Maggio 10th, 2024 Riccardo Fucile
LA SINDACA E IL PARTITO CORRONO A PRENDERE LE DISTANZE: “ALLIBITI, FUORI DALLE LISTE”… MA PRIMA NON LO SAPEVANO COME LA PENSAVA?
Audio shock di un candidato consigliere comunale nelle liste
di fratelli d’Italia a Torremaggiore, cittadina nel Foggiano che va al voto per rinnovare sindaco e consiglio comunale l’8 e il 9 giugno prossimi. Nell’audio, finito sulla pagina Instagram di San Severo Trash, Matteo Delle Vergini si dichiara, tra l’altro, fascista, contro gli stranieri e i gay.
Premette di essere della Lega, nonostante la candidatura in Fratelli d’Italia, e di essere sceso in campo per fornire un’alternativa in più alla città di Torremaggiore e per fare qualcosa per il territorio.
Immediata la reazione della candidata sindaca Margherita Di Pumpo sostenuta dai due maggiori partiti di centrodestra, Fratelli d’Italia, Forza Italia e lista civica per Torremaggiore.
“Sono venuta a conoscenza dell’audio nella tarda serata di ieri – dice la candidata sindaca – e sono immediatamente intervenuta per prendere le distanze. Il candidato è fuori dalle liste che presenteremo domattina. C’è estrema indignazione verso affermazioni che non appartengono alla sottoscritta (peraltro insegnante e dirigente scolastica) e alla coalizione che rappresento. Sono rimasta allibita anche perchè mi propongo come immagine culturale e questi disvalori non mi appartengono”.
Sull’audio è intervenuto anche il coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia Michele Di Virgilio. “Prendiamo nettamente le distanze – spiega – e condanniamo in toto le sue affermazioni che non rappresentano affatto le idee e i valori del partito quali la difesa della famiglia e dei confini nazionali nell’alveo della democrazia”.
(da La Repubblica)
argomento: Politica | Commenta »
Maggio 10th, 2024 Riccardo Fucile
LA CAVO SARÀ SENTITA DALLA PROCURA COME PERSONA INFORMATA SUI FATTI: DISERTO’ LA CENA CON I GEMELLI TESTA NONOSTANTE LE SOLLECITAZIONI DI TOTI
Quei quattro, cinquecento voti promessi dai fratelli Arturo ed Italo Testa a Toti ed arrivati dalla comunità dei riesini presenti a Genova, sono andati ad Ilaria Cavo, ex assessora regionale in Liguria, ora parlamentare del centrodestra. Tant’è che Arturo, uno dei gemelli originari di Riesi ma da anni residenti a Boltiere (Bergamo) racconta alla moglie: «Toti mi ha preso da parte e mi ha detto: ascolta, fammi dare un po’ di voti a Ilaria. Allora stiamo dirottando 150, ma anche 200 voti a questa».
Ilaria Cavo è la giornalista che ha iniziato la sua carriera come collaboratrice del Giornale a Genova, poi passata a Mediaset e diventata nota per l’intervista in carcere al killer Donato Bilancia.
E prima delle elezioni regionali del 2020 è contraria a scendere a patti con i riesini. Tanto che il deputato forzista Alessandro Sorte di Treviglio raccomanda a Matteo Cozzani (il sindaco di Portovenere che dopo le elezioni diventerà appunto il capo di gabinetto di Toti) di non riferire della conversazione alla candidata, in quanto «non ha capito un cazzo lì…».
Lei, in effetti, diserta la cena elettorale con i gemelli Testa malgrado i solleciti di Cozzani: «Ma vieni con Giovanni, dai i santini… È come la mortadella, poca spesa tanta resa. Poi dopo il voto blocchi i numeri e arrivederci».
E però vero che la Procura di Genova ai due fratelli Testa, a Cozzani ed all’ex sindacalista della Fillea Cgil Venanzio Maurici (attualmente è nel sindacato dei pensionati ma dopo gli arresti è stato sospeso) contesta il 416-bis, l’associazione finalizzata a favorire la mafia. Soprattutto perchè Maurici, già prima di questa inchiesta che scuote la Regione Liguria e il centrodestra, dalla Dia è ritenuto il referente a Genova della famiglia Cammarata del Mandamento di Riesi.
Da questo spaccato, però, sembra tenersi lontana Ilaria Cavo, anche se si suppone che ne fosse a conoscenza: quando diserta la cena dei riesini al ristorante Punta Vagno del capoluogo ligure, organizzata proprio dai Testa e da Cozzani. A leggere le carte, la parlamentare sarebbe estranea allo scambio di voti ed alla corruzione elettorale che si contestano a Toti, seppure sia stata convocata dai pm come persona informata sui fatti.
Ma chi è Ilaria Cavo, planata dal giornalismo alla politica. Lei che da collaboratrice del Giornale nei primissimi anni del Duemila conosce l’assessore regionale Giacomo Gatti, di La Spezia, allora in quota Alleanza Nazionale. I due si sposano. Lui ce l’ha sempre dietro alle cene ed agli incontri in riviera con politici e imprenditori vicini al centrodestra e non solo. Anche se il matrimonio dura poco, gli agganci le consentono di esordire a Primocanale, soprattutto a farsi notare da Bruno Vespa per la conduzione della diretta del G8, così da ottenere una collaborazione con Porta a Porta. “Cronista che graffia”, brava fino a vincere (nel 2002) il premio di giornalismo Saint Vincent.
Il salto a Mediaset arriva nel 2006. Qui incontra Giovanni Toti, nel frattempo diventato prima direttore di Studio Aperto, poi del Tg4, soprattutto presentato come il delfino di Silvio Berlusconi. “Folgorata sulla via di Damasco”, nel 2015 segue il candidato presidente della Regione Liguria che la vuole nel suo listino. Viene eletta, diventa assessora regionale con delega alla Comunicazione e Politiche Giovanili. Carattere piuttosto vivace, spesso entra in contrasto con le impiegate di palazzo di piazza De Ferrari.
Quattro anni dopo aderisce a “Cambiamo”, il movimento (con poco successo) fondato da governatore, che nel 2020 la rivuole nel suo listino ed è una delle più votate. Riconfermata assessora, però nel 2022 il centrodestra la candida alla Camera dei Deputati sia in Liguria che in Lombardia con “Noi Moderati”. Con successo.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Maggio 10th, 2024 Riccardo Fucile
GRAN PARTE DEGLI INVESTIMENTI È IN ALTO MARE E NUOVE ROGNE POTREBBERO ARRIVARE DALL’INCHIESTA SUL “MODELLO GENOVA” (LA DIGA NELLA CITTÀ LIGURE È LA PRIMA OPERA
DEL PIANO, CON 1,3 MILIARDI DI FINANZIAMENTO)
È lenta la marcia di avvicinamento al traguardo dei 39
obiettivi Pnrr da raggiungere entro giugno, a cui è collegata la sesta rata da 9,2 miliardi. Secondo l’analisi condotta per il Sole 24 Ore dall’OReP, l’Osservatorio Recovery Plan di Fondazione Promo Pa e Università di Tor Vergata, è stato raggiunto finora il 28% dei target: si tratta soprattutto di riforme, tra cui quella della coesione appena approvata per decreto legge
Per il 72% delle misure restanti, in gran parte investimenti – dall’inizio degli interventi infrastrutturali nella Zes alle aggiudicazioni per gli appalti ferroviari per le «connessioni diagonali» e per la Linea Adriatica – c’è dunque da attendersi un’accelerazione all’approssimarsi della scadenza, come d’altronde è sempre accaduto anche in passato. Lo stesso dovrà accadere per i crediti d’imposta di Transizione 5.0, a patto di riuscire a superare gli ostacoli che hanno caratterizzato la gestazione delle norme attuative.
Da quest’anno, però, l’attesa assume connotati differenti. Perché sempre di più, semestre dopo semestre, la partita dipenderà dalla capacità di spendere effettivamente i fondi europei, alzando velocemente la soglia dei 42,9 miliardi che risultavano ufficialmente spesi a dicembre, valore considerato sottostimato dallo stesso Governo ma decisamente più basso dei 61,4 miliardi ipotizzati per lo stesso periodo dalla NaDef 2022.
Sono circa 102 miliardi le risorse comunitarie incassate dall’Italia finora sui 194,4 miliardi complessivi del Piano rimodulato. L’Italia sta aspettando ancora il disco verde Ue all’erogazione della quinta rata da 10,6 miliardi collegata ai 52 obiettivi del secondo semestre 2023: l’assessment è in corso da gennaio.
Si dice «fiducioso» il ministro che al Pnrr ha la delega, Raffaele Fitto. «Il quadro è molto positivo dal punto di vista dell’attuazione», ha detto ieri a margine della Festa dell’Europa organizzata al Campidoglio dalle rappresentanze delle istituzioni europee in Italia. Qualche indicazione utile in questo senso arriva dal censimento pubblicato da Italia Domani su 759.151 interventi (identificati dal Codice unico di progetto) in corso collegati al Pnrr: il 44,7% è in esecuzione, il 16,3% è alla stipula del contratto e il 15,6% è all’aggiudicazione.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Maggio 10th, 2024 Riccardo Fucile
L’OBIETTIVO DELL’EX SOCIO DI DANIELA SANTANCHÈ? PORTARE SULLE NAVI DA CROCIERA DEL COLOSSO LIGURE-SVIZZERO LA SUA CATENA, “CRAZY PIZZA”… RISPOSTA SECCA DI APONTE? UNA BELLA PIZZA IN FACCIA
Flavio Briatore e Giovanni Toti, si sa, sono molto amici, tanto che il giorno in cui è stato arrestato, il governatore della Liguria avrebbe dovuto essere a fianco del “Bullonaire”, per annunciare lo sbarco del Twiga a Ventimiglia.
Ma a portare nel capoluogo ligure l’ex socio di Daniela Santanchè non sono solo i buoni rapporti con Ciccio Toti.
Pare infatti che Briatore, nei mesi scorsi, abbia tentato un forte pressing su Pierfrancesco Vago, Executive Chairman di Msc e genero di Gianluigi Aponte.
L’obiettivo? Portare sulle navi da crociera del colosso ligure-svizzero la sua catena, “Crazy Pizza”, la stessa che aveva inaugurato, con uno stand temporaneo, al salone nautico, prima di essere invitato da Toti sullo yacht di Aldo Spinelli (come racconta oggi Marco Preve su “Repubblica”).
La risposta di Aponte? Una bella pizza in faccia: in sostanza ha detto al sor Flavio di magnare tranquillo, che Msc non ha alcuna intenzione di imbarcare il marchio del “Bullonaire”.
(da Dagoreport)
argomento: Politica | Commenta »
Maggio 10th, 2024 Riccardo Fucile
E TANTI SALUTI ALLE PROMESSE FATTE
Addio Family act. E buona festa della mamma. Per volontà del
governo di Giorgia Meloni finisce nel dimenticatoio, legge mai attuata, la riforma draghiana che il Parlamento approvò all’unanimità nel 2022, con la sola astensione di Fratelli d’Italia, unica opposizione.
La delega doveva dare sostegno organico alle famiglie, alle donne lavoratrici, ai giovani. Riscrivere un sistema che non regge, una volta per tutte. Magari davvero incentivare la natalità. E invece solo un pezzetto di quel progetto ha visto la luce, l’assegno unico per i figli che l’esecutivo di larghe intese battezzò e che il governo della destra ha rifinanziato.
Tutto il resto — quattro deleghe da attuare — dopo due anni finisce nel cestino. Ironia della sorte, il 12 maggio, che proprio quest’anno cade nella domenica in cui si festeggiano le mamme.
Il Family act di Draghi il governo Meloni ha deciso di non farlo suo. Lo scorso anno Roccella ha prorogato di dodici mesi le deleghe firmate da Elena Bonetti, Andrea Orlando e Mario Draghi. Domenica le lascerà scadere. Anche perché, spiegano da destra, i soldi per dare corpo e sostanza a tutti gli impegni del Family act non ci sono.
Per le famiglie, spiegano i meloniani, quel che è possibile si sta facendo. A guardar bene, molte misure una tantum. Quanto concedono le ristrettezze di bilancio.
Ma in concreto, cos’era il Family act? Una legge di nove articoli e quattro deleghe al governo, da attuare con contributi diretti o interventi fiscali. Uno. Sostegno alle spese educative dei figli, dai nidi ai libri scolastici, fino a gite e cure dei disturbi dell’apprendimento. Due. Aumento significativo dei congedi di paternità — mesi, non i dieci giorni attuali —, incremento delle indennità di maternità, sostegno ai liberi professionisti.
Tre. Incentivo al lavoro e all’imprenditoria femminile.
Quattro. Sostegno alla spesa delle famiglie per la formazione dei figli e l’autonomia finanziaria dei giovani, con aiuti allo studio, per l’inizio di attività lavorative, per gli affitti dei fuori sede, per corsi di formazione.
Meloni sceglie un’altra strada. Conferma — e rafforza — l’assegno unico per i figli (costo annuo: 19 miliardi). Per il resto s’intesta sue ‘misure per la famiglia’. Quali? La risposta al cronista include 21 voci, non tutte strutturali, non tutte onerose.
Poi, a mezza bocca, un’ammissione dal governo che sa di resa: anche volendo, i soldi per fare di più non ci sono.
(da La Repubblica)
argomento: Politica | Commenta »
Maggio 10th, 2024 Riccardo Fucile
LA DUCETTA HA PREFERITO SMARCARSI DA TEMI DIVISIVI IN VISTA DELLE EUROPEE. TEMEVA DI FINIRE CONTESTATA DAI CATTOLICI ANCHE PER L’AFFOSSAMENTO DEL “FAMILY ACT”
Salutame ‘a Bergoglio! Come mai la Melona ha ordinato ai ministri Giorgetti e Valditara di disertare gli “Stati generali della natalità”? “Il Foglio” motiva l’altolà con la contestazione di ieri alla ministra della famiglia, Eugenia Roccella.
Giorgia Meloni avrebbe inviato un messaggino a Gigi De Palo, animatore dell’evento e presidente della “Fondazione natalità”, definendo “ignobile” quello che è successo (una trentina di pischelli che ha mostrato cartelli con la scritta “Sul mio corpo decido io”): “Non hai saputo difenderla. E’ stato ignobile”. La sola Giorgia avrebbe quindi imposto agli altri ministri di “esprimere solidarietà e disertare”.
Di sicuro, la “defezione” ha fatto imbestialire il mondo cattolico e De Palo, che oggi, accanto al Papa, ha tuonato: “Ci siamo sentiti abbandonati dalle istituzioni. Come se togliere la parola a un ministro fosse più grave di toglierla a una mamma all’ottavo mese di gravidanza”.
Uno scazzo che ha del clamoroso, se si pensa a quanto successo l’anno scorso, allo stesso evento, con la Meloni che, tra sorrisi e faccette, veniva accolta come una rockstar e si sedeva accanto al Papa di bianco vestita, ignorando ogni protocollo (il “privilegio del bianco” è concesso solo alle regine cattoliche, alle mogli o alle principesse di case reali cattoliche).
Quest’anno, invece, la Ducetta non si è manco presentata agli Stati generali della Natalità, nonostante il tema sia, da sempre, un suo grande cavallo di battaglia (“Io sono Giorgia, donn, madre e cristiana”).
La contestazione alla Roccella, in questo caso, non c’entra, visto che la “Thatcher della Garbatella” aveva già annunciato che non sarebbe andata.
In ballo, tra il governo Ducioni e il mondo cattolicone, ci sono varie questioni rognose e divisive. Innanzitutto, notizia di oggi, l’affossamento del Family act, la riforma varata da Mario Draghi nel 2022 per dare un sostegno organico a famiglie, donne e giovani in funzione della creazione di una famiglia.
Già allora, Fdi, unico partito di opposizione, si astenne. E ora ha deciso di non rifinanziare la gran parte delle deleghe rimaste da attuare (solo l’assegno unico è stato salvato).
Non c’entra l’ideologia, ma il vil denaro: il Governo, in attesa della procedura d’infrazione per deficit in arrivo dall’Ue e alla disperata ricerca di risorse per rifinanziare il taglio del cuneo fiscale, non ha più soldi da spendere.
In più, c’è una ragione di opportunità, legata all’introduzione dei pro-vita nei consultori, inserito con un emendamento nel decreto Pnrr tra gli strali della sinistra. Esporsi ancora, andando all’auditorium della Conciliazione a una manifestazione comunque divisiva, vicino a Papa Francesco che monita su anticoncezionali e aborto, avrebbe solo rinfocolato le polemiche (e perdita di consensi).
(da Dagoreport)
argomento: Politica | Commenta »
Maggio 10th, 2024 Riccardo Fucile
“NON POSSO NEANCHE FARE UN DOPPIO LAVORO PERCHE’ VIVO LE MIE GIORNATE IN STUDIO”… IL GLOVERNO DSE NE FREGA DELLO SFRUTTAMENTO DEI GIOVANI LAUREATI
Ci scrive oggi una giovane donna che ha voluto raccontare la
sua esperienza a Fanpage.it dopo aver letto la lettera della praticante avvocato costretta a fare la cameriera per riuscire a mantenersi. Questa, ci dice, è purtroppo una condizione comune a tutti i praticanti e neo avvocati. Che durante il periodo di praticantato non ho mai ricevuto un solo euro e che poi è arrivata a guadagnare, al massimo, 500 euro al mese: “Non posso contribuire alle spese dell’affitto (che paga interamente il mio compagno),e non posso fare un doppio lavoro perché vivo le mie giornate in studio”.
Ho letto la lettera della praticante avvocato costretta a fare la cameriera per riuscire a mantenersi. Questa, purtroppo, è una condizione in cui ci troviamo tutti noi praticanti o neo avvocati. Mi sono iscritta a Giurisprudenza nel 2016 e ho conseguito la tanto agognata laurea laureata nei tempi previsti. Piena di entusiasmo ho iniziato la pratica forense e il tirocinio presso il Tribunale della mia città.
Durante tutto il periodo di praticantato non ho mai ricevuto un solo euro dal mio “dominus” per quella che è, di fatto, una prestazione lavorativa a tutti gli effetti. Per il tirocinio in Tribunale, invece, è prevista una “borsa di studio” di 400 euro al mese erogata dal Ministero della Giustizia. Penserete che sia un buon punto di partenza. Ebbene, ad oggi sono ancora in attesa di percepire parte della borsa di studio (il periodo di tirocinio è terminato ad agosto 2023).
Gli specializzandi in medicina percepiscono una borsa di studio erogata in maniera puntuale e precisa. Vero, anche loro subiscono notevoli ingiustizie poiché il loro contratto prevede che debbano prestare la loro attività per 38 ore a settimana mentre, nella realtà, sono costretti a turni massacranti fino ad arrivare alle 70 ore settimanali. Ad ogni buon conto, con la loro borsa di studio statale, riescono ad arrivare a fine mese e a potersi permettere una casa in affitto ed un piatto di pasta a fine giornata.
Terminata la pratica decido di cambiare studio legale nella speranza di riuscire a mantenermi da sola, senza pesare più sulle spalle dei miei genitori che per permettermi di studiare hanno fatto enormi sacrifici. Il risultato? il “compenso” massimo che sono riuscita ad ottenere è di 500 euro al mese. Di conseguenza non posso contribuire alle spese dell’affitto (che paga interamente il mio compagno),e non posso fare un doppio lavoro perché vivo le mie giornate in studio.
Non posso permettermi nemmeno di comprarmi dei vestiti per paura che, se dovesse succedere qualcosa, non avrei nemmeno i soldi per pagare un eventuale imprevisto! Infatti, nonostante io lavori 10 ore al giorno, non potrei permettermi in tranquillità nemmeno una visita medica presso un privato altrimenti rischierei di non poter fare la spesa. Infatti, nonostante io non contribuisca all’affitto, le utenze devono essere pagate e la spesa deve essere fatta.
Sto sostenendo l’esame di abilitazione alla professione forense che viene svolto in modalità imbarazzanti se si considera che serve solamente a ottenere un titolo che non assicura nessun posto di lavoro. Se riuscirò ad abilitarmi (all’età di 26 anni) cosa cambierà nella mia vita? L’unica cosa che potrà cambiare, dopo anni di sacrifici buttati al vento, sarà il mio lavoro, nella speranza di poter vivere in maniera dignitosa.
Dei giovani di oggi se ne dice di ogni, ma non si considera che ci sono persone come me che sono costrette a dover lavorare per 2.50 euro l’ora dopo aver dedicato una vita allo studio. Ci tengo a precisare che per ottenere l’abilitazione il percorso di 18 mesi all’interno degli studi legali è obbligatorio, non è una scelta! Proprio per tale ragione siamo costretti dalla legge a subire un trattamento economico che ci costringe a vivere sotto la soglia di povertà.
Cordiali saluti da una giovane che ha dovuto smettere di credere nei propri sogni e nei propri diritti, nonostante combatta ogni giorno per quelli altrui.
(da Fanpage)
argomento: Politica | Commenta »
Maggio 10th, 2024 Riccardo Fucile
“CASA NOSTRA E’ QUESTA”
“Avevamo ragione a dire che questa è casa nostra”. Nabu Dieng, protagonista suo malgrado insieme al marito ai figli di 9 e 18 anni di un’assurda aggressione razzista qualche giorno fa, a Bologna, ne ha avuto l’ennesima conferma: la città che li ha accolti ormai già da tanti anni (25 lei, 36 il compagno Mbocke) è davvero la loro casa. E non come gli è stato urlato contro in quei momenti terribili, con tanto di insulti come “negri di m….”, che in poco tempo, dopo la pubblicazione della notizia su Fanpage.it, hanno indignato e chiamato a stringersi attorno a questa famiglia originaria del Senegal in tanti, non solo con chiamate e messaggi di solidarietà, ma anche con la presenza fisica di oltre un centinaio di persone che hanno risposto presente all’invito per un presidio proprio dov’è avvenuta l’aggressione, davanti a un circolo alla periferia della città.
“I bimbi grazie a Dio stanno bene” dice Nabu, conosciuta e ben voluta da tanti sotto le Torri. Qui è presidentessa di un’associazione che si occupa di integrazione ed è molto attiva nel mondo del volontariato, così come il marito, in campo per la drepanocitosi, di cui soffre il figlio appena maggiorenne, con un’altra associazione.
“Facciamo tantissimo sociale qui a Bologna” ricorda la donna, prima di intervenire durante al presidio, a cui hanno preso parte numerose realtà locali, movimenti e collettivi, oltre ad esponenti dell’amministrazione comunale. Dopo l’aggressione, persino il sindaco, Matteo Lepore, ha voluto incontrarli per esprimere la propria vicinanza e condannare quanto accaduto. “Tutta Bologna è con noi -riprende la donna- non siamo soli. Queste persone sono solo degli stupidi, una minoranza di ignoranti, ma noi sappiamo che tutta Bologna ci vuole bene”.
“Il dna di Bologna è quello che ha risposto a questo episodio, però non possiamo pensare che episodi così siano isolati purtroppo anche nella nostra città -commenta la vicesindaca, Emily Clancy-. I fenomeni di discriminazione sono in aumento e un certo odio è veicolato spesso anche da alcuni gruppi politici, che legittimano in qualche modo certe azioni. La risposta corale della città è però quella che vediamo oggi”.
“Sto ancora pensando a quanto accaduto -continua Nabu- e sai perché? Ho sentito di tantissimi altri episodi di razzismo, tantissime persone mi hanno chiamato e mi hanno raccontato quello che hanno vissuto. È veramente una cosa che dobbiamo fermare. Dobbiamo denunciare -conclude- e speriamo che il presidio di oggi serva a qualcosa. Perché siamo nel 2024 e queste cose non devono più sentirsi, veramente. Soprattutto a Bologna, che è una città aperta”.
(da Fanpage)
argomento: Politica | Commenta »
Maggio 10th, 2024 Riccardo Fucile
E’ L’UNICO PAESE UE DOVE I SALARI REALI SONO SCESI
La rincorsa prezzi-salari — che innescherebbe una
preoccupante spirale inflattiva che ricorda tanto gli anni della «scala mobile» — è da evitare, certo. L’Italia però è inviluppata da anni in una storia di salari troppo bassi, come plasticamente evidenziato da questa classifica dell’Ocse su dati Eurostat che vede i redditi medi italiani sotto ai livelli degli anni ’90 (vedi tabella in alto). D’altronde c’è una vasta area di povertà fatta di chi non ha un contratto fisso, spesso finisce travolto — è il caso dei giovani — nel girone dantesco dei tirocini. L’Inps, registrò l’allora presidente Pasquale Tridico, ritiene che questa area sia composta da «due milioni di lavoratori», fatta anche di contratti stagionali nel turismo e nei servizi in cui la dimensione del «nero» non è irrilevante e le cornici contrattuali scavalcate da illegalità e difese malamente dai pochi controlli.
Il salario reale: la discesa inesorabile dal 1990
La vera misura di quanto guadagnano le persone è quello che in economia si chiama salario reale, cioè il salario rapportato ai prezzi. Secondo i dati Ocse, l’Italia è tra le grandi economie il Paese in cui i salari reali sono diminuiti di più. Meno 7,3% solo nel 2022 rispetto al 2021, anno in cui la crescita dei prezzi trainata dal rincaro dell’energia ha ridotto pesantemente il potere d’acquisto delle famiglie. Paghiamo anni di redditi al palo bloccati (anche) da una produttività stagnante e il conto si scarica pure su chi un lavoro lo ha. Il problema è che si tratta di una tara storica. Come agire sul potere d’acquisto per alleviare le difficoltà di chi «vive sotto i 35 mila euro all’anno» però è oggetto di dibattito da sempre (Qual è lo stipendio giusto per il tuo lavoro? Vai al calcolatore di Corriere.it).
Il ritardo storico
I salari reali in Italia, secondo l’Ocse, erano già scesi del 2,9% dal 1990 al 2020. L’alta inflazione generata dalla guerra in Ucraina e della veloce ripresa post Covid aggrava un problema che avevamo già. Se fino a questo punto i protagonisti della storia sono due — i salari e i prezzi — per capire che cosa stia succedendo bisogna introdurre un terzo attore: la produttività. La quantità di prodotto che si riesce a sfornare nell’unità di tempo.
Il nanismo delle nostre imprese
Spiega Tommaso Monacelli, ordinario di Macroeconomia all’università Bocconi di Milano, che «i bassi salari sono la spia di un malessere profondo dell’economia. Che derivano da una crescita anemica della produttività totale dei fattori. I salari fermi sono, a mio avviso, la più grande ferita nel modello di specializzazione produttiva dell’Italia, basata sulle piccole e medie imprese.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »