“PISTARELLI ERA UN ASSET DELLA CRICCA, METTEVA A DISPOSIZIONE RELAZIONI E POTERI”. SECONDO LA PROCURA DI ANCONA FABIO PISTARELLI, EX CAPO DI GABINETTO DEL PRESIDENTE MELONIANO DELLA REGIONE MARCHE FRANCESCO ACQUAROLI, TRA LE 8 PERSONE ARRESTATE NELL’INCHIESTA SULLA RICOSTRUZIONE POST-SISMA 2016, SVOLGEVA UN RUOLO RILEVANTE NELLA “CRICCA” CHE GESTIVA GLI APPALTI PUBBLICI
SECONDO I MAGISTRATI PROPONEVA “IMPRESE COMPIACENTI IN GARE PUBBLICHE” E “RIVELAVA INFORMAZIONI RISERVATE E SEGRETE CHE POTEVANO CONDIZIONARE LE PROCEDURE DI GARE”
Nelle carte dell’inchiesta “Ricostruzione” della Dda Ancona e della Finanza,
comprensiva di vari filoni tra cui appalti pubblici pilotati e infiltrazioni della criminalità in cantieri privati post sisma, risulta che l’imprenditore Antonio Cervigni (arrestato) parla del commissario straordinario Guido Castelli (che non è indagato) come de “l’asso nella manica di Fabio”. Il riferimento è a Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente delle Marche Francesco Acquaroli, che si dimise nel dicembre 2025 e arrestato come presunto riferimento di una “cricca” che condizionava appalti pubblici in cambio di denaro e altre utilità.
Cervigni tira in ballo un incontro in Regione con Castelli (allora assessore) e Pistarelli collegato al progetto Erdis che inseguito acquisì il palazzo maceratese delle ex Monachette per farne uno studentato; l’arrestato parla di un presunto ruolo del commissario nel passaggio di finanziamento “dal privato al pubblico” per l’immobile oggetto di inchiesta.
Ma l’imprenditore Cervigni esterna anche l’ipotesi che Pistarelli potesse aspirare a diventare il “vice di Castelli”. In questo contesto arrivano a stretto giro le repliche del commissario Castelli che ribatte a tutte le circostanze, ricostruendole del dettaglio, spiegando le procedure seguite. “La mia condotta è sempre stata trasparente, diligente e ossequiosa del principio di legalità. – scrive il commissario – Il resto sono solo millanterie”.
Si commenti e gli auspici degli indagati circa un ipotetico coinvolgimento di Fabio Pistarelli nella Struttura commissariale, – aggiunte – preciso che mai ho preso in considerazione la possibilità che l’avvocato Pistarelli potesse essere reclutato a qualsiasi titolo all’interno della struttura medesima; circostanza che in effetti mai si è verificata a dimostrazione della totale inconsistenza del ‘chiacchiericcio’ riferito dagli indagati”.
(ANSA) – Il contatto telefonico per fissare un incontro tra l’imprenditore Antonio Cervigni e l’ex capo di Gabinetto del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, Fabio Pistarelli, arrestati nell’inchiesta “Ricostruzione” della Dda di Ancona; Cervigni che conta le banconote in auto, acquista una busta grande per inserirle e poi, fuori da una pizzeria nel Maceratese, la consegna a Pistarelli.
E’ il 9 novembre 2024 e questi passaggi vengono ascoltati e filmati dalla Guardia di Finanza grazie a una periferica di registrazione installata sull’auto di Cervigni. Il passaggio di denaro è documentato tra alcuni presunti componenti della cosiddetta “cricca” o “comitato d’affari”, un’interfaccia per indirizzare appalti in cambio di un “2%”. “E’ risultato chiaro – per la gip – come la disponibilità costante di Pistarelli, comprata con denaro e altre utilità apparentemente giustificate con documentazione fiscale soggettivamente falsa, avesse fornito all’asse Cervigni-Ezechielli (altro arrestato; ndr) un indubbio prestigio, e strumento per acquisire vantaggi economici da ditte corruttrici con utilizzo strumentale di Pistarelli collocato nella stanza dei bottoni al vertice del centro di spesa regionale”.
Il 14 maggio 2024, i finanzieri avevano ascoltato un altro colloquio in auto tra l’imprenditore Enrico Crucianelli, considerato figura centrale nell’inchiesta, a cui un interlocutore parlava di “informazioni privilegiate” avute “da persone vicino a una commissione di gara su parametri tabellari” e di asserita “volontà/possibilità di agevolare la Crucianelli Rest/Edile”.
Dialoghi che hanno portato a indagare sul gruppo il cui “asset principale”, per l’accusa, era “Pistarelli”: secondo gli inquirenti, “metteva a disposizione del sodalizio conoscenze, relazioni, funzioni, poteri, e assicurava ad altri associati la possibilità d’esercitare pressioni, condizionamenti su dirigenti, funzionari pubblici regionali, di altre amministrazioni; proponeva imprese compiacenti in gare pubbliche; rivelava informazioni riservate e segrete che potevano condizionare le procedure di gare di pubblico appalto”.
(da agenzie)
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