LA LAMBORGHINI NON E’ UN DIRITTO
QUANDO LO SCOPO E’ ESSERE RICCHI A PRESCINDERE
Leggendo delle incredibili peripezie finanziarie dei vari faccendieri e avventurieri
economiciche finiscono gambe all’aria (ultimo caso un’immobiliare romana che, accumulando debiti, ha costruito un buco grande come un quartiere), sbalordisce sempre scoprire che non c’è alcun nesso plausibile tra l’andamento degli affari, spesso in rosso, e lo scialo di quattrini, sempre clamoroso. Come se lo scopo di costoro non fosse mettere in piedi un’azienda solida – e in proporzione al bilancio, poi migliorare anche il proprio status. No, lo scopo è essere ricchi a prescindere, per diritto innato, perché senza la Lambo e la villa si è delle nullità. Una specie di travestimento da ricco, così da ben figurare su Instagram e fare colpo sulle ragazze, come si diceva ai tempi.
C’è una precisa inversione del rapporto di causa ed effetto. Non si diventa più ricchi perché si è messa in piedi un’azienda florida, si mette in piedi un’azienda, anche farlocca, perché si è deciso di essere ricchi. La patologia sta tutta in questa presunzione di uno status garantito. Di un successo dovuto. Spesso è una recita, che finisce con un tonfo rovinoso quando si viene smascherati, e si deve spiegare agli inquirenti con quali soldi hai pagato la Lambo, con quali la villa.
Parlare di etica non ha ovviamente alcun senso, è come tenere una conferenza sull’Iliade a una mandria di frisone: perché mai dovrebbero capire? Ma santo cielo, almeno il buon senso: tra i vecchi imprenditori per i quali fare un debito era un disonore, e quelli nuovi per i quali ogni debito è un gradino in più per salire la scala sociale, chi ha avuto maggiore fortuna, e fama più solida?
(da Repubblica)
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