Destra di Popolo.net

ANCHE ALFANO SI SMARCA: “SARO’ DIVERSAMENTE BERLUSCONIANO”

Settembre 29th, 2013 Riccardo Fucile

SI MOLTIPLICANO GLI STRAPPI NEL PDL E ANCHE IL SEGRETARIO PRENDE LE DISTANZE DALLA DERIVA ESTREMISTA

«Se ci saranno estremismi sarò diversamente berlusconiano».
Il giorno dopo le dimissioni da ministro Angelino Alfano è chiaro: «La mia lealtà  al presidente Berlusconi – sostiene il segretario Pdl – è longeva e a prova di bomba. La lealtà  non è malattia dalla quale si guarisce. Oggi lealtà  mi impone di dire che non possono prevalere posizioni estremistiche estranee alla nostra storia, ai nostri valori e al comune sentire del nostro popolo. Se prevarranno quegli intendimenti, il sogno di una nuova Forza Italia non si avvererà . So bene che quelle posizioni sono interpretate da nuovi Berlusconiani ma, se sono quelli i nuovi berlusconiani, io sarò diversamente berlusconiano».
Una chiara presa di posizione contro la linea imposta dai falchi Santanchè, Verdini, Capezzone e avallata ieri da Berlusconi, ma sconfessata oggi da molti esponenti di primo piano del Pdl e di cui Alfano pare voglia farsi interprete.
Lo stesso Berlusconi oggi si è rimangiato parte di quanto dichiarato ieri, alla luce delle tante defezioni che si stanno annunciando
Vi sono grandi manovre al Senato, tappa che potrebbe risultare decisiva per la prosecuzione dell’attività  del governo.
A questo proposito, contatti sarebbero in corso per coagulare in particolare intorno alle ultime posizioni di Gaetano Quagliariello un gruppo di senatori.
Lo «scouting» in corso potrebbe arrivare a formare un gruppo parlamentare, quindi coinvolgerebbe fino a 10-15 senatori.
In dettaglio, sarebbe soprattutto tra i senatori siciliani e campani sino ad ora iscritti al Pdl che attingerebbe il nuovo gruppo di moderati.
Ma la battaglia pare ormai tutta interna a Forza Italia per il cotrollo del partito: tra 15 giorni il Cavaliere sarà  ai servizi sociali e non potrà  certo esprimersi come ora.
Sempre tra 15-20 giorni potrebbe essere privo dello scudo di senatore e a rischio arresto: a quel punto Forza Italia in mano a chi sarà ?

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FAMIGLIA CRISTIANA: “BERLUSCONI HA PERSO OGNI FILO DI DIGNITA’. SULLA PELLE DEGLI ITALIANI, COME SEMPRE”

Settembre 29th, 2013 Riccardo Fucile

SACRIFICA L’ITALIA AI SUOI GUAI GIUDIZIARI E AI SUOI INTERESSI ECONOMICI, INDIFFERENTE AL DESTINO DI MILIONI DI ITALIANI

Impegnato nell’ennesima fuga dalle proprie responsabilità  politiche e giudiziarie, Silvio Berlusconi scarica come sempre sugli italiani il costo dell’avventura.
Gli eventi di queste ore sono drammatici ma anche tipici: timoroso del passaggio parlamentare (che nelle democrazie normali è invece “sacro” e ineludibile), atterrito all’idea di dover votare contro il Governo con una sfiducia a viso aperto e sotto gli occhi del Paese, il Cavaliere butta giù tutto nel week end e senza vergogna accusa gli altri di “ricatto”.
Lui che da mesi scappa davanti ai processi che lo inseguono e minaccia l’Italia intera: o mi graziate e inventate per me una Giustizia speciale o sfascio il Paese.
Come si diceva: drammatico ma anche tipico.
Pensiamo a quanto sta succedendo in queste settimane.
Siamo sul punto di   svendere Alitalia, dopo aver speso miliardi di euro pubblici per trattenerla nel 2009 quando avremmo potuto venderla con profitto, il tutto perchè Berlusconi aveva bisogno di farsi propaganda con la “difesa dell’italianità “.
E la vicenda dell’Imu? Propaganda elettorale pure quella.
Anzi, propaganda al cubo: gli italiani pagavano l’Ici, poi Berlusconi impose la più gravosa Imu; nella successiva campagna elettorale si fece bello promettendone l’eliminazione; e ora che il Governo delle “larghe intese”, per placarlo, ha eliminato l’Imu, scopriamo che tra Service Tax e aumento dell’Iva (perchè il buco va in qualche modo coperto) pagheremo ancora di più.
Tutto sulla nostra pelle, tutto con le nostre tasche.
Con le dimissioni dei servizievoli ministri che arrivano proprio mentre tutte le istituzioni economiche internazionali ci spiegano (e qualcuna quasi ci supplica) che aprire una nuova fase di instabilità  significherebbe condannare l’Italia alla serie B dello sviluppo, tramutarla in un vagone impazzito del lungo convoglio che faticosamente cerca di riprendere slancio sul binario della ripresa.
Un vagone che gli altri sgancerebbero volentieri.
E’ il cinismo di sempre, l’interesse dell’uno e dei suoi fidi finanziato dai sacrifici dei molti.
Come le leggi ad personam, che hanno stravolto il sistema della Giustizia e inquinato la vita economica (pensiamo solo alla depenalizzazione del falso in bilancio).
Come gli infiniti condoni.
Come gli scudi fiscali, formidabili spot a favore dell’evasione fiscale che infatti, cifre alla mano, in questi anni è solo cresciuta.
In queste ore è difficile prevedere gli esiti politici di questa vergognosa vicenda.
E’ più che giunto il momento, però, che la folle cavalcata del Cavaliere trovi fine.
Una parola che possono scrivere solo gli italiani.

(da “Famiglia Cristiana“)

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BERLUSCONI CAMBIA IDEA: “VOTEREMO STABILITA’ SE C’E’ STOP IVA”. EH NO, ORA TE NE VAI FUORI DAI COGLIONI

Settembre 29th, 2013 Riccardo Fucile

INDEGNA RETROMARCIA POCO FA DEL CAVALIERE CHE TEME LA FUGA DI DIRIGENTI ED ELETTORI DA FORZA ITALIA

Una farsa indegna.
“Elezioni al più presto possibile, non accetteremo un aumento della tasse”.
Ma anche: “Se il governo proporrà  una legge di stabilità  realmente utile all’Italia, noi la voteremo. Se bloccheranno l’aumento dell’Iva senza aumentare altre tasse noi lo voteremo”.
E’ un Silvio Berlusconi double-face quello che festeggia il suo 77° compleanno.
Perchè al telefono con i militanti campani dice di essere pronto “a riprendere la battaglia”, ma poi fa comparire sul sito del Pdl-Forza Italia un lungo intervento in cui spiega che darà  appoggio al governo Letta se i provvedimenti saranno utili al paese.
Al telefono con Nitto e Carfagna: “Pronto a riprendere la battaglia”.
Queste le parole dell’ex premier Silvio Berlusconi in una telefonata agli organizzatori della festa per il suo 77° compleanno nell’hotel Vesuvio di Napoli.
Presenti l’ex ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma, l’ex ministro Mara Carfagna e la compagine campana del partito.
”Grazie di questa opportunità ! Di cosa state discutendo? Io non sono stanco di combattere” dice il leader del Pdl. Berlusconi scherza sul numero dei suo anni “37 o 47 anni… Sono in piena forma…”, ma poi passa subito all’attacco annunciando la volontà  di tornare alle urne al più presto: “Questa notte dopo 59 notti che non dormivo e che lavoravo fino alle 5, a volte guardando il soffitto, questa notte ho dormito 10 ore a fila. Sono pronto a riprendere la battaglia — spiega al telefono con voce stanca il Cavaliere -. E’ un frangente difficile per il nostro paese perchè quest signori della sinistra hanno il vizio di ribaltare la verità  a proprio vantaggio”.
Infine Berlusconi suona la carica ai parlamentari campani che promettono fedeltà  e gli fanno gli auguri (la Carfagna cita addirittura una frase di Albert Einstein): “Bisogna andare convinti alle elezioni al più presto possibile. I sondaggi dicono che le elezioni le vinceremo”.
“Noi siamo una formazione forte, tra noi c’è stima, amicizia, forte affetto. Questo credo che sia unico anche per questo Forza Italia è un partito, un movimento diverso da tutti i movimenti politici sulla faccia della Terra” (e su questo non c’e’ dubbio… n.d.r.).
Poco tempo dopo il contrordine
“Voteremo legge stabilità  se utile al paese”.
Sul sito del Pdl-Forza Italia l’ex premier ha scritto un lungo messaggio ai militanti: “La stabilità  di governo è un bene se si nutre di due cose: un governo capace di lavorare bene e una maggioranza unita sulle cose da fare e fondata sul rispetto reciproco”
L’ex presidente del Consiglio indossa i panni della vittima: “Abbiamo pazientemente offerto soluzioni a ogni livello istituzionale per evitare di fare precipitare la situazione. Non ci hanno voluto ascoltare. Per questo ho deciso di chiedere ai ministri Pdl di dare le proprie dimissioni. So bene che è una scelta dura e impopolare. Ho previsto tutte le accuse che mi stanno rovesciando addosso in queste ore e anche lo sconcerto di parte del nostro elettorato, preoccupato giustamente della situazione economica e sociale”.
So e sappiamo distinguere — scrive il leader del Pdl — il reale interesse dei cittadini. Per questo motivo, se il governo proporrà  una legge di stabilità  realmente utile all’Italia, noi la voteremo. Se bloccheranno l’aumento dell’Iva senza aumentare altre tasse noi lo voteremo. Se, come si sono impegnati a fare, taglieranno anche la seconda rata Imu, noi voteremo favorevolmente. Noi ci siamo e ci saremo su tutte le altre misure utili, come il rifinanziamento della cassa integrazione, delle missioni internazionali, il taglio del cuneo fiscale“.
“Mio dovere continuare a restare in campo”.
Infine ancora il tema della giustizia: “A chi mi chiede di farmi da parte e accettare con cristiana rassegnazione la mia sorte giudiziaria, presente e futura, dico che lo farei senza esitazione, se ciò fosse utile al Paese. Ritengo mio dovere continuare a restare in campo, per offrire una alternativa ai poteri non democratici — perchè non eletti dal popolo — che loro sì irresponsabilmente vogliono mettere in ginocchio il nostro Paese”.

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RIVOLTA CONTRO IL CAVALIERE, QUAGLIARELLO E LORENZIN: “NON ADERIREMO A FORZA ITALIA”

Settembre 29th, 2013 Riccardo Fucile

DISSENTONO ANCHE LUPI, CICCHITTO, FRATTINI…”BASTA CON DERIVA ESTREMISTA E TONI INACCETTABILI, IL PARTITO E’ STATO GENETICAMENTE MODIFICATO”

Dopo il dito alzato premonitore di Fini, per la prima volta nella sua storia, il Pdl si spacca: protagonisti stavolta non gli ex An, ma molti nomi storici di Forza Italia.
Una frattura non solo evidente, ma anche rumorosa, con il malcontento espresso in forme e toni forti.
Ieri Giovanardi, oggi Cicchitto, Quagliariello, Beatrice Lorenzin e Maurizio Lupi (seppur in forma diversa): nomi che nel Pdl contano, e non poco.
E tre di loro sono ministri.
Hanno subito le indicazioni del capo e del suo cerchio magico, ma non le condividono e lo dicono chiaro e tondo.
Critiche che si concludono con un annuncio: “Non aderiremo a Forza Italia”.
Si sfilano (tranne per ora Lupi), insomma, il che conferma un’indiscrezione sempre più forte nelle ultime ore: la fuoriuscita di un numero imprecisato di parlamentari dal Pdl/Fi e la contemporanea creazione di un nuovo movimento (si chiamerebbe Italia popolare) che farebbe da stampella ad un ipotetico Letta-bis o a un governo di minoranza.
Un’azione che, a quanto pare, è già  avanzata a Palazzo Madama, dove lo ‘scouting’ in corso potrebbe arrivare a formare un gruppo parlamentare, quindi coinvolgerebbe fino a 10-15 senatori.
In dettaglio, sarebbe soprattutto tra i senatori siciliani e campani (ma non Vincenzo D’Anna, Pietro Langella, Antonio Milo e Ciro Falanga, che hanno giurato fedeltà  al Cavaliere) sino ad ora iscritti al Pdl che attingerebbe il nuovo gruppo di moderati.
Cicchitto: “Basta estremisti di estrema destra nel partito”
Il primo a esprimere critiche corrosive contro la decisione del Cavaliere è stato Cicchitto con una lunga nota. E non le ha mandate a dire. Anzi.
“Berlusconi avrebbe bisogno di un partito serio, radicato sul territorio, democratico nella sua vita interna, un partito di massa, dei moderati, dei garantisti, dei riformisti — ha detto l’ex capogruppo Pdl alla Camera — e non un partito di alcuni estremisti che nelle occasioni cruciali parlano con un linguaggio di estrema destra dall’inaccettabile tonalità  anche nel confronto con gli avversari politici che non dobbiamo imitare nelle loro espressioni peggiori”.
Parole durissime quelle di Cicchitto, nonchè un attacco diretto ai falchi del partito, che invita a non illudersi su elezioni subito.
Per Cicchitto questa mancanza di dialogo interno è un problema assai grave, “anche perchè, da oggi fino alle prossime elezioni — che nessuno si può illudere che avvengano immediatamente visto che va rifatta la legge elettorale — i parlamentari devono svolgere un ruolo decisivo in Parlamento e sul territorio e quindi il loro ruolo politico è assai importante e non possono essere trattati come delle semplici pedine da manovrare, in modo per di più disordinato, ad opera di pochi dirigenti del partito”.
Quagliariello: “Se Forza Italia è questa io non aderirò”
“Se Forza Italia è questa, io non aderirò”. E’ un messaggio netto quello del ministro per le Riforme costituzionali Gaetano Quagliariello, a Piacenza per il Festival del diritto.
Per il ‘saggio’ Quagliariello, l’annuncio di dimissioni dei parlamentari del Pdl è stato un “fallo di reazione”. “Io — ha aggiunto — non ho aderito perchè penso che una persona che fa politica deve avere l’inclinazione al compromesso. Io le dimissioni non ho avuto nessuna remora a darle — ha aggiunto il ministro — però è evidente che se si fa in una sede in cui a discutere sono alcuni esponenti di un partito, senza il segretario, quel partito è geneticamente modificato: a questa Forza Italia non aderirò”.
Uno degli obiettivi delle dimissioni dei ministri del Pdl dal governo potrebbe essere “avere elezioni anticipate”, ma “non è il mio obiettivo” ha detto Quagliariello, secondo cui “le elezioni anticipate e le vittorie elettorali anticipate sono vittorie di Pirro”.
Toccando, invece, il tasto delle dimissioni da parlamentari, sempre per quanto riguarda il Pdl (dimissioni non date da Quagliariello, che lo farà  appena possibile, pur non condividendo la scelta), il ministro ha aggiunto che “le dimissioni da parlamentari hanno creato una slavina, si è sganciata l’atomica, una cosa incredibile — ha concluso — mai fatta nel Parlamento italiano”.
A chi parla di scissione all’interno del Pdl, Quagliariello risponde con un ragionamento chiaro: “Non so se c’è una scissione: so che il centrodestra non è quello che si è espresso ieri”.
Riferendosi alle decisioni prese ieri ad Arcore, ossia alla richiesta di dimissioni dei ministri del centrodestra, Quagliariello ha poi aggiunto che “non è quella la storia del centrodestra maggioritaria, non è quella la storia dei moderati in Italia”.
Il ministro per le Riforme, inoltre, ha rivolto un appello ai suoi colleghi di partito: “Ho detto come la pensavo, non ho avuto dubbi a dare le dimissioni, ora vediamo che cosa accade: spero che altri parlino lo stesso linguaggio di chiarezza“.
Lorenzin: “Mi dimetto, ma non condivido la linea del partito”
“Non giustifico nè condivido la linea di chi lo consiglia in queste ore”, “tentano di distruggere tutto quello che Berlusconi ha costruito e rappresentato”.
Parole e concetti chiari quelli espressi in una nota dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin che, pur dimettendosi, ha annunciato che non farà  parte di questa Forza Italia poichè “spinta verso una destra radicale”.
Dopo aver espresso soddisfazione per i cinque mesi trascorsi nel governo Letta e aver rivendicato la bontà  del lavoro svolto, Lorenzin è passata all’attacco. “Questa nuova Forza Italia sta dimostrando d’essere molto diversa da quella del ’94. Manca di quei valori e di quel sogno che ci ha portati sin qui” ha detto la titolare della Sanità , che poi critica la direzione che sta prendendo la nuova creatura del Cavaliere perchè “ci spinge verso una destra radicale in cui non mi riconosco, chiude ai moderati e li mette fuori senza alcuna riflessione culturale, segnandoli come traditori. Esprimo il mio dissenso”.
Poi il solito discorso: sì alle dimissioni, no alla nuova Forza Italia, almeno così concepita. “Accetto senza indugio la richiesta di dimissioni fatta durante un pranzo a cui non partecipavano nè i presidenti dei gruppi parlamentari, nè il segretario del partito, per coerenza politica nei confronti di chi mi ha indicato come ministro di questo Governo — ha concluso l’esponente del Pdl – Continuerò ad esprimere le mie idee e i miei principi nel campo del centrodestra, ma non in questa Forza Italia”.
Lupi: “Forza Italia non può essere estremista”
Diversa e con più sfumature la posizione del ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi: lui sta con il Cavaliere, ma non con i suoi consiglieri. “Così non va. Forza Italia non può essere un movimento estremista in mano a degli estremisti — ha detto il politico ciellino — Noi vogliamo stare con Berlusconi, con la sua storia e con le sue idee, ma non con i suoi cattivi consiglieri. Si può lavorare per il bene del Paese essendo alternativi alla sinistra e rifiutando gli estremisti. Angelino Alfano si metta in gioco per questa buona e giusta battaglia”.
Frattini su Twitter:
“Grave voltare le spalle al Paese. L’Italia è in difficoltà , non merita una irresponsabile crisi al buio”. Poi, in una nota, aggiunge: “Mi riconosco nelle parole di chi in queste ore, nel centrodestra, ha preso le distanze dalla decisione del Pdl di ritirare la delegazione al governo, e guarda quindi con dolore a un gesto che lacera le prospettive future dell’Italia”.

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IL CAPO DIMETTE I MINISTRI, PDL NEL CAOS

Settembre 29th, 2013 Riccardo Fucile

“NON CI FACCIAMO COMANDARE DA VERDINI E DALLA SANTANCHE’, NON MUORIAMO PER LORO”

In quel momento Francesca stava addobbando il carrello per i dolci con Marina, preparativi per un compleanno, oggi, familiare e funerario ad Arcore.
Silvio Berlusconi era seduto, muto, in salotto. Daniela Santanchè e Denis Verdini urlavano, Sandro Bondi ascoltava a mani incrociate, Niccolò Ghedini prendeva appunti.
E allora, stremato, il Cavaliere ha ripreso coscienza e deciso: “I nostri ministri si ritirano, addio governo di Enrico Letta. Non accettiamo ultimatum”.
Daniele Capezzone aveva abbozzato un comunicato, solito gancio contro la sinistra che tassa, riferimenti al Consiglio dei ministri, l’Iva che aumenta e l’Imu che tormenta.
I ministri non sapevano nulla.
Angelino Alfano ha ricevuto una telefonata, e ha replicato con un suono labiale che accompagna le sue conversazioni con il Capo: si.
Ma i colleghi di governo non hanno accettato di firmare la nota di Arcore senza conoscere il testo e, soprattutto, le motivazioni. Gaetano Quagliariello e Maurizio Lupi, ormai in rotta con il Cavaliere, mirano ai carnefici: “Non ci facciamo comandare da Verdini e Santanchè. Non moriamo per loro”.
Attimi di apprensione. Da Arcore era scattato l’ordine di disintegrare l’alleanza, ma i ministri stavano lì, nervosi, a tracciare una via di fuga: “È una follia”.
Berlusconi compone cinque numeri di telefono differenti, anzi quattro perchè non c’era bisogno di ammansire Alfano o di fornire una spiegazione. Il Cavaliere parla con Lupi, Lorenzin, Quagliariello e De Girolamo: “Non possiamo farci stritolare da Letta e dal Pd. I nostri elettori non potranno perdonarci se alziamo le tasse. Andiamo a votare. Io non mi fido di Napolitano”.
Quella che il Capo chiama la delegazione di Forza Italia scrive un paio di righe, recepisce il messaggio: “Non ci sono più le condizioni per restare”.
Non finisce, però, la devastazione interna. E non soltanto per la reazione di Fabrizio Cicchitto: “Dovevamo discutere prima”.
Il segnale fa scattare la rivolta. Anche Alberto Giorgetti, sottosegretario al Tesoro, ripudia l’editto di Arcore: “Contesto il metodo usato per i ministri, non lascio da deputato”.
E il pericolo si chiama “scissione”, incontrollabili e clamorosi spostamenti al centro per far nascere un nuovo esecutivo.
L’elenco di Palazzo Madama è abbondante: Giovanardi, Compagna, Naccarato, Falanga; i siciliani Castiglione, Torrisi e Pagano. E il saggio Quagliariello, assieme al cattolico Lupi (Montecitorio, però) che non sopporta più la versione Forza Italia Garnero in Santanchè.
A Roma guardano con sospetto al gruppo di Arcore che ha imposto al Cavaliere l’uscita per Letta: i moderati si vedono, tramano e sperano.
E fra le tante voci che circolano, e che contengono un retroscena di verità , dicono che fra i più accaniti consiglieri di B. ce ne siano due che temono conseguenze giudiziarie: non del Capo, ma personali.
La sindrome del guinzaglio, ormai esperto in materia per le frequentazione di Dudù, è l’ultima malattia del Cavaliere.
La sceneggiata “dimissione di massa” ha dimostrato che B. non riesce più a tenere insieme il partito. Ha chiuso la partita perchè non dorme per i traditori: “Venerdì notte è stato sveglio. Non riusciva a riposare per la storia del Cdm e per tutti i problemi che lo assediano”, racconta con affetto Sandro Bondi.
Quando non vuole sentire rimproveri, il Cavaliere allontana gli amici più cari.
Ad Arcore non c’erano Paolo Bonaiuti e Gianni Letta, e nemmeno li ha informati, coinvolti. Marina non era d’accordo col padre, non voleva far precipitare la situazione, per il bene di un’azienda di famiglia che subisce i sussulti di palazzo Chigi.
E non sorprende che abbia disertato la riunione ristretta con Verdini e Santanchè, che hanno convinto il Cavaliere ad aprire la campagna elettorale con un comizio durante la manifestazione del 4 ottobre, giorno di seduta in Giunta per le Elezione, giorno di decadenza. Oggi fa 77 anni.

Carlo Trecce
(da “il Fatto Quotidiano“)

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E NEL PDL RISCHIO SCISSIONE: LE COLOMBE PRONTE A MOLLARE SILVIO

Settembre 29th, 2013 Riccardo Fucile

CRESCE IL DISSENSO ALLA LINEA ESTREMISTA DI SANTANCHE, VERDINI E CAPEZZONE

Il quadro sarà  più chiaro nelle prossime ore. Sono 19 i senatori necessari a formare una maggioranza con il Partito democratico
La fotografia è di un ministro del Pdl che ormai vive in bilico. “Si può difendere Berlusconi e la nostra storia anche senza fare la Repubblica di Salò”. Immagine potente, capace di evocare tradimenti e battaglie intestine.
Questo è il Pdl, oggi. Un partito allo sbando, sull’orlo di una scissione che potrebbe favorire un Letta bis.
Al progetto lavorano i big centristi di Scelta civica e del Pd. Ma lo scudo politico è di Enrico Letta e la stella polare, naturalmente, Giorgio Napolitano.
Non tutti i senatori azzurri seguiranno Silvio Berlusconi. Non stavolta, anche se il Cavaliere li contatterà  — uno ad uno — nelle prossime ore.
Il comunicato con cui il leader ha sancito la crisi ha peggiorato il clima. La miccia è stata il pranzo di Arcore.
I falchi che circondano un Cavaliere disposto a farsi circondare per staccare la spina, i ministri del Pdl che vergano una nota di dimissioni in cui si segnala però quanto di buono ha prodotto il governo, in aperta polemica con il Capo.
Ecco, proprio dai ministri bisogna partire.
Gaetano Quagliariello, che pure ha lasciato il ministero, sosterrà  un nuovo esecutivo ispirato dal Colle. E’ lui una delle linee di frattura del Pdl. E la crepa si allarga conil passare delle ore.
Al Senato potrebbero essere una decina. Allo scoperto è uscito Fabrizio Cicchitto, contestando uno strappo deciso senza consultare gli organi di partito. Lui, con altri ex socialisti, potrebbe addirittura restare nel Pdl, sfida estrema alla nuova Forza Italia di “Verdini&Santanchè”.
La pensa come Cicchitto il senatore Maurizio Sacconi, lacerato dai dubbi: “Sono d’accordo con Fabrizio”, si limita a dire.
Ma è tutto il mondo cattolico a fibrillare. Mario Mauro ha trascorso un intero pomeriggio al telefono. Pezzi grossi di Comunione e liberazione sono tornati ad ascoltarlo.
Pressa senza tregua Maurizio Lupi, ministro berlusconiano sconvolto per la mossa del Cavaliere.
L’idea di Mauro è di aggregare al centro, convincendo i senatori più inquieti. Anche Beppe Fioroni è stato contattato, perchè l’idea è di unire ciò che la Seconda Repubblica ha diviso.
Luca Cordero di Montezemolo, poi, fa direttamente i nomi: “Spero che persone come Lupi, Quagliariello, Sacconi, Gelmini, Lorenzin e lo stesso Alfano riflettano bene prima di assecondare una deriva che porterà  il Paese sul ciglio del baratro”.
Il sottosegretario Giuseppe Castiglione ha detto addio al governo, ma non ha firmato le dimissioni da deputato. Potrebbe esseredella partita centrista, portando in dote due o tre senatori siciliani.
“Si tratta comunque di un’accelerazione imprevista che nei prossimi giorni andrà  capita meglio”. Contrarissimo alla rottura il sottosegretario Alberto Giorgetti, che per tutta risposta ha ritirato le sue dimissioni da parlamentare.
Preoccupato, Verdini si è incollato (telefonicamente) ai senatori siciliani, calabresi e campani. E’ convinto che da lì arriverà  qualche pugnalata.
Pier Ferdinando Casini, che pure negli ultimi mesi si è riavvicinato alle colombe berlusconiane, ha fiutato l’aria.
E crede nella scissione: “A me sinceramente dispiace per Berlusconi, ma questa è una follia autolesionista. Il Ppe non è questa cosa qui. Ed è chiaro che questa accelerazione interpella tutti, nel Pdl. Credo che ci saranno dissociazioni significative”.
Serve tempo, a chi crede in un nuovo gruppo filogovernativo e a chi intende sfilarsi dal Pdl.
A Letta questo è stato chiesto, qualche giorno in più per riuscire ad aggregare.

Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica“)

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IL CAVALIERE: “I TRADITORI FINIRANNO COME FINI”, MA LUI FINIRA’ IN GALERA

Settembre 29th, 2013 Riccardo Fucile

COM’E’ NATO IL BLITZ DI ARCORE, LA LITE CON ALFANO, LE PREOCCUPAZIONI DI GHEDINI

«Vediamo adesso se avranno il coraggio di arrestare il capo dell’opposizione». Alle 18 il braccio di ferro con i ministri Pdl è concluso con un mezzo strappo.
Loro che si rifiutano di firmare il documento durissimo confezionato ad Arcore contro Letta.
Berrlusconi che infine sigla la dichiarazione di guerra al governo e la rende pubblica a loro insaputa. È il game over, il Cavaliere si regala così per il settantasettesimo compleanno di oggi una crisi che sa di vendetta. Ma ora punta dritto al voto anticipato: «Non avranno maggioranza senza di noi e i traditori finiranno come Gianfranco Fini»
In una Villa San Martino che mai quanto ieri è stata bunker sotto assedio, la decisione suprema viene presa in assenza del vicepremier Alfano e dei ministri.
Col padrone di casa, solo Sandro Bondi, Denis Verdini, Daniela Santanchè e l’avvocato Ghedini, per un po’ anche Annamaria Bernini.
Ma soprattutto c’è Marina, la primogenita, ormai sempre al suo fianco nei momenti cruciali che investono il futuro politico, e non solo imprenditoriale, della famiglia Berlusconi.
A ora di pranzo la situazione appare tesa ma non critica, tra colombe e ministri corre con un certo sollievo perfino la voce che il capo stia lavorando a una nota per dichiararsi «responsabile per il bene supremo del Paese» e chiudere con la storia della crisi.
È un bluff. Verdini e Santanchè sono lì col pretesto della manifestazione del 5 ottobre.
Tornano alla carica sulla necessità  di aprire la crisi. Lo fa ancor più Ghedini, che tocca di nuovo il tasto delle procure al lavoro, di ipotetici arresti imminenti.
Berlusconi si era illuso che l’apertura del presidente Napolitano sull’amnistia, in mattinata, fosse un segnale. «Non lo è affatto – gli spiega il legale – È una scatola vuota. Occorrono i due terzi in Parlamento e il Pd già  è contrario». Il Cavaliere perde le staffe.
Da quel momento, spiegano i pochi presenti, sarà  una valanga. Che si abbatte su Napolitano «inerte» e insensibile al suo dramma, ma anche sul premier Letta, che «doveva fare un governo di pacificazione e non ha fatto un bel nulla: mai espressa una parola di solidarietà , sempre lì a schierarsi col Colle contro di me».
C’è la decadenza e l’interdizione in cima ai pensieri, una tragedia tutta personale: «Non avrei avuto via di scampo, ma non mi fanno fuori così».
Il mancato stop all’aumento dell’Iva, fatto ricadere dal presidente del Consiglio su di loro, diventa solo l’ultimo pretesto per stendere il comunicato contro il governo.
Viene messo nero su bianco da Sandro Bondi.
E i cinque ministri? Angelino Alfano con Quagliariello e Lorenzin sono riuniti a casa di Alfano dalle 15. Lupi e De Girolamo in contatto con loro al telefono. Sono stati informati del precipitare degli eventi a cose già  fatte, quando Verdini e Santanchè e Ghedini avevano già  lavorato ai fianchi Berlusconi per ore.
Berlusconi stesso chiama il vicepremier nel primo pomeriggio per comunicargli la decisione già  presa, saranno tutti dimissionati.
Questa volta, raccontano, Alfano si inalbera, alza perfino la voce. «È un errore madornale, presidente. Si può esprimere dissenso ma questa mossa è sbagliata, noi non faremo la figura dei traditori, ci adegueremo, ma lo ripeto: è un grande errore ». Come lui la pensano tutti gli altri ministri. Il tira e molla durerà  quasi tre ore, dalle 15 alle 18.
Poi il Cavaliere chiude a suo modo la faccenda, a muso duro. Alfano si vede recapitare la nota che annuncia la crisi mentre ancora è lì a battagliare. Uno smacco che è costretto a ingoiare
Uno strappo comunque si consuma.
Ai cinque in quelle ore cruciali viene per giunta inviata una nota di fuoco che avrebbero dovuto firmare per annunciare le loro dimissioni: in poche righe, un attacco frontale al governo del quale hanno fatto parte finora, alla sinistra, alla magistratura che perseguita il leader.
Loro si rifiutano. «Questo è troppo ».
Una nota per comunicare la rinuncia alla carica la stilano loro, molto più diplomatica, comunque aperta a un residuo confronto. I veleni interni fanno circolare la notizia che il testo ben più pesante fosse stato scritto da Daniele Capezzone. Lui smentisce: «Pura fiction».
Detto questo, da falco, approva anche lui la scelta del capo: «Nella testa di Berlusconi il governo non c’era più da tempo, decidere quando farlo cadere era un dettaglio tattico». Gongolano, i nemici dell’esecutivo di larghe intese in casa forzista
Ma il leader sa che la partita più delicata comincia adesso. Che una frangia dei ministri non si è rassegnata, che parecchi esponenti di spicco nel partito non sono d’accordo.
Cicchitto è solo uno dei più coraggiosi a dirlo pubblicamente. Ma al Senato il solco è segnato, tutto è in movimento dentro il gruppo. Bondi e gli altri fedelissimi insistono: «Al voto sfiduciamo Letta».
Molti altri non la pensano così. «Ci provino, faranno la fine di Gianfranco » si dice sicuro Berlusconi. Marina annuisce, abbandona ogni resistenza.
«Il paese vive una crisi molto importante» dirà  poi lei la sera dal Teatro La Scala. I falchi adesso guardano a lei, ultima speranza per tenere unito un partito che già  non c’è più.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)

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I RETROSCENA DEL GOLPE DI BERLUSCONI: “NON POSSO ROMPERE SULLA GIUSTIZIA, SFRUTTIAMO IL PRETESTO DELL’IVA”

Settembre 28th, 2013 Riccardo Fucile

“VOGLIO VEDERE SE ORA ARRESTANO IL LEADER DELL’OPPOSIZIONE”… SE E’ UN DELINQUENTE E’ FORSE VIETATO?… IL FILO DIRETTO DI VERDINI CON GLI ALTI VERTICI CINQUESTELLE

È nel corso di un pranzo con i falchi più feroci, che Silvio Berlusconi decide di non aspettare il dibattito in Aula.
Di giocare d’anticipo. E di ordinare le dimissioni di ministri e parlamentari.
“Perchè l’Iva è un pretesto che non si può perdere per rompere “coprendo” il movente giudiziario: “Non scaricheranno su di me l’aumento delle tasse, anzi sarò io a scaricarlo su di loro”.
“Se aspettiamo che Letta parli alle Camere rimaniamo col cerino in mano” dicono i più falchi. Ecco perchè viene chiesto ad Alfano di chiamare i ministri per ordinare le dimissioni. La telefonata è vissuta come un blitz.
La apprendono dalla agenzie anche i capigruppo, tanto che Renato Brunetta aveva appeno messo agli atti una dichiarazione di fiducia al governo.
È uno scenario sudamericano quello su cui il Cavaliere ha lavorato ad Arcore per tutto il pomeriggio: costringere Napolitano a sciogliere, chiedere le urne sin dalla manifestazione del 4 ottobre, usare la mobilitazione popolare come scudo verso le procure: “Voglio vedere — è sbottato coi suoi — se ora arrestano il capo dell’opposizione”.
Ed è proprio per mettere sotto ricatto Napolitano che Berlusconi pensa di avere un’arma segreta. Verdini, che ha un filo costante con i cervelli del movimento grillino, avrebbe portato una notizia che al Cavaliere ha fatto immaginare una corrida in Parlamento: “Grillo vuole votare come noi — rivela un fonte di alto livello — e non è escluso che nelle prossime ore anche i Cinque stelle dicano che i Parlamentari si dimettano in massa”.
Cinque Stelle o no, è il governo Letta il primo cadavere di una campagna elettorale già  iniziata: “Se rompiamo sulla giustizia — dice Berlusconi — gli italiani non ci capiscono, ma sull’Iva è un’occasione da non perdere”.
Come l’Imu ai tempi di Monti. E come ai tempi di Monti è possibile che ci sarà  qualche defezione, ma irrilevante.
I sondaggi dicono che comunque il Pdl sta più in alto nei consensi rispetto alle scorse elezioni e quindi i parlamentari eletti, se fedeli, saranno riconfermati.
Segno dell’aria cambiata la Pitonessa, Daniela Santanchè, vera vincitrice con Berlusconi della svolta antigovernativa, ha già  la fila di adoranti dalla porta pronti alla metamorfosi da colombe a pitoni.

(da “Huffington Post“)

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STAMPA ESTERA UNANIME. “BERLUSCONI FA CADERE IL GOVERNO PER LA SUA CONDANNA PER FRODE FISCALE”

Settembre 28th, 2013 Riccardo Fucile

ANCHE I MAGGIORI GIORNALI CONSERVATORI NON CONSIDERANO LA SCUSA DELL’AUMENTO DELL’IVA E DENUNCIANO UNA PERICOLOSA CRISI MOTIVATA SOLO DA RAGIONI DI INTERESSE PERSONALE

Le dimissioni dei ministri del Pdl e la crisi di governo aperta a Roma fanno il giro del mondo sui media esteri, dal New York Times a Liberation, dallo Spiegel a El Pais. Sui siti internazionali che rilanciano la notizia «a caldo» non c’è traccia della motivazione “ufficiale” della rottura politica – cioè l’aumento dell’Iva – ma tutto viene legato alla questione della decadenza del Cavaliere da senatore.
Fra i primi a rilanciare la notizia l’agenzia FRANCE PRESSE, alle 18.33, seguita 10 minuti dopo dalla REUTERS.
Sui siti dei maggiori quotidiani «non passa» l’aumento dell’Iva.
«Sul punto di essere escluso dal Senato dopo la condanna per frode fiscale, Berlusconi fa scoppiare il governo» che era stato varato «con dolore» solo cinque mesi fa, scrive LE MONDE.
In un commento, il giornale titola «Enrico Letta mostra i muscoli.
L’Italia presa in ostaggio», malgrado Bruxelles, il Fmi, la Bce, le agenzie di rating, la Confindustria abbiano moltiplicato i moniti contro un’eventuale crisi politica che minaccerebbe la ripresa”.
Anche il conservatore LE FIGARO, a caldo, ricorda che il Pdl ha respinto la verifica in parlamento chiesta da Letta.
Così anche lo spagnolo EL PAIS: «I membri del Popolo della Libertà  abbandonano l’esecutivo di Letta prima della possibile approvazione della sospensione dal Senato del Cavaliere», scrive.
Anche il conservatore EL MUNDO non fa cenno della questione fiscale: «I ministri di Berlusconi assestano un colpo al governo al governo di Letta e si dimettono», titola, ricordando poi nel prosieguo che i ministri del Pdl hanno chiesto che «prima della verifica in parlamento venisse affrontata la questione del sistema della giustizia italiano».
La notizia campeggia anche sui principali quotidiani tedeschi: «I ministri del partito di Berlusconi annunciano le dimissioni», titola la SUEDDEUTSCHE ZEITUNG, secondo cui il Pdl «vuole impedire la decadenza da senatore» del suo leader.
«I ministri del governo di Berlusconi vanno da Letta in vista della crisi», titola la FRENKFUERTER ALLGEMEINE, secondo il quale «nuove elezioni non porterebbero alcuna buona soluzione».
Mentre il NEW YORK TIMES riprende dalla Reuters e dalla Associated Press le accuse di Letta contro le «bugie» di Berlusconi

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