Aprile 30th, 2014 Riccardo Fucile
“RENZI E’ IL NUOVO CHE ARRETRA, ALFANO HA TRADITO LA SUA STORIA”
Silvio Berlusconi sta diventando di nuovo un caso in Europa e in Italia …
«Troppa gente si affanna a commentare quel che mio padre dice e a interpretarlo come più le conviene. Bisognerebbe smetterla una volta per tutte con le strumentalizzazioni».
Le parole sui lager e i tedeschi non sono state certo felici.
«Guardi, mi dispiace solo che per ragioni elettorali sia stata utilizzata una frase sull’Olocausto, che non intendeva offendere nessuno, per montare una polemica che sottrae attenzione a quel che è il tema vero: il tema di un’Europa che così com’è non funziona, perchè è utile a pochi e danneggia tutti gli altri».
Marina Berlusconi oggi presiederà l’assemblea della Mondadori, ieri c’è stata quella Mediaset. Le aziende sono il suo impegno, almeno ora. Anche perchè, ottimista sul lato delle imprese Fininvest, lo è molto meno per la politica italiana. O meglio per parte di essa.
Suo padre ci mette del suo, è arrivato a parlare di colpo di Stato per la sentenza Mediaset.
«Mio padre ha subito in vent’anni una persecuzione giudiziaria senza precedenti, è stato il bersaglio di organi di informazione che dividevano con un gruppo di toghe ideologie, interessi, obiettivi. La presunzione di colpevolezza ha sostituito quella d’innocenza, l’incertezza del diritto ha stravolto i principi giuridici. E si è arrivati persino a celebrare processi su reati confezionati su misura».
C’è una condanna in Cassazione.
«Già , le condanne senza prove e le calunnie più assurde sono riuscite a fare quel che in una democrazia spetta alla battaglia politica, a scalzare un leader regolarmente eletto. Non si vuole chiamarli “colpi di Stato”?
Li si chiami come si vuole, ma così sono andate le cose».
Colpi di Stato o no, però oggi la sinistra ha un leader che qualcuno vorrebbe in Forza Italia …
«Fin da piccoli ci insegnano che un libro non si giudica dalla copertina, ma solo dopo averlo letto. Renzi si è presentato bene, niente da dire. Le immagini e le parole giuste. Il solo fatto che abbia conquistato il Pd suona come la negazione di quello che la sinistra ha fatto e predicato in questi vent’anni, la certificazione della sua sconfitta».
Perchè sconfitta? I sondaggi dicono il contrario.
«Dopo vent’anni durante i quali l’unica linea è stata l’antiberlusconismo, la sinistra ha ora un leader che sembra aver capito due cose. Primo: Berlusconi non è il male da eliminare ad ogni costo ma solo un avversario politico. Secondo: mio padre aveva perfettamente ragione a ripetere che il problema dei problemi di questo Paese è che con le attuali regole non si riesce a governarlo».
Il centrodestra però ha avuto tempo per cambiare.
«E infatti nel 2005 aveva già varato una riforma costituzionale più completa di quella oggi in discussione. Peccato che venne cancellata da un referendum voluto proprio dalla sinistra. Hanno cambiato idea? Meglio tardi che mai. Certo, all’Italia si sarebbero potuti risparmiare un sacco di problemi».
Ma a lei non piace il dialogo sulle riforme?
«No, anzi, mi auguro prosegua. Detto questo, però, non si tratta di cambiare solo per poter dire che si è cambiato, riformare ha un senso solo se significa davvero “migliorare”. La velocità non deve mai diventare fretta».
Bene le riforme, dunque. Ma il governo?
«Giudizio negativo. È giusto creare un clima di ottimismo e fiducia, ma attenzione: più forti sono le aspettative che si generano, più gravi saranno i danni se alle promesse non seguiranno i fatti. Purtroppo, è quello che sta succedendo, al di là del fumo alzato con i tweet, le slides, qualche pesciolino rosso in più e qualche auto blu in meno».
Saranno anche pesciolini rossi, ma l’Italia ha bisogno di novità , in una politica che resta stagnante.
«Più che il nuovo che avanza, a me il premier sembra il nuovo che arretra. Sul decreto lavoro, il dietrofront dettato dalla sinistra Pd ha del clamoroso. E poi non sono nè un politico nè un economista, non ho la presunzione di dettare ricette, però quel che è certo è che misure come il decreto “80 euro” sono spese elettorali e non investimenti per la crescita. Posto che si trovino le coperture».
Finora le hanno trovate.
«Vedremo. Ma quei soldi, oltre 20 miliardi in due anni, si potevano usare in modo molto più efficace. Oltretutto il decreto fa acqua da tutte le parti. Conti alla mano, l’unica certezza è che aumentano le imposte su casa e risparmi. In un momento così difficile».
Fortunatamente però si parla di ripresa
«La crisi è stata ed è ancora durissima. Se devo guardare al nostro gruppo, però, abbiamo saputo reagire bene, siamo riusciti a trovare un giusto equilibrio tra rigore e sviluppo. Da una parte grandissimo lavoro su costi ed efficienza. Dall’altra nessuna distrazione sul prodotto, anzi continuiamo a investire. Senza mai perdere la capacità di innovare».
Sono tante le imprese che lo dicono ma se c’è un settore in crisi è quello dell’editoria e comunicazione.
«Per noi non sono solo parole. Penso a Mediaset che torna in utile, abbatte il debito, si aggiudica i diritti 2015-2018 per la Champions, e guardi tutto l’interesse che c’è attorno alla nostra pay-tv… Penso a Mondadori che si ristruttura in modo radicale, ma anche a Mediolanum che chiude un altro anno ad ottimi livelli».
La Mondadori perde parecchio …
«Sul risultato 2013 hanno pesato 207 milioni fra costi di ristrutturazione e svalutazioni. Ma si tratta di oneri non ricorrenti. I primi mesi del 2014 sono migliori delle previsioni: i sacrifici durissimi e il grande lavoro fatto cominciano a dare risultati. Tutti i business hanno ripensato profondamente l’organizzazione e in molti casi il loro stesso prodotto. C’è stato un notevole cambiamento nel management. Il piano di risparmi per 100 milioni al 2016 è già molto avanti nella realizzazione, contiamo anzi di fare di più. E, se capitasse, siamo anche pronti a cogliere qualche opportunità , non solo nel digitale».
Addirittura volete fare acquisizioni?
«Siamo solidi. E siamo una risorsa per il Paese. Ogni anno versiamo in media al Fisco oltre 500 milioni di euro, 5 miliardi negli ultimi 10 anni. Stiamo affrontando bene tutte le difficoltà . E in quel “tutte” c’è anche l’inaccettabile esproprio di 500 milioni a favore della Cir di De Benedetti per il Lodo Mondadori».
Anche lì c’è una sentenza, una causa vinta da De Benedetti.
«Se penso che ha avuto il coraggio di dire che mio padre “non è un imprenditore”… Si è visto quanta ricchezza lui è stato capace di distruggere per tutti mentre ne creava, e tanta, soltanto per sè. Mi auguro solo che dopo l’Olivetti, dopo decine di migliaia di risparmiatori, ora non tocchi a Sorgenia. La storia imprenditoriale di Carlo De Benedetti è costellata di naufragi, e paradossalmente la sua ancora di salvezza stavolta siamo stati proprio noi, o meglio quei 500 milioni del Lodo».
Anche il ventennio berlusconiano viene vissuto come un naufragio.
«Mi costringe a tornare sulla politica… Intanto il cosiddetto ventennio berlusconiano in realtà non è neppure un decennio, per il tempo restante ha governato la sinistra».
Fossero solo dieci anni non sono pochi, ma i fatti?
«I fatti ci sono, sono tanti, e le 40 riforme degli esecutivi Berlusconi stanno lì a dimostrarlo. Si poteva fare di più, fare meglio? Si può sempre fare di più e meglio. Ma quanto sia difficile governare questo Paese credo l’abbiano capito tutti».
Ogni governo lo dice.
«Beh, tenga conto che molte delle cose buone fatte sono state poi disfatte proprio dalla sinistra. Penso alla riforma istituzionale del 2005 ma anche, per esempio, alla legge Biagi o a quelle delle pensioni che ci avrebbero evitato lo choc della riforma Fornero. E poi bisogna porsi anche un’altra domanda: che cosa sarebbe successo se mio padre non fosse entrato in politica, e questo Paese fosse rimasto nelle mani della “gioiosa macchina da guerra”, libera di scorrazzare perchè a spazzar via gli avversari aveva appena provveduto Tangentopoli?».
Si, ma fallendo una pretesa rivoluzione liberale. E lo dicono Bonaiuti, Bondi, ecc…
«Lasciamo stare i nomi, ma di fronte a questo resto allibita. Mi chiedo: ma questi signori dov’erano, che cosa facevano? Non li sfiora il sospetto di essersi dimostrati a dir poco inadeguati? E che senso ha ripetere che Forza Italia non ha un progetto politico?».
E quale sarebbe questo progetto politico?
«Resta quello di un Paese dove lo Stato sia al servizio dei cittadini e non viceversa, le libertà e i diritti individuali valgano davvero per tutti, dove la magistratura non assuma compiti che non le spettano, dove cittadini e imprese non siano soffocati da tasse e burocrazia. Non è un progetto politico questo? E chi potrebbe difendere i valori liberali se non Forza Italia e Silvio Berlusconi? Non penseremo mica a Renzi, solo perchè non ha la foto di Togliatti in ufficio, o a qualcuno che è alla perenne ricerca del quid?»
Ce n’è anche per i «traditori»? Alfano e gli altri?
«Se di tradimento dobbiamo parlare, direi che queste persone hanno innanzitutto tradito se stesse e la propria storia. Consegnandoci una granitica certezza: l’unica cosa in cui sono grandi è la mediocrità . Il dissenso è ovviamente legittimo, ma ci sono anche i modi e i tempi giusti per esprimerlo. Quando poi si scopre che spesso dietro certe “nobili” prese di distanza ci sono in realtà soltanto faide di potere o fame di poltrone, il tutto diventa, se possibile, ancora più avvilente».
Idee chiare… Manca solo l’impegno in politica.
«Per la politica ho un grande rispetto, la seguo dall’esterno con attenzione, ma il mio posto è nelle aziende, questo è il lavoro che mi piace fare. E poi questa storia della trasmissione dinastica non mi ha mai convinto. La leadership non si eredita, bisogna sapersela costruire, passo dopo passo, nel tempo, con umiltà , sacrificio, passione. E soprattutto con rispetto: per se stessi e per gli elettori».
Niente Marina come Marine Le Pen?
«Lei è cresciuta a pane e politica. Io ho scelto un’altra strada. E sono soddisfatta della mia vita. Mi ha riservato molte fortune, sia nel lavoro che a livello personale. E la più grande è quella di avere un marito e dei figli come quelli che ho. Detto questo, so che nella vita non si può mai escludere nulla. Quindi, oggi è così. Un domani, se capitasse, la politica, chissà …».
Daniele Manca
(da “il Corriere della Sera”)
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Aprile 30th, 2014 Riccardo Fucile
IN SENATO PARLA DI DIMISSIONI, A “PORTA A PORTA” SPIEGA CHE SULLA P.A. INDICHERà€ SOLO LINEE GUIDA… E PER LA CAMPAGNA ELETTORALE PUNTA SU PALAZZO CHIGI
“Mentre qualcuno fa solo campagna elettorale, noi siamo qui a lavorare”. Matteo Renzi, versione premier, a Porta a Porta.
Non è proprio uno slogan elettorale, ma ci assomiglia. Peccato che il lavoro da presidente del Consiglio, quello che nelle sue intenzioni deve essere il biglietto per vincere (e magari stravincere) alle europee è evidentemente più complicato di quel che sembra.
Prendiamo la giornata di ieri, quando minaccia per due volte le dimissioni, una di mattina a Palazzo Madama, e una di sera in tv (“Io non ci sto a tutti i costi. Io ci sto se posso cambiare le cose. Se vogliono qualcuno che le cose le abbuia prendano un altro”) e nello studio di Bruno Vespa utilizza una formula rivelatrice, a proposito della Pa: “Noi raccontiamo le riforme”.
Prima parte della mattinata al gruppo del Pd, dove Renzi va a proporre una mediazione sul Senato, con una soluzione sull’eleggibilità che però ancora non c’è (ipotesi di lavoro: lasciare alle Regioni la facoltà di individuare il metodo per l’elezione dei consiglieri regionali che andranno a comporre il futuro Senato).
Mentre quello che c’è di certo è un ulteriore slittamento di tempi: il testo base in Commissione arriverà il 6 maggio, forse la stessa Commissione riuscirà ad approvarlo prima del 25. Forse.
Quel che è certo è che in Aula arriverà dopo. Renzi dà una nuova dead line per l’approvazione in prima lettura: il 10 giugno.
Si preferisce evitare la drammatizzazione in Aula prima delle elezioni, anche perchè con la necessità di tutti in campagna elettorale di piantare la propria bandierina, visti i numeri, può succedere di tutto. Meglio rimandare a dopo.
A proposito di rimandi, eccone un altro annunciato dallo stesso presidente del Consiglio.
Per oggi era previsto il Cdm sulla Pa. “Non faremo un decreto, ma solo le linee guida della riforma”, dice Renzi a Porta a Porta. Anticipazioni: “dirigenti a tempo determinato”, “premi di produzione variabili”, criteri per “beccare quelli furbi”, “lavorare sull’età media” che è troppo alta.
Poi, in programma c’è la riduzione degli stipendi degli statali, a partire da chi guadagna più di 90mila euro. Misure del genere si possono fare a tre settimane e mezzo dal voto, con tutte le categorie coinvolte (magistrati, medici, diplomatici, militari, ministeriali) pronte alla ribellione almeno nell’urna? Lui lo sa: “La cosa più difficile che possiamo fare è cambiare la pubblica amministrazione e lì non ci basta nemmeno la Nasa, forse i Marines”.
Non è facile per un premier che ha annunciato grandi riforme, molto difficili da realizzare, portare avanti una campagna elettorale con Grillo e Berlusconi, che lui stesso definisce “professionisti”.
Senza contare che il Renzi precedente ha sempre puntato sulla rottura. Non a caso, ieri sera c’è stato un punto tra lui e Lorenzo Guerini, vicesegretario Pd, per capire come gestirla questa campagna.
La filosofia di fondo la spiega Stefano Bonaccini, responsabile Enti locali Pd, che ci sta lavorando a livello anche fattuale. Niente cedimenti all’alzata dei toni grillini: “Grillo vuole trasformarla in un referendum su Renzi e il governo. Per questo confonde l’elezione del Parlamento europeo con quello italiano”.
E poi, spiega che c’è molta attenzione anche alle amministrative (dove vanno al voto 4000 comuni e 27 capoluoghi), con l’intenzione di strappare alla destra Piemonte e Abruzzo. Renzi dovrebbe andare a Bari e Firenze, Modena e Reggio Emilia. Dovrebbe scegliere anche comuni simbolo come Prato e Sassuolo.
La chiusura in una piazza, non in un teatro, modello Bersani. E intanto, Youdem sotto la gestione di Francesco Nicodemo si lancia in iniziative “rock”: chiedendo, per esempio, alle capolista di fare la loro playlist in trasmissione.
Un po’ di leggerezza serve.
Wanda Marra
(da Il “Fatto Quotidiano“)
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Aprile 30th, 2014 Riccardo Fucile
RABBIA E TIMORE, BERLUSCONI VEDE LA MANO DEL COLLE DIETRO ALLA REAZIONE DEI MAGISTRATI
L’effetto è devastante: “Questa cosa è assurda. Vogliono zittirmi, impedirmi di esprimere le mie
legittime opinioni”.
Silvio Berlusconi è un fiume in piena quando apprende che il tribunale di Milano sta esaminando le dichiarazioni sui giudici nel corso della trasmissione Piazza Pulita.
Gli avvocati gli assicurano che per ora nessuna decisione è stata presa dal tribunale di Milano. Nè sarà presa nella giornata di oggi.
Al momento i giudici stanno “valutando” se le frasi usate per commentare la sentenza sono compatibili con le restrizioni proprie del suo stato. In particolare sotto osservazione non ci sono gli appellativi di “mostruosa” o “ingiusta” con cui l’ex premier ha apostrofato la sua condanna a quattro anni per frode fiscale.
Ma proprio l’affermazione sui servizi sociali: “Una cosa ridicola non per me, ma per il paese”. E forse anche l’aver definito, nel corso di Mattino 5, la sentenza Mediaset un “colpo di Stato”. Insomma, Berlusconi è sotto osservazione.
È una “diffida” la misura che si aspettano i suoi avvocati. Una sorta di “cartellino giallo”, propedeutico al “rosso”, ovvero alla revoca dei servizi sociali se l’ex premier non dovesse correggere il tiro nei confronti dei giudici.
E soprattutto nei confronti di Giorgio Napolitano. Perchè per Berlusconi sarebbe proprio il capo dello Stato la causa di questa reazione del tribunale di Milano.
Per giorni lo ha attaccato, bisognoso di trovare un nemico per motivare il suo popolo. E nella speranza di ottenere una reazione stizzita da Quirinale. Invece non solo Napolitano non è caduto in trappola evitando di farsi sfiorare dalla propaganda elettorale, ma al posto delle sue parole è arrivato l’avvertimento dei giudici.
La conferma del teorema, secondo chi sta attorno al Cavaliere, arriva dalle dichiarazioni che il vicepresidente del Csm Michele Vietti consegna ai cronisti: “Chi pensa di fare campagna elettorale sul presidente della Repubblica scherza con il fuoco”.
Ecco, non solo il gioco non è riuscito. Ma rischia di trasformarsi in un boomerang. Furioso, preoccupato, Berlusconi vive l’avvertimento come l’ennesima umiliazione. Proprio nel giorno in cui si è recato all’istituto di Cesano Boscone per iniziare a parlare di come dovrà affrontare i servizi sociali.
Insopportabile è la sensazione di dover subire limitazioni nell’uso della parola: “Assurdo” ripete ai suoi, nella intima convinzione di aver esercitato il semplice diritto di critica: “Non posso neanche fare campagna elettorale”.
Attorno un intero apparato, da Mediaset alla famiglia passando per gli avvocati, è mobilitato per spingerlo a un uso più prudente delle parole. Altrimenti si rischia l’Incidente che procura il rosso.
Chi racconta la storia che, nel caso di domiciliari, Berlusconi ne trarrebbe un vantaggio in termini elettorali, col suo popolo che avrebbe una reazione emotiva correndo a votare in massa, non coglie il vero stato d’animo del Cavaliere, meno propenso a giocare sulla sua pelle di quelli che gli stanno attorno.
L’eventualità gli fa semplicemente paura. Berlusconi trova già insopportabile questo regime che, a giudizio dei più, è il più blando possibile.
Essere rinchiuso nel silenzio dei domiciliari lo farebbe letteralmente impazzire. Insomma, non cerca l’incidente pensando che trarrebbe vantaggi dai domiciliari, ma è crescente il fastidio per questa situazione.
La verità è che, per la prima volta, qualcosa è cambiato. Per la prima volta la presenza di Berlusconi in tv non fa volare gli ascolti, anzi.
I sondaggi sono ancora inchiodati sotto al venti. Per la prima volta il vecchio leader avverte che l’azzoppamento giudiziario e l’azzoppamento politico potrebbero causare un risultato disastroso.
Manca il “quid” alla campagna elettorale.
Ma chi gli ha fatto notare che è tutto ripiegato sul passato e non parla di futuro non ha avuto grande ascolto.
Le restrizioni dei giudici sono subite, quelle dei suoi semplicemente ignorate.
(da “Huffingtonpost“)
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Aprile 30th, 2014 Riccardo Fucile
ECCO LA LETTERA PUBBLICATA IN ESCLUSIVA DALL’HUFFINGTON POST
“L’escalation di dichiarazioni di Silvio Berlusconi, da un lato sul tema della grazia, dall’altro contro i “traditori” del Nuovo Centrodestra, esige che venga ristabilita la verità dei fatti.
Noi abbiamo sempre ritenuto e continuiamo a ritenere ingiuste tanto la sentenza Mediaset quanto l’applicazione retroattiva della legge Severino, pur consapevoli che a determinare la decadenza di Berlusconi dal Senato sarebbe stata in ogni caso l’interdizione e che solo l’errore di calcolo della Corte d’Appello di Milano ha scatenato l’ordalia parlamentare e l’offensiva dei “carnefici” che probabilmente il Berlusconi di oggi definirebbe “simpatici carnefici”.
Se tuttavia i carboni ardenti di quell’ordalìa nell’autunno scorso si sono raffreddati per oltre due mesi, e se quei mesi sono stati animati da un dibattito giuridico sulla legge Severino dal quale “falchi” e “lealisti” hanno attinto argomenti a piene mani, è perchè un manipolo di traditori si sono adoperati presso i carnefici per rallentare la corsa del treno e hanno lavorato l’intera estate per fornire a Berlusconi una batteria di difesa tecnica che una volta tanto ha reso alla controparte la vita più difficile invece che agevolarle il compito.
Quanto al tema della grazia, Berlusconi sa bene, per averne ampiamente e reiteratamente discusso con alcuni dei traditori di cui sopra e certamente con i sottoscritti, che vi erano tutti i presupposti per un percorso che gli evitasse la compressione della libertà personale e gli riconoscesse agli occhi del Paese e del mondo un ruolo che nessuna sentenza avrebbe potuto cancellare e che solo una linea politica sconsiderata ha irrimediabilmente compromesso.
Questi presupposti vi erano la scorsa estate e, nonostante tutto, vi erano ancora in autunno, anche grazie a una paziente opera di tessitura e di continua ricucitura ad opera dei soliti traditori che il Berlusconi dottor Jeckyll avallava e incoraggiava ogni volta che il Berlusconi mister Hyde cedeva alla tentazione distruttiva di minare la stabilità del Paese.
Evidentemente al dunque qualche cattivo consigliere ha indotto Berlusconi a sottovalutare la portata del gesto che avrebbe potuto ottenere: un gesto che nel suo caso avrebbe rappresentato ben più di un semplice atto di clemenza. I presunti traditori rivendicano di aver combattuto una battaglia interna all’allora PdL nella convinzione che il bene dell’Italia coincidesse con il bene del centrodestra e con il bene dello stesso presidente Berlusconi.
Non ci si è riusciti, perchè un cupio dissolvi si è impadronito di colui che vent’anni prima aveva fatto nascere il centrodestra in Italia e vent’anni dopo ha preferito perdersi dietro a leggende metropolitane, queste sì da “profondo rosso”, su colui che ancora a maggio aveva implorato di restare controvoglia al Quirinale.
Avevamo sempre ritenuto che la più grave responsabilità del disastro fosse da imputare non al presidente Berlusconi ma a quanti quelle leggende metropolitane gliele avevano raccontate, gettando consapevolmente sale sulle ferite di una persona provata da una persecuzione giudiziaria senza precedenti.
Alla luce della narrativa che sembra aver scelto per la campagna elettorale, viene invece il sospetto che Berlusconi ci abbia messo pesantemente del suo e che, dopo aver dato sempre la colpa agli altri per tutto ciò che in questi vent’anni non ha funzionato, della distruzione provocata debba assumersi la sua consistente quota di responsabilità .
Queste righe rappresentano per noi la chiusura tombale di una polemica distruttiva. Se qualcuno vorrà continuare a straparlare di tradimento e traditori, per quel che ci riguarda lo farà da solo. A questo punto resta soltanto da augurarsi che, quando la verità verrà a galla come Berlusconi insiste a chiedere, venga a galla tutta intera”.
(da “Huffingtonpost”)
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