Gennaio 25th, 2017 Riccardo Fucile
IL M5S ORIENTATO VERSO L’AUTOSPENSIONE DELLA SINDACA, AL SUO POSTO DE VITO O FERRARA
Virginia Raggi ha ricevuto dalla Procura di Roma un invito a comparire: la sindaca è indagata per
abuso d’ufficio e falso in atto pubblico in relazione alla nomina a capo dipartimento del Turismo di Renato Marra, fratello dell’ex capo del personale Raffaele.
I pm di piazzale Clodio l’hanno convocata per un interrogatorio fissato per lunedì 30 gennaio. La sua iscrizione nel registro degli indagati è avvenuta dopo Natale in base alla relazione dell’Anac sulla nomina di Renato Marra inviata in Procura il 21 dicembre.
La sindaca ha informato il popolo dell’invito a comparire su Facebook, evitando accuratamente — in nome della trasparenza quanno ce pare, concetto che ha rappresentato la luce del cammino della Raggi in Campidoglio finora — se l’invito le è arrivato in qualità di indagata o come persona informata dei fatti (la precedente affermazione, a scanso di equivoci, è ironica).
A precisarlo però ci ha pensato la procura: nella vicenda risulta indagato anche Raffaele Marra, accusato di concorso in abuso d’ufficio; l’ex braccio destro della sindaca, dal 16 dicembre scorso è in carcere per una vicenda di corruzione che coinvolge anche l’immobiliarista Sergio Scarpellini.
Per la Procura di Roma, come spiega il Fatto Quotidiano, il reato di abuso d’ufficio si sarebbe realizzato in due fasi: quando l’allora capo del Personale concorre all’iter della nomina, senza quindi astenersi per evitare così un possibile “conflitto di interessi”; e quando la Raggi non fa una “una valutazione comparativa dei curricula degli aspiranti dirigenti”, prima di procedere alla nomina.
La procura imputa alla Raggi la mancanza di una selezione interna che ha procurato intenzionalmente a Renato Marra un ingiusto vantaggio di fascia retributiva. Il secondo reato, quello di falso in atto pubblico, invece — ed è questa la parte divertente della storia — è tutto da imputare alla clamorosa furbizia di Virginia Raggi: quando l’ANAC le chiede conto della nomina, la sindaca occulta il ruolo di “uno dei 23mila dipendenti del Campidoglio”, con una nota “indirizzata al Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza di Roma Capitale, confermava, contrariamente al vero, che il ruolo di Marra in relazione alla procedura per la nomina del fratello era stato di mera pedissequa esecuzione delle determinazioni da lei assunte senza alcuna partecipazione alle fasi istruttorie, di valutazione e decisione”.
Due reati invece di uno, insomma, e il secondo la sindaca avrebbe potuto facilmente evitarlo.
C’è da segnalare che la Raggi si trova nei guai anche “grazie” all’indagine su Raffaele Marra. È grazie all’inchiesta nei confronti della casa dell’ex vicecapo di gabinetto della Giunta Raggi che sono spuntate le chat dei quattro amici al bar nelle quali si parlava anche della nomina di Renato Marra.
E’ evidente che la Raggi avrebbe potuto finalmente immaginare che, visto che Renato Marra aveva inoltrato domanda per diventare Comandante dei Vigili (fascia 5) per accettare alla fine un ruolo di fascia 3 dalla fascia 1 in cui si trovava, la nomina avrebbe comportato un aumento di stipendio per il fratello di Raffaele.
Eppure incredibilmente la sindaca ha risposto “Questa cosa dovevi dirmela, mi mette in difficoltà ” nella chat a Raffaele, richiamandolo per la vicenda.
In ogni caso Giovanna Vitale su Repubblica scrive oggi che gli avvocati sono già al lavoro “per calcolare l’entità di una eventuale condanna della Raggi, i riflessi della legge Severino che dopo il primo grado sospende gli amministratori per 18 mesi e mettere a punto il piano «per tenere in piedi la baracca».
Perciò la sindaca potrebbe autosospendersi dall’incarico per impedimento temporaneo; chiedere il patteggiamento per ottenere uno sconto di pena; far governare al suo posto un vicesindaco, che però dovrà essere del Movimento, sostituendo l’attuale Luca Bergamo con uno dei consiglieri eletti, De Vito o Ferrara.
Solo ipotesi al momento. In attesa di «vedere che succede»”.
Marcello De Vito, il presidente del consiglio comunale, viene preso letteralmente d’assedio dai “portavoce” grillini: «E ora che facciamo? Serve una soluzione, subito». La risposta arriverà qualche ora più tardi, ad assemblea capitolina sciolta: la sindaca rischia la condanna e, causa legge Severino, una sospensione fino a 18 mesi.
Ecco, allora, l’idea: un vicesindaco politico per sopravvivere, per evitare nuove elezioni e il rischio di riconsegnare la capitale alle opposizioni.
Due i nomi, entrambi legati alla corrente di Roberta Lombardi, influentissima deputata romana M5S: i papabili – con il placet di Beppe Grillo – sarebbero lo stesso Marcello De Vito e Paolo Ferrara, il capogruppo della maggioranza pentastellata in Campidoglio.
Devono essere pronti a entrare in azione in tempi brevissimi», commentano tra loro i consiglieri. Perchè la sindaca, sulla falsariga di quanto accaduto a Milano con Beppe Sala, potrebbe autosospendersi già al momento dell’imputazione.
In altre parole, il cambio al vertice potrebbe avvenire già entro la fine di gennaio.
Si tratterebbe dell’ennesimo colpo – questa volta davvero difficile da incassare – per i 29 grillini dell’aula Giulio Cesare.
Ieri, dopo sette mesi vissuti tra pochi acuti e molti bassi, sono saltati sulla sedia. Per poi – almeno nelle dichiarazioni ufficiali – dividersi tra rassegnati e complottisti. Davanti alla tranquillità ostentata dalla sindaca Raggi ( «Sono serena»), le reazioni sono state a dir poco contrastanti.
Se accadesse, sarebbe davvero strano il destino di De Vito: sconfitto alle urne grilline si troverebbe sullo scranno più alto del Campidoglio grazie ai giudici.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 25th, 2017 Riccardo Fucile
ORA AI MAGISTRATI DOVRA’ FINALMENTE SPIEGARE PERCHE’ SCELSE PROPRIO MARRA COME PERSONA DI STRETTA FIDUCIA E COSA SI CELA DIETRO QUESTA SCELTA
Le circostanze di fatto che hanno convinto la Procura di Roma a iscrivere la sindaca di Roma al registro degli indagati consegnano Virginia Raggi a una verità che prescinde dalla valutazione giuridica che l’indagine prima e un eventuale processo poi daranno di questa vicenda.
E che, all’osso, suona così. Virginia Raggi ha mentito. Almeno tre volte.
All’Autorità Anticorruzione, prima. Al suo Movimento, poi. All’opinione pubblica.
E lo ha fatto nella piena consapevolezza della menzogna che era convinta di poter dissimulare. A tratti persino con arroganza.
Almeno fino a quando Raffaele Marra, il suo Rasputin, non è finito a Regina Coeli accusato di corruzione e le memorie dei suoi telefoni cellulari e del suo Pc sono state aperte nei laboratori del Nucleo investigativo dei Carabinieri.
La storia è nota. Nell’ottobre dello scorso anno, Renato Marra, fratello del più noto Raffaele, viene trasferito dalla Polizia Municipale e nominato capo del Dipartimento del Turismo del Campidoglio all’esito di una procedura che vede la rotazione di 40 dirigenti comunali e che di legittimo non ha nulla. Nè la forma, nè la sostanza.
Non la forma, perchè prevede che la selezione dei dirigenti non avvenga attraverso le forme consuete del cosiddetto “interpello” (la richiesta di manifestazione di interesse con cui i singoli dirigenti concorrono all’assegnazione degli incarichi oggetto della rotazione) e dunque con la valutazione comparata dei curriculum, ma a semplice e assoluta discrezione della sindaca.
Non la sostanza, perchè Raffaele Marra, fratello di Renato, in qualità di Capo del Dipartimento del Personale – ufficio deputato a istruire la procedura di rotazione – è in pieno conflitto di interessi e dunque, secondo quanto previsto dallo stesso regolamento del Campidoglio, è tenuto ad astenersi.
Ma la Raggi tira dritto. Subisce la nomina di Renato Marra, come se non fosse lei la sindaca, ma lo fosse il fratello Raffaele.
Perchè questo raccontano almeno due chat estratte dal cellulare di Raffaele che danno conto di altrettante conversazioni.
Nella prima la Raggi si lamenta con Raffaele di essere stata messa di fronte al fatto compiuto, di non sapere nulla neppure dell’aumento di stipendio connesso alla nomina di Renato (ventimila euro in più all’anno).
Nella seconda, Raffaele invita Renato, nell’autunno del 2016, a correre per un posto che, evidentemente, ha già battezzato come suo. “C’è una posizione. Perchè non fai domanda?”.
La Raggi va dunque a rimorchio. Ci mette la faccia e la firma, anche se la nomina è faccenda che i due fratelli Marra, in pieno conflitto di interesse, si sbrigano in casa propria.
Per la Procura è appunto un abuso. Ma quel che conta è che l’abuso è coperto dal falso. Dalla menzogna.
La Raggi mette infatti a verbale dell’Autorità anticorruzione del Comune (che trasmetterà l’atto all’Anac di Cantone) di aver deciso tutto da sola.
Di non aver coinvolto neppure per sbaglio Raffaele Marra nella faccenda che riguarda il fratello.
E quella menzogna viene ripetuta non solo a chi, nel M5Stelle, le chiede conto delle polemiche che scoppiano in autunno, ma anche alla stampa e all’opinione pubblica.
A quei famosi cittadini romani che, retoricamente, non cessa ogni giorno di ripetere essere gli unici a cui deve dare conto.
L’inganno è documentato. E ripropone la domanda che insegue la Raggi dalle settimane immediatamente successive il suo insediamento.
Quando, dietro le mosse opache dell’affaire Muraro prima e Marra poi, si è cominciato a intuire il profilo nitido di un grumo di interessi, di immarcescibili reti di relazioni proprie di quella destra romana lesta al trasformismo e a salire sul carro del vincitore.
E che torna ad essere il cuore anche di questa vicenda giudiziaria. Se è infatti chiaro come si sia consumato l’abuso resta un’incognita, il perchè.
La Raggi, persino nei giorni dell’arresto di Raffaele, quando venne costretta a uno sbrigativo e solitario autodafè (che ammetteva obtorto collo un peccato di fiducia, ma refrattario a ogni domanda), non ha infatti mai spiegato per quale diavolo di ragione abbia impiccato se stessa e la sua Giunta a un figuro come Marra.
Cosa le portasse o le avesse portato in dote quel dirigente figlio della stagione di Alemanno che scambiava con un costruttore come Scarpellini benevolenza in cambio affari immobiliari.
Perchè a Marra non abbia mai potuto dire dei “no”.
È verosimile scommettere che, non avendolo fatto sin qui, neppure stavolta la sindaca risponderà a quella domanda. Almeno pubblicamente.
Ma è altrettanto verosimile che sarà questo uno dei nodi dell’interrogatorio in Procura che affronterà il 30 gennaio. Al procuratore aggiunto Paolo Ielo non potrà raccontare nè la storiella di lei, neosindaca Alice nel Paese delle meraviglie, nè di avere scarsa dimestichezza con il diritto amministrativo (in fondo, la Raggi è un’avvocatessa cresciuta alla scuola Previti-Sammarco).
Non fosse altro perchè in questa inchiesta non è la sola protagonista in commedia. Raffaele Marra, che dell’abuso risponde con lei, è in carcere. È stato scaricato e gli resta una sola cartuccia.
Decidere se raccontare o meno la vera sostanza del suo rapporto con la Sindaca che non sapeva dirgli di no.
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 25th, 2017 Riccardo Fucile
LA SINDACA DIEDE UN’ALTRA VERSIONE
“Si è liberato il posto di responsabile del Turismo, fai la domanda”. Questa frase, contenuta in una chat
fra i fratelli Marra dell’ottobre scorso, potrebbe complicare il futuro di Virginia Raggi al Campidoglio.
In una lunga conversazione via Whatsapp, il capo del Personale del Campidoglio Raffaele Marra esortava il fratello Renato, allora vice capo della polizia municipale, a candidarsi per la nomina, che sarebbe arrivata il 9 novembre successivo.
Parole che contraddicono quanto Virginia Raggi ha detto alla responsabile dell’anticorruzione del Campidoglio: “Sono stata io a sceglierlo, ho fatto tutto da sola”.
Orbita attorno a questo l’accusa di falso che la Procura di Roma contesta a Virginia Raggi, che verrà interrogata il prossimo 30 gennaio.
Il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Francesco Dall’Olio le contestano due episodi di abuso d’ufficio, commessi in concorso con l’ex collaboratore, ora in carcere. “In concorso fra loro e previo concerto” Raggi e Marra avrebbero violato il regolamento comunale che vieta la partecipazione dei funzionari nella nomina di parenti e prevede la valutazione “comparativa dei curricula degli aspiranti”.
Si legge nell’invito a comparire che Raggi e Marra “procedevano alla nomina di Renato Marra, fratello di Raffaele, alla direzione del Turismo di Roma Capitale procurando intenzionalmente al medesimo un ingiusto vantaggio patrimoniale costituito sia dalla nomina illegittima, sia dall’attibuzione di una fascia retributiva superiore a quella già posseduta”. Inoltre, “per occultare il reato commesso”, Virginia Raggi affermava “contrariamente al vero” all’Anticorruzione del Comune che “il ruolo di Raffaele Marra, in relazione alla procedura per la nomina del fratello Renato, era stato di mera e pedissequa esecuzione delle determinazioni da lei assunte, senza alcuna partecipazione alle fasi istruttorie di valutazione e e decisionali e con compiti di mero carattere compilativo”.
Le chat dimostrerebbero, secondo gli inquirenti, quale influenza avesse Marra su Raggi, ma anche sugli altri componenti dello staff. E proprio su questo si concentrerà l’interrogatorio del 30 gennaio prossimo.
(da “Huffingtonpost”)
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