Destra di Popolo.net

I FANS DI MARINO:”NON MOLLARE, FALLI CREPARE”

Ottobre 29th, 2015 Riccardo Fucile

IL SINDACO “NON DEVO NEGOZIARE CON NESSUNO”… E ORFINI CONVOCA I CONSIGLIERI PER PROVARE A CONVINCERLI A DIMISSIONI IN MASSA

“Qui la questione non è Ignazio Marino ma Roma: io non ho assolutamente nulla nè da chiedere nè da negoziare con nessuno”.
Appena arrivato in Campidoglio, il sindaco dimissionario di Roma, Ignazio Marino, mette subito le cose in chiaro sui suoi rapporti col Pd, dopo l’incontro a sorpresa di ieri con Matteo Orfini.
E sulle anticipazioni da dare sulle proprie scelte future, ritirare o meno le dimissioni, avverte: “Sto riflettendo e comunicherò presto le mie decisioni alla presidente dell’Assemblea capitolina, Valeria Baglio”.
Intanto, il commissario del Pd Roma Matteo Orfini ha convocato alle 14 i consiglieri comunali dem al Nazareno.
Una riunione in cui si potrebbe discutere dell’ipotesi di dimissioni di massa dei consiglieri. Il Pd dunque tenta il contropiede per neutralizzare la possibile revoca delle dimissioni da parte di Ignazio Marino.
Poi riferendosi alle affermazioni del presidente dell’Anac Raffaele Cantone su Milano “capitale morale, mentre Roma sta dimostrando di non avere quegli anticorpi di cui ha bisogno e che tutti auspichiamo possa avere”, Marino risponde: “A Roma gli anticorpi esistono, questa piazza domenica scorsa ne ha visti migliaia e nella città  ce ne sono milioni ma vanno valorizzati da noi delle istituzioni perchè, anche all’interno di un organismo vivente, se gli anticorpi vengono annichiliti non potranno svolgere bene la propria funzione”.
In Campidoglio continua da giorni il presidio fisso in sostegno di Marino.
Al suo arrivo, oltre alle telecamere e ai giornalisti, c’erano anche alcuni sostenitori. “Marino sei un eroe”, ha gridato un signore, mentre un altro ha esposto un cartello con la scritta ‘Non mollare, falli crepare’, che è stato autografato dal primo cittadino.
Ieri è stata una giornata vissuta sul filo dell’incertezza e conclusa dal sindaco e dalla sua frase “sto ancora riflettendo” al termine di un incontro fiume a casa di Marco Causi tra Marino e Orfini: prove tecniche di dialogo tra Campidoglio e Pd, con Matteo Renzi che da Cuba dice “La linea del partito è quella di Orfini”.
Un tentativo di riavvicinamento, tanto da ipotizzare nelle ore scorse un blitz in aeroporto per cercare di incontrare il premier al rientro dal suo viaggio in Sud America.
Ma Marino ora precisa: “Ho cose più serie da fare che andare negli aeroporti, in questi giorni”.
E alla domanda dell’inviato di Agorà  sull’ipotesi di continuare a fare il sindaco di Roma: “Anche lei continuerà  a fare il giornalista”.

(da “la Repubblica“)

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SCONTRINI DI RENZI, SEL PRONTA A OCCUPARE PALAZZO VECCHIO

Ottobre 29th, 2015 Riccardo Fucile

“ANCORA NESSUNA TRASPARENZA SULLE SPESE DEI DUE   SINDACI”

Scontrini fantasma a Palazzo Vecchio.
Nonostante l’ex sindaco Matteo Renzi e il suo erede Dario Nardella ripetano da settimane di non aver nulla da nascondere e che le loro spese di rappresentanza sono “le più trasparenti d’Italia”, continuano a non divulgare nè ricevute nè giustificativi.     Sul sito del capoluogo toscano rimangono i soliti resoconti generici privi di qualsiasi indicazione specifica mentre Francesca Santoro, dirigente dell’ufficio del sindaco che custodisce i segreti del portafoglio dell’ente, nega l’accesso agli atti ai consiglieri che ne hanno chiesto copia.
Così, dopo quattro settimane di attesa, Tommaso Grassi di Sel, si dice“pronto a occupare il consiglio comunale o l’anticamera di Nardella fino a quando non renderanno trasparente nel dettaglio ogni spesa sostenuta a carico dei cittadini:a questo punto è una battaglia di legalità , una questione di principio, considerato quello che è accaduto a Roma”.
Il riferimento è ovviamente a Ignazio Marino spinto a presentare le dimissioni dal Partito democratico guidato da Renzi proprio sulle spese di rappresentanza.
Segnando così una differenza sostanziale: Marino il 6 ottobre scorso ha pubblicato on line sul sito del Campidoglio anche i più minimi dettagli delle spese sostenute nei primi due anni di mandato.
Data, ristorante, importo, commensali e ricevuta allegata con indicato anche cosa hanno mangiato, bevuto a che ora e perchè.
Insomma: la trasparenza. Quella vera.
Questo ha dato modo di poter verificare se quanto dichiarato corrispondeva al vero. Così, ad esempio, la Comunità  di Sant’Egidio ha potuto smentire di essere stata ospite del sindaco come invece lui aveva sostenuto. O,altro esempio, si è potuto accertare, intervistando un ristoratore, che aveva l’ex sindaco addebitato al Comune un pasto consumato con la moglie.
Sulle spese di Marino si è mossa sia la Corte dei Conti sia la Procura di Roma e al momento l’ex chirurgo non risulta indagato.
Sulle spese di Renzi, invece, la vicenda è invertita: l’oggi premier non ha reso trasparente neanche un pranzo; Lino — un ristoratore che lui frequentava assiduamente già  ai tempi della presidenza della Provincia (quando in pasti spese 600 mila euro: calcolo della Corte dei Conti) — ha dichiarato al Fatto che mandava le fatture dei pasti direttamente a Palazzo Vecchio.
Da qui la magistratura contabile ha aperto un fascicolo,mentre la Procura di Firenze, a quanto è dato sapere, ha ritenuto per il momento di non intervenire.
Ha tentato di muoversi la politica. Dieci giorni fa l’opposizione di Palazzo Vecchio ha chiesto in aula che venisse redatta una relazione sulla trasparenza dell’amministrazione ma la richiesta è stata bocciata dal Pd compatto insieme al capogruppo di Forza Italia che ha poi preso le distanze dal documento.

Davide Vecchi
(da “il Fatto Quotidiano”)

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REATI PENALI? GLI STRANIERI IN ITALIA SONO PIU’ VIRTUOSI DEGLI ITALIANI

Ottobre 29th, 2015 Riccardo Fucile

LE DENUNCE PENALI VERSO ITALIANI AUMENTATE DEL 28%, QUELLE A CARICO DI STRANIERI DIMINUITE DEL 6,2%

I cittadini stranieri sembrano più virtuosi degli italiani dal punto di vista penale.
Secondo il Dossier Statistico Immigrazione 2015 di Idos, nel periodo 2004-2013 le denunce penali verso italiani sono aumentate del 28% mentre quelle a carico di stranieri sono diminuite del 6,2%.
Al 30 giugno 2015, i detenuti nelle 198 carceri italiani erano 52.754, di cui 17.207 stranieri, cioè il 32,6% del totale, in calo di 4 punti percentuali rispetto a cinque anni fa.
Nel contesto di una diminuzione globale della popolazione detenuta, sottolinea il dossier, gli stranieri sono diminuiti in misura maggiore rispetto agli italiani.
Nello specifico, nel periodo 2004-2013 le denunce penali sono passate da 692.000 a circa 897.000, ma quelle verso italiani, a fronte di una popolazione in leggera diminuzione, sono aumentate da 513.618 a 657.443 (+28,0%).
Quelle a carico di stranieri, a fronte di una popolazione più che raddoppiata, sono diminuite da 255.304 a 239.701 (-6,2%).

(da Agenzie)

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LA DAMA NERA E I POLITICI: I CONTATTI CON GASPARRI

Ottobre 29th, 2015 Riccardo Fucile

“RIUSCIAMO A PARLARE CON ALFANO E VERDINI?”…”ARMANI E’ UN MASSONE DI RENZI”

Contatti con la politica ne aveva e ne cercava dovunque.
Che fosse per accreditarsi con i suoi capi, per buttare fango sui presunti nuovi vertici o per salvare la faccia di fronte alle difficoltà . Antonella Accroglianò, la cosiddetta Dama Nera di Anas, in carcere da una settimana con l’accusa di aver intascato centinaia di migliaia di euro di mazzette, arrivava ovunque.
E dove non arrivava, trovava un tramite.
Così dall’informativa del Gico della Guardia di Finanza spuntano nomi di po-litici, conversazioni e relazioni. Fatti ritenuti, almeno per ora, non penalmente rilevanti ma che dimostrano la forza della rete della dirigente Anas e dei suoi collaboratori
“I NUOVI VERTICI”
È il 27 maggio. Il nuovo (e attuale) presidente Gianni Vittorio Armani si è appena insediato. La Dama nera e i suoi hanno paura che qualcosa cambi, che i nuovi vertici possano metterli da parte, capire che c’è qualcosa che non va. Parlano male dei consiglieri di amministrazione, salvo poi cercare di accreditarsi, e commentano la nomina del Presidente.
Scrivono i finanzieri del nucleo di polizia tributaria, coordinati dai pubblici ministeri Sabina Calabretta e Francesca Loy: «Due uomini entrano in ufficio. Antonella informa dell’insediamento di Armani. Ne parlano in generale dal punto di vista politico e definiscono Armani un “massone” di Renzi”».
“SONO GIORNI FONDAMENTALI”
Uno dei canali preferiti della dirigente Anas per arrivare alla politica era il costruttore Giuseppe Ricciardello, storico appaltatore Anas, “in affari” con la Dama nera.
Lei si dà  da fare per favorirlo in ogni modo e lui, stando alle intercettazioni, le mette a disposizione le sue tante entrature. I due spesso parlano di politica, cercano strategie, alleanze, si scambiano amicizie e contatti.
Maggio 2015. Gli investigatori guidati di colonnelli Cosimo Di Gesù e Gerardo Mastrodomenico riportano una conversazione avvenuta nell’ufficio della Dama nera. Lei sta cercando di aiutare il costruttore a sbloccare un finanziamento.
«Sembra che i due parlino dell’avvicendamento di Ciucci. Ricciardello nomina Alfano con Antonella che ipotizza come “ loro vogliono andare là , Rfi, c’hanno sta malattia di ste Ferrovie. Antonella sembra accennare a una persona che incontrerà  Delrio. Ricciardello nomina anche Verdini. Antonella chiede a Ricciardello se il genero può riuscire a parlare con Verdini. L’imprenditore risponde di sì, la donna ribatte: “Cavaliere bisogna fare subito, mi raccommando che è importante, questi giorni sono fondamentali”».
“CI PARLA QUELLO DELLA GDF”
Ancora maggio. La Dama nera e i suoi hanno paura che Armani si faccia influenzare «da tutta sta gentaglia». La Accroglianò – annotano i finanzieri – «promette ai suoi collaboratori di fare il possibile, anche grazie alla collaborazione di un appartenente alla Gdf non meglio specificato, e di Gasparri, inteso il Senatore Maurizio Gasparri. “Secondo me ci deve parlare anche quello della Finanza… mo’ ci faccio parlare a Gasparri… perchè, poi, quando scendo io, vieni pure tu con me”».

Maria Elena Vincenzi
(da “La Repubblica”)

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PALERMO, ARRESTATO PER TANGENTI IL PRESIDENTE DI RETE FERROVIARIA ITALIANA

Ottobre 29th, 2015 Riccardo Fucile

UN APPALTO DA 26 MILIONI BANDITO DALLA FORESTALE

Concussione e induzione indebita a dare o promettere utilità .
La squadra mobile di Palermo guidata da Rodolfo Ruperti ha scoperto un giro di mazzette attorno a un grande appalto del Corpo forestale della Regione.
E questa mattina, all’alba, è scattato il blitz. I poliziotti hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare che era stata chiesta al gip dal procuratore capo di Palermo Francesco Lo Voi e dall’aggiunto Dino Petralia. Vanno agli arresti domiciliari il professore Dario Lo Bosco, presidente di Rfi (Rete Ferroviaria Italiana) e due dirigenti del Corpo forestale, Salvatore Marranca (responsabile del Servizio tecnico) e Giuseppe Quattrocchi (a capo del Servizio speciale per la conservazione del suolo e dell’ambiente natutale).
Al centro dell’indagine, le mazzette che sarebbero state pagate da un imprenditore agrigentino, Massimo Campione, titolare di un’impresa di costruzioni, strade e impianti eolici.
Nelle scorse settimane, i poliziotti della Mobile l’avevano fermato all’aeroporto Falcone Borsellino, nella borsa aveva una cartella scritta al computer con una serie di nomi, cifre e date, erano i riferimenti alle mazzette pagate per costruire le torrette antincendio in mezza Sicilia. Fra quei nomi, riferimenti anche ad esponenti politici, su cui adesso si indaga.
Grazie soprattutto alle dichiarazioni di Campione, che ha accettato di collaborare con gli investigatori.
“Non è una indagine lampo. Abbiamo iniziato circa tre mesi fa. E andiamo avanti… ” ha commentato il capo della Squadra mobile di Palermo, Rodolfo Ruperti, commentando gli esiti dell’operazione “Black list”.
Lo Bosco, docente universitario originario di Raffadali, è anche presidente dell’Azienda siciliana trasporti. Nei giorni scorsi, era stato chiamato in causa per questo caso, ma si era difeso. Nell’inchiesta della procura sarebbe coinvolto per un altro appalto finito all’attenzione degli investigatori.
Questa mattina, sono in corso diverse perquisizioni a Palermo. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Lo Verde avrebbe intascato mazzette per 58.650 euro.
A Marranca vengono invece contestate tangenti per 149.500 euro, il dirigente avrebbe ottenuto anche l’assunzione della compagna, in una ditta di autolinee siciliane, e della figlia, in una ditta di impiantistica di Roma.
Quattrocchi è’ accusato di mazzette per 90 mila euro, fra le tangenti anche due condizionatori d’aria.
Crocetta: “Via Lo Bosco a Ast”.
Via Dario Lo Bosco dall’Azienda siciliana trasporti (Ast). Il governatore della Sicilia Rosario Crocetta, dopo aver appreso degli arresti per tangenti, ha dato mandato alla Regione, in qualità  di socio, di chiedere la convocazione dell’assemblea di Ast. Il governo vuol azzerare l’intero Cda.

(da “La Repubblica”)

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RENZI ORDINA, ORFINI ESEGUE, MARINO SE LA RIDE: NULLA DI FATTO NEL CONFRONTO SERALE TRA IL SINDACO E IL PRESIDENTE PD

Ottobre 28th, 2015 Riccardo Fucile

“PERCHE’ DOVREI ANDARMENE? VOGLIO PROPRIO VEDERVI VOTARMI LA SFIDUCIA CON LE DESTRE, COSI’ POI MI RICANDIDO CON UNA LISTA CIVICA”

Alle 20,52 si abbassa la serranda di casa Causi, quasi tutta, zona Piazzale della Radio, fuori dal triangolo del potere del centro. Dentro sono passate tre ore.
Da un lato del tavolo Ignazio Marino, con la fedelissima Cattoi e Tricarico. Dall’altro il presidente del Pd Orfini, Alfano Sabella e Stefano Esposito. È l’incontro. Anzi, l’Incontro per trovare una soluzione del caso Roma. Decisivo, dicono.
Selve di cronisti sotto. Ogni tanto si intravede la sagoma del padrone di casa si affaccia, lì all’ultimo piano, nel poco spazio tra serranda e davanzale.
L’ordine è partito direttamente da Cuba: “Adesso basta — le parole di Renzi — giocare su Roma. Mi era stato garantito che, al ritorno, non avrei più trovato Marino sindaco. Il caso va chiuso”.
Altrimenti, è la seconda parte del ragionamento, “mando a casa tutti”.
Si spiega così il motivo per cui Orfini ha preso l’iniziativa dell’incontro con Marino, dopo giorni in andava ripetendo: “Per me il caso è chiuso, io con quello non ci parlo più”.
Ecco, l’ordine cubano. Poi la convocazione nel condominio, come una lite qualunque, per sbrogliare il pasticcio Capitale.
L’idea del presidente del Pd è di chiudere per cena, consentendo a Renzi di fare una dichiarazione distensiva per il tg delle 20,30: “Ti rendiamo l’onore delle armi, con una dichiarazione di Matteo, ma a questo punto non puoi andare avanti. Ti fai male tu e fai male al Pd. Ti rendi conto che questa storia rischia di farci perdere le amministrative?”.
Nulla da fare, l’incontro va avanti a oltranza. E Renzi dichiara: “Totale sostegno a Orfini”.
Un modo per dire a Marino: vattene. Insomma, tutta l’artiglieria è in campo.
Passano le ore. Scende Causi. Si trova davanti un muro di taccuini, telecamere.
Ti aspetti la dichiarazione di fine incontro: “Abbiate pazienza – dice – sto andando a comprare le sigarette”.
Marino non molla: “Io non me ne vado. Perchè dovrei? Voglio proprio vedere se il Pd vota le mozioni della destra. Le vota? Bene, io a quel punto mi candido alle primarie. Non me lo consentono? Faccio una lista civica”.
Non solo. Ha fatto anche capire che potrebbe prendersi tutto il tempo che gli consentono i regolamenti per arrivare alla discussione delle mozioni di sfiducia il 10 novembre.
Una nuvola di fumo avvolge il destino del Pd.
L’incontro significa che Marino non è stato piegato. E che le parti sono tornate a parlarsi. Nè a Marino basta un riconoscimento formale.
Sul tavolo i fedelissimi del sindaco mettono anche un’ipotesi: arriviamo a febbraio per concordare un’uscite onorevole e così si evita di votare a Roma il prossimo anno. Parecchi consiglieri infatti si sentono come dei tacchini che votano il Natale, per ordine di Renzi, ma senza molta convinzione.
Niente da fare. Renzi la vuole chiudere. I suoi ci vanno giù duri.
Chissà . Il negoziato continua nei prossimi giorni. A cinque minuti della fine del primo tempo, è espulso Chiellini. Juve in dieci. Esposito si affaccia per un’altra sigaretta. Rivolgendosi ai giornalisti, dice: “Posso fumare? Almeno questo…”.
Non è proprio serata. Fine primo tempo. Esce Marino: “Sto riflettendo” dice.
La partita, questa, non è ancora finita.

(da “Huffingtonpost”)

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GENOVA , IL SINDACO SENZA CARTA DI CREDITO E CHE HA SPESO SOLO 44 EURO IN UN ANNO

Ottobre 28th, 2015 Riccardo Fucile

MARCO DORIA HA LASCIATO IMMACOLATA LA VOCE RIMBORSI… E QUANDO VA A ROMA PER IMPEGNI ISTITUZIONALI TORNA IN SERATA

Quarantaquattro euro di pranzi e cene in un anno.
Il record è di Marco Doria, sindaco di Genova.
Ha speso meno in dodici mesi di quanto abbia addebitato alla Provincia di Firenze Matteo Renzi per una sola bottiglia di vino.
I resoconti presentati dai collaboratori di Doria al Fatto Quotidiano sembrano confermare la leggendaria parsimonia dei genovesi.
E la carte di credito che altri sindaci usano con una certa facilità ? “Zero euro spesi. È chiusa in cassaforte”, giurano in Comune.
In quasi quattro anni di mandato appena una manciata di viaggi all’estero: Nizza (a duecento chilometri da Genova), Cannes (come sopra), poi Marsiglia, Barcellona. Unico viaggio oltre i mille chilometri quello a Hebron per un convegno. Costo complessivo 1.122,8 euro, anticipati dal sindaco.
Per il resto sono quasi solamente viaggi tra Genova e Roma (con Alitalia o compagnie low cost), per incontri ai ministeri e all’Anci.
Ma anche qui con qualche sorpresa: nel 2012 cinque viaggi, nel 2013 sette. Nel 2014 sedici volte avanti e indietro Genova-Roma.
Il record, si fa per dire, nel 2015: 19 trasferte.
In quattro anni di mandato, il primo cittadino di Genova ha speso 10.469 euro per viaggi a Roma. Un settimo di quanto avrebbe speso Renzi da presidente della Provincia di Firenze soltanto per i viaggi negli Stati Uniti.
Ma sono, appunto, le spese per il vitto che colpiscono di più: in una cinquantina di trasferte per quattro anni di mandato non si superano i 186,85 euro.
Roba da morire di fame.
Possibile? “Ormai in municipio a Genova sono diventati leggendari i crackers di Doria”.
Cioè? “Non mangia altro”.
Gli alberghi per le notti romane? “Zero. Il sindaco ha sempre fatto ritorno in giornata. Ha dormito fuori solo una notte, ma ha pagato lui”.
E, appunto, zero carta di credito. “Niente Visa, siamo genovesi”.

Ferruccio Sansa
(da “il Fatto Quotidiano”)

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I SOLDI DEL CANONE? NON ANDRANNO ALLA RAI

Ottobre 28th, 2015 Riccardo Fucile

SERVIRANNO A RIDURRE LA PRESSIONE FISCALE: “COME SI PUO’ UTILIZZARE UNA TASSA DI SCOPO CHE NASCE CON FINALITA’ SPECIFICHE PER ALTRI OBIETTIVI?”

Alla Rai hanno pensato subito alle gesta di Ulisse. E con il passare delle ore il cavallo di Messina ha preso le sembianze di quello di Troia.
La legge di stabilità , infatti, “consegnata” dal governo ai senatori di Palazzo Madama sancisce che del gettito recuperato dall’evasione del canone Rai nelle casse di viale Mazzini non entrerà  nemmeno un euro.
Neanche un soldo degli oltre 450milioni stimati dal recupero dell’imposta nelle bolletta elettrica.
La manovra finanziaria per il 2016 prevede, infatti, (articolo 10, comma   8 ) che le eventuali maggiori entrate rispetto alle previsioni di bilancio (circa un miliardo 730milioni) andranno in un apposito fondo dello stato per la riduzione della pressione fiscale.
In maniera più semplice l’evasione recuperata non sarà  utilizzata per finanziare — come peraltro prevede la tassa di scopo – il servizio televisivo pubblico ma per abbattere la pressione fiscale.
Un modo, fanno notare all’Usigrai, che rischia di «aumentare ancora di più l’impopolarità  della tasse più evasa in Europa».
E già , perchè conti alla mano quasi il 30 per cento degli italiani non ha mai pagato il canone televisivo. Sottraendo alla Tv pubblica tra i mille 600 ai mille 170 milioni di euro in cinque anni.
Ora il governo ha lanciato la sfida: pagare meno per pagare tutti. E forte dell’impegno ha ridotto di 13 euro il costo annuo del canone e ha inserito l’imposta nelle bolletta elettrica. Un disegno ambizioso che ha fatto leccare i baffi ai contabili di viale Mazzini: «Se tutti pagano, finalmente la Rai avrà  le risorse necessarie per aumentare i contenuti del servizio pubblico e tralasciare il terreno dei programmi commerciali».
Ma la sostanza è tanto diversa quanto impervio sarà  l’iter della legge di stabilità , che per ora se non dovesse essere modificata lascia a bocca asciutta il cosiddetto servizio pubblico.
Conti alla mano, infatti, alla Rai da qui al 2018 andrà  circa un miliardo 600milioni di euro (la stessa cifra del 2015), mentre allo stato, circa 450milioni di euro (previsioni) da qui al 2018 che andranno a ridurre altre tasse, tasi, ires…
Un tetto fisso, insomma, non previsto nemmeno dalla legge Gasparri che aveva introdotto la determinazione del canone annuale in base agli investimenti e al tasso d’inflazione.
In questo modo — fa osservare il sindacato Rai — «si chiedono soldi ai cittadini dicendo che sono per la Rai e li si utilizzano per altro.
Nei fatti si smentisce l’obiettivo dichiarato dal governo di aumentare il servizio pubblico».
Va da se che «su questo provvedimento faremo le barricate — afferma Maurizio Gasparri Pdl — Come si può utilizzare una tassa di scopo che nasce con finalità  specifiche per altri obiettivi?».
Già , come si può? «Teoricamente non si può…» conclude Gasparri.
Ma i fatti dicono il contrario. Ora la partita si gioca in Senato. E anche il Movimento 5Stelle è pronto alla battaglia.
Non a caso il presidente della Vigilanza Roberto Fico è pronto a ribadire che «se va pagato il canone per la televisione pubblica il canone va alla televisione pubblica».
Come dire: è possibile finanziare con un tassa la riduzione di un’altra tassa?

Paolo Festuccia
(da “La Stampa”)

argomento: denuncia | Commenta »

“INPS, BUCO DA 10 MILIARDI L’ANNO FINO AL 2025: IN FUTURO SERIE DIFFICOLTA’ A EROGARE I SERVIZI”

Ottobre 28th, 2015 Riccardo Fucile

ALLARME DEL CONSIGLIO DI INDIRIZZO E VIGILANZA: BILANCI SISTEMATICAMENTE IN ROSSO

L’Inps, che ha chiuso il 2014 con un rosso da 12,4 miliardi, se nulla cambia continuerà  a realizzare perdite vicine ai 10 miliardi l’anno fino al 2025.
A lanciare l’allarme è stato Pietro Iocca, presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’istituto previdenziale, cioè l’organo che predispone le linee di indirizzo e gli obiettivi dell’Inps e ne approva il bilancio.
“Le proiezioni sui bilanci non sono buone nè rassicuranti. E’ una situazione che va attenzionata e monitorata“, ha avvertito Iocca, sindacalista Cisl che guida il Civ dal 2013, in audizione alla Camera davanti alla commissione Enti gestori.
E, secondo il numero uno del comitato, la situazione finanziaria sta già  facendo sentire i suoi effetti sulle prestazioni erogate dall’istituto presieduto da Tito Boeri: “C’è un arretramento nell’erogazione dei servizi da parte dell’Inps che lascia perplessi e indica un campanello d’allarme per ciò che riguarda le funzioni stesse dell’istituto”. Quadro che senza interventi non potrà  che peggiorare: “Penso che se si continua in questa maniera l’Inps, nell’arco di una decina di anni, avrà  serie difficoltà  ad essere efficiente nella misura in cui lo è in questo periodo o, quanto meno, avrà  una inadeguata funzionalità “, ha spiegato Iocca.
Previsioni che arrivano proprio mentre il governo, con la legge di Stabilità , rinvia di altri due anni il ritorno alla completa indicizzazione delle pensioni all’inflazione. Mentre, come sottolineato da Boeri, non affronta in modo organico il problema della flessibilità  dell’età  di uscita dal lavoro limitandosi a “interventi selettivi e parziali, che creano asimmetrie di trattamento”.
Il presidente del Civ ha fatto riferimento alle “somme importanti” trasferite al bilancio dello Stato negli ultimi anni, che incidono sia sulla chiusura delle sedi periferiche sia sul personale, che nel 2014 è diminuito del 3,5% rispetto al 2013 scendendo a 30.837 unità .
In più i dipendenti Inps “hanno una età  media superiore a quella di altri enti pubblici, vicina ai 54 anni. Che succederà  tra 6-8 anni? È bene che si cominci a vedere questo fenomeno a meno che non si voglia esternalizzare le funzioni. Il Civ, invece, ha proposto documenti che vanno in senso opposto, cioè di reinternalizzare i servizi Inps”.
Sono necessari interventi anche sul patrimonio immobiliare dell’Inps, che non solo non frutta nulla ma addirittura costa circa 250 milioni all’anno perchè gli affitti non coprono le spese di gestione.
“Ha bisogno di una rendicontazione”, cioè “avrebbe bisogno di essere quantificato”, ha spiegato Iocca, soprattutto alla luce dell’unificazione degli enti previdenziali.
“Si dovrebbe avere un quadro sintetico ma veriterio del patrimonio rappresentato dall’ente unico. Bisognerebbe avere contezza della consistenza anche del patrimonio artistico-culturale dell’ex Inpdap, che conta circa 6mila opere d’arte, alcune di grandissimo valore, che potrebbero essere impiegate in mostre” ricavandone “benefici economici”.
Si tratta “di valorizzare il patrimonio artistico e non di svolgere funzioni commerciali”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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