Luglio 7th, 2016 Riccardo Fucile
I SUOI COLLEGHI AVREBBERO VOTATO CONTRO PER NON PERDERE LA FACCIA
Il Pd era già partito all’attacco a testa bassa nei confronti del senatore M5s. Giarrusso aveva
annunciato di voler usufruire dell’articolo 68 della Costituzione, quello che stabilisce: “i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni”.
Giarrusso intendeva chiedere l’applicazione di questa regola costituzionale per non finire sotto processo a Enna, dove è stato denunciato per diffamazione dalla deputata pd Maria Greco, che di fatto viene accusata proprio dal senatore di contiguità con ambienti mafiosi.
“Per non finire sotto processo – ha detto Ettore Rosato, presidente dei deputati del Pd – il senatore Giarrusso chiederà l’immunità parlamentare. Aveva accusato la deputata pd Maria Greco di “contiguità con ambienti mafiosi. Accusa falsa da cui lei voleva difendersi in tribunale, avendolo denunciato per diffamazione”.
“Alla faccia dei proclami di Di Maio che fino a qualche giorno fa dichiarava che mai e poi mai i parlamentari 5 Stelle avrebbero fatto ricorso a immunità e insindacabilità . Questa è la nuova casta grillina: fino a ieri l’immunità parlamentare era un privilegio da cancellare, oggi cade pure questo tabù. Una metamorfosi stellare”.
Per Emanuele Fiano i grillini “prima lanciano accuse tremende, poco importa se vere o false, affinchè la cosa resti nella testa delle persone, poi sfuggono alle proprie responsabilità , separandosi dai cittadini normali. I 5 Stelle sono peggio della casta. Di giorno criticano il cosiddetto sistema, ma di notte ci sguazzano alla grande”.
Secca la vicesegretaria del Pd, Debora Serracchiani, su twitter. “In campagna elettorale – dice – Di Maio categorico: non useremo mai l’immunità . Finita la propaganda ecco la #coerenza5stelle”.
Agire così, ha detto David Ermini, responsabile Giustizia del Pd, è “troppo facile. Prima si fanno i proclami per dire che i 5 Stelle sono diversi e poi ci si comporta in modo opposto. Proprio come la casta”.
Per Ermini “si insinua, si accusa e poi si scappa. Questi sono i metodi nuovi? sono vecchi…Terribilmente vecchi. Chiedere coerenza ai 5 Stelle è complicato ma almeno evitino queste figuracce”.
L’esponente M5s Luigi Di Maio ha liquidato la vicenda con un “non conosco i dettagli”.
In mattinata lo stesso Giarrusso sul blog aveva spiegato il suo punto di vista.
Rifarsi all’insindacabilità delle opinioni espresse dai parlamentari nell’esercizio delle loro funzioni, come prevede l’articoolo 68, “non è un privilegio” ma rappresenta la possibilità di poter “denunciare il malaffare, la corruzione e la mafia”.
Perchè poi è questo il motivo per cui “voi ci avete mandato in Parlamento”.
Dalla lettura dell`imputazione di diffamazione emerge, aveva spiegato Giarrusso, che l`espressione “esibire in maniera plateale comportamenti e soggetti denotanti contiguità con gli ambienti mafiosi” era volta a denunciare la possibilità che “soggetti che abbiano intrattenuto rapporti con la criminalità organizzata potessero essere interessati” alla campagna elettorale locale in Sicilia, “addirittura presenziando in pubblico accanto ad esponenti politici”.
Per Giarrusso quindi “non si tratta di un privilegio, ma della tutela della libertà di portavoce dei cittadini di poter chiamare le cose col proprio nome senza dover subire tentativi di censura a mezzo denunce e cause di risarcimento”.
Ma evidentemente la posizione non era condivisa dal Movimento.
Di qui il rischio dell’isolamento e il dietrofront prima della prova della giunta.
A fine giornata, il voto: la giunta per le immunità del Senato ha detto dice sì alla sindacabilità nel caso di Michele Giarrusso.
Dieci i voti a favore, quattro i contrari, del centrodestra.
(da “La Repubblica“)
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Luglio 7th, 2016 Riccardo Fucile
NEL SUO LIBRO L’EX GIUDICE PUNTA IL DITO CONTRO I TERRORISTI TEDESCHI DEL GRUPPO CARLOS SU INCARICO DEL KGB… E SCATENA LE MINACCE DEL SOLITO PRESIDENTE DEL COMITATO DELLE VITTIME, GUAI A RICERCARE LA VERITA’
Colpo di scena: Rosario Priore, il giudice che ha tanto indagato sui misteri d’Italia, ora in pensione e perciò più libero di scrivere quello che pensa, sta portando in libreria un nuovo libro, «I segreti di Bologna» (Chiare lettere editore, scritto assieme a Valerio Cutonilli), con cui polemizza a viso aperto con la sentenza che ha condannato i neofascisti romani Mambro, Fioravanti e Luigi Ciavardini per la strage del 2 agosto 1980.
Una nuova teoria
Priore rilegge gli atti giudiziari di Bologna, ma anche di tante altre inchieste, mette insieme pezzi diversi, rivitalizza filoni d’inchiesta ormai dimenticati, mescola il tutto con citazioni da libri, interviste, acquisizioni delle commissioni parlamentare d’inchiesta, e alla fine sforna una teoria assolutamente nuova: a Bologna, secondo lui, forse volutamente, forse per errore, c’erano i terroristi tedeschi affiliati al gruppo Carlos.
A muoverli, però, era un’anima nera palestinese, un tal Abu Ayad, che all’epoca era conosciuto come braccio destro di Arafat e “responsabile dei servizi segreti dell’Olp”. Il famoso Abu Ayad che interloquiva con i nostri 007, a cominciare dal famoso colonnello Stefano Giovannone e che è ben noto alle cronache per avere avuto un ruolo nei depistaggi attorno alla strage.
I terroristi teleguidati da Mosca
Ebbene, secondo Priore, nel 1980 Ayad era divenuto il referente del Kgb per le azioni terroristiche in Europa.
Aveva sostituito in quel ruolo il dottor Wadi Haddad, un altro palestinese marxista, a sua volta braccio destro di George Habash, leader del gruppo Fplp, deceduto da un anno.
Il Kgb aveva infatti bisogno di una schermatura per organizzare azioni terroristiche in Europa che non riconducessero a Mosca.
E in quell’estate del 1980 – all’apice della tensione tra Est e Ovest per gli euromissili – i terroristi teleguidati da Mosca non colpirono solo l’Italia.
In rapida successione ci fu un attentato alla sinagoga di Parigi e all’Oktoberfest di Monaco. In entrambi i casi, furono operati dei depistaggi che indirizzarono le indagini della magistratura francese e tedesca verso gruppi neonazisti.
In entrambi i casi, le due magistrature stanno esaminando piste che portano all’Est.
Lo stesso Abu Ayad, incontrandosi in seguito a Parigi con Giovanni Senzani, divenuto il nuovo capo delle Br, spiegò che era stato necessario punire i paesi europei perchè stavano cercando di incapsulare e rendere inoffensivo Arafat (erano i mesi in cui la Cee fece una famosa dichiarazione a favore dell’Olp, subordinandola al principio della pari dignità tra «due popoli e due Stati» per palestinesi e israeliani), così di fatto spezzando il fronte palestinese e cacciando in un angolo chi lottava ancora per distruggere Israele.
La polemica
Fin qui, la tesi di Priore. Il libro, in libreria da venerdì, è ricchissimo di spunti. Una girandola di notizie edite e inedite, montate con ritmo sapiente.
Sennonchè al solo sentire di piste alternative, è saltato su il presidente dell’Associazione famigliari delle vittime, l’onorevole Paolo Bolognesi, Pd, che non ha potuto ancora leggere una sola pagina del libro, ma ha già minacciato l’autore di denuncia. «Il giudice Rosario Priore – sono le parole di Bolognesi – potrebbe essere chiamato a rispondere, dalla magistratura, di tutte le sue stupidaggini su Bologna».
Francesco Grignetti
(da “La Stampa”)
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Luglio 7th, 2016 Riccardo Fucile
RENZI E I VERTICI DELL’AZIENDA INSIEME A UN CONVEGNO SU OCCUPAZIONE E GIOVANI, MA A GENOVA LICENZIANO 147 DIPENDENTI E RIFIUTANO LA CONVOCAZIONE AL MINISTERO
Non ci potevano credere i lavoratori di Ericsson quado hanno scoperto che ieri pomeriggio a Roma si
è svolto l’evento annuale di Ericsson che prevede la partecipazione del presidente del consiglio Matteo Renzi, del ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, del ministro del lavoro Giorgio Poletti seduti allo stesso tavolo con l’amministratore delegato di Ericsson Italia e il Ceo della multinazionale svedese.
“E’ un presa in giro — commenta Marco Paini, rsu Ericsson Genova — non sono per noi che siamo al settimo giorno di sciopero per 147 esuberi e poi leggiamo che il convegno parla di occupazione e giovani, ma anche per il presidente della Regione e il sindaco di Genova che in queste settimane ci hanno detto che il Governo non era in grado di attivare un confronto con l’azienda”.
Ancora ieri i lavoratori Ericsson hanno protestato per buona parte della giornata bloccando il traffico nella zona di Di Negro nella speranza che arrivasse dal Mise l’agognata convocazione di un tavolo di confronto tra governo, istituzioni locali, azienda e sindacati. Oggi intanto a Roma è previsto lo sciopero nazionale dei lavoratori del gruppo.
“E’ sconcertante che dopo il rifiuto da parte di Ericsson di incontrare il Governo presso il Ministero dello Sviluppo economico, le parti si incontrino in un evento dedicato all’innovazione e alla crescita — dice Fabio Allegretti, Slc — l’evento romano rappresenta uno schiaffo al nostro territorio.Ci attendiamo che in questo incontro si parli soprattutto di un vero piano industriale che non tagli il personale ma che sappia qualificare le proprie risorse, a partire dalle donne e uomini che ogni giorno lavorano in azienda e che sia l’occasione per fissare l’incontro presso il Ministero dello Sviluppo Economico”.
(da “Genova24″)
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