Febbraio 19th, 2017 Riccardo Fucile
LA MOSSA CON CUI PROPONE L’ULTIMA MEDIAZIONE
Attesissimo dopo l’assemblea della minoranza Pd, a metà pomeriggio Michele Emiliano ha preso la
parola in assemblea davanti a quella platea che aveva il giorno prima fortemente criticato.
“Se non abbiamo urgenza di arrivare al termine della legislatura, è possibile dare il tempo di cercare alternative? E’ una cosa così difficile dal punto di vista umano e politico? Serve una guida che abbia la naturale capacità di tenere insieme le cose diverse e accettare i momenti di difficoltà “.
Racconta di “soffrire da matti” in questo momento di difficoltà del partito. Rimanere insieme? “Rimanere insieme è a portata di mano. È una questione legata a piccoli meccanismi, mi pare. Io sto provando nei limiti delle mie possibilità , a fare un passo indietro che consenta di uscire tutti di qui con l’orgoglio di appartenere a questo partito”.
“Questo può farlo – ha aggiunto – per struttura, per vocazione solo il segretario. Io ho fiducia in lui e nella sua capacità di guidare questa gente meravigliosa”. “C’è una sofferenza bestiale in questo momento. Un sacco di compagni e compagne si sono avvicinati, mi hanno dato una mano, mi hanno detto che è importante rimanere insieme. Questa possibilità è a portata di mano”.
“Vi consegno stasera con la massima determinazione ma anche affetto e rispetto, consegno al segretario la possibilità vera e reale di togliere anche a me ogni alibi al processo di scissione: siete in grado di dare una mano a Renzi a risolvere un problema che è solo di metodo per evitare un esito negativo, condividere una strada che metta insieme un punto di vista dei tre candidati”.
Così in assemblea chiude Michele Emiliano aggiungendo che “se stasera non troviamo un punto di equilibrio sarà difficile spiegare agli italiani che questo è il partito a cui affidare il futuro dell’Italia”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 19th, 2017 Riccardo Fucile
TRA QUELLE A RISCHIO C’E’ “VIVA LA VITA” CHE ASSISTE I MALATI DI SLA, IL “GRANDE COCOMERO” PER LA CURA DI BAMBINI IN DIFFICOLTA’ E IL TELEFONO ROSA
A Roma circa 300 tra associazioni, centri culturali, realtà non profit rischiano di essere sfrattate. Alcune sono state già sfrattate, come il Forum Acqua Pubblica che aveva sede al Rialto.
Il Fatto Quotidiano racconta oggi in un articolo cosa sta succedendo.
Il casus belli è la delibera 140 approvata dalla giunta Marino a seguito dello scandalo Affittopoli (quello degli appartamenti in centro a pochi euro al mese): il fine era riacquisire in tempi rapidi i beni immobili del Comune e farli fruttare.
La Corte dei Conti minaccia, in caso contrario, di perseguire il relativo danno all’Erario. Caduto Marino, tocca al prefetto Francesco Paolo Tronca attuare la delibera: partono le prime richieste di sgombero.
Una breve sospensione elettorale e, eletta Virginia Raggi,si riparte. Nel calderone degli sfratti, però, finisce chiunque: buoni e cattivi,chi ha lucrato sui canoni agevolati echi, come molte realtà virtuose, lavora da anni per la città .
Tre giorni fa l’assessore al Bilancio, Andrea Mazzillo, ha promesso che la Giunta concederà una tregua che, per ora, non c’è. Servirebbe un Regolamento che preveda alcuni distinguo per chi opera nell’interesse pubblico, come scritto peraltro nella delibera Marino.
Finora, però, non esiste e la bozza elaborata dai 5 Stelle — e visionata dal Fatto Quotidiano — non è un buon viatico per il futuro: un atto autoritario, lamentano molti interessati, lontano dalla stessa proposta sui Beni comuni presentata nel 2015 dall’allora consigliera Raggi, che bocciava il modus operandi “autoritativo” per sostituirlo con pratiche di concertazione condivisa.
Anche dopo l’approvazione del Bilancio la sindaco affermò che “Roma è una città solidale che investe sul sociale”.
Problema: dalla bozza del nuovo Regolamento non sembra. Intanto le condizioni per la concessione sono “disposte unilateralmente dall’Amministrazione”.
Tra le associazioni a rischio, racconta il Fatto, c’è Viva la vita, che assiste i malati di Sla o il Grande Cocomero, un centro per la cura di bambini e ragazzi in difficoltà , oppure ancora Il Telefono Rosa che ogni anno aiuta più di mille donne con consulenze legali gratuite, sostegno psicologico e altro ancora — è in regola coi versamenti,ma ha il contratto scaduto.
Nel testo, l’interesse economico è chiaramente anteposto a quello sociale: vince chi fa l’offerta più vantaggiosa “sulla base del miglior rapporto qualità /prezzo”; diminuisce lo sconto rispetto al prezzo di mercato (dall’80 al 70%) per chi opera nel sociale; per molte associazioni, infine, sarà impossibile in ogni caso partecipare ai bandi di gara visto che chi è ritenuto non in regola deve versare tutti i canoni arretrati al valore di mercato in un colpo solo; altra norma taglia-gambe è quella che prevede, perchi ottienegli spazi, una caparra del 10% (con fideiussione bancaria) sul valore totale della concessione. Abbiamo chiesto all’assessore Mazzillo di spiegarci queste novità — anche per iscritto — ma finora non ci ha risposto.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 19th, 2017 Riccardo Fucile
“DOSSIER DA RIVEDERE”, IPOTESI DI UN NUOVO PROGETTO… MA COSTRUTTORI VOGLIONO RICORRERE AL TAR
Virginia Raggi tira un sospiro di sollievo. Il progetto dello stadio della Roma, che da settimane sta
dilaniando i Cinque stelle tra favorevoli e contrari, rischia di saltare ad un passo dal traguardo.
La mina sul percorso l’ha piazzata la Soprintendenza di Roma, vincolando l’ippodromo sul quale dovrebbe sorgere la struttura della società giallorossa.
«Vi sono quindi nuovi elementi che incidono sulla valutazione e realizzazione del progetto», scrive Raggi in una nota. «Come abbiamo sempre detto – continua la sindaca – vogliamo che la Roma abbia uno stadio, ma nel rispetto della legge».
Nelle intenzioni della Soprintendenza, l’ippodromo costruito dall’architetto Josè Lafuente negli anni Cinquanta verrebbe vincolato come bene architettonico da tutelare in tutto e per tutto, dalle tribune con l’amianto alla sabbia su cui correvano i cavalli. Sarebbe, questa, la prima opera di Lafuente ad essere vincolata a Roma, nonostante l’architetto sia stato molto prolifico nella Capitale.
Non solo. Nell’area adiacente all’ippodromo, precisa la soprintendente Margherita Eichberg, «per ragioni di prospettiva e visuali» non potranno essere costruite opere alte più dell’ippodromo stesso. E così, addio stadio, torri, e parte del business park. Rimarrebbero, tutt’al più, qualche negozio, gli alberi e i parcheggi.
Una pericolo enorme per la Roma e una manna per Raggi, che ottiene tempo utile a ricompattare la maggioranza interna al Campidoglio e l’occasione per giocarsi una carta importante nelle contrattazioni con il costruttore Luca Parnasi e con la società . «A questo punto – ragionano dal Campidoglio – noi restiamo spettatori».
Con la convinzione che la società americana della Roma e Parnasi «possano valutare l’ipotesi di presentare un nuovo progetto, sempre nell’area di Tor di Valle, ma lontano dall’ippodromo. E soprattutto più vicino alle nostre idee».
Dall’altra parte della barricata, però, non sembrano favorevoli a questa prospettiva. Vorrebbe dire ricominciare da capo un iter arrivato ormai alle battute conclusive. Piuttosto, la pazienza della Roma sembra essere finita.
Si sta preparando un ricorso al Tar contro il vincolo minacciato dal Mibact, fanno sapere dalla società .
«La procedura di vincolo culturale dell’Ippodromo – scrive poi Parnasi in una nota – non solo non è mai stata esternata in precedenza», ma va in contrasto con tutti i pareri già espressi dalla Soprintendenza negli ultimi anni.
Nel 2014, ad esempio, aveva chiesto alla società di «indicare i criteri della sostituzione con demolizione dell’Ippodromo». Non certo un segnale di contrarietà . E più di recente, nel parere espresso appena due settimane fa, la Soprintendenza non menzionava in alcun modo problemi legati alla demolizione, nè la volontà di vincolare l’ippodromo per particolari interessi artistici e storici, ma si interessava di «visuali» e indagini archeologiche preventive. Anche per questo, Parnasi giudica «singolare la tempistica di questo parere emesso dalla Soprintendenza», una iniziativa che agli occhi di molti risulta «talmente intempestiva da apparire quantomeno ostile».
Nello scontro c’è però spazio anche per le controproposte.
Di fronte al pericolo di dover resettare il progetto, la società della Roma e Parnasi si dicono disponibili a salvare le tribune di Lafuente, anche se pericolanti, e a bonificarle dall’amianto, spostandole dal luogo in cui sorgerebbe lo stadio.
Sempre che in quell’area, compiute le verifiche archeologiche, non si scoprano i resti di un cimitero indiano.
(da “La Stampa”)
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Febbraio 19th, 2017 Riccardo Fucile
IN CATALOGNA LA PIU’ GRANDE MANIFESTAZIONE D’EUROPA A FAVORE DELL’ACCOGLIENZA
Mentre imperversano le piazze populiste contro l’immigrazione, Barcellona va controcorrente.
Nella città catalana sono scese in strada centinaia di migliaia di persone al grido di «Basta scusa: accogliamo subito i rifugiati».
Una sfida al governo, l’ennesima da queste parti, contro la decisione di ospitare soltanto 1.100 persone, dei 16 mila previsti dall’Unione Europea.
A rispondere all’appello di molte personalità della cultura e della politica, sono state 160.000 persone, secondo la polizia municipale, e addirittura mezzo milione secondo gli organizzatori.
La giornata pro immigrati in un clima molto festoso è culminata con una coreografia realizzata dal celebre gruppo teatrale Fura dels Baus.
La piattaforma alla base della «giornata rivendicativa» fissa anche una cifra di stranieri da accogliere in Catalogna «almeno 4.500».
Tra i manifestanti anche il sindaco Ada Colau, che in un’intervista alla Stampa aveva spiegato che questa non è una battaglia impopolare, «I miei concittadini non solo capiscono, ma mi chiedono sforzi ulteriori. Vedere i bambini morire in mare, mentre le mafie si arricchiscono, non è sopportabile».
Sembra un paradosso: è Barcellona.
Francesco Olivo
(da “La Stampa”)
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Febbraio 19th, 2017 Riccardo Fucile
DOPO I PRESIDI SOVRANISTI “CONTRO L’AFRICANIZZAZIONE”, L’ODIO VERSO LE PIANTE HA DATO I SUOI FRUTTI… “GESTO VILE, MA GLI IMBECILLI PERDONO SEMPRE”
Bruciata nella notte una delle palme di piazza Duomo, finite loro malgrado al centro di un dibattito
che non accenna a placarsi.
E ora nel mirino dei vandali, pare.
Stanotte qualcuno ha dato fuoco a una delle piante della nuova installazione nel cuore di Milano che sta prendendo vita sotto il segno di Starbucks, sponsor dell’iniziativa. Sono stati alcuni ragazzi usciti dal cinema dopo il secondo spettacolo a notare il tronco bruciare e a scattare una foto.
“Stanotte qualcuno ha cercato di bruciare alcune palme, danneggiandone in particolare una – fa sapere l’assessore al Verde PIerfrancesco Maran – è un gesto vile e le forze dell’ordine sono al lavoro per individuare i responsabili. Gli imbecilli però perdono sempre, e l’effetto sarà che i milanesi ci si affezioneranno ancora di più alle piante. Nel frattempo il via vai continuo di turisti, curiosi che fotografano le palme non si interrompe”.
Il giardino esotico, che vedrà crescere anche piante di banani, era stato solo nel pomeriggio preso di nuovo di mira dalla Lega che aveva organizzato ai piedi degli alberi una manifestazione di protesta con distribuzione di casse di banane ai passanti La questione va avanti da giorni, è arrivata in consiglio comunale, e lo stesso Sala – criticato sui social – si è detto “non entusiasta”, invitando però tutti ad aspettare di vedere l’aiuola finita
“Stanotte qualcuno ha dato fuoco a una delle palme appena piantate nell’aiuola di Piazza del Duomo – ha avvisato in mattinata su Facebook la vicepresidente Pd del Municipio 1, Elena Grandi, responsabile del verde – che piacciano o no è ora del tutto irrilevante: il tema è un altro. Mi piacerebbe trovare il colpevole e mandarlo a curare e a ripulire tutte le aiuole della città : per un annetto. Così, per insegnargli il significato di rispetto e di bene comune”.
(da agenzie)
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Febbraio 19th, 2017 Riccardo Fucile
MA I DEM NON PERDONO VOTI DOPO LE LITI INTERNE…. PD 29,1%, M5S 26,1%, FORZA ITALIA 13,8%, LEGA 13,2%, FDI 4,5%. SI 3,7% NCD 2,5%
La base del Pd non vuole la scissione. È quanto rivela un sondaggio di Scenari Politici per l’Huffington Post.
Secondo la rilevazione, gli elettori del Partito Democratico sono in gran parte contrari alla separazione verso la quale, salvo sorprese dell’ultima ora, sta andando la principale formazione politica italiana di sinistra.
Il 64% infatti ritiene che il Pd debba restare unito mentre il 32% crede sia arrivato il momento della scissione.
In una settimana fatta di accuse reciproche e di appelli al dialogo, di tentativi di mediazione avanzati da esponenti di punta delle correnti dem come Andrea Orlando e Dario Franceschini, il Pd tuttavia non cala nei consensi.
Quasi a testimoniare come l’elettorato democratico sia assuefatto alle liti interne, alle minacce da una parte e agli inviti al dialogo dall’altra.
Secondo il sondaggio di Scenari Politici, dal 28 gennaio al 18 febbraio il consenso per i dem è lievemente aumentato.
Se nell’ultima rilevazione di gennaio il Pd aveva il 28,8%, al 18 febbraio il Pd otterrebbe circa il 29,1% dei voti.
Nonostante nel frattempo ci sia stata una Direzione Pd in cui sono emerse tutti i contrasti tra maggioranza renziana e minoranza, con uno strascico di polemiche fatto di lettere e interviste ai giornali.
Tuttavia l’elettorato dem è diviso su quale sia la soluzione per arrivare a un compromesso tra le due anime del Partito Democratico: per il 46% dei sostenitori Pd il Congresso andrebbe fatto a maggio per poi andare alle urne alla scadenza naturale per le elezioni politiche.
Per il 43% invece il Congresso dovrebbe svolgersi in estate e andare al voto in autunno. Solo per un elettore su dieci Renzi dovrebbe essere il candidato premier, senza tenere le primarie del Pd, e tenere il congresso a scadenza naturale.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 19th, 2017 Riccardo Fucile
L’EX PREMIER SFIDA LA MINORANZA: “FUORI CI PRENDONO PER MATTI”
Matteo Renzi lascia la segreteria dal Partito democratico, il congresso, dice all’assemblea del partito,
«si farà nei tempi statutari».
Durante un intervento durato poco più di 40 minuti l’ex presidente del consiglio invita la minoranza a smetterla con le divisioni («perchè fuori da qui ci prendono per matti»), la esorta a non continuare a minacciare la scissione («la sola parola mi fa soffrire») e mette in guardia chi si candiderà a guidare il partito: «Avete il diritto di sconfiggerci, non quello di eliminarci», scandisce rivolgendosi senza citarli a Michele Emiliano, a Roberto Speranza e a Enrico Rossi. «Non potete chiedere a chi si dimette per fare il congresso di non candidarsi perchè solo così si evita la scissione. Questa non è una regola del gioco democratico».
Il congresso, insiste chiedendo alla platea un applauso per Paolo Gentiloni, non dovrà essere sul governo ma sul partito e sulla sinistra.
E si deve fare per non essere come gli altri partiti, sottolinea mandando una stoccata al Movimento 5 stelle e a Forza Italia. «Sarebbe una cosa allucinante per tutti» se il governo fosse al centro del congresso.
«Noi rispettiamo l’azione del governo e i poteri del presidente della Repubblica e diamo tutti una mano per chiudere le partite» che l’Italia deve affrontare. Durante il congresso, spiega, si dovrà ragionare di argomenti centrali: di che cosa è la sinistra di oggi”, ad esempio.
«Vorrei definire la sinistra, non accetto un copyright della sinistra» e «anche se non canto Bandiera rossa penso che il Pd abbia un futuro che non è quello che altri immaginano», afferma tra gli applausi ricordando le misure varate dal suo governo.
Renzi rivendica poi i risultati conseguiti dal partito sotto la sua segreteria:«Abbiamo preso un partito che aveva preso il 26 per cento alle politiche. Con noi ha preso il 40 per cento. Non avevamo casa in Europa, oggi siamo nel Pse da protagonisti».
Alla platea confida anche di aver pensato di fare un passo indietro, dopo le dimissioni da palazzo Chigi, «per sistemare questa assurda situazione» della continua polemica all’interno del partito. «Ci ho pensato sul serio, perchè mai come questi due mesi e mezzo siamo stati laici nelle decisioni, abbiamo ascoltato tutti, ma accettare oggi che si possa dire di no a una candidatura, accettare che possa essere eliminata una persona, sarebbe un ritorno al passato. Noi stiamo insieme per confrontarci» e «non accetteremo mai, mai, mai e poi mai che qualcuno ci dica “tu non vai bene, tu non sei parte di questa comunità ”».
Anche ora che le dimissioni sono arrivate, Renzi ribadisce l’appello: «Tutti si sentano a casa nel Pd, anche liberi di discutere e di litigare». «A chi per tre anni ha pensato che si stava meglio quando si stava peggio, non dico che siamo nemici e neanche avversari, dico mettetevi in gioco».
EPIFANI: IL SEGRETARIO TIRA DRITTO, È UN ERRORE
«Non mi piace la parola ricatto: non va mai usata. La parola scissione non mi appartiene, ma per stare dentro un partito ci vuole rispetto, per tutti», dice Epifani riferendosi alla relazione di Matteo Renzi in apertura dell’assemblea. «Il segretario – aggiunge – mi pare determinato a tirare dritto sulla sua posizione. Mi sembra un errore, un segretario deve avere la capacità di guardarsi dentro con la comunità che rappresenta e cercare di superare le difficoltà . Se questo viene meno, è chiaro che per molti si aprirà una riflessione che poi porterà a una scelta».
FASSINO: LO SPAZIO PER LA MINORANZA C’E’
«Ai compagni e agli amici della minoranza dico che lo spazio per restare nel Pd c’è tutto», dice Piero Fassino. «Il congresso lo dobbiamo fare perchè veniamo da due sconfitte pesante, le amministrative e il referendum e abbiamo di fronte due passaggi impegnativi, come il referendum sui voucher e gli appalti, e le amministrative», aggiunge.
CUPERLO: MINORANZA UMILIATA DA PAROLE COME GUFI E SLEALTA’
«Non sono stato io a non aver riconosciuto il segretario ma chi doveva guidare questa forza a non riconoscere una parte. Chi era alla guida pensava che ogni critica fosse espressione del morto che acchiappava il vivo: non è così. Le parole gufi, slealtà , sono state un momento di umiliazione. Non siamo mai stati davvero fino in fondo un gruppo dirigente, la dialettica è divenuta conflitto», dice Gianni Cuperlo dal palco dell’assemblea.
DA VELTRONI APPELLO ALL’UNITA’
«Prenderò pochi minuti per dire quanto è sbagliato e quanto mi angoscia quello che sta accadendo e per rivolgere un invito e un appello a tutti gli amici e i compagni, con cui abbiamo condiviso un lungo tratto di strada, vittorie e sconfitte, perchè non si separi la loro strada dalla strada di tutti noi». Walter Veltroni rivolge un accorato appello all’unità . L’ex segretario elenca le divisioni della sinistra con tanto di conseguenze, dai governi di centrosinistra alla mancata candidatura di Prodi al Quirinale: «La sinistra, quando si è divisa, ha fatto male a se stessa e al Paese. Questo è stato il demone, la malattia politica, ridurla a una questione di carattere e persone è una scorciatoia».
(da “la Stampa”)
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Febbraio 18th, 2017 Riccardo Fucile
ALTRA ACCELLERATA DI RENZI: TENTA SOLO DI RECUPERARE EMILIANO (“GLI ALTRI NON CONTANO NULLA”) E PUNTA AD ELEZIONI A GIUGNO PER AVERE UN GRUPPO DI 120 DEPUTATI FEDELISSIMI
La scissione tra il “pianeta Renzi” e il pianeta della sinistra riunita a Testaccio pare inevitabile. A meno di un miracolo.
L’ultima offerta, più che una apertura di trattativa, è la preparazione della rottura. Affidata, dopo un giro di telefonate con Renzi, al presidente del Pd Matteo Orfini. L’offerta consiste in una “profonda discussione programmatica”, poi il congresso, da svolgere prima delle amministrative di giugno:
“Come potremmo andare avanti — scrive Orfini – in questa condizione di perenne divisione interna? Come affronteremmo le amministrative?”. Dunque, maggio per il congresso, preceduto dalla conferenza programmatica invocata da Orlando, Martina, Fassino come luogo per approfondire quei nodi sollevati dalla sinistra.
Una mossa che mette in conto uno scontato no, viste le richieste della sinistra.
Ed è di fronte al no del congresso il 7 maggio, che nella war room del premier, circola anche un piano, azzardato, che prevede un’accelerazione: primarie già il 9 aprile, quando mancano quindici giorni alla chiusura della finestra elettorale che porta al voto a giugno.
Con la sinistra fuori nulla è impossibile. Nei panni del “falco”, l’ex premier sceglie di non aprire nessuna trattativa vera su nessuna delle richieste della sinistra: nè sulla durata del governo, nè sulla svolta nelle sue politiche, nè appunto il congresso.
Fa una telefonata a Roberto Speranza, affida il post a Orfini, dà mandato ai suoi blandire Emiliano e i parlamentari a lui vicini, ma senza mai mettere in discussione ciò che gli sta più a cuore, ovvero le “mani libere” sul governo.
Lo dice, apertamente, Lorenzo Guerini: “Teniamo fuori il governo dal congresso”. Lo ripete coi suoi l’ex premier che ha già messo in conto la rottura con la sinistra: “Sa bene che tornare a palazzo Chigi è complicato — dice una fonte informata — ma punta a un gruppo parlamentare con 120 fedelissimi”.
La rottura matura in un clima tensione e insofferenza. Politica. Antropologica. Montata dopo l’assemblea mattutina della sinistra.
Raccontano che l’ex premier è una furia: “Basta ricatti sul congresso”. Coi suoi parla di malafede dei tre partecipanti.
Evoca le “carte bollate” di cui parlava Emiliano, che “ora non vuole il congresso” le petizioni online di Rossi per avere il congresso.
Fa partire una raffica di dichiaratori contro i toni dell’assemblea di Testaccio. Anche se continua a far “corteggiare” Emiliano, nella speranza di staccarlo da Bersani e D’Alema, nonostante le parole del governatore della Puglia siano state le più dure, sull’“arroganza” e su quelli attorno al “capezzale” di Renzi: “La scissione della Ditta senza Emiliano — dice una fonte molto vicina all’ex premier – è poca cosa, Michele è uno che funziona mediaticamente, lo fermano per strada, raccoglie applausi, con lui rischiamo una forza del dieci”.
Per tutto il giorno vengono sondati i parlamentari vicini a Emiliano: “Ma se vi diamo luglio e proviamo a convincere Renzi su luglio?”.
L’ex premier non pare proprio avere intenzione di cedere, soprattutto ora che la questione si presenta come una prova di forza. E solo un miracolo può evitare, dieci anni dopo il Lingotto, la rottura del Pd.
La dinamica politica in atto è inarrestabile. Quella foto sul palco di Testaccio rende molto complicato che uno si possa smarcare.
Nel giro di contatti serali a sinistra si ragiona di come gestire l’assemblea di domani. Il documento, di cui ha parlato l’HuffPost, è pronto.
Ascoltata la relazione di Renzi si valuterà : se la chiusura è totale, non sarà nemmeno presentato; non parlerà nessuno dei “tre tenori”, e la sinistra lascerà la sala e, con essa, il Pd.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 18th, 2017 Riccardo Fucile
GUERINI: “ULTIMATUM IRRICEVIBILI”
Se i tre moschettieri della minoranza (Rossi-Emiliano-Speranza) invocano “O svolta o addio” la
riposta dei renziani alla minoranza Pd riunita questa mattina non si è fatta attendere a lungo.
Liquidati alla svelta, come potrebbe accadere domani nel congresso.
“Mai visto tanto odio per il segretario Renzi, neanche a Pontida o in un meetup cinque stelle, dai 101 del Capranica ai 121 del Vittoria” scrive su Twitter il deputato del Pd e renziano Ernesto Carbone.
“Questa mattina toni e parole che nulla hanno anche fare con una comunità che si confronta e discute. Gli ultimatum non sono ricevibili” conferma il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini che sempre attraverso un tweet commenta le parole degli esponenti della minoranza dem.
“Amarezza per toni minoranza Pd. A mano tesa del segretario solo insulti e intolleranza. La scissione è il loro progetto….dietro a D’Alema” è invece il pensiero di David Ermini, sempre affidato ai social, in cui punta il dito contro l’ex segretario Pd (D’Alema oggi ha affermato: “Scissione? Non è colpa mia”, ndr).
Contro l’ex leader del centrosinistra anche il senatore Andrea Marcucci. “D’Alema ha già scelto la scissione radunando i suoi. Gli altri seguiranno? Sta a voi Emiliano, Rossi, Speranza, decidere”
“Dolore, rabbia, incredulità . Questo suscitano gli interventi a Roma di Emiliano, Speranza e Rossi. Continuano con la logica dell’ultimatum e del diktat” scrive in un post su facebook il segretario Pd della Toscana Dario Parrini, che è anche deputato Dem.
“Sembra averli abbandonati il cuore. Sembra averli abbandonati la ragione. Sembra averli abbandonati il senso di responsabilità . Noi, fino all’ultimo, cercheremo di avere cuore, testa e responsabilità anche per loro”, aggiunge Parrini.
“Non ho mai risparmiato critiche a Renzi. Ma quello sentito oggi da palco rivoluzione socialista è inaccettabile e ingiusto perchè non vero”. Così Matteo Richettisi aggiunge al coro su twitter.
“Fermi dal 4/12. Nel nostro immobilismo tattico siamo incomprensibili per chi ci guarda da fuori. Sicuri che la parola giusta sia fermiamoci?” è infine il commento della deputata Pd Anna Ascani.
(da “Huffingtonpost”)
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