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SALVINI E RENZI SALVANO AZZOLINI (NCD), COINVOLTO NELLO SCANDALO DEGLI APPALTI DEL PORTO DI MOLFETTA

Dicembre 5th, 2014 Riccardo Fucile

IL SENATO RESPINGE LA RICHIESTA DEI GIUDICI DI POTER UTILIZZARE LE INTERCETTAZIONI, DECISIVI I VOTI DEL PD E DELLA LEGA

Vince Azzollini, perde la magistratura di Trani. Il potente ex sindaco di Molfetta, prima senatore Pdl ora senatore Ncd, la spunta grazie ai voti del Pd, e dopo un braccio di ferro durato quasi un anno.
Niente intercettazioni, l’aula di palazzo Madama nega l’autorizzazione a utilizzarle. Sarebbero preziose per attribuire le giuste responsabilità  nello scandalo del porto “fantasma” di Molfetta, 150 milioni di euro ottenuti, lavori affidati alla Cmc di Ravenna colosso delle coop rosse, ma poi utilizzati per far quadrare il bilancio del Municipio, visto che i fondali della cittadina pugliese sono talmente a rischio per via dei residuati bellici da rendere impossibile qualsiasi lavoro.
Chi ipotizzò l’opera e chiese i finanziamenti sapeva e tacque.
Quindi deve rispondere di una sfilza di reati, dall’associazione a delinquere all’abuso d’ufficio, dalla truffa allo Stato alla frode in pubbliche forniture.
Le intercettazioni sarebbero preziose, ma andranno al macero. Sul Pd aleggia il sospetto che il salvataggio, più che per Azzollini, sua per la Cmc.
Una maggioranza anomala sancisce la “morte” processuale delle telefonate. D’accordo il Pd, Forza Italia, Ncd, e pure la Lega.
Contro M5S e Sel.
Finisce 160 a 36, e tra chi dice no ci sono anche molti senatori del Pd, tra cui Laura Puppato che mette a nudo l’evidente contraddizione.
Proprio mentre fa scandalo l’inchiesta su mafia e appalti a Roma, col Pd costretto al commissariamento, ecco che lo stesso Pd toglie alla magistratura uno strumento di prova.
Con una motivazione burocratica, le intercettazioni sono state fatte ma i magistrati non hanno preventivamente chiesto l’autorizzazione.
Una legge assurda, perchè è ovvio che se ti avviso che sto per intercettarti, tu non parlerai più al telefono.
Dice Puppato: «Trovo questa decisione profondamente inadeguata a rispondere alla forte richiesta di trasparenza rivolta a chi svolge ruoli politici. Una decisione sbagliata, e per questo con altri colleghi del Pd voto a favore dell’utilizzo delle intercettazioni».
Nichi Vendola affida a un tweet ironico la sua rabbia: «Che fa ora Renzi? Azzera il Pd di palazzo Madama?». Duro M5S con Enrico Cappelletti: «Renzi e Salvini vanno in tv a parlare di lotta alla corruzione, nei fatti Pd e Lega in Parlamento vanno a braccetto per non permettere un completo svolgimento delle indagini della magistratura»
Ci si aspetterebbe un dibattito acceso, lungo e sofferto, invece bastano solo 25 minuti – dalle 9 e 59 alle 10 e 24 – per liquidare una pratica che, tra escamotage per ottenere rinvii come la richiesta di altri documenti alla magistratura, va avanti dal 21 gennaio, quando la magistratura di Trani ha chiesto di essere autorizzata a utilizzare 10 intercettazioni a carico del senatore Azzollini, il presidente della commissione Bilancio.
In aula non c’è Felice Casson, trattenuto al Copasir, primo relatore sul caso, giunto addirittura a sospendersi dal Pd quando la sua linea, sì deciso alle intercettazioni, è stata platealmente smentita dal capogruppo nella giunta per le autorizzazioni Giuseppe Cucca, favorevole invece alla linea opposta, quella del diniego perchè le regole sarebbero state violate.
Azzollini adesso è tranquillo, la Cmc pure.

Liana Milella
(da “La Repubblica”)

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POLETTI, ROVINATO DA UNA COOP

Dicembre 5th, 2014 Riccardo Fucile

NEGLI ANNI HA FREQUENTATO PIÙ VOLTE LA “29 GIUGNO”… OGGI SI DICE “INDIGNATO DELL’ACCOSTAMENTO”

“Sto male nel vedere il mio nome messo vicino alle schifezze che ci sono. Sono indignato”. La reazione di Giuliano Poletti di fronte alla foto che lo vede a tavola con una parte dei componenti di “Mafia Capitale”, è netta.
L’immagine ha fatto il giro di giornali e tv e raffigura il ministro, all’epoca (2010) presidente di Legacoop, insieme a Salvatore Buzzi, Gianni Alemanno, Franco Panzironi, Daniele Ozzimo e altri protagonisti di questa storia criminale.
“È intollerabile”, dice il ministro, vedersi associato a certe persone e a certe “schifezze”, “è ovvio che chi ha un ruolo pubblico incontri tante persone. Ero convinto che Buzzi fosse una persona perbene”.
La reazione è comprensibile, soprattutto dopo la lettura, ieri mattina, dell’articolo di Roberto Saviano, su Repubblica, con cui lo scrittore chiede al ministro di “spiegare quella cena”.
Eppure, di foto con Emanuele Buzzi, Poletti ne ha fatte altre. Più volte.
Basta prendere il Magazine della cooperativa “29 giugno”, la creatura dell’uomo del Pd che, secondo l’accusa, “si occupa della gestione della contabilità  occulta della associazione e dei pagamenti ai pubblici ufficiali corrotti”.
La foto di Poletti campeggia proprio accanto a quella di Buzzi nel numero dedicato all’approvazione del bilancio 2013.
Nell’editoriale di apertura, Buzzi spiega la scelta di dedicare la copertina a Poletti non è casuale, e “all’amico ministro” invia un caloroso saluto.
Giuliano Poletti, all’epoca della cena, era ancora il presidente della Legacoop e quindi, come spiegano anche nella potente associazione nazionale, era piuttosto normale che presenziasse alle assemblee delle strutture associate.
La cosa curiosa, però, è che anche l’anno precedente, Poletti abbia trovato il tempo di andare alla “29 giugno”.
La Legacoop conta 12.234 cooperative, ma nella struttura romana, che si è rivelata uno dei pilastri del sistema della banda Carminati, i rapporti sono più che buoni.
E infatti, la sua foto si ritrova nella prima pagina della rivista, ancora accanto a Buzzi. Questa volta, inoltre, nel numero del Magazine, troviamo anche una sua intervista “esclusiva” in cui indica nel sistema delle cooperative sociali un orizzonte obbligato per tutto il sistema delle cooperative.
Il rapporto con Buzzi è così solido che ancora, nel 2014, in occasione dell’approvazione del bilancio 2013, l’uomo, già  in cella per omicidio (uscito dal carcere e in grado di creare la nuova attività ) non dimentica l’amico, ormai ministro, e conclude la sua relazione con un “augurio di buon lavoro: al ministro Giuliano Poletti, nostro ex Presidente nazionale che più volte ha partecipato alle nostre assemblee; al governo Renzi affinchè possa realizzare tutte le riforme che si è posto come obiettivo, l’unico modo per salvare il nostro Paese dalla stagnazione e dall’antipolitica”.
Poletti non è indagato e non ha compiuto nessun illecito.
Buzzi, probabilmente, lo ha utilizzato come fiore all’occhiello da esibire in pubblico. Particolare che si può desumere da un altro particolare.
Nell’ottobre del 2013 il presidente della “29 giugno” scrive all’amministratore del gruppo finanziario Ugf (Unipol), Carlo Cimbri per lamentare il mancato ottenimento di un finanziamento. “Troppo esposti” risponde l’Unipol alla richiesta di un prestito a medio termine di 800 mila euro.
I debiti della cooperativa, in effetti, ammontano a 18 milioni e con Unipol la “29 giugno” ha, a quella data, linee di credito già  aperte per 18,8 milioni. Buzzi invia la lettera “per conoscenza” a due persone: al presidente della Repubblica (niente di meno) ma anche al presidente di Legacoop, Giuliano Poletti.
Per far capire l’importanza della propria situazione, poi, invia a Cimbri la relazione di approvazione del bilancio, sottolineando che questa “si è tenuta alla presenza del presidente nazionale di Legacoop Giuliano Poletti e dell’ad di Banca Prossima, Marco Morganti”.
Sarà  proprio Banca Prossima, del gruppo Intesa Sanpaolo, specializzata in progetti “no profit”, a mettere a disposizione la propria piattaforma Terzo valore, per un progetto di raccolta fondi da 900 mila euro avviato dopo il rifiuto di Unipol.
Per Poletti non c’è nulla da sospettare, le cose gli accadono intorno “a sua insaputa”. Il ministro, del resto, nella sua presidenza di Legacoop era sembrato sonnecchioso anche nel caso del coinvolgimento di Manuntecoop, e del suo presidente, Claudio Levorato, nelle inchieste relative a Expo 2015.
Anche in quel caso, la casa-madre non riusciva a capire cosa avveniva nella, corposa, periferia del sistema cooperativo.
Ad attaccare non c’è solo la destra ma, soprattutto, il sindacato una volta parte integrante del mondo delle coop.
La Cgil sta conducendo da tempo una campagna contro “una progressiva opacità , un’assenza di legislazione sulle cooperative spurie, sul terzo settore” che caratterizza il sistema degli appalti pubblici.
In tutti gli incontri sono avanzate richieste in tal senso “ma finora non è accaduto nulla” fanno sapere da Corso Italia.
Ieri Susanna Camusso ha ventilato anche la possibilità  che Poletti risponda in Parlamento di quanto avvenuto.
Anche perchè, secondo l’ex assessore della giunta Alemanno, Umberto Croppi, in quella cena si festeggiava “un trucco contabile” tramite il quale il Comune stanziò finanziamenti per le cooperative sociali.
Anche di questo Poletti non si è accorto.

Salvatore Cannavò
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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IL PAESE CHE VIVE NELLA TERRA DI MEZZO

Dicembre 5th, 2014 Riccardo Fucile

PER ROBERTO SAVIANO “IN MEZZO CI STA UN INTERO PAESE CHE NON SA REAGIRE” E PRETENDERE LEGALITA’

Su “Mafia capitale” sappiamo tutto, abbiamo letto le cronache dell’operazione condotta dai Ros del generale Parente e dalla Procura di Roma guidata da Giuseppe Pignatone, abbiamo letto l’ordinanza del gip Flavia Costantini, ma non so se è chiaro a tutti cosa sia accaduto a Roma.
E cosa molto probabilmente sta accadendo altrove in Italia.
Succede alla politica italiana ciò che sta accadendo alla società  civile che guarda alla politica con schifo, senza riuscire a percepire le proprie responsabilità .
Accade che in politica ci si venda, si ipotechi la propria anima per pochi spiccioli (ci sono mazzette da 750 euro prese senza la reale percezione della gravità  della situazione come una legittima e piccola regalia).
Accade che la politica non abbia autorevolezza e idee proprie, accade che la politica venga percepita come una occasione di guadagno, un mestiere che arriva senza dover studiare, senza curriculum ed esperienza.
La domanda è: ma come fanno personaggi che definiremmo “dalla storia ambigua”, come Salvatore Buzzi e Massimo Carminati, a diventare artefici, attori, protagonisti di vicende che assumono connotazioni grottesche?
Un assassino e un ex terrorista, ex Nar, organico alla banda della Magliana.
Il primo, Buzzi, aveva scontato la sua pena, il secondo Carminati era stato assolto, ma su di lui esistono pagine e pagine di informative e una stretta osservazione.
Ebbene Buzzi e Carminati in qualsiasi altro Paese condurrebbero la loro vita lavorativa sotto una strettissima sorveglianza, dovrebbero avere un comportamento talmente ligio da provare che si può uscire diversi dal carcere, da dimostrare che le assoluzioni sono opportunità  di reinserimento e non salvacondotti.
E invece a Buzzi e Carminati la politica dà  massima fiducia senza chiedere in cambio nessuna trasparenza. Ci si fida di loro, ciecamente.
Vi siete chiesti come sia stata possibile una tale idiozia? In questi giorni il mantra è: colpevole è non solo chi è consapevole, ma anche chi non vuole vedere. E allora noi da che parte stiamo? Tra i colpevoli o tra quelli che non vogliono vedere?
Dobbiamo scegliere, perchè una terza via non esiste.
Come possono personaggi come Carminati e Buzzi apparire “affidabili”?
Possono farlo perchè siamo in Italia. Possono farlo perchè in Italia ciò che si rifiuta e rifugge non è il rapporto con chi tutto sommato è peggio di noi, ma con chi è meglio.
Con chi ha una immagine pulita si fa il tiro al bersaglio: il gioco è far cadere il simbolo positivo dal piedistallo.
Ed ecco che chi si distingue per professionalità  e rettitudine in una giunta comunale viene allontanato, con maggiore o minore clamore mediatico, a seconda delle circostanze, ma se intralci i giochi sei fuori.
I politicanti utilizzano e si legano a personaggi che non sono figure da poter demolire e che non vogliono cambiare il sistema e che abitano quel “mondo di mezzo” che Carminati, ha preso in prestito da Tolkien.
“Ci stanno i vivi sopra e i morti sotto e noi stiamo nel mezzo. E allora vuol dire che ci sta un mondo, un mondo in mezzo, in cui tutti si incontrano. Anche la persona che sta nel sovramondo ha interesse che qualcuno del sottomondo gli faccia delle cose che non le può fare nessuno. Questa è la cosa… e tutto si mischia”.
Non è da leggere come è stato fatto sino ad ora come una “cerniera” tra teppa criminale e colletti bianchi.
Questa è una vera e propria sintesi di filosofica economica.
Si parla chiaramente di un luogo trasversale dove ci si affida a chi “sa fare le cose”, chiunque egli sia. E qui arriva Salvatore Buzzi con le sue cooperative di disperati, di marginali, ex detenuti, immigrati che in un’Italia che non produce nulla, in un’Italia in cui le aziende muoiono, in un’Italia strangolata da un sistema fiscale irrazionale che in larga parte deve sopperire ai costi enormi e agli sprechi della politica, diventano una miniera d’oro.
In Italia è inevitabile che le emergenze diventino vere e proprie occasioni di profitto.
La crisi dei rifiuti a Napoli ha irrorato la politica, la camorra e l’imprenditoria per oltre un decennio. Mare nostrum è stata una tragedia per tutti tranne che per Carminati e Buzzi. Per loro i barconi della speranza piuttosto che emergenza umanitaria, sono diventati un’enorme opportunità . “Ci fanno guadagnare più della droga”, dicono.
Quindi l’organizzazione mafiosa con a capo Carminati non guadagna con attività  che tradizionalmente sono considerate criminali, ma con attività  che invece godono di un’aura di nobiltà .
Attività  intoccabili, insospettabili. Ma di umanitario e ideologico non è rimasto proprio nulla: l’ideologia non c’entra, gli affari sui rom, sull’emergenza case, sugli immigrati, li fanno paradossalmente proprio gli uomini di Alemanno, coloro i quali hanno partecipato alla giunta che meno si è distinta per solidarietà  verso gli ultimi, verso i bisognosi e i disperati.
Non c’è più colore politico, ecco perchè verso gli estremisti della prima e dell’ultima ora non posso fare a meno di provare pena; non c’è colore: basti pensare che Carminati che proviene dalla estrema destra, si sceglie Buzzi come braccio destro, un uomo che proviene dalla estrema sinistra.
E poi ancora: dal momento che a predisporre e coordinare l’emergenza migranti è il tavolo di coordinamento nazionale presieduto dal ministero degli Interni, lì deve sedere un uomo che sia al soldo del duo Carminati-Buzzi.
Quest’uomo è Luca Odevaine, che ricorda Mister Wolf di Pulp Fiction, il problem solver. Luca Odevaine è stato vice capo di Gabinetto della giunta Veltroni, poi capo della Polizia provinciale, poi capo della protezione civile con Zingaretti e infine al tavolo di Coordinamento nazionale sull’accoglienza per i richiedenti asilo.
È lui, per intenderci, che prende in gestione la capitale quando muore Giovanni Paolo II. La trasversalità  del sistema si basa su una macchina oleata fatta di mazzette grandi e piccole. Odevaine, secondo l’accusa, avrebbe percepito una mazzetta da cinquemila euro al mese.
Ma la cosa più interessante è che leggendo le carte dell’inchiesta si ha la sensazione che nessuno abbia reale consapevolezza del proprio status di corrotto.
Quello che molti hanno preconizzato, ovvero che Tangentopoli fosse solo il punto di partenza di un’apocalisse politica e sociale definitiva si sta avverando. Ora i corrotti non solo si sentono legittimati a commettere illeciti, ma non hanno neanche più la consapevolezza della gravità  dei loro comportamenti.
In tutto questo Matteo Renzi arriva tardi a commissariare il Pd di Roma.
Prima della magistratura, la politica dovrebbe avere occhi, orecchie, dovrebbe ascoltare ogni sussulto, ogni sospiro. I segnali c’erano.
E invece Renzi, che aveva tutti gli strumenti per sapere e per azzerare il Pd romano prima di questo terremoto giudiziario, lo fa dopo.
Dall’altra parte   —   o dalla stessa parte anche se sembra si facciano guerra   —   c’è una destra sempre più disinvolta nell’occupare posizioni per trarne vantaggio, per condizionare la democrazia, anche usando la stampa locale che si presta al gioco, come è successo con Il Tempo diretto da Chiocci, che è arrivato a incontrare Carminati.
Mafia capitale è solo l’inizio. Altre inchieste in altre città  dimostreranno che Roma non è un caso isolato.
In altri Paesi europei esiste la corruzione, ma la corruzione non arriva a compromettere l’istituzione stessa: il corrotto è espulso dall’istituzione che è percepita come sacra e va salvaguardata. In Italia l’istituzione invece è utilizzata, lordata e non viene difesa.
Ma perchè questo accade? Perchè ormai si è impadronita di chiunque una consapevolezza: senza brigare non si va da nessuna parte. Senza forzature non succede niente, non cambia niente.
Quindi in fondo la posizione bipartisan sembra essere questa: è inutile fingere di essere al di fuori o al di sopra. Tutti dobbiamo compromettere una parte del nostro lavoro, della nostra integrità , per ottenere qualcosa.
Questa è la logica che emerge da “Mafia capitale”. Questa è la teoria del “Mondo di mezzo” di Carminati non portata alle estreme conseguenze, ma applicata a tutti noi.
Da questo meccanismo nessuno si senta escluso, le mazzette trovate nelle buste con il logo di Roma Capitale ci riguardano, perchè Roma Capitale siamo noi.
In questo Paese che non è capace di difendere il talento e l’impegno, dove tutti odiano tutti, dove tutti detestano chi ce la fa, in questo Paese tra il mondo dei vivi che sta sopra e il mondo dei morti che sta sotto, in mezzo ci siamo noi.
In mezzo c’è l’intero Paese che non riesce a reagire.

Roberto Saviano
(da “La Repubblica“)

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BUZZI ERA ALLA CENA DI RENZI ALL’EUR, PORTATO DAL PD ROMANO

Dicembre 5th, 2014 Riccardo Fucile

PAURA PER UNA PROSSIMA VALANGA DI INDAGATI… IL SISTEMA APPARE TROPPO PERMEABILE: A CHI TOCCHERà€ ADESSO?

Salvatore Buzzi, il gestore degli affari della cupola, colui che aveva il libro paga di ‘mafia capitale’, alla cena di fundraising del Pd di Roma c’era.
Portato dal partito cittadino. Magari da Mirko Coratti, allora presidente dell’assemblea capitolina, e ora dimissionario, perchè tra gli indagati. Anche lui seduto a uno dei tavoli del Salone delle Tre Fontane di Roma.
“Un parlamentare magari portava due o tre ospiti. I quali a loro volta ne portavano altri. La segreteria nazionale aveva un elenco parziale, dei primi ‘invitati’. Non di tutti”. Classico sistema di scatole cinesi per le cene di fundraising del Pd, organizzate una a Milano, l’altra a Roma, il 6 e il 7 novembre.
Evento in grande, con comizio del premier e 1000 euro minimo di sottoscrizione per i partecipanti. Un migliaio e più a serata.
Controllo su chi entrava? Sostanzialmente, nessuno. Organizzazione a cura del tesoriere, Francesco Bonifazi e della responsabile Comunicazione del Pd, Alessia Rotta.
Con gli elenchi che si aggiornavano ora dopo ora e nessun filtro particolare. “Ci sarà  di tutto. Meglio restare fermi al proprio posto e non muoversi. Non sai mai chi ti avvicina, con chi rischi di farti fotografare”, confidavano i dem, prima dell’appuntamento . Soprattutto quello romano, dove ci si aspettava in blocco l’arrivo di palazzinari e personaggi dubbi.
A Roma, il misto affari-politica è sempre stato molto presente e molto scivoloso.
Timori e preoccupazioni un mese dopo sembrano più che giustificati. “Non ne ho la più pallida idea”, rispondeva Matteo Renzi a Bersaglio Mobile alla domanda se ci fossero alla cena dell’Eur personaggi coinvolti nell’inchiesta “Mondo di mezzo”.
Dallo stesso Salvatore Buzzi, in poi.
Ma poi assicurava: “Ci sono gli elenchi. È tutto trasparente”. Ecco, tutto trasparente non è. Il giorno dopo trovare la lista completa è sostanzialmente impossibile. I vertici dem in blocco fanno muro. La lista non si può dare perchè serve la liberatoria dei contribuenti, secondo la legge della privacy.
Ma gli organizzatori stessi ce l’hanno? Loro provano a dire di sì. Ma per deduzione: perchè, i bonifici devono essere stati fatti. “Tutti prima? E davvero da tutti? L’elenco completo non ce l’avrai mai. Se qualcuno si è comprato tutto il tavolo, il tavolo è a nome di un altro. E chi c’era non si sa”, confessavano ieri i renziani.
“Buzzi c’era? Non lo so, non so neanche com’è fatto”, la risposta standard a metà  giornata. Qualcuno la buttava in politica: “In realtà , essendo il capo delle Cooperative non ci sarebbe neanche stato motivo di tenerlo fuori”.
Renzi, per parte sua, ha difeso la necessità  e l’opportunità  del fundraising: perchè, ha spiegato in diretta tv, le cene servivano a evitare la cassa integrazione per i dipendenti democratici.
Ma a bubbone scoppiato, dimostrano sostanzialmente una cosa: che il segretario e i suoi non avevano il controllo di chi entrava. E di chi pagava.
Non c’erano Luca Odevaine e Eugenio Patanè, assicurano adesso dal Pd.
Altre presenze scomode, note e ignote, non si possono escludere. Riccardo Mancini? “Non lo so — dicono dai vertici cittadini — chiedete al Pd Roma”. Un modo per sottolineare la distanza, per marcare la differenza. Renzi e i suoi erano consapevoli che lì in mezzo c’erano tante cose che non tornavano. Ma sono arrivati prima i magistrati.     Per esempio, in extremis fu cancellato un tavolo di Marco Di Stefano, indagato dell’ultima ora. Che infatti alla Leopolda moderava un tavolo.Il nervosismo ieri serpeggiava tra dem di vario ordine e grado. Perchè — peraltro — l’inchiesta non è finita qui. E tutti si aspettano, che arrivino nuovi indagati e nuovi arrrestati. Dopo il Commissariamento del Pd Roma, si ragiona anche su quello del Pd Lazio.
Politicamente, c’è un filo rosso che unisce la mancanza di rinnovamento e il mancato controllo del partito a livello locale, che va da nord a sud.
E mette insieme varie storie e varie questioni.
Dall’Emilia Romagna, dove è rimasto in piedi il sistema politico di Errani, al Pd romano, alla Campania, dove trovare un candidato per le primarie spendibile, diverso da personaggi come Andrea Cozzolino e Vincenzo De Luca è molto difficile.

Wanda Marra
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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“FACEVO LE BUSTE PER I POLITICI FINO A 10MILA EURO ALLA VOLTA”

Dicembre 5th, 2014 Riccardo Fucile

PRIME AMMISSIONI DELLA CONTABILE DELLA COOP AL CENTRO DELLA MAXIRETATA: ”LE LASCIAVO IN CASSAFORTE, SEGNATE CON LA B. POI CI PENSAVA IL CAPO BUZZI”

“Preparavo le buste con il denaro, come mi ordinavano, che poi venivano custodite in cassaforte. Ognuna veniva segnata con una B.”.
La B. di Salvatore Buzzi, l’uomo delle cooperative e il braccio “sinistro” di Massimo Carminati.
Ad ammettere l’esistenza di un “libro nero” con una contabilità  delle mazzette che la mafia capitale elargiva a politici e pubblici ufficiali è Nadia Cerrito, classe ’65, romana, due figlie e un marito operaio, arrestata anche lei nella retata che qualche giorno fa si è abbattuta sul presunto sodalizio criminale della capitale.
Dopo un primo giorno di interrogatori dove tutti — a eccezione di Franco Panzironi, ex ad di Ama — si sono avvalsi della facoltà  di non rispondere, ieri con Nadia Cerrito si è rotto il silenzio.
La donna è accusata di essere la “segretaria personale di Salvatore Buzzi che custodisce la contabilità  occulta della attività  corruttiva dell’associazione”.
Si tratta di un libro mastro che, come scritto nell’ordinanza, “contiene una vera partita doppia del dare e avere illecito, dei destinatari delle tangenti; contiene l’indicazione dei soggetti cui vengono veicolati i profitti”.
Davanti al Gip Flavia Costantini e al pm Luca Tescaroli — titolare dell’inchiesta con i sostituti Paolo Ielo e Giuseppe Cascini — Nadia Cerruti ha ammesso di “aver gestito la contabilità  in nero negli ultimi tre anni”.
Inoltre, come gli comandava Buzzi, “ogni mese preparavo le buste paga dei dipendenti delle cooperative”.
Infatti la donna era consigliere e vicepresidente dal 2010 del Cda di Formula Sociale Coop Sociale Integrata Srl , ma anche dal 2006 al 2010 consigliere della 29 giugno servizi Società , entrambe cooperative riconducibili al gruppo Buzzi.
Ma non preparava solo le buste paga per i dipendenti. Perchè “sotto indicazione di Buzzi” riempiva anche le “buste con altro denaro di importi” che potevano arrivare fino a 10mila euro.
Su ogni busta c’era una “B.” con il relativo l’importo e venivano tutte custodite in una cassaforte.
Poi, secondo quanto ricostruito dalla donna, le consegnava a Buzzi, lo stesso che in una conversazione del 20 aprile 2014 si vanta di “pagare tutti.
Anche due cene con il sindaco (Gianni Alemanno, ndr), 75 mila euro ti sembrano pochi? (…) Finanzio giornali, faccio pubblicità , finanzio eventi, pago segretaria, pago cena, pago manifesti.”
Dalla cassaforte il denaro passava a pubblici ufficiali e non solo.
Nell’ordinanza che ha portato agli arresti 37 persone, tra gli amministratori a libro paga viene menzionato Franco Panzironi, ex ad di Ama, la municipalizzata romana per l’ambiente, anche lui agli arresti.
Avrebbe incassato 15 mila euro al mese, come emerge in una conversazione del 2 maggio 2013 dello stesso Buzzi: “L’ho messo a 15 mila euro al mese”.
Ma non è l’unico che riceveva denaro secondo le accuse della Procura di Roma, tutte da riscontrare.
L’ordinanza cita anche Luca Odevaine, già  vice capo di gabinetto con Walter Veltroni e capo della polizia provinciale con Nicola Zingaretti, al quale Buzzi “dava cinquemila euro al mese, a Mario Schina (ex dirigente del comune, ndr) dava millecinquecento euro al mese”.
Poi c’è anche Franco “Figurelli, che veniva retribuito con 1.000 euro mensili, oltre a 10.000 euro pagati per poter incontrare il Presidente Coratti, (Mirko, presidente del consiglio comunale capitolino, dimissionario a seguito dell’inchiesta, ndr)”.
Altri invece avrebbero ricevuto buste “una tantum”.
“In questo senso     — scrivono i pm — assume rilievo la figura di Patanè, consigliere regionale pd. In relazione a tale figura istituzionale, Buzzi a più riprese afferma di aver ricevuto imponenti richieste di denaro” e in un altro passaggio, i magistrati aggiungono che Buzzi “aveva già  provveduto alla dazione di 10.000”.
Poi ci sono i soldi alle fondazioni. “Significativo, in questo senso — è scritto nell’ordinanza — è il pagamento alla Nuova Italia (fondazione di cui Panzironi è socio e Alemanno presidente, ndr) del 6.12.12, per un valore di 30.000 euro, proveniente da società  di Buzzi”.
Anche la disposizione delle erogazioni a favore della fondazione presieduta dall’ex sindaco di Roma e indagato, viene attribuite a Cerrito che “dispone materialmente le erogazioni a favore della Fondazione Nuova Italia”.
La donna si difende spiegando che faceva solo il suo lavoro di ragioniera, anche perchè non poteva negare l’esistenza delle buste, più volte citate nelle conversazioni intercettate.
Come quella del 29 gennaio, quando “Paolo Di Ninno (ritenuto il commercialista di fiducia di Buzzi, ndr), alla presenza della Cerrito, faceva un resoconto al Buzzi ed al Carminati della contabilità , ufficiale e parallela, delle cooperative dagli stessi gestite, interloquendo con il Carminati, circa il modo per fargli pervenire un flusso economico”.
Intanto Cerrito, tramite l’avvocato Bruno Andreozzi, ha fatto richiesta di andare ai domiciliari, ma il gip si è riservato di decidere nei prossimi giorni.
Ieri è stato sentito anche Claudio Turella, funzionario del Comune di Roma, responsabile del Verde pubblico, arrestato con l’accusa di aver aiutato l’organizzazione “facendo pressioni sugli organi della giunta comunale o anche a proposito della determinazione dell’ammontare del corrispettivo per la manutenzione delle piste ciclabili”.
A casa di Turella durante le perquisizioni sono stati trovati 570 mila euro in contanti. Ma interrogato il funzionario ha detto di non sapere di avere quel denaro in casa, senza convincere i pm.
Oggi nuovi interrogatori, dopo questa prima ed importante ammissione che rafforza l’inchiesta.

Valeria Pacelli
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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ORFINI CONTRO DRACULA

Dicembre 5th, 2014 Riccardo Fucile

RENZI SGUINZAGLIA IL COMISSARIO ORFINI PER BONIFICARE IL PD ROMANO

La scena di Renzi che sguinzaglia il temibile commissario Orfini per bonificare il Pd romano pilotato dal compagno Carminati rientra a pieno titolo nella commedia poliziottesca all’italiana e rinverdisce i fasti di Lino Banfi — commissario Auricchio in Fracchia la belva umana”.
Ma il titolo più appropriato è “Fracchia contro Dracula”.
Se fosse un comica, verrebbe da scompisciarsi. Invece è una faccenda terribilmente seria, che la soluzione adottata rende addirittura drammatica.
Perchè delle due l’una: o il premier crede veramente di potersela cavare così, e c’è da dubitare della sua sanità  mentale; oppure ha capito benissimo la posta in gioco, e le cose gli stanno bene così.
Nel primo caso, è un farfallone. Nel secondo, è un gattopardo.
L’inchiesta Mafia Capitale è la prova su strada dell’evoluzione tridimensionale della criminalità  organizzata 2.0, modello Seconda Repubblica, proprio come l’avevano disegnata oltre 20 anni fa Riina, Provenzano e i loro consulenti politico-affaristico-massonico-istituzionali.
Basta rileggersi l’inchiesta “Sistemi criminali” aperta nel ’93 a Palermo da Gian Carlo Caselli e Roberto Scarpinato, poi condivisa con i pm Lo Forte, Ingroia e Gozzo, attaccata per anni da un fronte politico trasversale (da Cossiga a FI all’allora presidente dell’Antimafia Del Turco) e fatta archiviare nel 2001 dai procuratori Grasso e — ironia della storia — Pignatone.
Era una lettura integrata e lungimirante del progetto politico concepito da Cosa Nostra & C. a suon di stragi e di trattative per bloccare il cambiamento e rinnovare-rafforzare il patto fra tutti i poteri che da sempre, sottobanco, impediscono l’evoluzione democratica del nostro Paese a sovranità  limitata.
Il piano prevedeva l’eliminazione della vecchia classe politica screditata e inaffidabile, e la sua sostituzione non più con politici da infiltrare e addomesticare (col rischio che poi tradissero), ma con criminali di provata fede da inserire direttamente nelle istituzioni con l’aiuto di pezzi di imprenditoria sporca, servizi “deviati” (non si sa poi rispetto a cosa), vecchi arnesi della massoneria e dell’eversione nera.
Il piano a più teste e più mani portò alla nascita di una miriade di “leghe meridionali” in tutto il Sud fra il 1991 e il ’93.
Poi, a fine ’93, giunse da Milano2 la notizia di un nuovo partito ideato e realizzato da un mezzo mafioso come Dell’Utri con i soldi e le tv di B.
E Provenzano&C. virarono in quella direzione, inviando Vittorio Mangano a Milano2 ad avvertire i nuovi statisti che “anche la sinistra sapeva” della trattativa ed era ricattabile: non avrebbe mosso un dito dinanzi allo smantellamento dell’antimafia, che infatti — come da papello — segnò tutto il ventennio sotto tutti i governi: di destra e di sinistra, politici e tecnici.
Gli ingredienti del Sistema Criminale che ha fondato la Seconda Repubblica e ne ha garantito gli equilibri fino a oggi sono tutti nella lista degli indagati di quell’indagine archiviata: oltre ai vertici di Cosa Nostra, c’erano Licio Gelli, gli estremisti neri Delle Chiaie e Cattafi, alcuni avvocati collusi e Mandalari, il commercialista di Riina.
Cambiando i nomi, è lo stesso cocktail che emerge dall’inchiesta romana, immortalato dalle parole di Massimo Carminati detto Er Guercio, neofascista dei Nar legato alla mafia della Magliana: “È la teoria del mondo di mezzo compa’… Ce stanno i vivi sopra e i morti sotto e noi stiamo nel mezzo… un mondo in mezzo in cui tutti si incontrano e dici: cazzo, come è possibile, che ne so, che un domani io posso stare a cena con Berlusconi? Tu stai lì, ma non per una questione di ceto: per una questione di merito, no? Nel mezzo, anche la persona che sta nel sovramondo ha interesse che qualcuno del sottomondo gli faccia delle cose che non può fare nessuno. E tutto si mischia”.
Politici e amministratori multicolori; avvocati, faccendieri e imprenditori; terroristi, assassini, rapinatori, trafficanti di droga e di armi.
Il sogno di Riina e Provenzano è divenuto realtà , con buona pace dei fessacchiotti convinti che “la mafia non ha vinto”.
E Renzi che fa? Tra un incontro e l’altro con B., scatena Orfini il Terribile.
E tutti scappano.

Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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“DESTRA DI POPOLO” DEVE CHIUDERE O ANDARE AVANTI? DECIDETE VOI

Dicembre 5th, 2014 Riccardo Fucile

OTTO ANNI DI VITA, DI INFORMAZIONE E DI BATTAGLIE: DAL NULLA A UN SUCCESSO IMPENSABILE… ORA PERO’ SERVONO SPONSOR E AMICI VERI

Chi ci conosce sa che diciamo le cose come stanno.
Non è pensabile che “Destra di popolo”, dopo essersi accreditato, contando solo sulle proprie forze e capacità , come uno dei principali blog italiani indipendenti dell’area di destra, dopo otto anni   di sacrifici personali, dopo aver pubblicato 19.700 articoli (14 di media al giorno) e aver raggiunto quota 1.846.600 visitatori (800 di media al giorno) possa continuare a sopravvivere in queste condizioni.
Che vuole dire una copertura (e presenza fisica gratuita) giornaliera dell’attualità  di 16-18 ore consecutive, sabato, domenica, ferragosto e Natale compresi.
Che vuol dire un esborso tra acquisto giornali, abbonamenti, assistenza tecnica e spese varie che si aggira sui 5.000 euro l’anno di costi puri.
Tutto questo senza aver un sostegno di sponsor che coprano le spese vive.
Spesso nell’indifferenza “concreta” di quel mondo di riferimento cui ci rivolgiamo, se non quando abbiamo addirittura trovato, come interlocutori, opportunisti e parolai.
Per questo motivo non ci resta che rivolgerci a tutti gli amici veri   che ci seguono con simpatia e a cui da anni garantiamo un servizio   quotidiano professionale e gratuito di informazione libera e indipendente: se volete che “destra di popolo” viva è il momento di darci una mano, non esisterà  un’altra occasione.
In due modi: o contattandoci per inserire un vostro banner di sponsorizzazione (sia di genere politico, personale o relativo ad attività  commerciali) con relativo documentato ritorno di immagine.
O aderendo a una sottoscrizione a sostegno con un contributo periodico o una tantum.
Con l’obiettivo di coprire almeno le spese vive annuali e poter così programmare la sopravvivenza del servizio per il prossimo anno e permettere nuove iniziative che vorremmo mettere in cantiere.
Decidete voi, noi più di cosi non possiamo umanamente fare.
Perchè, credeteci, anche i miracoli hanno un limite.
—

Chi fosse interessato a una sponsorizzazione può contattare il nostro direttore al num. 334-3308075 per avere ulteriori informazioni.
Chi volesse inviarci un contributo può farlo sia a mezzo postpay che attraverso un bonifico su conti aperti per l’occasione.
Versamenti postpay potete farli sia da ufficio postale che da tabaccherie autorizzate indicando semplicemente:
Nome e codice fiscale destinatario e numero postpay
Riccardo Fucile
FCLRCR54R28I657T
postpay n° 5333 1710 0263 8159

Per un bonifico invece questi sono gli estremi:
IT09Y0760105138296402296406

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“RENZI E’ UN PRODOTTO PUBBLICITARIO”: PARLA IL DECANO DELLA COMUNICAZIONE TAGLIAFERRI

Dicembre 5th, 2014 Riccardo Fucile

IL MAESTRO DI GENERAZIONI DI PROFESSIONISTI DI MARKETING: “PRESENTA SINTOMI DI ACUTO NARCISISMO CHE SCONFINA NELLA PARANOIA”

“Matteo Renzi è un prodotto pubblicitario, rappresenta l’evoluzione naturale del modello berlusconiano”.
Parola di Michelangelo Tagliaferri, fondatore dell’Accademia della Comunicazione di Milano, maestro di generazioni di professionisti della pubblicità  e del marketing, già  consulente di Forza Italia e dell’Ulivo.
Sul caso Renzi non risparmia giudizi taglienti.
“E’ un professionista della politica, spietato nel colpo di mano, usa un linguaggio che rassicura ma non fa davvero sognare”.
E ancora: “Cavalca i media digitali per dare un’immagine di modernità , ma senza una vera interattività , la sua fortuna è ancora televisiva”.
“Per lui il Pd significa partito di Renzi, è una seconda marca, la marca dei rottamati, di cui lui si è fatto testimonial, facendola coincidere con se stesso”.
L’identificazione fra il suo destino personale e quello del Paese è un azzardo riuscito, sotto il profilo psicologico tuttavia “è un sintomo di acuto narcisismo, che sconfina nella paranoia“.
Per capire Renzi, Tagliaferri suggerisce di osservarne con attenzione “la prossemica, il modo di muovere gli occhi e il corpo, le espressioni del volto: si muove plastico, tra l’addetto alle vendite e l’uomo di spettacolo, per incantare”.
Ma oltre gli slogan, “non esiste alcuna sequenza logica in quel che dice”

(da “il Fatto Quotidiano“)

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