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GRANDI MANOVRE NEL PDL: TRENTA PARLAMENTARI PRONTI ALLA FUGA, SILVIO PUNTA ALLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA, ALFANO IL SUCCESSORE?

Ottobre 21st, 2010 Riccardo Fucile

TRENTA SENATORI PDL SI SONO RIUNITI A CENA A ROMA: “DISPOSTI AD APPOGGIARE UN GOVERNO TECNICO”… ALTRI DIECI DEPUTATI PRONTI A PASSARE CON FINI…SILVIO PUNTA AL POSTO DI NAPOLITANO, E’ LOTTA PER LA SUCCESSIONE: AVANZA LA CANDIDATURA DI ALFANO, APPOGGIATA DA SILVIO IN FUNZIONE ANTI-TREMONTI

Ieri sera l’ufficio di presidenza del Pdl ha approvato per acclamazione (tanto per non perdere l’abitudine) la virtuale trasformazione del partito che prevede l’elezione diretta dei coordinatori locali.
Votati però non dagli iscritti, ma solo dagli eletti (ovvero dai rappresentanti negli enti locali): a luglio se ne parlerà  nei congressi cittadini e regionali.
Ma dietro i sorrisi di facciata, nel partito covano ben altri sacri fuochi: c’è chi si si sta organizzando per lasciare la barca in previsione della tempesta.
“Il vertice del partito non è condiviso” sostengono: si tratta di una ventina di senatori e di una decina di deputati.
Si sentono abbandonati, senza futuro e senza guida e con nessuna voglia di tornare a casa.
Per questo “sono disposti ad appoggiare un governo tecnico e anche a passare con Fini”.
Due giorni fa una trentina di “malpancisti”   del Senato si sono incontrati in un ristorante vicino all’Ara Pacis, ieri una ventina di deputati si sono riuniti alla Camera.
Si parla addirittura della stesura di un documento per sottolineare la linea della protesta.
Il malcontento dilaga: chi non si sente più rappresentato dal vertice del partito e sente di non avere più garanzie per il futuro, ha deciso di muoversi in direzione di Futuro e Libertà .
Bonciani, Toto, Rosso sono solo alcuni dei parlamentari che stanno per passare con Fini.
Berlusconi vorrebbe far fuori i tre coordinatori, ma non può, nel timore che poi si coalizzino contro di lui.
Siamo arrivati a liti persino tra gli inseparabili Gasparri e La Russa.
La strategia di Fini è prendere tempo fino a dicembre per organizzare il partito sul territorio: i bene informati sono pronti a giurare che anche sul Lodo Alfano, quando giungerà  alla Camera, verrano messi altri paletti.
La stretegia di Berlusconi sarebbe invece quella di non candidarsi più a premier in caso di elezioni anticipate e puntare dritto sulla presidenza della Repubblica: sette anni che gli garantirebbero l’immunità  perenne.
Fare un passo indietro avallerebbe le voci di un salvacondotto che Fini sarebbe disposto a garantirgli basta che si tolga di mezzo.
Ma è sul nome del successore che si scatenerebbe la battaglia.
I ministri di Liberamente (Frattini, Gelmini, Carfagna e Prestigiacomo) vorrebbero che il posto spettasse a loro, stessa cosa per la componente di Comunione e Liberazione, idem per la nomenklatura e per gli scajoliani.
Ma Silvio, in funzione anti-Tremonti, punterebbe in realtà  tutto sulla figura di Angelino Alfano, pronto a nominarlo suo erede al trono.
Non resta che attendere i prossimi sviluppi interni per capire cosa dovremo attenderci nei prossimi mesi.

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RIFIUTI, IL GOVERNO FINISCE NELLA DISCARICA: “LE PROMESSE DI BERLUSCONI SONO SOLO MONNEZZA”

Ottobre 21st, 2010 Riccardo Fucile

IL PDL, INCAPACE DI RISOLVERE IL PROBLEMA DEI RIFIUTI, “REGALA” UNA SECONDA DISCARICA NELL’AREA VESUVIANA E SCOPPIA LA RIVOLTA… MIGLIAIA DI MANIFESTANTI PROTESTANO NELLA NOTTE: PRESI A MANGANELLATE DAL PARTITO DELL’AMORE…IL SINDACO DI BOSCOREALE STRACCIA LA TESSERA DEL PDL

Notte di violenza a Terzigno.
Tra urla e lacrime, un massiccio schieramento di forze dell’ordine ha sgomberato l’accesso alla discarica Sari.
La zona era presidiata da alcune migliaia di manifestanti, tra cui donne e bambini.
Il blitz è stato condotto con una quarantina di mezzi blindati ed oltre 200 agenti che impugnando manganelli e scudi, hanno stretto d’assedio la zona e inseguito i dimostranti. Numerose le cariche e i lanci di lacrimogeni.
L’attacco, con veri e propri corpo a corpo in alcuni casi, è arrivato al termine di una serata di altissima tensione.
Un gruppo di giovani ha lanciato grossi petardi, razzi, pietre e, secondo quanto riferito da alcuni testimoni, due molotov rudimentali nei confronti dei blindati della polizia a presidio della strada di accesso alla discarica.
Gli agenti hanno risposto con un ripetuto lancio di lacrimogeni, che sono caduti in mezzo alla folla.
Sono stati momenti drammatici, con gente che scappava alla ricerca di un riparo, provocando momenti di panico. Nella fuga qualcuno ha rovesciato e bruciato un’auto, sembra appartenente alla polizia.
A scatenare la nuova ondata di proteste era stata la decisione dei parlamentari del Pdl campano, insieme con il governatore Stefano Caldoro e i presidenti delle Province di Napoli, Avellino e Salerno, Cesaro, Sibilia e Cirielli, di dare il via libera alla seconda discarica nel Parco nazionale del Vesuvio, in località  Cava Vitelli.
Si tratterebbe del più grande sversatoio d’Europa.
Un via libera che non è affatto andato giù ad amministratori locali (il sindaco di Boscoreale, Gennaro Langella, si è dimesso dal Pdl) e alle popolazioni, che denunciano i gravissimi disagi già  provocati dalla prima discarica aperta, la Sari, che sarebbe causa dell’inquinamento delle falde acquifere e dalla quale provengono da mesi miasmi insopportabili.
Dopo ore di discussioni e accuse reciproche, il summit dei deputati del Pdl della Campania non solo aveva deciso che non si sarebbe chiusa la discarica di Terzigno, ma che se ne sarebbe aperta una seconda, quela di Cava Vitiello: una montagna di monnezza alle falde del Vesuvio.
Gennaro Langella, sindaco di Boscoreale, è sbottato: “Basta, butto la tessera del Pdl, hanno scelto la strada più facile, sono degli incapaci, pensano solo all’immagine, a dire che l’emergenza l’hanno risolta, ma alla gente chi ci pensa?”.
La Campania scoppia di nuovo, ma questa volta la responsabilità  è tutta sulle spalle del Pdl e delle sue promesse non mantenute.
Comprese quelle di Berlusconi che il 29 settembre si era impegnato: “Verrò da voi a breve, la seconda discarica non si farà “.
Alla fine lui non si è visto e sta per aprire la seconda discarica.
Dovevano arrivare i fondi ai comuni per la compensazione: non sai sono mai visti.
Ormai a Terzigno si scarica di tutto, un odore nauseabondo ammorba tutti i comuni intorno.
Non solo, la cava è insicura, lo hanno scritto a chiare lettere i geologi: “è inconciliabile con le normative tecniche e con la scelta dei rifiuti da destinarci, non esiste una metodologia tecnica per mettere in sicurezza un’area interessata da fenomeni vulcanici. Un invaso a fosso stracolmo di rifiuti indifferenziati, periolosi e tossici resterà  sempre una bomba a orologeria pronta a contaminare la falda”.
Ma si sa i geologi in Italia non contano una mazza.
Come il diritto alla salute dei cittadini.

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LIBERTA’ DI STAMPA: L’ITALIA AL 49° POSTO, A PARI MERITO COL BURKINA FASO

Ottobre 21st, 2010 Riccardo Fucile

SECONDO LA CLASSIFICA ANNUALE DI “REPORTER SENZA FRONTIERE” IN ITALIA SIAMO IN PRESENZA DI UNA VIOLAZIONE DELLA TUTELA DELLE FONTI DEI GIORNALISTI, DELLA CONCENTRAZIONE DELLE PROPRIETA’ DEI MEDIA, DEL DISPREZZO DEI POLITICI NEI CONFRONTI DEI GIORNALISTI, DI CONVOCAZIONI GIUDIZIARIE… AI PRIMI POSTI FINLANDIA, PAESI BASSI, NORVEGIA, SVEZIA E SVIZZERA

Esce la nona classifica dell’organizzazione che difende i diritti dei giornalisti: “L’Europa scende dal suo piedistallo, nessuna tregua nelle dittature”
Un altro anno da paese parzialmente libero.
Nella classifica annuale di “Reporters sans frontières”, l’Italia mantiene il 49° posto a pari merito con il Burkina Faso e in leggero vantaggio su El Salvador. Nelle motivazioni del rapporto, pubblicato oggi, si legge: “Non c’è stato alcun progresso in vari paesi dove Rsf ha evidenziato problemi. Tra questi, soprattutto, Francia e Italia, dove gli eventi dello scorso anno — le violazioni della tutela delle fonti dei giornalisti, la continua concentrazione della proprietà  dei media, le dimostrazioni di disprezzo e di impazienza da parte di esponenti governativi nei confronti dei giornalisti e del loro lavoro, le convocazioni giudiziarie — hanno confermato la loro incapacità  di invertire questa tendenza”.
“È inquietante vedere come molti paesi membri dell’Unione Europea continuino a scendere nella classifica — ha dichiarato oggi Jean-Franà§ois Julliard, segretario generale di Rsf — Se non si marcia insieme, l’Unione Europea rischia di perdere la sua posizione di leader mondiale nel rispetto dei diritti umani. Se ciò dovesse accadere, come potrebbe essere convincente quando chiede ai regimi autoritari miglioramenti nel rispetto dei diritti umani? C’è bisogno urgente per i paesi europei di recuperare un comportamento esemplare”.
Al primo posto, a pari merito, si trovano Finlandia, Islanda, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia e Svizzera.
Tutti hanno già  avuto quest’onore da quando la classifica è stato creata nove anni fa, tranne che nel 2006 (Norvegia) e 2009 (Islanda).
Si tratta di sei nazioni in cui il rispetto per i giornalisti e in generale per il lavoro dei mass-media è considerato un valore intoccabile così come la necessità  di proteggerli da abusi giudiziari.
Fino al 2009, nelle otto edizioni precedenti della classifica, le ultime tre posizioni della classifica erano sempre occupate da Eritrea, Corea del Nord e Turkmenistan.
Quest’anno, il “gruppo delle peggiori” si è allargato a dieci paesi, caratterizzati dalla persecuzione ai danni dei media e da una completa mancanza di notizie e informazioni: oltre ai 3 già  citati, Laos, Rwanda, Yemen, Cina, Sudan, Syria, Birmania e Iran.
In paesi apertamente in guerra o dove sono presenti conflitti interni, come l’Afghanistan, Pakistan, Somalia e Messico, “una cultura di violenza e impunità  — spiega il comunicato di Rsf che accompagna la classifica — rende la stampa il bersaglio preferito”.
I giornalisti vengono spesso sequestrati.
Basti pensare a Stèphane Taponier e Hervè Ghesquière, giornalisti della TV francese in ostaggio in Afghanistan da 300 giorni.
I paesi del cosiddetto “BRIC” — Brasile, Russia, India e Cina — hanno avuto una fase di sviluppo economico abbastanza simile, ma le differenze nel campo della libertà  di stampa per il 2010 sono notevoli.
Grazie a positive modifiche legislative, il Brasile (58°) è salito di 12 postazioni rispetto all’anno scorso, mentre l’India (122°) è scesa di 171.
La Russia è classificata molto in basso, al 140° posto.
Il caso di Anna Politkovskaya, la giornalista russa assassinata il 7 ottobre del 2006 davanti all’androne della propria abitazione, che ha avuto grande risonanza in Europa, non è un caso isolato.
Il 19 gennaio dello scorso anno Anastasia Baburova, giornalista 25enne russa che scriveva nello stesso giornale della Politkovskaya, è stata uccisa nel pieno centro di Mosca con un colpo di pistola alla nuca.
Infine, la Cina, che come testimoniano le reazioni al premio Nobel assegnato a Liu Xiabo, condannato a 11 anni di carcere continua a censurare e incarcerare i dissidenti.
Unica nota positiva del panorama cinese, una blogosfera molto attiva e vivace che continua, con grande fatica, a “bucare” il muro della censura.
Ma forse, prima di giudicare gli altri, faremmo bene a guardare a casa nostra.

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CHIESTE LE DIMISSIONI DI CALDEROLI: HA ABOLITO UN REATO PER SALVARE 36 LEGHISTI SOTTO PROCESSO A VERONA

Ottobre 21st, 2010 Riccardo Fucile

L’IDV PRESENTA UNA MOZIONE DI SFIDUCIA PER L’ENNESIMA “PORCATA” DEL MINISTRO LEGHISTA: “HA MENTITO AL PARLAMENTO: IN UN “QUESTION TIME” AVEVA DETTO CHE L’ESTINZIONE DELLA NORMA SUL REATO DI ASSOCIAZIONE MILITARE, DI CUI ERANO ACCUSATI 36 LEGHISTI, ERA UN ERRORE MATERIALE E LO AVREBBE CANCELLATO”…INVECE LO AVEVA FATTO INSERIRE LUI E NON L’HA MAI TOLTO

Mozione di sfiducia dell’Italia dei valori per il ministro della Semplificazione legislativa, Roberto Calderoli, che “ha mentito” sul lodo ‘salva Lega’, ovvero sulle norme che cancellano il reato di associazione militare per scopi politici, che entrate in vigore lo scorso 8 ottobre hanno determinato l’estinzione del processo a carico di 36 leghisti.
“Il 3 ottobre il ministro della Difesa, attraverso il portavoce, – racconta il capogruppo Donadi – rilascia una nota stampa nella quale dice che l’inserimento del reato di associazione militare tra quelli da abrogare è un errore materiale e che il suo ministero si attiverà  immediatamente per ottenere la rettifica in Gazzetta Ufficiale”.
A quel punto l’Idv nella stessa data presenta una richiesta di rettifica, ma arriva l’8 ottobre e il governo non fa nessuna rettifica, per cui la norma entra in vigore e il reato viene abrogato. Il ministro della Difesa è stato perciò politicamente ingannato dal ministro Calderoli”.
“Inoltre il consigliere Vito Poli, con un documento ufficiale del Consiglio di Stato, fa sapere che nel testo licenziato dalla commissione scientifica da lui presieduta questo reato non c’era, è stato inserito dopo al ministero della Semplificazione. Quindi una manina lesta lo ha inserito in un secondo tempo”.
“E’ una vera ‘porcata ministeriale’ – denuncia Donadi che annuncia anche la presentazione di un esposto alla magistratura -, Calderoli ha mentito al Parlamento e agli italiani in diretta tv durante il question time alla Camera ed è probabilmente lui la ‘manina’ o l’ispiratore della manina che ha inserito il provvedimento nel testo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e che poi ha bloccato la rettifica che era stata proposta dal ministero della Difesa”.
Proprio in ragione della mancata rettifica e, quindi, del cosiddetto ‘favor rei’, i leghisti che avevano in corso un processo a Verona “la faranno franca, alla faccia dell’art. 18 della Costituzione che proibisce le associazioni che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare”.
Secco il commento del presidente Idv, Antonio Di Pietro: “Non è vero che le leggi ad personam vengano fatte e servano soltanto al presidente del Consiglio, sono fatte e servono anche alla Lega. C’è una vera ‘coalizione a delinquere’ che ha inventato un nuovo sistema per agire: la via legislativa”.
Ricordiamo ai nostri lettori che avevamo già  trattato, in un precedente articolo, la vicenda del processo ai militanti della Guardia nazionale padana, in corso a Verona e del relativo tentativo di insabbiamento.

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LE SPESE PAZZE DELLA CASTA: 30 MILIONI MA NESSUN UFFICIO PER 50 PARLAMENTARI

Ottobre 21st, 2010 Riccardo Fucile

UN IMMOBILE COMPRATO NEL 2003 PER REALIZZARE SPAZI DESTINATI A 50 SENATORI: LAVORI INFINITI, NESSUN UFFICIO PRONTO…. AVVIATO DA BALDUCCI E ZAMPOLINI 7 ANNI FA, DOVEVA ESSERE FINITO NEL 2006… MANCANO PERSINO GLI ARREDI

Venticinque milioni di euro solo per i lavori di ristrutturazione; 3 milioni e 700 mila euro per pagare l’affitto a una ex-Ipab che fa capo alla Regione Lazio; 1 milione per “provvedere ad adeguati arredi”.
Dunque, facendo due conti, poco meno di 30 milioni di soldi pubblici tutti già  spesi o impegnati nell’arco di dieci anni.
Obiettivo? Realizzare nuovi uffici per cinquanta senatori.
Dove? Nel pieno centro storico di Roma, a pochi metri da Palazzo San Macuto, Pantheon e Palazzo Chigi.
E il risultato a tutt’oggi quale è?
Che ancora, dal 2003, neanche una stanza è pronta, che i ponteggi che si affacciano sulla vicina via degli Orfani, nome non casuale, stanno ancora lì come sette anni fa, e che soltanto la garritta esterna per la security di un palazzo ancora vuoto ha i vetroni scuri montati.
E si chiedono ancora altri soldi.
Benvenuti nel (forse) più esoso e infinito cantiere dei palazzi romani della politica, il secentesco palazzo di Santa Maria in Aquiro, tra piazza Capranica e l’attigua via degli Orfani.
Costi da record per un immobile preso in affitto nel 2003 dall’Isma con un canone annuo di 471 mila euro e scadenza di contratto febbraio 2021. Immobile imponente e dal passato dolente: era il vecchio orfanotrofio di Roma, e lungo quelle stanze ora milionarie si rincorrevano vite di miseria, di abbandoni e anche un pizzico di goliardia.
Fu un “martinitt” il fratello maggiore di Giulio Andreotti e lì, da piccolo, il futuro senatore era invitato a fare il chierichetto.
Sempre lì ha vissuto sette anni il piccolo Enrico Montesano. fu nel teatrino dell’istituto – ha raccontato poi l’attore – che cominciò a imitare i suoi istitutori.
I ragazzini in divisa uscivano da quel portone, sfilavano ordinati nelle loro passeggiate mattutine verso piazza Colonna e verso il Pincio.
Ma questo è il passato.
I conti del presente li ha fatti comma dopo comma, cifra dopo cifra, spulciando tutti i bilanci del Senato dal 2003 fino all’ultimo 2010, il segretario dei Radicali italiani Mario Staderini, che sui costi e sprechi della politica ha ingaggiato una battaglia di vita.
“L’assurdo non è solo che siano stati spesi 30 milioni senza avere ancora un nuovo ufficio pronto, sempre che davvero servisse, ma anche il fatto che, a fine contratto, ogni senatore, se mai ci entrerà , sarà  comunque costato alle casse pubbliche una media di 8 mila euro al mese” contabilizza l’esponente radicale.
E aggiunge: “A rivedere acquisti o contratti d’affitto di quegli anni appare chiaro che la priorità  fosse far girare soldi più che avere nuovi uffici”.
Il via libera per il Santa Maria in Aquiro fu dato – coincidenza – nei giorni in cui teneva banco uno dei tanti dibattiti sulla riduzione del numero di deputati e senatori.
La consegna del primo lotto era prevista nel 2006, poi slittata nel 2008, poi un'”aggiuntina” al 2009 e adesso, nella relazione allegata all’ultimo documento del Bilancio del Senato 2010, si prevede finalmente “la consegna degli uffici entro l’anno”.
Ma con una postilla che, secondo Staderini, sa di beffa finale: vi si sottolinea “l’esigenza di destinare significative risorse finanziarie all’acquisizione degli arredi indispensabili alla funzionalità  degli uffici e dei locali”.
Insomma mancano ancora i soldi per sedie, scrivanie e telefoni.
Da chi fu avviata nel 2003 l’operazione?
Dal Provveditorato delle Opere pubbliche diretto da Angelo Balducci e con i lavori affidati all’architetto Angelo Zampolini: due nomi che nei mesi scorsi sono stati al centro delle inchieste sui grandi appalti.
Sempre loro, in quel periodo, si adoperarono per l’acquisto dell’immobile di largo Toniolo e il complesso della Minerva dove scoppiò il caso della buvette abusiva.
“Denunciare questi sprechi – chiosa Staderini – è il nostro modo di lottare per un Parlamento pulito. Esattamente come quando, mesi fa, abbiamo reso pubblica la lista di contratti, fornitori e consulenti della Camera tenuta riservata per sessant’anni”.

(da “la Repubblica“)

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LA BASE FINIANA PROTESTA SUL WEB PER IL DOPPIO VOTO DI IERI: IL NOSTRO PARERE

Ottobre 20th, 2010 Riccardo Fucile

“FAREFUTUROWEB” OSPITA CENTINAIA DI MESSAGGI DI PROTESTA DI FINIANI PER IL VOTO SUL LODO ALFANO E SU LUNARDI… “LI CAPISCO, MA I TEMPI DELLA POLITICA SONO DIVERSI” REPLICA FILIPPO ROSSI….DOVE STA LA VERITA’? UNA SQUADRA DEVE ESSERE SOSTENUTA SIA DAGLI ULTRAS CHE DAI TIFOSI DELLE TRIBUNE

Ai sostenitori di Futuro e Libertà  non è piaciuto il voto favorevole, nella commissione Affari costituzionali del Senato, al lodo Alfano costituzionale e quello che ha respinto la richiesta di autorizzazione a procedere contro Lunardi.
La delusione dei fans del presidente della Camera ha trovato oggi sfogo su Facebook, su Farefuturoweb e su Generazione Italia.
Il più bersagliato è Filippo Rossi, direttore del web magazine di “Farefuturo”. Sulla sua pagina di Facebook si è scatenata da ieri sera la delusione di chi si sente tradito.
Centinaia di messaggi con lo stesso filo conduttore. “Che fine ha fatto la questione della legalità ?” è la domanda più ricorrente.
Alcuni sostenitori arrivano a mettere in discussione l’esistenza stessa del nuovo soggetto politico dopo il doppio voto di ieri.
“Valeva la pena farsi massacrare per tre mesi sulla casa di Montecarlo per poi cancellare il processo a carico di Lunardi?”, scrive Angelo.
La prima risposta di Rossi non spegne le polemiche: “Su Lunardi sono perplesso come Granata. Sul Lodo è quello che i finiani hanno sempre detto. Si può non essere d’accordo e lo capisco. Ma non c’è novità “.
Le proteste continuano anche questa mattina e costringono il direttore di Farefuturo a un editoriale sulla questione.
Titolo del corsivo: “Ma il berlusconismo non può finire per via giudiziaria”. “Considero il lodo Alfano un atto doveroso (e faticoso), attacca Rossi, di realismo politico, di responsabilità “.
In coda poi Rossi riporta alcuni dei commenti più critici per farsi, almeno un po’, “portavoce di chi ci segue”. Le critiche non si fermano.   “La legge non può finire per via berlusconiana”, è la risposta per le rime.
“Li capisco tutti”, dice Rossi   “ma a volte i tempi della politica sono più lenti di quelli della piazza telematica”.
Più d’uno con una buona dose di realismo politico scrive: siamo solo alla prima mossa di una partita a scacchi tra Fini e Berlusconi.

A questo punto riteniamo doveroso per chi, come noi, non è mai stato finiano, ma ha qualche anno di militanza politica alle spalle, esprimere alcuni rilievi:
1) Sul caso Lunardi, la decisione è ineccepibile: chi la contesta non conosce il caso o è in malafede.
Futuro e Libertà  non ha votato per l’impunità  a Lunardi, ha votato per richiedere al tribunale di Perugia la metà  dei documenti che la Procura non aveva inviato per farsi un’idea precisa del caso.
Quando arriveranno si rivoterà  a ragion veduta. Rimandiano al nostro articolo in cui si spiega la vicenda. E se una persona stimata come Angela Napoli ha spiegato come stanno le cose, non c’è motivo di non crederle.
Se poi qualcuno vuole la forca in piazza senza processo si rivolga agli specialisti del cappio come leghisti e dipietristi, ha sbagliato comunità  umana.
2) Sul lodo costituzionale, Futuro e Libertà  è da mesi che ha annunciato la propria posizione: a noi personalmente non piace, avremmo preferito altro, ma non ci svegliamo ora a starnazzare sulla scelta. Perchè qualcuno degli ultras non l’ha fatto nei mesi scorsi, invece che indignarsi adesso?

Ma ritornando su considerazione più generali vorremmo ricordare :
1) Se in Italia non sono passate leggi liberticide come la legge bavaglio o il processo breve, tanti contestori ( a destra come a sinistra) dovrebbero salire la scala santa in ginocchio e posare un ex voto ai finiani.
2) Se in Italia è stato posto un freno agli interessi personali del premier e alla deriva razzista leghista che avrebbero portato allo sfascio del Paese, questo è merito dei finiani che ora hanno la golden share del governo
3) Se i finiani hanno saputo resistere a infami campagne di diffamazioni e a sporchi tentativi di compagna acquisti, va loro riconosciuto questo merito morale non comune.
4) Le rivoluzioni non le fanno chi urla di più, ma chi usa il cervello: secondo molti, i finiani erano quattro gatti, alla fine condizionano il parlamento, sono riusciti a essere determinanti, faranno un partito, godono di buoni sondaggi.
Che cazzo volete di più in soli quattro mesi?

Passiamo invece ai problemi veri che “Futuro e Libertà ” ha e che gli urlatori non vedono ancora bene:
1) Le strutture territoriali non sono ancora pronte e necessitano di una organizzazione che ancora non c’è. Occorre fare politica sul territorio, non chiacchiere in cui molti sembrano specializzati.
2) Sull’onda del successo stanno aderendo a Fli persone nuove e perbene, ma anche “cani e porci”, transfughi di altri partiti, carrieristi e poltronisti. Ci vuole una selezione, prima di ritrovarsi in casa qualche lestofante.
3) Si stanno privilegiando politiche di aggregazione di notabili, attraverso giochetti di potere locali, per darsi visibilità  negli enti locali. Ma dimenticando i temi ideali di Futuro e Libertà  che raramente vengono illustrati e spiegati.
4) Meno cenette e pizzette e più scuola quadri, meno aperitivi e più analisi e approfondimenti politici: non dobbiamo organizzare miss Padania, ma un futuro partito.
5) E’ evidente che Fini sta cercando di tenere insieme gli ultras e i moderati, non può permettersi lo stadio vuoto.
Ma la squadra va sostenuta attraverso il tifo congiunto delle curve e delle tribune, altrimenti sfogatevi a casa con le vuvuzelas di Bondi o di Gasparri: i tempi politici non li detta la piazza.
Occorre una squadra ben organizzata e coesa, “tutti in attacco e tutti in difesa” a seconda dei momenti, non un complesso di solisti dove ognuno fa i cazzi che gli pare.
Sono solo alcuni degli aspetti che ci permettiamo, con la consueta franchezza, di segnalare ai nostri lettori.
Ma sono anche i confini che possono portare a un partito vero e organizzato di destra vera o ad accontentarsi di un effimero e temporaneo successo da spendersi al mercato della politica italiana.
Occorre saper guardare oltre.
Oltre Berlusconi e, in prospettiva, persino oltre Fini.
E anche sapersi adattare ai momenti, senza perdere di vista l’obiettivo finale.

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SONDAGGIO IPR: CROLLA IL PDL, BENE FINIANI E LEGA

Ottobre 20th, 2010 Riccardo Fucile

MENO FIDUCIA NEL PREMIER (37%) E NEL SUO GOVERNO (30%), TRA I MINISTRI IN CALO DI CONSENSI SACCONI, LA RUSSA E GELMINI… TRA I PARTITI SCENDONO PDL, UDC E IDV, STABILE LA LEGA, SALGONO FUTURO E LIBERTA’ E PD

Crolla il Pdl, tiene la Lega e sorridono i finiani che consolidano il consenso. Le tensioni che agitano il partito del Cavaliere fanno sentire i loro effetti.
Con un Silvio Berlusconi in calo sempre più costante e che si può consolare solo grazie alla tenuta del governo.
Il sondaggio realizzato da Ipr Marketing fotografa un premier sempre più in difficoltà  e un Pdl che risente pesantemente delle tensioni interne con i finiani.
Un logoramento che mette in circolo dinamiche che premiamo il Carroccio, sempre più convinto della necessità  del voto, i centristi dell’Udc e la loro scelta “autonomista” rispetto ai poli, e i finiani che, nell’attesa di trasformarsi in partito, vedono crescere il loro grado di fiducia.
Premier e governo
Lontanissimo quel 53% di fiducia fatto segnare a metà  2009, distante anche il 45% del gennaio 2010, Silvio Berlusconi si aggrappa ad un 37% che testimonia tutte le sue difficoltà .
Solo un mese fa, il premier era a quota 39. Dopo 30 giorni, la caduta è di due punti percentuali.
In aumento, ovviamente, chi la fiducia nei suoi confronti la sta perdendo: dal 55% di settembre al 58% di oggi.
Se il premier va male, il governo resiste.
La sfiducia nell’esecutivo è immutata rispetto ad un mese fa: un 64% che sovrasta il 30% di chi dice di nutrire speranze nell’esecutivo.
Ministri
In testa resta il titolare del Welfare Maurizio Sacconi, reduce da uno scontro frontale con Cgil e Fiom. Contrapposizione che non pare aver pagato, visto il calo di tre punti percentuali nella fiducia registrato questo mese (dal 64% al 61%).
Piazza d’onore per il Guardasigilli Angelino Alfano e il titolare del Viminale Roberto Maroni (60%).
Calano, invece, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti (dal 54% al 52%), il titolare delle Riforme Umberto Bossi, reduce dalla pajata riparatrice con il sindaco di Roma.
Scende a picco il gradimento del ministro della Difesa Ignazio La Russa: dopo la morte dei quattro alpini in Aghanistan, il coordinatore del Pdl cala di quattro punti percentuali (dal 42% al 38%).
Stessa percentuale negativa per il ministro dell’istruzione Maria Stella Gelmini che scende al 36%.
Da segnalare che nessuno della squadra di governo guadagna posizioni.
Fiducia nei partiti (cosa diversa dalle intenzioni di voto)
Marcatissima, la flessione del Pdl, dal 34% al 29% (-5%), ed è significativo anche il 2% in meno (dal 29% al 27%) dell’Italia dei Valori (forse legato all’estandersi del movimento di Beppe Grillo).
Il Pd, invece, resta inchiodato al 27% di fiducia dell’elettorato.
Buono, inoltre, il risultato dei finiani che guadagnano consensi toccando quota 22% (dal 20%).
La fiducia nella Lega e nell’Udc rimane alta e stabile (33%).
Infine un dato generale che accumuna i due grandi partiti: ovvero un generale calo di fiducia.
Un segno meno costante che testimonia quanto la disillusione degli elettori sia marcata.
Troppe voci e troppa confusione, insomma, non pagano.

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STOP AL RICONTEGGIO DEI VOTI IN PIEMONTE: COTA IN VANTAGGIO, MA LA PARTITA E’ ANCORA LUNGA

Ottobre 20th, 2010 Riccardo Fucile

ACCOLTO IL RICORSO DEL GOVERNATORE LEGHISTA E SOSPESA LA PROCEDURA ORDINATA DAL TAR: IL CONSIGLIO DI STATO BOCCIA IL RICONTEGGIO E SI RISERVA DI ENTRARE NEL MERITO…. MA IL 25 GENNAIO VERRA’ ESAMINATO IL RICORSO   PIU’ PESANTE: QUELLO RELATIVO ALLA LISTA DEI PENSIONATI DOVE SONO STATI ACCERTATI REATI PENALI, COMPRESO FIRME FALSE DI CANDIDATI… IN BALLO CI SONO BEN 27.000 VOTI

Per ora Cota esulta, forse eccessivamente: non ci sperava di vincere il primo round.
E invece il Consiglio di Stato ha ribaltato la sentenza del Tar del Piemonte che lo scorso 15 luglio aveva disposto il riconteggio di circa 15.000 schede delle ultime elezioni regionali.
In pratica, secondo i giudici di secondo grado, le liste “Al centro con Scanderebech” dell’ex capogruppo dell’Udc, passato armi e bagagli   con il centrodestra, e i “Consumatori per Cota” che secondo i ricorrenti si erano presentati alle elezioni violando la legge regionale, avevano diritto di partecipare alla competizione, in quanto spetta al capogruppo apparentare le nuove liste elettorali ai partiti già  presenti nell’assemblea, anche se queste liste si schierino poi dalla parte opposta rispetto al partito di origine.
E in tal senso non sarebbe necessario neanche raccogliere le firme di presentazione.
Tesi opinabile, ma accettata dal Cosiglio di Stato che per ora ha solo ordinato di sospendere il riconteggio delle schede, riservandosi di entrare nel merito della questione.
Ma in realtà  la vicenda non è finita, diciamo che Cota ha segnato un gol, ma deve ancora giocare il secondo tempo che inizierà  il 15 gennaio.
E qua la partita sarà  dura: si discuterà  infatti su un altro ricorso sul quale nessuno finora ha deliberato.
Quello relativo alla lista “Pensionati per Cota” di Michele Giovine: in questo caso non si tratta però di semplici irregolarità , ma di firme false di candidati per le quali il gip ha già  disposto il giudizio immediato per falso, accogliendo le richieste della procura di Torino, sulla base della “prova evidente” del reato.
In ballo ci sono 27.000 voti, quattro volte lo scarto tra Cota e la Bresso.
Se dovessero essere annullate le schede, in quanto la lista era taroccata, a quel punto Cota avrebbe ben poco da esultare.
Intanto può passarsi un Natale da governatore.
Per Pasqua non è detto.

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FINI: “IL LODO COSTITUZIONALE E’ LA BARRIERA CONTRO QUALSIASI ALTRA LEGGE AD PERSONAM, ORA IL PREMIER NON POTRA’ PIU’ CHIEDERE ALTRO”

Ottobre 20th, 2010 Riccardo Fucile

SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA FINI BLOCCA ALFANO: “NESSUNA INTRUSIONE DEL POTERE ESECUTIVO SULLA MAGISTRATURA, NESSUN GIOCO SPORCO SULLA CONSULTA E SUL CSM”.. FINIANI COERENTI CON QUANTO HANNO SEMPRE SOSTENUTO: SOSPENDERE I PROCESSI, NON CANCELLARLI….IL LODO COSTITUZIONALE O E’ RETROATTIVO O NON E’: ALTRIMENTI A CHE SERVE?  

La commissione Affari costituzionali ha ieri approvato, con 15 voti a favore e 7 contrari, l’emendamento del relatore Carlo Vizzini al lodo Alfano in base al quale “i processi nei confronti del presidente della Repubblica o del presidente del Consiglio, anche relativi a fatti antecedenti l’assunzione della carica, possono essere sospesi con deliberazione parlamentare”.
Hanno votato a favore 13 senatori del Pdl e Lega più il senatore finiano Maurizio Saia e un senatore dell’Mpa.
Per Dario Franceschini e Pierluigi Bersani del Pd, così come per Felice Belisario dell’Idv, il testo è una vergogna perchè procede “ad assoluzioni per via parlamentare e costituzionale”.
La finiana Giulia Bongiorno, presidente della commissione giustizia della Camera, spiega i motivi di tale decisione: “La finalità  del cosiddetto lodo Alfano costituzionale è quella di salvaguardare la serenità  nello svolgimento delle funzioni da parte delle alte cariche dello Stato che, ovviamente, potrebbe essere compromessa nel caso in cui non venissero sospesi processi per fatti antecedenti all’assunzione della carica”.
Proprio i finiani sono i più criticati per la presunta mancanza di coerenza, ma lo stesso   Bersani ammette: “Hanno sempre detto che valutavano positivamente il Lodo Alfano costituzionale. Io trovo comunque che una norma costituzionale ad hoc, nel pieno di una vicenda personale, resti una legge ad personam, anche se costituzionale. Evidentemente Fli non fa questa valutazione”.
Benedetto Della Vedova (Fli) sostiene che “il punto non è mai stato in discussione e manteniamo un impegno. Si tratta di una norma che sospende i processi delle alte cariche dello Stato, non li cancella. Inoltre, non sospende le indagini”.
Il senatore finiano Saia, che ha votato a favore della norma, specifica che il suo gesto è in linea con quanto “detto una ventina di giorni fa” perchè la legge “prevede la sospensione anche di quei processi cominciati prima del conferimento del mandato”, caratteristica su cui Fli è “assolutamente d’accordo”.
Dopo le tante dichiarazioni arriva la precisazione del relatore Vizzini: “Il provvedimento non prevede nè l’immunità  nè l’impunità . Non è un’assoluzione, come si vuole far credere. Esso prevede la sospensione del processo, non del procedimento giudiziario. Con la sospensione del processo c’è anche la sospensione dei termini di prescrizione”.
Intanto nella serata di ieri il presidente della Camera Gianfranco Fini ha incontrato il ministro della Giustizia Angelino Alfano.
Già  prima dell’incontro il presidente Fini aveva sostenuto che “il lodo costituzionale è la barriera contro qualsiasi altra legge ad personam. Approvato quello, il premier non potrà  più chiedere altro”.
Inoltre nella stesura è stato fatto indicare dai finiani che la sospensione riguarda i processi, non le indagini.
Premesso che noi siamo contrari a qualsiasi genere di lodo e che riteniamo che i politici si debbano presentare ai processi, ci stupisce che qualcuno abbia voluto vedere, nel voto dei finiani, un atteggiamente di incoerenza.
Sono mesi che sostengono questa tesi del lodo costituzionale e hanno bloccato infatti il processo breve e mille altri artifici per garantire l’immunità  al premier.
Giusta o sbagliata che sia la strada indicata, in questo sono stati coerenti.
Come coerente è stato Fini durante l’incontro con il ministro Alfano, mettendo precisi paletti alla riforma della Giustizia: “Siamo disponibili a fare una riforma che indubbiamente è necessaria, purchè, invece che fare gli interessi generali, non si risolva solo in una mannaia contro i giudici”.
Fini, di fronte alle mere linee guida indicate da Alfano, ha contestato il fatto che si tratti solo di “principi generici, troppo poco per noi, sospendiamo ogni giudizio” e ha ricordato che “non sottoscriveremo alcuna intrusione dell’esecutivo nella magistratura, nè giochi sulla Consulta, nè tantomeno sul Csm”.
Il presidente della Camera ha cassato poi la proposta di elezione diretta dei magistrati onorari da destinare a funzione di pubblico ministero, avanzata dalla Lega.
Fini, a giudizio di molti osservatori, ha fatto intendere di avere in ostaggio il Cavaliere ed è evidente che il premier non ha affatto gradito i paletti imposti
Il rischio crisi è sempre nell’aria.

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    • LE ACCISE MOBILI IMMAGINATE DA GIORGIA MELONI SONO POCO PIÙ CHE UN PANNICELLO CALDO: SI TRATTA DI UN SISTEMA FARRAGINOSO, CHE REINDIRIZZA IN AUMOATICO L’EXTRAGETTITO IVA SULLA RIDUZIONE DELLE TASSE SUL CARBURANTE. MA IL RISPARMIO CHE POTRÀ PORTARE È RIDICOLO: CIRCA 2,2 CENTESIMI DI RIDUZIONE OGNI DIECI DI AUMENTO ALLA POMPA
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