Aprile 16th, 2014 Riccardo Fucile
CANDIDATO DI FRATELLI D’ITALIA ALLE EUROPEE NELLA CIRCOSCRIZIONE SUD ALL’INSEGNA DI “ALZA LA TESTA” GLI E’ FATALE NON SOLLEVARLA ABBASTANZA PER VEDERE L’ERRORE DI STAMPA
Gianni Alemanno scivola sulla doppia “b”. 
Già , perchè in uno dei manifesti elettorali preparati per la campagna per le elezioni Europee, lo staff del candidato di Fratelli d’Italia è incappato in una tremenda svista: “Abbruzzo”.
L’ex sindaco di Roma, secondo quanto si può leggere sul cartellone, è candidato nella Circoscrizione Italia Meridionale, che tra le varie regioni, appunto, comprende il fantomatico “Abbruzzo”.
Ovvia l’ironia che si è scatenata sul web: “Dov’è l’Abbruzzo?”, “Si dice Abbruzzo in romanesco?”, si chiedeva il popolo di Twitter.
Lo slogan “in Europa alza la testa” permette di ironizzare sul fatto che il fratello d’Italia non l’abbia in verità sollevata a sufficienza per notare l’errore.
Talvolta la fretta è cattiva consigliera e ad Alemanno che già ha dovuto “emigrare” da Roma alla circoscrizione Sud, il “fatal Abbruzzo” non ha portato fortuna.
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Aprile 16th, 2014 Riccardo Fucile
LA DECISIONE “PER RAGIONI UMANITARIE”… LE AUTORITA’ LIBANESE HANNO RICHIESTO TRADOTTE TUTTI I VERBALI, LE SENTENZE, LE DEPOSIZIONI DEI DUE PROCESSI PRECEDENTI… SOLO L’ULTIMA SENTENZA E’ COMPOSTA DI 500 PAGINE
Marcello Dell’Utri ha lasciato la caserma di polizia di Beirut dove era trattenuto da sabato scorso.
E’ stato trasferito, per motivi di salute e su disposizione del procuratore generale, all’ospedale Al Hayat.
Il trasferimento in ospedale del settantatreenne ex senatore di Forza Italia e Pdl, che in passato è stato sottoposto a diversi interventi chirurgici al cuore, è stato disposto sulla base di un referto stilato da un cardiologo che ha visitato Dell’Utri nel centro di detenzione e ha ritenuto necessario un monitoraggio continuo, anche se le sue condizioni non destano preoccupazioni.
La decisione è stata presa solo per “ragioni umanitarie” che nulla hanno a che vedere con la procedura di estradizione richiesta dall’Italia, precisa l’avvocato libanese dell’ex parlamentare, Nasser Al Khalil, aggiungendo che non vi sono novità sul piano giudiziario. “Che io sappia, la richiesta documentata di estradizione non è ancora arrivata dall’Italia”, aggiunge il legale.
Giuseppe Di Peri, legale palermitano di Dell’Utri, non ha per il momento avuto modo di avere contatti con il suo assistito nè conferme del trasferimento in ospedale.
“Non mi stupirebbe più di tanto – afferma l’avvocato – Anzi, il ricovero confermerebbe quanto da lui dichiarato nel comunicato stampa e rientrerebbe nel quadro clinico di una persona che non sta bene e la cui salute potrebbe subire delle alterazioni in seguito al forte stress a cui è sottoposta”.
Dell’Utri era stato arrestato sabato scorso in un lussuoso albergo della capitale libanese. Era ufficialmente latitante dal giorno prima, a seguito di un ordine di custodia cautelare in carcere per pericolo di fuga emesso in vista dell’udienza di Cassazione che martedì avrebbe dovuto decidere sulla condanna dell’ex senatore a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa.
Udienza che è stata poi rinviata al 9 maggio su richiesta presentata dai legali di Dell’Utri per motivi di salute. Tre giorni dopo scadrà il fermo provvisorio cui l’ex parlamentare è sottoposto in Libano.
Oltre a quella dei tempi, ci sono alcune questioni procedurali che potrebbero rendere più complicato il via libera all’estradizione.
Secondo indiscrezioni, a corredo della richiesta, il ministero della Giustizia dovrebbe allegare tutti gli atti tradotti in arabo del processo per concorso esterno in associazione mafiosa conclusosi con la condanna a sette anni.
Si tratta di un materiale vastissimo: non solo l’ultima sentenza, che comunque è di circa 500 pagine, e tutti i verbali delle udienze e delle deposizioni dei testi sentiti al processo di secondo grado, ma anche, secondo un’interpretazione del trattato di estradizione Italia-Libano, dei due verdetti precedenti (il primo del tribunale e la prima sentenza d’appello poi annullata dalla Cassazione).
Una mole enorme di carte – la vicenda giudiziaria di dell’Utri dura da vent’anni – che verrà trasmessa in via Arenula e poi tradotta.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 16th, 2014 Riccardo Fucile
UTILIZZO’ 600.000 EURO DEL GRUPPO PER L’ACQUISTO DI UNA POLIZZA VITA A LUI INTESTATA
Maurizio Gasparri è stato rinviato a giudizio dal gup Cinzia Parasporo per l’uso illecito di
600mila euro, destinati al funzionamento dell’attività del Pdl e investiti, invece, nel marzo del 2012 per l’acquisto di una polizza vita a lui intestata personalmente con l’indicazione dei suoi eredi legittimi quali beneficiari in caso di morte dell’assicurato.
Il processo prenderà il via il prossimo primo ottobre davanti ai giudici della decima sezione penale del tribunale di Roma.
Il senatore di Forza Italia dovrà rispondere di peculato, come contestato dal procuratore capo Giuseppe Pignatone, dagli aggiunti Nello Rossi e Francesco Caporale e dai pm Alberto Pioletti e Giorgio Orano.
Per i magistrati, l’attuale vicepresidente del Senato ha usato in modo illegittimo fondi pubblici destinati al funzionamento delle attività del gruppo parlamentare.
E anche se la somma di 600mila euro, per l’attivazione della polizza “Bnl Private Selection”, è stata poi restituita con due bonifici di 300mila euro ciascuno, rispettivamente il 20 febbraio 2013 e il 12 marzo 2013 a seguito di specifiche richieste della Direzione Amministrativa del Pdl, il peculato è un «reato istantaneo» che si consuma nel momento in cui avviene l’appropriazione del denaro.
Il dibattimento servirà a chiarire, poi, che fine abbiano fatto i 10.697,68 euro, riscattati in anticipo da Gasparri il primo febbraio 2013: la somma sarebbe l’equivalente degli interessi maturati con la sottoscrizione della polizza.
Dal canto suo, la difesa del senatore del Pdl (oggi assente) ha spiegato al giudice che la vicenda ruota attorno a un investimento suggerito dalla banca e fatto nell’interesse del gruppo parlamentare.
(da “La Stampa“)
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Aprile 16th, 2014 Riccardo Fucile
MA BERLUSCONI E’ TORMENTATO DAI COLLOQUI CON L’ASSISTENTE SOCIALE
L’unico vero supplizio che il Tribunale di sorveglianza ha inflitto a Berlusconi non sono le quattro ore di assistenza settimanale agli anziani, come verrebbe da immaginare pensando all’ossessione di Silvio per la bella gioventù.
A tormentarlo è piuttosto l’idea del colloquio mensile con l’assistente sociale, cioè la chiacchierata che servirà a misurare il suo tasso di pentimento, la sua propensione al riscatto morale, insomma a stabilire se l’ex premier sarà degno di tornare in anticipo nel consorzio sociale.
«Ma ve l’immaginate uno come me, che ha messo d’accordo Russia e Stati Uniti, che ha preso la parola al Congresso americano, che ha guidato per quattro volte il governo» (e l’elencazione si arricchisce di sempre nuove medaglie), «ve l’immaginate l’umiliazione di doversi confidare nell’intimo con chi parla un altro linguaggio?».
Se ne dovrà fare una ragione, il Cavaliere.
E per quanto ieri, dopo l’ordinanza dei giudici, abbia continuato privatamente a lamentarsi contro l’«incredibile condanna», si vede lontano un miglio che l’uomo è sbucato fuori dal cono d’ombra della depressione.
«Sta bene, è di nuovo motivato», testimonia Fitto al termine di un’estenuante disamina delle liste per le Europee.
«Il morale di Berlusconi? Decisamente alto», annuncia gaudioso Matteoli. Qualcuno giura di avere udito dalla bocca del leader, per la prima volta dopo mesi, una barzelletta da far arrossire un portuale, segno che il grande terrore è passato: niente carcere a domicilio, agibilità politica garantita.
Il Cav potrà «continuare a rappresentare milioni di italiani», va al nocciolo della questione il consigliere politico Toti.
E non è tutto. Nel circolo sempre più ristretto degli strateghi berlusconiani, c’è chi considera questa nuova sentenza alla stregua di uno straordinario «atout», una carta che se ben giocata potrebbe dare a Forza Italia grandi soddisfazioni.
«Ex malo bonum» teorizza Brunetta che, in quanto professore, sa pure di latino: perfino dal male si può ricavare qualcosa di buono…
Nel caso specifico, Berlusconi ha la chance di presentarsi come il paladino della Terza Età , il servitore degli anziani, per giunta con la ceralacca del Tribunale, in un Paese come l’Italia dove la popolazione imbianca e quasi la metà del corpo elettorale (il 49,11 per cento, secondo gli ultimi dati Istat) è composto da ultra-cinquantenni.
Chi è al corrente dei piani di Berlusconi, ieri mattina quasi non credeva ai suoi occhi: l’obbligo di frequentare il centro sociale di Cesano Boscone calza perfettamente con il target elettorale individuato dai sondaggi.
Neanche a farlo apposta (così si ragiona ai piani alti di Forza Italia) i magistrati avrebbero potuto rendere più credibile una campagna in cui Berlusconi intende proporre dentisti per tutti gli over-60, veterinari per i 10 milioni di cani e gatti che ci tengono compagnia lungo il viale del tramonto, e (ultima trovata di queste ore) check-up gratuiti per i vecchietti nelle farmacie sotto casa.
Insomma: è scommessa dell’entourage che Berlusconi, assistendo gli anziani più bisognosi, saprà calamitare l’attenzione dei media e trasformarsi in uno spot vivente di civiche virtù. L
‘interessato al momento non sembra abbastanza cinico da calarsi in quei panni.
Ma con le elezioni che si avvicinano, potrebbe prenderci gusto. Presentandosi al centro anziani tutti i giorni, dall’alba al tramonto, anzichè le quattro ore a settimana comandate dal Tribunale.
Perlomeno fino al 25 maggio, data delle elezioni.
Ugo Magri
(da “La Stampa”)
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Aprile 16th, 2014 Riccardo Fucile
QUEL CANDIDATO NELLA LISTA CAMBIATO ALL’ULTIMO MOMENTO…E MANCUSO ANDO’ ALL’ENEL
La spiegazione ufficiale dello scambio di persona è quella di un banale errore materiale. Il nome
di Salvatore Mancuso sarebbe scivolato nella lista sbagliata, quella dell’Eni, al posto di un altro protetto di Angelino Alfano, Andrea Gemma: difficile da credere.
Infatti non è andata così. Raccontano che all’idea di trovarsi in un consiglio di amministrazione con presidente Emma Marcegaglia, Mancuso abbia piantato una grana notturna colossale.
Finendo per venire accontentato: lui andrà all’Enel, sembra addirittura con l’incarico di vicepresidente, e Gemma all’Eni.
Se il buongiorno si vede dal mattino, questo è il mattino. E non è tutto.
C’è già chi ha sollevato il problema di possibili conflitti d’interessi tanto per la ex presidente di Confindustria quanto per Luisa Todini, esponente di una famiglia di costruttori, designata al vertice delle Poste.
Non bastasse, c’è pure chi ha colto la palla al balzo per tirare fuori una storia di cinque anni fa, quando il fratello di Emma, Antonio Marcegaglia, patteggiò una condanna a 11 mesi per una tangente pagata a un manager di Enipower: patteggiamento al quale aderì anche l’azienda di famiglia, Marcegaglia spa.
Questo solo per dire quanto rischi di risultare ancora indigesta una tornata delle nomine pubbliche che se ha riservato sorprese non è soltanto per le donne arrivate alle presidenze, e neppure per il ricambio totale degli amministratori delegati
Quello che è successo lì sotto, infatti, è assai simile a quanto si è verificato con la scelta dei sottosegretari del governo di Matteo Renzi.
Che i partiti abbiano voluto dire la loro, non c’è alcun dubbio.
La dimostrazione? Dei 14 nomi proposti da uno dei due cacciatori di teste per i consigli di Eni, Enel e Finmeccanica, ne è stato preso in considerazione uno soltanto. Per non parlare della girandola di nomi che ha gettato nello sconcerto il comitato dei saggi di Cesare Mirabelli. Con risultati finali tutti da decifrare
Colpisce, tanto per fare un caso, che nella pattuglia dei consiglieri di amministrazione ci siano ben tre azionisti dell’Alitalia.
Sono il patron del fondo Equinox Mancuso, Emma Marcegaglia e l’aretina Diva Moriani, designata per l’Enel e consigliere di amministrazione di i2 Capital partners sgr.
Una società che fa parte di Kme Intek, l’ex gruppo metallurgico fiorentino Orlando guidato dall’amico e sostenitore di Renzi, Vincenzo Manes.
E meno male che nessuno di loro è stato spedito alle Poste, che dell’Alitalia è l’azionista di riferimento.
Dove l’arrivo di Luisa Todini ha messo fine a una storica regola non scritta: quella per cui i presidenti venivano scelti con l’accordo del sindacato più influente in azienda, la Cisl.
Basta dire che il suo predecessore, Giovanni Ialongo, ne era stato il segretario. Certo, Luisa Todini non viene da Marte: vent’anni fa entrò nel parlamento europeo per Forza Italia e ora è nel consiglio di amministrazione della Rai in quota centrodestra. Ma del resto, come si diceva, certe scelte hanno obbedito a logiche precise.
All’Enel, per esempio, c’è l’ex commissario dell’Efim Alberto Bianchi, pistoiese: che soprattutto è il presidente della renziana Fondazione Open.
Nel consiglio di amministrazione della Finmeccanica è invece arrivato l’ex amministratore della Esaote (azienda un tempo appartenuta a quel gruppo pubblico), il senese Fabrizio Landi.
Fra i finanziatori della Fondazione Open c’è anche lui, con un versamento da 10 mila euro.
E alle Poste non manca, sia pure con una cifra assolutamente simbolica (250 euro), un altro nome contenuto nel lungo elenco dei sostenitori della medesima Fondazione. Ossia, il guru televisivo Antonio Campo Dall’Orto: ex vice direttore di Canale 5, poi a capo di Mtv Italia e de La7, quindi manager di Viacom.
Per non parlare di quell’aroma della politica che non deve mai mancare.
Così sempre nel consiglio di amministrazione delle Poste si è trovato un posto per Roberto Rao.
Già portavoce di Pier Ferdinando Casini quando questi era presidente della Camera, è stato per cinque anni fino al 2013 deputato dell’Udc.
Avrà accanto la fiorentina Elisabetta Fabri, proprietaria della catena Starhotels. La milanese Marta Dassù, invece, potrà mettere la propria esperienza internazionale al servizio della Finmeccanica.
E’ stata consigliere per la politica estera del presidente del Consiglio quando a palazzo Chigi c’era Massimo D’Alema, per assumere l’incarico di viceministro alla Farnesina nel governo di Mario Monti.
Nè potevano restare vuote le caselle alfaniane. Ecco allora Mancuso all’Enel.
Nonchè il giovane avvocato Andrea Gemma all’Eni, posto che inizialmente era destinato come detto a Mancuso.
Avvocato specializzato in liquidazioni, Gemma insegna all’università di Palermo e pochi giorni prima che l’ultimo governo Berlusconi spirasse ha avuto dall’ex ministro dello Sviluppo Paolo Romani l’incarico di commissario straordinario della Valtur. Impresa turistica travolta da un crac finanziario che doveva conoscere già piuttosto bene per via familiare.
Suo padre Sergio Gemma aveva infatti ricoperto fino al 2002 l’incarico di presidente del collegio sindacale della stessa Valtur, che nel 1998 era stata rilevata da Carmelo Patti.
Del quale, due anni fa, la procura antimafia ha chiesto il sequestro di tutti i beni. L’accusa, aver fatto affari con Cosa nostra…
Sergio Rizzo
(da “il Corriere della Sera”)
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Aprile 16th, 2014 Riccardo Fucile
IL GOVERNO TOGLIE ALLA RAI 170 MILIONI DAL CANONE PER FINANZIARE LA MARCHETTA DI 80 EURO CHE SERVE A RENZI PER SALVARE LA FACCIA
Cottarelli scrive a Gubitosi e gli annuncia un prelievo di 170 milioni (il 10 per cento del gettito dell’imposta sulla tv) per coprire gli aumenti in busta paga dei lavoratori meno abbienti.
Un’altra mazzata per Viale Mazzini sul bilancio 2014 che già prevedeva tagli e i 100 milioni per i diritti sportivi.
Da un paio di giorni, una lettera spedita da Palazzo Chigi fa tremare le scrivanie di Viale Mazzini. Il governo chiede ai vertici Rai di contribuire al taglio di spesa pubblica con 170 milioni di euro che verranno succhiati dal canone di abbonamento 2014.
Il meccanismo è semplice: il Tesoro trattiene circa il 10 per cento di oltre 1,7 miliardi di euro anni, la tassa che gli italiani pagano e in tanti evadono.
Occorrono risorse per mantenere le promesse di Matteo Renzi, risorse che il ministro Pier Carlo Padoan deve garantire.
I 170 milioni di euro trasformano in un buco nero il bilancio 2014, che già sarà appesantito dai diritti televisivi sportivi (Mondiali di calcio, soprattutto), 100 milioni abbondanti di costi.
Il direttore generale Luigi Gubitosi, neanche una settimana fa, aveva illustrato i risultati 2013: dopo un passivo di 245 milioni, viale Mazzini è tornata in utile di 5,3, uno spiraglio , un sintomo di guarigione, nulla di più.
Adesso la richiesta di Palazzo Chigi — che si presume ispirata anche dal signor spending review Carlo Cottarelli — non crea soltanto panico, ma costringe viale Mazzini a una lotta per la sopravvivenza.
Il debito consolidato Rai, ristrutturato da Gubitosi con le banche creditrici, s’è fermato a 441 milioni di euro, ma sarà destinato a crescere ancora dopo un bilancio 2014 con 300 milioni di perdite.
Più che un risparmio fra gli sprechi di viale Mazzini, l’obolo che pretende il governo spingerebbe le finanze Rai al collasso.
La questione non è affrontata in questa recente missiva, ma il governo vuole che l’azienda riduca anche gli stipendi di dirigenti e giornalisti che non rispettano il tetto di 238.000 euro (la retribuzione di Giorgio Napolitano), fissato per le società compartecipate (incluse le presidenze delle quotate): scelta legittima e necessaria dopo lunghe stagioni senza regole.
E saranno ridotte anche le buste paghe di capiredattori e funzionari ben lontani dai 238.000 euro
I ricavi di viale Mazzini si reggono sul canone di abbonamento, che ha apportato 1,756 miliardi su 2,748 nel 2013: la pubblicità è bloccata sotto i 700 milioni (ha perso il 30 per cento in un biennio) e gli introiti commerciali non superano i 300 milioni.
Non è la prima volta che si prefigura uno scontro tra viale Mazzini e palazzo Chigi.
Già lo scorso novembre, il Consiglio d’amministrazione aveva criticato l’allora ministro Flavio Zanonato per il mancato adeguamento del canone all’inflazione, un palliativo per assorbire un pezzo di evasione (mai realmente contrastata e calcolata in 500 milioni di euro).
Poi venne il momento di Cottarelli, che paventò la chiusura di qualche sede regionale, appena rimpolpate da decine di giornalisti che hanno partecipato a un concorso interno e che restano un simulacro del servizio pubblico.
Era sono un avviso.
Ma la lettera spaventa davvero.
Carlo Tecce
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 16th, 2014 Riccardo Fucile
SUL SENATO REGGE L’ACCORDO CON FORZA ITALIA….IL PD FARà€ BATTAGLIA SUGLI EMENDAMENTI
“La Commissione Affari Costituzionali del Senato esaminerà l’Italicum, quando avremo finito
l’esame delle riforme costituzionali”. Anna Finocchiaro ufficializza quello che Renzi e Berlusconi hanno deciso nell’incontro di lunedì sera.
Che poi nella convinzione di molti senatori del Pd (anche renziani) si traduce nel fatto che l’Italicum è morto.
Affermazione che tornava ieri durante la riunione del gruppo democrat a Palazzo Madama. Perchè poi dopo le europee se FI crolla come dicono i sondaggi perchè B. dovrebbe votare una legge che lo penalizza?
“Se non facciamo questo sistema elettorale, ha tutto da perdere. A quel punto passiamo ai collegi uninominali , che lui non ha mai voluto”, ragiona un renziano doc alla Camera, sostenendo che “se il Pd stravince alle europee non c’è nessuna ragione di fare una legge diversa da quella”.
Renzi, insomma, proverà ad andare avanti sull’Italicum, ma oggettivamente nessuno può dire cosa succederà dopo le europee.
Peraltro, le previsioni (scritte anche nel Def) sono che slitti a settembre.
Nei colloqui tra il premier e Napolitano è stata registrata anche la sua disponibilità a fare modifiche. Intanto, quello che Renzi vuole e deve fare a tutti i costi è arrivare al 25 maggio con una approvazione in prima lettura della riforma del Senato.
Obiettivo di per sè non facile, visti i tempi strettissimi e i numeri risicatissimi. Chiti non ha ritirato il suo ddl, ma si è detto positivo rispetto al testo del governo.
“Il problema della revisione del Senato pensata dal governo sta nel fatto che si poggia sull’Italicum, che assegna troppi poteri a chi vince le elezioni e per giunta in una sola Camera”. Accantonato l’Italicum, la strada del Senato è più semplice.
Solo 11 senatori hanno votato contro la decisione di assegnare alla Finocchiaro il mandato di stendere emendamenti condivisi, partendo dal testo del governo.
Lo dice bene Francesco Russo, lettiano: “Finocchiaro lavorerà ad un testo di sintesi per un Senato di garanzia”. Sarà comunque battaglia sugli emendamenti. Per la questione dell’elettività , si ragiona su una sorta di listino per il Senato di accompagnamento alle liste per l’elezione dei consiglieri regionali.
Poi, dovrebbero entrare le modifiche chieste da B.: via i 21 senatori nominati dal Colle e equilibrio nella rappresentanza delle varie Regioni. Rimane il fatto che sul Titolo V le idee del governo sembrano confuse. Ma da parte del Pd almeno (al netto dei civatiani) la volontà politica di andare avanti c’è. E FI ha registrato il patto ritirando gli interventi di 50 senatori.
Intanto , domani arriva sia a Palazzo Madama che a Montecitorio il Def. In questa occasione alcuni “renziani adulti” (definizione di un deputato lombardo) hanno deciso di presentare un documento, scritto da Matteo Richetti, uno dei volti di punta del renzismo della primissima ora. E promosso, tra gli altri, dal sottosegretario alla Funzione Pubblica, Angelo Rughetti.
Con l’assenso di Delrio, che è non solo il braccio destro di Renzi, ma anche uno dei pochi che può mettere in discussione le idee del premier.
Il documento parte da un assunto di fondo molto forte in sostegno dell’esecutivo (“si fa portatore di un intervento ad alto valore re-distributivo”, “prescrive che ciascuno contribuisce alla vita delle comunità in ragione delle risorse e del patrimonio di cui dispone”) e ribadisce con forza la centralità del Parlamento.
Non a caso in 24 ore ha raggiunto oltre 100 firme. Se fosse una corrente, sarebbe la più numerosa del Pd, viste le divisioni nella minoranza. Ci sono molti renziani doc, da Ernesto Carbone a Davide Faraone, da Ermini a Cociancich. Ma anche molti di altre correnti (anche la super bersaniana Valeria Fedeli, per dire) o restati di fatto senza una vera corrente di appartenenza.
Per molti in questi primi mesi il lavoro parlamentare si è ridotto solo a spingere bottoni per far passare leggi decise da altri. Una condizione vissuta sempre più come intollerabile. Insomma, l’obiettivo — sia pure nel nome di Matteo Renzi — è tornare a fare politica.
Partendo anche dal fatto che il cammino parlamentare del governo non è stato facile, anche visto il fatto che i gruppi non li ha scelti lui.
Spiegava Richetti, presentando il documento ai colleghi: “Su certi temi non si può lasciar parlare solo Fassina”.
D’altra parte l’ha ribadito pure D’Alema: “Sulle riforme Renzi ha dato l’impulso, ma è il Parlamento che decide. E non ci sono nè lui, nè Berlusconi”.
Wanda Marra
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 16th, 2014 Riccardo Fucile
ORA VUOLE GIOCARSI LA PARTITA DELLE EUROPEE: L’AGIBILITà€ C’È… RISPUNTANO I NOMI DI SAMORI’ E MASTELLA
L’ex Cavaliere è nero a metà . Incazzato e umiliato con sollievo.
È l’ultimo ossimoro del berlusconismo. Palazzo Grazioli, mezzogiorno e mezzo di fuoco.
A caldo, la reazione del Condannato è di furente rassegnazione. Di fronte alla decisione e alle motivazioni dei magistrati di sorveglianza di Milano, scuote la testa, stringe gli occhi e ripete la sua nenia ossessiva: “Sono innocente, mi umiliano mandandomi a rieducare in un centro anziani. Ma di cosa devo rieducarmi io, che ho ricevuto la migliore educazione possibile da mia madre? Guardate qui, scrivono che sono socialmente pericoloso ma recuperabile. Non è possibile. Limitano la mia libertà con orari e giorni prestabiliti. Per spostarmi dovrò chiedere il permesso a quelli lì, non è giusto”.
La costrizione del silenzio, poi, comprime l’amarezza e aumenta la sensazione del contrappasso. Il Condannato, stavolta, non può sparare pubblicamente sui “giudici comunisti”.
I minuti passano e l’elaborazione del “male minore” porta al centro delle riflessioni il lato pratico della questione. Quello che causa il sospirone di sollievo nella corte di B. e in tutta Forza Italia. L’ex Cavaliere ha la cosiddetta “agibilità politica”. Potrà fare la campagna elettorale per le Europee e tentare di vincere la sua ultima scommessa mortale: “Con me in campo, Forza Italia arriverà al 30 per cento”.
Oggi i sondaggi oscillano dal venti per cento in giù. B. promette a se stesso e a chi lo circonda che garantirà quel dieci per cento in grado di riallinearlo a Grillo e Renzi, vincitori annunciati. Un’impresa disperata, quasi impossibile, ma guai a dare per morto il Caimano azzoppato e affidato ai servizi sociali. Anzi.
Ogni occassione sarà sfruttata per la campagna elettorale. Tra i fedelissimi c’è già chi studia “come capitalizzare mediatica-mente” le incursioni settimanali di B. al centro di Cesano Boscone.
L’ex Cavaliere sarà sempre in tv, con l’unica limitazione del contatto con gli altri pregiudicati, siano essi giornalisti o politici.
L’incubo della museruola da domiciliari, adesso, è definitivamente svanito. Fino a ieri, tutta l’agenda di Berlusconi era sospesa in attesa del tribunale di sorveglianza. Non solo.
B. deve fare i conti con le macerie azzurre tra abbandoni, epurazioni, sospetti, tradimenti.
Un partito distrutto, da ricostruire. Tutto questo potrebbe caricarlo, trasfigurandolo ancora una volta nel solito animale da campagna elettorale.
Ecco perchè il sollievo si mescola con la rabbia e l’umiliazione e i legali parlano di “decisione equilibrata”.
L’unico autorizzato a portare la voce del Capo, Giovanni Toti, riassume così l’umore contrastante di Palazzo Grazioli, residenza romana del Condannato : “La sentenza continuiamo a considerarla ingiusta ma l’applicazione della sentenza da parte del tribunale di Milano ci sembra ragionevole perchè consente a Berlusconi di rappresentare i moderati di questo Paese in campagna elettorale”.
Per questo anche chi è stato ieri a Palazzo Grazioli lo descrive “arrabbiato” per la sentenza ma “galvanizzato” e “carico” per la campagna elettorale. La prova del nove sarà domani alle sedici quando B. comparirà in una conferenza stampa nella sede nazionale di FI a Roma per la presentazione delle liste. Il dossier si chiuderà stanotte.
Toti sarà nel nord-ovest con la Ronzulli e la Comi.
Al sud il suo rivale Fitto tenterà di superarlo in preferenze e dimostrare così chi è più forte dentro Forza Italia. Per la serie a volte ritornano, rispuntano i nomi di Gianpiero Samorì, il banchiere amico di Marcello Dell’Utri, e di Clemente Mastella.
Sopravviveranno alla notte oppure saranno cancellati all’ultimo momento utile?
Nonostante l’ottimismo sul breve periodo, le limitazioni di Berlusconi in campagna elettorale non riguarderanno solo la libertà personale. Detto dei magistrati, dovrà anche contenersi su Renzi, cui deve la resurrezione politica con il patto sulle riforme rinnovato l’altra sera a Palazzo Chigi. Per molti versi, sarà una campagna unica e inedita.
Tra Cesano Boscone e il resto d’Italia, con il permesso dei giudici.
Fabrizio d’Esposito
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Aprile 16th, 2014 Riccardo Fucile
“SAPETE COSA SIGNIFICA CREARE SERENITà€ IN QUESTO AMBIENTE? AL MASSIMO POTRà€ IMBOCCARE QUALCUNO”
“Del resto abbiamo sempre nascosto chi fuggiva, poi dieci mesi passano in fretta, no?”. Cesare
Kaneklin riflette a voce alta, afflitto da una domanda: “Perchè è capitato proprio a noi?”.
Il vicepresidente della Fondazione Sacra Famiglia passeggia verso la chiesa, tra i due edifici che affacciano sulla piazza principale della struttura creata a Cesano Boscone nel giugno 1896 da don Domenico Pogliani.
“Perchè a noi? Sarà la sorte, chissà ”. In realtà è stato il Tribunale di sorveglianza di Milano a mandare qui il pregiudicato Berlusconi per svolgere assistenza agli anziani disabili.
“Da noi hanno trovato rifugio anche i sacerdoti che scappavano da guerre e campi di concentramento”, ricorda Kaneklin, oggi tocca accogliere un ex premier pregiudicato. “Siamo un’ottima struttura, gestiremo anche questo”, lo rassicura Paolo Pigni, il direttore generale.
“Per appena quattro ore la settimana, vedrai che non ci sarà nessun problema”.
Per raggiungere Cesano, distante da Arcore 36 chilometri di tangenziali o 40 di semafori cittadini, il fu Cavaliere deve passare davanti al Pio Albergo Trivulzio e alla casa di Massimo Tartaglia, l’uomo che nel dicembre 2009 gli scagliò una statuetta del Duomo in faccia e che in questo Paese è nato e vive.
Alla Sacra Famiglia, prima di Berlusconi, arriva la notizia della sua sorte, ieri insieme allo sciame di giornalisti e telecamere. “Siamo aperti a chiunque voglia vivere con noi un’esperienza di educazione alla carità ”, la accoglie Pigni.
Ma solo “nelle prossime settimane, sulla base degli atti ufficiali e delle conferme che riceveremo sul caso, si potranno definire eventuali percorsi”.
Poi si allontana, con Kaneklin e il direttore amministrativo Fabio Latico. Scuotono la testa. Preoccupati. Di cosa lo spiega poi Kaneklin con un laconico Berlusconi “è un problema anche pratico non indifferente, in tutto abbiamo mille ospiti, 600 assistenti sociali, una struttura enorme”.
Berlusconi cosa potrà fare? “Tutto e niente ed è questo il problema: dovremo affiancargli qualcuno e affidargli compiti quasi inutili per i quali non sia richiesta alcuna abilitazione professionale. Ma s’è guardato attorno? Sa cosa significa creare serenità in questo ambiente?”.
La piazza centrale è deserta. Gli ospiti sono stati allontanati per proteggerli dalle telecamere. “Li avete agitati”, redarguisce Rosa Ruggeri, responsabile del reparto San Luigi. “Tutti i politici dovrebbero venire qui per vedere cosa è la realtà ”.
Verrà Berlusconi. “A fare cosa?”, aggiunge infastidita da quella che vive come una sorta di intrusione superficiale. “Qui al San Luigi non può fare niente, sarebbe inutile come lo è stato per il Paese; verrebbe a dar fastidio ma io l’aspetto per mostrargli quali sono le piaghe di chi soffre”.
Ed è indubbio che le simpatie politiche e umane in un angolo di terra che ha per compito l’alleviare il dolore e nasconderlo agli occhi del mondo, si amplificano.
Anche il diplomatico Pigni si lascia sfuggire una rivendicazione che sa di orgoglio e rispetto: “Noi ci siamo sostituiti al welfare di questo Paese, da anni non aggiornano i prezzi delle convenzioni, ma va bene così, la nostra è una missione ma che siamo abbandonati è una realtà ”.
Sulla piazza passano alcuni ospiti. Gianni ha la maglia dell’Inter, batte le mani ed esulta verso il cielo. 60 anni, sindromi varie. Segue Antonio, che saltella e grida felice con lo zainetto in spalla: lo lasciano arrivare alla reception poi lo riportano indietro. Oggi lo rifarà . C’è anche Michelina Zaccagnini, una signora 79enne ospite della casa di cura. Si affaccia sulla piazza zigzagando sulla sua sedia a rotelle seguita da altre quattro. Hanno un gran sorriso. E parlottano proprio dell’arrivo di Silvio.
Michelina condivide il cognome con il segretario e premier democristiano “Zac” e con Berlusconi la data di nascita: “Il 29 settembre… Lui è più giovane di me di due anni ma fa niente, spero sia simpatico come sembra”.
La “signorina”, tiene a precisare, ricorda la social card, le promesse, il premier “sbruffone”, ma, dice “chi fa del male la paga prima o poi e Dio perdona tutti”.
Poi si fa seria, distanzia le compagne, sussurra: “Ma si sa quando arriva? Dovremo prepararci alle feste, no?”.
Spunta un operatore: “Sciura venga dentro”. Lui si chiama Francesco Lamberti, ha 28 anni e lavora qui da luglio. “Berlusconi? Al massimo imboccherà qualche anziano”. Alle 17:30 è ora di cena. La piazza torna deserta.
A sinstra c’è un edificio su tre piani che ospita il reparto degli “storici”, come li chiamano qui, 54 disabili e portatori di handicap psichici che definiscono questo posto “casa” da quando erano bimbi; a destra c’è la Ambrosiana aperta anche all’esterno per i servizi sanitari dedicati comunque ad anziani e disabili.
Oltre la chiesa che chiude la visuale sulla piazza c’è un campo da calcio, un teatro, laboratori didattici, il bar e un secondo agglomerato di edifici, più recenti, che ospitano altri trecento disabili d’età compresa tra 5 e 104 anni.
Sono cinque palazzi a forma di stella, per questo li chiamano “Cinque stelle”.
E sarà qui, spiega Kaneklin, con ogni probabilità , che Berlusconi trascorrerà le sue quattro ore settimanali.
Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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