 sbarchi, 1.116. Lampedusa è al collasso per l’arrivo massiccio di migranti e il sindaco chiama pesantemente in causa il governo. «Non ho capito quale sia la strategia del ministero dell’Interno non per fermare, quanto per fronteggiare gli sbarchi di migranti. E qual è la strategia del ministero per aiutare quest’isola», attacca il sindaco delle Pelagie, Filippo Mannino
Mannino ricorda che a gennaio il governo aveva promesso l’invio di una nave che avrebbe dovuto fare la spola con la terraferma e che a tutt’oggi non c’è traccia dell’imbarcazione. Inoltre sottolinea che è stata disattesa anche la promessa di un’area dove raccogliere i barchini lasciati alla deriva dopo i soccorsi.
Per il prefetto nessuno vuole fare danni o creare altri problemi ma «Lampedusa ora, come anche nel recente passato, non è assolutamente in grado di ricevere altri profughi. Non è umanitario stipare 4000 migranti nell’hotspot», sottolinea. Se lo scorso anno nello stesso periodo i migranti giunti sulle coste italiane erano stati 52mila, ad oggi sono 107mila, più del doppio. E non c’è giorno in cui sindaci e presidenti di Regioni non denunciano che il sistema è al collasso.
Intanto Matteo Salvini torna a tuonare e di fatto attacca la gestione del governo.
Durissima invece la segretaria del Pd: «Le destre nazionaliste parlano a sproposito di immigrazione ma non si ricordano mai di salvare vite», dice Elly Schlein. E sottolinea ancora che «le destre nazionaliste, appassionate del tema dell’immigrazione, adottano leggi ingiuste e illegali. Ma la storia di questo Paese dimostra che l’immigrazione è fonte di ricchezza», ma non «deve essere mai una scelta forzata dalla mancanza di opportunità nel paese in cui si nasce»
(da agenzie)
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Agosto 27th, 2023 Riccardo Fucile
UNA RAGAZZINA DI LATINA SI ACCASCIA SULLA SPIAGGIA E INVECE DI SOCCORRERLA I COETANEI HANNO PENSATO A FILMARE LE SUE PARTI INITIME
Una ragazzina di Latina si è accasciata sulla sabbia. Invece di soccorrerla, i coetanei hanno filmato con il cellulare le sue parti intime. Uno di loro ha poi pubblicato il video sui social.
Sul fatto è ora stata aperta un’inchiesta della Procura. Gli inquirenti stanno cercando di identificare chi è stato a girare il filmato e a condividerlo online.
Il fatto è avvenuto a Ferragosto. Come spiega il giornale Latina Oggi, la ragazzina stava trascorrendo la giornata di festa con gli amici. Nel corso della serata, forse per aver bevuto troppo, si è sentita male.
La giovane, che è minorenne e frequenta un istituto superiore della città, si è accasciata sulla spiaggia. Indossava un abito corto, che si è sollevato, scoprendo leggermente le parti intime
Il video diffuso sui social
Un ragazzo del gruppo, anche lui minorenne, ha subito preso il cellulare. Il ragazzino, pare con la complicità degli amici, le ha filmato le parti intime e gli slip. Il video è stato poi pubblicato su Instagram, dove è rimasto per un po’ a disposizione di una ristretta cerchia di persone. In un secondo momento, il filmato è stato rimosso. Nel frattempo, però, era già stato condiviso da altri ragazzi.
Al via l’inchiesta
I genitori della ragazzina, appresa la cosa, hanno sporto denuncia. Sul caso è stata adesso aperta una inchiesta della Procura, che cercherà di identificare chi ha girato il video e chi lo ha condiviso.
(da agenzie)
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Agosto 27th, 2023 Riccardo Fucile
GLI INVESTIGATORI HANNO SEQUESTRATO UNA DECINA DI CELLULARI PER CAPIRE SE SIANO STATI GIRATI VIDEO VENDUTI. GLI INDAGATI SALGONO A QUINDICI
La chiave di svolta nelle indagini sullo stupro di gruppo perpetrato
nel Parco Verde di Caivano, con due ragazzine di dieci e dodici anni vittime del branco, potrebbe arrivare dalle analisi tecniche della decina di cellulari sequestrati dai carabinieri. Nelle memorie di queste “scatole nere”, gli inquirenti cercano video, conversazioni in chat e lavorano all’ipotesi che uno dei filmatini sia stato venduto nel dark web, dove la richiesta di questo lurido materiale è enorme e può fruttare migliaia di euro.
Un passaggio fondamentale questo, visto che uno degli investigatori davanti a tanto scempio e crudeltà ha chiosato: «Quelli di Palermo (il riferimento è al branco responsabile dello stupro di una 19enne, ndr) rispetto a questi del Parco Verde sono stati meno aggressivi».
In particolare, l’attenzione degli inquirenti sarebbe concentrata sui telefonini di quei due minorenni, figli di capi piazze di spaccio, attive una nel Parco Verde, l’altra nel complesso di edilizia popolare Iacp di via Atellana noto come “‘o bronx”. Figli di personaggi di spicco della criminalità organizzata, ragazzi che appartengono alla cosiddetta “borghesia delle piazze di spaccio», pieni di soldi, abiti firmati, spocchia da camorristi.
Tutti sapevano e nessuno ha parlato. Tra i cellulari sequestrati, figurerebbe anche quello in uso alla mamma di una delle due ragazzine. Un atto finalizzato ad accertare eventuali responsabilità in tema di controllo genitoriale. E come era accaduto nove anni fa, quando fu uccisa Fortuna Loffredo, nel Parco Verde è scattato il coprifuoco per i bambini, ancora una volta i più penalizzati, ora costretti a stare in casa per la psicosi degli orchi, i cui nomi erano noti in tutto il quartiere.
I telefoni cellulari sequestrati per ordine della procura. Potrebbe essere lì la chiave dell’indagine sullo stupro ripetuto ai danni delle due cuginette di 11 e 12 anni a Caivano, in provincia di Napoli. Si tratterebbe di una decina in tutto. L’obiettivo è capire se in quei telefoni e nelle chat di messaggistica istantanea ci siano tracce di video girati nel momento delle violenze, filmati che potrebbero essere stati prodotti proprio durante le violenze.
I telefoni — ormai vere e proprie scatole nere dell’esistenza — potrebbero celare quei tasselli che mancano all’indagine partita dalla denuncia delle due cuginette, poco più che bambine. Denuncia che è nata dopo che il fratello 17enne di una di loro ha ricevuto un messaggio tramite i social in cui veniva sollecitato a fare attenzione alla sorella. Da lì l’allarme lanciato ai genitori, la denuncia e un effetto valanga che ha portato il Tribunale dei minori a trasferire le due bambine in una casa famiglia per preservare la loro incolumità. Se fossero rimaste lì avrebbero forse rischiato ritorsioni da parte dei coetanei accusati di aver abusato di loro.
Secondo la ricostruzione, le due ragazzine venivano avvicinate appena scendevano di casa. Poche parole di circostanza spiccicate in dialetto: «Andiamo a farci un giro»; quello era il momento in cui le due cuginette capivano che sarebbero nuovamente finite in quell’autorimessa abbandonata, nei pressi della piscina abbandonata, in cui la loro infanzia era finita.
(da agenzie)
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Agosto 27th, 2023 Riccardo Fucile
“RICEVIAMO DECINE DI TELEFONATE OGNI GIORNO. MOLTI VOGLIONO RESTARE ANCHE UNA SOLA NOTTE O VENIRE A FARE IL BAGNO DOVE LO HA FATTO LA PREMIER”
«Giorgia? Viene qui da quattro anni e non è cambiata da quando è diventata premier. Neppure Lollobrigida. Se ne va sempre in giro dai contadini a fare la spesa…». I doppi cancelli di masseria Beneficio riaprono dopo due settimane da residenza estiva della Meloni’s family.
Quattro stelle, sei camere, sette bagni, otto o nove ospiti, una piscina e la cucina da cui la premier e il ministro dell’Agricoltura hanno lanciato l’ascesa del granchio blu made in Italy a tutela dell’italianissima vongola. A far da contorno pietra bianca, tanta privacy e diversi ettari di ulivi.
Quasi una prigione dorata per Meloni però che, racconta dispiaciuto chi lavora nella struttura, «non ha praticamente mai potuto lasciare la masseria». Al punto che il mini-break albanese dall’amico Edi Rama sembra assume quasi i contorni di una fuga liberatoria. «Il drone però non l’abbiamo visto» raccontano.
Né, a dispetto degli anni precedenti e alle aspettative di imprenditori e ras locali, si è vista la mega-festa di fine vacanze che da queste parti era considerata ormai una tradizione. «Questione di opportunità».
Ciò che non è mancato è il cibo. Locale (con un Lollobrigida raccontato alle prese con decine di cassette di frutta e verdura, oltre che mozzarelle e burrate) e, a volte, cucinato. Come i panzerotti caldi preparati da un cuoco del posto. O i dolci – torte alla frutta soprattutto – fatti arrivare appositamente.
Il gruppo, del resto, è affiatato e resta sempre lo stesso. Il compagno Andrea Giambruno con la piccola Ginevra, la sorella Arianna con Lollobrigida e il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, assieme alla moglie Laura e alle loro due figlie.
Unico (o quasi) ospite occasionale accolto il vicepremier Matteo Salvini. Qui attorno al tavolone in marmo rosso sotto una pergola di vite, fulcro dell’enorme cortile, è nato il tentativo di “patto della masseria” contro la concorrenza sleale d’autunno.
Dettaglio non da poco per chi ha dovuto in qualche modo gestire il climax degli sbarchi, gli albori dell’affaire Vannacci e i primi scambi sulla Manovra. Certo, il tutto a bordo di una piscina con tanto di palma svettante che ha stuzzicato molti. «Riceviamo decine di telefonate ogni giorno. C’è tanta curiosità. Molti vogliono restare anche una sola notte o venire a fare il bagno dove lo ha fatto la premier» spiegano, precisando però come finiscano tutti respinti perché la struttura viene prenotata solo settimanalmente e solo per intero.
«In maniera quasi esclusiva a turisti americani». Ma anche a qualche italiano in tutta evidenza. Con metà governo schierato proprio a Ceglie Messapica per “La Piazza” di Affariitaliani.it, i tre trulli comunicanti che hanno ospitato Giorgia e Giambruno ora hanno infatti già un’altra prenotazione. A nome di chi? Ironia della sorte Licia Ronzulli.
(da il Messaggero)
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Agosto 27th, 2023 Riccardo Fucile
PARTENZE A RAFFICA DALLA TUNISIA: ALTRO CHE ACCORDI PER LIMITARE GLI ARRIVI, VI SIETE FATTI PRENDERE PER IL CULO… INVECE CHE DIMETTERSI PER LA VERGOGNA FANNO LA GUERRA ALLE ONG
Quasi tutti partono dalle coste tunisine. Il memorandum cui
Giorgia Meloni ha lavorato a lungo con l’obiettivo di impegnare il presidente tunisino Kais Saied ad arginare le partenze dei migranti diretti in Italia non ha effetti pratici di alcun tipo.
Oltre 400 persone sbarcate a Lampedusa dalla mezzanotte all’alba di oggi, 1.826 in 63 sbarchi ieri, tra soccorsi in mare e diversi arrivi autonomi. Sono numeri record quelli di queste ore, mai registrati in precedenza.
Molti viaggiano su fragili barchini in ferro. All’hotspot di contrada Imbriacola ci sono, adesso, 4.121 persone presenti (tra cui centinaia di minori non accompagnati) e a causa della finestra di meteo favorevole con mare calmo che durerà ancora qualche giorno, si prevedono sbarchi, fra oggi e domani, per almeno altri duemila migranti. La Prefettura di Agrigento ha già disposto l’imbarco di 740 migranti sul traghetto di linea Galaxy che giungerà in serata a Porto Empedocle. Non solo soccorsi in mare. Ci sono anche arrivi direttamente sulla terraferma: 6 i gruppi che sono stati ritrovati e bloccati dai militari della tenenza della guardia di finanza e carabinieri. Una motovedetta della Capitaneria è intervenuta nei pressi della scogliera di Cala Galera dove c’erano 47 persone, avevano lasciato alla deriva il natante.
Ocean Viking verso Genova (nonostante il meteo in peggioramento)
Alla nave ong Ocean Viking, che ha a bordo centinaia persone soccorse in più operazioni, il Viminale ha assegnato il porto di sbarco di Genova, dall’altra parte d’Italia. Una piccola parte di migranti sarà sbarcata a Vibo. Poi il lungo viaggio verso nord. Ma c’è allerta meteo domenica lungo la costa tirrenica, come evidenziato per primo da Sergio Scandura di Radio Radicale. Perturbazione che Ocean Viking rischia di centrare “in pieno”. Una di quelle che le organizzazioni umanitarie hanno definito “rotte vessatorie”, accusando il governo italiano di voler tenere lontane le navi ong dalla rotta del Mediterraneo centrale, nonostante da settimane sia stata la Guardia costiera stessa a chiedere il supporto e a organizzare i soccorsi di varie imbarcazioni “civili”. Un cortocircuito ormai evidente. Sono le leggi internazionali a prevedere che i naufraghi vadano assicurati nel “luogo sicuro” più vicino. Tocca ribadirlo. Non porto ma “luogo” di garanzie per diritti e convenzioni. Tradotto: in questi casi, dovrebbero essere le coste siciliane o calabresi.
Secondo il diritto internazionale, un luogo sicuro per sbarcare dovrebbe essere assegnato “con la minima deviazione dal viaggio della nave” e dovrebbe essere fatto ogni sforzo “per ridurre al minimo il tempo delle persone soccorse a bordo della nave che presta assistenza”, vale a dire il prima possibile.
Le ong non decidono di “portare” ma decidono di “salvare” persone in mare in fuga dagli “orrori inimmaginabili della Libia” (definizione dell’Onu).
Salvarli è un dovere oltre che un obbligo, lo dimostra il fatto che la stragrande maggioranza dei salvataggi viene effettuata dalla guardia costiera italiana nel Mar Ionio e al largo di Lampedusa. Il ministro dell’Interno Piantedosi ritiene probabilmente che la nave umanitaria stessa sia un Place of Safety (POS, porto sicuro). Ma sembra una posizione fragile, perché per le convenzioni internazionali, POS è il luogo a terra più agevole da raggiungere ove si conclude il soccorso e lo sbarco va assicurato al più presto dallo Stato di quel luogo. Il tema è evidentemente politico.
I costi dei soccorsi sono giganteschi anche per navi come Geo Barents e la Ocean Viking, che sono espressione di Ong strutturate come Medici senza frontiere e Sos Mediterranée. I costi stellari del carburante necessario per coprire tratte così lunghe hanno di fatto già costretto molte navi di organizzazioni con meno fondi a fermarsi. La nave Aurora della ong Sea Watch, che nei giorni scorsi anziché dirigersi a Trapani che era stato indicato come porto sicuro ha attraccato a Lampedusa dove ha fatto sbarcare 72 migranti, è stata sottoposta a fermo amministrativo per 20 giorni.
Il decreto varato dall’esecutivo Meloni delinea un vero proprio “codice di condotta” per le navi ong: stop al trasbordo dei naufraghi (cioè quando una nave più piccola compie un soccorso e poi trasferisce su una nave più grande i naufraghi per continuare a operare altri soccorsi) e ostacoli, nei fatti, ai soccorsi multipli (a meno che non siano richiesti dalle autorità della zona Sar). C’è l’obbligo di chiedere il porto di sbarco all’Italia immediatamente dopo aver effettuato il primo salvataggio.
La collaborazione fra stato e ong di fatto è però indispensabile
La collaborazione fra stato e ong di fatto è però indispensabile per soccorrere barchini alla deriva in mare, ma viene sottaciuta e praticamente non commentata dalla maggioranza, in evidente imbarazzo sul tema. In un caso qualche tempo fa la Guardia costiera di Lampedusa ha finito il carburante per le sue motovedette e la Capitaneria di porto ha dovuto derogare al decreto Piantedosi, chiedendo alle navi della flotta umanitaria di aiutarla compiendo più salvataggi. Ricette facili per affrontare un fenomeno epocale come quello migratorio non esistono, e questi mesi estivi lo stanno mettendo in chiaro per l’ennesima volta.
“Quasi 10 ore di operazioni senza sosta – fanno sapere da Ocean Viking, nave di Sos Mediteranee – il team della Ocean Viking ha assistito diverse imbarcazioni e ha evacuato i sopravvissuti in coordinamento con la Guardia Costiera italiana tra Lampedusa e la Tunisia fin dalle prime ore del mattino”. La nave è “attualmente in navigazione verso Genova, il porto lontano assegnato dalle autorità italiane per lo sbarco dei superstiti”. Intanto sulla rotta Tunisia-Lampedusa i barchini continuano a viaggiare. E le condizioni meteo nei prossimi giorni peggioreranno.
(da agenzie)
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Agosto 27th, 2023 Riccardo Fucile
SI INIZIA CON LA GRECIA, OBIETTIVO LASCIARSI ALLE SPALLE I PROBLEMI ITALIANI
Si parte, dunque. O meglio, si riparte. Obiettivo: lasciarsi alle spalle i problemi italiani. Appena rientrata dalle due settimane di puro relax nella masseria di Ceglie Messapica, la premier Giorgia Meloni ha di nuovo la valigia in mano. Martedì si cena in Grecia, per un bilaterale con il presidente ellenico Kyriakos Mitsotakis. Il primo della lunga serie di incontri che vedrà, a settembre e a ottobre, la presidente del Consiglio più all’estero che a palazzo Chigi.
Non tutte missioni indifferibili, va detto. Ma d’altro canto l’autunno a Roma sarà difficile, “impegnativo”, per usare le sue parole. Una legge di Bilancio con pochi margini di manovra (non ci sono soldi), il malcontento sociale cresciuto a colpi di caro-inflazione, taglio del Reddito di cittadinanza e nessuna risposta sul salario minimo, ma anche alleati pronti a entrare in modalità “campagna elettorale” per le Europee di giugno. Tutte faccende che impensieriscono non poco la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che presto dovrà confrontarsi con nuovi sondaggi. Meglio girare alla larga, quindi. E regalare all’opinione pubblica un’immagine di governo che vola alto, impegnato in tavoli internazionali anziché nelle beghe di cortile. Tanto più che, all’estero, il cerimoniale impedisce anche troppe intrusioni di domande.
Si inizia con la Grecia, quindi. Meloni ha bisogno di legare con il governo di Atene sia perché Mitsotakis può rappresentare, negli equilibri europei, il ponte tra Conservatori e Popolari sia perché Italia e Grecia hanno in comune molte battaglie da combattere contro i Paesi del Nord: dalla riforma del Patto di Stabilità (i vincoli pre-Covid torneranno in vigore nel 2024 e l’Italia dovrà ulteriormente stringere la cinghia) alle politiche migratorie nel Mediterraneo.
Una settimana dopo, nel weekend del 9-10 settembre, la premier dovrà volare a New Dehli, in India, dove si terrà il diciottesimo G20 presieduto dal primo ministro Narendra Modi. Nell’agenda del vertice internazionale – a cui parteciperanno tra gli altri anche il presidente americano Joe Biden e il primo ministro britannico Rishi Sunak – ci sarà il cambiamento climatico, la trasformazione digitale e il ruolo delle donne. Dieci giorni più tardi, invece, Meloni avrà un’altra trasferta oltreoceano: lei e il ministro degli Esteri Antonio Tajani saranno a New York per partecipare alla 78esima Assemblea Generale dell’Onu e che vedrà la delegazione italiana impegnata almeno dal 20 al 23 settembre.
Il 6 ottobre invece la premier sarà a Granada, in Spagna, per il vertice informale dei capi di Stato e di governo che anticiperà il Consiglio europeo del 26 e 27 ottobre a Bruxelles a cui Meloni dovrà prendere parte e provare, in quella sede, a imporre la propria visione su politiche migratorie e Patto di Stabilità. Difficile che ci riesca vista la ritrosia dei Paesi “frugali” e vista la frenata economica della Germania. Nel mezzo sono previste altre due missioni, ancora da definire sul calendario. Una in Albania per incontrare – stavolta ufficialmente e non più come durante le vacanze – il premier Edi Rama. L’altra in Israele, per ricambiare la visita del primo ministro Benjamin Netanyahu che a marzo era stato a Roma e l’aveva invitata a Tel Aviv in autunno. Prima della fine dell’anno, quasi sicuramente a novembre, nel pieno della discussione parlamentare sulla legge di Bilancio, la premier volerà anche a Pechino per una missione complessa e strategica: comunicare alla Cina l’uscita dalla Via della Seta. Meloni sarà anticipata questa settimana da Tajani. Al suo ritorno, la premier dovrà occuparsi dei problemi di casa nostra a partire da una legge di Bilancio che si annuncia complicata. L’occasione per rilanciare il partito arriverà in dicembre con la festa di Atreju, grande appuntamento per lanciare la campagna elettorale delle Europee 2024
(da Il Fatto Quotidiano)
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