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L’ASSE BOCCIA-DE GIROLAMO E’ UNO DEI FULCRI SU CUI REGGE IL PATTO TRA LETTA E ALFANO

Gennaio 12th, 2014 Riccardo Fucile

INTERVISTA AL DEPUTATO PD DI BENEVENTO DE CARO: “DEVE ANDARSENE, MA IL PD DORME”

“Io sono rimasto molto spesso solo. E altrettanto spesso i fatti mi hanno dato ragione”. In solitudine nel Pd il deputato beneventano Umberto Del Basso De Caro, avvocato penalista che ha avuto e ha tra i suoi clienti Craxi e Mancino, ha annunciato il sì a una eventuale mozione di sfiducia alla ministra beneventana Ncd Nunzia De Girolamo.
Detta così, sembra un regolamento di conti in terra sannita simile al duello via sms tra la ministra e Mastella.
Eppure c’è chi sottolinea che l’asse Boccia—De Girolamo è uno dei fulcri su cui regge il patto tra Letta e Alfano.
Ma un governo può mai cadere sulle mozzarelle degli amici della ministra?
Detta così, credo proprio di no”
Pensa che qualcuno nel Pd si accoderà ?
Non lo so. Francamente non mi interessa.
Nessuna difficoltà  se resta il solo piddino a votare sì alla mozione?
Che problema c’è? Ognuno rimane con la propria coerenza e coscienza. Quando e se verrà  quel momento, argomenterò il mio sì in piena libertà .
Perchè la De Girolamo deve lasciare il governo?
à‰ evidente l’incompatibilità  alla funzione di governo. C’era un direttorio politico nella gestione della sanità  che manifestava ingerenze su questioni diverse da quelle di cui dovrebbe occuparsi la politica.
Qualcuno dirà  che andrebbe giudicata da ministro e non per le vecchie vicende di casa sua. Peccato che anche il ministero e le agenzie collegate siano state farcite di beneventani.
E ci sarebbe anche la nomina tra capodanno e la Befana (il 3 gennaio, ndr) del nuovo commissario dell’Inea (affidato a Giovanni Cannata, rettore fino a due mesi fa della non lontana Università  del Molise, ndr). Se ne è accorto solo il deputato Pd Massimo Fiorio, che si è detto sconcertato e ha parlato di ‘colpo di mano’.
Sarà . Ma il Pd è sostanzialmente in silenzio sul caso De Girolamo. Dipenderà  dal suo matrimonio con Boccia?
Ma no. C’è imbarazzo nel Pd, questo sì. Un imbarazzo che dipende dal fatto che il governo è presieduto da un democratico, Letta, che io stimo e sostengo.
Non avete avuto imbarazzo a ‘fare fuori’ la democratica Josefa Idem per molto meno.
Accompagnata gentilmente alla porta per circa 5000 euro di Imu non pagati quando l’Italia era in subbuglio per questa tassa. Erano argomenti assai labili, ma fu giusto chiederle in quel momento.
Lei fa politica su quel territorio da decenni: c’è qualcosa di diverso tra il metodo del ‘vecchio’ Mastella e il metodo della ‘nuova’ De Girolamo?
Io e Mastella siamo stati avversari, ma leali. Avrà  compiuto tanti errori ma lui ha pagato un prezzo altissimo. Detto questo, la prassi di occupare le istituzioni talvolta devastandole è eterna.
Lei è penalista. Ha ragione Mastella quando dice che se c’era lui al posto della De Girolamo l’avrebbero sbattuto in galera?
Mastella e i suoi hanno subito inchieste per vicende meno incisive sul piano probatorio.
Mai ricevuto sms ingiuriosi da Mastella?
Mai.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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DE GIROLAMO, L’APPALTO DEL 118 E I FONDI PER IL CONGRESSO PDL

Gennaio 12th, 2014 Riccardo Fucile

IL VERBALE DI PISAPIA, EX DIRETTORE AMMINISTRATIVO DELL’ASL DI BENEVENTO, CHE ACCUSA IL MINISTRO… L’AFFARE DELLE AMBULANZE E LA SOCIETà€ AMICA CHE FINANZIA IL PARTITO

Una società  gradita agli uomini di Nunzia De Girolamo è stata favorita nell’appalto milionario del 118 di Benevento mentre un’altra, sgradita al “direttorio politico—partitico” (come lo chiama il gip dell’indagine sulla Asl di Benevento che non vede indagata la De Girolamo) è stata penalizzata con pagamenti ritardati.
La ragione? La società  amica aveva sponsorizzato il congresso del Pdl.
Sono le accuse del manager Felice Pisapia, contenute in un verbale inedito di gennaio 2013.
La gara del 118 è il capitolo più importante dell’informativa della Guardia di Finanza del 12 dicembre scorso che Il Fatto ha pubblicato integralmente on line.
Vi si possono leggere le trascrizioni delle parole di Nunzia De Girolamo in materia.
A casa del padre, quel giorno di luglio del 2012, ci sono due collaboratori dell’allora deputato Pdl, il giornalista Luigi Barone e l’avvocato Giacomo Papa, suo vicecapogabinetto e poi i vertici della Asl, il Direttore generale Michele Rossi, tuttora in carica, e Felice Pisapia, colpito da un provvedimento restrittivo il 27 dicembre.
Nunzia chiede a Pisapia se sia possibile fare un affidamento diretto per il 118, un appalto triennale che vale 12 milioni di euro.
Il manager le dice che ci vuole una gara. Giacomo Papa parla di “by—passare la gara”. Pisapia sostiene che è rischioso e Nunzia sembra d’accordo ma quando cominciano a opporle motivi formali sbotta contro “ste cazzo di carte”.
Pisapia racconta ai pm di avere sventato la manovra di De Girolamo e compagni per la nuova gara rifiutandosi di consegnare a Giacomo Papa, attuale vicecapogabinetto del ministro dell’agricoltura, i capitolati in anticipo.
Il pm di Benevento Giovanni Tartaglia Polcini 11 mesi dopo questo interrogatorio ha chiesto per la gola profonda il provvedimento restrittivo. Ma ha anche chiesto alla Finanza di accertare se nelle conversazioni registrate ci siano reati.
Allo stato la Finanza non ne ha trovati.
Ecco cosa dice al pm.
Pisapia: Michele Rossi, dg della Asl, vuole danneggiare Sanit per favorire altri, tipo Modisan.
Pm: Perchè e come?
P.: Emerge da incontri politici in cui Sanit veniva demonizzata mentre Modisan, che aveva sponsorizzato il congresso del Pdl, veniva esaltata. (Le due società  svolgevano insieme il servizio del 118 in associazione di imprese ma secondo Pisapia Sa-nit era danneggiata con il “mancato pagamento di spettanze”, Ndr) Modisan aveva anche altri appalti con l’azienda per cui poteva essere pagata ad altro titolo ed, essendo stato bloccato il pagamento del servizio 118, Sanit entrava in crisi mentre Modisan riusciva a sopravvivere.
Pm: Lei era presente a questi incontri politici? Si rende conto della gravità  delle dichiarazioni che sta dicendo?
P.: Me ne rendo conto perchè ho tentato di impedire quanto appena dichiarato
PM: Lei intende ribadire che sono stati ritardati i pagamenti a una società  non già  per ragioni di regolarità  contabile ma per motivi politici?
P.: Per quanto riguarda la Sanit sicuramente.
PM: Chi era presente a questi incontri politici? (Il pm non ha ancora ricevuto il cd con l’audio degli incontri, Ndr).
P.: Michele Rossi (Dg dell’Asl), Ventucci (dirigente dell’Asl non presente all’incontro di luglio, Ndr), l’avvocato Giacomo Papa, e Luigi Barone.
PM: Tutti erano consapevoli di quanto lei ha detto?
P.: Sì
PM: A che titolo partecipavano alle riunioni?
P.: partecipavano in qualità  di esponenti del Pdl vicini a Nunzia De Girolamo.
PM: l’onorevole De Girolamo era a conoscenza di quanto lei ci sta dichiarando?
P.: Sì. Lei era presente a casa del padre a San Nicola Manfredi.
PM: Lei in quell’occasione ebbe modo di dire che si trattava di atti illegittimi?
P: Ero l’unico a dirlo e mi riferivo alla gestione complessiva dell’azienda e agli affidamenti diretti effettuati anche per cifre di un milione di euro e che non sono stati effettuati perchè l’ho impedito non fornendo documentazione a chi era stato incaricato di occuparsi di questa cosa.
PM: Faccia i nomi, date e circostanze
P.: Avrei dovuto consegnare personalmente i documenti dei capitolati da predisporre all’avvocato Giacomo Papa che avrebbe operato le sue modifiche per poi consegnarle a me per l’Asl.
PM: Ma che c’entra Papa con il capitolato dell’Asl?
P.: Niente
PM: Per conto di chi doveva predisporre questi capitolati l’avvocato Papa, dal lato delle imprese?
P.: Come impresa non lo so ma come committenza per conto del direttore generale Rossi e della deputata predetta (Nunzia De Girolamo, ndr).
PM: E’ successo solo in questa occasione?
P.: No abbiamo fatto anche altre riunioni (…) nel senso di comporre le commissioni mediche in maniera da renderle affini all’orientamento politico del direttore generale chiaramente per fini elettorali, avevano necessità  di voti. Si fa proselitismo politico utilizzando la pubblica amministrazione e gli stipendi.
PM: Si rende conto che lei sta accusando le persone del delitto di voto di scambio o quanto meno abuso di ufficio?
P.: Sì.
“Siamo esterrefatti che esponenti di Forza Italia, un partito per definizione garantista, si prestino a cavalcare una operazione del genere” ha detto ieri Fabrizio Cicchitto del NCD. E ieri Mara Carfagna ha subito corretto il tiro: “non ho in alcun modo avanzato l’ipotesi di sostenere una mozione di sfiducia nei confronti del ministro De Girolamo”.

Vincenzo Iurillo e Marco Lillo
(da “il Fatto Quotidiano“)

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LE DIMISSIONI DEL SINDACO DELL’AQUILA CIALENTE: “SONO IN BOLLETTA, MA HO PERSO E MI DIMETTO”

Gennaio 12th, 2014 Riccardo Fucile

LA GIORNATA PIU’ LUNGA DOPO QUATTRO ANNI DI INCUBO

Perchè si dimette da sindaco?
Ma siete stati voi del Fatto, no? Avete scritto che io sto qua col cerchio marcio intorno, e allora basta, me ne vado: è giusto così.
Se un suo assessore dice “che culo” avere il terremoto da gestire non è colpa del Fatto.
Allora cerchiamo di parlare chiaro: da quando è iniziato tutto, io ho continuato a ripetere una sola cosa. E cioè che troppa gente aveva troppi interessi su ‘sta tragedia. Che il governo doveva predisporre un piano per l’emergenza ma soprattutto mettere in piedi un sistema per ridare L’Aquila agli aquilani. C’è mai stato qualcuno che m’abbia preso sul serio?
L’assessore Tancredi l’ha scelto lei.
Esempio perfetto: Tancredi è un pezzo grosso dell’opposizione, un vecchio Dc che conta molto nel centrodestra. Dopo il terremoto mi fa: voglio dare il mio contributo, dammi una delega sulla ricostruzione. Io, sperando che un governo di salute pubblica potesse funzionare, gli ho affidato un ruolo sugli immobili del Comune, neanche sulla ricostruzione. Un segnale. Quando ho dato la notizia mi sono arrivati insulti di ogni genere, nel giro di una settimana gli ho tolto il mandato.
Pure il vicesindaco Roberto Riga, ora indagato per mazzette, stava all’opposizione, con Forza Italia. Era gente di cui si fidava?
Io ormai non mi fido neanche di me stesso. Dico solo che mi dimetto per un avviso di garanzia mandato ad altri. E che se uno governa una città  in macerie con 19 gruppi in Consiglio comunale deve fare i salti mortali.
Nelle intercettazioni lei c’è. Parla con l’assessore dell’Udeur Ermanno Lisi degli appalti gestiti da Carlo Bolino, funzionario addetto alla ricostruzione delle strade.
Eh, appunto: e che dico io? Sto incazzato con Lisi, urlo perchè non mi va bene che Bolino scelga da solo a chi dare i 40 mila euro dell’appalto. Poi però mi hanno spiegato che l’appalto c’era già  stato, e che Bo-lino mandava avanti il lotto secondo l’esito dalla gara. Comunque, vabbè, Bolino è un tipo così. I funzionari sono fatti così
Così come?
Forse non ci siamo ancora capiti: qua la torta è gigantesca e ha fatto gola a tutti. Ognuno tentava di prendersene un pezzetto mentre io urlavo a Roma: dateci una mano a scrivere regole più serie, per esempio sugli appalti. Com’è possibile che una ditta piccoletta possa avere lavori per 200 milioni di euro?
Chi di preciso doveva intervenire, secondo lei?
L’unico che ha provato a mettere i paletti è stato Fabrizio Barca. Dava i soldi e dava le regole. Poi se n’è andato, nessuno ha portato avanti i decreti attuativi e s’è fermato tutto. Mercoledì prossimo dovevo incontrare il ministro Trigilia per chiedere le sue dimissioni: su L’Aquila non sta lavorando per niente. E il 7 gennaio, il giorno prima del casino, ho incontrato il sottosegretario Legnini, pure lui abruzzese, per avvisarlo. Per dirgli che la politica se ne sta sbattendo di noi
Un’altra rogna per il Pd.
M’hanno chiesto di restare, sennò è peggio e sembra che c’ho colpa io. Invece io esco pulito, perchè ciò che ho fatto è stato per il bene della città , della mia gente. Di tutto il resto me ne frego.
Che dicono a casa?
Mio figlio sta a Barcellona con l’Erasmus, mi ha scritto un messaggino: chi ha fatto il suo dovere deve andare sempre a testa alta. Questo è importante per me. C’è un giornale on line che ha chiesto di segnalare a loro tutti i sospetti sulla famiglia Cialente: sono 14 i nipoti di casa mia, la chiamata alla delazione è roba da Shoah.
Accusano sua cognata di aver guadagnato con la ricostruzione di un appartamento.
Quando mai! Mio fratello non m’ha parlato per mesi perchè il Comune ha sostenuto la linea della valutazione ribassata.
Lei era la testa di legno in un sistema di furbetti?
Le carte che ho visto fin’ora, su questa ultima indagine, non quadrano tutte. Ma aspettiamo i processi, la verità  verrà  fuori e io non la temo. Mi fa rabbia un’altra storia.
Quale?
C’è in ballo un affare enorme, a L’Aquila. à‰ la ricostruzione privata, cioè i soldi che lo Stato pagherà  per rifare le abitazioni crollate o danneggiate. Quelli che stano finendo nei guai sono tutti legati al business, sono procacciatori d’affari per questo giro qua.
Come funziona?
Semplicissimo. Lei ha una casa, o un appartamento in un condominio. L’assemblea deve decidere il progettista e l’impresa per fare i lavori. Roba che vale dai 500 mila euro ai 20 milioni a botta. In tutto fanno 10 miliardi, e la figura chiave è chi riesce a mettere in contatto i proprietari di casa con i costruttori: gente che guadagnerà  la mediazione, chiamiamola così. E non esistono norme per blindare la procedura, la materia è libera da controlli e vincoli.
Chi farà  i soldi ora?
Adesso vedranno gli altri che fare. Adesso vincerà  il centrodestra.
E Cialente?
Cialente ha perso, Cialente si fa da parte. Torno a fare il medico con il conto corrente che sta sotto di 12 mila euro. Da sindaco prendevo 2.400 euro e non mi bastavano neanche a coprire le spese. Mi sono rimesso a lavorare per la Asl, questo mese ho preso 1.190 euro. La politica mi ha mangiato tutto.
Mai più sindaco?
In Italia fingiamo di voler fare le cose per bene, ma non è mica vero. Io crepo e sono tutti contenti. Amen.

Chiara Paolin
(da “il Fatto Quotidiano”)

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L’AQUILA, I DOSSIER NASCOSTI “RACCOMANDATI E SPERPERI”

Gennaio 12th, 2014 Riccardo Fucile

DITTE E FUNZIONARI SOTTO ACCUSA… CROLLA LA GIUNTA CON L’ADDIO DEL SINDACO

Manca una manciata di minuti alle 18 quando, sotto il tendone di piazza Duomo, scrosciano gli applausi: cinquecento persone sono lì, nel centro martoriato de L’Aquila, per chiedere le dimissioni del sindaco e dell’intera giunta. E Massimo Cialente si dimette.
L’ha annunciato poco prima al Fatto Quotidiano. Lo conferma in conferenza stampa.
Parla di “attacco frontale” dell’informazione. La realtà  è che questo centro storico sta franando una seconda volta: sotto i colpi delle rivelazioni giudiziarie.
Il 25 maggio L’Aquila voterà  di nuovo il sindaco. La procura guidata da Fausto Cardella e la squadra mobile del vice questore Maurilio Grasso, ormai da tempo, stanno mostrando agli aquilani gli scenari inquietanti legati alla ricostruzione.
Con sospetti su mazzette recenti. Recentissime.
Cialente non è indagato ma tanti, troppi intorno a lui, sono sospettati di aver truffato la buona fede degli aquilani e domani cominciano gli interrogatori di garanzia dell’inchiesta Do ut des.
La relazione di Bankitalia e i ponteggi Marcegaglia
Il gip Giuseppe Gargarella — quando parla di “versamenti di denaro, sostanzialmente ingiustificati, che provengono da ditte interessate alla ricostruzione o alla fase dell’emergenza post sisma” — cita una relazione Bankitalia di appena 50 giorni fa.
L’operazione è datata 21 novembre 2013 ed evidenzia bonifici “per oltre 37mila euro diretti a Tancredi e provenienti dall’impresa Mancini srl”.
Pierluigi Tancredi — consigliere comunale del Pdl — è ai domiciliari da 5 giorni, accusato di aver intascato mazzette per favorire un’altra azienda, la Steda Spa che — sottolinea il gip — sarà  poi sostituita, in un appalto, proprio dalla Mancini srl.
Sospetti. Piste d’indagine. Che riguardano queste macerie e questi vicoli deserti, abitati da cani randagi e operai al lavoro, puntellati dal fitto ricamo di ponteggi, tubi e “snodi”, acquistati in gran parte dalle aziende di casa Marcegaglia.
“Mettiamo una recinzione, poi la leviamo subito, per i soldi”
Da queste parti, in questi anni, è accaduto persino che qualcuno piazzasse, con l’unico obiettivo di fotografarla, una gru davanti a un edificio. Salvo spostarla il giorno dopo.
È il 17 aprile 2010 quando la squadra mobile intercetta l’ex assessore Ermanno Lisi — lo stesso che dice al telefono : “Il terremoto è una botta di culo” — mentre parla con il costruttore Carlo Ciotti.
Discutono di un cantiere nella frazione di Coppito. “Per quanto riguarda i computi metrici — dice Lisi — fai le fotografie e poi la recinzione non ci sta magari!”. Non c’è problema: una recinzione in fotografia si recupera. “La mettiamo e la facciamo”, risponde Ciotti. “Piglia subito una mezza specie di recinzione! Fai finta che l’hai messa! La alzi! Se no non ce la pagano…”, continua Lisi. E Ciotti aggiunge: “Tenemo portà  una gru, fotografarla e portarla via!”. “Esatto! Bravo!”, risponde Lisi.
E un investigatore verifica di persona che, in sole 24 ore, è apparsa e scomparsa una gru davanti al condominio in questione.
Per Lisi e Ciotti, ogni accusa, sarà  comunque archiviata. In quegli stessi mesi, all’interno dell’amministrazione, c’era chi si lamentava di assessori e dirigenti.
“I suoi assessori lavorano senza obiettivi”
“Tutti i dirigenti sono, o dovrebbero essere, in questo momento storico, la spina dorsale della macchina amministrativa”, esordisce Massimiliano Cordeschi, direttore generale del Comune, in una lettera protocollata indirizzata al sindaco.
È il 27 aprile 2010 e la data non è un dettaglio insignificante.
La lettera — che il Fatto ha potuto visionare — non è agli atti d’indagine ma descrive in quale contesto ha operato il Comune e il comportamento del suo primo cittadino. “In data 11 marzo 2010 — continua Cordeschi — le ho chiesto di prendere provvedimenti in merito ad alcuni dirigenti, ma Lei ha ritenuto opportuno non dare seguito a quanto da me segnalato”.
Cosa segnala il direttore generale? Che dirigenti e assessori non lo informano — come previsto — sugli obiettivi del Piano esecutivo di gestione (Peg). I Peg sono degli strumenti fondamentali per l’amministrazione: prevedono infatti gli impegni di spesa che — a maggior ragione nel dopo sisma — è necessario tenere sotto controllo in maniera minuziosa. Cordeschi denuncia che in pochi effettuano i “reports settimanali previsti” e, tra questi, solo “saltuariamente” l’ingegnere Mario Di Gregorio.
Situazione peggiore per gli assessori: “I suoi assessori — scrive Cordeschi — lavorano senza obiettivi: Le pare possibile? Le comunico che, a mio parere, non si dovrebbe pagare, a chi non ha ottemperato, alcuna indennità  di risultato”.
Questa comunicazione non ha alcuna rilevanza penale ma questo è il clima nell’aprile 2010, quando, giusto per fare un esempio, gli agenti della squadra mobile scoprono che Roberto Riga — all’epoca assessore e poi vice sindaco — s’accordava per incassare 30mila euro — secondo l’accusa — per garantire dei lavori pubblici (poi mai affidati) alla Steda Spa.
L’ingegnere Di Gregorio, che consegna “saltuariamente” i suoi report al direttore generale, è lo stesso Di Gregorio accusato, dalla procura di l’Aquila, di aver contraffatto atti pubblici per un altro appalto affidato alla Steda Spa.
Negli stessi mesi un altro assessore, Vladimiro Placidi, s’accordava — sempre secondo l’accusa — per ricevere mazzette da 70mila euro, mascherate da prestazioni professionali, per favorire sempre la Steda Spa.
Altri atti amministrativi del 2012, come le relazioni della Commissione d’indagine interna al Comune, parlano di “ambigue dimenticanze e forti ritardi, da parte dei competenti uffici, nella trasmissione di documenti già  posseduti e dei quali, inizialmente, era stato negato il possesso”. L’argomento è chiaro: “assegnazione degli alloggi temporanei” alla popolazione colpita dal terremoto.
“Un non indifferente sperpero di risorse pubbliche”
Oltre al progetto Case e ai Map (moduli abitativi provvisori) esiste un terzo canale, il “Fondo Immobiliare”, che però ha “rappresentato una via parallela, rispetto a quella ufficiale di assegnazione degli alloggi, del tutto svincolata dalla rigida verifica dei requisiti, fuori da ogni controllo e tale da consentire sistemazioni migliori ma solo per ‘determinati’ cittadini”.
E ancora, in un’altra relazione della Commissione d’indagine, si denuncia — in merito alla riorganizzazione della sede comunale post sisma — un “non indifferente sperpero di pubbliche risorse di finanziamenti statali e comunali, di rilevanza tale che avrebbero consentito di poter realizzare, in pochi mesi, una o più strutture più efficienti e idonee”.

Loredana Di Cesare e Antonio Massari
(da “il Fatto Quotidiano“)

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CASALEGGIO E LE BUFALE DELLE MALDIVE: IL “PENNIVENDOLO” DIVENTA LUI

Gennaio 12th, 2014 Riccardo Fucile

ATTACCA SANTORO SULLO SHARE: “E’ STATO ALLE MALDIVE, NON HA PREPARATO LA TRASMISSIONE”, MA LA FOTO CHE PUBBLICA E’ DI UN ANNO FA

È il giorno dei sondaggi contro i giornalisti Rai, della battaglia contro “i colpevoli dello sfascio dell’Italia”.
Mario Orfeo, Marcello Masi, Bianca Berlinguer: i direttori dei tg del servizio pubblico, tuona Beppe Grillo, sono i garanti “dell’informazione dei partiti”.
E alla Rete chiede che fare: non pagare il canone? boicottare le aziende che fanno spot prima e dopo i tg? denunciare tutto in Europa?
E via con le soluzioni che secondo il leader dei Cinque Stelle dovrebbero farci risalire nella classifica della libertà  di stampa.
Ma informazione vogliono farla anche quelli del Movimento.
E ieri sono incappati nell’errore che rimproverano sempre ai “pennivendoli” di regime: mancata verifica delle fonti.
Nel mirino ci sono gli ascolti di Servizio Pubblico, il programma che va in onda su La7 e di cui Il Fatto è azionista.
Al rientro dalla pausa natalizia sono più bassi del solito (7,8 per cento, comunque tra i migliori nella categoria talk show) così il sito Tze Tze (di proprietà  della Casaleggio Associati) dedica un pezzo al “tonfo di Michele Santoro”.
La colpa sarebbe da attribuire al fatto che il giornalista “è rimasto in vacanza alle Maldive” fino a pochi giorni prima della messa in onda e avrebbe messo in piedi “una diretta che sembrava una replica”.
Peccato che le foto che dovrebbero dimostrare le ferie di Santoro (pubblicate inizialmente da Chi con la data corretta) siano del gennaio 2013, un anno fa.
La polemica con Santoro era già  esplosa nelle settimane scorse con la pubblicazione di alcuni sms tra la redazione di Servizio Pubblico e alcuni 5 Stelle romani, che accusavano la trasmissione di aver usato materiale trovato da loro senza mai citarli.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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“L’AQUILA SI È APERTA, DA FESSI FARSI SCAPPARE ’STE OPERE”

Gennaio 11th, 2014 Riccardo Fucile

È IL 30 NOVEMBRE 2010, 18 MESI DOPO IL SISMA, L’ASSESSORE LISI (IN QUOTA UDEUR) PARLA CON UN ARCHITETTO: “ABBIAMO AVUTO IL CULO DEL TERREMOTO”

Il terremoto è un “colpo di culo”.
C’è qualcosa di peggio delle risate dell’imprenditore Francesco Piscicelli, che rideva mentre ancora le terra tremava, il 6 aprile 2009, pensando agli affari della ricostruzione.
C’è l’intercettazione dell’ex assessore comunale Ermanno Lisi (entrato in giunta in quota Udeur), un aquilano quindi, ben consapevole della tragedia costata 309 vittime e la distruzione di un intero centro storico.
È il 30 novembre 2009 quando Lisi definisce il “terremoto” un “colpo di culo”.
Ed è incredibile come il sindaco dimissionario Massimo Cialente, in questi anni, si sia circondato di un “cerchio magico”, o meglio “marcio”, che — al di là  del rilievo penale di queste telefonate — si dimostra interessato a far fruttare la tragedia.
Un “cerchio marcio” che conta un vicesindaco (Roberto Riga) indagato per una presunta mazzetta da 30mila euro, un ex consigliere comunale con delega (Pierluigi Tancredi, Pdl) accusato di corruzione, insieme a un altro ex assessore (Vladimiro Placidi) e a un ingegnere del Comune (Mario Di Gregorio).
“O te fai gli soldi o hai finito”
“Ormai L’Aquila s’è aperta” dice Ermanno Lisi all’architetto Pio Ciccone, entrambi archiviati , “tu ancora non te ne stai a rende conto ma L’Aquila si è aperta… le possibilità  saranno miliardarie. Io sto a cercà  di prendere ste 160 case, se non lo pigli mo’ non lo pigli più, questo è l’ultimo passaggio di vita, dopo sta botta, hai finito, o le pigli mo’…”. “O gli pigli mo’ o non gli pigli più…”, risponde Ciccone. “Esatto”, continua Lisi, “abbiamo avuto il culo di…”. “Del terremoto!”, interviene Ciccone. E Lisi conferma: “Il culo che, in questo frangente, con tutte ste opere che ci stanno, tu ci sta pure in mezzo, allora, farsele scappà  mo’ è da fessi… è l’ultima battuta della vita… o te fai gli soldi mo’…”. “O hai finito”, conclude Ciccone.
“Sto con la sinistra”
Quando Ciccone gli mostra le sue preoccupazioni, per eventuali azioni giudizarie, la risposta di Lisi è sconcertante: “Tengo paura, però fino ad un certo punto, lo sai perchè? Perchè sto con la sinistra e bene o male, penso che la magistratura c’ha grossi interessi a smuove”.
Nel 2010, informandosi per un piccolo lavoro da effettuare in occasione della “festa del libro”, Lisi deve mettersi in contatto con l’azienda di Massimiliano Nurzia che, per lavori pubblici di puntellamento, ha chiuso un appalto da 8 milioni di euro.
Ed ecco il suo commento: “Otto milioni di euro se sanno quante mazzette so! allora Di Gregorio , secondo Bolino se… chi sa quanti lavori sta a fa! E chissà  quante mazzette sta a piglià … ecco ci sta ‘na mafia interna…”. Poi incontra l’imprenditore e viene intercettato mentre è in auto e lo chiama: “Massi! Addò state”. Nel frattempo confida all’amico Ciccone: “8 milioni di euro s’è fatto questo coso… Mario Di Gregorio e co ju sindaco !”. Quindi esce dall’auto, parla con Nunzia, e prima di rientrare conclude dicendogli: “non te ne scordà ! Io non me lo scordo….”. “Me lo tenga ricordà …”, risponde Nunzia. E Lisi aggiunge: “Ma fammi il piacere! Io sto in quelle amicizie! Ricordatelo!”. “Io non ti chiedo niente, voglio vedè mò…”, ribatte l’imprenditore. “In quella amicizia ci sto pure io! Ciao!”, conclude Lisi, chiudendo lo sportello e andando via. Poi spiega all’amico il senso della frase: “Gli ho detto… in quella amicizia ci sto pure io! Io tengo all’amministrazione, mica cazzo tengo fuori, mica so’ stupido! Ma non gli posso dì in maniera chiara… io so’ chiaro quando parlo! Se è vero che ha fatto otto milioni di euro come dice Bolino… porco… ti devi inginocchiare! E devi andare a piagne! Otto milioni di euro, tre milioni so’ netti!”.
Lottizzazione senza scrupoli
Quando il commissario Adriano Goio descrive a Lisi l’altissimo rischio di alluvione che presenta L’Aquila, e il progetto d’invaso per impedire l’allagamento della città , già  approvato per 60 milioni di euro, l’ex assessore con l’amico Mimmo Marchetti pensa di lottizzare immediatamente i terreni, per costruirvi dei capannoni, in modo da aumentarne il valore, in caso di esproprio: “Io mo non posso entrare per il conflitto d’interessi, però me ne può fregà  di meno perchè devo salvaguardà , tanto non è la mia la terra è di mio fratello, che cazzo me ne frega, però salvaguardo… un diritto, di tanta gente, in silenzio e salviamo anche le altre terre, perchè se riusciamo a fare la lottizzazione e farcela approvà … domani mattina, mettiamo i capannoni ,mettiamo… o quantomeno se ci hanno approvato la lottizzazione, poi mi devono pagare la terra lottizzata, adesso mi sta a venì questa idea”. L’invaso non sarà  più realizzato, nonostante lo stanziamento di 60 milioni di euro, nonostante i disagi patiti dagli aquilani con l’alluvione del dicembre 2010.
Bmw e ville dopo la tragedia
Nei giorni scorsi abbiamo raccontato delle presunte mazzette, scoperte dalla procura di l’Aquila nelle indagini condotte dalla squadra mobile guidata da Maurilio Grasso, su incarico dei pm David Mancini e Antonietta Picardi, coordinati dal nuovo procuratore Fausto Cardella . Tangenti in confezioni di grappa per l’ex vicesindaco di centrosinistra Riga, per gli ex assessori Tancredi e Placidi, ma il “cerchio magico” di Cialente si arricchisce anche di geometri e ingegneri come Carlo Bolino e Mario Di Gregorio.
Già  nel 2011 la squadra mobile fa i conti in tasca a Bolino — anch’egli archiviato nell’inchiesta su Lisi — scoprendo che il geometra, con stipendio da 40mila euro l’anno, a due mesi dal terremoto inizia ad acquistare una moto Bmw da 15mila euro, un’auto da 16mila, un appartamento da 120mila euro e — soprattutto — un abitazione in costruzione, per un valore dichiarato di 100mila, che in realtà  corrisponde a villa con garage il cui “solo valore di costruzione appare superiore a quello d’acquisto”.
È la primavera del 2011, la squadra mobile de L’Aquila, segnala alla procura gli episodi di Lisi e Bolino, restando in attesa di ulteriori deleghe d’indagine, che non arriveranno mai. Sarà  tutto archiviato.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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REGIONE PIEMONTE: GIUSTIZIA È FATTA, MA INGIUSTIZIA PURE

Gennaio 11th, 2014 Riccardo Fucile

QUATTRO ANNI PER OSTACOLARE UNA VERITA’ CHE ERA EVIDENTE A TUTTI: COTA E’ UN ABUSIVO

Una sentenza che ristabilisce la democrazia violata in una grande regione è sacrosanta. Ma se la giustizia arriva quando la legislatura sta quasi finendo, e quando dopo 4 anni i cittadini fanno fatica a ricordare cosa sia successo, è anche azzoppata.
Peraltro mai come questa volta la colpa del ritardo non è dei giudici ma di un sistema malato e di un ordinamento antiquato che meriterebbe riforma, per rendere efficiente la giustizia non già  per imbrigliarla e ostacolarla come si è ripetutamente fatto negli ultimi anni.
Tra l’altro non consentendo al giudice amministrativo in casi come questo di dare la propria risposta senza dover attendere il lungo formarsi del giudicato davanti ad altre giurisdizioni.
L’elezione di Cota a presidente della Regione Piemonte e la vittoria del centrodestra in quella regione furono clamorosamente illegittime perchè rese possibili da una lista fantasma e farlocca non già  per la solita manfrina delle firme posticce dei sottoscrittori ma perchè proprio i candidati nemmeno sapevano di essere candidati e le loro firme di accettazione erano state grossolanamente falsificate.
Vecchietti disabili, spesso analfabeti, messi in lista a loro totale insaputa per arrivare al numero minimo di candidati imposto dalla legge.
Tutto questo, anche se nessuno ieri lo ha ricordato, è stato accertato da ben tre sentenze del giudice penale di primo, secondo e terzo grado, sicchè il Tar altro non poteva fare che prenderne atto e sancire l’annullamento delle elezioni.
Gli scandali quindi sono ben altri di quelli inesistenti cui abbaia la Lega, confidando sulla ignoranza dei fatti da parte della gente, riecheggiando stanche litanie berlusconiane contro i giudici e senza avvedersi di quanto grottesca possa essere l’etichetta di toghe rosse affibbiata ai paludati giudici amministrativi.
Lo scandalo è piuttosto che lestofanti e ladri di democrazia come quelli che hanno orchestrato questa grave e grossolana truffa in danno degli elettori abbiano potuto più volte ripetere il loro imbroglio e abbiano trovato accogliente alleanza in forze che nel nord vorrebbero fregiarsi del buon governo, per poi franare sotto gli scandali delle mutande verdi, dei Belsito e ora delle liste farlocche.
Lo scandalo è poi che in un Paese minimamente civile Cota avrebbe dovuto dimettersi non appena la truffa di quelle liste è risultata conclamata senza che ci fosse certo bisogno di attendere i lunghi tempi del triplice giudizio penale e infine della sentenza del Tar.
Tempi che invece ora si vogliono ancora allungare confidando in una sospensione cautelare del Consiglio di Stato sperando che infine in un modo e nell’altro si arrivi all’approdo del 2015.
E lo scandalo è quello di non avere un sistema di giustizia che in questi casi possa tempestivamente intervenire, prevedendo che i ricorsi sulle ammissioni delle liste siano immediati senza bisogno di attendere l’esito del voto o comunque consentendo al giudice amministrativo di potersi pronunciare rapidamente senza necessità  di attendere il lungo formarsi di un giudicato penale o ordinario, come invece ha dovuto fare giungendosi così quasi a fine legislatura e consentendo quattro anni di governo a chi non avrebbe avuto titolo.
Infine lo scandalo più triste è quello di una politica sempre più debole e inerte e per questo sempre più sostituita da altri poteri, come del resto è avvenuto con la Corte costituzionale sulla legge elettorale.
Perchè anche in questa vicenda piemontese la politica da tempo avrebbe dovuto intervenire.
Nel centrodestra, proprio ove mai in buona fede come Cota reclama, si sarebbe dovuto spontaneamente prendere atto di aver sbagliato nell’accettare l’alleanza con imbroglioni e lestofanti e ritornare davanti agli elettori piemontesi per chiedere una conferma ripulita dalla truffa.
Ma anche il centrosinistra è mancato di un’efficace iniziativa politica con cui avrebbe dovuto accompagnare il sacrosanto ricorso ai giudici per fare correggere un così evidente imbroglio fatto in danno degli elettori prima ancora che di una parte politica.
Comunque sia non è poco che comunque alla fine ci sia stato un giudice a Berlino a sanzionare i lestofanti e ristabilire la legalità .
Se non altro per dire ai cittadini che alla fine (sia pur troppo tardi) chi sbaglia paga. Ma se come Paese vogliamo tornare a crescere c’è bisogno insieme di una politica che batta un colpo e di una giustizia meno azzoppata.

GIanluigi Pellegrino

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DE GIROLAMO, UN TESTE ACCUSA IL COMITATO D’AFFARI. MI DISSERO: “DOBBIAMO FARTI FUORI”

Gennaio 11th, 2014 Riccardo Fucile

LA MINISTRA SI INFURIA VIA SMS CON MASTELLA: “SEI UNA MERDA”

«Mi disse chiaramente che sui nostri tre nominativi non c’era nessun gradimento politico. Eravamo la vecchia guardia». Due pagine, cariche di accuse.
Un superteste racconta alla Procura come e perchè il manager della sanità  pubblica Michele Rossi, il dg inviato dall’allora deputata, ed oggi ministro, Nunzia De Girolamo al vertice della Asl di Benevento, sia diventato portatore di presunti «favoritismi» ad «imprese vicine al Partito della Libertà » e strumento di epurazione ed «esautoramento» di dirigenti.
Ecco cosa raccontano le carte dell’affaire De Girolamo, il caso politico e giudiziario che rischia di esplodere, martedì, dinanzi al Riesame di Napoli.
Sia Rossi, sia l’attuale ministro De Girolamo, com’è noto, non sono indagati.
Lui continua a fare il manager della Asl, lei rivendica di poter «parlare in libertà », cioè chiedere a dirigenti pubblici di far «capire chi comanda», definire «stronzi» e «tirchi» chi non si piega alle sue indicazioni.
Eppure questo spaccato di potere e provincia italiana, ai tempi della Terza Repubblica, offre pagine di incontestabile rilevanza pubblica.
Oltre che ansie comprensibili ai protagonisti della storia.
Al punto che la De Girolamo rischia ora di essere querelata per un sms inviato sei giorni fa a Clemente Mastella. «Sei un m…! Ti querelo», gli scrive lei.
E solo perchè l’ex leader dell’Udeur aveva osservato la differenza di valutazioni che, per analoghe presunte ingerenze sulla Sanità , avevano portato nel gennaio 2008 agli arresti domiciliari di lady Mastella (con dimissioni dell’allora Guardasigilli e caduta del governo Prodi).
Ora Mastella mostra il messaggio a Repubblica, lo legge d’un fiato.
«Eccolo: “Sei un m…! Ti querelo. Mi stupisce che uno che è padre e che ha avuto così tanti problemi con il figlio possa dire quelle cose ad una dell’età  del figlio. Esiste Dio e con te non sarà  clemente!!!».
L’ex re di Ceppaloni spiega: «Ho dato a un notaio la documentazione, sto valutando la querela per ingiuria e minacce. Vorrei chiedere se questo è lo stile difeso dal premier Letta, e se il Capo dello Stato approva che i ministri della Repubblica mostrino atteggiamenti di arroganza e minaccia, peraltro verso parlamentari che esprimono opinioni non offensive, che sono frutto di autentiche prove e sofferenze personali».
A Benevento, non si parla d’altro. Perfino il Pd sapeva ma era silente.
Ma da qualche giorno il votatissimo deputato dei democrat, Umberto Del Basso de Caro, noto penalista del Sannio, dice senza mezzi termini: «Se ci sarà  la mozione di sfiducia, non ho dubbi, la voterò. Certo, con dispiacere perchè il premier Letta è stato qui capolista in Campania 2, gli ho fatto la campagna elettorale. Ma questa vicenda presenta punti oscuri».
È vero che le sono stati riferiti adirati commenti del suo collega pd Francesco Boccia, marito della De Girolamo?
«Lasciamo stare».
Un greve intreccio italiano spunta tra gli atti. Una sequenza di presunti abusi, pressioni, indebite intrusioni nella gestione di nomine e appalti.
La storia comincia nell’autunno 2011, quando su indicazione di Sua Sanità  De Girolamo arriva al vertice della Asl, il manager Rossi.
Continua con le intercettazioni a tradimento fatte dall’ex direttore amministrativo Felice Pisapia (ben 27 ore), dirigente epurato, ora accusato di truffa e sottosposto ad obbligo di dimora a Salerno.
Ma in quelle registrazioni, alcune consegnate alla Procura, altre ancora top secret, c’è la voce di Nunzia a suggerire di inviare controlli contro un titolare di un bar dell’ospedale Fatebenefratelli che poi sarà  casualmente chiuso da un accesso dei Nas, e sostituito dallo zio della De Girolamo.
In altra registrazione il ministro, si scopre ora, riunita col suocerchio magico, con manager come Rossi, e i fedelissimi Luigi Barone e Giacomo Papa, dice: «Ma chi è questa stronza?», riferito, stando alla ricostruzione, alla donna che ha osato fare una multa ad un imprenditore di mozzarelle, Giovanni Perfetto, amico della De Girolamo.
Intrecci che tornano ora nelle dichiarazioni di un superteste.
Lui è Arnaldo Falato, tre lauree, attualmente in viaggio in Argentina.
Interrogato un anno fa, il 14 gennaio 2013, dal pm Giovanni Tartaglia Polcini, Falato, dirigente responsabile del Servizio organizzazione aziendale e budgenting della Asl, dice: «Il dottor Rossi mi disse chiaramente che sui nostri tre nominativi (io, Giovanni De Masi, caposervizio Provveditorato e Felice Pisapia, capo del Servizio bilancio) non c’era nessun gradimento politico. Perchè? Eravamo la vecchia guardia Udeur. Mi chiese addirittura di dargli una mano per esautorare Pisapia e De Masi. Io gli risposi che non era possibile, la rotazione degli incarichi doveva avere una motivazione ».
Ma per conto di chi agirebbe, Rossi? Ammesso che faccia fede la sua stessa voce, è proprio il manager a dire alla De Girolamo, nel 2012, in uno dei tanti incontri intercettati da Pisapia: «Nunzia io non resterei un secondo di più qui alla Asl, se non per te e con te, perchè la nomina l’ho chiesta a te, tu me l’hai data ed è giusto che ci sia un riscontro (…)».
Ma continuiamo ad ascoltare Falato. «Il manager mi disse anche che una volta andato via De Masi aveva intenzione di sospendere tutte le gare d’appalto(…) Feci presente a Rossi che di tutte le gare, quella relativa al 118 era urgente e doveva essere portata avanti anche per evitare di esporre la Asl a risarcimenti (…). Ma lui mi rispose che si trattava proprio della gara che doveva bloccare assolutamente».
E c’è dell’altro. Sempre Falato: «Per quanto a mia conoscenza vi sono atti amministrativi non in linea con l’attuale legislazione adottati dall’attuale direttore generale», tra cui «provvedimenti peggiorativi della posizione dei cosiddetti avversari politici ».
Perchè Rossi, a detta di Falato – che non risulta indagato per calunnia – parlava molto chiaro sulle “preferenze” della pubblica amministrazione.
«Il direttore generale mi ha più volte espressamente rappresentato di voler favorire le imprese vicine al Partito della Libertà  mentre simile sorte non doveva essere più assicurata ad altre imprese come ad esempio la Sanit o la Pulitecnica, ree di essere troppo vicine ad altro partito politico».
Sanit e Pulitecnica risultano effettivamente estromesse o danneggiate.
Sarà  un caso.
L’affaire di Sua Sanità  resta carico di spine. Non solo per la De Girolamo, ma anche per il governatore Caldoro e per Rossi.
Possibile che il manager resti al suo posto? Nuovamente interpellato, come il 18 dicembre quando Repubblica aprì il caso, il manager ribatte: «Qualunque cosa io dica viene strumentalizzata, non posso parlare, lei capirà ».

Conchita Sannino

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“MASSONI INFILTRATI, GRILLO SAPEVA”: ELEZIONI IN SARDEGNA, ZAPPADU ACCUSA

Gennaio 11th, 2014 Riccardo Fucile

IL FOTOGRAFO, CANDIDATO ALLE REGIONALI CON L’INDIPENDENTE MURGIA, PUNTA IL DITO CONTRO IL LEADER DEL MOVIMENTO CINQUESTELLE: “DOVEVA VENIRE QUI A ISOLARE CHI SI E’ VENDUTO”

Con il suo zoom è riuscito a superare le mura di Villa Certosa e a immortalare le vacanze osè dell’ex ministro ceco Mirek Topolanek a casa Berlusconi.
Tanta gloria, e tanti guai. Ma adesso la missione di Antonello Zappadu sembra ancora più complicata: diventare consigliere regionale in Sardegna.
Ci ha provato con Beppe Grillo, ma alla fine il Movimento cinque stelle non si presenterà  nell’Isola.
E lui ritenta con la lista di Michela Murgia, nonostante continui a dichiararsi “5 Stelle in tutto e per tutto”.
Zappadu, che è successo?
È difficile spiegarlo, quella che si era creata all’interno del Movimento era una situazione fortemente imbarazzante.
La faida tra meetup, la pace impossibile e alla fine la decisione di Grillo di non concedere il simbolo a nessuno.
C’erano due possibilità : o affidarsi alla rete o dare l’incarico al nostro Alessandro Polese, fargli scrivere il programma e scegliere poi tra le persone che più si impegnavano.
Ma i vostri “nemici” di Olbia di candidato ne avevano un altro…
Ci siamo confrontati a lungo, qualche volta con la dialettica, qualche altra con gli insulti, non lo nego. Ma poi abbiamo scoperto che c’erano addirittura altri due gruppi clandestini.
Clandestini?
I senatori Cotti e Serra si erano fatti il loro orticello, noi non ne sapevamo nulla.
Grillo ha bruciato anche loro.
Ha bruciato tutto. Quello che gli rimprovero è di non essere venuto qui, di non aver mandato nessuno a darci una mano.
A fare cosa?
Isolare gli infiltrati: neofascisti, massoni. Grillo sapeva benissimo cosa stava succedendo, dai primi di ottobre… sapeva che c’era gente che era arrivata per rovinare il Movimento, doveva venire qui a fare il carabiniere invece li ha lasciati fare.
Perchè secondo lei?
È stata una leggerezza. Ma si rende conto di cosa significano i 276mila voti che M5S ha preso alle ultime elezioni? Non dico solo in termini politici ma anche economici….c’è gente che si è venduta per rovinare il Movimento, pensano che quei voti adesso siano a disposizione degli altri partiti, del Pdl…ma si sbagliano: andranno tutti agli indipendentisti e alla Murgia!
Vista da qui, sembra un po’ complottista come tesi.
Macchè, io la sensazione l’ho avuta da quando ero in Sudamerica: seguivo il meetup e vedevo cose strane. Poi sono tornato in Sardegna e ho avuto la conferma: era tutto segreto, anche noi avevamo il terrore delle infiltrazioni, arrivavano decine e decine di iscrizioni al blog dagli stessi indirizzi Ip, tutti dal Nord Sardegna. E poi minacce, microspie…un mio conoscente si è dato fuoco alla macchina perchè non riusciva a trovarle.
Ora le daranno dello Scilipoti.
Mi aspetto una censura dallo staff, ma quel che è fatto è fatto. Pensavo di ricevere una razione di insulti giornaliera, invece finora ho avuto grande solidarietà . Spero di non fare brutta figura. Alla Murgia l’ho detto: ti rimarrò fedele, ma ricordati che sono un grillino.
E lei?
Mi ha detto: non c’è problema, mi siete anche simpatici.

Paola Zanca
(da “il Fatto Quotidiano“)

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