Agosto 3rd, 2014 Riccardo Fucile
GAMMY E’ STATO LASCIATO DA UNA COPPIA AUSTRALIANA ALLA MADRE TAILANDESE SURROGATA… SCATTA LA GARA DI SOLIDARIETA’ SU INTERNET, IL NEONATO HA BISOGNO DI UN INTERVENTO URGENTE AL CUORE
Si sono tenuti la sorellina sana, e hanno rifiutato invece il bimbo malato, afflitto dalla sindrome di Down e da un problema al cuore.
Una coppia australiana ha scatenato l’indignazione di mezza Asia e di tutto il mondo anglosassone collegato a quella parte del globo: dopo aver pagato 12 mila dollari a una giovane tailandese per fungere da madre surrogata, i due hanno rifiutato di accogliere uno dei gemelli nati dalla loro richiesta.
Perchè il bimbo è malato.
Rifiutato come un prodotto difettato, di scarto.
Gammy adesso è in ospedale, ricoverato per un’infezione polmonare dovuta anche alla sua gracilità .
La giovane madre, Pattaramon Chanbua 21 anni, è preoccupata, e ai giornali thailandesi ripresi da quelli anglosassoni dice di temere che possa non farcela da sola. «Ma io amo questo bambino, è mio figlio e lo sento come mio figlio, voglio avere la forza per aiutarlo e portarlo avanti»
Adesso Gammy ha 6 mesi, soffre di una malformazione congenita al cuore, e avrebbe bisogno di un intervento molto urgente che la mamma surrogata non può permettersi: vive in una famiglia povera di un sobborgo di Bangkok e ha altri due figli.
La storia ci racconta di una donna rimasta sola a confrontare la coppia venuta dall’Australia a prendersi i prodotti del loro accordo commerciale, una coppia che non appena ha visto che il bimbo era down l’ha rifiutato e se n’è tornata a casa senza imbarazzo
Dalla Thailandia all’Australia è partita una gara di solidarietà , su Internet il sito «Hope for Gammy» ha già raccolto oltre 150mila dollari australiani, circa 100mila euro, due terzi di quelli necessari per l’operazione.
Ma soprattutto è la protesta, l’imbarazzo per il comportamento della coppia che si diffonde su Internet: l’hashtag #Gammy parents, “genitori di Gammy”, raccoglie le proteste per il comportamento della coppia australiana
Il primo ministro di Canberra, mantenendo riservatezza sul nome della coppia, è intervenuto per difendere il suo paese in una storia che ha tutti i contorni per essere definito come un moderno atto di colonialismo di bianchi, ricchi, prepotenti che approfittano di una povera madre asiatica.
Per Tony Abbott «questa è una storia molto dolorosa, che illustra i problemi che esistono in questo tipo di richieste, di accordi. E’ vergognoso che un bambino malato possa essere abbandonato in questo modo»
La madre aveva saputo che il bimbo era malato da esami fatti al quarto mese di gravidanza, ma aveva rifiutato di abortire: «Sono buddista, la mia religione me lo vieta».
Ci sono altre 400 coppie australiane che aspettano un figlio da una mamma surrogata thailandese, ma dopo il caso di Gammy i governi dei due paesi hanno deciso di bloccare tutto e di rivedere gli accordi
Le ultime parole della mamma di Gammy sono rivolte alle altre donne come lei, che magari per far crescere i propri figli hanno accettato di crearne uno per un’altra famiglia in cambio di un po’ di aiuto.
«Vorrei dire a tutte le donne thailandesi di non entrare nel giro delle madri surrogate, non pensate solo ai soldi. Perchè se qualcosa va storto, nessuno vi aiuterà e il bambino sarà abbandonato ».
Forse questa volta non finirà così, la mamma di Gammy non sarà sola, riceverà aiuto finanziario.
Ma la brutalità di quello che le accaduto non è cancellabile.
Vincenzo Nigro
(da “La Repubblica”)
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Agosto 3rd, 2014 Riccardo Fucile
DEPOSITATA DAL SUO ACCUSATORE MAIORANO CON UNA MONTAGNA DI DOCUMENTI…NEL MIRINO LE RICEVUTE DI RISTORANTI, ALBERGHI… LE ARAGOSTE DI MATTEO NEGLI USA… SU RENZI E’ VIETATO FORSE INDAGARE?
Ora c’è la denuncia. 
E fa una certa impressione vedere il plico poggiato sul tavolo dello studio dell’avvocato Carlo Taormina. Una montagna di carte. Che ieri mattina è stata firmata dal «grande accusatore» di Matteo Renzi, Alessandro Maiorano.
Il dipendente comunale che dal 2011 denuncia le «debolezze» del premier: dalle presunte «spese pazze» ai tempi in cui era presidente della Provincia di Firenze, fino alla casa pagata dal suo braccio destro Marco Carrai.
Sul tema si sono esercitati in molti, ma fino ad oggi è successo decisamente poco.
Ora Maiorano, e il suo difensore Taormina, sperano che finalmente qualcosa si muova. «La magistratura ha l’occasione di dimostrare di non essere politicizzata» sottolinea l’avvocato.
E il denunciante rilancia: «Voglio la verità . Se ho sbagliato sono pronto a pagare, ma se ha sbagliato lui?». Quindi sfida Renzi: «Accetti il confronto televisivo».
Nell’attesa che il presidente del Consiglio risponda arriva la denuncia depositata ieri alla procura di Roma e che lunedì, presumibilmente, partirà alla volta di Firenze. L’accusa è di aver sperperato 30 milioni di euro di soldi pubblici e non solo.
I reati ipotizzati vanno dall’associazione per delinquere al peculato, passando per l’abuso d’ufficio e la corruzione.
Con Renzi sono state denunciate altre persone tra le quali i componenti della giunta provinciale in carica tra il 2004 ed il 2009, tre ex funzionari della Provincia di Firenze ora al Comune, Marco Carrai, Alessandro Dini, Alessandro Conticini.
Ora toccherà ai magistrati indagare e capire se il premier ha qualcosa da spiegare.
Di certo, sfogliando le ricevute raccolte minuziosamente nel fascicolo c’è da sorridere. Anche perchè, vista l’indignazione popolare per le mutande che Roberto Cota si fece rimborsare dalla Regione Piemonte, ci si domanda come sia possibile che nessuno abbia detto niente sull’«espresso» di Matteo.
È il 21 aprile del 2008. L’allora presidente della Provincia di Firenze si trova a Chicago per un viaggio istituzionale.
E al suo ritorno inserisce nella nota spese uno scontrino da 13,78 dollari (10,67 euro al cambio di allora). 7,5 sono stati spesi per due caffè espressi.
Che dire poi della cena per 4 persone pagata la sera successiva?
Un occhio alla ricevuta ed ecco spuntare 4 «aragoste in gratin» per un totale di 87,8 dollari.
Dopotutto come si fa ad andare a Chicago e non mangiare aragosta?
Il premier, in fondo, è persona che ama trattarsi bene. Così ecco spuntare un’altra cena, ma stavolta a Firenze, alla trattoria «I due G»: bottiglia da vino da 50 euro e una bistecca da un chilo e 800 grammi (i coperti sono tre).
Ma è sempre dagli Usa che arrivano le notizie più sfiziose.
Come i 36 dollari per una colazione da Starbucks con 3 cappuccini, un muffin, yogurt, insalata di frutta e altre amenità .
O come quel viaggio in cui la carta di credito della Provincia viene «momentaneamente bloccata a garanzia di un pagamento da parte di un hotel a Boston» e Renzi è costretto ad utilizzare la sua.
La nota spese parla di 3000 dollari spesi al The Fairmont hotel di San Jose (il 7 novembre 2007). Nella delibera, però, si parla di 4.106,56 dollari, che al cambio fanno circa 700 euro in più. Una strana discrepanza.
Sommando il resto delle ricevute spiccano gli oltre 6.200 euro spesi al ristorante Da Lino per varie cene e gli oltre 7.000 al ristorante Taverna Bronzino.
Ci sono anche 184 euro pagati all’hotel Helvetia e Bristol di Firenze (ma Renzi non vive lì?).
Insomma tante «curiosità » su cui fare luce.
Per le sue accuse Maiorano è già stato querelato dal premier. Il processo è già cominciato ma Matteo non si è costituito parte civile.
Eppure è stato lui a presentare la denuncia. Un’altra stranezza in questa vicenda.
Nicola Imberti
(da “il Tempo”)
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