UNA DESTRA INTOLLERANTE ALLA LIBERTA’ E AL DISSENSO
IL MOTIVO VA RICERCATO NELLA CULTURA POLITICA DI GRAN PARTE DEI COMPONENTI DI QUESTA MAGGIORANZA
Evidentemente no, non bastano. E in effetti non sono bastati, se l’altro giorno i black block e i
loro sodali sono arrivati in migliaia in Val di Susa senza che nessuno se ne accorgesse e hanno potuto devastare in lungo e in largo tutti i cantieri della Tav, senza che le forze dell’ordine avessero attivato particolari prevenzioni, né avuto la capacità di fermarli, né di arrestare chi poi aveva commesso reati. Reati che, in questo caso, non c’era bisogno di introdurre, in quanto già esistevano prima: la devastazione, il danneggiamento, e quant’altro non sono fattispecie sconosciute nel nostro codice.
Tutto molto strano. Un’inerzia e incapacità che si assomma, pur nella differenza dei casi, con quanto accaduto a Bologna. Di fronte a questo, ora il governo introduce nuovi strumenti preventivi e repressivi. Apparentemente sono in linea con quanto ha stabilito l’Unione europea in merito all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel riconoscimento e nella individuazione di persone che siano in procinto di commettere gravissimi reati, specificati molto bene, come atti di terrorismo o altri estremamente pericolosi per la sicurezza generale e l’incolumità delle persone. Quindi non qualsiasi azione, non certo il danneggiamento di una vettura durante una manifestazione.
Ma il governo, seguendo la sua pulsione autoritaria e repressiva, ha previsto di allargare le maglie ben definite della normativa dell’Unione europea al fine di schedare in maniera massiccia tutte le persone che manifestano. In tal modo, un utilizzo estensivo di strumenti di identificazione delle persone comporta una limitazione della nostra privacy.
Oltre alla mano libera delle forze di sicurezza nell’utilizzazione dell’Intelligenza Artificiale, l’altro punto scabroso riguarda la sua estensione. Il fatto che il governo vada oltre le linee guida definite dall’Unione europea è un altro segnale del suo desiderio di rendere sempre più incerto l’esercizio del diritto di manifestare: sostanzialmente intende disincentivare ogni tipo di partecipazione nello spazio pubblico.
Con questo primo passo verso una potenziale schedatura di massa della popolazione il governo si avvicina al modello cinese che è il più avanzato nell’uso dell’Ia tanto da aver realizzato l’incubo orwelliano di controllo totale e assoluto sulla vita delle persone: disporre di ogni tipo di informazione sulla vita quotidiana di ogni cittadino per indirizzare con normative ad hoc il comportamento di ciascuno e sanzionare tutti coloro che non seguono le direttive del regime.
In Occidente abbiamo tutta un’altra tradizione faticosamente conquistata nel tempo e difesa dai regressi dovuti alle dittature nazifasciste e comuniste. È quella della partecipazione politica libera, dell’espressione nello spazio pubblico della volontà dei cittadini. Soprattutto di quella in dissenso, anche attraverso manifestazioni non convenzionali, come i sit-in, gli scioperi della fame, le marce silenziose e le occupazioni in casi estremi.
Con i decreti sicurezza già approvati queste espressioni sono diventate più problematiche e sottoposte a rischio di incorrere in reati. Adesso la repressione diventa più facile. Nel momento in cui una persona è individuata come partecipante a un corteo può essere inserita in un file come un soggetto da tenere sotto controllo. Questo è il salto di qualità. Ora perché il governo va oltre le linee guida date dall’Unione Europea introdotte soprattutto per prevenire reati di terrorismo, e lo estende ad ogni altra attività con “leggerezza” – basta una comunicazione orale da un magistrato?
La risposta rimanda alla cultura politica di gran parte dei componenti di questa maggioranza e delle truppe di rincalzo vannacciane. L’idea è che, in primis, bisogna “sorvegliare e punire“ come scriveva un filosofo francese dello scorso secolo. E, in fondo, la libertà e il dissenso da quella parte sono sempre guardati con sospetto.
Piero Ignazi
(da editorialedomani.it)
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