Destra di Popolo.net

GERMANIA, PRIMO VIA LIBERA ALLA LEGALIZZAZIONE DELLA CANNABIS

Agosto 17th, 2023 Riccardo Fucile

IL MINISTRO DELLA SANITA’: “TAGLIEREMO LE GAMBE AI TRAFFICANTI”… PER USO PRIVATO I MAGGIORENNI POTRANNO POSSEDERE FINO A 25 GRAMMI

Il governo tedesco ha approvato ieri – giovedì, 16 agosto – il progetto di legge per la legalizzazione parziale della coltivazione e del consumo di cannabis in Germania. Dovrà passare ora in parlamento, ma potrebbe entrare in vigore già il primo gennaio 2024. La proposta, presentata dal ministro della Sanità Karl Lauterbach (Spd), del governo di Olaf Scholz, prevede che tutti i maggiorenni siano autorizzati a possedere fino a 25 grammi di cannabis. Ma anche a coltivarne fino a un massimo di tre piante e ad acquistarne fino a 50 grammi al mese in determinati luoghi. Lo scopo, stando alle parole di Lauterbach, è «stroncare il commercio illegale e tagliare le gambe ai trafficanti». Attualmente in Germania l’uso della cannabis è autorizzato solo a scopo terapeutico, ma è vietato a scopo ricreativo.
Cosa prevede il progetto di legge
Secondo il progetto del ministro della Salute, la coltivazione della pianta dovrebbe essere permessa in appositi locali definiti «cannabis-club» e formati al massimo da 500 persone. Con consegne limitate a 25 grammi al giorno e 50 grammi al mese per i membri. Che dovranno però fumare altrove e non nelle vicinanze di scuole, strutture sportive o parchi giochi. In una seconda fase, inoltre, i negozi specializzati e selezionati della città saranno autorizzati alla vendita. La proposta di legge prevede inoltre una campagna di sensibilizzazione rivolta ai giovani con lo slogan «Legale, ma…», per sottolineare i pericoli per la salute derivanti dal consumo di cannabis, soprattutto fino ai 25 anni di età. «La protezione dei bambini e dei giovani è una componente centrale dell’intera proposta legislativa», ha sottolineato il ministero della Salute.
Le polemiche
Il primo via libera al disegno di legge è stato accompagnato da una serie di polemiche molte dure. Il ministro-presidente della Baviera, Markus Soeder della Csu, ha scritto che il piano del governo è un «pericolo per la salute». Aggiungendo: «Con noi, nessuna legalizzazione». Mentre il ministro dell’Interno della Sassonia, Armin Schuster della Cdu, ha parlato del pericolo di una «completa perdita di controllo» da parte dell’esecutivo semaforo. Il progetto di Berlino sulla cannabis produce «un mostro burocratico di primo grado. Che porterà a una perdita di controllo nella realtà. A causa della sua eccessiva complessità», ha detto su Ntv il presidente del sindacato di polizia tedesco DPolG, Rainer Wendt. Secondo cui «non si può parlare di un alleggerimento del lavoro della polizia e della magistratura». Nonostante le critiche, il medico e politico socialdemocratico sembra più che determinato. E si dichiara convinto che la legge tedesca sull’uso della controversa pianta sarà la migliore mai provata tra i Paesi che abbiano sperimentato questa strada.
(da agenzie)

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TWIGA, LA FURIA DI BRIATORE CONTRO IL CORRIERE DELLA SERA E LA DURA RISPOSTA DEL QUOTIDIANO

Agosto 17th, 2023 Riccardo Fucile

L’IMPRENDITORE SI LAMENTA PER GLI “INSULTI”,,, LA REPLICA: “PENSI AI BAGNI SPORCHI”

Flavio Briatore non ci sta. L’imprenditore non ha gradito per niente l’articolo di Fabrizio Roncone sul Corriere della Sera con argomento Twiga. E in particolare gli ha dato fastidio il body shaming nei confronti dei clienti. Non quindi la parte più interessante del pezzo. Ovvero i conti in tasca sulla concessione balneare. Che dicono che «con l’incasso relativo a un solo cliente, che per l’intero mese di agosto ammonta a 18.600 euro, il Twiga paga il canone d’affitto che deve allo Stato per la concessione annuale della spiaggia: 17.619 euro. Il resto è un fatturato che oscilla tra gli 8 e i 9 milioni». Per questo oggi l’imprenditore scrive al quotidiano. Ma la replica dell’autore dell’articolo forse lo farà arrabbiare ancora di più.
La lettera di Briatore
La lettera di Briatore: «Gentile direttore, a Ferragosto è uscito un articolo sulla sua testata riguardo il Twiga di Forte dei Marmi. Sorvolo sul tono sarcastico e sui contenuti volutamente “montati” e in certi casi assolutamente falsi, relativi alla qualità dei nostri servizi e della nostra struttura, perché francamente non ho nulla di cui scusarmi. La migliore risposta la danno il successo e i risultati che ogni stagione otteniamo e la nostra clientela, che ci segue e ci apprezza. Vorrei invece fare una considerazione: trovo fuori luogo e incivile che il Corriere abbia fatto “body shaming” verso i clienti del nostro stabilimento, al fine di “colorire” il proprio articolo: “La madre ha un viso da quarantenne montato su un corpo da settantenne”; “Sergio detto Sergione per la pinguetudine incipiente”; “la signora anziana della tenda accanto si stende chiedendo però che non le venga sfiorato il viso tirato da una ragnatela di fili sottocutanei”; “un tipo con la pancia gelatinosa legge la Guida Michelin”. In America un body shaming del genere, soprattutto da parte di una testata mediatica di tutto rispetto, avrebbe causato una denuncia, con conseguenze gravi su giornalista e testata. Infierire sui clienti di una spiaggia per il loro aspetto fisico non è giornalismo».
La replica di Roncone
La risposta di Fabrizio Roncone, autore dell’articolo: «Gentile Briatore, lasci stare il body shaming, è un tema importante che introduce senza alcun motivo: perché le eventuali vittime – qui non ci sono – devono essere identificate con nome e cognome. Piuttosto, parlando seriamente: ci è costato un botto di soldi, però al Twiga ho trascorso assolutamente ore strepitose tra giraffe, Ferrari e parvenu. Peccato solo per qualche disservizio, ad esempio i bagni: sporchi e con le serrature sfondate. Ma se è ancora a Montecarlo e non ha avuto modo di verificare, le invio volentieri tutte le foto».
La proprietà del Twiga
Nell’articolo Roncone ha raccontato che per entrare al Twiga attualmente c’è bisogno della prenotazione. Ogni tenda costa 600 euro al giorno. L’apertura risale al 2001. All’epoca tra i soci c’erano Daniela Santanchè, Paolo Brosio e Davide Lippi, il figlio dell’allenatore. Santanchè ha annunciato di aver venduto le quote senza dire a chi. Il segreto (di Pulcinella) è durato lo spazio di mezza giornata: le ha conferite (a pagamento) al suo compagno Dimitri Kunz e proprio a Briatore. Anche Lippi e Brosio nel frattempo si sono sfilati. Attualmente l’azionariato di Twiga s.r.l. è composto da:
Majestas Sarl, proprietaria di una quota del 56,925% del capitale;
Thor s.r.l., titolare della nuda proprietà di una quota pari al 22,05% del capitale;
Thor s.r.l., titolare di una quota del 3,75% del capitale (quella appena venduta da Immobiliare Dani);
Modi s.r.l., proprietaria adesso del 7,275% del capitale (sempre dopo la vendita di Santanchè)
Bruno Thierry Sebastien Michel, che possiede il 10% del totale.
La Majestas Sarl è naturalmente la società lussemburghese di Briatore e Francesco Costa. Il quale detiene le sue partecipazioni nel Twiga così come del Billionaire di Porto Cervo, di Crazy Pizza e di una dozzina di altre società tra Italia, Montecarlo ed Emirati Arabi.
(da Open)

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“CI SOTTOPONGONO A TORTURE E SEVIZIE SESSUALI”: PARLANO I SOPRAVVISSUTI UCRAINI RIUSCITI A SCAPPARE CON LE LORO FAMIGLIE ATTRAVERSO IL “CORRIDOIO VERDE” DI KHARKIV

Agosto 17th, 2023 Riccardo Fucile

“CHI SI RIFIUTA DI COMBATTERE CON LORO VIENE TORTURATO CON SCARICHE ELETTRICHE SUI GENITALI. CI ODIANO, DICONO CHE SIAMO GAY DEPRAVATI SCHIAVI DEGLI EUROPEI. LE DONNE CHE VOGLIONO PARTIRE DEVONO LASCIARE I FIGLI NATI DOPO L’INVASIONE: PER LORO SONO RUSSI”

«Le autorità d’occupazione russe torturano in modo metodico gli uomini che rifiutano di fare il servizio militare. E per tanti sono sevizie sessuali continue, con scariche elettriche ai genitali e ogni tipo di violenza immaginabile. Una politica del disprezzo e dell’umiliazione di massa per imporre i loro piani di annichilimento della nostra identità nazionale», denunciano gli ucraini che riescono a uscire dai territori occupati e tornare nel loro Paese.
Negli ultimi mesi si è aperto a intermittenza un nuovo «corridoio verde» di gente che riesce a evacuare dal Donbass, Mariupol e dalle altre regioni occupate nel sud, entra in Russia vicino a Rostov, si sposta verso Belgorod, attraversa a piedi e sotto la minaccia degli spari per oltre 3 chilometri la «terra di nessuno» del confine tra il villaggio russo di Kolotilovka e quello ucraino di Pokrovka, per raggiungere la città di Sumy sulla via di Kharkiv.
«Parliamo di una media di 100 persone al giorno quando è possibile passare, per lo più anziani e donne. Però, tra le interruzioni per la guerra e gli alt improvvisi imposti dalle autorità russe, raramente superano i 1.000 al mese. Sappiamo che vorrebbero venire in decine di migliaia, ma scoraggia l’arbitrarietà degli ufficiali russi. In media da quando lasciano le loro case all’arrivo da noi impiegano tra i 5 e 10 giorni, per un viaggio che in tempi normali prenderebbe ben meno di 24 ore.
L’ultimo posto di blocco prima della frontiera è controllato dagli agenti del famigerato Fsb (il servizio segreto russo ndr ) e loro hanno l’autorità di fermare e arrestare chiunque al “filtration center”, come in effetti avviene regolarmente tutti i giorni: i desaparecidos abbondano», denuncia la 34enne Irina Dudkina, che ha l’incarico di accoglierli alla fine di quella che qui chiamano «la marcia della paura».
Uno dei motivi di rinuncia per le famiglie con neonati è che Mosca considera russi i bambini nati sotto occupazione
Per gli uomini sopra i 18 anni il motivo più frequente che induce a partire è la lettera di precetto. «Avrei dovuto andare a combattere contro i miei compatrioti ucraini. In caso contrario, sarei stato arrestato come disertore», dice il 30enne Artiom, appena arrivato a Kharkiv con la moglie 29enne Anastasia e i loro quattro bambini di età compresa tra 4 e 11 anni.
«I russi erano arrivati al nostro villaggio di Starobelsk il primo marzo 2022. All’inizio ci hanno ignorato, credevano di vincere facile. Poi la situazione è cambiata gradualmente, sono iniziate le perquisizioni e le minacce, specie da parte dei soldati ceceni e dei volontari filorussi locali. Gente violenta, che entra in casa e ruba a piacimento, specie se capisce che non hai il passaporto russo», aggiunge Artiom.
Per Anastasia il problema è cresciuto quando la sanità locale ha rifiutato qualsiasi assistenza medica ai figli, se non con la promessa che sarebbero diventati cittadini russi entro la fine dell’anno.
Ma la storia più drammatica la raccontano la 39enne Irina Golovko e il marito Grigori di 40 anni, appena arrivati con i due figli di 3 e 6 anni.
Lui è stato in carcere per 7 mesi. «Gli aguzzini torturano con l’elettricità. Lo fanno su tutto il corpo degli uomini, specie ai genitali. A giovani e vecchi, più volte al giorno. Ci odiano, dicono che siamo gay depravati schiavi degli europei. L’unico modo per essere libero è stato accettare di farmi riprendere in un video dove denuncio il nazismo ucraino», dice lui.
(da “Corriere della Sera”)

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COME MAI GIORGIA MELONI MANTIENE TUTTA QUESTA SEGRETEZZA SULLA SUA LUNGA PERMANENZA IN ALBANIA?

Agosto 17th, 2023 Riccardo Fucile

POSSIBILE, SE È VERO CHE LA SORA GIORGIA HA VIAGGIATO CON UN TRAGHETTO DI LINEA, CHE NESSUNO L’ABBIA RICONOSCIUTA, VISTA, O FILMATA? L’IPOTESI DEL VIAGGIO CON UN’IMBARCAZIONE PRIVATA, E LE IMMAGINI, PUBBLICATE DALLA “STAMPA”, DEL GIRO CON UN MOTOSCAFO DI LUSSO

C’è un elicottero che atterra in un prato verde di Himara, prefettura di Valona. Scende l’ex premier britannico Tony Blair, che ha un rapporto di consulenza col primo ministro albanese Edi Rama. Il video dovrebbe essere datato 13 agosto. Viene rilanciato un paio di giorni fa dal sito Ora News e da altre testate albanesi, quindi ripreso da Dagospia .
Nel testo che segue le immagini si legge tra l’altro che Giorgia Meloni è in visita a Valona «un giorno dopo» che il teorico della Terza Via ha raggiunto l’Albania a bordo di un velivolo messo a disposizione dall’esercito albanese. Entrambi vengono dati ospiti del capo del governo di Albania.
La notizia sta nella coincidenza delle due visite e nell’indiscrezione di un incontro tra la premier italiana e Blair, nella villa di Rama, la sera del 15 agosto.
Non è semplice provare a ricostruire queste ferie d’agosto di Meloni, divise tra una lussuosa e blindatissima location a Ceglie Messapica, la masseria Beneficio, e un’inedita e nebulosa visita privata nella residenza di un premier straniero, accompagnata dalla famiglia, senza dettagli a spiegarne l’eventuale portata politica e altre indicazioni sui dossier su cui ragionare.
Si possono insomma solo mettere in fila alcuni passaggi.
Il 14 agosto Meloni accetta l’invito di Rama e si reca in Albania. In un primo momento, la versione che trapela è che raggiungerà le coste a bordo di uno scafo privato di proprietà di un amico imprenditore di Polignano, Pippo L’Abbate.
Nelle ore successive, fonti a lei vicine riferiscono che si sia invece recata a Valona in traghetto. Sei ore e mezzo di viaggio. Non circolano però in rete foto o immagini della sua presenza a bordo, anche se lo scafo è preso d’assalto da migliaia di turisti italiani
C’è però un video del premier albanese che la accoglie sul molo del porto di Valona. Nel frattempo, i media albanesi sostengono che Meloni stia invece visitando Valona «a bordo di un mezzo privato».
Poi, per due giorni, ancora riserbo e nessuna comunicazione ufficiale. Se non il fatto che la premier viene data comunque a bordo di una barca lungo le coste albanesi.
Si sa dunque che Meloni è in Albania dal 14. Che si muove anche su un’imbarcazione privata. Che potrebbe fare rientro in Italia a bordo di un motoscafo, forse dello stesso imprenditore con cui condivide le vacanze assieme alle rispettive famiglie. Quando sarebbe previsto il ritorno in Italia? Fino a ieri pomeriggio, nessuna conferma o avvistamento in Puglia. Secondo alcune fonti, il rientro sarebbe previsto per oggi. Secondo altre, addirittura domani.
Anche il format della (lunga) missione albanese è ufficioso: ci sarebbero di certo il giornalista e compagno, Andrea Giambruno, e la figlia Ginevra. Sono presenti anche la sorella Arianna e il marito Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura. Neanche l’incontro con Blair è confermato, a dire il vero. O meglio: non esiste alcuna comunicazione ufficiale, come per tutto il resto.
L’ex premier britannico collabora da tempo — e per questioni assai spinose — con il leader albanese. Il colloquio potrebbe essere avvenuto in una delle residenze di Rama. Di certo, Meloni lo citò nel 2020 in un’intervista alla Stampa : «L’Europa non si esaurisce in due opzioni, uscire o prostrarsi in ginocchio. Io rappresento la terza via blairiana di destra, sto in Europa con i partiti che condividono un modello confederale ».
(da La Repubblica)

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ANTONIO TAJANI SI SENTE “TRADITO” DA GIORGIA MELONI, CHE L’HA TRATTATO PEGGIO DELLA SERVA TORNANDO A FLIRTARE CON SALVINI, E MEDITA VENDETTA: LO SHOWDOWN POTREBBE ARRIVARE A OTTOBRE CON LA FINANZIARIA

Agosto 16th, 2023 Riccardo Fucile

SULLE PAGINE DEL “GIORNALE” UN EDITORIALE ACIDISSIMO DI MINZOLINI… IL MESSAGGIO È CHIARO: CARA MELONI, NON FARE LA MARCHESA DEL GRILLO (“IO SO GIORGIA E VOI NUN SIETE UN CAZZO”). SENZA DI NOI NON GOVERNI, E POTRESTI TORNARE A CASA

“Anto’….fa caldo!”. A dispetto dello celebre spot con Luisa Ranieri, Antonio Tajani trasuda collera verso la Sora Giorgia che l’ha tradito con il Capitone leghista, come un Massimo Segre qualunque. Ma come, io che ti ho amato alla follia e non mi dici un cazzo sulla tassa sugli extraprofitti delle banche?
Io, che sono l’erede di Silvio B., presidente del terzo partito della coalizione di governo nonché vicepremier e ministro degli Esteri, trattato peggio della serva?
Io, che ti ho presentato il presidente del Partito Popolare Europeo Manfred Weber e le sto provando tutte per farti entrare nella stanza dei bottoni della Commissione Europea, dicendogli che Fratelli d’Italia non ha più nulla a che vedere con il passato di estrema destra e tu spari quella risposta del cazzo sull’amica di Salvini, Marine Le Pen: “Non metto veti su nessuno, ma è troppo presto per decidere”?
Ma vuoi ficcartelo nella tua testolina tinta di biondo che Le Pen è anti-Unione Europea? Che il PPE mai e poi mai accetterà di aver a che fare con la gerarca in gonnella francese? A questo punto, Tajani ha finalmente capito che la sua identità di ‘’zerbino della Meloni’’ non poteva non portare all’inglorioso destino di finire calpestato.
E il “cornuto” ha iniziato a ritagliarsi una identità diversa da quella di “cameriere” della Ducetta: “Forza Italia ha una storia liberale”, ha dichiarato al Corriere della Sera. “Un’economia statalista non è la nostra… Troppo Stato nell’economia non è una buona cosa”.
Una nuova posizione “attiva” che potrebbe trasformarsi in una rottura in vista della finanziaria di ottobre che si prospetta imbottita di sangue sudore e lacrime, mancano risorse per quasi 30 miliardi, e tutti i nodi del populismo arriveranno al pettine (come incassare la quarta tranche del Pnrr, come trovare le risorse per la riforma fiscale, che fare sul salario minimo, e poi Mes, Via della Seta, eccetera). Pensate un po’: stanno ideando di far finanziare il Ponte sullo Stretto attraverso capitali esteri….
Una nuova identità per Forza Italia è necessaria da subito: a settembre infatti dovrebbe nascere ufficialmente la corrente della capogruppo del Senato Licia Ronzulli, con i paggi Mulè e Cattaneo, che ovviamente vuol togliersi dalle palle, Berluscones permettendo, la politica pasta frolla di Tajani – il congresso è in agenda ad aprile del 2024.
Un cambio di copione che si è subito riverberato su “Il Giornale”, fino al 7 settembre ancora interamente nelle mani di Arcore, poi con l’arrivo di Angelucci, col duo Sallusti-Feltri, chissà se Augusto Minzolini potrà ancora editorialeggiare come ha fatto martedì 15 agosto nei confronti della Meloni in modalità Ducetta del Grillo (io so’ io e voi non siete un cazzo).
(da Dagoreport)

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FA CALDO, IL MONDO SI SCIOGLIE: ENTRO IL 2100 LA METÀ DEI GHIACCIAI CHE RICOPRE LA TERRAFERMA POTREBBE SCIOGLIERSI.

Agosto 16th, 2023 Riccardo Fucile

QUESTO FARÀ MUTARE GLI ECOSISTEMI DEI TERRITORI, LE STIME PREVEDONO CHE SI POTRANNO SCIOGLIERE 650 MILA CHILOMETRI QUADRATI DI GHIACCIO

Entro il 2100 la metà delle terre ora coperte da ghiacciai, escludendo Antartide e Groenlandia, potrebbero essere rimpiazzate da nuovi ecosistemi: si tratta di un’area di dimensioni comprese tra quelle del Nepal e quelle della Finlandia. Lo afferma lo studio pubblicato sulla rivista Nature e guidato dal Conservatorio delle Aree Naturali dell’Alta Savoia di Annecy, in Francia.
I dati indicano l’importanza di proteggere e preservare questi nuovi ambienti, che potranno dare rifugio a tante specie adattate a vivere in climi freddi e ora in pericolo a causa dei cambiamenti climatici provocati dalle attività umane. I ricercatori guidati da Jean-Baptiste Bosson hanno messo a punto un modello matematico che simula l’evoluzione globale dei 650mila chilometri quadrati di ghiacciai attualmente presenti sul nostro pianeta (senza contare quelli di Antartide e Groenlandia) e cerca di prevedere quale sarà il loro destino entro la fine del secolo.
Secondo i dati, il ritiro dei ghiacciai avverrà a un ritmo simile indipendentemente dalla quantità di emissioni di gas serra fino al 2040, per poi divergere: se le emissioni inquinanti aumenteranno, la metà circa dei ghiacciai rischia di sparire, mentre se diminuiranno drasticamente, le perdite potrebbero interessare solo il 22% delle aree coperte dai ghiacci.
(da agenzie)

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“TRA SEI MESI PRIGOZHIN SARÀ MORTO O CI SARÀ UN ALTRO GOLPE IN RUSSIA”: LA PREVISIONE DI BELLINGCAT, IL SITO DI INVESTIGAZIONI GIORNALISTICHE, CHE AVEVA “PREVISTO” LA RIVOLTA DI PRIGOZHIN CONTRO PUTIN

Agosto 16th, 2023 Riccardo Fucile

“UNA SERIE DI SCONFITTE IN UCRAINA POTREBBE SCATENARE UN SECONDO COLPO DI STATO, MEGLIO COORDINATO, CON LA PARTECIPAZIONE DI MILITARI, SERVIZI SEGRETI, OLIGARCHI”… “PUTIN SPERA NELLA VITTORIA DI TRUMP”

“Entro sei mesi o Prigozhin sarà morto o ci sarà un secondo golpe contro Putin”. Una previsione degna di attenzione, perché a pronunciarla è Christo Grozev, capo delle indagini sulla Russia per Bellingcat, il sito internazionale di investigazioni giornalistiche autore di numerosi scoop sui complotti e gli assassinii organizzati dal Cremlino.
Grozev faceva parte della squadra che quest’anno ha vinto un premio Oscar per il documentario Navalny, sull’avvelenamento e sul processo farsa ai danni del dissidente e leader dell’opposizione russo. È inoltre l’autore di rivelazioni sull’assassinio del 2015 a Mosca di Boris Nemtsov, l’allora leader dell’opposizione, e del tentato assassinio nel 2018 da parte di due agenti del Gru, il servizio segreto militare russo, di Sergej Skripal, un ex-agente del Kgb che ha ricevuto asilo politico in Inghilterra.
Ha anche scoperto l’identità di una spia russa vicino alla base Nato di Napoli, una donna che attirava le mogli dei generali americani con un’associazione di carità e poi andava a letto con i loro mariti, grazie a un microchip impiantato nel gatto della signora da un veterinario italiano: “Il suo vero amore”, afferma, “era il micio”. Ancora più rilevante per valutare la previsione odierna sulla Russia è il fatto che, nel gennaio scorso, Grozev affermò pubblicamente: “Entro sei mesi Prigozhin si rivolterà contro Putin”.
Ebbene, il tentato golpe lanciato dal capo della Wagner è avvenuto il 23 giugno, dunque entro il periodo di sei mesi da lui previsto. Ora il giornalista investigativo di Bellingcat, che ha ottime fonti in Russia ed è bravissimo a trovare informazioni dai “big data” che circolano online, fa un’altra profezia dello stesso genere: segnalando (e non è il solo a dirlo) che la partita tra Prigozhin e Putin non è chiusa.
“Dopo il tentato golpe di giugno, Putin è andato in tivù e ha definito Prigozhin un traditore”, afferma Grozev in una lunga intervista al Financial Times. “Tutti sanno cosa fa Putin a coloro che definisce traditori. Ma stavolta non è successo nulla. Chiaramente Putin vuole vedere Prigozhin morto, ma non può ancora farlo. Io dico che entro sei mesi o Prigozhin sarà morto o ci sarà un secondo golpe contro Putin. Sono agnostico fra le due possibilità, ma fermamente convinto che una delle due si verificherà”.
Significa che qualcosa accadrà nel duello tra i due personaggi prima delle elezioni presidenziali in programma in Russia nel marzo 2024. Grozev si sofferma sui possibili scenari della seconda ipotesi, cioè di un nuovo golpe contro Putin. “Un rivolgimento militare sul fronte della guerra in Ucraina”, ovvero una sconfitta o una serie di sconfitte per le forze russe, potrebbe essere l’evento scatenante di un secondo colpo di stato. E questo potrebbe essere, osserva il giornalista, “un golpe meglio coordinato” di quello di giugno, dunque in grado di rovesciare l’autocratico presidente russo.
“Meglio coordinato” fa pensare a una partecipazione di più forze: militari, servizi segreti, oligarchi. “Nessuna fazione dell’élite russa considera positivamente la guerra in Ucraina”, conferma Grozev.
“Ma nessuno parla (pubblicamente, ndr.) perché nessuno vuole essere il primo o l’unico a muoversi”. “L’élite russa non vuole vivere in una sorta di Corea del Nord 2.1 con i propri conti bancari congelati”. Quanto a Putin, la sua strategia è “chiaramente quella di resistere militarmente in Ucraina fino alle elezioni presidenziali americane del novembre 2024, nella speranza che una vittoria di Trump fermi il sostegno della Nato all’Ucraina”.
Grozev sta indagando sui “dormienti”, come si chiamano in gergo spionistico gli agenti che vivono in un Paese nemico senza commettere alcun reato fino al momento in cui non vengono “svegliati” da un ordine di Mosca
(da La Repubblica)

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BLOCCATI A 2.000 METRI DI QUOTA CON I SANDALI DI GOMMA, LI SALVA L’ELISOCCORSO

Agosto 16th, 2023 Riccardo Fucile

NEI PRIMI SEI MESI DELL’ANNO SULLE DOLOMITI OLTRE 400.000 EURO DI FATTURE PER GLI INTERVENTI “NON SANITARI”… E’ GIUSTO CHE GLI IMBECILLI PAGHINO

A duemila metri, con i sandali di gomma. Incapace sia di continuare il sentiero, reso più difficoltoso da una frana, che di tornare indietro, un gruppetto di quattro persone con un cane di taglia media ha deciso di farsi recuperare dal soccorso alpino.
È successo ieri, giorno di Ferragosto, sui fianchi del monte Rua. Come racconta Il Dolomiti il gruppo era partito in mattinata dal rifugio Pussa, in Val Settimana, con l’idea di fare un percorso ad anello. Arrivati a quota 2.000 metri, i quattro sono rimasti bloccati lungo un tratto franato: a le loro calzature scivolavano sui sassi. Era già tardo pomeriggio, così gli escursionisti hanno deciso di chiamare il soccorso alpino. L’elisoccorso ha così sbarcato sul posto personale sanitario e tecnici per recuperare i quattro escursionisti e il cane con il verricello.
Non è però la prima volta che l’elisoccorso si deve muovere per recuperare viandanti sprovveduti, anzi. Accade sempre più di frequente. Come ha spiegato Giuseppe Dal Ben, direttore generale dell’Usl1 Dolomiti al Corriere delle Alpi, nei primi sei mesi del 2023 37.254 chiamate al 118 con 7.812 missioni, di cui 58 con gli elicotteri.
Tra le 651 persone che hanno chiesto aiuto, il 44% è rappresentato da escursionisti, cioè semplici camminatori. Tra questi il 14,6% si mette nei guai “per incapacità”, il 7,4% perché perde l’orientamento, il 2,8% perché si lascia sorprendere dal maltempo. Con una percentuale analoga di persone chiede che le si vada incontro «perché è in ritardo».
Nei primi sette mesi dell’anno staccate fatture per oltre 400mila euro
Soccorsi, insomma, non strettamente sanitari. «I volontari del Cnsas o gli elicotteri Falco 1 e Falco 2 ti vengono a prendere perché sei in difficoltà e il più delle volte ti portano all’auto o in albergo, anziché in ospedale. A questo punto è ovvio che l’escursionista paghi per la sua imperizia. E il conto è salato» ha spiegato il direttore Dal Ben.
Dal 2020 l’Azienda sanitaria ha emesso 1.036 fatture per un importo di 2 milioni e 22 mila euro.
E solo nei primi sette mesi di quest’anno gli amministrativi di Dal Ben hanno staccato ben 164 fatture per 409.156 euro. Fino alla fine del mese scorso, gli stranieri hanno rappresentato la maggioranza, col 54% degli interventi.
(da agenzie)

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DALLA ROMA-PESCARA ALLA LAMEZIA-CATANZARO: LE FERROVIE CHE SALVINI “TAGLIA” DAL PNRR PER DIROTTARE I FONDI AL NORD

Agosto 16th, 2023 Riccardo Fucile

2,5 MILIARDI DIROTTATI SULL’ALTA VELOCITA’ VERONA-PADOVA E IL TERZO VALICO DI GENOVA

Il ministero delle Infrastrutture guidato da Matteo Salvini ha deciso di definanziare la costruzione di alcune opere del Centro e del Mezzogiorno per spostare le risorse verso le infrastrutture del Nord. Una rimodulazione dal valore complessivo di 2,5 miliardi, buona parte dei quali verranno utilizzati per supportare opere in Piemonte, Lombardia e Veneto.
Il piano punta a garantire la realizzazione dei progetti inseriti nel Pnrr, ma rischia di accentuare il divario infrastrutturale tra Sud e Nord. D’intesa con Rete ferroviaria italiana e il ministero dell’Economia, dunque, è stato scelto un pacchetto di “interventi per i quali lo stato progettuale non consente di bandire le gare entro il 2023”: progetti che vengono quindi definanziati. Ecco quali sono.
Le opere definanziate
La linea ferroviaria Roma-Pescara nella tratta interporto d’Abruzzo-Chieti-Pescara (568 milioni di euro) e nella tratta Sulmona-Avezzano (277 milioni di euro)
Il raddoppio della Falconara-Orte per 326 milioni
Il potenziamento della tratta Tivoli-Guidonia per 179 milioni e la chiusura dell’anello ferroviario di Roma per 175 milioni
La velocizzazione della linea Lamezia Terme-Catanzaro e della Sibari-Porto Salvo in Calabria.
La linea Firenze-Pisa per 299 milioni
Al Nord le uniche opere a cui sono stati tagliati i fondi sono il nodo di Novara per 77 milioni di euro e il raddoppio della linea Maerne-Castelfranco Veneto per 277 milioni
Chi beneficia dei tagli
La linea ad Alta velocità Verona-Padova e per l’attraversamento di Vicenza (1,1 miliardi di euro)
Terzo Valico di Genova (462 milioni) e 563 milioni per coprire cantieri e gare in corso nel 2023
Il nodo di Bolzano (15 milioni)
La linea Torino-Padova (50 milioni)
L’adeguamento infrastrutturale e tecnologico del nodo di Firenze dell’Alta velocità (80 milioni)
I sottopassi della Merano-Bolzano (15 milioni di euro)
Su Roma aumentate le risorse per 21 milioni per il “potenziamento della Roma-Tuscolana”
Per il Mezzogiorno nell’elenco dei beneficiari c’è solo il bypass ferroviario di Augusta per 68 milioni di euro e una tratta della Foggia-Lecce per 12 milioni di euro.
(da agenzie)

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