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EVASIONE FISCALE, PER LA GDF MANCANO 110 MILIARDI L’ANNO

Gennaio 19th, 2017 Riccardo Fucile

L’AUDIZIONE DEL COMANDANTE TOSCHI IN PARLAMENTO SVELA IL VERO PROBLEMA DELL’ITALIA… LA TASSA PIU’ EVASA E’ L’IVA, POI   L’IRPEF

“L’evasione fiscale consapevole da mancata o sottodichiarazione ammonta in media nel quinquennio 2010-2014 a 75,8 miliardi di euro”.
Lo ha detto nel corso di un’audizione alla Commissione di Vigilanza dell’anagrafe tributaria il comandante generale della Guardia di Finanza, Giorgio Toschi, sottolineando che se si restringe il campo alla “media degli anni dal 2012 al 2014 indica, il ‘tax gap’ complessivo sale a 109,7 miiardi di euro”.
Di questi, ha proseguito, “circa 99 miliardi sono riferibili alle principali imposte erariali e locali, ovvero Irpef, Iva, Ires, Irap e 10,7 miliardi ai contributi a carico dei datori di lavoro e dei lavoratori dipendenti”.
“L’imposta”, ha evidenziato Toschi, “con il più alto tax gap è l’Iva con 40,1 miliardi di euro come media del triennio 2012-2014, seguita dall’Irpef dovuta da imprese individuali e lavoratori autonomi con un valore pari a circa 28,1 miliardi, dall’Ires con 13 miliardi e infine dall’Irap con 8,5 miliardi.
Da notare che sul totale di 88,3 miliardi di euro di tax gap medio per il quinquennio 2010-14, al netto dei contributi, 12,5 miliardi sono da ascrivere a errori o mancati versamenti”.
Il tax gap è un concetto più ampio dell’evasione ma che la ricomprende e che può essere definito come lo scostamento tra tra i tributi che dovrebbero affluire alle casse dello stato e quelli effettivamente pagati.

(da agenzie)

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IN 74 PER SCORTARE 29 MIGRANTI, COSI’ FUNZIONANO LE ESPULSIONI

Gennaio 19th, 2017 Riccardo Fucile

FASCETTE AI POLSI, TELECAMERE, AUDIZIONI, UN VOLO CHARTER CON 2 AGENTI PER OGNI STRANIERO: IL RACCONTO DI UN RIMPATRIO FORZATO

Il piano di volo è da Fiumicino a Hammamet, con scali a Lampedusa e Palermo. L’aereo è un charter della Bulgarian Air affittato dal Viminale.
I tunisini da espellere sono 29 e 74 gli accompagnatori: un funzionario della polizia di Stato, un medico, un infermiere, due delegati del Garante nazionale dei detenuti, 69 agenti di scorta non armati e in borghese.
Fascette in velcro legano i polsi dei passeggeri. E poi: perquisizioni, carabinieri in tenuta anti-sommossa, riprese video delle operazioni, audizioni di due funzionari del consolato tunisino.
Una spesa stimata in 115mila euro. Così il 19 maggio scorso sono stati riportati a Hammamet 29 migranti irregolari.
Un rimpatrio forzato-tipo, raccontato in dettaglio da un rapporto del Garante dei diritti dei detenuti, che ben fotografa le difficoltà  della macchina delle espulsioni.
Un passo indietro: il Viminale in queste ore prova a far ripartire il complesso meccanismo di contrasto all’immigrazione irregolare, fatto di Cie, accordi bilaterali ed espulsioni.
Un sistema imponente che dà  miseri frutti: nel 2016 i rimpatri sono stati meno di 6mila. Per questo, il ministro dell’Interno annuncia più Cie e nuovi accordi con i Paesi d’origine. Ma è l’iter stesso dell’espulsione a rivelarsi costoso e complesso.
Lo dimostra bene il racconto di quanto avvenuto il 19 maggio 2016.
LA MACCHINA SI METTE IN MOTO
Il Viminale noleggia un volo della Bulgarian Air Charter, con decollo da Roma Fiumicino alle ore 8.40 e rientro alle 17 dello stesso giorno.
A bordo, oltre al funzionario responsabile, siedono 71 persone appartenenti alla polizia di Stato. “Tra questi, un medico e un infermiere provenienti dai ruoli tecnici della polizia, che hanno garantito il presidio sanitario sino in Tunisia. Gli altri componenti avevano funzioni di scorta.
Colpisce – si legge nel rapporto del Garante – il fatto che non vi fossero interpreti a bordo, anche se il caposcorta ha dichiarato la presenza di personale in grado di parlare inglese e francese”.
Gli agenti non sono armati, nè in divisa, ma riconoscibili “per l’esposizione della placca, ovvero il distintivo di riconoscimento della polizia di Stato in cui non è visibile il nome, ma un numero identificativo. Sono presenti anche operatrici di sesso femminile “.
PRIMA TAPPA: LAMPEDUSA
Il primo scalo è a Lampedusa. Gli espulsi sono 30: “Il limite massimo che l’accordo bilaterale Italia- Tunisia prevede per una singola operazione”.
All’arrivo all’aeroporto, “i cittadini tunisini da rimpatriare, provenienti dall’hotspot, erano sulla pista all’interno di un pullman della Misericordia (onlus locale), scortati da circa dieci carabinieri in tenuta da ordine pubblico”.
Non mancano le tensioni. I tunisini devono ancora firmare i decreti d’espulsione, alcuni rifiutano di scendere dal pullman, arriva un nuovo contingente di carabinieri in tenuta anti-sommossa, la questura di Agrigento riprende tutto con una telecamera.
La situazione rischia di precipitare. Alla fine, grazie al dialogo instaurato da due ispettori anziani, tutti scendono.
Dopo le perquisizioni personali (“nella grande maggioranza dei casi viene chiesto di abbassare le mutande”) e dei bagagli, vengono applicate ai polsi degli espulsi fascette di velcro, che terranno anche in volo.
Su questo indugia il rapporto: “Il caposcorta ci ha informato che durante il volo i rimpatriandi avrebbero tenuto sempre le fascette per salvaguardare la sicurezza, specificando che per rimpatri più lunghi, per esempio quelli in Nigeria organizzati dall’Italia con il coordinamento di Frontex, le fascette vengono tolte. Sui voli brevi, le fascette vengono tenute il più possibile, essendo minore la necessità  di usare i bagni e dovendo i rimpatriandi consumare un solo pasto, fornito dalla Polaria durante lo scalo”.
I CONTROLLI INCROCIATI
Il secondo scalo è, appunto, a Palermo. Qui si svolgono le audizioni con due funzionari del consolato della Tunisia e due agenti della polizia italiana, per verificare “l’effettiva provenienza e cittadinanza ” dei migranti.
Durante i colloqui, un ragazzo in lacrime dichiara di essere minorenne. I funzionari telefonano a Tunisi e accertano effettivamente la sua minore età : il giovane non può essere espulso e resterà  in Italia.
VERSO HAMMAMET
Quindi si riparte per Hammamet. Vista la stretta scala d’accesso all’aereo, che permette il passaggio di una persona alla volta, il caposcorta avverte che “la situazione è esposta a rischi di gesti di autolesionismo”. Tutti, invece, salgono senza incidenti
Si atterra alle 15.10.
All’arrivo, i 29 cittadini tunisini vengono liberati dalle fascette e consegnati alle autorità  locali direttamente dalla porta anteriore dell’aereo.
Alle 15.45 del 19 maggio il volo della Bulgarian è pronto a decollare per far ritorno a Fiumicino.

(da “La Repubblica”)

argomento: Giustizia | Commenta »

CANI, GEOFONI E TELECAMERE: COSI’ LE SQUADRE DI SOCCORSO CERCANO I SUPERSTITI DENTRO L’HOTEL

Gennaio 19th, 2017 Riccardo Fucile

DISPERATA CORSA CONTRO IL TEMPO PER TROVARE QUALCUNO ANCORA VIVO

«Sotto le macerie dell’hotel ci sono tra le 20 e le 30 persone e il rischio è che siano morte». Il prefetto Bruno Frattasi (capo dipartimento dei Vigili del fuoco, del Soccorso pubblico e della Difesa civile) che in queste ore coordina i lavori di soccorso presso il Rigopiano di Farindola (in provincia di Pescara) parla con voce ferma ma preoccupata.
Le prime squadre di soccorso, circa 20 persone, hanno raggiunto la zona con gli elicotteri e trovato la struttura «collassata a causa delle scosse».
Due le persone messe in salvo «che si trovavano fuori dalla struttura».
Per salvare tutti gli altri, ospiti e personale dello staff (una trentina circa) è iniziata una corsa contro il tempo resa complicata dalle condizioni meteo.
«Il convoglio dei soccorsi via terra è arrivato solo in mattinata perchè lungo il percorso la neve e gli alberi caduti hanno rallentamento l’avanzamento» spiega l’ingegner Nino Giomi, capo del corpo nazionale dei Vigili del fuoco.
Adesso è iniziata la fase cruciale, quella della ricerca dei corpi.
«Sul posto operano le forze Usar (Unità  search and rescue dei Vigili del fuoco)» continua Giomi. I cani aprono la strada, poi con strumenti specifici (geofoni per rilevare suoni e telecamere) si valuta la presenza umana. Infine per creare dei varchi tra le macerie si usano martelletti idraulici, cuscinetti e strumenti per il taglio del cemento e dell’acciaio.
Le ricerche si concentrano nella zona dell’edificio danneggiata.
«Al momento del crollo – racconta l’ingegnere Giuseppe Romano (direttore dell’emergenza dei Vigili del fuoco) molte persone si trovavano al bar, proprio l’area dell’edificio collassata».

(da “La Stampa”)

argomento: terremoto | Commenta »

UN ALBERGO ISOLATO, IL PRIMO PAESE E’ A 10 KM

Gennaio 19th, 2017 Riccardo Fucile

L’HOTEL RIGOPIANO SI TROVA IN UNA ZONA APPARTATA, QUESTO HA RESO DIFFICILE I SOCCORSI

La strada che da Campo Imperatore porta giù all’Hotel Rigopiano, anche in bella stagione, racconta l’asperità  del luogo: una serie di tornanti con l’asfalto che va e viene, crateri sul manto stradale, cicatrici di inverni che vanno presi sul serio. L’albergo spunta dove finisce il bosco, dopo chilometri e chilometri senza un essere umano.
Ad accoglierti sulla strada ci sono i tre pastori abruzzesi, giganteschi nelle loro chiome bianche, che col freddo abitano proprio all’ingresso dell’hotel, sdraiati come enormi tappetini tra valigie che entrano ed escono.
Meglio arrivare con la luce, che il buio della sera abruzzese è totale, e il Rigopiano se ne sta da solo, tra i greggi di pecore, senza un paese, un bar o una chiesa.
Da fuori sembra un rifugio alpino, con i fiori ai balconi e tutto il resto.
Dentro si nota la ricerca di un lusso country-chic: i camini, le boiserie, la grande sala col pianoforte a coda e il biliardo, il ristorante e le suite dedicati a Gabriele D’Annunzio ed Eleonora Duse, presenze metafisiche e altezzose che stridono con la semplicità  della natura.
I telefoni prendono malissimo, Rigopiano è il posto giusto per staccare davvero, poco adatto a chi soffre la solitudine del bosco.
Un posto fuori dal mondo, a poco più di un’ora da Roma, dove il tempo sembra fermarsi.
Il primo paese, Farindola, poche anime arrampicate sul fianco della montagna, dista una decina di chilometri e non resta altro che sprofondare nella piscina calda, che si affaccia sul prato, e chiudere gli occhi.
Un posto magico, adatto per chi ama i lunghi silenzi della montagna, le serate al biliardo, i piatti semplici della cucina abruzzese.
Lontano dai rumori della città  e delle tante località  turistiche. Così isolato da diventare fragile, quasi irraggiungibile nella lunga notte della tormenta di neve, strade bloccate dal ghiaccio e dagli alberi caduti e dai metri di neve.
La notte in cui quei pochi chilometri diventano un’eternità , mentre la gente del Rigopiano prega e aspetta che qualcuno, da fuori, arrivi a salvarla.

Andrea Carugati
(da “La Stampa”)

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L’ALBERGO SOTTO LA VALANGA. “MOLTI MORTI” : NESSUNO RISPONDE DALL’HOTEL RIGOPIANO, ESTRATTA LA PRIMA VITTIMA

Gennaio 19th, 2017 Riccardo Fucile

DUE PERSONE IN SALVO, GLI OSPITI DELLA STRUTTURA ERANO CIRCA TRENTA… L’EDIFICIO SPOSTATO DI CIRCA 10 METRI DALLA SLAVINA

È un uomo la prima vittima estratta dalle macerie dell’hotel Rigopiano, nel comune di Farindola in provincia di Pescara, travolto ieri da una valanga, conseguenza delle nuove scosse di terremoto che hanno colpito il centro Italia.
“Ci sono tanti morti”, ha dettto Antonio Crocetta, uno dei capi del Soccorso alpino abruzzese che da ieri sera si è messo in marcia con gli sci insieme agli altri per raggiungere il resort.
Due persone sono state messe in salvo, ma ci sono ancora molti dispersi. E purtroppo molti morti. I soccorritori sono riusciti a raggiungere intorno alle 4 della notte l’hotel Rigopiano.
“Sono in salvo due persone – scrive il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco sul suo profilo Facebook – le stesse che avevano mandato il messaggio di aiuto. Ci sono parecchi feriti, ma non si sa ancora quanti sono ancora dispersi o addirittura morti. Certo che la struttura è stata presa in pieno dalla slavina, tanto che si è spostata di dieci metri”.
Il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, sempre su Facebook, scrive “la valanga è di grandi dimensioni e ha coinvolto integralmente l’hotel. La zona resta pericolosa per eventuali distacchi”.
L’albergo è in parte crollato e in parte sommerso dalla neve.
I soccorritori giunti finora hanno dovuto raggiungere la struttura sugli sci, perchè la neve impedisce ai mezzi di avvicinarsi.
Si attende l’arrivo di un ‘bruco’, un piccolo gatto delle nevi che potrebbe riuscire a farsi strada e che può trasportare fino a otto persone.

(da agenzie)

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