Aprile 11th, 2024 Riccardo Fucile
IL FONDATORE DI WIKILEAKS RISCHIA FINO A 175 ANNI DI CARCERE
«Ci stiamo pensando». Ha risposto così Joe Biden al giornalista che gli chiedeva se la Casa Bianca fosse disposta a lasciar cadere le accuse contro Julian Assange. Le tre parole pronunciate dal presidente americano lasciano presagire una possibile svolta per il caso del fondatore di Wikileaks, divenuto uno dei più discussi a livello internazionale. A marzo, la Corte Suprema di Londra ha riconosciuto ad Assange la possibilità di fare appello contro l’ordine di estradizione negli Stati Uniti, dove rischia una condanna fino a 175 anni di carcere per la pubblicazione di circa 700mila documenti secretati, relativi ad attività militari e diplomatiche condotti dagli Usa all’estero. Da quindici anni la giustizia americana dà la caccia al fondatore di Wikileaks, attualmente detenuto nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh, a Londra. Secondo Amnesty International, Reporter Senza Frontiere e tutte le principali associazioni a difesa della libertà di stampa, Assange non è altro che «un prigioniero politico».
Il pressing dell’Australia
Lo scorso febbraio, il parlamento australiano ha approvato una mozione in cui si chiede al governo americano di lasciar cadere tutte le accuse contro Assange per consentirgli di tornare a casa.
Le parole pronunciate oggi da Biden lasciano intendere che questa strada non è stata del tutto scartata dalla Casa Bianca.
Nelle scorse settimane, il Wall Street Journal aveva rivelato l’esistenza di un’altra ipotesi su cui stava ragionando il dipartimento di Giustizia americano: permettere ad Assange di dichiararsi colpevole per cattiva gestione di informazioni riservate, aprendo così la possibilità di un accordo che potrebbe eventualmente portare al suo rilascio dalla prigione britannica.
(da agenzie)
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Aprile 11th, 2024 Riccardo Fucile
IL PARCO NAZIONALE DELL’ABRUZZO CONFERMA CHE SONO RIUSCITI A SUPERARE L’INVERNO DOPO L’UCCISIONE DELLA MADRE
Dopo un lungo silenzio il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise
(Pnalm) è tornato a pubblicare una notizia sui figli dell’orsa Amarena rimasti orfani dopo l’uccisione della loro madre il primo settembre scorso. E il motivo è molto positivo: hanno superato l’inverno e sono usciti dal letargo.
“Abbiamo interrotto i post di aggiornamento al 27 gennaio 2024, poiché dal 10 gennaio non c’erano più segnalazioni di avvistamento da parte del nostro personale e risultava quindi chiaro che fossero andati in ibernazione – si legge sulla pagina Facebook del Parco – . Abbiamo continuato, ovviamente, a monitorare il territorio nei vari settori del Parco e dell’Area Contigua, ed è stato proprio grazie a questa importante azione che ci è stato possibile documentare il loro ritorno in attività dopo l’ibernazione invernale. Abbiamo aspettato qualche giorno per avere conferma che si trattasse davvero di loro ed eccoci a documentare, con il breve video, il ritorno dei due fratelli.
Si, avete letto bene, questa è l’altra notizia di questi giorni perché grazie alle analisi genetiche svolte dall’ISPRA sui campioni raccolti in autunno è stato possibile stabilire che i due orsi, figli di Amarena, sono di fatto due maschi.
Per ora i due orsi stanno bene e, soprattutto, sono ancora insieme come si vede nel video”,
Il Parco poi ipotizza che le loro strade potrebbero andare a separarsi: “Tra circa un mese potrebbero separarsi, come avviene per gli altri giovani orsi che vengono smammati a primavera dalle loro mamme, o restare insieme il tempo giusto per darsi ancora sostegno e rimandare a quanto sono ancora più grandi la separazione. Da qui a poco tempo, dunque, non sarà affatto facile individuarli, non saranno diversi da tutti gli altri orsi della stessa età che si sono separati dalle loro madri. Sarà possibile essere sicuri della loro identità unicamente attraverso la genetica.
Oggi siamo felici della scelta di averli lasciati liberi in Natura, una scelta per nulla facile né scontata, ma l’unica opportuna per dargli la possibilità di essere due orsi marsicani selvatici, entrambi vivi al termine del primo inverno, anche senza la mamma”.
Quale sarà il destino di questi due orsi? “Al momento questo è impossibile dirlo – risponde il Parco – . Possiamo essere sicuri che sanno orientarsi da soli, che non hanno bisogno del cibo e dall’uomo hanno bisogno solo di rispetto così come fatto fino ad oggi, senza dimenticare mai che sono solo due esemplari di una popolazione di circa 60 orsi che ce la stanno mettendo tutta per sopravvivere. Non dimentichiamoci che anche ognuno di noi deve fare la propria parte aumentando le conoscenze e la consapevolezza verso una coesistenza possibile, concreta e soprattutto rispettosa”
(da La Stampa)
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Aprile 11th, 2024 Riccardo Fucile
VESTE GRIFFATO IN CARCERE CON CAPI LOUIS VITTON, FENDI E GUCCI E SI LAMENTA CHE NON PASSINO L’ACQUA MINERALE
«Qui comando io. Voi siete schiavi». Gabriele Bianchi, condannato insieme al fratello Marco per l’omicidio di Willy Monteiro a Colleferro, così si è rivolto ad altri detenuti a Rebibbia. Che, racconta Il Messaggero, veste griffato anche in carcere: Louis Vuitton, Fendi e Gucci. E intanto esibisce i muscoli nell’area comune e ai colloqui con la compagna e i parenti. Bullizzando gli altri detenuti: in particolare un 70enne, che alla fine è stato anche trasferito. Anche all’epoca dell’entrata in carcere i fratelli Bianchi non diedero prova di particolare adattamento alle regole: «Ma davvero ora dobbiamo bere l’acqua del rubinetto? Non c’è la minerale?», dissero a chi li stata preparando alla detenzione.
Intanto la Cassazione ha bocciato la sentenza d’appello e quindi il processo si rifarà per decidere sulle attenuanti che hanno evitato ai due l’ergastolo. E due persone sono state rinviate a giudizio per falsa testimonianza.
(da Open)
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Aprile 11th, 2024 Riccardo Fucile
CHI SONO I DISPERSI DELLA STRAGE ALLA CENTRALE DI SUVIANA
Vincenzo Garzillo, Adriano Scandellari, Alessandro D’Andrea, Paolo
Casiraghi. Sono questi i nomi dei dispersi dopo l’esplosione della centrale idroelettrica di Suviana. I loro nomi sono in un elenco differente rispetto a quello di Vincenzo Franchina, Mario Pisani e Pavel Petronel Tanase, i cui corpi sono stati ritrovati. Ma i vigili del fuoco che coordinano le operazioni dicono che ci sono poche, se non nulle speranze di trovarli vivi. «Con le torce siamo riusciti a farci un quadro piuttosto preciso. Sparsi ovunque c’erano i rottami della turbina, calcinacci e interi blocchi calcestruzzo. Deve essere stata un’esplosione violentissima visto come erano ridotti gli ambienti», dice Giovanni Cirmi, che guida i sommozzatori.
Nessuna traccia
Il comandante della Guardia di Finanza spiega a Repubblica di temere che non ci sia stato scampo per le persone investite dallo scoppio e dalle fiamme. «Le parti metalliche della turbina sono state proiettate in ogni direzione. In alcuni punti i pezzi di metallo si sono incastrati nelle mura. Non avevo mai visto una cosa del genere, deve essere stato spaventoso», aggiunge. E dei dispersi dentro la centrale non c’era nessuna traccia: «Siamo andati avanti fin che è stato possibile, ma a quel punto siamo stati costretti a risalire, era troppo pericoloso continuare. Non c’erano le condizioni di sicurezza minime per continuare a operare». Per questo, spiega, «le condizioni oggettive ci dicono che le possibilità sono poche, ma fin quando c’è anche una sola possibilità noi come sempre faremo tutto il possibile».
I dispersi
Garzillo, napoletano di 68 anni, è anche lui come Pisani un ex dipendente di Enel in pensione. Alla centrale di Bargi lavorava come consulente. A lui spettava la supervisione delle operazioni di riattivazione dei macchinari. Ovvero proprio quello che stava effettuando la squadra di 15 operai quando è scoppiato l’alternatore. Prima di Suviana aveva lavorato alla centrale di Presenzano nel Casertano. Scandellari, dipendente di Enel Green Power, era stato premiato l’anno scorso dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella con la Stella al Merito del Lavoro. Padre di due figlie di 16 e 14 anni, l’ex sindaco di Ponte San Nicolò Enrico Rinuncini lo descrive come un pilastro della sua comunità.
L’inferno
Alessandro D’Andrea, 37 anni, tecnico specializzato, è dipendente della Voith Hydro di Cinisello Balsamo. Soprannominato “Il Tosco”, è nato a Forcoli in provincia di Pisa ma si è trasferito da alcuni anni nel milanese. Paolo Casiraghi ha invece 59 anni e lavora per la Abb di Sesto San Giovanni. Ha sempre vissuto tra Niguarda e Bicocca ed è tifoso dell’Inter.
(da Open)
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Aprile 11th, 2024 Riccardo Fucile
GLI ALLARMI INASCOLTATI E IL MISTERO DELLA TURBINA E DELL’ALTERNATORE…APPALTI, SUBAPPALTI E SINDACATI
L’odore acre prima dei rumori. Il collaudo della turbina del “gruppo numero due”. E l’alternatore che esplode. La strage della centrale idroelettrica di Bardi sul lago di Suviana che ha ucciso tre dipendenti della Engineering Automation srl si consuma in pochi secondi a 40 metri sotto il livello del lago. Mentre gli studenti delle scuole medie in gita percepiscono cattive esalazioni che provengono dall’impianto e se ne vanno. Nello stesso momento in cui Vincenzo Franchina, Mario Pisani e Pavel Petronel Tanase stanno lavorando insieme ai loro 12 colleghi alla prova di messa in esercizio che doveva concludere la revisione complessiva della valvola rotativa dell’impianto gestito da Enel Green Power. Sono le 14.30 circa quando esplode l’ottavo piano sotto terra dove è alloggiato l’alternatore.
Trappola mortale
Mario Pisani, 74 anni, è l’ex dipendente Enel che dopo la pensione ha messo in piedi la Engineering Automation srl a Genova. Si occupa di ingegneria di sistemi di controllo e supervisione per i settori di produzione dell’energia. Tra i loghi delle aziende partner, oltre a quello di Enel, spiccano Siemens e Abb. Lo scoppio lo travolge mentre il solaio tra l’ottavo e il nono piano sotto il livello del lago di Suviana collassa. Il boato polverizza i cilindri verticali in cemento che contengono gli alternatori. Si rompono i condotti di refrigerazione e si allagano entrambi i piani. Mentre gli operai muoiono c’è chi riesce a risalire mentre il suo corpo viene avvolto dalle fiamme. Sandro Bussetti è oggi ricoverato al reparto grandi ustionati dell’ospedale di Pisa con l’80% del corpo lesionato.
L’indagine
Il tecnico dell’Abb Paolo Casiraghi, l’ingegnere elettronico Adriano Scandellari il dipendente Voith Alessandro D’Andrea e Vincenzo Garzillo, tecnico della Lab Engineering sono ancora dispersi. La procura di Bologna indaga per disastro e omicidio colposi. Oggi è in programma una manifestazione a Bologna sulla sicurezza sul lavoro. Ma Enel Green Power, mentre esprimeva cordoglio per le vittime, faceva anche sapere di sentirsi parte lesa nell’incidente. Il motivo lo ha spiegato l’amministratore delegato Salvatore Bernabei: «Per i lavori avevamo scelto tra le migliori società nel campo elettrico ed idroelettrico. Quando mi rivolgo a un contractor, mi aspetto che sia sinonimo di prestigio e serietà». Alla centrale di Bargi il gruppo numero uno era stato già collaudato con successo. I lavoratori specializzati stavano mettendo alla prova il secondo alternatore.
Appalti e subappalti
Poi è successo qualcosa che l’ha fatto esplodere. Il procuratore capo di Bologna Giuseppe Amato e i pm Michela Guidi e Fabio Lazzarini dovranno verificare il rispetto del protocollo di sicurezza. E rispondere a una domanda apicale: nel passaggio di consegne tra le due società incaricate da Enel e la terza di Genova ha funzionato tutto sul piano delle regole e della sicurezza sul lavoro? L’ex monopolista dell’elettricità si era rivolto anche a una terza azienda, la Voith. Se dopo l’inchiesta emergesse una qualche responsabilità delle aziende manutentrici Enel valuterebbe l’ipotesi di costituirsi parte civile. Nel frattempo emerge che il sindacato aveva messo nel mirino la centrale idroelettrica di Suviana già nel 2022.
Gli allarmi dei sindacati
La Uil aveva mandato segnalazioni verbali e in mail perché proprio Enel chiedeva ai lavoratori di svolgere mansioni per le quali non avevano le certificazioni necessarie. In particolare sulle saldature. Bernabei dice che l’azienda si è rivolta ai massimi esperti del settore. I sindacati non la vedono così. «In una logica nella quale gli appalti al massimo ribasso e i subappalti a cascata tengono conto solo del profitto, dell’utile, e non rispettano la vita umana, poi abbiamo le tragedie», dice Pierpaolo Bombardieri della Uil. «Ripeto, in molti casi non si tratta di incidenti, sono veri e propri omicidi. Perché quando per guadagnare un’ora, o mille euro, o un appalto, non si interviene sulla sicurezza e si perde una vita umana, non sono incidenti».
(da Open)
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