Aprile 16th, 2014 Riccardo Fucile
“SCEMATA PERICOLOSITà€ SOCIALE”, MA SE DIFFAMA I GIUDICI FINISCE AI DOMICILIARI
Reato: una frode fiscale da 7,3 milioni di euro (con truffaldine “maggiorazioni di costo realizzate negli anni”, all’estero, per almeno “368 milioni di dollari”).
Condanna: quattro anni di carcere, ridotti a uno dall’indulto.
Pena: dieci mesi e mezzo di affidamento ai servizi sociali. Ovvero, qualche ora da passare davanti a un assistente sociale.
Ieri si è conclusa la lunga storia del processo Mediaset. Con la giudice del Tribunale di sorveglianza Beatrice Crosti che legge il comunicato stilato insieme al suo presidente, Pasquale Nobile De Santis.
Il condannato definitivo Berlusconi Silvio non andrà in carcere. Non subirà la detenzione domiciliare. Sarà affidato in prova ai servizi sociali. Dovrà cioè presentarsi periodicamente al direttore dell’Uepe (l’Ufficio esecuzione penale esterna); subirà alcune limitazioni alla possibilità di spostarsi e di restare fuori casa; e potrà svolgere un’attività di volontariato aiutando gli anziani presso la Fondazione Sacra Famiglia di Cesano Boscone
Questo è l’esito della prima condanna definitiva incassata dall’ex presidente del Consiglio. L’ordinanza del Tribunale di sorveglianza (l’istanza che decide l’esecuzione delle pene) spiega in dieci pagine che “colui che viene affidato in prova ai servizi sociali è ancora persona socialmente pericolosa”: “le condotte reiterate nel tempo del reato dimostrano l’insofferenza del colpevole alle regole dello Stato poste a tutela dell’ordinata e civile convivenza”.
Ma un percorso di ravvedimento, scrivono i giudici, sembra iniziato: il condannato ha saldato il debito con il fisco, ha risarcito i danni all’Agenzia delle entrate e ha pagato le spese processuali; si è messo anche a disposizione per un’attività rieducativa di volontariato.
Questi elementi, secondo il Tribunale, indicano “il riconoscimento della condanna”, “evidenziano la scemata pericolosità sociale di Berlusconi e appaiono indici di volontà di recupero dei valori morali perseguito dall’ordinamento”
Certo, però, il condannato deve stare attento: le “recenti esternazioni pubbliche in spregio della magistratura”, ammonisce il Tribunale, “potrebbero inficiare gli indici di resipiscienza”.
La misura alternativa al carcere serve comunque a “sostenere e aiutare il soggetto a portare a maturazione quel processo di revisione critica e di emenda oggi in fieri”. “Può svolgere una funzione rieducativa e di recupero sociale della persona, anche qualora questa sia perfettamente inserita socialmente e laddove anzi il condannato sia stato capace di influenzare l’ambiente in direzione incompatibile con le regole del diritto e dell’ordinato vivere civile”.
È, per definizione, un affidamento “in prova”: il condannato dovrà cioè dimostrare nel tempo gli “indici di resipiscenza”.
Altrimenti potrebbe avere una pena più dura e magari finire ai domiciliari. I suoi comportamenti dovranno mantenersi “nell’ambito delle regole della civile convivenza, del decoro e del rispetto delle istituzioni”.
Questa è una condizione richiesta a tutti gli “affidati”, ma vale “a maggior ragione” per Berlusconi, scrivono i giudici, “stando la condizione sociale ed economicamente e culturalmente privilegiata a cui il condannato appartiene”.
Ieri l’ordinanza è stata notificata ai difensori di Berlusconi, Franco Coppi e Niccolò Ghedini.
Da ieri dunque il condannato ha dieci giorni di tempo per presentarsi all’Uepe per sottoscrivere l’affidamento: da quel momento comincia l’espiazione della pena. Un anno ridotto a dieci mesi e mezzo per effetto dello sconto di 45 giorni che scatta dopo i primi sei mesi. Il condannato sarà seguito personalmente dal direttore dell’Uepe, la dottoressa Severina Panarello, che con lui deciderà la periodicità degli incontri e verificherà nei mesi prossimi il percorso verso la “resipiscenza”.
Come tutti gli “affidati”, Berlusconi avrà l’obbligo di non uscire di casa (la villa di Arcore) prima delle 7 e di rientrare entro le 23. Ha il permesso di andare a Roma dal martedì al giovedì, dunque gli è garantita la possibilità di fare campagna elettorale. Una volta alla settimana andrà per quattro ore a fare volontariato presso la Sacra Famiglia di Cesano Boscone.
È una struttura che assiste adulti e bambini con gravi disabilità e anziani non autosufficienti (e dunque da proteggere dagli assalti madiatici). È servita dalla Caritas ambrosiana, l’organizzazione della diocesi di Milano che è convenzionata con l’Uepe
La Sacra Famiglia è un’istituzione importante e storica per la diocesi di Milano, perchè è nata nel 1896 da una parrocchia e dall’attività dell’allora parroco di Cesano, don Domenico Pogliani.
Oggi il suo presidente è don Vincenzo Barbante, ex amministratore della diocesi, in pratica il ministro delle finanze della Curia ambrosiana.
È proprio alla Sacra Famiglia che monsignor Angelo Scola, appena nominato arcivescovo di Milano, diede appuntamento per il primo incontro con il volontariato della diocesi.
Gianni Barbacetto
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 16th, 2014 Riccardo Fucile
L’AVVOCATO, IL COMMERCIALISTA E IL FINANZIATORE: LA GRATITUDINE DI RENZI
Per scovare la comitiva di amici di Matteo Renzi, ben infiltrata e non mimetizzata con l’infornata
di nomine, non va osservata la prima fila, ma la seconda: non presidenti (che poi sono donne, e qui c’entrano gli uomini) e amministratori delegati, ma i consiglieri e il collegio sindacale.
E non ci sono semplici amici, compagni di bisbocce o d’infanzia, ma strettissimi collaboratori.
Origini di Pistoia, studio legale a Firenze, da sempre legato a Lapo Pistelli (mentore di Renzi, ora viceministro agli Esteri), Alberto Bianchi è l’avvocato (civilista) di Matteo e di Marco Carrai, la versione riservata, diplomatica di Renzi.
Bianchi siederà nel Cda di Enel e, spiega, non ci sono motivi (nè incompatibilità ) per lasciare la Fondazione Open, la cassaforte renziana che gestisce le donazioni e organizza gli eventi.
Il pistoiese presiede la Fondazione, gestita assieme al medesimo Carrai, al sottosegretario Luca Lotti, al ministro Maria Elena Boschi.
Bianchi non è un novizio, undici anni fa il Tesoro lo spedì a liquidare il pastrocchio Efim, il fondo per il finanziamento per l’industria meccanica, che già nel 1992 terrorizzava le banche creditrici.
Il commissario Bianchi s’è beccato una condanna di 4,7 milioni di euro dalla Corte dei conti (danno erariale) per avere saldato una parcella da 5,3 milioni per il patrocinio durante un procedimento che coinvolgeva una società controllata: pochi giorni dopo il pagamento (dicembre 2006), che Bianchi non voleva autorizzare e perciò ridusse da 10 a 5,3 milioni, entrò in vigore una legge che fissava il limite di 300.000 per prestazioni legali di Efim. Ora ci sarà l’appello e l’avvocato è convinto di avere ragione.
Il fratello, Francesco Bianchi, è commissario straordinario del Maggio Fiorentino da febbraio 2013, ministro Lorenzo Ornaghi, nonchè membro del Consiglio di Sorveglianza di Intesa San Paolo.
Oltre all’avvocato ereditato da Lapo Pistelli, Renzi ha premiato anche il commercialista, Marco Seracini, prossimo sindaco effettivo di Eni.
Seracini non ha mai attraversato un periodo di redenzione — come Maria Elena Boschi e Francesco Bonifazi che non appoggiavano Renzi per le primarie di Firenze nel 2009 — ma s’è sempre preoccupato di sostenere l’avvento del giovane di Rignano sull’Arno e Renzi s’è sempre preoccupato di Seracini.
L’associazione Noi Link, un prototipo della Fondazione Big Bang (Open), fu proprio un’iniziativa di Seracini che, appena Renzi divenne sindaco, fu catapultato al vertice di Montedomini, azienda pubblica di servizi alla persona.
Il finanziatore, tra gli apripista con 10.000 euro, si chiama Fabrizio Landi, designato consigliere di Finmeccanica.
Il profilo di Landi, imprenditore, non fa pensare a un’esperienza nel settore della difesa, ma piuttosto in sanità , strumenti medici.
Landi ha amministrato per tanti anni Esaote, un’azienda di respiro internazionale che produce apparecchi biomedicali. Quando Renzi perse il confronto con Pier Luigi Bersani per la corsa a Palazzo Chigi, Landi dichiarò: “Voterò Bersani perchè sono nell’area Pd, per portare in Parlamento chi condivide Renzi. Se il Pd andrà al governo, darò il mio contributo su ciò che conosco: la sanità ”.
La sanità con Finmeccanica c’entra nulla. Dopo l’uscita da Esaote, Landi entrò nel cda di Banca Cassa di Risparmio di Firenze, il maggiore azionista è Intesa San Paolo, il 10% è di un’omonima fondazione (Marco Carrai è nel cda).
Impegnato in svariate società nel settore medico, inclusa la A. Menarini Diagnostics, Landi fu presentato a Renzi da Dario Nardella, l’erede di Palazzo Vecchio.
Antonio Campo dall’Orto, ex numero uno di Mtv e La7, già candidato a sostituire Luigi Gubitosi in Rai, ha seguito l’evoluzione renziana, anche se — a differenza di Landi — ha contribuito con pochi spiccioli, 250 euro.
Il buon rapporto con il premier, manderà Campo dall’Orto, dotto di telecomunicazioni, nel cda di Poste accanto a Elisabetta Fabri, fiorentina, rampolla di una famiglia di albergatori, marca Starhotels.
Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 15th, 2014 Riccardo Fucile
L’EX COORDINATORE DEL MOVIMENTO GIOVANI PADANI, POI ASSESSORE A FORNOVO IN UNA LISTA CIVICA, ORA SI PRESENTA CON I GRILLINI
Francesco Rossi, classe 1983 di Fornovo, è il candidato locale del M5s alle Europee del 25 maggio.
La notizia, già nota dopo le primarie on line dei grillini (ha ottenuto 979 voti), viene rilanciata dall’agenzia Dire che rivela il passato da indipendista leghista del giovane candidato.
Rossi ha infatti ricoperto il ruolo di coordinatore del Movimento giovani padani di Parma, passando per un mandato da assessore in una lista civica di centrodestra a Fornovo.
Ai tempi del Carroccio, in un ampio articolo riportato sul quotidiano on line “Indipendenza, perchè, l’autodeterminazione è un diritto naturale”, alla fine del 2006 scriveva che “la Lega deve rappresentare i popoli padano-alpini, le loro richieste, combattere i soprusi, culturali ancor prima che economici, che ogni giorno i cittadini padani devono subire”.
E ancora: “La Lega Nord deve raccogliere i voti di chi condivide ideali di libertà , difesa delle culture e tradizioni locali, rifiuto dell’immigrazione e preservazione dell’ambiente e del territorio”, altrimenti “davvero saremo destinati a morire italiani”,
Per puntare a Bruxelles, aderendo agli stretti dettami imposti dai 5stelle per la partecipazione, Rossi si è dimesso, a fine marzo, giusto qualche giorno prima dell’apertura del voto online, dal suo incarico di assessore a Fornovo, dove nel 2009 era stato eletto con la lista civica vicina al centrodestra “Città futura”.
L’agenzia e il sito on line dell’Unità rimarcano inoltre che nel cv Rossi evidenzia la sua carica di amministratore, a compenso zero, della società pubblica En.For srl che Rossi ha guidato durante il suo mandato.
La società , però, formata con capitale al 100% pubblico e creata per lo sviluppo di progetti legati alle fonti rinnovabili e risparmio energetico, è stata per anni nel mirino delle opposizioni di centrosinistra.
Già nel 2012 il Comune di Fornovo ha dovuto approvare una variazione di bilancio per ripianare 8.000 euro di perdite della società .
Una difficoltà ammessa dallo stesso Rossi che in un’intervista del 2012 parlava di “scelte sbagliate dal punto di vista della pianificazione”, come ad esempio “l’acquisizione dei pannelli fotovoltaici prima di avere le autorizzazioni”.
“La mia idea attuale è di autonomia e federalismo, un’idea che è stata ripresa da Grillo con il discorso delle macro regioni”.
Così il candidato risponde alla domanda se sia ancora favorevole o meno all’indipendenza della Padania. “Senza discorsi di indipendenza della Padania – conclude Rossi, interpellato dalla Dire- ma ritengo fondamentale il trasferimento dei poteri e delle responsabilità agli enti locali in un’ottica veramente federale”.
(da “La Repubblica“)
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Aprile 15th, 2014 Riccardo Fucile
I SOSPETTI SU UNA TASSA FATTA PAGARE PER CHI DOVEVA ESSERE IN LISTA PER LE COMUNALI… IL NUOVO CANDIDATO SINDACO “ESPERTO DI SCIE CHIMICHE”… L’EPURATO: MI HANNO FATTO FUORI COSI’
Dice lui, Vincenzo Madetti, l’epurato: “L’ho saputo con un tweet di Grillo. Nemmeno una
telefonata, una comunicazione, niente: mi hanno fatto fuori così “.
Dicono gli attivisti infuriati su Facebook: “Ma che è successo? Perchè non date spiegazioni? Spiegate perchè se non lo fate o siete complici o avete qualcosa da nascondere…”.
I grillini ufficiali invece non dicono: “Non può parlare nessuno se non i due addetti stampa”.
E’ psicodramma nel Movimento 5 stelle di Bari che all’improvviso ha fatto fuori il candidato sindaco, Madetti, e nominato ieri il nuovo, Sabino Mangano: esperto di informatica, “‘convertitore’ di cittadini (non ancora a 5 stelle)”, come si definisce lui stesso, è uno che da tempo segnala il problema delle scie chimiche a Bari: “Cielo a strisciarelle ” scrive su Facebook dopo probabilmente il passaggio di un aereo, “virus a catinelle”.
Ma al di là delle qualità del nuovo candidato portavoce, il giallo gira tutto attorno alla cacciata di Madetti.
Che è successo? La versione ufficiale dice: “L’ex candidato sindaco è stato sfiduciato per i seguenti motivi: comportamenti assolutamente verticistici e personalistici con i suoi stessi candidati dall’inizio della campagna elettorale, scelte arbitrarie che scavalcavano le decisioni dell’assemblea, ripetuti tentativi di voler inserire in lista persone che – a suo dire – gli erano state imposte da terzi con notevoli pressioni”. Nello specifico non è chiaro quali siano questi comportamenti “verticistici e personalistici”.
Alcuni attivisti adombrano addirittura un’ombra di una sorta di “tassa” fatta pagare per chi doveva essere inserito in lista.
“Chiunque dica una cosa del genere – si infuria Madetti – io lo querelo. Nessuna compravendita, siamo impazziti”. Lo stesso Madetti però aveva accusato una persona non meglio identificata di averlo tradito dopo cinque anni.
Non è che la “tassa” la chiedeva questo signore?
“Io rispondo per me e ripeto se qualcuno dice una cosa del genere lo querelo. Se qualcuno ha usato il mio nome a mia insaputa, questo non lo so. Riguardo quella persona, e tutto quello che è accaduto, ecco quello lo comunicherò nei prossimi giorni. Oggi posso dire soltanto che sono amareggiato per il trattamento (ndr, Grillo in persona ha fatto un tweet e poi liquidato la questione Bari con una comunicazione in un post scriptum nel blog) io, che nel movimento ci sono da anni”.
Effettivamente Madetti – che tutti, anche nei partiti “tradizionali” definiscono una persona per bene – è un grillino della prima ora e lo scontro all’interno del Movimento 5 stelle è tutto generazionale, con le nuove leve che hanno accusato i vecchi di aver gestito male le candidature.
“Il Movimento Stelle a Bari è sempre stato aperto a tutti i cittadini: ogni mese sono state effettuate riunioni aperte a tutti, gazebo ogni settimana, gruppi di lavoro per la costruzione del programma, e molti candidati oggi in lista si sono avvicinati nel corso dell’ultimo anno.
La lista e il programma sono stati presentati l’8 febbraio 2014 e, come previsto dalla legge, potevano essere integrati fino al 24 di aprile. Per questi motivi appare molto singolare che adesso Madetti interpreti il ruolo dell’aperto e del democratico. Noi attivisti e candidati non avevamo alcun problema ad allargare la lista a chi ci era stato vicino in questi mesi, ma una cosa è l’apertura, un’altra è trasformare il M5S Bari nel solito vecchio partito che agisce in nome del risultato (supposto) e non dei principi”. Accanto a questo c’è stato un ulteriore scontro con altri attivisti che hanno accusato di “poca trasparenza”, “non spiegate cosa è successo” il Movimento e addirittura avevano organizzato per oggi le Comunarie per scegliere il candidato sindaco.
“Nulla è stato autorizzato”, la risposta.
“Io mi ritiro” fa sapere il candidato consigliere, Mimmo Mongelli primo di una storia che probabilmente è soltanto all’inizio.
Giuliano Foschini
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Aprile 15th, 2014 Riccardo Fucile
L’ISTAT FA I CONTI VERI SUL TAGLIO IRPEF: SI OSCILLA TRA I 58 E I 66 EURO
Si fa presto a dire 80 euro.
Il taglio dell’Irpef annunciato da Matteo Renzi, che il governo si prepara a varare questa settimana, secondo l’Istat, potrebbe avere effetti molto variabili a seconda delle diverse fasce di reddito delle famiglie, e il beneficio potrà arrivare — in media — al massimo a 66 euro al mese.
Lo ha spiegato il presidente dell’Istat Antonio Golini in audizione alla Camera per commentare il Doccumento di Economia e Finanza.
L’istituto di statistica, anzichè considerare i singoli contribuenti, ha provato a considerare l’impatto sulle famiglie.
Nel primo caso ormai è noto, a beneficiare dell’aumento in busta paga da 80 euro dovuto alle detrazioni saranno i contribuenti con un reddito inferiore ai 25 mila euro annui.
Ma considerando il reddito delle famiglie, quale impatto avrà la misura?
Lo spiega con una tabella allegata alla redazione l’Istituto, che ha diviso in cinque parti uguali le famiglie italiane e ha mostrato come nel primo quinto, per semplificare il 20% di famiglie più “povere”, l’impatto medio di beneficio in busta paga sarà di 714 euro su base annua, circa 60 euro.
A spingere al ribasso la presenza in questa prima fascia che dall’aumento della detrazione sono per il momento esclusi come gli incapienti.
Dall’altro lato della classificazione, il 20% più ricco, che include inevitabilmente chi —trovandosi oltre i 25mila euro annui —non beneficia o beneficia soltanto in parte dell’intervento del governo.
In mezzo a questi due estremi il beneficio sale, arrivando al massimo a 796 euro per la seconda fascia, 768 per la terza, 696 per la quarta. Dai 66 ai 58 euro al mese.
Meno degli 80 euro di cui ha parlato Renzi, ma i due dati non sono propriamente confrontabili.
Gli 80 euro di Renzi sono la cifra netta che i contribuenti fino ai 25 mila euro percepiranno in busta paga, i numeri dell’Istat si riferiscono ad un beneficio che in media gli italiani riceveranno a seconda delle diverse fasce di reddito delle famiglie e che tiene conto delle diverse fonti di reddito all’interno di un nucleo.
Ad esempio, una famiglia con un reddito complessivo ipotetico di 40 mila euro, non sarà sempre formata da due redditi dipendenti da 20mila euro, e quindi beneficiari pieni dello sconto Irpef (80€+80€), ma in alcuni casi potrà essere composta da un reddito da 12mila euro, beneficiario dello sconto, e un altro da 28mila euro, beneficiario in parte.
Cifre assolute a parte, la simulazione dell’Istat fornisce anche un dato interessante relativo alla platea dei beneficiari.
Degli 11,3 miliardi di benefici stimati dagli sgravi Irpef (il dato include anche il taglio varato da Enrico Letta), il 19,2% – circa 2 miliardi – sarà impiegato per il quinto delle famiglie più ricco, solo il 9% per quelle più povere.
Conseguenza, quest’ultima, diretta di quanto mostrato prima: le famiglie più povere — in assenza di intervento ad hoc — sono soltanto in piccola parte toccate dall’intervento del governo.
L’Istat mostra infine su quale tipologia di nucleo familiare l’impatto del taglio Irpef avrà maggiormente effetto.
Le coppie con figli adulti, in quanto più probabilmente percettori di reddito ulteriore, arrivano ad un una media di 679 euro, 696 nel caso dei monogenitori.
(da “‘Huffington Post”)
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Aprile 15th, 2014 Riccardo Fucile
IN FERROVIE DAL 1978, ARRIVA IN FINMECCANICA PROPRIO MENTRE IL GRUPPO VENDE IL COMPARTO TRASPORTI
Tre settimane fa Mauro Moretti si era infuriato per l’annuncio renziano di severi tagli agli
stipendi dei manager pubblici. E aveva minacciato di andarsene all’estero se i suoi 873 mila euro annui fossero stati ricondotti sotto quota 300 mila, in quella fascia sobria dove staziona l’emolumento del presidente della Repubblica.
Matteo Renzi aveva commentato sibillino: “Moretti capirà ”.
Ieri sera abbiamo capito tutti.
Con la nomina ad amministratore delegato di Finmeccanica andrà a guadagnare più che alle Fs.
Se verrà applicata la riduzione del 25 per cento di cui si parla al ministero del Tesoro, si partirà dal milione e 200 mila euro portato a casa per il 2013 dall’uscente Alessandro Pansa per planare a quota 900 mila.
La brutta fatta da Moretti sulla questione dello stipendio non è però da attribuirsi tanto ad avidità quanto al carattere impulsivo, lo stesso che ha fatto di lui, suo malgrado, l’idolo negativo della città di Viareggio ancora ferita dal tragico incidente che costò cinque anni fa la vita a 33 persone.
Dipendente delle Fs dal 1978, Moretti è diventato nel 2006 il numero uno meno pagato nella storia recente dell’azienda di piazza della Croce Rossa.
Il suo predecessore Elio Catania guadagnava più del doppio, e prima di lui Giancarlo Cimoli ha incassato stipendi e buonuscite milionarie non giustificate dai risultati.
I due presidenti che hanno affiancato Moretti negli otto anni al vertice (prima Innocenzo Cipolletta e poi Lamberto Cardia) guadagnavano pochi euro meno di lui lavorando forse un decimo dell’amministratore delegato.
In Finmeccanica Moretti sarà il manager più low cost degli ultimi anni.
Saranno dunque ben altri i banchi di prova per questo ingegnere elettrotecnico di 60 anni che dopo una vita tra i binari va a guidare un gruppo che ha appena deciso di disfarsi della tecnologia ferroviaria (i treni di Ansaldo Breda e il segnalamento di Ansaldo Sts) per concentrarsi sul settore militare.
Dai treni in semi-monopolio al duro mercato internazionale degli armamenti il passaggio non è dei più semplici.
Dalle liti con i comitati dei pendolari e gli assessori regionali alle trattative con i ministri della guerra dei paesi emergenti il salto potrebbe rivelarsi complicato.
Il principale ostacolo sulla strada di Moretti è la rabbia del popolo Finmeccanica. Alessandro Pansa, salito al vertice un anno fa dopo l’arresto dell’amministratore delegato Giuseppe Orsi (inchiesta per corruzione internazionale sugli elicotteri venduti all’India), nel tentativo di proteggere la sua poltrona dall’onda della rottamazione ha trascurato di lavorare su una soluzione interna.
Così, mentre Eni ed Enel vengono decapitate ma vedono la promozione di due manager cresciuti in casa, Finmeccanica subisce l’onta di una sorta di commissariamento, attraverso un manager esterno che non ha mai guidato un’azienda quotata in Borsa e così complessa.
Finmeccanica è un’azienda in grave crisi. Uno sciame sismico di scandali grandi e piccoli l’ha scossa profondamente negli ultimi quattro anni, provocando instabilità al vertice (da Pier Francesco Guarguaglini a Orsi, da Orsi a Pansa, e sempre dopo lunghe guerre intestine tra il manager declinante e quello emergente) e un peggioramento netto delle performance industriali.
Sono crollati i margini di profitto e il portafoglio ordini, mentre lo scandalo indiano ha profondamente vulnerato le capacità di penetrazione del gruppo italiano nel difficile mercato degli armamenti.
In un contesto così difficile Moretti, con lo smilzo curriculum di 36 anni di lavoro tutti nella stessa azienda, ha due carte pesanti da giocare.
La prima è l’ombrello protettivo della politica. Voluto in quel posto direttamente da Renzi, ma stimatissimo da sempre anche da Giorgio Napolitano, con il quale ha condiviso in tempi non sospetti la militanza migliorista nel Pci, il manager riminese non paga pegno, come tanti manager pubblici del passato, all’essere nominato “in quota” di qualcuno e perciò a dispetto di qualcun altro. Questo gli garantisce ampia libertà di manovra.
La seconda carta vincente è la fama di persona integerrima, sufficiente a tenerlo al riparo da proposte “indecenti”.
La sua storia di uomo di umili origini, che si è mantenuto agli studi facendo l’istruttore di pattinaggio, potrebbe aiutarlo a conquistare il rispetto dei 75 mila uomini che fanno la Finmeccanica.
Il suo carattere poco accomodante potrebbe però rendere tutto più difficile.
Giorgio Meletti
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Aprile 15th, 2014 Riccardo Fucile
SUO FRATELLO ANTONIO HA PATTEGGIATO 11 MESI, ACCUSATO DI AVER PAGATO UN MANAGER DEL GRUPPO ENI PER AVERE UN APPALTO
Come rinnovamento non c’è male. La nomina di Emma Marcegaglia alla presidenza dell’Eni conferma e rafforza uno dei dogmi della Seconda Repubblica: la regola dei sei anni. Ecco come funziona.
Il 22 febbraio 1996 Paolo Scaroni, allora vicepresidente del gruppo privato Techint, patteggiò al Tribunale di Milano la pena di un anno e quattro mesi di reclusione con la condizionale per chiudere un processo per corruzione nell’ambito del quale era stato arrestato due volte dai pm del pool Mani Pulite.
Sei anni dopo, primavera del 2002, il governo Berlusconi lo nominò amministratore delegato dell’Enel, proprio la società pubblica per i cui appalti Scaroni aveva pagato le mazzette.
La volpe a guardia del pollaio è un’ottima strategia anti-corruzione: il prescelto conosce a fondo i meccanismi da contrastare.
Emma Marcegaglia è competente quasi quanto Scaroni. Quasi perchè non lei ma suo fratello Antonio, amministratore delegato dell’azienda di famiglia, ha patteggiato il 28 marzo 2008 11 mesi con la condizionale per corruzione.
L’accusa era di aver pagato a Lorenzo Marzocchi, manager dell’Enipower, gruppo Eni, una mazzetta da un milione e 158 mila euro per agevolare l’assegnazione di un importante appalto, al quale, parole del reo, l’azienda “teneva molto”.
L’imbarazzante vicenda non ostacolò la marcia trionfale di Emma, comproprietaria del gruppo siderurgico, verso la presidenza della Confindustria.
Al contrario, sono scattati anche per casa Marcegaglia i fatidici sei anni, trascorsi i quali ecco la brillante manager al vertice dell’Eni, l’azienda per i cui appalti la società di famiglia pagava tangenti.
Anche qui, come con Scaroni all’Enel, azionisti dell’Eni e contribuenti possono dormire sonni tranquilli: chi pensasse di corrompere qualche dirigente del gruppo petrolifero troverà sulla sua strada l’intransigente e preparatissima ex presidente di Confindustria.
Nel curriculum di Emma Marcegaglia, 48 anni, quello scattato ieri sera è il primo incarico manageriale significativo.
Nell’azienda di famiglia – che produce tubi d’acciaio – si è sempre occupata in prevalenza delle attività collaterali (turismo con la società Albarella, energie rinnovabili etc.).
La sua attività principale è sempre stata quella confindustriale, dove è stata per quattro anni presidente dei Giovani Industriali e poi, nel 2008, la prima presidente donna. Anche negli anni al vertice di viale dell’Astronomia il suo curriculum è segnato da vicende imbarazzanti, come le inchieste sui conti esteri della sua famiglia.
Nel 2011, in una puntata di Report, la giornalista Giovanna Boursier ha riferito a proposito della Marcegaglia Spa: “Tra il ’94 e il 2004, negli acquisti di materie prime, avrebbe interposto società off-shore, creando fondi neri su 17 conti esteri, intestati a Steno Marcegaglia e ai figli Antonio ed Emma. A maggio la parte che riguarda l’evasione fiscale viene archiviata perchè quei capitali sono stati condonati e scudati”. Infine la vicenda della Maddalena.
All’indomani del terremoto de L’Aquila il governo Berlusconi sposta nel capoluogo abruzzese i lavori del G8 e le strutture appositamente realizzate nell’isola sarda restano inutilizzate.
Il capo della Protezione civile Guido Bertolaso le affitta a Emma per 31 milioni di euro in 40 anni, una cifra talmente esigua da provocare un intervento della Corte dei conti che contesta a Bertolaso e al suo staff un danno erariale di 26 milioni di euro. Insomma, la più grande e strategica azienda pubblica italiana è in mani sicure.
Giorgio Meletti
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Aprile 15th, 2014 Riccardo Fucile
“COMMESSE IN ARRIVO DA ENI: E IL CONFLITTO DI INTERESSI?”
I 166 lavoratori del gruppo Marcegaglia di Milano hanno manifestato contro l’ipotesi di
chiusura del loro stabilimento e contro il paventato trasferimento delle linee produttive dal capoluogo lombardo alla provincia di Alessandria.
L’iniziativa era in programma il giorno stesso in cui è stata diffusa la notizia che Emma Marcegaglia, sarebbe divenuta Presidente dell’Eni.
Nell’azienda di famiglia l’ex presidente di Confindustria ha ricoperto invece la carica di consigliere e amministratore delegato e i suoi operai ritengono “inopportuna” la sua nomina ai vertici della società a partecipazione statale che si occupa di energia.
“Qui in Marcegaglia — ricorda Massimilano Murgia, Rsu del polo milanese — ci siamo occupati di pannelli fotovoltaici e altre commesse in arrivo dal mondo Eni. Che conflitti di interesse comporterà tutto questo?”
Fabio Abati
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Aprile 15th, 2014 Riccardo Fucile
PER I GIUDICI DEL TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA IN BERLUSCONI “APPAIONO INDICI DI VOLONTA’ DI RECUPERO” MA RESTA “PERSONA SOCIALMENTE PERICOLOSA”
Ancora “socialmente pericoloso“, ma ci sono elementi che fanno sperare che voglia recuperare. Dovrà rispettare “regole e istituzioni” e non dovrà ulteriormente offendere i magistrati.
Con queste motivazioni e con questi avvertimenti il tribunale di Sorveglianza di Milano ha deciso l’affidamento ai servizi sociali dell’ex presidente del Consiglio.
Silvio Berlusconi ”è ancora persona socialmente pericolosa” ma una serie di elementi, come il pagamento del risarcimento danni e delle spese processuali per il caso Mediaset, “evidenziano la scemata pericolosità sociale” del leader di Fi e “appaiono indici di volontà di recupero”.
Per i magistrati, che hanno deciso che il leader di Forza Italia potrà scontare la sua pena assistendo per 4 ore alla settimana gli anziani in una struttura di Cesano Boscone, ci sono “indici del recupero dei valori morali perseguiti dall’ordinamento”.
È stato lo stesso ex Cavaliere a mettersi a disposizione e a proporre all’Uepe (Ufficio esecuzione penale esterna), un’attività di volontariato e rieducativa: anche se avrebbe voluto fare il motivatore dei disabili.
Il pg Antonio Lamanna aveva dato parere favorevole all’affidamento ai servizi sociali avvertendo che Berlusconi non avrebbe dovuto comunque dovuto diffamare ulteriormente i magistrati.
Le frasi ”offensive” delle toghe, secondo il Tribunale di Sorveglianza “dimostrano spregio nei confronti dell’ordine giudiziario, ivi compreso questo Collegio, e contestate in aula” dal sostituto procuratore generale, “ben potrebbero inficiare quegli indici di resipiscenza”, dimostrati dal leader di Fi dopo la condanna definitiva, “se reiterati”.
Gli atteggiamenti di Berlusconi dovranno mantenersi “nell’ambito delle regole della civile convivenza, del decoro e del rispetto delle istituzioni” scrivono i giudici nelle motivazioni.
Il reato di frode fiscale e reiterato nel tempo dimostra “un’insofferenza del colpevole alle regole dello Stato poste a tutela dell’ordinamento e della civile convivenza”.
I magistrati specificano anche anche che il leader di Fi nel corso dell’affidamento in prova ai servizi sociali dovrà avere “concreti comportamenti” che dovranno “mantenersi nell’ambito delle regole della civile convivenza, del decoro e del rispetto delle istituzioni”.
L’affidamento è una misura alternativa alla detenzione che può “sostenere e aiutare il soggetto a portare a maturazione quel processo di revisione critica e di emenda oggi in fieri”.
I giudici hanno raccomandato all’ex premier di “mantenersi nell’ambito delle regole di civile convivenza, del decoro e del rispetto delle istituzioni e ciò sarà richiesto” a maggior ragione stando la condizione sociale, ed economicamente culturalmente privilegiata a cui il condannato appartiene”.
Secondo i giudici, infatti, “la misura alternativa può svolgere funzione rieducativa e di recupero sociale della persona anche qualora questa sia perfettamente inserita socialmente e laddove anzi il condannato sia stato capace di influenzare l’ambiente in direzione incompatibile con le regole del diritto e dell’ordinato vivere civile”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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