Settembre 24th, 2012 Riccardo Fucile
NELLA SEGRETERIA PERSONALE AVEVA ASSUNTO QUATTRO GIOVANI FIDATI CON UN LIVELLO RETRIBUTIVO PIU’ ALTO RISPETTO AI TITOLI PRESENTATI, CAUSANDO UN DANNO ERARIALE DI 48.000 EURO
Le parole d’ordine di Matteo Renzi nella corsa alle primarie del Pd sono “futuro, Europa e
merito”, ma è proprio sulla meritocrazia che il sindaco di Firenze è inciampato ad agosto dello scorso anno.
La Corte dei Conti regionale lo ha condannato in primo grado a risarcire 14mila euro alla provincia di Firenze, contestandogli, insieme ad altri dirigenti, alcune assunzioni nello staff della sua segreteria, quando era Presidente della Provincia.
Un danno erariale quantificato dai giudici della Corte sui 48mila euro per aver assunto a tempo determinato quattro giovani ragazzi con un livello retributivo più alto rispetto ai titoli presentati.
Insomma potevano essere assunti ma pagati sicuramente meno.
I ragazzi, all’epoca privi di laurea visto che si erano appena iscritti all’Università , hanno presentato curricula che il collegio ha giudicato non congrui rispetto alle mansioni per le quali erano stati assunti.
E in effetti è difficile dargli torto: “Hostess con compiti di accoglienza”, “responsabile cassa e vendita”, “responsabile gestione bar”, “impiegata con mansione di front-office/centralino”.
È normale circondarsi di persone di fiducia facendo spazio ai giovani, specie in una segreteria politica, meno se quei soggetti non hanno altro merito che quello di conoscere direttamente il politico che li chiama e li paga con soldi pubblici — secondo la corte dei conti — più del dovuto.
Luca Chianca
( da luca.chianca@reportime.it)
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Settembre 24th, 2012 Riccardo Fucile
LA DOCUMENTATA DENUNCIA DEI RADICALI: NON PAGA E IMBRATTA LA CITTA’, TIPICO ATTEGGIAMENTO DA VECCHIA PARTITOCRAZIA… “ANCHE A FIRENZE USA COSI’?”
“Caro sindaco Renzi, nella città che lei amministra è solito fare così?”.
Parte così l’attacco a Matteo Renzi del segretario dei Radicali di Roma Riccardo Magi. “E’ solito fare affissioni abusive – continua Magi – senza pagare le tasse dovute al Comune, coprendo i manifesti di chi ha regolarmente pagato, e imbrattando la città ?”. Le domande si riferiscono ai manifesti che annunciano lo sbarco del sindaco di Firenze a Roma – lunedì 24 settembre – per la campagna delle primarie.
“Non ci dica che – aggiunge il radicale – queste affissioni sono state fatte a sua insaputa, o che migliaia di manifesti sono stati rubati la notte scorsa dal suo comitato. Queste sono le scuse usate dai vecchi arnesi della partitocrazia che lei vuole ‘rottamare’.
La verità è che il sindaco e candidato alla primarie Renzi, ancora prima di arrivare a Roma, ha fatto sua l’abitudine propria della politica nazionale e romana di fare affissioni illegali e abusive, che danneggiano le casse del comune, il decoro della città e i cittadini e le imprese che pagano regolarmente gli spazi.
La ‘rottamazione’ – conclude – comincia male”.
Ma critiche arrivano anche in Rete.
Sul Roma fa schifo Blog, molto seguito nella capitale, si legge: “La città è ricoperta della campagna di affissioni che pubblicizza l’evento di Renzi in funzione primarie di lunedì 24. La campagna è totalmente abusiva: i manifesti non sono timbrati e vidimati dal comune e dunque non è stata pagata alcuna tassa”.
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Settembre 23rd, 2012 Riccardo Fucile
LA GOVERNATRICE “MOLTO PROVATA” HA CHIESTO UN PARERE AL PREMIER… ALEMANNO POCHE ORE PRIMA AVEVA PARLATO DELLA NECESSITA’ DI “AZZERARE IL CENTRODESTRA”… L’OPPOSIZIONE SI DIMETTE IN BLOCCO E SPERA NELL’UDC
Renata Polverini sarebbe di nuovo tentata dalle dimissioni. Lo scrive per prima
l’agenzia Agi, che cita ambienti del Pdl.
La governatrice del Lazio ha incontrato il presidente Monti, in partenza per gli Stati Uniti, al quale ha chiesto un parere sulla vicenda.
Riserbo sulle intenzioni della governatrice: “Spetta a lei riferire sull’esito del colloquio”.
Renata Polverini viene descritta come “molto provata”, anche dopo l’ultimo colpo alla sua leadership, arrivato dal sindaco di Roma Alemanno, che ha dichiarato in serata: “Bisogna azzerare la leadership del centrodestra”.
Alle 23,20, la governatrice del Lazio ha rilasciato un comunicato: “Ho chiesto al presidente del Consiglio, Mario Monti, un breve incontro per informarlo della situazione che si è verificata in Regione; mi sembrava corretto farlo considerato che il Lazio è una realtà certamente non marginale sotto il profilo economico e istituzionale del nostro Paese. Il colloquio è stato cordiale come sempre e ringrazio il Presidente per avermelo accordato”.
Altra brutta notizia per la Polverini, la raccolta di firme del Pd per arrivare allo scioglimento del Consiglio Regionale.
Anche Idv, Sel, Fds hanno detto sì. Tutti hanno rassegnato “le proprie dimissioni irrevocabili per lo scioglimento del Consiglio regionale”.
Prime crepe nella maggioranza: lascia anche il consigliere dell’Mpa, Pascucci e quello della Lista Civica, secondo quanto dichiara a Sky l’ormai ex capogruppo del Pd, Esterino Montino.
“L’Udc diventa a questo punto decisiva con i suoi sei consiglieri, so che c’è una discussione in corso”.
Servono 36 firme, e cioè la maggioranza più uno.
“Siamo a 29” dice.
“Non si può reggere così”, avevano spiegato fonti del Pdl locale, “la Polverini potrebbe anticipare l’effetto domino e rassegnare le dimissioni”.
A far cadere le riserve dell’Udc sull’opportunità di porre fine all’esperienza di governo regionale potrebbe essere anche la dura presa di posizione del cardinale Bagnasco.
Per tutta la giornata sono stati continui i contatti tra Casini e i suoi in Regione: le parole di Buttiglione, dunque, sebbene siano state pronunciate a titolo personale, rappresenterebbero il sentimento generale all’interno del partito di via Due Macelli.
Anche se c’è da convincere il vicepresidente del gruppo, Luciano Ciocchetti, per ora contrario.
Al compagno di partito Savino Pezzotta, che gli chiedeva esplicitamente di staccare la spina per tornare al voto, Casini ha testualmente risposto su twitter: “Correttezza impone che si decida con gli amici laziali. Pensando ai nostri elettori e all’Italia che vogliamo costruire”.
“Non credo che si possa reggere così”, avevano spiegato fonti del Pdl locale, “la Polverini potrebbe anticipare l’effetto domino e rassegnare le dimissioni”.
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Settembre 23rd, 2012 Riccardo Fucile
“E’ UN RITORNO ALLE ORIGINI, CHI FA POLITICA NON PUO’ METTERSI IN CSTUME DA BAGNO?…. E RIBADISCE: “NON MI DIMETTO DALLA REGIONE”
“C’è chi fa l’avvocato, il medico, l’attore comico. Non vedo perchè io non possa avere una seconda occupazione, se così vogliamo chiamarla visto che comunque è stata una tantum”. Nicole Minetti irrompe alla settimana della moda di Milano e non delude le aspettative.
L’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi diventata consigliera regionale in Lombardia, imputata con Lele Mora ed Emilio Fede per induzione e favoreggiamento della prostituzione anche minorile per affaire bunga bunga, rivendica la scelta di “modella per un giorno” e non teme affatto le critiche dei colleghi del Pdl: “Sinceramente non vedo perchè dovrebbero esserci delle polemiche. Qualcuno dell’opposizione potrà strumentalizzare la mia presenza qui, ma fa parte del gioco”.
Del resto, “che c’è di male a mettersi in costume da bagno? Chi fa politica non può mettersi in costume da bagno?”.
La consigliera si è esibita in una sfilata ‘succinta’, indossando prima un bikini viola e poi un tre pezzi bianco.
Testimonial della casa di costumi lombarda, l’ex igienista dentale non ha rinunciato però a parlare di politica, ribadendo di non avere alcuna intenzione di dimettersi.
“Non ho nessun ripensamento — spiega nel backstage — non mi dimetto”.
Poi, parlando delle primarie del Pd, ha svelato che “se dovessi votare, lo farei per Renzi” (non avevamo dubbi n.d.r.)
Infine, sempre attorniata da giornalisti e fotografi, ha spiegato che “politica e moda possono conciliarsi benissimo. Anzi, per me la politica è al servizio della moda”.
”La mia prima passione resta sempre la politica — ha precisato la Minetti — oggi è solo un ritorno alle origini, perchè avevo sfilato quando era un po’ più piccola”.
Francesca Martelli e Claudia Rossi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 23rd, 2012 Riccardo Fucile
L’IMPEGNO “URGENTE E IMPROROGABILE” ERA UN PRANZO TRA POCHI ADERENTI AL SINDACATO PADANO E POI UNA RIUNIONE DEL SUO NUOVO PARTITO
Ha lasciato la seduta del Senato senza presidente provocando anche la sospensione dei
lavori perchè aveva da brindare con il sui sindacato.
E’ Libero a spiegare il motivo di tanta fretta della vicepresidente di Palazzo Madama, Rosi Mauro, l’ex pasionaria della Lega, cacciata con disonore dal Carroccio, ma ancora segretario del Sindacato Padano e soprattutto ancora tra i vice di Renato Schifani.
Un appuntamento “urgente e improrogabile”, aveva detto quella che nelle intercettazioni telefoniche tra l’ex tesoriere leghista Francesco Belsito e le altre amministrative del partito veniva chiamata “la Nera”.
L’impegno era fissato nel Veronese, all’hotel San Vito di Negrar — racconta Libero — ai piedi delle Prealpi, dove la Mauro ha pranzato e pasteggiato con assaggi di formaggi e bottiglie di Amarone.
Dopo il pranzo un altro appuntamento per la vicepresidente del Senato: un incontro sul suo nuovo partito, fondato con un altro ex leghista (Lorenzo Bodega), “Siamo gente comune”. Immancabile un altro brindisi.
Secondo la cronaca di Libero c’erano una trentina di persone: si è parlato di federalismo fiscale, abolizione delle Provincie, autonomia delle Regioni, lotta ai clandestini, aiuti alle piccole aziende.
Ai seguaci la Mauro ha precisato — forse perchè sentiva già odore di polemica — che non era suo il turno alla presidenza del Senato.
Ma di Domenico Nania, come si sa.
Nania, invece, era in Sicilia, perchè sta preparando le elezioni regionali essendo vice coordinatore del Pdl di quell’area, oltre che vicepresidente del Senato.
L’aereo non è partito e Nania se n’è fatto presto una ragione: “Prendetevela con il ministero dei Trasporti”.
Insomma: da una parte salami, Amarone e abolizione delle Province, dall’altra le trattative per le regionali.
Il Senato può attendere.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 23rd, 2012 Riccardo Fucile
TRA I MILITANTI DEMOCRATICI SCONCERTO E RABBIA PER I VERTICI REGIONALI CHE HANNO CONDIVISO LA SPARTIZIONE DEI FONDI MILIONARI IN CONSIGLIO… LA LETTERA APERTA DI UN ISCRITTO
Cari consiglieri regionali del Pd, vi scrivo questa lettera perchè non facendo parte della direzione del partito non posso intervenire lunedì e dirvi le stesse cose in faccia (…)
Da una settimana avete avuto la possibilità di mandare a casa la destra del Lazio, mandando
definitivamente in pezzi il partito di Berlusconi e avviando un processo a catena che avrebbe fatto saltare, come dice lo stesso Berlusconi, Campania e Lombardia.
Da una settimana avete preferito tacere (…)
Dite di spendere oltre settecentomila euro per i manifesti, ma in questo caso non avete stampato manco un volantino.
Davanti al consiglio regionale, venerdì mattina c’erano dieci militanti della Federazione della sinistra a manifestare.
Vi scrivo non tanto perchè preoccupato della vostra carriera politica, che da questa situazione — magari non ve ne siete accorti — riceverà una mazzata terribile.
Ma perchè quella che state gettando nel fango è la mia faccia.
La mia faccia di militante del Pd che va a parlare con la gente, che apre il circolo, che attacca i manifesti.
Vorrei chiedervi cosa vado a dire domani ai cittadini?
Che cosa gli vado a dire: beh, ma noi abbiamo usato i fondi per le iniziative politiche, mica per le donnine e le Bmw?
Io, noi, quelli che non prendono rimborsi, diarie e indennità , ci mettiamo la faccia tutti i giorni. Non ci meritiamo di sentir dire “abbiamo sbagliato ad accettare quei soldi”.
Facile, voi avete fatto il sacrificio di gestire oltre due milioni di euro, noi andiamo a raccontare ai cittadini che ci serve il loro contributo per pagare l’affitto del circolo e per stampare i manifesti.
E allora voi avete almeno il dovere di dirci dove stavate.
Dove stavate quando l’ufficio di presidenza approvava quel meccanismo nefasto di moltiplicazione dei fondi.
Forse il vicepresidente Bruno Astorre era malato? E non se n’è accorto dopo?
Era così difficile capire che distribuire 12 milioni di euro in un anno ai gruppi consiliari, per giunta senza alcun meccanismo di controllo, senza nessuna regola, era una cosa scandalosa?
Vi informo che la Regione ha chiuso ospedali, non paga i fornitori, taglia i fondi per i trasporti, taglia perfino il buono pasto ai dipendenti. (…)
Dire che è tutta colpa di Fiorito non vi laverà la coscienza.
Prima di leggerlo sui giornali, avete assunto parenti, fratelli, amanti? (…)
Sono stanco di leggere le dichiarazioni di chi si scusa.
Sono stanco di leggere “siamo onesti, però abbiamo sbagliato ad accettare quei soldi”.
Non capite che non è la vostra la faccia, ma la mia, la nostra?
(dal blog “sostienecardulli.it”)
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Settembre 23rd, 2012 Riccardo Fucile
LA FORNITURA DI LATTICINI AVVOLTA NEL MISTERO: PAGATA DAL PDL, ORDINATA DA NON SI SA CHI… BATTISTONI FIRMAVA I RIMBORSI SENZA NULLA OBIETTARE
Le centodue le pagine che documentano due anni di movimenti in uscita dell’ormai
famigerato conto Unicredit 0000401372093, “Gruppo Consiliare Popolo della libertà – via della Pisana 130”, il pozzo di san Patrizio da cui sono stati succhiati 5 milioni e 900 mila euro di “fondi destinati al funzionamento del Gruppo”, non sono soltanto la fotografia nitida della bulimia rapace di un uomo (Franco Fiorito) e di quanti nel partito quell’uomo beneficiava. Dell’irresistibile e sfacciata inclinazione all’attrippata, alla “robbabbella” a scrocco, come documentato in questi giorni.
In quelle carte è la prova di un metodo e di una prassi.
Quel “chiedo e ricevo” che, sostiene Fiorito, veniva normalmente scarabocchiato su un qualsiasi pezzo di carta, autorizzando i consiglieri, lui per primo, a rimborsi, e spesso ad anticipi, per contanti, assegni o bonifici, di spese della cui giustificazione nessuno avrebbe mai chiesto davvero ragione.
Fosse il partito, il consiglio regionale, l’ufficio di Presidenza dell’Assemblea, il Co.re.co.co (il Comitato di controllo).
La mozzarella per ignoti
Prendiamo quel che accade il 9 maggio di quest’anno.
Il conto Unicredit registra l’addebito di una carta di credito “Cirrus Maestro” che striscia alla cassa del “Caseificio Valleverde”, in via Casilina sud 373 (Roma), 1.380 euro in formaggi. Mozzarelle, verrebbe da dire.
O forse ricotte e caciottine.
Se fosse bufala, a 10, 12 euro al chilo, farebbe un quintale e mezzo di latticini.
Come che sia, una di quelle spese da sfamare un esercito.
Bene, per chi fosse tanta abbondanza non è dato sapere. Nè è dato sapere in che modo la “bufala” o il pecorino consenta il corretto funzionamento del gruppo Pdl alla Pisana.
Ma l’episodio, appunto, conferma la prassi per la quale ignota deve restare la mano che davvero ha usato denaro pubblico per riempirsi la pancia, arredarsi casa, o ricaricare il cellulare (in bollette per la telefonia mobile e fissa se ne vanno 76.856 euro).
46 mila euro in coperti fantasma
Non è diverso con i ristoranti.
Tra il maggio del 2010 e il luglio di quest’anno, dal mammellone Pdl dell’Unicredit vengono munti 46 mila 534 euro che finiscono in pranzi e cene in trenta diverse locande o taverne. Talvolta dal nome degno di questa storia (“Il covo del Brigante”, piuttosto che “lo Schiaffo”). Ed è – intendiamoci – una cifra per difetto.
Documentabile solo perchè quel denaro è stato accreditato a beneficio di ristoratori (nulla infatti impedisce di ipotizzare che altre occasioni conviviali siano state pagate in contanti). Ebbene, nelle causali che sul conto Unicredit accompagnano il saldo dei convivi, un’abile mano impedisce di offrire anche solo una traccia utile a risalire a chi del gruppo Pdl ne abbia goduto e con quali ospiti.
In due anni, soltanto in due occasioni, i pranzi e le cene presentano infatti costi “ragionevoli”, che lasciano intendere serate per due o tre, o quattro persone.
Ci sono tombole da 9.900 (“Pasqualino al Colosseo”), 8.800 (“Caffè Martini”), 2.501 (“Il Ritrovo” di Cori) o 1.501 euro (la pasticceria “Dolce maniera” in Prati, a Roma) in cui non solo non viene indicato il numero dei coperti, ma neppure, per quanto genericamente, la ragione della spesa.
Un format costante
La prassi di rendere irrintracciabili il chi e soprattutto il perchè dell’uso del denaro del gruppo è un format che si ripropone costante nei due anni documentati dalle 102 pagine di estratto conto.
Dunque non solo quando si deve dissimulare il piacere della gola, il gusto per il resort di charme (in alberghi se ne vanno 30.862 euro), per l’elettronica (5.018 euro) o l’arredamento di interni (50.990 ero).
Ma anche quando si deve dare conto delle sequenze di pagamento dei “collaboratori” e dei “consulenti” del gruppo, quale che sia il loro rapporto di lavoro (a progetto, piuttosto che a termine).
Ovvero le loro mansioni. O ancora le ragioni per le quali vengono pagati con scadenze che spesso non sembrano avere una sequenza logica: due volte in un mese, piuttosto che ogni trimestre.
E a ben vedere, la ragione di questo modo di procedere è semplice. Fiorito, evidentemente in pieno accordo con il suo gruppo, deve annodare in un’unica, e a prima vista inestricabile, matassa contabile le sue spese e quelle di tutti i suoi consiglieri.
Perchè lui, come i suoi compagni di partito, ha bisogno di sovrapporre i costi di ciò che è lecito con quelli di ciò che non lo è.
Non a caso, Fiorito accumula segretamente, quando esistono, quei pochi pezzi di carta con cui i suoi consiglieri mettono insieme i loro giustificativi di spesa.
Perchè quei pezzi di carta, come è accaduto, possano diventare la prova che sostenga una collettiva chiamata in correità .
Dando magari il dettaglio di una portata a una conto-briscola in un ristorante di pesce (è successo con le ostriche del consigliere Andrea Bernaudo).
I bonifici a pacchetto
Confondere, dunque. E ancora confondere. In nome del “chiedo e ricevo”.
O, nel caso di Fiorito, del “ho bisogno e prendo”.
Il conto Unicredit dimostra che l’ex capogruppo lo ha fatto fino alla fine.
E da un certo punto in poi (la primavera scorsa) in un crescendo. Ricorrendo, sempre più frequentemente, a “disposizioni di bonifico” a pacchetto per cifre importanti (40-50 mila euro a operazione).
Un sistema che avevamo già incontrato nel caso Lusi.
Un banale accorgimento contabile che accorpa in un’unica voce di addebito sull’estratto conto operazioni di bonifico diverse, ma effettuate in uno stesso momento.
Di cui restano così coperti importi e beneficiari.
A scanso di ficcanaso.
Carlo Bonini
(da “La Repubblica”)
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Settembre 23rd, 2012 Riccardo Fucile
“POLVERINI HA FATTO BENE A NON LASCIARE, NON SO SE SAPESSE”… ”BATTISTONI, UNO CHE DENUNCIA UN COLLEGA PER SPESE CHE ANCHE LUI HA FATTO”…”LA FESTA? CHE L’ABBIA PAGATA DE ROMANIS LO DITE VOI”
Dopo essere stato ospite di Bruno Vespa, assieme al suo avvocato Carlo Taormina, Franco Fiorito interviene anche a In onda, su La7, sempre accompagnato dal legale, per ribadire la sua posizione.
La sua gestione del denaro pubblico messo a disposizione del Pdl laziale potrà anche essere stata “leggera e impropria”, ma “non sono un ladro”.
L’ex capogruppo al Consiglio Regionale del Lazio è indagato per peculato.
“Non sono un ladro, assolutamente no – si difende Fiorito -. Ho gestito una mole di denaro, così come i miei colleghi. Mi accuseranno di averlo mal gestito. Ma non ho mai rubato. E si scoprirà che non sono un ladro. E, a giudicare dalla vicinanza degli amici e di chi condivide la mia attività politica, non ho perso nessun voto”.
Taormina: “Il peculato è dell’ufficio di presidenza”.
Interviene Carlo Taormina. “Al Consiglio Regionale del Lazio – spiega il difensore di Fiorito – esiste un ufficio di presidenza che stabilisce che 20 milioni di euro l’anno vadano spartiti tra i gruppi. Il vero peculato è quello dell’ufficio di presidenza, guidato dal presidente Abbruzzese e in cui sono rappresentati tutti i partiti”.
“Festa, respinsi preventivo da 48mila euro”.
Quanto all’ormai celebre “toga party”, Fiorito non ci sta: “Sono l’unico a non esserci andato” e che a pagarlo “con soldi suoi” sia stato il consigliere regionale Carlo De Romanis “lo dite voi”.
“Vada a controllare i bilanci di un’associazione che si chiama ‘Amici dei giovani del Ppe’ e veda come hanno speso i soldi” rincara l’ex capogruppo Pdl, che poi ammette: “Io sicuramente ho finanziato quell’associazione e sono sicuro di quello che dico” e se in studio “ci chiamerà De Romanis lo saluteremo”.
Per quella festa, aggiunge Fiorito, “che all’inizio doveva tenersi a Cinecittà , mi era arrivato un preventivo di 48mila euro proprio dagli studi, che io ho respinto. E’ la stessa festa che andava fatta, a quel costo, a Cinecittà “.
“Io, capogruppo di bambini”.
Fiorito rivela poi di non aver ambito alla carica di capogruppo.
“Io non volevo fare il capogruppo del Pdl, volevo fare l’assessore all’agricoltura e mi hanno sbattuto a fare il capogruppo di bambini non avvezzi alla politica”.
“Poichè non hanno saputo presentare la lista del Pdl a Roma e dovevano mettere quei candidati in giunta – spiega il consigliere regionale – il responsabile regionale, i grandi dirigenti del partito mi hanno pregato di farlo”.
“All’inizio pensavo di essere tra persone oneste, ma ora non lo credo” attacca ancora Fiorito, il cui riferimento è soprattutto a Battistoni, “un collega che va a denunciare a Bankitalia un altro collega per spese che anche lui aveva fatto”.
“Polverini? Non so se sapesse”.
Per Fiorito, la governatrice Renata Polverini “ha fatto bene a non dimettersi perchè non è direttamente responsabile e perchè credo che non potesse lasciare la Regione in un momento così difficile. Non l’ho sentita in questi giorni perchè non la voglio disturbare. Con la Polverini non ho mai parlato di queste questioni e non posso sapere se lei sapesse o meno. Sicuramente il suo gruppo riceveva le stesse quote degli altri”.
“Oggi comunque difficilmente troverete un militante che affigge manifesti gratuitamente: c’è un sistema politico militarizzato economicamente e in cui servono risorse per competere”.
(da “La Repubblica”)
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Settembre 23rd, 2012 Riccardo Fucile
IL BLITZ NELLA NOTTE DEL 16 DICEMBRE E LA PENSIONE DEI “TECNICI” DELLA GIUNTA POLVERINI
“Io prima sono andato un attimo alla buvette e ho visto la consigliera Colosimo e mi
è venuto in mente che intanto lei versa i contributi per pagare la pensione di tanti ex consiglieri della regione Lazio e la sua pensione, se non cambiano le cose, forse ha la possibilità di riscuoterla dal 2052! Quindi facciamo gli auguri di arrivare invece in splendida forma come adesso a quella data”.
Mancano pochi giorni a Natale quando l’assessore al Bilancio, Stefano Cetica, si amareggia per i sacrifici a cui è costretta la 26enne Chiara Colosimo che la pensione, se va bene, la vedrà tra quarant’anni.
Lui di anni ne ha 57 e la pensione, se va bene, la prenderà appena finita la legislatura.
Deve ringraziare il Pdl che due notti prima — il 16 dicembre — ha inserito alla chetichella un emendamento che introduce il vitalizio anche per chi sta in giunta da “esterno”, senza aver preso neanche un voto.
Come Cetica, appunto.
A presentare in commissione Bilancio quel codicillo, alle due di notte, è il solito Franco Fiorito, ora indagato per l’uso dei fondi del gruppo Pdl.
Ha appena finito una lunghissima riunione di maggioranza.
Così, quando entra nella sala degli Etruschi, ha le idee chiare: “Questa è la nostra proposta: gli assessori esterni hanno diritto al vitalizio. La mettiamo ai voti”.
I cinque consiglieri di opposizione si guardano imbufaliti.
Dalla maggioranza fanno capire che non è il caso di perdere la testa, cercano di farli ragionare, che quella norma può servire anche a qualcuno di loro, magari anche all’Idv Vincenzo Maruccio che l’assessore esterno l’ha già fatto. Si alza un po’ di parapiglia, ma la questione si risolve in fretta.
Si vota: loro sono in cinque, gli altri sono in otto e nel giro di venti minuti quel codicillo è pronto per passare alla fiducia dell’aula.
Si infila nel maxiemendamento che ha trasformato la “finanziaria” regionale di 20 articoli in un mostro da 120:
“Lì dentro c’è di tutto — spiega Ivano Peduzzi, Federazione della Sinistra, ora a capo della campagna referendaria per l’abolizione dei vitalizi — È arrivata in aula e l’hanno messo ai voti dopo un’ora: non abbiamo neanche avuto il tempo di leggerlo”.
Prima che la giunta decidesse di procedere con la “fiducia”, la discussione era durata tre sedute.
E tre quarti del tempo l’avevano passato a discutere dei benedetti vitalizi (dai 3500 ai 7400 euro, in base al numero di legislature fatte) in arrivo per 14 assessori su 17, anche se qualcuno aveva già maturato il diritto nel suo passato da consigliere.
L’assessore Cetica spiega all’Aula le sue ragioni: “A chi vi parla, per esempio, sarebbe impossibile svolgere decentemente il ruolo di consigliere dovendo passare almeno due giorni a settimana, oltretutto il mercoledì e il giovedì, giorni dedicati proprio al Consiglio, in Conferenza delle Regioni (…) un confronto tra interessi con gli altri livelli istituzionali, Stato, Province, Comuni, che non lascia spazio neppure alla vita privata, figuriamoci al resto!”.
Insiste Cetica: “Se facevamo i consiglieri o gli assessori della Lombardia, ci potevamo permettere di stare due o tre giorni a settimana a Roma e un giorno solo in assessorato. Invece facciamo gli assessori del Lazio e stiamo sei giorni su sette, tredici, quattordici ore al giorno in assessorato. Ponetevelo questo problema, non per i vitalizi, ma per il futuro, perchè sarà sempre peggio”.
Alcuni dei 220 ex consiglieri che attualmente percepiscono un vitalizio dalla Regione, il problema se lo sono già posto: quando hanno visto la pensione decurtata di poche centinaia di euro a causa dei tagli ai costi della politica imposti dal governo, hanno fatto ricorso.
Eppure avevano avuto modo di ascoltare le parole pronunciate ancora da Franco Fiorito in quella seduta prenatalizia: “Il rispetto per le istituzioni si fa nei fatti, non si fa solamente negli annunci, e il rispetto è anche rispettare il lavoro che va dal singolo consigliere alla commissione, non fare che la demagogia prevalga sul rispetto tra le parti (…) Noi abbiamo l’opportunità , la capacità e anche il fisico, dico io scherzando, di poter reggere qualsiasi responsabilità ”.
Quel giorno è un po’ influenzato, ha la bocca secca.
Un collega gli passa un bicchiere d’acqua. Lui lo ringrazia ma prima di bere passa in rassegna con lo sguardo l’Aula del Consiglio e domanda “se c’è un assaggiatore”.
“Perchè di questi tempi non si sa mai”.
Paola Zanca
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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