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L’ELEZIONE A PAPA DI PREVOST FA FELICI I CONSERVATORI: NON HA CONDIVISO LE APERTURE DI BERGOGLIO SU QUESTIONI TEOLOGICHE E SUI TEMI DELLA SESSUALITÀ E DELLA FAMIGLIA – HA SEMPRE MOSTRATO UN CERTO DISTACCO E ANCHE UNA CERTA SEVERITÀ NEI CONFRONTI DELLA COMUNITÀ LGBTQ

Maggio 9th, 2025 Riccardo Fucile

PROMETTE DI RIPORTARE LA ROTTA TEOLOGICA DELLA CHIESA VERSO LIDI PIÙ TRADIZIONALI: QUELLI FORTEMENTE DESIDERATI DA CONSERVATORI DISORIENTATI DALLE APERTURE DI PAPA FRANCESCO… “LEONE XIV È PARSO DISCRETO, MINIMALISTA. NIENTE A CHE VEDERE CON LO STILE EMPATICO DI FRANCESCO. QUESTO DELUDE MOLTI, MA NON I CONSERVATORI DESIDEROSI DI MODI PIÙ MISURATI”

Un Papa statunitense è quasi più sorprendente di un Pontefice argentino e gesuita. E delinea una Chiesa che ha deciso di sfidare le derive della modernità, con una scelta religiosa e insieme di governo e di moderazione che è destinata a rinsaldare le certezze dottrinali
A Robert Francis Prevost è assegnato il compito di offrire un esempio di unità e di armonia a un mondo sfigurato dai conflitti; e a una Chiesa percorsa da tensioni durate troppo a lungo. Il solo fatto che dopo appena due giorni sia stata superata la soglia degli 89 voti certifica una volontà di superare le divisioni del passato che non era scontata, al massimo sperata.
Il ricucitore Il profilo di Prevost è quello del ricucitore e del Pontefice di governo. È un Papa che ha avuto una lunga esperienza di Curia, come capo del Dicastero dei vescovi. Ma è anche un ponte tra Stati Uniti e America latina, essendo nato a Chicago da una famiglia di immigrati e avendo vissuto a lungo in Perù.
Ha conosciuto dunque sia i problemi che il cattolicesimo incontra nell’emisfero australe, sia le sfide poste da un Occidente aggressivo quanto declinante, sia quelle che hanno disorientato e messo in tensione le istituzioni vaticane. Il suo riferimento alla pace è il messaggio più forte, impregnato di religiosità.
E ugualmente significativo è il grazie a papa Francesco, segno di una continuità simbolica. Ma dietro si intravede la volontà del Conclave di aprire una fase del tutto nuova: a cominciare dal ruolo centrale della Segreteria di Stato, dopo anni di ridimensionamento.
Uno dei punti fermi della Chiesa che verrà sarà proprio questo: ricondurre una diversità che ha sfiorato la dispersione e una sorta di «fuga da Roma» a una sintesi
Significherà ritrovare il dialogo con gli episcopati mondiali che negli ultimi anni avevano vissuto un rapporto difficile col papato: un’incomprensione che non a caso ha trovato il punto massimo di crisi in quello tradizionalista statunitense: una tensione che si è riflessa anche a livello finanziario, nel calo verticale dei contributi americani alla Chiesa cattolica e al Vaticano. Un problema simile ma con contorni diversi che si presenta anche in alcuni dei Paesi dell’Est europeo e più in generale dell’Occidente.
È prevedibile una continuità rispetto a temi come la protezione degli immigrati e dei diritti umani, e la vicinanza ai ceti più poveri: un approccio di Francesco
che ha permesso di ridurre le distanze fra «Trono religioso e popolo», come è stato detto: un’eredità preziosa da non disperdere.
Ma forse il compito più arduo sarà quello di amalgamare «le» Chiese cattoliche che hanno mostrato un’identità eterogenea e un’interpretazione diversa delle priorità e perfino di alcuni valori. E qui si inserisce la personalità di Prevost come uomo di mediazione e di dialogo tra le due Americhe
Il tema della collegialità diventa centrale […L’enorme sostegno che ha ricevuto Prevost appare un investimento su un futuro nel quale si tenterà in tutti i modi di calmare una Chiesa traumatizzata prima dalla rinuncia di Benedetto XVI nel 2013; poi dalla convivenza decennale tra i «due Papi»
Francesco ha abbracciato ed è stato scaldato dalle folle fino alle ultime ore di vita. Ma questa capacità empatica, da qualcuno definita figlia di una cultura imbevuta di peronismo argentino, ha avuto una conseguenza paradossale: quella di dilatare senza volerlo le distanze con le istituzioni ecclesiastiche e alcuni episcopati.
Il compito di Prevost sembra essere quello di recuperare una marcata dimensione religiosa e unire i due ponti: quello col popolo e quello con una gerarchia che non sempre si è sentita valorizzata. Prevost è l’americano meno americano che ci sia, è stato detto.
Le sue origini familiari che mescolano nazionalità diverse indicano la capacità di parlare a tutti e con tutti. Ma da posizioni salde, anche sul piano dottrinale […] Il nome di Leone XIV assunto da papa Prevost è un’altra indicazione significativa. Era da oltre un secolo che un Pontefice non lo sceglieva. Indica apertura al mondo e insieme saldezza sui principi.

(da Corriere della Sera)

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IL BAROMETRO PAPALE: I CONSERVATORI AMERICANI FESTEGGIANO L’ELEZIONE A PAPA DI ROBERT FRANCIS PREVOST

Maggio 9th, 2025 Riccardo Fucile

IL CARDINALE BURKE, ARCINEMICO DI BERGOGLIO, FESTEGGIA SUI SOCIAL: “VI PREGO DI UNIRVI A ME NEL RINGRAZIARE NOSTRO SIGNORE PER L’ELEZIONE DI PAPA LEONE XIV, SUCCESSORE DI SAN PIETRO, A PASTORE DELLA CHIESA IN TUTTO IL MONDO”

“Vi prego di unirvi a me nel ringraziare Nostro Signore per l’elezione di Papa Leone XIV, Successore di San Pietro, a Pastore della Chiesa in tutto il mondo. Il Santuario di Nostra Signora di Guadalupe a La Crosse ha un legame particolarmente forte con il Romano Pontefice, soprattutto grazie alla sua affiliazione alla Basilica Papale di Santa Maria Maggiore.
Esorto tutti i pellegrini e gli amici del Santuario a pregare con fervore per Papa Leone XIV affinché Nostro Signore, per intercessione di Nostra Signora di Guadalupe, di San Pietro Apostolo e di Papa San Leone Magno, gli conceda abbondante saggezza, forza e coraggio per fare tutto ciò che Nostro Signore gli chiede in questi tempi tumultuosi. Che Dio benedica Papa Leone e gli conceda molti anni”, scrive in inglese il cardinale Raymond Leo Burke mentre la postilla è in italiano: “Viva il Papa!”
I vescovi Usa si sono congratulati con papa Leone XIV: il primo pontefice nato negli Stati Uniti, ma mai stato membro della Conferenza episcopale americana perché faceva parte di quella del Perù. “In comunione con i cattolici di tutto il mondo, i vescovi degli Stati Uniti elevano preghiere di ringraziamento per l’elezione di sua santità papa Leone XIV.
Siamo felici che un figlio di questa Nazione sia stato scelto dai cardinali, ma riconosciamo che ora egli appartiene a tutti i cattolici e a tutte le persone di buona volontà”, ha detto il presidente della Conferenza episcopale americana
Timothy Broglio. “Nella mia vita, la Chiesa è stata benedetta con una serie di papi ciascuno singolarmente preparato per il proprio momento storico, ma accomunati dalla stessa missione di annunciare l’eterna verità del Vangelo”, ha detto Broglio.
“Gioisco per l’esperienza internazionale del nuovo vescovo di Roma, che è stato studente e superiore a Roma, vescovo in Perù e responsabile del Dicastero per i vescovi. Le sue parole a favore della pace, dell’unità e della missione indicano già un cammino da seguire”, si legge nella dichiarazione dell’alto prelato
(da agenzie)

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COSA PENSANO I TRUMPIANI DEL NUOVO PAPA? TRUMP HA GIOITO SOLO PER UNA QUESTIONE DI BANDIERA E IL MONDO “MAGA” SI E’ SPACCATO

Maggio 9th, 2025 Riccardo Fucile

UNA PARTE FESTEGGIA PERCHE’ LEGGE NELLA SCELTA DI PREVOST UNA SORTA DI ’EFFETTO TRUMP’, UN’ALTRA È INFURIATA PERCHÉ TEME LA CONTINUITA’ CON BERGOGLIO

Donald Trump ha salutato il nuovo papa con parole entusiaste: «Congratulazioni al cardinale Robert Francis Prevost – ha scritto su Truth – è un onore realizzare che è il primo papa americano, non vedo l’ora di incontrarlo». Poi ha confessato ai giornalisti: «Siamo un po’ sorpresi, ma molto felici».
Il vicepresidente J. D. Vance, criticato a febbraio da Prevost per la politica anti-immigrati, ha scritto su X: «Milioni di cattolici americani pregheranno per il successo del suo lavoro». E il segretario di Stato Marco Rubio ha aggiunto: «Gli Stati Uniti attendono con ansia di approfondire il nostro duraturo rapporto con la Santa Sede».
La lingua inglese renderà più facile il confronto con gli Usa, ma la tensione resta. La nomina di Leone XIV ha spaccato la base Maga: una parte attribuisce la scelta di Prevost, primo pontefice statunitense, all’«effetto Trump», un’altra è infuriata perché vede nel cardinale di Chicago la vendetta di papa Francesco. Questa divisione riflette l’idea di religione seguita da milioni di americani: alcuni ritengono che la vita debba adattarsi al Vangelo, altri che il Vangelo debba adeguarsi ai tempi.
In alcune chiese da tempo le omelie inclusive a favore degli immigrati non piacciono più. Ma Prevost è il primo papa statunitense, è nato a Chicago, e questo per molti è più che sufficiente per celebrarne la nomina. […] L’influencer Laura Loomer, tra le più ascoltate da Trump, ha invece attaccato il nuovo pontefice definendolo «anti-Trump, anti-Maga, a favore delle frontiere aperte, e un marxista totale come Papa Francesco, è solo un’altra marionetta marxista in Vaticano».

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CHI HA IMPALLINATO PIETRO PAROLIN? L’EMINENZA GRIGIA DEL PONTIFICATO DI FRANCESCO E’ IL GRANDE SCONFITTO. NON PER MANCANZA DI VOTI, MA PER UN COLPO BASSO ARRIVATO DA CHI RITENEVA ALLEATO, UNA MANOVRA TRA ALCUNI CARDINALI CURIALI LEGATI ALLA CEI E UN GRUPPO LATINOAMERICANO, GUIDATO DA UN PORPORATO BRASILIANO

Maggio 9th, 2025 Riccardo Fucile

PAROLIN CREDEVA DI AVERE IN MANO I SUDAMERICANI MODERATI, MA SI È TROVATO SPIAZZATO DA UN PATTO TRASVERSALE (E INSOSPETTABILE) CHE HA PUNTATO SU UN NOME PIÙ GIOVANE E PIÙ “PASTORALE”

Il Conclave si è chiuso con un nome a sorpresa, ma il vero terremoto è esploso lontano dalle telecamere. A tremare non è stata solo la Cappella Sistina, ma il sistema di potere che per anni ha ruotato attorno al cardinale Pietro Parolin.
Uomo forte della Segreteria di Stato, eminenza grigia del pontificato di Francesco, Parolin si ritrova oggi ad essere il grande sconfitto. E non per mancanza di voti, ma per un colpo basso arrivato da chi riteneva alleato.
Fino alla vigilia del Conclave, Parolin si sentiva quasi al sicuro. Non era il favorito esplicito, ma il suo nome circolava come “soluzione di equilibrio”. Un profilo alto ma rassicurante. Conosceva le dinamiche vaticane come pochi, e soprattutto vantava una rete consolidata di consensi tra i cardinali italiani, i diplomatici e una parte consistente dell’episcopato europeo.
Ma è proprio tra le fila degli “amici” che è maturata la vendetta. Il gruppo dei cardinali curiali – quelli che Parolin aveva promosso, protetto o cooptato nel corso degli anni – ha fatto dietrofront nel momento decisivo.
Nelle prime votazioni, mentre Parolin contava di consolidare una base solida attorno ai 25-30 voti, si è ritrovato a malapena sopra i 15. I voti promessi non sono arrivati. Alcuni cardinali italiani, che gli avevano garantito sostegno “fino alla fine”, hanno voltato le spalle. Uno di loro, secondo voci autorevoli, avrebbe addirittura fatto campagna attiva per un altro candidato nella notte tra la seconda e la terza votazione.
Ma il colpo di grazia sarebbe arrivato da un asse insospettabile: una manovra tra alcuni cardinali curiali legati alla CEI e un gruppo latinoamericano, guidato da un porporato brasiliano. Parolin credeva di avere in mano i sudamericani moderati, ma si è trovato spiazzato da un patto trasversale che ha puntato su un nome più giovane, più carismatico, più “pastorale”.
A nulla è servito il tentativo del cardinale veneziano di rientrare nei giochi cercando l’appoggio di un influente cardinale africano, che però aveva già stretto un accordo con gli americani conservatori.
Secondo indiscrezioni affidabili, nei giorni precedenti al Conclave sarebbe circolato un “memo riservato”, redatto in latino e fatto pervenire a diversi cardinali. Il documento – un vero e proprio dossier – elencava le “ambiguità” di Parolin durante il pontificato di Francesco: le sue posizioni tiepide sulla Cina, i silenzi sulle guerre africane, l’atteggiamento freddo con cui avrebbe accolto alcune nomine pontificie. Un’operazione chirurgica per delegittimarlo sul piano morale e geopolitico.
Nessuno ha firmato il testo, ma in molti hanno riconosciuto lo stile e il lessico di un monsignore molto vicino al nuovo papa. E da sabato scorso, quando questo giornale per primo in Italia segnalò il nome di Prevost come possibile Papa alla quarta votazione se il nome di Parolin fosse stato “bruciato”, tutto è cambiato.
E ora? Il dopo-Conclave per Parolin si annuncia come una lunga discesa…
(da agenzie)

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IL RITIRO DI PAROLIN HA SBLOCCATO IL CONCLAVE PER LEONE XIV: UN PAPA “NO TRUMP” MA ISCRITTO NELLE LISTE DEL PARTITO REPUBBLICANO USA

Maggio 9th, 2025 Riccardo Fucile

L’EX SEGRETARIO DI STATO SI SAREBBE RITIRATO ALLA QUARTA VOTAZIONE … LA LINEA AMBIGUA DI PREVOST

Anche se non ha mai preso possesso della chiesa di Albano, in provincia di Roma, in cui era stato incardinato come cardinale, Robert Francis Prevost, ora Papa Leone XIV, era ben noto in Italia grazie alla sua particolare devozione mariana e ai santi agostiniani. Che l’anno scorso l’ha portato ad Andria il 10 marzo per celebrare la messa per il 448esimo anniversario del ritrovamento della sacra immagine della Madonna dei Miracoli, un’icona bizantina. E il 22 maggio scorso a Cascia, in Umbria, per guidare la celebrazione di Santa Rita, che apparteneva all’ordine agostiniano.
Quel giorno il cardinale Prevost nella sua omelia ha detto cose assai simili a quelle pronunciate in piazza San Pietro dopo l’elezione: «In questi tempi colpiti dalla violenza della guerra, dove sembra che la rivalità e l’odio abbiano l’ultima parola, Santa Rita appare chiaramente come una agente di autentica pace e riconciliazione. A lei, che è riuscita a ottenere la riconciliazione tra la sua famiglia e quella del suo defunto marito, chiediamo che ci aiuti ad avere il dono della pace nel mondo, specialmente in Medio Oriente, in Ucraina e in tanti posti dove il grido degli innocenti non viene ascoltato».
La continuità con Francesco nel riferimento alla chiesa sinodale
È così, con l’appello alla pace, che Leone XIV ha esordito la sera di giovedì 8 maggio il suo pontificato. Lo ha fatto con un discorso più lungo di quel che era solito ascoltare dai suoi predecessori, che in parte è stato anche un discorso di programma. Il passaggio fondamentale è stato questo: «A tutti voi, fratelli e sorelle di Roma, di Italia, di tutto il mondo, vogliamo essere una Chiesa
sinodale, una Chiesa che cammina, una Chiesa che cerca sempre la pace, che cerca sempre la carità, che cerca sempre di essere vicino specialmente a coloro che soffrono». Perché dalla pace al riferimento al percorso sinodale è stata una dichiarazione di chiara continuità con il pontificato di Francesco. Ed ha sorpreso, perché nei giorni delle congregazioni era sembrato che in buona parte del collegio di elettori si auspicasse una almeno parziale discontinuità rispetto al pontificato precedente.
Il passo indietro di Parolin che ha convogliato i suoi voti su Leone XIV
Prevost però ha un carattere molto diverso da quello di Francesco. Ed è anche per questo che non ha trovato ostacoli particolari nel conclave, dove era ritenuto uno dei candidati più accreditati fosse fallita la prima operazione su Pietro Parolin. Ed è fallita, come è chiaro dal risultato, perché il segretario di Stato uscente non ha trovato altri voti rispetto a quelli iniziali. E quando i suoi supporter a metà della giornata dell’8 maggio hanno capito che non sarebbe stato possibile fare alcun accordo né con l’ala progressista più radicale, né con i gruppi dei conservatori, Parolin ha gettato la spugna e detto ai suoi sostenitori di votare per Prevost, sbloccando alla prima votazione successiva il conclave.
Liti con Trump e Vance, ma Prevost era iscritto nelle liste dei repubblicani
I grandi elettori di Papa Leone XIV inizialmente venivano tutti dall’America latina, avendolo conosciuto in quelle terre nei lunghi anni passati da amministratore apostolico e poi da vescovo in Perù. Anche se molto legato a Francesco, Prevost non è mai stato un vero progressista. Nell’epoca peruviana si era legato in modo particolare prima del suo golpe con il presidente dell’epoca, l’assai discusso Alberto Kenya Fujimori Inomoto. Anni in cui ha ottenuto anche la cittadinanza peruviana, oltre a quella originaria americana che ha sempre mantenuto. Da cardinale ha apertamente polemizzato sulle politiche di immigrazione sia con l’attuale presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sia con il suo vice, il cattolico neoconvertito J.D. Vance, cui ha contestato apertamente anche la personale interpretazione di Sant’Agostino. Però il futuro papa Leone XIV politicamente è sempre stato un conservatore, tanto da
risultare ancora oggi iscritto ai fini del voto nelle liste elettorali del partito repubblicano.
L’ostilità dei super conservatori e gli attacchi di un sito spagnolo
Ai super conservatori non piaceva, tanto è che proprio nei giorni del conclave Prevost è stato più volte attaccato in modo pesante dal sito spagnolo della destra cattolica, infovaticana.com che ha anche pubblicato (ne ha riferito Open) un lungo dossier di accuse per non avere processato i responsabili di abusi su alcune suore nella diocesi peruviana di Chiclayo. Lo stesso sito ha riferito dopo la pubblicazione di essersi imbattuto all’entrata di una congregazione proprio in Prevost, che si è lamentato perché avevano «pubblicato informazioni riservate della Congregazione per la Dottrina della Fede» peraltro facendo i nomi delle vittime che avrebbero voluto restare nell’anonimato. Ma quell’attacco fin dai primi giorni è stato rivelatore delle chance che aveva il papabile Prevost, secondo un a lunghissima tradizione sui veleni da conclave.
A pranzo a Santa Marta era lui a raccogliere i piatti sporchi aiutando le suore
In comune con Francesco Leone XIV ha anche l’umiltà, e il fastidio per riverenze troppo pompose. C’è un particolare raccontato da un monsignore che mangiava come lui a Casa Santa Marta durante le congregazioni dei cardinali che fa capire bene il personaggio: alla fine era lui a passare fra i tavoli a raccogliere i piatti sporchi dei commensali per portarli in cucina dando una mano alle suore che assicuravano il servizio. Anche per questo c’è chi scommette sulla continuità con Francesco nella scelta della casa dove abitare, escludendo un ritorno al Palazzo Apostolico dove abitavano gli altri pontefici fino al 2013.
(da Open)

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LA DENUNCIA PER I PEDOFILI, LE ACCUSE DI ESSERE PRO-MIGRANTI E MARXISTA: COME GLI USA HANNO PRESO IL PRIMO PAPA AMERICANO

Maggio 9th, 2025 Riccardo Fucile

IL MAGA TIFAVA PER DOLAN…LE ACCUSE DI AVER INSABBIATO GLI ABUSI SESSUALI DEI SUOI SACERDOTI

Le scontate congratulazioni dei vescovi Usa. La felicità dei cattolici nella sua città di nascita, Chicago. Ma anche la denuncia in Vaticano con l’accusa di aver insabbiato gli abusi sessuali dei suoi sacerdoti. E le scontate polemiche del Maga di Donald Trump. Gli Stati Uniti si dividono tra shock e gioia per l’elezione a Papa di Robert Francis Prevost, che ha scelto il nome di Leone XIV. E dopo le critiche alla presidenza Usa rimbalzate dopo la fumata bianca, cominciano le previsioni di una convivenza non pacifica con la Casa Bianca: «Si opporrà su stranieri e aiuti».
A Chicago
L’agenzia di stampa Afp racconta come Chicago ha preso l’elezione di Prevost. «Per i cattolici di Chicago, questa è una persona che ci capisce, che ci conosce, che conosce la nostra esperienza, vedendo le chiusure e il calo delle congregazioni, e la diminuzione della presenza cattolica in America in generale», dice Padre Michael Pfleger, sacerdote della chiesa cattolica di St. Sabina nel South Side di Chicago, noto per il suo attivismo politico. Alla Catholic Theological Union di Hyde Park Prevost ha conseguito il master in teologia nel 1982. « Molti di noi erano semplicemente increduli e non riuscivano nemmeno a trovare le parole per esprimere la nostra gioia, il nostro orgoglio», dice suor Barbara Reid, preside della facoltà.
An american Pope
«Non pensavo che un papa americano sarebbe mai stato eletto durante la mia vita», dice invece Gardis Watts, studente della Theological Union che tra due settimane conseguirà la sua laurea. Intanto i Chicago Cubs hanno invitaot il nuovo papa al Wrigley Field per cantare “Take Me Out to the Ballgame”.
Difficilmente Prevost accetterà. Ma suo fratello John, che vive a New Lenox, a sud-ovest di Chicago, dice che tifa per i White Socks. «Lo è sempre stato. Nostra madre era una tifosa dei Cubs, e nostro padre era un tifoso dei Cardinals» di St. Louis.
«Tutte le zie, la famiglia di nostra madre, provenivano dal lato nord, ed erano tifose» dei Cubs, che hanno sede in quella zona della città, ha spiegato John. I Sox hanno subito sfruttato l’impatto della notizia sui social. Su X hanno postato la foto di un cartello esposto nello stadio di casa, il Rate Field, con scritto: «Ehi Chicago, è un tifoso dei Sox». Una risposta-sfottò a un analogo cartellone pubblicato poco prima dai rivali dei Cubs.
Le accuse sulla pedofilia
Intanto il Washington Post ricorda che il 25 marzo scorso il più grande gruppo di supporto americano per le vittime di aggressioni sessuali da parte di preti aveva sporto denuncia in Vaticano contro l’allora cardinale Robert Prevost, accusandolo di aver insabbiato gli abusi sessuali dei suoi sacerdoti. Lo ha detto Shaun Dougherty, presidente del consiglio di amministrazione di Survivors Network of Those Abused by Priests. In una lettera di cinque pagine indirizzata ad alti funzionari del Vaticano il gruppo ha accusato Prevost di aver permesso a sacerdoti accusati di violenza sessuale su minori di continuare a predicare. Senza indagare sulle accuse né allertare le autorità civili.
Il Maga
Il Corriere della Sera dice che la nomina non spacca la chiesa americana, che si era divisa ai tempi di Francesco. Ma i conservatori, prevalenti nel cattolicesimo americano, avrebbero voluto un Papa capace di riportare la Chiesa al rigore teologico dell’era di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Però i conservatori sono sollevati. Per due motivi. Primo, perché Prevost non ha condiviso le aperture di Francesco sulla sessualità e la famiglia. E poi perché Leone XIV è parso molto discreto e misurato, minimalista, fin dalla sua prima apparizione davanti alla folla di piazza San Pietro. Niente a che vedere con lo stile molto più
aperto, empatico, comunicativo, di Francesco.
L’opposizione alla Casa Bianca
I conservatori americani sono anche felici di aver evitato un Papa come il cardinale Parolin o il cardinale Tagle che sarebbe stato interpretato come un’ulteriore apertura al regime cinese. Intanto però l’arcivescovo Timothy Broglio, presidente della Conferenza episcopale americana, dice in un’intervista a Repubblica che «le divergenze che esistevano con l’amministrazione Trump continueranno, anche se Leone XIV agirà come pastore, con una visione globale». Prevost sarà un uomo del Vangelo, sostiene Broglio, e «questo ovviamente lo metterà in conflitto con il governo attuale su alcune questioni, soprattutto quella delle migrazioni e degli aiuti internazionali. Però il papa parla sempre come pastore e presumo cercherà di mettere tutto in un contesto più globale».
Il cardinale Dolan
Trump tifava per il cardinale di New York Timothy Dolan, forse perché lo vedeva più affine alle sue posizioni. «Conosco il cardinale Dolan da più di cinquant’anni e sono sicuro che anche lui abbia grandi difficoltà rispetto ad alcune prese di posizione del presidente. Non penso che l’elezione del papa sia da valutare a favore o contro qualcuno», dice Broglio. Però alla vigilia si discuteva molto del bivio nella scelta tra un conservatore o un progressista. «Questo è un dibattito interessante, ma non sono convinto che la distinzione fra conservatori e liberal sia così rilevante, anche perché non credo che un uomo come Prevost possa essere definito così semplicemente. Certamente era stato scelto da Francesco per essere a capo del dicastero per i vescovi, e quindi Bergoglio lo vedeva come un uomo che condivide un po’ la sua visione».
(da Open)

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THE MILD POPE

Maggio 9th, 2025 Riccardo Fucile

NON E’ FRANCESCO

In altre Parolin, non è Francesco.
Anche se la Chiesa ragiona per secoli, un Papa viene giudicato nei primi minuti. E i primi minuti di Leone l’Americano ci dicono che si è presentato al mondo in forme assai diverse dal suo predecessore.
Niente abito dimesso (è tornata la mozzetta rossa), niente «Buonasera» da amicone, né parole improvvisate a braccio, ma solo scritte su un foglio che impugnava con entrambe le mani. E, a parte il saluto in spagnolo alla vecchia diocesi peruviana, neanche un accenno a sé stesso.
Luciani, Woytila, persino Ratzinger «umile lavoratore nella vigna del Signore» avevano fatto un riferimento alla loro persona. Prevost, no: è stato, il suo, il discorso meno narcisista della Storia. Si è limitato a tirare su col naso di continuo, come fanno i timidi alle prese con un’emozione insormontabile, e a sfoderare un sorriso mite (mild, dicono gli americani) che ricordava quello di un nostro grande attore, Toni Servillo.
No, non è Francesco, ma solo nella forma, decisamente meno pop. Potrebbe però esserlo nella sostanza. In pochi minuti ha pronunciato nove volte la parola «pace» e l’ha abbinata a un gioco di aggettivi, «disarmata e disarmante», che tradisce la raffinatezza del matematico e filosofo proveniente dalle schiere di Sant’Agostino.
Nell’epoca dei gesti plastici e dei toni arroganti a favore di social, Leone l’Americano sembra andare da tutt’altra parte.
(da corriere.it)

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È SPARITA LA FIRST LADY: MELANIA TRUMP HA PASSATO ALLA CASA BIANCA SOLO 14 GIORNI SUI 108 TRASCORSI DAL SECONDO GIURAMENTO DEL MARITO

Maggio 9th, 2025 Riccardo Fucile

IL “NEW YORK TIMES”: “MELANIA RESTA UNA PRESENZA ETEREA,
PIÙ BRAND CHE PERSONA. UNA SPECIE DI GRETA GARBO IN VERSIONE SLOVENA. PIÙ CHE UNA FIRST LADY, UNA TESTIMONIAL: DEL SILENZIO, DEL MISTERO E DEL MARKETING… QUEL GELIDO BACIO SULLA GUANCIA DOPO IL FUNERALE DI PAPA FRANCESCO

Le luci spente, le persiane chiuse. L’ala della Casa Bianca riservata alle first lady è disabitata. Melania Trump non c’è. O meglio, c’è solo quando serve: per svelare francobolli commemorativi o distribuire ovetti pasquali accanto a un coniglio gigante.
E’ stata in quella casa solo quattordici giorni su 108, scrive il New York Times. Una presenza-assenza elegantissima, fatta di poche toccate e molte fughe nella torre dorata di Manhattan o nel bunker tropicale di Mar-a-Lago.
I funzionari giurano che “è più presente di quanto sembri”. Peccato che nessuno riesca a dire né quando né per quanto. Una specie di Greta Garbo in versione slovena: “Voglio stare sola”, ma con armadio firmato e contratto Amazon da 40 milioni per un documentario di cui nessuno sa nulla.
Melania resta una presenza eterea, più brand che persona. Più che una first lady, una testimonial: del silenzio, del mistero e del marketing. Criptovalute, docu-serie top secret, interviste centellinate in cui ribadisce che è “prima di tutto una madre”.
Ogni tanto si affaccia: premia donne coraggiose, sorride in cappotti leopardati, partecipa a funerali papali. Ma non segue il marito nei suoi tour mediorientali e alla Casa Bianca si fa vedere con il contagocce. In compenso, pare abbia accettato l’idea di una sala da ballo alla Casa Bianca e ha dato il via libera alla cementificazione del Roseto, purché le rose restino vive. Un compromesso tutto suo: lasciare il segno senza lasciare impronte.
(da agenzie)

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HELP, L’AMERICA SPROFONDA: DA NEW YORK A DALLAS, IN 28 GRANDI CITTÀ STATUNITENSI IL SUOLO SI STA ABBASSANDO DA 2 A 10 MILLIMETRI L’ANNO

Maggio 9th, 2025 Riccardo Fucile

QUESTO FENOMENO DI “SUBSIDENZA” INTERESSA AREE URBANE ABITATE IN TUTTO DA 34 MILIONI DI PERSONE. ED È CAUSATO PRINCIPALMENTE DALL’ESTRAZIONE DI ACQUA DALLE FALDE SOTTERRANEE… LA METROPOLI CHE SI STA ABBASSANDO PIÙ RAPIDAMENTE È HOUSTON

New York, Dallas, Seattle, Houston: ben 28 grandi città statunitensi stanno sprofondando con abbassamenti del suolo che vanno da 2 a 10 millimetri l’anno,
principalmente a causa dell’estrazione di acqua dalle falde sotterranee.
Questo fenomeno di subsidenza, evidenziato dalle misurazioni radar satellitari, interessa aree urbane abitate complessivamente da 34 milioni di persone, circa il 12% della popolazione totale degli Stati Uniti. E’ quanto indica uno studio pubblicato su Nature Cities da un gruppo di ricerca internazionale guidato dal Virginia Tech.
In ciascuna città esaminata, si sta abbassando almeno il 20% dell’area urbana; in 25 delle 28 città, almeno il 65% sta sprofondando. Città come New York, Chicago, Seattle e Denver stanno sprofondando di circa 2 millimetri all’anno.
La città che si sta abbassando più rapidamente è Houston, con oltre il 40% della sua superficie che cala di oltre 5 millimetri all’anno, e il 12% che sprofonda a una velocità doppia. Alcuni punti localizzati si abbassano anche di 5 centimetri l’anno.
Sempre in Texas, dove la subsidenza è aggravata dall’estrazione di petrolio e gas, altre due città (Fort Worth e Dallas) si trovano in una situazione simile. Altre zone localizzate a rapido sprofondamento includono le aree intorno all’aeroporto LaGuardia di New York e parti di Las Vegas, Washington e San Francisco.
Il fatto che alcune zone localizzate stiano sprofondando più velocemente delle aree adiacenti fa sì che il terreno si muova in modo irregolare, rischiando di destabilizzare edifici e infrastrutture come strade, ponti e dighe.
Il fenomeno è particolarmente rilevante a Houston, New York, Las Vegas e Washington. “La natura latente di questo rischio implica che le infrastrutture possano essere silenziosamente compromesse nel tempo, con danni che diventano evidenti solo quando sono gravi o potenzialmente catastrofici”, afferma il ricercatore Manoochehr Shirzaei.
“Questo rischio è spesso aggravato nei centri urbani in rapida espansione”, dove la crescente domanda di acqua dolce porta a depauperare le falde più velocemente di quanto possano essere reintegrate, con conseguenze sulla stabilità del terreno.
Secondo Shirzai, l’effetto combinato dei cambiamenti meteorologici con la crescita della popolazione sta potenzialmente accelerando i tassi di subsidenza e trasformando aree urbane precedentemente stabili in zone vulnerabili
inondazioni, guasti infrastrutturali e degrado del suolo nel lungo termine.
(da agenzie)

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