Destra di Popolo.net

ECCO LA RICETTA SU COME FARSI MALE A SINISTRA

Aprile 9th, 2024 Riccardo Fucile

COME BUTTARE MILIONI DI VOTI DELLA SINISTRA PACIFISTA E AMBIENTALISTA… TROPPI PARTITI E L’INCAPACITA’ DI FARE CARTELLO UNICO

Ricetta: Come buttare milioni di voti della sinistra pacifica e ambientalista.
Preparazione: Prendete il partito dell’Alleanza Verdi-Sinistra, faticosamente costruito da Fratoianni e Bonelli (senza offesa: due brave e oneste persone, ma certo non Berlinguer o Nenni) che, sia lode al signore, conserva un discreto consenso elettorale che oscilla, nei sondaggi, tra il tre e il quattro percento; un consenso buono per superare il quorum alle elezioni politiche ma, forse, non per racimolare seggi alle prossime europee (per le quali la soglia è fissata al 4%).
Aggiungete Unione Popolare, il movimento guidato da Luigi De Magistris che dal 2022 ha messo insieme varie sigle (DeMa, Manifesta, Potere al Popolo e Rifondazione Comunista), per il quale simpatizza mediamente un italiano su cento. O meglio, simpatizzava: da qualche settimana De Magistris ha lasciato l’incarico di portavoce, lasciando il movimento in balia di se stesso e forse di pochi irriducibili sostenitori.
Mischiate tutto con Pace Terra Dignità, il soggetto politico fresco come l’uovo di giornata, fondato da Michele Santoro con un dichiarato animo pacifista di cui dio solo sa quanto ci sia bisogno nel tempo delle guerre in Ucraina, Gaza e in tanti luoghi del globo terracqueo meno noti alle cronache ma altrettanto funestati da atroci conflitti. I sondaggi danno, in questo momento, Pace Terra Dignità intorno a un pur interessante 2%.
Anzi, non mischiate affatto: pare infatti che (a meno di auspicabilissimi cambi di scenario) questi contenitori della sinistra italiana correranno ciascun per sé alle europee, scorrazzando in giro per l’Italia decine e decine di candidati quando è noto che i seggi a Bruxelles disponibili per quell’area politica sono non più di tre o quattro.
Ora, non ci vuole la zingara per indovinare che il movimento di Santoro, candidandosi all’europarlamento, sottrarrà voti prevalentemente alle altre liste di sinistra, soprattutto ad AVS che balla pericolosamente intorno alla soglia di sbarramento (magari toglierà qualcosa anche al Pd, ma certo non a Fratelli d’Italia o alla Lega).
Per cui il probabile, sciagurato risultato sarà ritrovarsi all’indomani delle elezioni con un pugno di mosche in mano. E questo, nell’Europa sempre più governata dai partiti nazionalisti e dalle diplomazie (schiacciate come sono tra atlantismi acritici e simpatie putiniane) incapaci di intavolare negoziati per fermare questa folle corsa agli armamenti (compresi, temo, quelli arricchiti di uranio), è proprio un guaio.
Così, mentre Renzi (di cui tutto si può dire ma non certo che sia un fesso) mette d’accordo i liberali con +Europa e financo con Cuffaro e lady Mastella, per costituire un cartello elettorale che ha concrete possibilità di raccogliere più del 4% di voti, questi generali della sinistra con scarso esercito (lo so, la metafora bellica è un tantino fuori luogo), piuttosto che mettere insieme i propri contingenti, forse preferiranno marciare divisi per il sol gusto di portare ciascuno la propria bandiera in una gloriosa sconfitta.
(da ilfattoquotidiano.it)

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QUELLI DELLA “FAMIGLIA TRADIZIONALE”, LO SCANDALO CHE HA TRAVOLTO LA POLITICA BRITANNICA: IL 36ENNE WILLIAM WRAGG, DEL PARTITO CONSERVATORE, HA AMMESSO DI AVER FORNITO I NUMERI DI TELEFONO DI ALCUNI SUOI COLLEGHI A UN GIOVANE CONOSCIUTO TRAMITE L’APP D’INCONTRI OMOSEX “GRINDR”

Aprile 9th, 2024 Riccardo Fucile

ALMENO UNA DOZZINA FRA POLITICI, FUNZIONARI E GIORNALISTI, HANNO RICEVUTO MESSAGGI CON FOTO DI NUDO MASCHILE DA UN MITTENTE SCONOSCIUTO CHE SI FIRMAVA “CHARLIE”. QUALCUNO C’E’ CASCATO, RICAMBIANDO CON SCATTI HOT

Dimissioni da un incarico di partito, ma non dal Parlamento (per ora) per William Wragg, il giovane deputato 36enne della maggioranza Tory britannica coinvolto in una vicenda di messaggi con foto osé gay ricevute di recente sui loro telefonini da 12 fra parlamentari, funzionari e giornalisti accreditati a Westminster.
Vicenda rivelata dal sito Politico e che aveva inizialmente suggerito il sospetto di un’ipotetica “honey trap”, una trappola a sfondo sessuale commissionata magari da imprecisati “Stati stranieri ostili per interferire nella democrazia” d’oltre Manica.
La storia si è alla fine ridimensionata, almeno in apparenza, dopo la confessione al Times in cui lo stesso Wragg ha ammesso nei giorni scorsi d’essere stato lui ad aver dato i numeri delle persone contattate a un giovane con cui era entrato in relazione tramite l’app d’incontri omosessuali Grinder.
Wragg ha detto di averlo fatto su richiesta dell’interlocutore per paura: “Temevo avesse cose compromettenti su di me. Sono stato un debole e mi scuso”. Un mea culpa al quale oggi è seguito l’annuncio delle sue dimissioni dal ruolo di vicepresidente del comitato 1922, organo interno al gruppo parlamentare che supervisiona le procedure delle elezioni per la leadership nel Partito Conservatore.
Wragg, pur sottoposto a verifiche disciplinari, non è invece stato al momento sospeso dal gruppo Tory, fra la sorpresa di non pochi colleghi, avendo peraltro già annunciato dal 2022 di non volersi ricandidare a deputato alle prossime politiche (attese entro fine 2024). E neppure le opposizioni laburista o ne hanno finora sollecitato un passo indietro dall’incarico di presidente della commissione Affari Costituzionali alla Camera dei Comuni.
Fra le 12 persone contattate da un numero WhatsApp poi disattivato – con foto esplicite di nudo maschile da un mittente sconosciuto che si firmava “Charlie” – pare vi siano del resto esponenti bipartisan.
Uno solo dei quali risulta aver avvertito la polizia (che intanto indaga sull’imbarazzante episodio); mentre in almeno 2 casi la risposta all’esca sarebbe stata quella di abboccare con immagini del medesimo tenore.
(da agenzie)

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GAFFE DI VANNACCI: PER SCROLLARSI LE ACCUSE DI MISOGINIA, PUBBLICA UNA SUA FOTO AI FORNELLI

Aprile 9th, 2024 Riccardo Fucile

MA IL RETROPENSIERO E’ CHE IL POSTO DELLA DONNA SIA IN CUCINA

Sorride all’obiettivo, in felpa grigia, jeans e sneaker bianche. Indossa un grembiule con delle mele blu, per proteggere l’outfit dagli schizzi. Accanto a lui, sul fuoco acceso, c’è una padella con tre hamburger in cottura. Roberto Vannacci decide di mostrare un’inedita versione di sé: ai fornelli mentre prepara un pasto. Nulla di apparentemente complicato, ma sufficiente per conquistarsi la dignità della sua pagina Facebook.
A corredo della fotografia, un commento sarcastico: «Il misogino». Il generale sembrerebbe voler sminuire così le accuse di misoginia che ha ricevuto negli ultimi mesi. Come per dire: si può davvero definire misogino un uomo che si adopera con padella e mestoli?
Un ragionamento, in realtà, intriso di disparità di genere. Perché affibbiarsi ironicamente l’appellativo di misogino, pubblicando a mo’ di smentita la propria foto in cucina, significa ritenere la cucina il luogo di elezione della donna. L’arrière-pensée, al contrario.
(da agenzie)

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PER LA SERIE “FACCIAMOCI SEMPRE RICONOSCERE”: A MAIORCA ARRESTATI QUATTRO TURISTI ITALIANI PER VIOLENZA DI GRUPPO

Aprile 9th, 2024 Riccardo Fucile

UNA DONNA DI ORIGINI BRASILIANE HA DENUNCIATO ALLA POLIZIA GLI ABUSI SUBITI

A Palma di Maiorca sono stati arrestati quattro turisti italiani, tra i 24 e i 27 anni, con l’accusa di aver violentato una donna di origini brasiliane la scorsa domenica, 7 aprile. I fatti sarebbero avvenuti tra le 2 e le 6 di mattina di domenica, secondo quanto ha denunciato la vittima alla polizia.
La donna avrebbe conosciuto prima uno di loro davanti a una nota discoteca del Passeig Maritim, sull’isola delle Baleari. Secondo il racconto della giovane, gli avrebbe chiesto una sigaretta. Non avendone con lui, l’uomo gliene avrebbe procurata una. Diverse ore più tardi, intorno alle 5, si sarebbero incontrati di nuovo e avrebbero deciso di salire in taxi per andare nell’appartamento di lui, che si trovava sulla Playa de Palma.
Qui avrebbe trovato anche gli altri tre amici di lui, che erano saliti su un altro taxi dalla discoteca per raggiungere l’abitazione dove si sarebbe consumata la violenza di gruppo fino alle 6 del mattino di domenica.Davanti al giudice per la convalida del fermo e della custodia in carcere i quattro italiani hanno risposto solo alle domande del loro avvocato e hanno negato la violenza.
Il racconto della violenza di gruppo
La presunta vittima ha raccontato di aver avuto un rapporto consensuale con uno degli italiani, quello che aveva conosciuto fuori dal locale. Subito dopo sarebbe rimasta sola e a quel punto sarebbe entrato nella stanza uno dei tre amici, che l’avrebbe costretta a un rapporto orale. Sarebbe quindi arrivato un terzo italiana, che l’avrebbe toccata e baciata, mentre il quarto non ha partecipato agli abusi ma pur sapendo cosa stava succedendo non avrebbe fatto nulla per impedirlo. La donna a quel punto sarebbe riuscita a uscire dalla stanza, gridando contro i suoi assalitori e lasciando l’appartamento. Prima però, è riuscita a portare con sé il passaporto di uno di loro. Un elemento che ha permesso l’identificazione quasi immediata dei quattro sospettati, che sarebbero tornati a casa con un volo di rientro quella mattina stessa.
Quando gli agenti hanno raggiunto l’abitazione, hanno acconsentito alla perquisizione delle forze dell’ordine, che hanno ispezionato le stanze per cercare i segni della presunta violenza e hanno effettuato i test del dna.
(da agenzie)

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MELONI PREPARA IL “GIORGIA BEACH PARTY” PER IL LANCIO DELLA SUA CANDIDATURA ALLE EUROPEE

Aprile 9th, 2024 Riccardo Fucile

ALLERTATI I MINISTRI, LA DESTRA ASOCIALE PREPARA L’EVENTO A PESCARA CON UN MEGA VILLAGGIO MONTATO SULLA SPIAGGIA

“Cari ministri, tenevi pronti”. Negli appunti di Giorgia Meloni girano due schemi in vista delle elezioni europee. Il primo contempla solo la candidatura della premier come capolista di Fratelli d’Italia in tutte le circoscrizioni, pochissimo spazio alla società civile (“non siamo il Pd, non dobbiamo nasconderci”) e tantissima classe dirigente in lista. Il secondo, invece, riguarda la candidatura dei ministri in quota FdI. Una strategia di pura ingegneria politica che Meloni sta accarezzando per due motivi.
Il primo ha a che fare con il consenso. Perché è sicura che big come Francesco Lollobrigrida (al centro), Guido Crosetto (nord ovest), Adolfo Urso (nord est), Gennaro Sangiuliano o Raffaele Fitto (sud) possano portare un valore aggiunto alle liste in termini in preferenze. Inoltre, con la premier testa di serie e i ministri a seguire in seconda posizione per la l’alternanza di genere scatterebbe ovunque una donna come prima eletta, visto che Meloni e i big rifiuterebbero il seggio a Strasburgo. Ordine di scuderia: “Tenevi pronti”.
Meloni non ha ancora deciso. In Via della Scrofa danno per scontato che l’annuncio della sua candidatura arriverà a Pescara alla conferenza programmatica del partito, in programma dal 26 al 28 aprile. Un appuntamento che altrimenti non si porterebbe dietro alcuna novità sostanziale: non sono previsti il cambio del nome, né la scomparsa della fiamma dal simbolo.
Sarà un “Giorgia beach party”: un villaggio sulla spiaggia di tremila metri quadrati che inizierà a essere montato venerdì. La struttura sorgerà sul lungomare davanti alla nave scolpita da Pietro Cascella. Gli organizzatori prevedono l’arrivo di oltre 3mila militanti di Fratelli d’Italia. Motivo per il quale sono stati “cooptati” i dieci hotel della cittadina di D’Annunzio e Flaiano e tutti i b&b fino alla vicina Montesilvano. Aspettando una pioggia di citazioni (più o meno scontate, chissà se qualcuno si ricorderà delle Novelle della Pescara), sarà questo il teatro dell’annuncio meloniano, vista Adriatico, nel comune che a giugno andrà al voto, unico centro non meloniano dell’Abruzzo felix.
Si cercano dunque donne da mettere in lista da far scattare dopo il presidente del Consiglio e i ministri (qualora avesse la meglio il secondo schema). La prima grande scrematura è nelle mani di Arianna Meloni, super sorella d’Italia, e di Giovanni Donzelli, responsabile dell’organizzazione. Si fanno i nomi della palermitana Carolina Varchi, della nipote d’arte Rachele Mussolini per nulla nostalgica (più tendenza Romano, suo padre, che Benito, suo nonno).
Nel parlare di queste ore, spunta la consigliera regionale del Lazio Micol Grasselli, l’assessora regionale in Veneto Elena Donazzan, Ira Fele (moglie del deputato Michele Schiano), l’ex eurodeputata grillina Chiara Gemma.
Pronta a tornare in Europa anche Elisabetta Gardini, ora a Montecitorio. Nomi nel frullatore: tanti, tantissimi. Candidature che nascono e sfioriscono, come il caso di Daniela Di Maggio, madre del giovane Giogiò, ucciso a Napoli mentre cercava di sedare una rissa, salita sul palco dell’ultimo Sanremo con un toccante monologo. Anche fra i parlamentari c’è fermento: ecco allora Manlio Messina, Stefano Maullu, Salvatore Deidda, Fabrizio Rossi. Nessuno potrà dire di no alla leader, questo è chiaro a tutti. E la stretta arriverà a Pescara, al “Giorgia beach party”. Con un repentino effetto domino dentro Forza Italia, con il contestuale annuncio di Antonio Tajani. Se ci sarà la premier in lista ci sarà anche lui (al contrario di Matteo Salvini, che si è defilato). Tutto profuma d’Europa dalle parti di Meloni: giovedì riceverà a Palazzo Chigi il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, il giorno dopo interverrà a un convegno su transizione demografica, ambiente e futuro nella Ue.
Anche le vicende interne a FdI virano verso la tregua. In cambio del ritiro della candidatura di Massimo Milani al congresso di Roma (diventato poi vice di Donzelli nel partito), Fabio Rampelli avrebbe ottenuto la nomina di Marco Scurria (che è anche suo cognato) a vicecapogruppo in Senato, più la candidatura alle europee del dirigente romano Stefano Tozzi.
(da Il Foglio)

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“SPERO CHE GLI EUROSCETTICI NON FACCIANO UN BUON RISULTATO”: MARINA BERLUSCONI SPERA IN UN FLOP DI GIORGIA MELONI E MATTEO SALVINI ALLE EUROPEE

Aprile 9th, 2024 Riccardo Fucile

“CREDO CHE SIA GIUSTO VOTARE PER FORZA ITALIA, CHE CREDE PER DAVVERO NELL’EUROPA E STA COSTRUENDO BENE IL SUO FUTURO. VOTARE FORZA ITALIA SIGNIFICA VOTARE PER CHI AVRÀ UN RUOLO DA PROTAGONISTA: È L’UNICO A FAR PARTE DELLA GRANDE FAMIGLIA DEL PPE”

“Il futuro di Forza Italia se lo sta costruendo Forza Italia e anche bene, guardate i sondaggi. Tutti sondaggi molto positivi e di questo sono molto contenta”. Lo ha detto Marina Berlusconi a margine della proiezione del film su Ennio Doris a Roma.
“Credo che abbia molto senso e che sia giusto votare per Fi che è un partito che nell’Europa crede per davvero e che ha l’Europa nel suo dna. Vista la situazione attuale, di tutto abbiamo bisogno meno che di un’Europa fragile. Mi auguro che non facciano un buon risultato, che non crescano o crescano poco, i partiti euroscettici. Bisogna sempre ricordare che Fi è l’unico partito a far parte della grande famiglia del partito popolare europeo. Che nel nuovo Parlamento europeo continuerà ad avere un ruolo da protagonista: sarà il primo partito. Votare per FI significa votare per chi avrà un ruolo da protagonista e sarà nella cabina di regia e non per chi avrà un ruolo da comparsa”. Lo ha detto Marina Berlusconi al margine della proiezione del film su Ennio Doris a Roma.
“No, assolutamente no”. Così Marina Berlusconi, al margine della proiezione del film su Ennio Doris a Roma, ha risposto a chi chiedeva se Mondadori fosse interessata all’Agi.
Marina, Barbara e Paolo Berlusconi sono arrivati al cinema Moderno in piazza della Repubblica a Roma per la presentazione del film “Ennio Doris. C’è anche domani”. La pellicola racconta la storia del finanziere scomparso nel 2021, fondatore di Banca Mediolanum, interpretato da Massimo Ghini.
(da agenzie)

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“SALVINI? L’È UN BARLAFUS, UN INCAPACE. VANNACCI NON LO VOTERÀ NESSUNO” GIUSEPPE LEONI, L’AMICO DI BOSSI CHE HA FONDATO LA LEGA, SI FRIGGE IL CAPITONE: “COSA C’ENTRA CON LA LEGA IL GENERALE? E POI CON CHI VUOLE ALLEARSI SALVINI A BRUXELLES? CON MARINE LE PEN E CON I FASCISTI?” … LEONI CHIEDE SUBITO UN CONGRESSO

Aprile 9th, 2024 Riccardo Fucile

GIUSEPPE LEONI, L’AMICO DI BOSSI CHE HA FONDATO LA LEGA, SI FRIGGE IL CAPITONE: “COSA C’ENTRA CON LA LEGA IL GENERALE? E POI CON CHI VUOLE ALLEARSI SALVINI A BRUXELLES? CON MARINE LE PEN E CON I FASCISTI?” … LEONI CHIEDE SUBITO UN CONGRESSO

Giuseppe Leoni è l’amico di Umberto Bossi che insieme al Senatùr fondò la Lega. ««Ho saldato io il conto del notaio. Oggi dovrei chiedere i soldi indietro a Salvini», dice in un’intervista a La Stampa. Ma il rapporto con il Carroccio dopo trent’anni è cambiato: «Mi arrivano le lettere della Lega per Salvini premier ma non le apro nemmeno. Ricambino il nome in Lega Nord Padania, altrimenti le loro sono solo chiacchiere. Noi abbiamo tenuto accesa la fiamma.
Chi c’è oggi cos’ha fatto?».
Per Leoni l’attuale segretario della Lega «l’è un barlafus (un “incapace” in dialetto lombardo, ndr). Io avrei la ricetta per superare almeno il 10% e per non farsi scavalcare da Forza Italia. Certo non il condono edilizio a cui non crede più nessuno. Salvini dovrebbe convocare subito il congresso».
Salvini un congresso l’ha già annunciato. Ma a Leoni così non va: «Dovrebbe farlo domani. E comunque prima del voto. L’altra ipotesi è che dia il via libera a un triumvirato con dentro uno della vecchia Lega, perché oggi la vecchia militanza va a votare scheda bianca, un ragazzo giovane, e poi per quanto mi riguarda potrebbe rimanere pure lui. Recupererebbe il 5 o il 6%, ma forse anche di più. Se Salvini volesse fare il bene della Lega dovrebbe muoversi così».
E Bossi? «L’Umberto sta abbastanza bene, anche se nei giorni scorsi aveva un po’ di tosse. Sono stato da lui domenica e abbiamo visto insieme la Parigi-Roubaix.
Leoni sa che Salvini ha annunciato una festa domenica sotto la sede di Varese. Ma non parteciperà: «La Lega a Varese l’ho fatta io, anche più dell’Umberto che non è mai stato in consiglio comunale. Ma di certo non ci vado. Vogliono festeggiare, ma solo per fare il loro interesse, che è un po’ come fare il 25 aprile senza i partigiani». Nemmeno Bossi andrà, secondo lui. Mentre riguardo la candidatura del generale Vannacci «i militari devono fare i militari, non lo voterà nessuno. Cosa c’entra con la Lega quello lì? E poi con chi vuole allearsi Salvini a Bruxelles? Con Marine Le Pen e con i fascisti? Piuttosto penso agli attuali eurodeputati disperati che dovranno cercarsi un posto di lavoro. Io la mia bottega non l’ho mai chiusa e non ho mai voluto nemmeno incarichi di governo anche se, come fondatore, avrei potuto chiederli e ottenerli».
(da Open)

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LE 12 CORRENTI PD CHE REMANO CONTRO LA SCHLEIN

Aprile 9th, 2024 Riccardo Fucile

NON SOLO I CACICCHI DI CITTÀ E REGIONI: SI VA DAGLI OPPOSITORI DELL’ALLEANZA CON IL M5S AI GARANTI DELL’ATLANTISMO… PER OGNI DOSSIER C’E’ SEMPRE QUALCUNO CHE NON E’ D’ACCORDO

Elly Schlein ieri ha inaugurato il ciclo del più classico degli attacchi nella storia di un segretario del Pd: “Basta con le correnti”, ha detto a quelli con cui ha parlato in una domenica arrivata dopo una settimana di passione.
Sui giornali, c’erano una serie di interviste contro il trasformismo nel Pd, a seguito delle inchieste di Bari e di Torino. Attacchi indiretti a una rivoluzione che ancora non si vede. Così come molti della minoranza, nelle chat infuocate del partito, hanno avuto da ridire sulla “lista di proscrizione” (così definita) del Fatto, ovvero l’elenco di cacicchi e capibastone. Un modo per introdurre il tema: no a lezione di moralità dfa parte di Giuseppe Conte, che esortava la segretaria a liberarsi di tali personaggi.
Ora Schlein, arrivando alla guida del Nazareno, le correnti le aveva disarticolate, con la tattica di portare alcuni personaggi, a sé, puntando poi su divisioni e competizione. Ma ora, a due mesi dalle Europee, con il leader dei Cinque Stelle che bombarda il Nazareno in maniera esplicita e fattuale, il malcontento sale, le trame pure.
La minoranza è divisa, ma si fa sentire. Stefano Bonaccini, il capo di Energia popolare, ha difficoltà a trattare per sé stesso, figuriamoci per gli altri. E così tocca a Lorenzo Guerini e Alessandro Alfieri (Base Riformista) il ruolo di ricordare che non si può essere gregari di Conte. Mentre Lia Quartapelle, Filippo Sensi e Enzo Amendola vigilano sull’atlantismo nel nome di Paolo Gentiloni. In attesa, chi lo sa, che il Commissario europeo torni in patria a salvare le sorti del riformismo.
Eppure, è la maggioranza la vera spina nel fianco della segretaria. Perché al di là del suo cerchio magico, peraltro piuttosto ristretto (tanto che lei deve cercare fuori profili da candidare alle Europee), chi l’ha sostenuta al congresso fa un gioco del tutto diverso.
In primis, Dario Franceschini, che continua a mantenere un dialogo aperto con Matteo Renzi, prima di tutto nel nome di Firenze. Ma poi anche Andrea Orlando, che morde il freno sia sulle scelte che sui metodi della segretaria. La sua corrente si divide e si riunisce all’occorrenza: Peppe Provenzano va avanti per la sua strada, Marco Sarracino si sta costruendo un profilo da dirigente di punta. Per compensare il rapporto con una sinistra interna di cui si fida poco, Schlein si era molto affidata agli ex Articolo 1, prima di tutto a Bersani e poi a Arturo Scotto. Ma con quell’area le cose vanno un po’ meno bene da quando il Nazareno è andato allo scontro con Roberto Speranza sulla candidatura di Angelo Chiorazzo in Campania.
Gli amministratori locali sono un vero contropotere: il partito dei Sindaci, da Antonio Decaro a Dario Nardella, guarda a Bruxelles per contarsi e per contare i propri voti. Vincenzo De Luca è un antagonista esplicito, ma pure Michele Emiliano non lavora certo per la segretaria, ma per se stesso.
Insomma, il clima è di nuovo impazzito, le variabili sono molte. Se le Europee vanno bene, Schlein proverà a dare un colpo di grazia a molte dinamiche. Se vanno male, potrebbe non esserci un secondo tempo della sua segreteria. Ma poi, tra le trame sotterranee, c’è chi è convinto che parte del Pd lavori per Conte, perché sia lui il leader dell’area progressista. I suoi rapporti con uno stratega che lavora nell’ombra come Goffredo Bettini sono noti. Certo, questo passa per una scissione o almeno per un’uscita di massa dal partito, verso il centro (che peraltro, per ora non c’è). Scenario complesso. Ma intanto, il copione è noto. Non a caso Nicola Zingaretti annunciando le sue dimissioni si sfogava così: “Lo stillicidio non finisce. Mi vergogno che nel Pd, partito di cui sono segretario, da 20 giorni si parli solo di poltrone e primarie, quando in Italia sta esplodendo la terza ondata del Covid”. Non pronunciava la parola correnti, ma la “guerriglia quotidiana” era un riferimento abbastanza chiaro.
(da ilfattoquotidiano.it)

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LA PROPOSTA DI FRATELLI D’ITALIA: AIUTI ALLE DONNE SOLO SE SFREGIATE

Aprile 9th, 2024 Riccardo Fucile

PER FDI VA CONSIDERATO IL DANNO FISICO

Protette, ma solo se sfregiate. Ci sono sei proposte di legge a Montecitorio che puntano a garantire alle donne vittime di violenza il diritto all’inserimento lavorativo attraverso le quote riservate alle categorie “protette”, perché la risposta alla sopraffazione passa soprattutto attraverso l’indipendenza economica. Dopo una lunga serie di audizioni, l’esame dei sei testi è calendarizzato per questa settimana, e i deputati proponenti si aspettavano quindi di iniziare il lavoro per una sintesi efficace e condivisa.
Ma alla fine della scorsa settimana, al momento di predisporre il programma dei lavori, la relatrice Marta Schifone (FdI) ha «fatto presente l’opportunità di disabbinamento» di una delle proposte, quella a firma della collega di partito Maddalena Morgante. Che prevede sì, come le altre, l’inserimento lavorativo e la conservazione del posto di lavoro delle vittime di violenza, ma solo se «vittime di violenza con deformazione o sfregio permanente del viso». Il riferimento è a chi subisce attacchi con l’acido. Donne, ma anche uomini. «Significa che Morgante e gli altri esponenti di Fratelli d’Italia non hanno intenzione di confrontarsi con le altre forze politiche e quindi le nostre proposte finiranno in un binario morto, perché non abbiamo i numeri per portarle avanti», insorge Valentina Barzotti, capogruppo del M5S in commissione Lavoro alla Camera. Allarme anche da parte Pd, che ha presentato due proposte di legge, una a firma di Ubaldo Pagano, e l’altra di Chiara Gribaudo. «La proposta di Fratelli d’Italia fa giocare tutta un’altra partita, – contesta Pagano – è un accordicchio al ribasso che tende a entrare in un fatto intimo e doloroso di una donna, distinguendo tra chi ha subito danni fisici e chi magari non ha danni fisici ma ha danni psichici importanti. Una distinzione che fa male anche alla logica».
I deputati di Fratelli d’Italia obiettano che la proposta di “disabbinamento” non implica uno stop alle proposte dell’opposizione (tra l’altro ce n’è anche una di Forza Italia che va nella stessa direzione di quelle di Pd, M5S e di quella dell’ex ministra delle pari opportunità Mara Carfagna), che potranno procedere su un binario parallelo. Mentre quella a prima firma Morgante, avendo una platea più ampia, visto che include anche gli uomini, è giusto che vada per conto proprio.
Una scelta che però potrebbe anche costituire una via d’uscita per evitare di confrontarsi con l’esigenza di stanziare risorse economiche di un certo peso, visto che alcune delle proposte depositate non prevedono come unica forma di tutela l’inserimento delle donne vittima di violenza tra le categorie protette, ma includono anche sgravi contributivi, percorsi professionali d’inserimento, risorse ulteriori per il Fondo per le vittime di violenza. «Considerato il tasso elevato di femminicidi nel nostro Paese, e la condizione femminile nel mercato del lavoro – rileva Barzotti – è sbagliato mettere sullo stesso piano donne e uomini. Trattare situazioni diverse con strumenti identici è discriminatorio, un atto politico devastante nei confronti delle donne».
(da agenzie)

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