INFAMI, SI SONO VENDUTI L’ANIMA: I GRILLINI GARANTIRANNO L’IMPUNITA’ AL SEQUESTRATORE DI PERSONE PER CONTINUARE A POSARE IL CULO SULLE POLTRONE
ORMAI LA FARSA E’ AL TERMINE: SARANNO ALMENO UNA VENTINA I SENATORI CHE MANTERRANNO LA DIGNITA’ E VOTERANNO SI’
“È uno psicodramma familiare”. Al Senato il sole fatica a vincere la sua battaglia con i pesanti tendaggi, così come fatica il Movimento 5 stelle ad illuminare la strada che lo porta verso il voto sull’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini.
Al punto che gli uomini della comunicazione, solitamente più realisti del re, non possono che ammettere che la fibrillazione è alta.
I senatori sciamano per il Palazzo.
I lavori d’aula procedono per tutto il giorno, non c’è tempo per riunioni come quella che martedì ha certificato la frattura.
I vertici sono per trovare una soluzione, propendono per il no. “Dal punto di vista giuridico, mi sono letto le carte, non voterei l’autorizzazione a procedere” commenta chi ha parlato nelle ultime ore con Luigi Di Maio.
Lo stesso leader è estremamente cauto, ripone la sciabola e sfodera il fioretto “Siamo sempre stati contro l’utilizzo dell’immunità ” ma “è chiaro che questo è un caso specifico” spiega sollecitato durante il primo Restitution day all’epoca del governo.
Ma le memorie del capo politico, Giuseppe Conte e Danilo Toninelli presentate in Giunta per certificare che il ministro dell’Interno agì per conto dell’intero esecutivo tracciano la strada.
Eppure tutti, salvinisti o meno, sono convinti: c’è un numero di senatori che oscilla intorno a quota venti che non vuol sentir parlare di non mandare il ministro dell’Interno alla sbarra.
“I 5 stelle doc voteranno sì, ce ne sono almeno una ventina”, spiega Valerio De Bonis, eletto con la compagine stellata ed espulso insieme a Gregorio De Falco dopo una battaglia sui fanghi inseriti nel decreto Genova e non aver partecipato al voto sul Sicurezza.
“So che molti miei colleghi lo faranno, e credo che se i vertici alla fine opteranno per il no eserciteranno l’obiezione di coscienza”.
Il fronte interno del sì guarda a Nicola Morra come capofila dello scontento.
Il filosofo presidente della commissione Antimafia ha tutto un suo stile: “È una questione pre-politica”, spiega. Allarga le braccia e se ne va.
A lui guardano tutti quelli che (Elena Fattori, Matteo Mantero, Paola Nugnes) invocano non tanto scelte politiche diverse, ma un ritorno alle origini, alle battaglie fondanti, ai tempi dello streaming, a un Movimento non imbrigliato nelle logiche di Palazzo. E non sono pochi.
Dall’altra parte il volto realista dei 5 stelle. Francesco Urraro è uno dei componenti della Giunta per le immunità . Solca il Transatlantico di Palazzo Madama con un faldone di carte sottobraccio. “Il coinvolgimento del governo emerge chiaramente dalle carte — spiega — e considera che questo è un caso giuridico che non ha precedenti”. Quando gli si fa notare che un pezzo del suo gruppo è orientato a votare comunque no sorride: “In questa fase nessuno dovrebbe assumere posizioni ideologiche”.
Passa il capogruppo Stefano Pautanelli. Va a prendere una boccata d’aria dopo una giornata infinita. Tiene la posizione di Di Maio: “È un caso complesso, aspettiamo di vedere le carte”.
La preoccupazione più che perdere elettori è sulla tenuta del gruppo.
È anche per questo che una fonte di governo accredita come “molto probabile” la possibilità che tutto si risolva con un sondaggio sul blog: “Ci darebbe la perfetta via d’uscita politica”, spiega, certo della marea pro-Salvini. E metterebbe al riparo le sorti del governo. Forse.
(da “Huffingtonpost”)
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