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NUOVA RICHIESTA DI ARRESTO PER COSENTINO: “E’ REFERENTE DEI CASALESI”

Dicembre 6th, 2011 Riccardo Fucile

INDAGATO ANCHE CESARO: 50 ARRESTI IN TUTTA ITALIA, COMPRESI POLITICI E BANCHIERI… IL PRIMO MANDATO DI CATTURA PER COSENTINO VENNE RIGETTATO DALLA CAMERA

Antimafia e carabinieri in azione all’alba con un blitz in tutta Italia finalizzati all’arresto di boss, banchieri e politici ritenuti vicini al clan dei Casalesi: tra loro anche l’ex sottosegretario all’Economia e attuale coordinatore del Pdl campano Nicola Cosentino.
La magistratura di Napoli ha chiesto a Montecitorio di autorizzare l’arresto del deputato, indagato per corruzione ed altri reati.
La richiesta d’arresto è arrivata stamattina, martedì 6, in giunta per le autorizzazioni della Camera.
Fa il paio con la prima che, rigettata nel novembre 2009 dalla giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, provocò le dimissioni dell’allora sottosegretario.
Il coordinatore del Pdl della Campania è definito nei capi di imputazione formulati dai pm «referente politico nazionale del clan dei Casalesi».
I provvedimenti restrittivi colpiscono in particolare elementi riconducibili alle fazioni Schiavone e Bidognetti del clan dei Casalesi.
Fra i destinatari anche esponenti politici di rilievo nazionale e locale, personaggi del mondo bancario ed imprenditoriale operanti oltre che in Campania, nel Lazio, in Toscana, nell’Emilia Romagna, in Lombardia ed in Veneto.
Tra gli indagati (ma non per camorra) c’è anche il presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro che, secondo l’accusa, accompagnò Cosentino a Roma per sollecitare i vertici di Unicredit a concedere un credito a favore del clan, peraltro garantito da una falsa fidejussione.
«Pochi giorni dopo tale intervento – è scritto in un comunicato della Procura – il finanziamento, che fino a quel momento aveva incontrato ostacoli e rallentamenti, veniva sbloccato».
Il finanziamento ammontava a 5 milioni e mezzo di euro. All’epoca Cosentino era sottosegretario all’Economia.
L’ordinanza riguarda anche un’altra cinquantina di persone,arrestati dai carabinieri con la Dia di Napoli.
I reati contestati, a vario titolo, sono associazione camorristica, riciclaggio, corruzione e falso.
Secondo quanto si apprende l’inchiesta riguarda vicende di infiltrazioni del clan dei Casalesi nella pubblica amministrazione ed in particolare tra ex amministratori di Casal di Principe, roccaforte del clan dove il Comune viene sciolto in media ogni due anni. Gli indagati sono oltre settanta.
Il gip scrive: quella tra politica e economia rappresenta «un’osmosi che genera effetti patologici nei settori più rilevanti della vita sociale e politica della provincia casertana: quello elettorale, quello economico e quello istituzionale».
Intorno a questo intreccio – prosegue il gip – si muovono enormi interessi economici del clan dei Casalesi e i politici coinvolti sono «asserviti al sodalizio camorristico.
E ciò che avviene in snodi fondamentali e sensibili dell’attività  economica: nell’apertura di centri commerciali, nelle attività  edilizie e nella fornitura del calcestruzzo.
Ed i poteri della politica e dell’ente mafioso si saldano nel momento più solenne ed importante della vita democratica: il momento elettorale».

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LA MANOVRA? “NON E’ EQUA MA VA APPROVATA ALLA SVELTA”

Dicembre 6th, 2011 Riccardo Fucile

INDAGINE IPR: UN DEFICIT DI GIUSTIZIA MA ANCHE IL SOSTEGNO AD UNA PARTE DELLE MISURE SOCIALMENTE PIU’ GIUSTE….EMERGE LA CONVINZIONE CHE LE NORME VADANO COMUNQUE ADOTTATE

La manovra del governo Monti non è equa e poteva essere fatta meglio, ma gli italiani ritengono molto o abbastanza condivisibili una quindicina (su 25) dei punti che contiene e, comunque, pensano che i loro partiti di riferimento faranno bene ad approvarla in fretta.
Contraddizioni in termini? Probabilmente no.
Quello che emerge dal sondaggio che Ipr Marketing ha realizzato per Repubblica.it ieri, con il sistema “Tempo reale” su un campione di mille cittadini opportunamente “disaggregati”, è il quadro abbastanza realistico dell’atteggiamento degli italiani rispetto all’intervento economico che l’esecutivo ha portato all’attenzione del Parlamento.
Un giudizio che si potrebbe riassumere così: è una medicina amara, che non piace, ma dentro ha i principi attivi che possono far guarire il malato.
Alla fine, dunque, meglio buttarla giù.
Un giudizio, dunque, sorprendentemente ponderato, molto poco “di pancia” o meglio, con dentro un mix di elementi e motivazioni che vanno dagli estremi del “no” passionale fondato su una percezione diffusa di ingiustizia, al “sì” razionale che dice: nella situazione e con i tempi dati, meglio approvare la manovra sperando forse, in ulteriori modifiche che possano renderla più equa pur mantenendone l’efficacia sui conti pubblici.
Il sondaggio si divide in tre parti.
Nella prima, Ipr ha interpellato il campione su cinque domande generali per arrivare a definire un giudizio sul provvedimento nel suo complesso; nella seconda, gli interpellati sono stati chiamati a giudicare 25 diversi punti della manovra; nella terza le domande riguardavano l’auspicabile atteggiamento dei rispettivi partiti di riferimento.
Il giudizio generale.
Per il 70% del campione la manovra “non è equa”, solo il 19% la ritiene “equa” e l’11% non ha un’opinione in merito.
Gli elettori di 4 dei 5 principali partiti (Pdl, Pd, Lega, Idv) la giudicano negativamente con percentuali oscillanti dal 63% (Pd) al 70% (Pdl).
Solo gli elettori del Terzo Polo fanno segnare un 45% di giudizi di “equità ” contro il 33% che la giudicano “non equa”.
Anche coloro che fanno riferimento ad altre forze politiche si esprimono negativamente con percentuali molto elevate (73%).
Più o meno simile il giudizio di merito: la manovra poteva essere fatta diversamente? Per il 65% del campione, sì.
Molto negativi gli elettori di Pdl (67%), Lega (98%) e Idv (63%), ma il 66% di coloro che fanno riferimento al Terzo Polo e il 46% degli elettori Pd ritengono che la manovra sia “pesante” ma che c’era poco d’altro da fare.
Il giudizio cambia abbastanza radicalmente quando si comincia ad entrare nel merito. Le domande chiedono di valutare la manovra da quattro punti di vista: risanamento dei conti pubblici, lotta all’evasione, riduzione dei costi dello Stato, rilancio e sviluppo dell’economia.
I giudizi positivi salgono al 45% (risanamento economico), 41% (lotta all’evasione) 31% (riduzione costi).
Resta molto negativo (21% di sì) il giudizio sul rilancio economico.
Tra l’altro, il 48% del campione teme che non sia sufficiente per salvare l’Italia da ulteriori attacchi della speculazione e solo il 21% ritiene che basterà .
L’ultima domanda del primo gruppo riguarda la decisione di Mario Monti di rinunciare al compenso dovuto al presidente del Consiglio: per il 61%   del campione si tratta di “una scelta di rispetto nei confronti degli italiani chiamati ai sacrifici”, mentre il 33% la ritiene “un’azione ipocrita e di immagine” perchè Monti sta bene economicamente e non ne ha bisogno.
Anche da questa domanda emerge un dato che “attraversa” tutto il sondaggio: gli elettori del Terzo Polo sono certamente i più “vicini” a Monti, seguiti da quelli del Pd che lo sostengono abbastanza e da quelli del Pdl, un po’ più tiepidi.
Negativi o molto negativi i sostenitori dell’Idv e della Lega, come molto negativi sono tutti gli altri.
I singoli provvedimenti.
Tutto quello che si avvicina al concetto di “patrimoniale” o riguarda i tagli della spesa pubblica o il rilancio riscuote il pieno consenso del campione; tutto quello che riguarda incrementi di tasse sulla casa viene bocciato pesantemente; tutto quello che riguarda le pensioni ottiene giudizi piuttosto negativi.
E’ più o meno questo l’atteggiamento del campione di Ipr davanti a 25 domande su altrettanti punti della manovra.
Undici punti ottengono giudizi positivi superiori al 60%, quattro si collocano tra il 48% e il 51%.
Gli altri dieci scendono tra il 39% e il 15% di consenso.
Al comando della graduatoria, con il 90% di giudizi positivi, la tassa sul lusso e la riorganizzazione delle province che prelude alla loro cancellazione.
Molto bene, pure la soppressione di altri enti, la tassazione dei capitali “scudati”, le liberalizzazione.
Pure buoni i giudizi su tracciabilità  dei pagamenti, soppressione degli ordini e di alcuni istituti previdenziali, l’Ici sulla seconda casa e l’estensione del sistema contributivo a tutti i lavoratori (un 60% di sì abbastanza sorprendente).
I tagli agli enti locali, l’aumento dei contributi agli autonomi, la tassazione sui prodotti finanziari e le garanzie statali sulle passività  bancarie, ottengono giudizi positivi intorno al 50%.
Da qui in poi, cominciano i “no”.
L’intero pacchetto pensionistico (quello, per intenderci, che porta all’abolizione delle pensioni di anzianità ) riceve un consenso tra il 39% e il 32%.
Al di sotto del 30% di “sì”, il ritorno dell’Ici sulla prima casa, l’aumento dell’Iva, l’aumento dell’addizionale regionale Irpef, l’incremento degli estimi catastali e l’aumento delle accise su benzina e carburanti che riceve una sonora bocciatura con l’85% di “no”.
Però votatela.
Gli italiani, dunque, giudicano la manovra generalmente iniqua ma utile o positiva in diverse parti.
La medicina, insomma, è vista come piuttosto amara: non piace anche se si riconosce una certa efficacia a diverse sue parti.
Ma appena si passa al comportamento richiesto ai partiti, il discorso cambia e il campione di Ipr Marketing diventa molto più realista: le forze politiche dovranno approvarla senza pensarci troppo.
Un giudizio che accomuna Pdl e Pd e Terzo Polo ma che trova spazi oanche tra gli elettori Idv.
I seguaci di Di Pietro, infatti, ritengono (49%) che il loro partito dovrebbe, alla fine, dire di “sì” (27% per il “no” e 24% senza opinione).
Gli elettori del Pd si schierano per il “sì” (75% contro 24% di “no”), quelli del Pdl sono favorevoli ad appoggiare la manovra al 67% (19% di “no), quelli del Terzo Polo sono per il “sì” in Parlamento all’89%.

Massimo Razzi
(da “La Repubblica”)

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IL CAIMANO TORNA E SFASCIA LA MAGGIORANZA DI MONTI

Dicembre 6th, 2011 Riccardo Fucile

ICI A PARTE, BERLUSCONI HA OTTENUTO TUTTO: NIENTE IRPEF, NIENTE PATRIMONIALE, TASSAZIONE RIDICOLA SUI CAPITALI SCUDATI, LE NUOVE FREQUENZE TV REGALATE, LA STANGATA SUI PENSIONATI

La stanza più buia di Montecitorio è la sala lettura.
Luogo ideale per un fugace incontro “carbonaro” tra i capigruppo di Pd e Pdl.
Il dibattito sulla manovra era ancora in corso, ma Dario Franceschini e Fabrizio Cicchitto si stavano già  confrontando in un luogo adiacente al Transatlantico insieme ad Enrico Letta (Pd) e Simone Baldelli (Pdl).
“Il voto di fiducia è necessario — spiegava Cicchitto — ci serve per tenere insieme tutti”.
Franceschini non escludeva l’ipotesi: “Ma noi vogliamo un accordo meno punitivo sulle pensioni, dobbiamo trovare un compromesso sugli emendamenti”.
Nessun problema, “parlate con Giuliano Cazzola, vicepresidente in commissione Lavoro”, chiudeva il presidente dei deputati Pdl.
Deciso, ma conciliante e con un obiettivo preciso. Durante tutta la seduta era stato seduto accanto a Silvio Berlusconi, arrivato a Montecitorio per imporre la sua linea sul decreto: voto di fiducia o morte.
“Questa manovra contiene diverse cose su cui non siamo aperti — ha detto Berlusconi — tuttavia, il problema non è una singola parte, ma la necessità  di approvarla interamente per la situazione che si è creata. Noi sosteniamo il governo lealmente e lo faremo anche se ci saranno, dopo il lavoro della commissioni, delle cose su cui non avremmo un’opinione positiva”.
La manovra così com’è, infatti, non cerca di salvare solo l’Italia, ma anche una buona parte del popolo piddiellino dalla scure delle tasse.
Una patrimoniale vera e propria non c’è e nemmeno l’aumento dell’Irpef che Berlusconi è riuscito ad evitare in extremis.
Mentre i lavoratori e i pensionati, cari al Pd e alla Cgil, vengono stangati.
In più, se la Lega presentasse in Aula una serie di emendamenti condivisibili, metterebbe in seria difficoltà  il partito di Angelino Alfano costretto a respingerli. Meglio un accordo in commissione e un voto di fiducia che avrebbe anche il favore di spaccare il centrosinistra.
L’Idv ha infatti annunciato che il decreto non merita la fiducia.
“Perchè in questa manovra l’equità  la vede soltanto lei”, ha detto il presidente dei deputati Idv, Massimo Donadi, durante il dibattito, rivolto a Mario Monti.
“Non c’è una tassa sui grandi patrimoni, non c’è niente contro l’evasione fiscale, si abbatte solo su ceto medio e lavoratori”.
Critiche esposte anche poco prima da Franceschini: “Questa non è la manovra del Partito democratico. Capiamo l’urgenza ma noi l’avremmo fatta in un altro modo”. D’accordo con Cicchitto, che ha ribadito come “le differenze tra Pd e Pdl restano inalterate” ma queste misure “possono creare problemi sociali”.
Il Parlamento è momentaneamente fuori dai giochi, anche se Monti lo ha definito “l’unico interlocutore” .
Può limitarsi a qualche modifica in corsa, ma non può scegliere quale politica proporre.
“Anche perchè nessun governo politico sarebbe riuscito a fare questa manovra” ha dichiarato Pier Ferdinando Casini, “ora però chi lo sostiene ci metta la faccia in maniera trasparente, senza furberie” ha chiesto il leader Udc.
E ai due partiti maggiori, Pd e Pdl, conviene assecondarlo, a costo di tagliare fuori gli storici alleati.
“Dobbiamo accordarci su un punto col Pdl, cedendo qualcosa a loro per ottenere una cosa noi — ha spiegato un deputato democratico — e chiedere un paio di modifiche sostanziali direttamente al governo. Di questa manovra c’è bisogno, possiamo solo limitare i danni”.
Che a quanto pare non sono pochi: i parlamentari di entrambi gli schieramenti ieri hanno ricevuto decine di e-mail da elettori scontenti che minacciano di non votarli più.
Il decreto arriverà  dal Quirinale a breve, la commissione Bilancio della Camera è già  in preallarme e lavorerà  nel ponte dell’Immacolata.
Il Pd chiederà  un adeguamento sulle pensioni, rivalendosi sui capitali scudati.
Il Pdl insisterà  per rivedere la tassa sulla prima casa.
Più difficile che il governo accontenti l’Idv portando la soglia no cash a 300 euro. Dopo l’intervento alla Camera, Monti ieri sera è andato al Senato, dove gli schemi si sono riproposti.
Lega all’opposizione, Idv oppositrice alla manovra, Pd e Pdl in cerca di una mediazione.
Fuori da Palazzo Madama, due vigili urbani discutevano tra loro: “Io ho solo 26 anni di contributi, non mi ci mandano più in pensione”.
L’altro lo guardava, sconsolato: “Già , siamo spacciati”.
Le prossime lacrime saranno le loro.

Caterina Perniconi
(“Il Fatto Quotidiano“)

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DER SPIEGEL: “BERLUSCONI RISCHIA IL FALLIMENTO”

Dicembre 6th, 2011 Riccardo Fucile

IL CROLLO DELLE   AZIONI MEDIASET, I RISARCIMENTI PER LE CAUSE NELLE AULE DI TRIBUNALE, I DEBITI DEL MILAN, UN DIVORZIO COSTOSISSIMO… L’ABBANDONO DI PALAZZO CHIGI RISCHIA DI COSTARE CARO A SIL VIO BERLUSCONI

Der Spiegel evidenzia come l’azienda più importante di Berlusconi, le televisioni Mediaset, da tempo non siano più così munifiche.
Nonostante alcune evidenti distorsioni di mercato, come una raccolta pubblicitaria superiore rispetto alla quota di ascoltatori del gruppo. Mediaset ha perso nell’ultimo anno più di metà  del suo valore azionario.
Meno 55% rispetto alla quotazione dell’anno scorso, un salasso che ovviamente avrà  gravi ripercussioni sui mega dividendi che Berlusconi, e la sua famiglia, ricevevano.
Per quest’anno quindi addio ai 200 milioni di euro che Berlusconi prendeva da Mediaset, perchè nessun dividendo sarà  staccato per gli azionisti.
Ma non è solo Mediaset la fonte delle preoccupazioni di Arcore.
Il Milan è indebitato, oltre 400 milioni di euro, e se le soddisfazioni sul campo sportivo sono importanti, per ripianare una simile situazione finanziaria c’è solo una possibilità , ovvero che Berlusconi apra il portafoglio.
Ma i debiti rossoneri potrebbero diventare poca cosa rispetto ai risarcimenti stabiliti dai tribunali.
La mega multa per la corruzione nel caso Mondadori, ma anche gli aiuti illegittimi ricevuti da Mediaset per il finanziamento dei decoder digitali.
Vicende che potrebbero costare molto caro, nell’ordine di centinaia di milioni di euro.
Senza contare che l’eventuale acquisizione di Endemol porterebbe Mediaset ad accollarsi i debiti miliardari dell’azienda di contenuti per la Tv.
C’è infine la partita del divorzio da Veronica Lario.
Silvio Berlusconi e la “Signora” si sono lasciati male, e l’accordo sugli alimenti potrebbe togliere molte risorse ai conti correnti dell’ex premier.
Si parla di cifre importanti, superiori ai venti, trenta milioni di euro l’anno.
Un flusso di denaro che si intreccia con la complicata partita dell’eredità , dove una soluzione è ancora molto lontana.
La suddivisione del gruppo tra cinque figli, tutti in posizioni di responsabilità , potrebbe però danneggiare ancora di più il gruppo, secondo gli analisti economici.

(da “Blitz quotidiano”)

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FINMECCANICA E LA MEGA-TANGENTE SU PANAMA

Dicembre 6th, 2011 Riccardo Fucile

I GIORNALI PANAMENSI: SONO STATI PAGATI 81 MILIONI DI DOLLARI IN PIU’ PER L’ACQUISTO DI RADAR ED ELICOTTERI….UN EX MINISTRO RIVELA: “HO RESPINTO PRESSIONI DI CHI VOLEVA LAVITOLA CONSOLE ONORARIO, FRATTINI LO SA”

Oltre alla Procura di Napoli e Roma, a sospettare di tangenti internazionali pagate da Finmeccanica, ci sono anche i giornalisti panamensi: ieri il quotidiano La Estrella ha scoperto che nei conti della commessa da 333 milioni di dollari — quella per l’acquisto panamense di 19 radar e 6 elicotteri — c’è una “discrepanza” di ben 81 milioni.
I conti non tornano, scrive il quotidiano, e proprio quegli 81 milioni di differenza possono nascondere la mazzetta che imbarazza il presidente Ricardo Martinelli. Imbarazzo doppio, considerato che a Panama s’è rifugiato Valter Lavitola, latitante ormai da mesi, dopo la richiesta d’arresto (per un altro reato: aver istigato Gianpi Tarantini a mentire, nel procedimento barese sulle escort, per tutelare Silvio Berlusconi).
E sempre ieri, proprio su Lavitola, l’ex ministro degli Esteri panamense, Juan Carlo Varela, ha rivelato un altro importante scenario: “Mi sono rifiutato in tre occasioni — ha dichiarato al quotidiano La Prensa — di nominare Lavitola console onorario di Panama a Roma”.
Un rifiuto che Varela avrebbe opposto non soltanto al suo presidente, Riccardo Martinelli, ma anche al nostro ex ministro degli Esteri, Franco Frattini: “L’ultima volta — continua Varela — mi sono opposto quando sono stato a Roma, per la beatificazione di Giovanni Paolo II, e l’ho comunicato sia a Martinelli, sia a Frattini”.
Dichiarazioni che confermano la stretta vicinanza di Lavitola con il governo panamense, oltre che il governo italiano e aumentano l’imbarazzo di Martinelli per le sospette tangenti sulle commesse di Finmeccanica, chiuse proprio per mezzo di Lavitola che, per il colosso dell’industria italiana era stato assunto come consulente.
I conti dell’operazione, però, adesso non tornano più.
Ed è proprio un ministro in carica a dichiararlo: “Non è escluso — ha detto Frank De Lima — che qualcuno abbia commesso un errore nel cambio di moneta. La transazione è di 185 milioni di euro, pari a 252 milioni di dollari”.
Fino a poco fa, la cifra ufficiale era di 333 milioni.
E non si tratta dell’unica cifra a insospettire i panamensi.
Due settimane fa, il deputato panamense Jorge Alberto Rosas, ha scoperto una netta differenza nei costi, per gli stessi radar, rispetto a Turchia e Yemen: “Ci sono significative differenze tra i prezzi dei radar acquistati dalla Turchia e dallo Yemen: 25 milioni per la Turchia, secondo il comunicato stampa di Selex, per 24 radar Lyra 50. E 20 milioni di euro, per 12 Lyra 50, in Yemen”.
A quanto pare, per Panama, non è stato un grosso affare: “La Repubblica di Panama — conclude Rosas — ha acquistato 19 Lyra 50 per 90 milioni di euro. Abbiamo richiesto che il ministro della Sicurezza nazionale spieghi le ragioni di una tale discrepanza nei prezzi”. E anche il Partito rivoluzionario democratico (Prd), che siede nei banchi dell’opposizione, ora chiede un’inchiesta d’ufficio. La commessa di Finmeccanica, chiusa per il tramite di Lavitola, sta mettendo in fibrillazione l’intera politica panamense.
E il governo del premier Martinelli si difende: il ministro del Territorio, Jose Domingo Arias, ieri ha dichiarato che “sul contratto firmato a Panama non ci sono indizi di corruzione”.
Lo scontro più duro, però, è quello tra Martinelli e Juan Carlos Varela, che prima di essere destituito il 30 agosto dal suo incarico di ministro degli Esteri, era uno stretto alleato del presidente panamense.
Ieri ha dichiarato di essersi opposto alla nomina di Lavitola, come console onorario di Panama a Roma, ma due giorni fa è andato oltre: ha chiesto la cancellazione del contratto con Finmeccanica.
E ha invitato la Procura a indagare su una presunta lesione patrimoniale.
Martinelli ha replicato su twitter. Con una dichiarazione velenosa: Varela in occasione della firma era al mio fianco.
E Varela ha puntualmente negato.
Se non bastasse, i panamensi stanno scoprendo soltanto ora quanto siano stretti i legami tra Martinelli e Lavitola, visto che i giornalisti di Tvn Noticias, proprio in questi giorni, hanno annunciato di aver visionato alcuni messaggi di posta elettronica, che confermano lo stretto legame tra i due.
Non solo.
Tvn Noticias ha rivelato che Lavitola, a Panama, usufruisce dei servizi di un autista ben noto al governo: Dioniso Mendieta, agente del servizio di Protezione istituzionale, che gli sarebbe stato assegnato direttamente dal segretario privato del Presidente, Adolfo de Obarrio.
E se a Panama il clima si surriscalda, in Italia, le cose non vanno meglio: Manlio Fiore e Marco Iannilli, arrestati il 19 novembre per l’inchiesta sugli appalti Enav, restano nel carcere di Regina Coeli. Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta avanzata dai loro difensori di essere scarcerati o di ottenere i domiciliari.
È stato proprio Iannilli, in più occasioni, a spiegare che non soltanto Finmeccanica condizionava le nomine dei componenti del cda di Enav, attraverso l’ex direttore centrale Lorenzo Borgogni, ma una serie di lavori affidati alla Selex — società  del gruppo Finmeccanica — non furono eseguiti, ma pagati con una falsa fatturazione pari a 800 mila euro.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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GLI SI ALZA SOLO LA VOCE: NON E’ PIU’ LEGA DI LOTTA

Dicembre 6th, 2011 Riccardo Fucile

IL SEDICENTE PARLAMENTO PADAGNO ORA AUSPICA LA SECESSIONE IN STILE CECOSLOVACCO, MA IL CARROCCIO ORMAI E’ ORGANICO AL SISTEMA…INFATTI ORA PARLA DI VIA CONSENSUALE, NON RIVOLUZIONARIA

Il sedicente – e intermittente – “parlamento padano”, riunito a Vicenza, non ha detto cose nuove rispetto al passato.
Bossi e Calderoli, in particolare, hanno ribadito i principali punti del tradizionale programma della Lega.
A) La secessione, in primo luogo. Proposta in chiave Ceco-Slovacca. Cioè: in modo consensuale. La Padania (non meglio definita: dove comincia e dove finisce?) e l’Italia, cioè Roma e il Sud (anche in questo caso: dove comincia e dove finisce?), dovrebbero negoziare la reciproca indipendenza.
Poi, la lotta (e siamo al punto B) a ogni ipotesi di riforma del sistema pensionistico.
Un provvedimento contro il quale la Lega ha annunciato una iniziativa referendaria.
C) Sullo sfondo, la polemica contro l’Europa dell’euro. E quindi contro la natura di questo governo.
Non votato dal popolo, ma voluto dalle banche e dai banchieri.
Temi e messaggi che hanno marcato, da sempre, l’identità  – e il ruolo – di opposizione della Lega.
Anche quando – quasi ininterrottamente, negli ultimi dieci anni – la Lega ha governato. Da ciò la prima novità  e diversità , rispetto al passato.
Oggi la Lega è davvero all’opposizione.
Unica forza politica presente in Parlamento apertamente contraria al governo Monti. Senza se e senza ma. Il che le permette di rimediare, almeno in parte, alle ambiguità  degli ultimi anni. Durante i quali aveva associato un linguaggio di lotta a una posizione – sempre più centrale – nel governo.
Ora, semmai, la Lega ha il problema di far dimenticare che fino a ieri è stata il perno della maggioranza.
E, insieme al governo Berlusconi, ha condiviso, seppur con molte reticenze, il pacchetto di misure – imposte dalla Ue e dalla Bce – che ieri Monti e i suoi ministri cosiddetti “tecnici” hanno (ri)presentato.
Tuttavia, anche se sta all’opposizione, la Lega non può fare il “partito di lotta”.
Non se lo può permettere.
1. Anzitutto, perchè sono passati gli anni Novanta, quando la parola d’ordine era che l’indipendenza era necessaria, perchè in Europa ci poteva entrare la Padania, ma non l’Italia gravata dai debiti. Oggi, invece, in Europa ci siamo. Ed è proprio il “direttorio europeo” a chiedere all’Italia, Padania compresa, di sanare il debito pubblico e di mettere a posto i conti.
2. Poi, ci sono valutazioni di tipo elettorale. La Lega ha ottenuto i suoi maggiori successi a partire dal 2008. Da quando, cioè, è tornata al governo (romano), comportandosi da “sindacalista del Nord”. Per trasferire risorse e benefici a favore delle aree e dei gruppi sociali presenti nel Nord. Per primi, gli imprenditori e gli operai delle aree di piccola impresa.
A queste componenti, però, non interessa un soggetto politico “antagonista”, che spinga fuori dall’Europa. Semmai il contrario.
Tant’è vero che le associazioni di rappresentanza degli imprenditori e dei lavoratori autonomi hanno espresso apertamente il loro malumore verso la (op) posizione leghista.
Era già  avvenuto in passato, proprio dopo la marcia secessionista del 1996.
Quando la Lega era crollata, dal punto di vista elettorale, sotto il 4%, alle Europee del 1999. Difficile che intenda rischiare ancora.
3. Anche perchè, inutile nasconderlo, la “Lega di lotta” non c’è più. Oggi è al governo. Alla guida di 2 Regioni, 16 Province, circa 400 Comuni. I suoi uomini stanno dentro ai consigli di amministrazione e negli organismi direttivi di istituti pubblici, finanziari, bancari. E, ancora, negli organigrammi dei mezzi d’informazione. A livello locale, regionale e nazionale. Da “soli contro tutti”, chiusi dentro i confini padani, difficilmente potrebbero mantenere tanto potere.
E poi, non è possibile fare i sindacalisti del Nord e la Lega di governo, almeno a livello territoriale, rifiutando il gioco politico “nazionale”. Non a caso Cota e Zaia, dopo aver rifiutato di partecipare all’incontro del governo con le Regioni, per la concomitanza con il parlamento del loro partito, hanno chiesto e ottenuto un confronto. (Anche se si sono dovuti “accontentare” del ministro Giarda, al posto di Monti.) Ma Cota e Zaia governano due Regioni italiane, non padane.
4. La Lega di Opposizione, oggi, non è più Lega di lotta. Perchè ambisce di tornare al governo. Non della Padania. Ma dell’Italia. Così lancia proposte e iniziative molto meno laceranti del passato. L’indipendenza padana per via negoziale e consensuale. Non per via rivoluzionaria. Ma neppure referendaria. (Si rischierebbe di scoprire che si tratta di un sentimento marginale…).
Il referendum, semmai, lo annuncia contro una legge dello Stato. Seguendo l’esempio di altri partiti su altri temi (la legge elettorale, il nucleare…). L’opposizione della Lega contro il governo, per molti versi, appare meno accesa di quella di altri soggetti economici e sociali. Per prima: la Cgil.
Quando Bossi annuncia (con parole diverse dalle mie) che Maroni incalzerà  Monti, attribuisce al più “istituzionale” dei leader leghisti il ruolo di capo dei gruppi parlamentari. Sposta, dunque, in Parlamento il luogo della “lotta”.
D’altronde, in questo momento, alla Lega fa comodo stare all’opposizione. Per sanare le sue divisioni interne.
Per ritrovare la “spinta propulsiva”.
Ma, al contempo, si guarda bene dal riproporre la Lega antagonista.
Usa la Padania come un mito, una bandiera.
La “secessione” come una prospettiva in-attuale, da perseguire per via contrattuale. Perchè teme di venire spinta fuori dal sistema. Ha preso le distanze da Berlusconi e dal Pdl.
Per purificarsi. Ma lavora in vista delle   prossime elezioni.
Anticipate.Al più presto possibile. Da affrontare insieme al Pdl. Perchè la solitudine politica, a volte, serve.
Ma alla lunga logora.
Anche i padani più duri.

Ilvo Diamanti
(da “La Repubblica“)

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L’UOMO CHE SI ASSUNSE DA SOLO IN UN ENTE PUBBLICO

Dicembre 6th, 2011 Riccardo Fucile

L’INCREDIBILE CASO ITALIANO DEL NUMERO UNO DI “TERAMO LAVORO”, SOCIETA’ IN HOUSE DI PROPRIETA’ DELLA PROVINCIA… VENANZIO CRETAROLA SI CAMBIA COGNOME IN CRETOLA E SI DA’ 5.000 EURO DI STIPENDIO

Mi assumo da solo. Mi trovo un posto in una società  a capitale pubblico. Mi stipendio con i soldi dello Stato… e ve lo faccio sapere solo 14 mesi dopo.
No, non è un rebus, questa è la storia di due uomini.
Il primo, si chiama Venanzio Cretarola ed è l’amministratore unico di “Teramo Lavoro”, la società  in house di proprietà  della Provincia di Teramo, per gestire e ricollocare un gran numero di precari, 130 per la precisione, più o meno necessari al funzionamento degli uffici.
Il secondo, si chiama Venanzio Cretola ed è un co. co. pro assunto come “addetto ai servizi di segreteria” da Teramo Lavoro, grazie all’interessamento dello stesso amministratore unico.
Stipendio? Si dice, perchè nessuno fino ad oggi è riuscito a scoprirlo, quasi 4.000 euro al mese.
Il presidente della Provincia si limita a un interpretabile “meno di cinquemila”.
La quasi omonimia tra l’amministratore Cretarola e il segretario Cretola balza subito all’occhio, ma diventa qualcosa di più di una “quasi” omonimia, quando si scopre che Cretarola e Cretola sono nati entrambi il 25 maggio 1955 a Castiglione Messer Raimondo e risiedono, entrambi, in via Antonio Vivaldi, 15, a Roma.
A questo punto, anche il meno attento tra i lettori avrà  intuito che Cretarola e Cretola sono la stessa persona e che, in “ossequio” a tutte le leggi sulla trasparenza e sugli incarichi pubblici, l’amministratore di Teramo Lavoro ha assunto se stesso.
E non solo. La comunicazione dell’avvenuta assunzione di Venanzio Cretola da parte di Venanzio Cretarola è arrivata al Centro per l’impiego di Teramo solo il 9 novembre scorso, ma reca la data del 5 settembre 2010 e va in scadenza al 31 dicembre di quest’anno.
Insomma, al sistema informativo telematico è appena stata registrata un’assunzione avvenuta addirittura 14 mesi fa, giusto in tempo per poter procedere al rinnovo.
Ma nessuno lo sapeva, se non ovviamente… l’amministratore della società .
Tutta la vicenda è già  un esposto che l’opposizione sta per consegnare alla Procura di Teramo, denunciando quella che considerano una palese violazione di ogni regola.
Su Teramo Lavoro, intanto, la Procura ha già  aperto un’altra inchiesta, per abuso di ufficio, relativa ai termini di costituzione della società , alla base della quale starebbero dodici esposti, presentati da sindacati, cittadini, e forze politiche.
Obbligatorio, per il cronista, sentire a questo punto tutti i protagonisti della vicenda, e mai come stavolta può valere il detto “sentito uno, sentiti tutti”: “È incredibile, vengo accusato perchè faccio risparmiare la Provincia di Teramo — ribatte Cretarola alias Cretola — ho svolto da un anno e mezzo le funzioni di amministratore di Teramo Lavoro senza percepire alcun compenso per non pesare sulle casse provinciali. Ho concordato con il socio presidente della Provincia di essere “valutato” prima di stabilire l’indennità  di carica: sono abituato così, basta chiedere in giro”.
E allora il contratto di quattordici mesi fa?
“Il contratto è regolarissimo, ed è stato approvato dalla Provincia. Ho percepito solo da poco il primo compenso, a un anno e mezzo dall’avvio delle mie attività  con una presenza pressochè quotidiana a Teramo, poichè ho pensato innanzitutto a garantire gli stipendi a dipendenti e collaboratori della società ”.
Collaboratori, appunto, come Cretola.
Ma perchè il cognome diverso? Su questo, Cretarola non risponde.
Cretola neanche.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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CONGRESSO FLI DI VARESE , FONTI ROMANE: ACCERTATE FIRME FALSE DI PERSONE CHE AVEVANO FIRMATO PER L’ALTRO CANDIDATO, INSERIMENTO DI ISCRITTI AL PDL E DI PERSONE USCITE DA FLI

Dicembre 6th, 2011 Riccardo Fucile

UN MESE FA UNA LETTERA DEL COORDINATORE REGIONALE VALDITARA DENUNCIAVA AL VERTICE DI FLI CHE MOLTI CIRCOLI LOCALI ERANO FASULLI E CHE QUALCUNO STAVA PREDISPONENDO FIRME FALSE

Pubblichiamo due contributi sul vergognoso svolgimento del congresso Fli di Varese

URLA, INSULTI   E MINACCE A CHI NON ACCETTA LA VOTAZIONE TAROCCATA, FINO ALL’INTERVENTO DELLLA DIGOS

Caro Riccardo, mi chiedi di Varese, del Congresso Provinciale.
Ti racconterò il mio vissuto, con una breve premessa: avevo detto al Presidente Fini, in un incontro ai primi di novembre, che il “clima”da queste parti aveva provocato l’esodo di tante belle persone, quelle entrate piene di entusiasmo agli albori di questa avventura, quelle che approcciavano la politica per la prima volta, quelle che se ne erano allontanate da anni perchè delusi dai Partiti, dalla loro gestione della cosa pubblica, dalla loro autoreferenzialità , indignate da quei personaggi che brulicano intorno a questo mondo attratti solo dal miraggio di un facile guadagno senza bisogno di avere competenze specifiche, professionalità , valori e principi.
Ecco, questo era il popolo che per primo aveva accolto il richiamo di un gruppo di coraggiosi che volevano dare un calcio a quella politica, per regalare al Paese quello che merita, cioè una classe dirigente seria, onesta, capace, che sente nel profondo l’onore di essere rappresentante della sovranità  popolare.
Al Presidente ho detto che per non disperdere le sinergie create in quest’ultimo anno con tanti di loro, sarei stata defilata da Fli ed avrei ripreso l’attività  con le associazioni con le quali in questi anni ho collaborato.
Ho spiegato che l’impatto con certi atteggiamenti, certe dinamiche “vecchie”, avrebbe lentamente corroso anche i nostri rapporti personali ed avrebbe reso impossibile anche l’ipotesi di un appoggio in eventuali future campagne elettorali.
Ha afferrato subito la situazione, un breve accenno al tipo di associazioni in cui sono attiva e mi sono congedata.
Rientrata a casa dopo lunga assenza da Varese mi dicono che a breve c’è il Congresso; un conoscente, avvocato e docente universitario ha deciso di candidarsi e mi chiede una mano: gran bella persona, lo appoggio, mi è sempre piaciuto il confronto, il dialogo; ci sto.
Il Congresso inizia male, tensioni per i nomi nell’uffficio di Presidenza, urla dalla saletta interna; alla fine prende in mano la situazione l’on. Conte che con autorità  si impone e trova una soluzione.
Iniziano gli interventi..ovvio, parlo anche io, mi ero scritta al volo il giorno prima un pò di spunti, ed anche di critiche.
Certo, critico un modo di far politica che non condivido, critico anche i toni alti troppe volte usati, toni minacciosi, usati contro me e contro altri, gli insulti facili, le crisi di lesa maestà  quando si è contraddetti.
Partono fischi ed insulti, mi viene da sorridere, mi stanno dando ragione..poi altri interventi, anche quelli dell’avv. Garavaglia, anche lui attaccato..poi quello dell’on Conte, che riprende questi comportamenti e viene contestato anche lui.
Poi improvvisamente confusione, dall’ufficio verifiche sui nomi dei sostenitori toni alterati, qualcuno va a vedere cosa succede e poi torna chiedendo la sospensione del Congresso, tra i sostenitori del Coord. uscente sarebbe stato rinvenuto almeno un nome falso, e i 2 membri dell’ufficio in quota del candidato”sfidante” dichiarano che nei loro confronti sono stati usati toni intimidatori.
Scoppia la gazzarra, urla, insulti..il candidato “incriminato” scatta verso chi chiede la sospensione del Congresso e viene bloccato da un uomo ,ispettore digos fuori servizio – fortunatamente nei pressi -mentre stava per dare una capocciata in faccia al poverino..un altro appartenente alle forze dell’ordine in borghese blocca e riduce a più miti consigli un altro e insieme all’on. Conte riescono a quasi calmare gli uomini.
Dichiarano aperto il voto, mi viene da vomitare, chiamo i ragazzi in pizzeria e dico loro di non venire, farsi spaccare la faccia da un poveraccio che non riesce a controllare i propri nervi è l’ultima cosa che posso pretendere da qualcuno; avviso Garavaglia che mi conferma che anche lui ha deciso di chiamare i suoi amici che si stavano riunendo nella sede della loro associazione e dire anche a loro che non se ne faceva nulla, il clima era tale che si rischiava di far partire una rissa.
Abbiamo annunciato che proporremo il ricorso e ce ne siamo andati.
Ecco Riccardo, questo è un resoconto che invio a te, un amico che in questo momento sta facendo una coraggiosa battaglia per la legalità  e la trasparenza.
Quanto accaduto a Varese in confronto sono quisquilie, ma solo persone che hanno condiviso il nostro passato possono intendere fino in fondo la rabbia e la rivolta che salgono quando sei costretto a vivere e vedere la bruttura e lo squallore di questi piccoli squallidi momenti di nonpolitica.
Laura Caruso

CONGRESSO TAROCCO DI FLI A VARESE: LA LETTERA DI UN PRESIDENTE DI CIRCOLO

Sono stato presente al Congresso in qualità  di presidente di circolo e componente del coordinamento provinciale uscente e contesto la ricostruzione fatta da certa stampa a proposito delle 130 iscrizioni che non sono state fatte on-line all’ultimo momento, ma presentate alle segreterie regionali e nazionale nei tempi stabiliti dai regolamenti del partito.
Dichiaro che la candidatura del prof. Garavaglia, giurista ed accademico di chiara fama, è stata da tempo condivisa ed appoggiata da numerosi circoli della provincia, tra i quali quelli presieduti da chi è in Futuro e Libertà  da ben prima del sig. Ferrazzi e dei suoi accoliti.
Rilevo che sulla stampa non viene fatta menzione dell’esposto/ricorso da me presentato a proposito della regolarità  dell’indizione del congresso, attualmente al vaglio della commissione preposta del partito.
Non viene nemmeno fatta menzione dell’aggressione vile perpetrata dal sig. Ferrazzi nei confronti di un sostenitore del prof. Garavaglia, “colpevole” di aver rilevato almeno una firma falsa tra   quelle a sostegno del sig. Ferrazzi e di volerlo fare presente al Presidente del congresso.
L’aggressione è stata , per fortuna, bloccata da un ispettore della Digos presente altrimenti avrebbe avuto ben più gravi conseguenze.
Faccio notare che il plebiscito ottenuto dal sig. Ferrazzi è stato del 98%, ma solo dei votanti, che quindi ha raggiunto l’iperbolica cifra di 96 voti a suo favore.
Uno squallore per chi si accredita di una pluridecennale militanza politica e che afferma di governare 970 iscritti in 36 circoli con ben 26 consiglieri comunali e 2 provinciali.
E’ mai possibile che nessuno si sia domandato dove fosse tutta questa gente e perchè mai il sig. Ferrazzi raccatti ad un congresso provinciale un “plebiscito” di ben 96 voti?
Per quanto riguarda il non voto a favore del prof. Garavaglia, è motivato dal fatto che non si è voluto legittimare quel congresso-farsa nemmeno con la partecipazione al voto.
Tutto questo alla faccia della completezza e della correttezza dell’informazione.
Desidero sottolineare il comportamento esemplare dell’on. Conte che ha saputo condurre da par suo   una situazione resa difficile dai comportamenti dei soliti facinorosi e soprattutto da gravi scorrettezze che saranno valutate dagli organi centrali del partito.

Alessandro Vinci

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