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L’ASSOCIAZIONE NONNA ROMA CHE ASSISTE 2.500 FAMIGLIE POVERE A ROMA: “LOLLOBRIGIDA VIVE IN UN’ALTRA DIMENSIONE, LE FAMIGLIE POVERE NON MANGIANO PER PAGARE L’AFFITTO”

Agosto 26th, 2023 Riccardo Fucile

“CHI NON RIESCE A PAGARE AFFITTO E BOLLETTE, MANGIA MENO”

Hanno fatto discutere le parole pronunciate, al meeting di Rimini, dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida: “Da noi spesso i poveri mangiano meglio dei ricchi, perché cercando dal produttore l’acquisto a basso costo comprano qualità”. Dall’opposizione si sono scatenate le critiche, con Elly Schlein che ha accusato il governo di “vivere su un altro pianeta”. Sara Fiordaliso, attivista dell’associazione Nonna Roma che fornisce aiuto alimentare a oltre 2.500 famiglie a Roma, ha commentato a Fanpage.it le dichiarazioni del ministro e ha raccontato la realtà che l’associazione vede quotidianamente: famiglie spesso disperate, che quando si trovano in crisi economica cercano di risparmiare proprio sul cibo.
Cosa non vi torna delle affermazioni del ministro Lollobrigida?
Purtroppo ci torna molto poco. Al ministro manca un collegamento con la realtà vera delle persone che sono in disagio economico. È anche strumentale minimizzare il problema della povertà, in questo caso come in tanti altri passati: permette di adottare misure che sono ridicole rispetto al problema effettivo. È verificato che in Italia chi è in povertà ha una cattivissima dieta alimentare, perché manca l’accessibilità e anche l’educazione alimentare.
Quale attività svolgete con Nonna Roma, in questo ambito, e cosa osservate?
Sosteniamo 2.500 famiglie con l’aiuto alimentare. In un’indagine che abbiamo fatto l’anno scorso è emerso che la stragrande maggioranza delle famiglie non acquista carne, non acquista pesce. Hanno eliminato o fortemente ridotto olio, latte, frutta e verdura. Anche il cibo di cui si approvvigionano di più, che sono inscatolati e cose simili, è di scarsissima qualità. Se avessero la capacità che descrive il ministro, di “cercare dal produttore”, magari non avrebbero bisogno di ritirare da noi un pacco alimentare o passare nei nostri empori solidali. Questa è la realtà dei fatti. Il ministro confonde cose diverse…
Cioè?
Confonde il ‘chilometro zero’ con il mancato accesso ai beni alimentari. Se parlasse con cognizione di causa, conoscerebbe la distribuzione delle famiglie in povertà nel territorio, e della distribuzione dei punti di accesso a cibo di qualità. La persona che abita in periferia a Roma da che contadino va per prendersi la frutta a chilometro zero? Ammesso che poi costi meno, perché non è così. Il cibo di qualità spesso è inaccessibile anche per le classi medie. C’è proprio una conoscenza della realtà distorta, o mistificata volutamente.
Questa frase del ministro secondo voi è una gaffe o ha un intento politico?
È l’ultima di tante affermazioni, del ministro Lollobrigida o di altri componenti del governo, che fanno una narrazione della povertà al contrario: colpevolizzazione e banalizzazione estrema del problema, che in realtà è complesso e sempre più evidente. Un esempio è la carta acquisti lanciata in queste settimane. Presentata come strumento contro la povertà alimentare, in realtà cos’è? Sono 380 euro, praticamente un euro al giorno per un anno per ogni famiglia, per di più escludendo chi riceve altri sussidi di alcun tipo. E anche con requisiti così stringenti, non hanno messo fondi sufficienti per arrivare a tutti i possibili beneficiari. Hanno presentato in pompa magna quella che in realtà è un’elemosina a persone in difficoltà. Tanto queste non sono il loro elettorato, quindi non gli importa.
Cosa servirebbe, invece, da parte del governo?
Servirebbe uno strumento di contrasto alla povertà pieno. L’Assegno di inclusione che partirà a gennaio discrimina tra poveri: noi chiediamo l’introduzione di un reddito minimo garantito, perché sarebbe uno strumento per dare libertà alle persone, anche a chi non è in povertà assoluta ma relativa. E poi le politiche devono essere integrate. Il contrasto alla povertà alimentare non lo fai con la carta Dedicata a te, ma individuando le motivazioni per cui le famiglie sono in povertà alimentare. Mettendo al centro la capacità di spesa alimentare delle famiglie, senza interventi assistenzialistici. Mettendo al centro la dignità della persona e la sua capacità di scelta.
Negli ultimi mesi come è cambiata la situazione per le famiglie a cui date assistenza?
C’è stato un peggioramento clamoroso. Il caro bollette ha affossato le persone in povertà, con misure governative insufficienti: per chi vive in povertà assoluta, un rincaro di quel tipo vuol dire mangiare meno. Lo abbiamo riscontrato. Non posso smettere di pagare l’affitto se no mi fanno lo sfratto, non posso smettere di pagare le bollette se no mi tolgono gas e luce, e allora non mangio o mangio di meno. L’attuale governo è entrato in carica con quella situazione in corso, con l’inflazione alle stelle… e invece di intervenire ha ridotto le misure contro la povertà.
E da oggi altre 33mila persone riceveranno un sms per avvisarle che da settembre non avranno più il reddito di cittadinanza.
Sì, più altre 170mila persone sono già state informate, e altre migliaia che lo saranno entro dicembre. E da gennaio circa la metà dei vecchi percettori sarà senza alcun tipo di sussidio. Ci aspettiamo un disastro, un aumento vertiginoso delle richieste di aiuto. Già adesso le persone sono disperate, hanno paura e non sanno come fare.
(da Fanpage)

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ESODATI DAL REDDITO, L’ULTIMA BEFFA: IN MIGLIAIA SENZA NEANCHE I 350 EURO AL MESE

Agosto 26th, 2023 Riccardo Fucile

DAL 1° SETTEMBRE SI RITROVERANNO PRIVI SIA DELL’ASSEGNO CHE DEI CORSI DI FORMAZIONE

Gli esodati del Reddito di cittadinanza, una parte di quelli che hanno ricevuto l’sms a luglio ed agosto, scopriranno che sono fuori da ogni sostegno solo tra qualche giorno. Quando il primo di settembre si collegheranno alla piattaforma Siisl, creata da Inps e ministero del Lavoro in collaborazione con le Regioni, e verificheranno che non hanno diritto neanche all’Sfl, ovvero al Supporto per la formazione e il lavoro da 350 euro per 12 mesi, non ripetibile. Fuori dal Reddito, fuori dal Supporto. Fuori da tutto.
Il gioco delle tre soglie di Isee
Succede perché il governo Meloni nel valutare le misure di contrasto alla povertà ha scelto di usare ben tre livelli di Isee, il tradizionale indicatore della situazione economica e patrimoniale che consente al singolo di accedere a bonus e sostegni. Per la social card alimentare – l’una tantum da 382,5 euro ideata dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida secondo cui «i poveri mangiano meglio dei ricchi» – l’Isee è a 15.000 euro. Per chi resta nel Reddito di cittadinanza – famiglie con minori, over 60 e disabili – è a 9.360 euro. Per chi ha perso il Reddito e spera nel “rimborso spese” da 350 euro mentre segue un corso di formazione l’Isee scende a 6.000 euro.
Questo significa che una parte delle 154.507 famiglie che hanno ricevuto dall’Inps l’sms di stop a luglio e le altre 33.765 che lo stanno ricevendo in questi ultimi scampoli d’agosto, dopo 7 mesi di fruizione del Reddito, non avranno più alcun tipo d’aiuto dallo Stato se avevano un Isee entro i 9.360, ma sopra i 6.000. Al momento un numero di questi “esodati” non c’è ancora. Ma è chiaro che il problema è tutto politico. Al punto che fonti di governo ipotizzano di rivedere la soglia Isee a 6.000 euro per tamponare una situazione limite che può diventare un’emergenza sociale, dopo la confusione di fine luglio su quanti potevano evitare di uscire dal Reddito, se presi in carico dai servizi sociali dei Comuni.
L’inganno corre via web, social e sms
I canali web e social del ministero del Lavoro da giorni reclamizzano la partenza della piattaforma del primo settembre. Anche radio e tv ne parlano. Chi ha perso il Reddito nei mesi estivi ha legittimamente nutrito la speranza di aggrapparsi ai 350 euro del Supporto che tra l’altro spettano ad ogni componente della famiglia che si attiva e si forma.
Lo stesso testo dell’sms dell’Inps che sta arrivando in queste ore – diverso da quello contestato di luglio – potrebbe indurre a crederlo: «Gentile utente, il 31 agosto terminerà il suo periodo di fruizione del Rdc. Dal 1° settembre parte la nuova misura del Supporto formazione e lavoro. Info e Faq sui siti Inps e ministero Lavoro». Quello che l’sms non dice al singolo è che se il suo Isee supera i 6.000 euro, il Supporto non gli spetta. Inutile iscriversi e fare domanda.
Single, famiglie con figli, Sud: a chi è arrivato il messaggino
Un problema per tante famiglie. Sono 230 mila in tutto quelle che rimarranno orfane del Reddito tra agosto e dicembre, in base ai dati Inps comunicati ieri. Corrispondono a 328 mila persone. Molti transiteranno al Supporto, vedremo quanti. Altri no, come detto, anche per la stretta sull’Isee.
Tra luglio e agosto l’Inps ha spedito 193 mila sms ad altrettante famiglie, ma poi 4.500 di queste sono rimaste nel Reddito e avranno la ricarica sulla card anche il 27 agosto perché vivono in una situazione di disagio e la presa in carico ai servizi sociali è avvenuta a cavallo del messaggino.
Se nel 72% dei casi si tratta di single, ci sono anche famiglie con figli non minori. Quelle con più di 2 componenti sono l’11% del totale: ci sono pure 890 nuclei con 5 o più persone. L’età media è attorno ai 41-42 anni.
La città con il maggior numero di famiglie private del Reddito è Napoli: 26.338 tra luglio ed agosto. Segue Palermo con 14.242 e poi Roma con 13.717. Quasi la metà di tutti gli sms spediti finora – 90.458 su 188.272 – sono arrivati a famiglie di due sole Regioni: Campania e Sicilia. Le stesse che da sempre, sin dalla sua nascita nel 2019, segnano il record del Reddito.
(da ilfoglio.it)

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PANE, SOVRANISMO E NOSTALGIA

Agosto 26th, 2023 Riccardo Fucile

QUANDO LOLLOBRIGIDA PARLA DI CHILOMETRO ZERO S’INTRAVEDE LA SAGOMA CELENTANESCA DEL PASTORE SERAFINO

Il chilometro zero è un concetto fighetto e non di rado poco economico con cui la classe sociale benestante prog incartoccia, in buste di carta ecologica, le proprie costose prelibatezze, meline butterate, insalate umide di terra, bitorzolute carote profumate. Soprattutto, incartocciano la propria coscienza di decorosi mangiatori frugali ergo contributori morali al sostentamento delle masse contadine.
L’idea che mettendo in fila tutti i chilometri zero del mondo si farebbero ricche tutte le agricolture povere del mondo è una delle utopie più sbalestrate di Carlin Petrini.
Il chilometro zero è il cibo dei ricchi che si vogliono alimentare da poveri per motivi di salute ambientale. Se invece dici che a comprare dal produttore a basso costo nel vicino borgo natio, e dunque a “mangiare meglio”, sono i ceti meno abbienti, e che “l’educazione alimentare italiana è interclassista”, la magia del chilometro zero svanisce come il profumo di una pera avvizzita: sei un sovranista ignorante, non un profeta del cibo sostenibile.
Che la differenza tra il chilometrista zero e i poveri che vivono di baratto e dell’orto della nonna sia, in cattiva sostanza, soltanto di ingiusto privilegio a favore del chilometrista viene taciuto per pura ipocrisia. Non è l’economia, bellezza, a fare la differenza. E’ la filosofia, anzi un’antropologia che a destra pencola grassoccia verso deliri da fascismo agrario.
Quando il chilometrista zero parla di chilometro zero s’immagina (o pretende) un mondo coltivato per il futuro e in controluce si vede Papa Francesco. Quando lo fa il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida, in controluce s’intravede invece la sagoma celentanesca del Pastore Serafino. Quello che si lagnava perché “al mondo antico chiuso nei suoi monti / la gente del Duemila ormai non crede più”. Una scemenza già 50 anni fa. Altro che anti modernismo di Pasolini, altro che pensiero della Tradizione, tra Scruton e la Coldiretti, altro che arcitalianesimo applicato al food. E’ pura nostalgia, è il Mondo piccolo guareschiano (se ci fosse almeno l’ironia).
Invece c’è Lollobrigida, e senza far troppi giochini la Gina, Anno Domini 1953, faceva esplodere di solide polpe maggiorate e di appetiti da atavica fame il sogno del popolo italiano: i futuri poveri ma belli di un mondo ancora rurale, non proprio equo ma solidale. Le borghesie ricche ed engagée attendevano fra una tartina e un Cynar l’arrivo di Senso di Visconti, invece le classi fameliche popolari, che votavano Dc perché ancora non osavano Almirante, andavano a mangiarsi con gli occhi la Lollo e a consolarsi con cofane di spaghetti al sugo. Lollobrigida (non Gina) vive nel suo mondo illusorio, forse ignora che le classi dalle tasche vuote vanno al discount, non al mercatino della Coldiretti, così attenta alle eccellenze alimentari sovraniste. Slowfood e Coldiretti sono le due medaglie politiche di una stessa ideologia, tutt’altro che votata a sfamare il popolo. Solo che Carlin Petrini ha uno status, Lollobrigida fa ridere.
Ma appunto, c’entra l’antropologia, molto prima degli strafalcioni sul rapporto fra cattiva alimentazione (junk food) e reddito, comprensibile anche a chi non sappia distinguere tra una battuta di fassona e un 3×2. E’ proprio il (non) pensiero. Qualcuno ha detto che nelle stupidaggini a proposito del povero ma buono, del non industriale perciò sano, del gustoso perché sovrano c’è in fondo Pasolini. Il quale, però, aveva lo sguardo accigliato di chi annotava la dissoluzione di un mondo fatto di ricotte, di lucciole e di pittori. Invece nella versione attardata di “Pane, destra e nostalgia” c’è una sovrana incapacità di vedere il presente e il futuro: che sia quello chilometrista o quello del cibo sintetico. E’ antropologia. Come nel breviario dello sciagurato Vannacci, il contorno del piatto forte razzismo-sessismo è la nostalgia per un mondo inesistente: “Un’Italia più povera, più rurale, più arretrata ma forse più felice”. Per il paese: “Mi piace la mia cucina, l’odore del pane fresco al mattino e le campane che suonano la domenica”. Non arcitaliani, non anticapitalisti, e manco il Maresciallo De Sica: sono il Pastore Serafino.
(da ilfoglio.it)

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LA SOCIOLOGA SARACENO: “DA LOLLOBRIGIDA VISIONE IGNORANTE”

Agosto 26th, 2023 Riccardo Fucile

“I POVERI NON POSSONO PERMETTERSI LA FAMOSA DIETA MEDITERRANEA”

Chiara Saraceno, sociologa dell’Università di Torino, si occupa di povertà da decenni, è autrice di decine di studi e pubblicazioni sul tema. Ha ascoltato le dichiarazioni del ministro Francesco Lollobrigida e, raggiunta dal Fatto, non esita a commentare laconicamente. “Mi sembrano solo frutto di superficialità e ignoranza. Se non le avesse dette un ministro, sarebbe una perdita di tempo commentare simili stupidaggini”.
I poveri quindi non mangiano spesso meglio dei ricchi?
Guardi, ma neanche nel passato contadino, quando le città erano molto più piccole, i contadini mangiavano meglio: coltivavano e vendevano. C’erano malattie, come la pellagra, indice di cattiva alimentazione. E oggi? I poveri non possono permettersi la famosa dieta mediterranea, quella che credo avesse in mente il ministro. Che non è fatta solo di pastasciutta, ma anche di carne, olio, proteine nobili. La frutta e la verdura sono ormai carissime.
Perciò il ministro ha detto una falsità.
Tecnicamente sì, basta guardare le mappe della diffusione dell’obesità infantile, sono sovrapponibili alle mappe della povertà. Per necessità, e a volte anche per cattiva informazione, statisticamente chi ha meno mangia peggio e quindi sta peggio, lo dicono tutti gli indicatori, anche quello sulla durata della vita. Se hai poco è complicato, soprattutto in città: ci si sfama con cose che riempiono, che ti fanno sentire sazio, e che costano poco.
Per Lollobrigida in Italia c’è un’educazione alimentare interclassista.
Su che base lo dice? I bambini al nido, poi alle scuole elementari, vengono educati a mangiare bene? Il tempo pieno con una mensa di qualità dove si fa anche educazione alimentare è garantito a tutti? Non mi risulta, solo a una minoranza, con grandi differenze territoriali. Siamo nello stereotipo. Forse aveva in mente l’educazione familiare, ma ancora una volta dipende anche dalle risorse disponibili. Guardi, questo governo, sui poveri…
Che idea si è fatta?
Ha una visione strana. I poveri sono imbroglioni, nullafacenti, non vogliono lavorare, però mangiano bene. Sembra che in Italia sia meglio essere poveri, anzi tagliamogli la sanità che non ne hanno bisogno.
Ignazio La Russa ha difeso il ministro: “La pasta alla norma è più buona e salutare di pietanze costose”.
Come se i poveri potessero mangiare sempre pasta alla norma. Se fosse come dicono loro, saremmo pieni di ricchi con la gotta a causa di un’alimentazione peggiore. Non mi pare però.
Di cosa ci sarebbe bisogno, per quanto riguarda l’educazione alimentare?
Anzitutto di asili nido e almeno un pasto di qualità garantito per tutti durante l’infanzia. E invece questi servizi spesso non vanno ai più poveri e al nido ci si porta spesso gli omogeneizzati, mi risulta. L’educazione alimentare dovrebbe essere parte integrante dell’istruzione, spiegare alle famiglie ad esempio che la pasta due volte al giorno sia da evitare. E dare un reddito familiare accettabile. Sono tutti piccoli mattoncini.
Il governo non sembra avere chiaro il problema.
No, però ha preso decisioni dure per le classi più povere, per questo dobbiamo commentare queste parole, che sarebbero sennò solo sciocchezzuole da bar. Una dieta sana è difficile da tenere e a oggi costosa. Lo dicono i dati.
(da il Fatto Quotidiano)

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I POVERI MANGIANO MEGLIO DEI RICCHI? LA SMENTITA DEL RAPPORTO CENSIS-COLDIRETTI SUL BOOM DEI DISCOUNT

Agosto 26th, 2023 Riccardo Fucile

L’AUMENTO DEI PREZZI HA SPINTO SEMPRE PIU’ ITALIANI A RIVOLGERSI ALLA GRANDE DISTRIBUZIONE A BASSO COSTO

I dati fattuali si scontrano con la retorica del ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, secondo cui «i poveri mangiano meglio dei ricchi». Dalle sue dichiarazioni al meeting a Rimini di Cl è nata la polemica, ma cosa ci dicono i numeri?
Dal rapporto Censis-Coldiretti dello scorso novembre, oggi ricordato tra le pagine di la Repubblica, emerge un quadro diverso rispetto a quello delineato da Lollobrigida.
Perché, se il 37% degli italiani ha ridotto la qualità del cibo acquistato a seguito dell’inflazione, la percentuale sale a 46% per i redditi più bassi e scende al 22% per quelli più alti.
L’aumento dei prezzi, infatti, ha spinto molte famiglie a optare per i discount: vi fanno la spesa il 72% degli italiani.
«La crescita dei discount è il dato più eclatante da quando abbiamo a che fare con l’inflazione», ha dichiarato a la Repubblica Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis. «Credo che il ministro si riferisca alla propensione che i ceti popolari hanno per i cibi genuini, ma un aumento dei prezzi che sui prodotti alimentari si aggira attorno al 10-12% notoriamente pesa di più su chi ha disponibilità economiche scarse. A soffrirne oggi è anche una parte del ceto medio».
Il mercato del contadino conviene ancora?
Anche la romantica visione per cui i «poveri» si recherebbero ogni giorno dal fidato agricoltore, accaparrandosi primizie a prezzi stracciati, non sembra avere fondamento: come spiegato da Laura Di Renzo, direttrice della Scuola di specializzazione in Scienze dell’alimentazione all’università di Roma Tor Vergata, ormai i produttori locali non offrono più prezzi tanto convenienti, perché si sono adeguati al rialzo del costo della vita.
«Se guardiamo anche all’estero, spesso la povertà economica è associata a quella nutrizionale – spiega Di Renzo -. Sfamarsi non equivale a nutrirsi. Anche quando ci si riesce a saziare, nei paesi a basso reddito si fatica ad assumere tutti i nutrienti necessari alla salute».
E ancora: «In Italia i pacchi alimentari per i poveri hanno a volte lo stesso problema. Ci sono chili di pasta e farina: importanti per riempire la pancia, non per ottenere una dieta sana».
Bisogna riconoscere che i tempi sono cambiati, e non solo per la congiuntura economica particolarmente negativa che stiamo attraversando: «Alle origini della dieta mediterranea, negli anni ’50, il cibo aveva un valore, quasi una sacralità. Non se ne abusava né si sprecava», ha spiegato Stefania Ruggeri, ricercatrice del Crea (Centro di ricerca alimenti e nutrizione). «Se oggi riempiamo il carrello del supermercato di cibo spazzatura è perché abbiamo smarrito quel valore. È il consumismo a farci perdere la direzione del buon mangiare, non tanto la povertà».
Non rinunciare alla buona alimentazione
E questo è un problema: «Tra i poveri come tra i ricchi, mangia bene chi resiste alle lusinghe del consumismo e capisce che il cibo è la chiave della salute», aggiunge Ruggeri. Anche perché reddito basso non equivale necessariamente a cattiva alimentazione: «Non è detto che il cibo del discount sia inferiore. L’offerta alimentare italiana è sempre riuscita ad adeguarsi ai vari portafogli restando di buon livello», puntualizza Valerii.
«La cucina italiana è ricca di piatti squisiti preparati con gli avanzi. Dalla ribollita alle zuppe, dalla frittata di pasta ai sughi con le verdure, molte specialità salutari costano poco».
Insomma creatività ai fornelli e cura della salute devono essere bussole importanti nella scelta del menu. Ma non sempre ci riescono: «Nel nostro istituto usiamo un indice che misura quanto una dieta si avvicini alla dieta mediterranea», ha aggiunto Di Renzo. «I valori ottimali sono 10-15, già 5 è un buon risultato, ma noi in Italia arriviamo a 2. Ci eravamo ripresi un po’ con la pandemia. La crisi attuale ci sta facendo di nuovo scivolare verso il basso».
(da agenzie)

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L’INFERNO DEL PARCO VERDE DI CAIVANO, VITTIME DI RIPETUTE VIOLENZE SESSUALI DUE BAMBINE DI 10 E 12 ANNI

Agosto 26th, 2023 Riccardo Fucile

LE VIOLENZE DURATE MESI, I VIDEO FINITI IN CHAT… 15 I RAGAZZINI CHE AVREBBERO ABUSATO DELLE DUE CUGINETTE PER POI VANTARSI CON GLI AMICI

Non sarebbe stato un caso isolato quello dello stupro di gruppo al Parco Verde di Caivano, nel Napoletano, sulle due cuginette. Le due vittime avrebbero appena 10 e 12 anni, e non 13 come emerso inizialmente. Su di loro si sarebbero consumati abusi per mesi, durante i quali sarebbero state più volte picchiate e minacciate in cambio del silenzio. L’inchiesta si sarebbe allargata con il sequestro di una decina di cellulari che appartenevano ad almeno 15 ragazzi, sospettati delle violenze. Si tratterebbe, secondo Il Messaggero, per lo più di minorenni. Due di questi sono figli di potenti capi delle piazze di spaccio del Parco Verde. Ci sarebbe poi un 19enne, l’unico per ora a finire in carcere.
Le violenze ripetute per mesi
§Le due bambine finora avrebbero frequentato la scuola sporadicamente. Sono cresciute in famiglie considerate molto difficili, al punto che il tribunale dei minori, dopo la denuncia sulle ultime violenze, ne ha disposto l’allontanamento per essere affidate a una casa famiglia.
Gli abusi sulle due bambine sarebbero stati a lungo coperti dalla totale omertà di chi abita nella zona.
La più piccola sarebbe stata costretta per oltre un anno ad avere rapporti sessuali con un presunto fidanzatino. Si tratterebbe del figlio di una figura importante del giro di spaccio della zona.
Dallo scorso gennaio, agli abusi sulle due cuginette avrebbero partecipato in diversi altri ragazzini. Secondo quanto emerso dalle prime indagini della procura dei minori e quella di Napoli, le due bambine venivano avvicinate da alcuni componenti del gruppo non appena uscivano di casa. Con il passare dei mesi, il gruppo di chi le abusava sarebbe cresciuto e non è ancora chiaro quanti siano i sospettati e quanti siano stati davvero gli episodi di violenza.
In almeno un paio di occasioni, le due bambine sono state abusate nell’ex centro sportivo “Delphinia”, vicino al Parco Verde. Un complesso con piscina abbandonato da tempo, oggi fatiscente e pieno di rifiuti.
I video in chat
A stringere il cerchio sui carnefici delle due bambine sono stati anche i diversi video che i ragazzini giravano durante le violenze. I filmati finivano nelle chat accompagnati da commenti di vanto, passando da telefono a telefono finché uno dei video non è arrivato al fratello di una delle vittime. È stato a quel punto che i famigliari delle due bambine si sono rivolti ai carabinieri, che hanno ascoltato le due cuginette, aiutando a individuare il gruppo che organizzava le violenze.
(da agenzie)

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TROVATO DAGLI INQUIRENTI IL VIDEO DELLO STUPRO DI PALERMO: L’AUTORE VOLEVA VENDERLO?

Agosto 26th, 2023 Riccardo Fucile

IL SOSPETTO DEGLI INQUIRENTI… LE IMMAGINI CONFERMANO CHE SI E’ TRATTATO DI VIOLENZA SESSUALE

Sono stati recuperati due video dello stupro di gruppo di Palermo dello scorso 7 luglio su una 19enne. Quello più importante secondo gli inquirenti è il filmato recuperato dal cellulare di Angelo Flores, 22 anni, il più grande del gruppo di sette che è accusato di aver partecipato alla violenza e l’unico che conosceva la ragazza.
Il ragazzo finora si è difeso spiegando di non aver avuto rapporti con la ragazza quella sera e di essersi limitato a riprendere la scena. Fino a pochi giorni fa, ricorda La Stampa, erano noti solo alcuni spezzoni che lo stesso Flores avrebbe inviato ad altre persone. In un messaggio in chat scriveva: «Li ooh mandati a chi li dovevo mandare e li elimino». Lo scorso 21 agosto, il consulente della procura dei minori e quella di Palermo, l’ingegnere Manolo Belmonte, ha ritrovato il video integrale.
Si tratterebbe di un filmato di 15 minuti, secondo il Corriere della Sera, che smentirebbero totalmente la linea del gruppo secondo cui la ragazza fosse consenziente e aiutano a individuare i ruoli che ciascuno dei ragazzi ha svolto quella sera.
Proprio quella frase scritta da Flores avrebbe allertato i carabinieri, che ora indagano il percorso che i filmati hanno fatto di chat in chat.
Resta da capire a chi sono stati inviati i video e per quale motivo. L’indagato, in cella insieme al resto del gruppo, sembrava volersi solo vantare di quel che era avvenuto al Foro Italico di Palermo. Ma cresce anche l’ipotesi che quelle immagini potessero tornare utili al più grande del gruppo per ricavarci qualcosa.
Soprattutto dopo la scoperta della vicenda, in alcuni canali Telegram sarebbe partita la caccia al video, con offerte anche economiche a chi fosse riuscito a recuperarlo. Quelle immagini potrebbero essere quindi finite in ambienti in cui non sarebbe stato difficile trovare qualcuno disposto a pagare per assistere alla violenza sulla 19enne.
(da Open)

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LO SFOGO DELLA RAGAZZA VITTIMA DELLO STUPRO DI PALERMO: “STANCA DEI VOSTRI GIUDIZI, SIETE ANIMALI PIU’ DI QUELLI”

Agosto 26th, 2023 Riccardo Fucile

LA GIOVANE CONTRATTACCA CHI PROVA A COLPEVOLIZZARLA: “CHIUDETEVI LA BOCCA INVECE CHE GIUDICARE UNA RAGAZZA STUPRATA E LASCIATA AGONIZZANTE”

Ha deciso di parlare e difendersi anche sui social la 19enne vittima dello stupro di gruppo di Palermo dello scorso 7 luglio, per cui sono stati arrestati sette giovanissimi. La ragazza ha attaccato chi è riuscito a rintracciarla sui social solo per rivolgerle insulti e critiche: «Evidenziate solo che siete animali più di quelli – scrive nelle stories su Instagram nella notte tra il 25 e 26 agosto, come riporta la Repubblica – Vi scatta l’ormone appena vedete qualcuna che vi attrae, da costringere una ragazza a fare sesso?».
La 19enne risponde a muso duro contro chi solleva dubbi su un suo presunto consenso e si lancia in critiche sul suo stile di vita, con quella pratica ormai costante in casi simili al suo di «colpevolizzazione secondaria» con cui una vittima di stupro si ritrova a fare i conti. «Mettiamo anche caso avessi avuto diverse relazioni – spiega la ragazza – questo giustifica persone con cui non volevo farlo ad abusarmi e lasciarmi agonizzante?». E quindi aggiunge: «Complimenti per la mentalità».
A chi ha scritto commenti giudicando i contenuti del suo profilo, tra video e foto pubblicati in passato, la ragazza attacca: «Sinceramente sono stanca di essere educata – continua la ragazza sui suoi social – quindi ve lo dico in francese, mi avete rotto con queste cose del tipo “ah ma fa i video su TikTok con delle canzoni oscene”, “è normale che poi le succede questo”, oppure “ma certo per come si veste”. Me ne dovrei fregare – continua la 19enne – ma non lo dico per me… più che altro se andate a scrivere cose del genere a ragazze a cui succedono cose come me, e fanno post come me, potrebbero ammazzarsi. Sapete che significa suicidio?».
Davanti alle diverse critiche lette in giro sin dagli scorsi giorni, la ragazza prosegue: «Già sapevo che qualcun altro avrebbe fatto lo scaltro… ma io rimango me stessa e manco se mi pagate cambio, perciò chiudetevi la boccuccia… piuttosto che giudicare una ragazza stuprata».
(da agenzie)

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VIVERE A MILANO È DIVENTATO UN LUSSO PER POCHI: PER UNA CASA DA 70 METRI QUADRI IN CENTRO BISOGNA SBORSARE 2.100 EURO AL MESE

Agosto 26th, 2023 Riccardo Fucile

NEL QUARTIERE BRERA SI VA ANCHE OLTRE E SI ARRIVA A PAGARE 2.600 EURO (36 AL METRO QUADRO) – NELLA NON CENTRALE ZONA FORLANINI UNA CASA PUÒ COSTARE 1.200 EURO – NELLE CITTÀ C’È SPAZIO SOLO PER I TURISTI

I prezzi sono fermi o in lieve salita, i mutui più difficili da ottenere e più cari ma anche la strada dell’affitto per chi cerca casa a Milano si fa sempre più impervia, perché lo stock di case disponibili per la locazione a lungo termine si è ancora ridotto. Alla fine del primo semestre di quest’anno le abitazioni sul mercato erano il 12% in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, in provincia il calo è stato del 14%.
Lo dice una recente analisi del portale idealista.it che ha reso noti i dati sulla disponibilità di abitazioni in affitto su tutto il territorio nazionale. L’offerta di case aveva registrato un tracollo in città dopo la pandemia e la diminuzione, se può consolare, è ora minore di quella che si registra in altri grandi capoluoghi. Ad esempio, a Roma il calo nell’anno è stato del 46%, a Napoli e Firenze del 48%.
La diminuzione dell’offerta in città è dovuta a più fattori. Il primo è il «peccato originale» della legge che regola le locazioni: la scarsa flessibilità dei contratti e la difficoltà a liberare l’immobile in caso di morosità dell’inquilino. Da questo punto di vista le continue proroghe al blocco degli sfratti avviate a partire dallo scoppio della pandemia per quanto probabilmente inevitabili in via di principio hanno avuto il risultato di fare scappare molti piccoli investitori.
Il secondo è l’aumento dell’inflazione e dei tassi di interesse che rendono meno appetibili i rendimenti delle abitazioni rispetto, ad esempio, a quelle dei titoli di Stato; il terzo è la combinazione tra regole contrattuali e inflazione: la cedolare secca (il prelievo del 21% sugli affitti a canone libero, quota che scende al 10% nei contratti concordati) rende impossibile l’aggiornamento del canone all’aumento del costo della vita.
Ultimo aspetto, immediata conseguenza degli altri appena citati: il forte aumento dei proprietari che praticano i cosiddetti affitti brevi, attività che, a differenza di quanto accade ad esempio a Roma o Firenze dove il business riguarda quasi esclusivamente il centro storico, a Milano ha mercato in buona parte del territorio cittadino, ovvero ovunque vi sia una stazione della metropolitana.
E a proposito di cifre richieste si parte dai 17 euro metro quadrato mese (circa 1.200 euro al mese) in zona Forlanini fino ai 30 euro per il Centro nel complesso (2.100 euro, forse un po’ sottostimati) e agli oltre 36 (2.500 euro) per Brera Montenapoleone. Forlanini è l’unica zona che registra un calo (-3,3%) su base annua.
(da il Corriere della Sera)

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