Destra di Popolo.net

C’ERA UNA VOLTA LA DESTRA LIBERALE

Gennaio 24th, 2016 Riccardo Fucile

IL MONDO CAMMINA MA LA DESTRA ITALIANA NON SA CHE SCIMMIOTTARE IL PASSATO…LE SFIDE DEI NUOVI TEMPI NON SONO TERRENO DI REDUCI   SENZA AUDACIA

C’era una volta l’ambiziosa visione della “destra liberale”, quella travolta dallo “tsunami” del Pdl e dalle superficiali condotte di una “classe dirigente” incapace di conservarsi fedele ad una scelta che poteva essere davvero “epocale”.
Dopo la perdita di ogni riferimento “segno”, si ipotizza addirittura la rinascita della “fiamma”…
C’è poco da dire, purtroppo: tra FdI-AN, Azione Nazionale e la “nuova pseudo-creatura” rappresentata dall’annunciato, redivivo MSI, la destra “vetero-missina”, nazionalista e illiberale, è “nuovamente servita”.
Delusioni a frotte, soprattutto per il futuro del Paese che avrebbe bisogno di ben altro…
Il mondo “cammina”, infatti, va inesorabilmente avanti, in continua direzione verso il futuro.
Dovrebbe essere un dato pacifico “seguirlo” per esservi protagonisti, e invece…
In tanti, troppi, alla “nostalgia del futuro” contrappongono la reiterazione del passato, rifuggendo dal presente e “scappando via” dalle “sfide dei tempi”.
Imbelli. Senza audacia. Fuori dal loro tempo.
Troppo facile e fin troppo comodo “ripercorrere” la strada “dei padri”.
Lo fa solo chi non ha voglia di impegnarsi davvero perchè il futuro richiede impegno, studio, analisi, dialogo ed appassionata contrapposizione, di idee, di concetti e di azioni.
Saluto con tristezza “chi non ha voglia” o chi non è all’altezza della sfida.
Sorrido con folle ed appassionata tenerezza, invece, “ai visionari” irriducibili, ai romantici; a quelli che, a “stare fermi”, proprio non riescono. A quei “folli” come me. Meglio essere una “formichina” che prova a partecipare “al rivoluzionario moto” della storia che una “pietruzza” ferma nel “deserto”…

Salvatore Castello
Right BLU – La Destra Liberale

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OFFRE PANE AI POVERI, I VIGILI LO VOGLIONO MULTARE

Gennaio 24th, 2016 Riccardo Fucile

IL CARTELLO DI AVVISO E’ STATO FATTO RIMUOVERE PER “OCCUPAZIONE ABUSIVA DEL SUOLO PUBBLICO”

Il sindaco di Torino gli aveva fatto i complimenti, con una lettera datata 10 dicembre che ora è incorniciata alle pareti del negozio: «Voglio manifestarle la mia gratitudine e la sensazione di vicinanza umana che il suo gesto mi ha provocato. Sapere che ci sono persone che pensano agli altri è un conforto e ci fa sentire a nostra volta più forti». Fassino non era stato il solo a complimentarsi con Vincenzo Patitucci, che ogni sera, da due mesi, lascia fuori dal proprio bar-panetteria un cesto pieno di pane per i poveri. Un quartiere intero aveva applaudito il proprietario di «Parlapà », all’angolo tra via Saluzzo e via Petrarca.
Venerdì mattina, però, la solidarietà  di Vincenzo, 27 anni, si è scontrata contro l’inflessibilità  di due agenti della Polizia municipale. Che, dopo aver visto sul marciapiede il cartello rivolto alle persone in difficoltà  («Lascerò tutte le sere del pane in un cesto per chi ha bisogno»), gli hanno intimato di rimuoverlo: «Sta occupando abusivamente il suolo pubblico. Tolga subito da lì il cartello o saremo costrette a multarla».
CARTELLI FUORILEGGE
Nel mirino delle due vigilesse non è finito solo quel cartello. Ce n’erano altri tre, coloratissimi, sui marciapiedi intorno a «Parlapà », con i quali Patitucci provava ad attirare i clienti con offerte speciali per pizze e cornetti.
Tutti fuorilegge, secondo le agenti, che hanno chiesto al titolare di appoggiarli alle vetrine. Cosa che Vincenzo ha fatto, risparmiandosi la sanzione: «In questa zona c’è poco movimento e portare avanti l’attività  si sta rivelando complicato – spiega il proprietario del bar, a San Salvario da 8 mesi – . Lasciavo i manifesti sul marciapiede perchè fossero più visibili: non sapevo fosse vietato».
Per lo stesso motivo, Patitucci aveva appoggiato il suo il messaggio rivolto ai poveri accanto all’ingresso del bar, il punto più visibile: «È inutile lasciare qui il pane se nessuno sa che lo faccio», raccontava al nostro giornale un mese e mezzo fa.
Il messaggio, evidentemente, non aveva i connotati della pubblicità . Nè, di conseguenza, poteva rappresentare una forma di concorrenza sleale.
Eppure è stato considerato dalle agenti alla stregua degli altri: «E allora l’ho tolto – dice Patitucci – . Cos’altro potevo fare?».
LA RABBIA
Dal comando centrale della Polizia Municipale si dicono all’oscuro della vicenda: «Cercheremo di capire che cosa sia successo». Parole che non attenuano l’amarezza del giovane barista: «Sono schifato. È incredibile che, di fronte ad un gesto simile, le forze dell’ordine ti mettano i bastoni tra le ruote».
Non tutte, per la verità . Una settimana fa, quando le vetrine delle Poste di fronte al bar sono state vandalizzate, alcuni poliziotti hanno fatto colazione da «Parlapà »: «Hanno visto il cartello e mi hanno fatto i complimenti», dice Patitucci.
Quelli di Fassino erano arrivati un mese prima, quando La Stampa aveva raccontato la storia di Vincenzo: «Nella foto pubblicata sul giornale si vedeva bene il punto in cui avevo lasciato il cartello – continua Patitucci – . Da allora, però, nessuno mi ha chiesto di rimuoverlo: non capisco il perchè dell’accanimento delle due vigilesse».
Con o senza cartello, comunque, Patitucci non smetterà  di lasciare fuori da «Parlapà » il pane invenduto.
Ciò che è successo non ha smorzato il suo desiderio di aiutare il prossimo: «Ogni sera, fuori dal negozio, ci saranno baguette, spaccatelle e rosette – assicura – . Fin quando me ne sarà  data la possibilità , darò una mano a chi ne ha bisogno».

Pier Francesco Caracciolo
(da “La Stampa”)

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LE MAIL SEGRETE CHE ACCUSANO I CINQUESTELLE: “C’E’ UN PATTO CON TRONCA E I PD”

Gennaio 24th, 2016 Riccardo Fucile

LA “FARAONA” LOMBARDI NEL MIRINO: “HAI SIGLATO LA PAX ROMANA”

«Ragazzi, ci stiamo organizzando. Dateci ancora qualche giorno per favore. Il lavoro che avete fatto sarà  il punto di partenza di un percorso. Nel frattempo, se non lo aveste già  fatto, dobbiamo inquadrare quello che vorremmo nel Dup (documento unico di programmazione) preparato da Tronca. Soprattutto per il primo anno sarà  la gabbia entro cui dovremo muoverci, purtroppo».
Chi parla così, dando l’ordine che bisogna lavorare con Tronca, non contro, è Roberta Lombardi, di fatto la capa romana del Movimento cinque stelle, in una mail interna del gruppo ristretto di lavoro sull’urbanistica, probabilmente il dossier più importante della partita politica a Roma, anche nell’ottica delle ormai imminenti elezioni amministrative.
Il gruppo di lavoro comunica anche attraverso scambi di mail su Google groups, di cui abbiamo potuto prendere visione.
Vi partecipano i consiglieri Virginia Raggi e Marcello De Vito, l’ex consigliere Daniele Frongia, tre storici militanti romani, e uno studio di architettura, Chiossi, che dà  una mano al meet up.
Naturalmente, che la Lombardi inviti a lavorare con Tronca, e dunque a stabilire un dialogo nel quadro del lavoro del commissario prefettizio, ha scatenato una rivolta molto dura all’interno dello stesso gruppo.
Gli interlocutori sono rimasti basiti e si sono scatenati in accuse gravissime che stanno mettendo a soqquadro il già  fragile equilibrio di potere romano.
«Se le cose stanno come Roberta fa immaginare», ha attaccato Francesco Sanvitto, militante apprezzato da tutti a Roma, «significa che è partita una seconda pax romana dopo quella di Petroselli ed è un accordo trasversale tra i partiti per sottostare agli interessi degli imprenditori. Allora era una clausola non scritta, ma fermamente rispettata il 30% all’ opposizione ed il 70% a chi governa così erano tutti contenti».
E ancora: «Siamo diventati come il Pd o ci stiamo omologando con i lacchè delle istituzioni».
Oppure: «Pare che alcuni di noi con in testa dei “portavoce” stiano “concordando” con il commissario di Roma e immagino anche con altri gruppi politici cosa mettere dentro il Dup».
Andrea Tardito, sempre alla Lombardi: «Facciamo in modo che non si debba ammettere un giorno che Becchi aveva ragione a dire che siamo la vera stampella di Renzi. Se lo saremo di Tronca il passo sarà  molto breve».
Marcello De Vito, personaggio spinto dalla Lombardi, ha preferito tacere.
Molti militanti lo ritengono non abbastanza fermo con gli interessi dei costruttori. E anche nelle mail viene criticato: «Marcello posta le sue proteste per scelte puntuali di Tronca, ma questo non significa che si sia attuata una strategia per bloccare il documento programmatico del Pd che il commissario sta illegittimamente portando a conclusione e, se Roberta non mente, dovremmo inquadrare nel Dup i nostri desiderata… Da cosa deduce Roberta che ci sia permesso di “inquadrare” qualcosa al suo interno? Partecipare anche marginalmente a questa vergogna ha il significato del suo implicito avallo».
In ogni caso, candidato sindaco del M5S al Campidoglio questa volta non sarà  De Vito, salvo clamorosi colpi di scena, ma Virginia Raggi, prescelta da Milano e quindi sostenuta da Di Battista, che a Roma viene vissuto come molto vicino alle scelte della Casaleggio.
Il dato certo è che nella pancia del Movimento cominciano a essere convinti che si stia configurando una pax romana, un grande Patto di sistema sull’urbanistica tra il Movimento cinque stelle, il commissario di Roma Francesco Paolo Tronca, il Pd e gli interessi dei costruttori romani: il che spiegherebbe – retrospettivamente – la veemenza con cui il Movimento si unì alla campagna demolitoria di Ignazio Marino.
Critica alle grandi opere (dallo stadio al grattacielo del Torrino) e ai piani di zona, opposizione alle speculazioni dei palazzinari, no ai centri commerciali, alle cubature milionarie, rifiuto degli scempi ambientali e della commistione politica-affari…
Il M5S delle origini chiedeva questo, non di inquadrare le sue idee nel piano Tronca. La Lombardi ha promesso, elusiva: «Dobbiamo assolutamente e in settimana organizzare incontro con referenti tavoli di lavoro».
Ma la chiosa è stata vissuta malissimo: «Appena so qualcosa vi faccio sapere».
Una decisione calata dall’alto, e dalla faraona, su quel che resta della base.

Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)

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“IL M5S PAGA LA FIDANZATA DI DI MAIO”: L’ACCUSA DI SERENELLA FUCKSIA

Gennaio 24th, 2016 Riccardo Fucile

“COME VENGONO USATI I SOLDI DEL FINANZIAMENTO PUBBLICO?”

“Il nostro gruppo beneficia di enormi finanziamenti. Come vengono usati questi soldi? Sono stati stipulati contratti onerosissimi a beneficio dei soliti noti. Altro che moralizzazione. Sa, ad esempio, chi teneva i nostri corsi di comunicazione? La fidanzata di Di Maio”.
Serenella Fucksia, in un’intervista rilasciata a Il Giornale, attacca il Movimento 5 Stelle. Dopo la sua espulsione, l’ex grillina si toglie qualche sassolino dalla scarpa e lancia accuse nei confronti dei suoi ex compagni.
Al giornalista che le chiede se ha riportato la vicenda al leader Beppe Grillo, risponde: “Grillo ormai si è allontanato dal movimento. Chi comanda è la Casaleggio Associati Chi non si associa? Viene espulso”. “Oggi la delusione è totale per aver scoperto che M5S è un partito come gli altri. Anzi peggio”.
E perchè mai?
“Perchè ha illuso l’elettorato che lo ha votato in massa, nella certezza che avrebbe fatto una politica diversa”.
E invece?
“Invece è caduto negli stessi vizi della cosiddetta Prima Repubblica. Quella stessa partitocrazia che Grillo aveva promesso di spazzare via”.
Quindi, un grande bluff?
“Un autentico tradimento”

(da “Huffingtonpost”)

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NESSUNA SVOLTA, CROLLA LA PRODUZIONE INDUSTRIALE: MENO 8,7%

Gennaio 24th, 2016 Riccardo Fucile

ITALIA ULTIMA NELL’EUROGRUPPO, 25° SU 28 IN EUROPA… E ARRANCA ANCHE NELLA MINI-RIPRESA DEL 2015

Crolla la produzione industriale dell’Italia in quattro anni: nel 2014 risulta di 8,7 punti percentuali più bassa rispetto al 2010.
La sua performance la colloca tra le peggiori dell’Eurogruppo (al quindicesimo posto), e nell’Europa a 28 (al venticinquesimo posto).
Dalle tabelle Eurostat, elaborate dall’Adnkronos, emerge che, rispetto all’anno di riferimento 2010, per 10 paesi della zona euro la produzione industriale ha registrano una riduzione, mentre per gli altri 8 c’è stato un miglioramento; la media Uem registra un aumento di 1 punto percentuale.
In Italia dopo un avvio positivo (nel 2011 la produzione ha registrato un incremento di 1,2 punti), è iniziata una discesa inarrestabile: -6,4 punti nel 2012, -3 punti nel 2013 e -0,5 punti nel 2014.
Il crollo maggiore si è registrano nel settore dell’energia, con una riduzione della produzione, dal 2010 al 2014, di ben 14,6 punti.
Nello stesso periodo la produzione industriale nel settore dei beni intermedi è diminuita di 9,9 punti, quella dei beni di consumo di 9,4 punti e quella dei beni strumentali di 6,7 punti.
Nell’euro zona l’unico settore in cui la produzione del 2014 è inferiore rispetto a quella del 2010 è l’energia (-10,4 punti); in leggero calo la produzione di beni intermedi (-0,3 punti). Mentre registra un leggero aumento il settore dei beni di consumo (+0,5 punti), e buoni risultati ottiene il settore dei beni strumentali (+8,5 punti).
Anche nel 2015, anno in cui si è intravista una timida ripresa, l’Italia ha fatto fatica ad agganciarla, come riportava qualche giorno fa la Stampa: “Il livello della produzione industriale italiana è ancora di oltre il 31% inferiore rispetto ai massimi pre-crisi e ha recuperato solo il 3% rispetto ai minimi toccati durante la recessione. La Francia ha recuperato l’8%, la Germania il 27,8%, la Gran Bretagna il 5,4% e la Spagna il 7,5%”.

(da “Huffingtonpost”)

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INTERVISTA A GRILLO: “FACCIO UN PASSO DI FIANCO E TORNO A FAR RIDERE”

Gennaio 24th, 2016 Riccardo Fucile

GRILLO TRA POLITICA E SPETTACOLO PREPARA IL RITORNO SULLE SCENE

Ormai ne è più che convinto: per sanare questo delirio di massa, l’unica cosa che resta da fare è una grande psicoterapia di gruppo. Ci scherza su, Beppe Grillo. Ma forse nemmeno tanto.
Insomma è sempre lui, l’attore in bilico tra satira e denuncia politica – perchè continua a ritenere importante «impedire che si facciano schifezze» –, il cabarettista che nel 1986, nel bel mezzo di un varietà  televisivo, tirò una bordata ai socialisti di Craxi che gli costò l’allontanamento dalla Rai per un paio di anni.
Da qualche tempo ha messo un po’ da parte la sua anima farsesca per concentrarsi di più sulla creatura battezzata Movimento 5 Stelle.
Ora però è venuto il momento di risolvere questo «caso clinico, disperato, tragicomico».
Nel modo che è più congeniale al genovese Beppe: uno spettacolo teatrale, Grillo vs Grillo (quattro date al Linear Ciak di Milano, con partenza il 2 febbraio, e poi repliche dal 16 al Brancaccio di Roma), per ristabilire alcune verità .
Considerazioni, scelte e ragionamenti che Grillo preferisce fare qui, in queste pagine, la sezione del giornale che lui sente più in sintonia con il suo profilo artistico.
Quindi torna sul palcoscenico per dire cosa?
«Guardate che io sono sempre quel comico che avete conosciuto negli anni, è il vostro punto di vista nei miei confronti che è cambiato. In realtà  le due personalità  di Grillo non ci sono, è la schizofrenia di milioni di persone che hanno identificato in me due ruoli, quello comico e quello politico».
Adesso come si rimedia?
«Con una terapia che faccio agli spettatori. Avevo anche ipotizzato di andare io da un analista, ma avrei dovuto pagare un estraneo. Invece ho pensato che era meglio far venire migliaia di estranei da me facendo pagare loro qualcosa. Mi è sembrata la soluzione più semplice».
E allora come si articolerà  lo spettacolo?
«Ci saranno dei robot in scena, degli oggetti su cui proietterò dei filmati, e inoltre ci sarà  il mio ologramma che finirà  per rappresentare quella schizofrenia di cui sono rimaste vittime le persone. E poi riproporrò le cose che facevo un tempo sul palco: suonerò la chitarra, come all’inizio della mia carriera, e ci saranno momenti di cabaret. In sostanza racconterò in breve la mia storia che poi mi ha condotto alle grandi svolte».
Lei se lo immaginava un Grillo così?
«In fondo io non volevo… Non avrei mai pensato di essere l’artefice di un movimento politico. Ma forse era destino. Probabilmente anche perchè non sono mai stato iscritto a nessuna associazione, nemmeno ai boyscout. Ho fatto il tornitore, il saldatore, il rappresentante di abbigliamento: tutti lavori finiti male. Probabilmente c’era un perchè. E durante lo spettacolo spiego proprio come mi sono trovato a fare certe scelte così importanti. È successo tutto quasi per caso: la gente usciva dai miei show distrutta, ma anche ringraziandomi per le cose che dicevo. Allora mi sono detto: perchè tutte queste esperienze non proviamo a raggrupparle? Ecco, il Movimento è nato più o meno così».
Non l’è mai venuto di pensare: «Ma chi me l’ha fatto fare»?
«Assolutamente no, sono molto orgoglioso di quello che ho fatto. Ripeto, il senso dello spettacolo è proprio questo: ripercorrere le tappe che mi hanno portato fino a qui. Ovviamente non mancheranno le mie “visioni” sul futuro e i mezzi per come raggiungerlo. Qui non funziona più nulla: il lavoro, il reddito, la finanza, l’energia… Siamo costretti ad immaginarci un altro mondo e nel corso della serata io proporrò delle idee. Ma attenzione: io non posso essere la visione del Movimento. Bisogna che persone per bene, che sono libere mentalmente, abbraccino e si rendano partecipi di un pensiero comune che potrebbe essere quello del Movimento 5 Stelle sull’energia o in generale su come vogliamo che sia la vita dei nostri figli, dei nostri nipoti. Se non hai questa visione, di questa politica rimane poca cosa».
Tornerebbe alla sua vita di prima?
«Ma quella c’è sempre stata. Solo che si è creata una confusione di ruoli. Io non sono il leader dei 5 Stelle, e non ci deve essere alcun leader. Le persone hanno identificato in me questa forma di partito-verticistico che di fatto non esiste. Ecco perchè ci sarà  sempre più una diffusione dei poteri all’interno del Movimento, lanciato sì grazie alla mia popolarità  e alla mia reputazione, ma io non sono a capo di niente. Perchè noi abbiamo scelto di applicare un modello auto-organizzante. E credo che in Europa sia la prima volta che succeda. Io voglio essere solo il garante di certe regole precise: questo è e questo sarà  il mio compito».
Però lei ha tolto il suo nome dal logo del Movimento…
«Non mi sto allontanando, diciamo che faccio un passo di fianco. Ma sono sereno perchè ho voglia di riconquistare la mia libertà ».
Di cosa?
«Di dire quello che voglio con la mia solita ironia. Mi sono sempre giocato la carriera per una parola. Sono stato fatto fuori dalla televisione proprio per questi motivi. Un comico è fatto così, si farebbe ammazzare per una battuta».
Riprende allora a fare il comico a tempo pieno?
«Ma la mia vita non l’ho mica gettata tutta in politica. Anche perchè non sono capace di fare interviste come si conviene ad un leader. La mia natura è un’altra, pure quando parlo di cose delicate mi piace descriverle con un po’ di ironia. E invece a volte ho dovuto fingere di essere serio mentre dentro ribollivo».
Sta dicendo che non poteva dare sfogo al suo vero carattere?
«Esatto. Perchè c’era il rischio di perdere due punti di percentuale per una freddura sui vegetariani. Ma che significa tutto questo?».
Se le offrissero un programma in tv, accetterebbe di riaffacciarsi dal piccolo schermo?
«Non saprei, la televisione non è più il mio media. Perchè io posso dire anche cose meravigliose, ma se la regia mi inquadra una caviglia mentre sto parlando, o mi inquadra la mano, o punta la telecamera su un’altra persona in studio che fa una smorfia, la gente che guarda da casa finisce per impastare un po’ tutto e non capisce nulla. In tv ci vado solo se mi garantiscono una conversazione, non una discussione con immagini che spiazzano».
Dopo tanti anni di esperienza sul campo, secondo lei oggi qual è la missione della politica?
«Impedire che si facciano schifezze piuttosto che fare cose meravigliose. La verità  è che la politica bisognerebbe analizzarla come una malattia mentale perchè si basa sul niente. Anche i voti ai candidati si fondano sulla popolarità , sulla gestualità , sulla simpatia. È una rappresentazione del nulla. Il nulla che riempie il vuoto».
Rispetto al suo teatro degli esordi, che tipo di responsabilità  sente di avere attualmente nei confronti del pubblico?
«Sorprenderlo. Quando facevo spettacoli anni fa la gente che mi veniva a sentire aveva poca informazione e la Rete non era così frequentata. Oggi la situazione è completamente diversa. Se prendo un filmato dal Web, devo fornire agli spettatori una prospettiva che non hanno ancora considerato. Devo anticipare, questa è la mia responsabilità . Prima non c’era questo problema perchè poche persone navigavano in Internet e rimanevano sconvolte nel vedere un video della metropolitana in Cina che si muoveva sospesa in aria; oppure quando gli facevo vedere la macchina a idrogeno; o anche la stampante in 3D. Tutte cose che oggi non impressionano più nessuno».
Che tipo di platea si aspetta al suo nuovo spettacolo?
«Spero che in sala non ci siano solo i grillini. Vorrei che a teatro venissero le persone a cui sono salito sulle scatole perchè mi sono messo a fare politica. Poi giudichino loro se è uno spettacolo divertente, leggero, stupido, pesante. Il mio scopo è di far passare due ore agli spettatori a prescindere dall’appartenenza politica».
Ma lo show prevede che, tra il Grillo comico e il Grillo politico, alla fine uno dei due avrà  la meglio sull’altro: e se dovesse spuntarla il primo?
«Non succederà  perchè tra i due non c’è mai stata battaglia. Io sono solo una specie di traduttore di deliri. E per me il delirio è una buona cosa».

Pasquale Elia
(da “il Corriere della Sera”)

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CRAC ETRURIA, IL DOSSIER CHE INCHIODA PAPA’ BOSCHI

Gennaio 24th, 2016 Riccardo Fucile

IL LIQUIDATORE: “NON SERVONO ULTERIORI ACCERTAMENTI”

Per Banca Etruria deve essere “dichiarato lo stato di insolvenza”. Il commissario liquidatore Giuseppe Santoni lo scrive in maniera fin troppo chiara. Non c’è scampo: “Non (sono, ndr) necessari accertamenti ulteriori”.
La relazione del liquidatore inchioda tutti i vertici dell’istituto di credito aretino dal 2010 in poi, compreso Pier Luigi Boschi sia nel periodo in cui è stato consigliere di amministrazione della banca — dal 2011 — sia in quello durante il quale ha ricoperto, da metà  2014, l’incarico di vicepresidente della popolare.
Prima però c’è un altro passaggio, fondamentale ma dall’esito — secondo buona parte degli attori coinvolti — scontato: la dichiarazione di insolvenza da parte del tribunale fallimentare.
Spetterà  a quest’ultimo, infatti, nel corso dell’udienza fissata per l’8 febbraio prossimo, accogliere la proposta del liquidatore di decretare l’insolvenza di Etruria. Da quel momento il procuratore capo di Arezzo, Roberto Rossi, potrà  aprire un fascicolo ipotizzando anche la bancarotta fraudolenta e avviare così un’inchiesta con approfondimenti investigativi e giudiziari su ogni voce della malagestio compiuta dagli amministratori e già  certificata da Banca d’Italia in ben tre ispezioni della vigilanza che hanno poi portato nel febbraio 2015 al necessario commissariamento.
Gli inquirenti potranno spulciare ogni euro che è uscito dall’istituto di credito.
Ogni euro che è stato affidato attraverso crediti, fidi, prestiti ad amici e aziende; ogni euro finito in premio di produzione (circa due milioni), ogni euro dato come compenso in consulenze (15 milioni complessivi) o persino in liquidazioni (come quella riconosciuta all’ex direttore generale, Luca Bronchi, altri due milioni).
Ogni euro che ha causato il cratere nei conti e portato la banca a essere appunto insolvente cioè incapace di sopravvivere, di alimentarsi, di proseguire la propria attività .
Nelle circa 20 pagine di relazione firmata da Santoni — che Il Fatto ha potuto leggere — viene ripercorso, in una sorta di via crucis, il progressivo azzeramento del patrimonio netto ridotto a 22 milioni al 30 settembre 2015 e calcolato dai commissari straordinari solo dopo aver “scoperto” crediti deteriorati non indicati. La relazione è focalizzata sulla gestione della “vecchia” Etruria, precedente cioè alla divisione tra nuova banca e bad bank.
L’insolvenza è tecnicamente propedeutica alla bancarotta fraudolenta. Ma i reati potrebbero essere a cascata molti altri, a partire dalla truffa per i risparmiatori che hanno investito nelle obbligazioni subordinate.
Le responsabilità  penali, in questo caso, sono personali e quindi attribuibili ai singoli amministratori.
Lo stesso Rossi lo aveva sostanzialmente annunciato: “Se la società  dovesse andare in insolvenza è chiaro che tante cose (oggi, ndr) lecite potrebbero assumere un altro rilievo”.
Il magistrato si era così espresso nel corso dell’audizione il 28 dicembre scorso davanti alla prima commissione del Consiglio Superiore della Magistratura che aveva aperto un fascicolo a suo carico ipotizzando un conflitto di interessi tra i fascicoli che riguardano Boschi e la sua consulenza con il governo avviata con l’esecutivo guidato da Enrico Letta e poi rinnovata da quello di Matteo Renzi.
I giudici hanno inizialmente ritenuto la sua posizione chiara ed esauriente tanto da indirizzarsi unanimemente verso l’archiviazione, ma nei giorni scorsi hanno riaperto il fascicolo a seguito di un servizio di Panorama che ha svelato un altro frammento del passato di Boschi collegato a Rossi: il pm aveva indagato e poi archiviato il padre del ministro delle Riforme, Maria Elena.

Davide Vecchi
(da “il Fatto Quotidiano”)

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FAMILY DAY, ITALO OFFRE SCONTO DEL 30% PER ANDARE A ROMA E SCOPPIA LA POLEMICA

Gennaio 24th, 2016 Riccardo Fucile

ITALO: “CONVENZIONI SE RICHIESTE”… TRENITALIA: “NOI OFFERTE SOLO DEDICATE AI GRUPPI”

Chi volesse raggiungere Roma sabato 30 gennaio per partecipare al Family day può usufruire di uno sconto del 30% sui treni Italo.
L’offerta per partecipare alla manifestazione contro le unioni civili – che si terrà  con tutta probabilità  al Circo Massimo – ha destato più di una polemica.
La notizia è stata pubblicizzata dalla pagina Facebook del comitato “Difendiamo i nostri figli”, che annuncia una riduzione del 30 per cento per chi prenoterà  il viaggio verso Roma per quel giorno con il codice Family30.
Alle polemiche sull'”aiutino”, Italo ha risposto tramite twitter: “Italo offre convenzioni se richieste, per ogni tipologia di evento autorizzato, senza fare scelte ideologiche e di appartenenza”.
In un primo momento sembrava che anche Trenitalia avesse previsto un’analoga offerta, ma sempre dall’account twitter l’azienda ha precisato: “Non esiste alcuna offerta dedicata FamilyDay esistono, da tempo, offerte dedicate a gruppi”.

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MARINO: “PRONTO A CANDIDARMI”

Gennaio 24th, 2016 Riccardo Fucile

LA SPONDA DI D’ALEMA E I RETROSCENA

«Sono pronto a ricandidarmi. Ma l’ultima parola la pronuncerò il sette marzo, quando finalmente si capirà  che le primarie del Pd sono state senza senso».
Ignazio Marino muore dalla voglia di tornare in pista. Lo confida a chiunque lo incontri.
Da quando sabato scorso ha rimesso piede in Italia, ha intrapreso un vorticoso giro di colloqui privati.
Al telefono o faccia a faccia, sonda riservatamente i big della galassia antirenziana. L’ultimo, tre giorni fa, è stato l’ex ministro Massimo Bray.
«So che anche tu vorresti candidarti. Lavoriamo assieme alla soluzione migliore?».
La voce è arrivata anche al largo del Nazareno, ed è scattato l’allarme. Perchè a unire i due potenziali antagonisti di Roberto Giachetti è un link preciso: Massimo D’Alema. E un obiettivo comune: colpire la candidatura renziana nella Capitale.
Quando sul display del telefonino è comparso il numero di Bray, Marino ha colto la palla al balzo.
L’ex titolare dei Beni culturali nel governo Letta (non riconfermato da Renzi) vuole davvero ostacolare la corsa di Giachetti.
Ha una rete di relazioni che lo sostiene – a partire proprio da D’Alema – e un’esperienza politica maturata (proprio con Marino) nella fondazione dalemiana Italianieuropei.
Con l’ex premier il sodalizio è antico. Senza contare il rapporto con Giuliano Amato, cementato dall’esperienza in Treccani.
A dire il vero, neanche i bersaniani negano più la tentazione di indebolire Renzi sgambettandolo nella Capitale: «Il popolo del Pd è deluso ammette Davide Zoggia – il rischio è che un pezzo di partito si disimpegni. E Marino, si sa, ha ancora una sua forza…».
Ecco il cuore del piano, allora.
Chi scommette sul fallimento delle primarie dem cerca di unire i nemici del premier. Boicottando i gazebo, poi lanciando una figura unitaria “di sinistra”.
Per costringere il candidato dem al terzo posto alle Comunali, fuori dal ballottaggio. «So che Marino e Bray si sono parlati conferma il capo di Sel a Roma, Paolo Cento- ma hanno ragionato anche con Fassina. Bray è sostenuto da D’Alema, ma il nodo non sono i padrini politici: stavolta possiamo allargare il campo della sinistra con una proposta unitaria».
E a Marino si torna. Con la lettera a Repubblica, il sindaco sfiduciato di fronte al notaio ha escluso di partecipare alle primarie. La strada, come ha rivelato in privato, è ormai un’altra: denunciare l’assenza di sfidanti a Giachetti, poi contrattaccare. Solo un’ombra offusca i suoi piani.
«Appena tornerò a mostrarmi – confida in privato – riprenderanno gli attacchi». Si riferisce alla storiaccia degli scontrini, che l’hanno costretto nel ruolo di indagato.
Per questo prende tempo. Per capire come muoversi, se muoversi.
Le incognite restano molte. C’è ad esempio un pezzo di sinistra dem che chiede a Bray di partecipare alle primarie, rendendo vano il “boicottaggio”.
E c’è la variabile Stefano Fassina. Dovesse ritirarsi, favorirebbe un accordo tra antirenziani: «Si parte da Stefano, è ovvio – spiega Cento, a nome dei vendoliani – Il giorno dopo i gazebo del Pd tireremo un punto di sintesi».
Proprio Fassina, intanto, continua a battere palmo a palmo le periferie dela Capitale.
E non molla: «Vado avanti».
Almeno fino al sette marzo, quando finalmente si potrà  testare la rete antirenziana nella Capitale.

Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica”)

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