Aprile 11th, 2014 Riccardo Fucile
IL 24 MARZO ERA PARTITO DIRETTO A BEIRUT, MA POTREBBE ESSERE ANCHE IN GUINEA O IN SUD AMERICA
Si fa sentire dall’estero, Marcello dell’Utri, di cui si son perse le tracce alla vigilia della
sentenza della Corte di Cassazione per mafia.
«Tengo a precisare che non intendo sottrarmi al risultato processuale della prossima sentenza della Corte di Cassazione – ha detto l’ex senatore da una località per ora sconosciuta – Trovandomi in condizioni di salute precaria, per cui tra l’altro ho subito qualche settimana fa un intervento di angioplastica, sto effettuando ulteriori esami e controlli».
La località in cui si trova non è ancora chiara: Libano, Guinea, o Repubblica Dominicana? Non si sa.
In seguito all’ordine di arresto sia la Dia che l’Interpol gli stanno dando la caccia, al momento con scarsi risultati.
Un arresto che dell’Utri critica dalla sua latitanza: «Apprendo della aberrante richiesta di preventiva custodia cautelare mentre mi trovo già all’estero per il periodo di cura e riposo – ha detto – Rimango tuttavia in attesa fiduciosa del risultato che esprimerà la Massima Corte che ha già rilevato incongruenze e fumus nella prima sentenza di appello, annullandola conseguentemente. Mi auguro quindi che un processo ventennale, per il quale ritengo di avere già scontato una grave pena, si possa concludere definitivamente e positivamente».
Il luogo dove Dell’Utri sarebbe fuggito non è il Libano, come si credeva inizialmente. Nonostante l’ex senatore sia stato nella capitale libanese fino ai primi di aprile. Lo dicono all’ANSA fonti ben informate a Beirut e altre collegate alle autorità che controllano il traffico in entrata e in uscita dell’aeroporto internazionale della capitale libanese.
Il suo avvocato, Giuseppe Di Peri, alla domanda su dove si trovi l’ex senatore, ha dichiarato che “il dottor Dell’Utri ha dei problemi di salute che sta curando. Recentemente è andato in Francia per avere contatti con presidi ospedalieri che si occupano della materia cardiologica. E’ tornato dalla Francia. Penso che quando ci sarà la Cassazione opererà una riflessione su quello che dovrà fare”.
Ai giornalisti che gli chiedono se nel momento nel quale ci sarà la sentenza di Cassazione, deciderà se rimanere all’estero o se tornare, Di Peri risponde: “Certamente. Ammesso che sia in condizioni fisiche di tornare. L’esito della Cassazione è veramente importante. Posso dire che il dottor Dell’Utri sta curando i problemi di salute, quando ci sarà la sentenza di Cassazione prenderà le sue determinazioni”.
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Aprile 11th, 2014 Riccardo Fucile
LO RIVELA AL “MATTINO” IL CAPOGRUPPO DI FORZA CAMPANIA
Silvio Berlusconi e Nicola Cosentino si sarebbero incontrati il 29 marzo scorso a Palazzo Grazioli.
E l’ex premier avrebbe dato l’ok alle liste “Forza Campania”.
Lo dice in un’intervista al Mattino Paola Raia, capogruppo in Regione del movimento fondato da iscritti a Forza Italia che non si riconoscono nei vertici del partito in Campania.
Cosa sa di quell’incontro?
Fui la prima persona che Cosentino, rientrato a Napoli, vide dopo l’incontro con Berlusconi, presente Denis Verdini. Mi raccontò del colloquio. C’è da dire che Nicola da tempo desiderava incontrare il presidente, più per un fatto umano che politico.
Cosa le disse Cosentino?
Nicola chiese a Berlusconi di smentire le indiscrezioni relative a una sua candidatura alle europee perchè, con i processi in corso, avrebbero potuto nuocergli. Cosentino era felice, mi disse che era contento di aver incontrato Berlusconi e di essersi chiarito umanamente. Mi disse che finalmente era caduto il muro costruito ad arte da chi gli ha fatto la guerra. Nicola mi riferì di aver saputo da Berlusconi che gente di Forza Italia saliva a Palazzo Grazioli per parlargli male di lui.
Parlarono anche di Forza Campania?
Certamente. Il presidente gli chiese delle ragioni del malcontento, Cosentino gli spiegò che Forza Campania era la zattera sulla quale far salire tutti gli scontenti del duo Luigi Cesaro-Domenico De Siano.
E Berlusconi?
Il presidente capì. Cosentino mi raccontò che per Berlusconi era assolutamente necessario evitare che gli scontenti lasciassero Forza Italia per andare magari nel Nuovo Centrodestra. In questa logica, Nicola mi disse che il presidente non si sarebbe opposto a liste di Forza Campania alle amministrative. Fermo restando che alle europee avremmo votato compatti Forza Italia. Cosa che faremo. Voteremo Raffaele Fitto.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 11th, 2014 Riccardo Fucile
IL PG LAMANNA HA DATO PARERE FAVOREVOLE PERCHE’ IL REATO FISCALE NON E’ UN TIPO DI REATO OSTATIVO, PER L’ETA’ E PER AVER RISARCITO L’AGENZIA DELLE ENTRATE
“L’affidamento potrà essere revocato se Berlusconi diffamerà ancora i giudici”. Nell’udienza
di ieri il sostituto pg di Milano Antonio Lamanna, dopo aver dato parere favorevole all’affidamento in prova ai servizi sociali per Berlusconi, avrebbe anche precisato che, stando a quanto prevede la legge, l’affidamento potrà essere “revocato” se l’ex premier, come ha fatto in passato in diverse occasioni, diffamerà i “singoli giudici”.
E ha portato e mostrato in aula, davanti ai giudici, un articolo del Corriere della Sera dello scorso 7 marzo nel quale erano riportate frasi che avrebbe detto l’ex premier in vista della decisione del Tribunale di Sorveglianza: “Son qui a dipendere da una mafia di giudici”.
Il sostituto pg poi, da quanto si è saputo, ha esordito spiegando che in quell’aula non c’erano “nè angeli vendicatori, nè angeli custodi” ma magistrati che “devono applicare la legge”, seguendo, in particolare, le indicazioni della Cassazione in materia di esecuzione delle pene.
Nel dibattimento che si è tenuto ieri, a porte chiuse, nell’aula al piano terra del tribunale di Milano, la difesa di Berlusconi non ha chiesto solo l’affidamento ai servizi sociali ma anche l’agibilità politica per il leader di Forza Italia e dunque la necessità di garantirgli “un’ampia libertà di movimento”.
È entrata, così in aula, anche la campagna elettorale per le prossime europee.
L’accusa e la difesa sono concordi sull’affidamento ai servizi sociali, la visione di dove dovranno essere scontati resta diversa: il pg Antonio Lamanna punta sulla struttura indicata dall’Uepe, dunque un centro per anziani disabili nell’hinterland milanese, mentre i legali Niccolò Ghedini e Franco Coppi hanno parlato di un affidamento presso una onlus considerata vicina alla galassia berlusconiana.
Il centro in questione, non lontano dalla villa di Arcore, è da ultimare ma è lì che l’ex premier potrebbe svolgere i suoi servizi sociali per mezza giornata una volta alla settimana come motivatore di disabili.
La pena di un anno per frode fiscale si ridurrebbe di fatto a poco più di 10 mesi (dopo i primi sei mesi scatta uno sconto della pena di 45 giorni) e dunque per il leader di Forza Italia i servizi sociali si ridurrebbero ad un impegno di non più di una quarantina di giorni in totale.
Tra i motivi per cui il sostituto pg di Milano, Antonio Lamanna, ha dato parere favorevole alla richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali c’è anche la considerazione che il reato fiscale è un tipo di reato che non impedisce e non è ostativo all’affidamento.
Il sostituto pg ha tenuto conto del fatto che Berlusconi è ultrasettantenne, ha un domicilio idoneo e ha risarcito l’Agenzia delle Entrate a seguito della condanna definitiva a 4 anni per frode fiscale per il caso Mediaset.
La decisione dei giudici del tribunale di Sorveglianza, chiamati a decidere tra affidamento e domiciliari, arriverà in un lasso di tempo compreso tra martedì prossimo e il 25 aprile.
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Aprile 11th, 2014 Riccardo Fucile
GRILLO ACCUSA IL PD DI CANDIDARE VELINE, MA A REGGIO EMILIA LUI PRESENTA SILVIA INCERTI, INDECISA TRA IL GRANDE FRATELLO E 5 STELLE
Personalmente non abbiamo particolare simpatia per le candidate di Renzi ma che Grillo ci venga a raccontare che i suoi candidati sono selezionati in base alle qualità fa sorridere.
Spesso sono sufficienti infatti 33 amici che ti votano per diventare candidato di 5 Stelle, come nel caso del candidato M5S della Val D’Aosta che rischia di diventare parlamentare europee con 33 voti alle parlamentarie.
Ma a proposito di aspiranti veline, Grillo non è esente dall’averne in casa: e con più credenziali di altri partiti, come nel caso di Silvia Incerti, la candidata grillina di 27 anni che, qualche anno fa (era il 2008) ha posato senza veli su ‘Sexpolitik’, un calendario satirico dedicato a Romano Prodi.
“L’ho fatto un po’ per gioco un po’ per esibizionismo: avevo 21 anni – commenta Silvia su Il Resto del Carlino – allora facevo la ragazza immagine in discoteca a Scandiano, all’ex Hugly. Non ero interessata a sfondare, ma il calendario ebbe una grande ribalta anche a livello nazionale. Allora il governo era in crisi, e con quell’operazione di marketing avevano voluto dargli una spinta. Io non ho mai avuto tessere e non ho mai votato Prodi. Ma dopo il servizio che ci dedicò la Rai mi chiamarono anche per un provino al Grande Fratello. Ma io preferii portare avanti il lavoro di famiglia”.
Una foto osè sul calendario, ma quelli del M5S che ne pensano?
“All’inizio mi chiamavano ‘Silvia, quella del calendario’. Ma è normale: e poi ho vinto le diffidenze. Credo però che nella sfida elettorale essere carina, anche se da solo non basta, di certo non guasti”, conclude.
Quante veline in giro…
E quanti Gabibbi.
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Aprile 11th, 2014 Riccardo Fucile
DEFEZIONI IN VISTA PER LE ELEZIONI EUROPEE… ADDIRITTURA BONAIUTI PENSA A NCD
Se non fosse che in tempi renziani la serenità è uno stato d’animo ambiguo e pericoloso,
sarebbe questa l’espressione perfetta per il clima di ieri ad Arcore.
Silvio stai sereno. Servizi sociali, probabilmente. Non i domiciliari.
A rincuorare Berlusconi e la sua corte è stato il vaticinio della procura generale. In molti, tra i berlusconiani, avevano pronosticato: “Il pg chiederà i domiciliari”. La misura più temuta. Invece si va prefigurando quella più morbida e blanda.
A Villa San Martino, l’ex Cavaliere ha vissuto l’attesa del Dieci Aprile con la convivente Francesca Pascale, la senatrice-badante Mariarosaria Rossi, l’immancabile barboncino Dudù (a proposito, strepitosa la battuta dell’alfaniano Cicchitto contro Toti: “B. faccia parlare direttamente Dudù”) e i figli Marina, Pier Silvio e Barbara.
Alle sette di sera, quando B. si è sentito con i legali, il volto si è disteso in una smorfia rilassata.
Sospiro di sollievo, come si dice in questi casi. Una serenità comunque a tinte amare. Il solito monologo: “Io sono innocente, sono e resterò uno che è stato condannato ingiustamente. In ogni caso voglio vederla questa decisione, con i magistrati non c’è mai da fidarsi”.
Anche per questo l’altro leitmotiv in voga ad Arcore è “buonsenso”.
Racconta un fedelissimo: “A questo punto, la misura dei servizi sociali è l’unica cosa di buonsenso che può accadere”.
Tradotto vuol dire: il Condannato dovrà essere messo in condizione di fare la campagna elettorale per le Europee e tentare così di arginare il crollo annunciato di Forza Italia.
Anche se c’è chi come Brunetta spera, da falco, nel martirio da domiciliari: “Berlusconi è un simbolo, e i simboli non si impediscono, non si imbavagliano , non si bloccano. I simboli, si pensi ad Aung San Suu Kyi, era bloccata a casa sua ed è diventata un simbolo mondiale, quando si tenta di zittirli e bloccarli, diventano ancora più forti”.
Per volare più terra terra (nessun riferimento a Brunetta) il vero problema posto dall’udienza di ieri è un altro. A sorpresa.
Il termine massimo di 15 giorni per la decisione dei magistrati di sorveglianza. Un macigno enorme sulla compilazione delle liste azzurre per Strasburgo.
Silvio da giorni aveva congelato tutto in attesa del suo destino. Ma aspettare due settimane non è possibile.
I moduli riempiti con i nomi vanno consegnati entro mercoledì prossimo. Non solo. Ammette un berlusconiano di rango: “Parecchi imprenditori o persone contattate ci stanno dicendo di no, altri prendono tempo per capire che cosa accadrà , se non ci diamo una scossa è la fine”.
Sulle liste, si dovrebbe tenere una riunione ad Arcore in questo fine settimana.
Alla corte berlusconiana è arrivata un’altra notizia crudele. Paolino Bonaiuti, l’ex fedele portavoce estromesso dal cerchio magico, sta trattando il suo passaggio al Nuovo Centrodestra, il partito di Alfano che oggi apre il suo congresso costituente a Roma.
Bonaiuti in Ncd sarebbe un colpo mortale d’immagine. Da mesi, l’ex portavoce si va lamentando del trattamento ricevuto dal duo Pascale-Rossi e avrebbe ripreso un intenso scambio di opinioni con Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, da lui lanciata ai tempi di Forza Italia.
L’unico scoglio per il passaggio è la richiesta di una candidatura alle europee.
E nel Nuovo Centrodestra, rifugio di mastini delle preferenze, si chiedono: ma Bonaiuti, quanti voti ha?
Fabrizio d’Esposito
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Aprile 11th, 2014 Riccardo Fucile
LIBANO, GUINEA O SUDAMERICA I RIFUGI POSSIBILI…. LA RICHIESTA DI ARRESTO ALLA VIGILIA DELLA SENTENZA DELLA CASSAZIONE CHE DEVE ESPRIMERSI SUI 7 ANNI DI CONDANNA PER MAFIA INFLITTI IN SECONDO GRADO
Da ieri Marcello Dell’Utri è irreperibile.
Dopo aver detto due volte no alla richiesta di divieto d’espatrio, presentata dalla Procura generale alla vigilia dell’udienza di Cassazione che martedì deciderà sulla condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa a carico dell’ex senatore del Pdl, ieri i giudici della Corte d’appello di Palermo hanno firmato l’ordinanza di custodia cautelare per pericolo di fuga.
Trasmesso ai poliziotti della Dia, l’ordine di arresto è rimasto ineseguito.
Gli agenti sono andati a casa a Milano ma non l’hanno trovato. Dell’Utri, infatti, risulta irreperibile.
Troppo tardi. secondo gli inquirenti l’ex senatore potrebbe già essere in uno dei suoi rifugi all’estero, tra Santo Domingo, dove possiede l’ormai famosa villa acquistata con i proventi della vendita a Berlusconi della proprietà sul lago di Como, il Libano e la Guinea Bissau.
Due paesi quest’ultimi suggeriti agli inquirenti da un’intercettazione telefonica di novembre a carico del fratello di Dell’Utri, Alberto, ascoltato mentre parla con un ristoratore romano delle possibili vie di fuga del fratello appunto in Guinea e in Libano.
L’ordine di custodia cautelare era l’unica via tecnicamente possibile per bloccare Marcello Dell’Utri nella sua probabile fuga all’estero.
Il codice prevede infatti che, per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, non ci possano essere misure alternative per la restrizione della libertà personale.
Per questo la richiesta del divieto d’espatrio avanzata dalla procura generale era stata due volte respinta e la custodia cautelare invece è stata accolta in extremis.
Nella intercettazione tra Alberto Dell’Utri e Vincenzo Mancuso, il titolare del ristorante Assunta Madre di Roma, il fratello dell’ex senatore parla chiaramente di “accelerare i tempi” e fa riferimento alla Guinea come ad un paese “che concede i passaporti diplomatici molto facilmente”.
Sempre Alberto Dell’Utri sarebbe stato ascoltato mentre raccontava che “Marcello ha cenato a Roma con un politico importante del Libano che si candida come presidente”.
Fino alla scorsa settimana Marcello Dell’Utri era certamente in Italia. E’ stato visto a Roma e rispondeva al telefono ma da ieri il suo cellulare squilla a vuoto.
Alessandra Ziniti
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Aprile 11th, 2014 Riccardo Fucile
BERLUSCONI DOVRA’ CHIEDERE SEMPRE L’AUTORIZZAZIONE PER DEROGARE ALLE REGOLE
L’udienza del tribunale di sorveglianza è finita, le carte sono sul tavolo dei giudici, ma i dubbi
restano. Berlusconi potrebbe scontare la pena con una misura alternativa alla detenzione.
A Cesano Maderno, mezz’ora di macchina da Arcore. Là c’è, tra i vari posti, un’antica casa di riposo, che fa parte della galassia della Fondazione Monte Tabor, creata da don Luigi Verzè, come l’ospedale San Raffaele.
E anche se il sacerdote è scomparso, nel pieno dello scandalo che ha travolto anche l’ex presidente della Regione Roberto Formigoni, quella potrebbe essere una meta. Così come una cascina proprio ad Arcore, che il settantottenne condannato potrebbe contribuire a «risanare», ampliare, e ha la «mission» di aiutare persone con forti disagi psichici.
Sono i giudici, in questi giorni, da cinque a quindici, a dover valutare le alternative, tenendo presenti tutti i fattori
Per capire dunque quale sarà la possibile «agibilità politica» di Silvio Berlusconi, se potrà o meno partecipare alla campagna elettorale per le europee, bisognerà partire dal decreto di affidamento in prova al Servizio sociale, che è un ufficio istituzionale.
E leggere il «programma di trattamento». Che tiene conto di due spinte.
La prima è che va favorito e non ostacolato il reinserimento del condannato, la seconda è che il condannato deve essere «in qualsiasi momento reperibile e controllabile». Proviamo a tradurre nella quotidianità il tutto
È possibile che Silvio Berlusconi possa attivarsi a favore delle vittime del reato, e risarcire la collettività per la sua frode fiscale andando un solo pomeriggio la settimana a Cesano Maderno o ad Arcore? Certamente sì.
È anche la qualità del lavoro che conta: saranno le valutazioni di chi lo seguirà ed effettuerà controlli periodici o a sorpresa — e cioè probabilmente la stessa direttrice dell’Uepe, Severina Panariello — a stabilire se Berlusconi sta «risarcendo», oppure se sta ciurlando nel manico.
Nel resto della settimana, Berlusconi avrà alcune limitazioni di orario (non uscire prima delle 6 o 7, non rincasare dopo le 22), di frequentazioni, di luogo.
Può fare «cose legittime», come andare in palestra, vedere la famiglia, lavorare, anche se, in teoria, non potrebbe sconfinare oltre la Lombardia
In passato, sia a camionisti, sia a manager, sia a politici, è stato permesso di viaggiare, anche all’estero.
Ogni autorizzazione viene chiesta però dal condannato (alcuni giorni prima, necessari alla burocrazia) e concessa o negata dal giudice (uno solo, Beatrice Crosti, competente per la lettera B al tribunale di sorveglianza di Milano, che non ha solo l’ex premier a cui badare, ma almeno un centinaio di casi)
La «deroga alle regole ordinarie» non avviene senza alcune prescrizioni precise, perchè in qualsiasi momento il giudice può far controllare se il condannato stia dove ha dichiarato d’essere, o come si è spostato (bus, auto, aereo), e se non è accompagnato da pregiudicati.
Lo schema è questo. Se Berlusconi ha in mente di organizzare un comizio a Trapani, deve sempre chiedere: mi autorizzate? Sono libero di fare così e cosa’?
Posso andarci con questi mezzi? Non rispettare una prescrizione a volte può diventare un problema serio: in Italia, una media di circa il 3, 4 per cento perde ogni anno il beneficio del Servizio Sociale.
Piero Colaprico
(da “La Repubblica”)
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Aprile 11th, 2014 Riccardo Fucile
DALLE OLGETTINE ALLE CENE ELEGANTI DI VILLA ARZILLA
Dunque, addì 11 aprile 2014, siamo ancora qui a domandarci che ne sarà del “detenuto Berlusconi Silvio”.
In un altro paese la risposta sarebbe scontata: dove sta un detenuto se non in galera? Trattandosi poi di un delinquente abituale fin da quando aveva i calzoni corti, l’unica meraviglia nel vederlo entrare in carcere riguarderebbe la tardività dell’approdo: possibile che uno così sia rimasto a piede libero fino a 78 anni suonati?
Da noi invece non si sa. Tripla fissa: 1 (carcere), 2 (domiciliari), X (servizi sociali).
Più probabile la X, considerate l’età , l’influenza politica, l’esiguità della pena scampata all’indulto (1 anno su 4, che poi si riduce a 10 mesi e mezzo, grazie alla “liberazione anticipata” di 45 giorni a semestre) e il risarcimento del danno (10 milioni all’Agenzia delle Entrate).
Resta il fatto che l’Italia è l’unico paese al mondo dove non è affatto detto che un pregiudicato in esecuzione pena finisca in galera, anzi è molto improbabile.
Ma siccome non è escluso, lo Zelig di Arcore si produce nell’ultima formidabile metamorfosi: l’uomo che per 22 anni ha tuonato contro le toghe rosse comuniste, golpiste, eversive, antropologicamente estranee alla razza umana, come le Br e la banda della Uno Bianca, cancro della democrazia, sempre precisando che non ce l’aveva con tutti i magistrati in generale, ma con “alcuni” in particolare, cioè con quelli che si occupavano di lui, ora fa sapere che i suoi attacchi avevano motivazioni squisitamente politiche ed erano rivolti esclusivamente ai propri elettori per sollecitare la riforma della giustizia, ma mai e poi mai diretti alle persone di questo o quel magistrato, nutrendo lui sconfinata ammirazione per la categoria togata.
Scherzava: ora non si può più nemmeno fare una battuta?
Il fatto che, mentre i giudici di sorveglianza leggevano con gli occhi fuori dalle orbite la sua contrita memoria difensiva, lui comiziasse contro “la sinistra che, col suo braccio giudiziario, sta perpetrando il quinto colpo di Stato in vent’anni per impedirmi di fare campagna elettorale”, rientra nella simpatica esuberanza dell’uomo.
Del resto è proprio lui a dire che, se proprio vogliono imporgli un programma riabilitativo senza limitarsi ad affidarlo all’assistente sociale, gradirebbe fare il “motivatore” di “disabili mentali e fisici”, fra i quali spera di incontrare qualche collega affetto da dissociazione e doppia o tripla personalità : il tutto in una struttura della Brianza che ancora non esiste.
Come Bertoldo che, condannato all’impiccagione, ottenne di scegliersi l’albero e optò per una piantina di fragole.
Comprensibilmente allarmati per le sorti dei disabili, cui non si vede perchè infliggere pure le visite del molesto attaccabottoni ansioso di rieducarli, gli addetti all’Ufficio esecuzioni preferiscono invece che accudisca anziani non autosufficienti.
Il fatto che l’Ufficio sia diretto dalla signora Panarello, che di nome fa Severina quasi come la Severino, la legge che l’ha dichiarato ineleggibile e decaduto, aggiunge un tocco di humour involontario alla triste storia.
Triste non per B., si capisce, ma per i malcapitati anziani e/o disabili che dovranno sciropparselo per 10 mesi e passa e, diversamente da lui, non han fatto nulla di male per meritarsi una simile pena accessoria.
Lui però, informa Repubblica , si lagna: “Se c’è una cosa che lo deprime è la vista e il contatto con persone in difficoltà ”.
E che dovrebbero dire allora le olgettine, che per 2-3 mila euro al mese accudivano il suo “culo flaccido” (Minetti dixit) e tutto il resto? Mica si sono depresse. Sopportavano stoicamente, come Dudù e Francesca. In ogni caso potrebbe organizzare gare di burlesque e cene eleganti con le vecchine di Villa Arzilla, per tirarsi su.
L’importante è che rispetti le prescrizioni: rincasare entro le 23, non uscire prima delle 6, non lasciare la Lombardia senza permesso e soprattutto “non frequentare pregiudicati”.
Il che gli terrà lontani per 10 mesi e mezzo i tre quarti di Forza Italia.
E gli imporrà di eliminare o coprire tutti gli specchi di casa. Che sarà mai: nel mondo ci sono frodatori fiscali che stanno peggio di lui.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 10th, 2014 Riccardo Fucile
PRIMA DI ESSERE ELETTO SI FECE ASSUMERE DA PAPA’ COME DIRIGENTE: COSI’ 300.000 EURO DI CONTRIBUTI E 40.000 EURO DI TFI SONO PAGATI DALLO STATO
Mentre i precari, gli esodati e i baby pensionati d’oro tremano, Matteo Renzi sorride e
consolida la sua straordinaria anzianità pensionistica costruita grazie a una furbata svelata dal Fatto Quotidiano, nella disattenzione generale.
Renzi non si dimette dalla società di famiglia, come gli avevamo chiesto il giorno del suo insediamento.
I dieci anni di anzianità e i 40 mila euro di Tfr versati dai contribuenti di Firenze all’azienda di famiglia che lo ha assunto alla vigilia della candidatura nel 2003 potevano bastare.
Invece il premier mantiene la sua dorata aspettativa aprendosi la strada verso il raddoppio della pensione con il vitalizio da parlamentare, se un domani sarà eletto.
Abbiamo già raccontato la storia: Renzi si è fatto assumere un giorno prima dell’ufficializzazione della sua candidatura a presidente della Provincia da parte del suo partito.
Il 27 ottobre 2003 l’azienda di famiglia Chil Srl trasforma improvvisamente il suo contratto di co.co.co in uno da dirigente.
Da quel momento Renzi, in caso di elezione, ha diritto ai contributi pensionistici figurativi.
Il giorno dopo, il 28 ottobre, la Margherita ufficializza la sua candidatura alla presidenza
Renzi incasserà i vantaggi dell’assunzione solo a giugno del 2004 quando sarà eletto ma c’era una ragione di tanta fretta: il patto Pds-Margherita che lanciava Leonardo Domenici al comune e Renzi alla provincia si chiudeva in quei giorni.
I Renzi pagano al dirigente di famiglia lo stipendio per otto mesi quando possono metterlo in carico alla provincia e poi al comune per altri 5 anni.
La legge infatti prevede che sia l’ente locale a pagare i contributi e a versare il Tfr anno per anno.
Grazie a quella furbata, Provincia e Comune hanno pagato circa 300 mila euro di contributi fino all’inizio di quest’anno per costruire la pensione e il Tfr di Renzi.
Dal 2004 al 2013 i contribuenti di Firenze hanno versato nelle casse della società di famiglia Chil, poi divenuta Eventi 6, per Renzi poco meno di 40 mila euro (solo per il Tfr).
Se accogliesse il nostro consiglio di dimettersi per mettere fine a questa situazione imbarazzante, Renzi potrebbe incassare i soldi versati per lui dai suoi concittadini anche domani.
A parte il Tfr pronto nella cassa di famiglia, Renzi potrà contare su un’anzianità contributiva che i suoi coetanei si sognano
Se regge fino alla fine della legislatura, Renzi, a 43 anni, avrà accumulato 14 anni di anzianità .
Il Fatto ha chiesto allo staff di Renzi i dati sul suo trattamento economico.
Il presidente, spiega il suo staff, non ha ancora preso il suo primo stipendio.
Gli uffici stanno mettendo a punto la busta paga che può variare tra due regimi possibili.
Il premier dovrà optare tra il trattamento dei ministri non parlamentari e quello previsto per il presidente del Consiglio.
In questo secondo caso lo stipendio sale a una volta e mezzo quello dei ministri: circa 115 mila euro all’anno.
Una somma persino bassa per l’impegno e le responsabilità dell’incarico che non garantisce nessun vitalizio.
Solo se sarà eletto deputato Renzi potrà in futuro cumulare pensione e vitalizio.
I tecnici di Palazzo Chigi spiegano che la presidenza “verserà per Renzi solo i relativi contributi all’Inps ma non verserà i contributi per il precedente impiego privato. I contributi connessi a quanto erogato in relazione all’incarico di Presidente – proseguono i tecnici di Palazzo Chigi – potranno essere ricongiunti, a domanda del presidente Renzi, presso la cassa previdenziale ove sono stati versati quelli relativi all’incarico privato oppure, in alternativa, il presidente potrà fare richiesta di corresponsione della ‘indennità una tantum in luogo di pensione’ ove l’incarico di membro del governo abbia avuto una durata superiore all’anno”.
In pratica, se il governo cadesse per esempio nel febbraio 2016 Renzi potrebbe chiedere di incassare subito l’una tantum invece di lasciare i contributi all’Inps.
A Palazzo Chigi Renzi dovrà dire addio alla manna dei contributi figurativi sui quali stava costruendo una pensione gratuita e invidiabile.
Se sarà eletto deputato però tornerà nel magico mondo del ‘figurativo’.
In quel caso l’onorevole Matteo Renzi potrebbe chiedere alla Camera di versare al posto della società Eventi 6 i contributi a carico del datore di lavoro, circa il 25 per cento.
Mentre il dirigente in aspettativa Renzi — a differenza di quanto accadeva quando era sindaco — dovrà almeno versare la sua quota del 9 per cento.
In compenso, quando sarà vecchio, Renzi potrà cumulare pensione privata e vitalizio della Camera.
Se invece Renzi si dimettesse dalla società di famiglia non avrebbe più diritto a questo privilegio in caso di elezione al Parlamento.
Si torna sempre lì, ai privilegi garantiti da un’assunzione a ridosso della candidatura. Una furbata che ad altri è fruttata molto meno ed è costata molto di più.
L’ex ministro Josefa Idem è indagata per truffa per 8 mila euro di contributi perchè si è fatta assumere dal marito poco prima della nomina ad assessore.
Il sindaco di Noventa Vicentina, Marcello Spigolon, a ottobre sarà processato perchè si è fatto assumere qualche mese prima dell’elezione.
Ulrich Veith, sindaco di Malles Venosta, si è visto sequestrare 80 mila euro dalla Procura di Bolzano che vuole processarlo per truffa a ottobre.
“Il mio caso è diverso da quello di Renzi. Io avevo un lavoro a tempo indeterminato in Svizzera – spiega Veith al Fatto – ma sono stato così ingenuo da dimettermi il giorno dopo l’elezione, invece di chiedere l’aspettativa, perchè pensavo che il comune mi pagasse i contributi come per un dipendente”.
Quando ha capito il sistema italiano, Veith è corso ai ripari e si è fatto assumere dal negozio del fratello.
Ma in Italia rischia più un ingenuo che si dimette di un furbo che si fa assumere.
Marco Lillo
(da “il Fatto Quotidiano“)
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