Agosto 10th, 2024 Riccardo Fucile
IN VENETO COLTIVATORI FURIBONDI, CI SONO 64 ETTARI A CANAPA SATIVA, IL 15% DELLA PRODUZIONE NAZIONALE
Agosto 2019, la Regione Veneto approva una Legge che prevede «sostegno e promozione della coltivazione della filiera agroindustriale ed agroalimentare della canapa sativa». Agosto 2024, il governo spinge per una stretta alla produzione e vendita di canapa, che metterebbe a rischio quelle stesse aziende che il Veneto voleva sostenere. Un cortocircuito che le imprese agricole cercano di scongiurare, appellandosi alle associazioni di categoria che le sostengono nella battaglia, ma anche ai politici veneti che cinque anni fa si erano messi dalla loro parte. Di ieri la presa di posizione di Flavio Tosi, coordinatore di FI: «Tema complesso che va discusso ma vietarla non è la soluzione. A rischio migliaia di imprese che hanno investito».
Le aziende danneggiate
«L’emendamento al Ddl Sicurezza andrebbe di fatto a cancellare la legge veneta» dice Lawrence Myall, segretario dell’associazione Imprenditori Canapa Italia e socio di Agroselectiva, azienda agricola di San Donà di Piave che coltiva varietà di canapa sativa. La Legge regionale spazia dal campo alimentare alla cosmesi, passando per la bioedilizia. Non male. Eppure, può essere tutto cancellato. L’emendamento del centrodestra a Roma ora mette a rischio la sopravvivenza di un comparto che in Veneto, secondo i dati raccolti da Confagricoltura e Cia, vale 75 milioni di euro all’anno, con 64 ettari coltivati, il 15% del settore a livello nazionale. E che ha fatto investimenti, in questi anni, grazie anche al sostegno promosso dalle istituzioni. Coldiretti chiede a gran voce «modifiche di un emendamento che danneggia pesantemente le aziende agricole». Vietare la raccolta e l’essiccazione dell’infiorescenza, spiegano, può far crollare il settore.
La distinzione
Il leghista Nazzareno Gerolimetto era stato il primo firmatario della proposta di legge veneta: «Credo che l’intento del governo sia sciogliere gli equivoci perché succede che anche la sativa, a basso contenuto di Thc, potrebbe essere usata in un modo non corretto – spiega -. All’epoca avevamo votato tutti a favore, anche l’opposizione». E allora, cos’è cambiato? «Si è scelta una linea più rigida. Gli imprenditori vanno difesi. È mia intenzione fare il possibile per mantenere questa microfiliera, ma sul commercio del fiore dobbiamo aprire una riflessione».
Era la legislatura precedente a questa, in Regione. E l’unico esponente di FdI in Consiglio era l’attuale eurodeputato Sergio Berlato: «Convintamente avevo sostenuto quell’iniziativa e sono ancora a favore, mantenendo distinta la coltivazione ad uso terapeutico da quella che finisce per diventare stupefacente. Ma c’è un’elevata richiesta di canapa a cui dobbiamo dare una risposta. Molti coltivatori hanno trovato in questo prodotto una importante integrazione al reddito. Credo sia necessario spiegare meglio a cosa serva la canapa e quale sia l’utilizzo, anche per la salute di alcuni pazienti. E questo potrebbe far cambiare idea a chi non conosce la materia e pensa che sia tutta sostanza illegale. Io sono contro qualsiasi tipo di droga, ma qui parliamo d’altro: credo che saranno apportati dei correttivi per fare una giusta distinzione sugli utilizzi benefici»
«Noi lavoriamo di qualità»
Myall e i due soci hanno due dipendenti, potrebbero ampliare l’attività ma ora, con questi paletti, bisogna aspettare: «I fiori recisi ed essiccati vengono venduti nei negozi e hanno anche sbocco all’estero. Possono essere trasformati in prodotti cosmetici, per dare aroma e conservanti alla birra, o come semplici tisane. Chiamarli “cannabis light” è solo un modo ideologico per identificare il prodotto. Se non potremo più usare i fiori, ma solo gli steli e la fibra, per noi sarebbe impossibile lavorare. Qualcuno può concentrarsi sulla produzione del seme per fare l’olio ma il mercato non è così ampio e i margini sono bassi. E per lavorare gli steli servono macchine industriali che non possediamo. Noi lavoriamo di qualità, non di quantità, saremmo costretti a chiudere». È già partita una raccolta firme per sensibilizzare l’opinione pubblica.
(da agenzie)
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Agosto 10th, 2024 Riccardo Fucile
MALTA NON HA MAI RISPOSTO ALLE CHIAMATE DI AIUTO
Si trovavano alla deriva nel mezzo del Mediterraneo centrale e avevano finito il
carburante. Dodici persone, provenienti da Pakistan, Sudan, Siria e Palestina, sono stati soccorsi dal veliero Astral al largo di Lampadusa. L’imbarcazione, della ong spagnola Open Arms, era stata avvisata da Alarm Phone sulla presenza dei naufraghi a circa 25 miglia dall’isola siciliana. “Dopo diverse ore in cui Malta nuovamente non ha risposto alle nostre molteplici chiamate e messaggi, la Guardia costiera italiana è arrivata nella zona per trasferire i naufraghi a un porto sicuro”, hanno scritto da Open Arms sui social
A bordo della barca soccorsa c’erano 12 uomini adulti, di diverse nazionalità, ma tutti partiti dalla Libia. Il fondatore della ong, Oscar Camps, ha sottolineato che a Malta sono state fatte dieci chiamate di soccorso e sono stati inviati tre messaggi: “La Convenzione Sar, nel suo emendamento del 2004, obbliga tutti gli Stati membri a coordinarsi e cooperare per garantire che le imbarcazioni che hanno soccorso persone in pericolo in mare vengano sollevate dal compito con deviazione minima rispetto al loro viaggio. Lo Stato responsabile della zona Sar dove è stato effettuato il salvataggio ha la responsabilità primaria del fatto che si realizzi tale coordinazione e cooperazione”.
Nel frattempo, sempre in zona Sar maltese, la Life Support di Emergency ha soccorso nella notte 37 persone che si trovavano in un’imbarcazione in difficoltà. Anche in questo caso la segnalazione era partita da Alarm Phone, che aveva avvertito di una piccola barca in vetroresina sovraffollata in acque internazionali. I naufraghi, ha riferito l’equipaggio della Life Support, hanno raccontato di essere partiti da Sirte, in Libia, la notte del 7 agosto e di essere da oltre un giorno senza acqua.
Provengono da Egitto, Eritrea, Siria e Bangladesh. Insomma, da Paesi travolti da guerre, violenze e povertà. L’equipaggio ha raccontato che il barchino era lungo circa nove metri e non aveva i motori funzionanti. Le persone a bordo viaggiavano senza salvagenti, non avevano più acqua ed erano stremate.
(da Fanpage)
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Agosto 10th, 2024 Riccardo Fucile
DA 5 GIORNI, SI STANNO PREOCCUPANDO DI DIFENDERE LA ZONA DEL GASDOTTO PER L’EUROPA E TEMONO CHE LE TRUPPE DI KIEV POSSANO RAGGIUNGERE LA GRANDE CENTRALE NUCLEARE DI KURCHATOV, A 70 CHILOMETRI DAL CONFINE UCRAINO, CHE FORNISCE ENERGIA ALLA RUSSIA MERIDIONALE
Ancora una volta, Vladimir Putin viene spiazzato dagli sviluppi della guerra in Ucraina. L’offensiva delle truppe scelte di Kiev nella regione di Kursk ha colto lui e i suoi generali di sorpresa. Si erano illusi di essere prossimi alla vittoria, guardavano fiduciosi alle lente avanzate nel Donbass, contavano sulla stanchezza europea nel sostegno a Zelensky e magari nella vittoria di Trump a novembre.
Ma, da 5 giorni, si stanno preoccupando di difendere la zona del gasdotto per l’Europa e adesso temono che le truppe nemiche possano raggiungere la grande centrale nucleare di Kurchatov, 70 chilometri dal confine ucraino, uno dei centri nevralgici che fornisce energia alla Russia meridionale.
«Putin è furioso. Si è beccato un potente schiaffo in faccia, che ha un enorme valore simbolico», osservano i commentatori della Chatham House di Londra. Dobbiamo guardare con attenzione a quest’ennesima vampata di frustrazione del dittatore russo. Abbiamo già visto in questi 30 mesi di guerra che, tutte le volte che è stato messo con le spalle al muro, la sua retorica minacciosa sul ricorso alle armi nucleari si è fatta particolarmente virulenta.
La «razionalità» di Putin umiliato ha forti limiti e viene soverchiata dalla sua biografia di ex dirigente del vecchio Kgb sovietico determinato più che mai a vedere rinascere la Russia imperiale. Il signore del Cremlino non si fermerà. Ogni battuta d’arresto lo vedrà rilanciare più determinato di prima, anche a costo di stringere alleanze con regimi criminali come la Corea del Nord, abbracciare la teocrazia sciita iraniana e tramare con le mafie organizzate su scala internazionale.
Putin ha ordinato alla sua macchina della propaganda di ricordare la battaglia di Kursk nella Seconda Guerra Mondiale. In verità, non c’entra nulla. I mille o duemila soldati ucraini penetrati martedì all’alba in Russia dalla regione di Sumy con un centinaio di mezzi corazzati non sono certo paragonabili al gigantesco scontro tra l’Armata Rossa e l’esercito tedesco consumatosi in quelle pianure tra il 5 luglio e il 23 agosto 1943. Allora furono coinvolti 6.000 carri armati, due milioni di uomini, 4.000 aeroplani: è considerata «la più grande battaglia tra tank della storia».
Il parallelo è assolutamente fuori luogo. Eppure, serve a Putin per ricordare a lui stesso e a tutti i russi che loro sono le forze del «bene» contro il «male» occidentale e il «neonazismo del regime di Zelensky».
(da Corriere della Sera)
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Agosto 10th, 2024 Riccardo Fucile
I PELLEGRINI SONO ATTRATTI DA QUEI POLI DOVE IL DIVINO PARLA FORTE E CHIARO, COME I SANTUARI PIU’ GETTONATI… I MIRACOLI RIFLETTONO I BISOGNI DELLE PERSONE E SONO FIGLI DELLE CRISI: SE DA UNA PARTE CI SONO GLI EVERGREEN, COME LA SALUTE, LA SICUREZZA, LA MATERNITÀ. DALL’ALTRA AFFIORANO DOMANDE QUALCHE VOLTA SCONCERTANTI, FRUTTO DEL NOSTRO TEMPO
A dispetto della secolarizzazione, la domanda miracolistica non conosce flessioni,
almeno a giudicare dal numero di fedeli che visitano i santuari più gettonati. Come la basilica padovana di Sant’Antonio, il francescano venuto da Lisbona. Che accoglie da secoli le istanze di un’umanità in cerca di segni celesti. E se a Sant’Antonio, anno dopo anno monta una inarrestabile marea di pellegrini, Cascia è letteralmente presa d’assalto dai devoti di Santa Rita, l’avvocata delle cause impossibili. Una definizione che la dice lunga su una potenza miracolosa che si misura in giga.
E accanto a questi antichi laboratori di meccaniche celesti, dove il sacro si manifesta in tutto il suo perturbante arcaismo, oggi si affermano nuovi hub della grazia, come San Giovanni Rotondo dove il carisma di Padre Pio richiama ogni anno otto milioni di pellegrini, facendone il secondo luogo di culto del mondo cattolico dopo quello della Vergine di Guadalupe. Una fabbrica della devozione con un indotto da 3000 posti di lavoro, per un business da 100 milioni di euro annui.
Se poi si aggiunge che un cittadino globale su cinque viaggia per ragioni di fede, si capisce come la domanda religiosa muova flussi economici imponenti.
Ma questi flussi sono attratti dalle sorgenti primigenie del sacro, quei poli magnetici della potenza dove il divino parla forte e chiaro. Ecco perché mentre le chiese si svuotano, i santuari delle Vergini miracolose e dei santi taumaturghi traboccano di una umanità in cerca di vibrazioni sacre.
In realtà i miracoli sono sempre figli delle crisi, economiche e sociali, individuali e collettive. Che, oggi come ieri, producono insicurezza, precarietà, fragilità. È nei momenti in cui tutto sembra perduto che gli uomini decidono a che santo votarsi.
Ecco perché le grazie ricevute sono sempre state la prova del nove della credenza. Senza manifestazioni visibili, senza mettere in scacco la natura e le sue leggi, senza far leva sulle emozioni e sul pathos, la religione non tocca i cuori dei fedeli e si riduce ai lambiccati incunaboli del dogma. Astrazioni impervie e incorporee da mandarini curiali.
I miracoli invece sono i colpi di teatro del sacro. E, proprio in quanto riflettono i bisogni e le speranze delle persone, sono in parte gli stessi e in parte diversi.
Da una parte gli evergreen, come la salute, la sicurezza, la maternità. Dall’altra affiora invece una domanda miracolistica che prende le forme del nostro tempo. Forme qualche volta sconcertanti.
Come i dimagrimenti miracolosi, più veloci di una liposuzione, di cui sono specialisti i predicatori presbiteriani che negli Usa hanno trasformato l’esorcismo anti-grasso in un affare milionario. Help Lord, the Devil Wants me Fat (Signore aiutami, il diavolo mi vuole grasso) è il titolo di un libro di culto della nuova liturgia dietetica. O le invocazioni per far vincere la squadra del cuore. Come risulta da un sondaggio recente, secondo il quale il ventisette per cento degli americani crede che Dio influenzi i risultati delle partite di football. Insomma, ognuno ha il miracolo che si merita.
(da agenzie)
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Agosto 10th, 2024 Riccardo Fucile
SI PENSA SOLO ALL’ESTERIORITA’ MA SAREBBE L’ORA DI RISCOPRIRE L’IMPORTANZA DELL’INTERIORITA’
Chi non vorrebbe scegliere il colore dei propri occhi?”, chiede il giovane influencer FC che si è appena fatto operare per mutare da scure ad azzurre le sue pupille. La domanda mi coglie impreparato.
Capisco che è una di quelle domande “nuove”, legate al costume dei tempi, che mi fanno sentire spiazzato, forse vecchio. Mi piacciono le mani da pianista, le mie sono tozze. Avrei voluto la statura di Paola Egonu, sono alto come Maradona (venti centimetri di meno). Ammiro la pelle elastica e lucente dei popoli bruni, ho la pelle pallida e vulnerabile dei popoli chiari. Ma mi sono sempre fatto andare bene quello che ero. Se per remissività o per saggezza, decidetelo voi.
Questo voler essere ciò che non si è, lo capisco poco. Con notevoli eccezioni, ovviamente: il cambiamento di genere, ritrovarsi in un corpo che non corrisponde alla propria identità e volerlo modificare, lo capisco perfettamente.
Rimediare per via chirurgica a problemi estetici seri, malformazioni, connotati che comportano prostrazione psicologica: lo capisco. Già cancellare le tracce della vecchiaia, il percorso che la vita traccia sui nostri corpi, lo capisco un poco di meno. Cambiare il colore degli occhi, lo capisco zero. Mi sembra uno sfizio da occidentali “sazi e disperati”, per dirla come quel grande reazionario che fu il cardinal Biffi. Se fossimo alle prese con la fame, la guerra, la povertà, forse non avremmo il tempo per pensare a quale sia il colore degli occhi più adatto alle nostre voglie.
Ho il sospetto che l’esteriorità sarebbe un poco meno importante, se tornasse a essere un poco più importante l’interiorità. Se fossi un influencer, lo direi.
(da repubblica.it)
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Agosto 10th, 2024 Riccardo Fucile
PRESSING SU TAJANI: “DEVI INCIDERE DI PIU'”
Non ne ha mai parlato esplicitamente, nonostante le richieste di impegnarsi
maggiormente sui diritti civili. Ma l’ordine è stato dato nelle scorse settimane direttamente al vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani: sulle carceri bisogna fare di più, il decreto approvato dal governo non basta. E a dare la linea non è stato un ministro o un dirigente di Forza Italia qualsiasi, ma direttamente Marina Berlusconi, primogenita del fondatore che negli ultimi mesi ha più volte espresso la propria posizione pubblica – anche critica con il governo Meloni – facendo pensare a un possibile impegno in prima persona della famiglia Berlusconi in politica tramite una futura candidatura del fratello Pier Silvio. La decisione di puntare sulle carceri fa capire anche come nelle ultime settimane la famiglia stia prendendo in mano Forza Italia dettando i temi su cui battersi a Tajani
E non è un caso che il segretario abbia prima provato, senza successo, a far approvare alcune misure per modificare il decreto Carceri aumentando il numero di detenuti che sarebbero usciti nel giro di pochi mesi intervenendo sul regime della semilibertà. Poi, quando il tentativo parlamentare al Senato è fallito, il segretario ha lanciato l’iniziativa “Estate in carcere” insieme ai Radicali annunciando una serie di appuntamenti da parte dei dirigenti forzisti per visitare i penitenziari in giro per l’Italia.
La tesi della famiglia Berlusconi, dice una fonte a conoscenza della questione, è che un Paese civile si riconosca proprio dalla condizione dei propri detenuti e per questo Forza Italia debba intestarsi questa battaglia anche per differenziarsi con gli alleati di Lega e Fratelli d’Italia, che hanno un approccio più securitario alla materia. Tanto più che Forza Italia e la famiglia hanno conosciuto bene cosa significhi vivere la malagiustizia, è la tesi di Arcore.
Tajani, non particolarmente sensibile al tema, si è dovuto piegare. L’iniziativa delle visite in carcere non basta. Ora Forza Italia proverà a imporsi per modificare anche le norme, nonostante non ci sia riuscita nel decreto appena convertito dal Parlamento. Lo ha spiegato lo stesso viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, nel vertice con i colleghi del ministero, Carlo Nordio e Giorgia Meloni di mercoledì a Palazzo Chigi. Ieri il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè al Foglio ha aggiunto: “Se non riusciamo a incidere su questo tema, cosa ci stiamo a fare al governo?”.
Le proposte sono le stesse degli emendamenti già presentati dal capogruppo in commissione Giustizia Pierantonio Zanettin al Senato: aumentare da 45 a 60 giorni il beneficio ogni sei mesi per i detenuti che si comportano bene e garantire la semilibertà per chi ha condanne tra 6 mesi e 4 anni, oltre agli over 70. Misure che Fratelli d’Italia non ha voluto nemmeno prendere in considerazione. “Il decreto Carceri va bene ma seguiranno altri interventi”, ha spiegato ieri Zanettin. La cornice che useranno i forzisti è il disegno di legge Sicurezza che arriverà alla Camera a inizio settembre: oltre al tema del sovraffollamento, gli azzurri proveranno anche a modificare la norma che consente di far scontare la pena in carcere a donne incinte o madri anche con bambini molto piccoli.
L’altra battaglia che Forza Italia proverà a combattere in Parlamento – spalleggiata dagli alleati leghisti – è un intervento legislativo che modifichi la legge Severino che nel 2013 portò alla decadenza di Berlusconi al Senato. Quindi anche una posizione simbolica che farebbe esultare Arcore. Ad annunciarlo ieri è stato il capogruppo di Forza Italia in Commissione Giustizia, Pietro Pittalis: “Dobbiamo cambiare la legge che, in barba al principio di presunzione di innocenza, porta alla sospensione dalle funzioni per gli amministratori condannati in primo grado”, ha detto ieri il deputato vicino a Pier Silvio Berlusconi.
(da ilfattoquotidiano.it)
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Agosto 10th, 2024 Riccardo Fucile
IL DATO PREOCCUPA ANCORA DI PIÙ SE SI CONSIDERA LA QUANTITA’ DI PRODOTTI VENDUTI (-8,6%)… PRECIPITANO LE IMPORTAZIONI (-9,3%), MONITO DI UN’ATTIVITÀ ECONOMICA SEMPRE PIÙ FIACCA
Il governo continua a vantare le performances dell’economia italiana, l’Istat continua a diffondere pessimi dati. Dopo quelli su industria e consumi, ecco quello sulle esportazioni di giugno, in calo del 6,1% in valore rispetto all’anno prima e, addirittura, dell’8,6% nelle quantità. Consola poco il + 0,5% su maggio che era stato a sua volta un mese debole. Crollano le importazioni , – 9,3%, a testimonianza di un’attività economica sempre più fiacca. Questo fa si che il saldo sia positivo per 5 miliardi di euro
Scende soprattutto l’export verso l’Austria (- 11,7%), il Belgio (- 10,5%) e la Germania (- 8,7%). Male anche esportazioni per la Francia, altro grosso partner economica, che scendono del 3,2% sul giugno 2023. Salgono viceversa quelle per la Spagna (+ 2,6 )
Quanto ai diversi comparti industriali affonda l’auto (- 21% su base annua) trascinando tutto il settore mezzi di trasporto (- 13%). Male la meccanica (la voce più importante della nostra industria) le cui esportazioni arretrano dell’8,2%. Restando tra i settori di punta del made in Italy, il tessile e abbigliamento scende di ben il 13%. L’export di mobili cala dell’8%. Tiene il comparto alimentari (+ 0,7%).
(da agenzie)
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Agosto 10th, 2024 Riccardo Fucile
NETTAMENTE IN VANTAGGIO ANCHE A MIAMI, NELLA ROCCAFORTE REPUBBLICANA DELLA FLORIDA … HARRIS E IL SUO VICE TIM WALZ CONTINUANO A MARTELLARE NEGLI STATI IN BILICO: DOPO PENNSYLVANIA E MICHIGAN SBARCANO IN ARIZONA
Kamala Harris corre e stacca Donald Trump, avviandosi alla convention democratica
con il vento in poppa. La vicepresidente, secondo l’ultimo sondaggio di Ipsos, ha ben cinque punti di vantaggio rispetto al rivale a livello nazionale (42% contro 37%). E, emerge da altre rilevazioni, sarebbe nettamente in vantaggio anche a Miami, nella roccaforte repubblicana della Florida.
Approfittando del momento positivo, Harris e il suo vice Tim Walz continuano la loro tournée negli stati in bilico, e dopo la Pennsylvania e il Michigan sbarcano in Arizona, dove il tema dell’immigrazione – tallone di Achille della vicepresidente – è il protagonista insieme all’aborto. Harris la prossima settimana è attesa alla prima comparsa con Biden in campagna elettorale. La vicepresidente è convinta che il suo attuale capo possa aiutarla in alcuni degli stati in bilico, anche se molti democratici sono scettici e avrebbero preferito un’assenza totale del presidente dai comizi elettorali.
Dopo giorni di stop, interrotti solo dalla conferenza stampa fiume a Mar-a-Lago, Trump vola invece nel repubblicano Montana nel tentativo di rilanciare la sua campagna elettorale, travolta dal ciclone Harris. Nonostante i numerosi tentativi, Trump non è riuscito a riprendersi la scena dopo la rinuncia di Joe Biden e i suoi attacchi alla vicepresidente si sono rivelati finora un boomerang. La conferenza stampa dalla sua residenza in Florida puntava proprio a riconquistare l’attenzione dei media ma non è riuscita nell’intento.
“E’ stata un crollo emotivo pubblico”, l’ha descritta la campagna di Harris, plaudendo comunque all’impegno dell’ex presidente al dibattito del 10 settembre. “Mi fa piacere che abbia accettato”, ha detto la vicepresidente dicendosi aperta all’ipotesi di altri faccia a faccia. Harris ha anche affermato che entro il mese di agosto rilascerà la sua prima intervista da quando è stata nominata candidata democratica alla presidenza.
Un’intervista attesa da molti, dai media ma anche dai repubblicani che vogliono vederla all’opera in un contesto fuori dall’ordinario e con domande non programmate. Gli americani da Harris e Walz vogliono invece sapere nel dettaglio i contenuti della loro campagna, al di la’ dell’aborto. Vogliono conoscere le loro posizioni sul Medio Oriente ma anche sull’economia.
Israele e’ uno dei dossier piu’ spinosi politicamente per Harris: le sue posizioni sono piu’ vicine alla sinistra progressista, ma da candidata presidenziale la vicepresidente e’ costretta a trovare un equilibrio maggiore per non alienarsi i moderati e gli indipendenti e soprattutto per non offrire nessuna apertura a Trump.
Sull’economia Harris deve rivedere le sue politiche, visto che le ricette attuate da Biden non hanno riscosso successo fra gli americani, alle prese con un carovita che non molla la presa.
Anche l’ex presidente sul fronte economico sta cambiando radicalmente prospettiva rispetto ai suoi quattro anni alla Casa Bianca. Trump infatti sta puntando sull’eliminazione delle tasse sulle mance, in netta contraddizione con il suo Dipartimento del lavoro che voleva le mance a disposizione dei datori di lavoro a patto che i dipendenti guadagnassero almeno 7,25 dollari l’ora. Retromarcia anche sul Bitcoin, di cui non era un fan ma che ora sponsorizza. E’ su TikTok però il voltafaccia maggiore: Trump da presidente voleva vietarlo, ora invece si propone come suo salvatore perchè – è la sua teoria – è in ogni caso meglio di Facebook di Mark Zuckerberg, uno dei suoi grandi nemici.
(da agenzie)
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Agosto 10th, 2024 Riccardo Fucile
LA SUA MISSIONE FINO A PARIGI E’ UN’INCREDIBILE STORIA
Durante le finali di ginnastica ritmica alle Olimpiadi, culminate con il bronzo per Sofia Raffaeli, non è sfuggita al pubblico da casa Claudia Mancinelli, tecnica che ha preso per mano l’azzurra e la compagna Milena Baldassarri dieci mesi prima della competizione di Parigi. Mancinelli, arrivata dopo l’addio della storica allenatrice Julieta Cantaluppi, ha fatto del suo meglio, riuscendo in un miracolo, dato che Sofia è la prima medaglia individuale italiana nei Giochi Olimpici in quel settore.
Ma ha anche conquistato i social: è diventata virale la sua reazione contro i giudici dell’all-around, che avevano condizionato in negativo il punteggio di Raffaeli. Ha puntualizzato, con camminata sicura poi verso la panchina, ottenendo una revisione del punteggio. Revisione che poi ha permesso alla sua atleta di vincere il bronzo.
Claudia Mancinelli e il passato da attrice
La bulgara Cantaluppi, che ha seguito Raffaeli fin da bambina, ha mollato le azzurre per andare ad allenare in Israele adducendo motivi personali. Al suo posto è subentrata Mancinelli, cresciuta come ginnasta in quella stessa accademia di Fabriano, allenata da Kristina Ghiurova e Mirna Baldoni. Non senza lunghe parentesi, la tecnica abbandonò il mondo dello sport (dove portò la società comunque dalla B alla A1) per dedicarsi alla recitazione.
Ha lavorato come attrice in diversi film italiani, ma poi è stata chiamata dalla federazione per guidare le ragazze alle Olimpiadi nel 2023. Una missione che ora l’ha portata a Parigi e al sogno che si è realizzato ieri sera.
Il profilo Instagram dell’allenatrice sta macinando followers da diverse ore: ora ha superato i 16mila. Tanti i commenti e complimenti, anche da un pubblico femminile.
(da Il Corriere della Sera)
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